Risposta ai Tag – Inkscape e le fotografie – (prima parte)

Inkscape è un programma vettoriale di disegno con il quale non è possibile modificare o ritoccare le fotografie. Tuttavia importando una fotografia di formato jpg o png è possibile  trasformarla in vari modi, adoperando i “Filtri”. I risultati sono molto validi in quanto danno immagini diverse dagli originali, ma altrettanto interessanti.

Queste trasformazioni intervengono sul colore della fotografia, altre invece la trasformano in un’immagine decorativa.

Ho analizzato una buona parte delle possibilità dei Filtri, quelle che ho ritenuto più interessanti ma, essendo una scelta personale, conviene provare anche con i filtri che ho trascurato.

Per osservare bene l’effetto importo due fotografie molto diverse tra loro:

Un gatto nel verde con arbusti vari.

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La cattedrale di Ferrara.

Immagine 2

Filtri > Colore > Colora

Ottengo le immagini che sembrano infrarossi.

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Filtri > Colore > Colori tenui

Il risultato è una tonalizzazione al giallo.

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Filtri > Colore > Desatura

La foto si trasforma in bianco/nero.

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Filtri > Colore > Due toni

L’immagine prende due toni dell’azzurro.

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Filtri > Colore > Fantasia in quattro toni

L’immagine si tonalizza al giallo scuro, principalmente sui colori più intensi.

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Filtri > Colore > Fluorescenza

I colori si ravvivano e acquistano lucentezza.

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Filtri > Colore > Inverti

Ottengo il negativo.

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Filtri > Colore > Inverti tinta

Ottengo l’inversione dei singoli colori.

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Filtri > Colore > Luce nera

Valorizza il nero di alcuni colori.

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Filtri > Colore > Luminosità – Contrasto

Non essendo Inkscape adatto a ritocco fotografico, la differenza con l’originale è trascurabile.

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Filtri > Colore > Lunare

I colori si trasformano in irreali.Immagine 23

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Filtri > Colore > Seppia

Fotografia classica.

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Filtri > Colore > Sovraesponi

Tranne il verde, gli altri colori cambiano.

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Filtri > Colore > Tre toni

Tendenza al violetto

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Analizzate le trasformazioni con il Filtro > Colore, passo a descrivere il metodo, veloce e semplice, per “ritagliare” una fotografia.

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Con lo strumento rettangolo delimito la zona da ritagliare.

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Per rettificare il taglio conviene, dopo aver selezionato il rettangolo, eliminare il colore e nel caso che la linea del perimetro sia poco visibile maggiorare il tratto o anche colorarla. Tutto con la finestra “Riempimento e contorno (Maiusc + Ctrl + F)”.

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Nell’esempio ho raddoppiato lo spessore della linea di perimetro e l’ho colorata.

Agendo sulle frecce della selezione posso rettificare la superficie.

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Per ottenere il particolare della fotografia, tenendo premuto Maiusc, evidenzio anche l’intera foto.

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Sul menu in alto scegliere: Oggetto > Fissaggio > Imposta

Ed ecco il risultato.

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Chiudo qui la prima parte. In una prossima lezione analizzerò gli altri Filtri.

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Risposta ai Tag – Stanza arredata – letto

Spesso nella prospettiva centrale di interni, conviene adoperare come piano principale la parete di fondo. In tal modo il quadro si sposta avanti.

Nel caso di una stanza ho preferito iniziare stabilendo alcuni parametri.

Avendo deciso di mettere un balcone che affaccia sul mare, stabilisco il punto di fuga più spostato a sinistra, decidendo di posizionare il balcone a destra. Ciò per ottenere una maggiore visuale del mare.

Adoperando la griglia ho disegnato la parete di fondo larga 4,50 m. e alta m. 3,00. Ho chiamato “a” la larghezza per poter stabilire la distanza del punto di misura “D” da quello di fuga (a+1/2°) e la linea delle misure di profondità. La linea rossa dal punto D che passa per lo spigolo della parete mi è servita per stabilire la posizione della linea di misura.

Questo modo di procedere è piuttosto maccheronico ma è abbastanza corrispondente a una giusta visione prospettica. Infatti il punto di misura (D), corrispondente alla rotazione sull’orizzonte del punto di vista (PV), stabilisce che osserviamo la stanza, abbastanza da vicino, cioè alcuni metri dalla camera contigua, togliendo la parete.

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Per procedere, tolgo la griglia e le linee di costruzione, lasciando solo il necessario.

Immagine 12

Stabilisco le posizioni del letto di una toilette con lo specchio e di una decorazione murale.

Completo il balcone anche con l’immagine del mare.

Le linee tratteggiate indicano la costruzione di queste prime immagini.

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Prima di arredare la stanza, approfondisco il discorso sullo specchio.

Disegno la pianta della stanza con la posizione dello specchio e del balcone. Per ricavare le immagini dello specchio trovo il punto simmetrico a quello di vista (PV). Da questo punto “vedo” le immagini speculari.

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Oltre alle immagini nello specchio ho inserito anche l’arredamento.

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Nelle camere da letto, lo specchio ha una funzione importante. Provo a disegnare un’altra immagine riflessa in uno specchio.

Un viso di profilo.

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Ho sistemato il viso davanti allo specchio. Per proseguire devo anche stabilire la distanza dallo specchio. Occorre  allora una visione dall’alto (normalmente chiamata pianta).

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“L” rappresenta la larghezza del profilo.

Per ricavare l’immagine nello specchio devo stabilire per prima cosa il PV (punto di vista) che determina la posizione nello specchio. Quando cammino per una stanza, le immagini in uno specchio cambiano continuamente perché dipendono proprio dal posto che occupo (PV), se mi fermo l’immagine si fissa nello specchio.

Il PV corrisponde al PF (punto di fuga) nella prospettiva centrale e al PP (punto principale) a in quella accidentale.

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L1 è l’immagine del segmento blu (la larghezza del viso) riflesso nello specchio. Dal PV vedo infatti L1 che essendo più lontana, sullo specchio  “S” il segmento mi appare più breve.

La posizione nello specchio del segmento, ovvero del profilo, mi è dato dalla distanza “b” che determino con la linea di proiezione nera. L’altra linea nera mi dà la larghezza del segmento. Anche la posizione del viso nella stanza dipende dal PV, la linea rossa mi dà la posizione rispetto allo specchio.

Le linee verdi sono solo una conferma della posizione del segmento.

Riporto sul “quadro” (prospettiva) il PF, la distanza “b”, la lunghezza de segmento sullo specchio e la distanza “a”.

Al posto del segmento sullo specchio riporto il profilo del viso ridotto, il segmento mi dà la larghezza.

Semplifico lo schema pianta lasciando solo le misure che mi occorrono.

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Nel caso di un viso, la posizione in altezza mi è data dall’occhio sistemato sull’orizzonte. Per il viso ho riportato la punta del naso per comodità.

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Nel caso di un oggetto, per l’altezza devo procedere sistemando sul quadro la reale altezza dell’oggetto.

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Il lato dell’oggetto nello specchio (immagine) corrisponde alla faccia posteriore dell’immagine reale. La faccia anteriore nella realtà appare nello specchio come quella posteriore (rossa).

Provo con una persona intera.

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Ho molto schematizzata la persona vista dall’alto, mi interessa la posizione.

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Nell’immagine della persona nello specchio ho dovuto spostare e ridurre le braccia e le gambe.

Completo la stanza, dopo aver tolto tutte le linee di costruzione.

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LAFA7 – Il panettone

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Disegnare con i Nodi di Inkscape – tecnica

I Nodi del programma Inkscape permettono molte operazioni grafiche.


Modifica di un tracciato

La più semplice è la modifica di un tracciato (o di una superficie) spostando un nodo, aggiungendone uno o più e agendo sulla linea che unisce due nodi curvandola.

Nel primo caso abbiamo una semplice linea, nel secondo una linea più complessa e nel terzo un viso schematico.

Immagine 1

Determino i Nodi con lo strumento o con il tasto F2, dopo avere evidenziato le figure.

Immagine 2

Nel primo caso (A) muoverò con l’indice il nodo di destra, portandolo verso l’alto.

Nel secondo caso (B) aggiungo prima due nodi. Doppio clic dove voglio inserire il nuovo nodo.

Nel terzo caso (C)  non aggiungo nodi.

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Modifico B agendo su i nuovi nodi e C agendo sulla linea che unisce due nodi, sempre con l’indice dei Nodi.

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Eliminazione di un nodo

Posso togliere un nodo. Facendo clic con l’indice che lo evidenzia (il nodo si scurisce) e con il tasto Canc.

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Cancellando un nodo, la linea si deforma e il tratto tra i due nodi diventa una curva.

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Agendo su i pallini, che diventano rossi quando l’indice è sopra, posso modificare a piacere la curva,

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Agendo prima su un pallino

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e poi sull’altro.

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Cancellare un tracciato (o una superficie)

Posso anche cancellare l’intero tracciato.

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Dopo aver ottenuto i nodi, basta selezionare con l’indice (triangolino) tutti i nodi e premere Canc.

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Duplicare un tracciato o una superficie.

Anche questa operazione è semplice.

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Ottenuti i nodi,

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giro intono  con l’indice Nodi, cioè li seleziono.

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Premo Duplica o (Ctrl + D)

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Il tracciato o la superficie è stato duplicato. Per spostare la “copia” devo ri-selezionare sempre con l’indice.

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Basta spostare un nodo qualsiasi e tutti gli altri, insieme al tracciato o alla superficie, seguiranno lo spostamento.

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Ingrandimento o riduzione di un tracciato o di una superficie.

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Ottenuti i nodi, li seleziono tutti.

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Con Maisc. + >  Ogni volta che premo ingrandisco.

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Solo con < riduco, ogni volta che premo.

Immagine 21

Aprire o chiudere il perimetro di una superficie

Superficie con nodi.

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Riseleziono due nodi. Circondandoli con l’indice dei Nodi,

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oppure con clic dell’indice sul segmento che unisce i due nodi,

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o ancora con clic su un nodo e poi sull’altro tenendo Maius. premuto.

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Quindi uso “cancella il segmento tra due nodi …” dal menù strumenti.

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e il segmento sparisce.

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Con procedimento simile posso unire due nodi con un segmento. Adoperando “unisci i nodi finali con un segmento …”

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Dividere una superficie in due parti

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Ottenuti i nodi.

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Decido dove dividere la superficie, con una linea.

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Se la linea di divisione non è vicina a nodi, con doppio clic  posso aggiungere nodi prossimi alla linea stessa. Nell’esempio in alto ho aggiunto solo un nodo a destra della linea, in basso due nodi.

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Volendo tutte e due le parti devo duplicare la superficie (tolgo anche la linea)

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Seleziono i punti della parte che voglio togliere e con Canc lascio solo l’altra superficie.

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Come al solito, devo sistemare il “taglio” agendo su i pallini dei nodi.

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Con lo stesso metodo posso ottenere l’altra parte.

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C’è anche un metodo un po’ più veloce.

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Dopo aver aggiunto i nodi,

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ri-selezionare i nodi da separare.

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Adoperando,

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interrompo la linea tra i due nodi superiori.

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Ripeto il procedimento per i due nodi inferiori e,

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Quando separo la linea tra i due nodi inferiori, ottengo la separazione della superficie.

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Le superfici rimangono separate ma unite come disegno complessivo. Infatti non è possibile selezionarne una sola.

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Volendo separarle, devo selezionare i nodi prima di una e poi dell’altra cancellandoli. Prima di farlo devo duplicare la superficie.

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Un questo modo ho le due superfici indipendenti.

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Unire superfici diverse

Sempre unendo i nodi, ovviamente, si possono unire superfici varie. Devono però avere lo stesso colore e il contorno dello stesso spessore.

Esempio

Ho una foglia

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e un ramoscello.

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Ruoto e sposto la foglia vicino al ramoscello.

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Ottengo i nodi (per averli su tutte e due le superfici, premo Maius. prima del clic/nodi sulla seconda)

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Aggiungo un nodo (doppio-clic) al tronco, uno è già capitato al posto giusto, e due alla foglia.

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Elimino il segmento tra i nodi dello stelo e della foglia.

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Unisco con un segmento i nodi della foglia e dello stelo.

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Aggiungo altre foglie e ho il rametto completo.

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Disegnare adoperando i Nodi è un’esperienza interessante.

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La casa dalle finestre blu

Un pezzo a cinque mani ma non è una “sonata” .

Sull’intrigante introduzione del primo nodo di Claudio, il racconto si è sviluppato sempre più avvincente con il contributo di validi amici: Paolo, Salvatore e Daniele, fino alla conclusione ancora di Salvatore. Non potevo esimermi dall’illustrarlo.

Su 20lines.com è pubblicato il testo.

1 – Claudio Bovino

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La piccola casa dalle finestre blu sussurrava parole dimenticate. Il vento attraversava le fessure tra le assi del pavimento, scivolava sui lembi lacerati della carta da parati e usciva fuori, come il rantolo di un moribondo. Eco di vite perdute. Come tutte le mattine, Tom la guardava da lontano con inquietudine, passando col pick-up. Il cartello che aveva piantato nel giardino pieno di erbacce era ancora lì, “Vendesi – offerta imperdibile”. Appena distinguibile tra i rovi​ puntuti. Ma nessuno aveva chiesto di visitarla e forse nessuno sarebbe venuto a vederla. Quelli del paese tiravano dritto e se potevano evitavano proprio di passare per Moon Lane. Doveva sperare che qualche forestiero interessato a stabilirsi da quelle parti venisse attirato dal prezzo di vendita così basso e invitante.
Dietro la finestra del primo piano gli sembrò di scorgere il viso di Julie, i suoi lunghi capelli biondi, le labbra rosa, ma fu solo un attimo. Si accorse di avere le dita livide, a causa della forza con la quale stava stringendo i pugni. Scese dal pick-up. Nel silenzio del mattino avvertì come il rumore di qualcosa che raschia, come unghie che grattano sul legno, che scavano, lente ma senza sosta. Aguzzò gli occhi, ma dietro la finestra non c’era nessuno, solo la tenda pareva oscillare piano. Sul patio, il dondolo era immobile, le sedie vuote. Il rampicante appassito. Un rombo lo fece sobbalzare. Un auto stava risalendo la collina. Prese il cappello dal sedile e se lo calcò sulla fronte. Passò una mano sulla stella da sceriffo come a lucidarla e si mise in posa ad aspettare, con l’altra mano sulla cintura e il pollice dietro la fibbia da cowboy. Cupe nubi si avvicinavano da nord e incombevano sulla collina. Il vento portava già l’odore dell’erba bagnata. Presto avrebbe cominciato a piovere​. Di nuovo. Come quella notte.​​

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2 – Paolo Ninzatti

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Il blu metallizzato dell’auto sembrava voler essere in armonia con quello delle finestre della casa. Segno del destino? L’auto era una Mercedes con finestrini oscurati. Qualcosa gli fece sperare che quell’eurotrash a quattroruote tirasse avanti. Tom si meravigliò del proprio dubbio. Chi si poteva permettere un’auto europea doveva avere il conto in banca notevolmente imbottito. Dopo giorni di vana attesa era forse la volta buona per levarsi di torno quella bicocca dando un taglio al passato e a spiacevoli ricordi. Non che il prezzo invero modico fosse un’ostacolo, ma qualche forestiero avrebbe potuto ristrutturare la casa, farne un locale pubblico o che cazzo volesse. Tom visualizzò le finestre dipinte con un altro colore, mentre la Mercedes, contrariamente alle sue aspettative (e speranze sepolte) si fermò. Per un attimo ebbe la classica impressione che si prova davanti a una persona con gli occhiali da sole: quella di non poter scrutare l’espressione degli occhi. Un’auto il cui guidatore è celato alla vista sembra un essere vivente, senziente. Il sole si oscurò all’improvviso, celato da un nuvolone nero. Il blu dell’auto e delle finestre assunse toni cupi. Il bagliore di un fulmine ridiede un flash di luce al cobalto senza però conferire allegria. Il tuono che seguì fu la colonna sonora ai tragici ricordi che sembravano impregnare i muri della casa. Il blu dell’auto sembrò nero come i finestrini. Una scena ibrida tra un western, Edgard Allan Poe e un film di mafia. Tom, novello sceriffo Gary Cooper in “Mezzogiorno di Fuoco” attese l’entrata in scena di chi era al volante dell’auto. La portiera si aprì in sincronia con un nuovo fulmine la cui luce fece scintillare la stella da sceriffo donando al contempo uno spettrale pallore al bel volto della donna che, come Venere dal mare scese, dall’auto.

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 3 – Salvatore Stefanelli

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Veste rossa, lunghi capelli biondi e occhiali scuri. Le sinuose movenze di lei gli provocarono non pochi brividi lungo la schiena. Ma fu il suono della sua voce a dargli il colpo di grazia. Se fosse stato un altro, più pavido, sarebbe fuggito ma lui non lo era. Eppure, restò come paralizzato. Era lei. Ma, non poteva essere lei. La sua Julie era morta! L’aveva sepolta un anno fa. Un nuovo lampo. Il tuono che seguì squassò l’immobilità di quell’istante. Sobbalzò, allontanandosi dallo strano incubo che stava vivendo, dicendosi che c’era qualche differenza in lei.
– Salve. E’ in vendita, sa chi se ne occupa? – chiese la donna.
– Io… – rispose, esitando. – Venga dentro, gliela mostro, così evitiamo la pioggia in arrivo.
​La donna lo seguì senza esitare. Tom liberò il vialetto dai rovi, mentre avanzavano. Erano quasi giunti sotto il portico quando la veste rossa di lei s’impigliò tra le spine. – Mondo diavolo! – la sentì imprecare. Rabbrividì: la sua Julie lo diceva spesso e poi rideva di una limpida risata quando l’accaduto non era grave. Proprio come stava facendo lei. Si chinò, turbato, a liberarla. Una spina aveva lasciato il segno su quella pelle candida. Afferrando con dolcezza la gamba, baciò la ferita suggendone il sangue: – Non è nulla, Julie. Passerà presto – disse rialzandosi.
– Questo lo so anch’io! Ma non le sembra di stare esagerando? E poi, chi è questa Julie?
– Julie? L’ho chiamata così? – Lei assentì. – Julie era mia moglie. Questa casa le apparteneva. Quando è morta io non c’ero… da tempo. – La mente si perse nei ricordi. – Inseguivo la libertà di una diavolo travestita da puledra, i suoi crini neri… Ti amo ancora, Julie. – Si strinse alla donna e la baciò sulle rose labbra. Struggente bacio a cui lei sembrò non opporsi. Scrosci come lacrime. Lampi. Tuoni. E un tetro stridore, come di unghie sul legno. Incessante. Rabbioso.

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4 – Dino Rotoli

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Ma non durò molto. D’improvviso lei reagì come una fiera in trappola, gli graffiò il viso e con una spinta lo allontanò. – Non esagerare, stronzo. Non sono qui per questo e non sono Julie.
– Ma io non ho mai smesso d’amarti. – s’inginocchiò ai suoi piedi, cingendole il ventre che tante volte aveva posseduto. Ma lei reagì ancora con violenza, colpendolo con la punta della scarpa tra le gambe, centrando l’organo del suo orgoglio maschile. Poi con una voce, che sembrava diversa, tuonò tra i tuoni. – Mi fai vedere questa cazza di casa o no?
A lui la voce sembrava venire da lontano, vicino era solo il dolore lancinante. Era sul punto di svenire ma raccolse le forze, disperse dalla mente ormai sgretolata, e si rialzò cercando con le mani di fermare una fitta sacrilega e infernale. Riuscì anche a blaterare: – entriamo.
La porta era socchiusa. Dentro era buio. Anche con la porta spalancata il frastuono del temporale non si udiva.
Li davanti a lui, la mente visualizzò la scena che non era mai riuscita a smaterializzare. Dai gradini della scala di legno che portava al piano superiore, era sceso un serpente rosso: sangue di Julie. Nella penombra, vide che la scala si stagliò netta e le macchie scure del sangue si liquefecero. Di scatto si girò verso la donna.CASAnodo4B

5 – Daniele Picciuti

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Per un momento le iridi di lei parvero vermiglie, come se rimandassero il riflesso di quel sangue che aveva appena visto. Tornò a guardare la scala, la scia rossa era scomparsa.
– Sembri spaventato – disse la donna, allo stesso modo in cui Julie gliel’aveva detto la prima volta che avevano fatto l’amore, in quel boschetto vicino al lago. I ricordi lo schiaffeggiarono ancora.
Rivide se stesso mentre usciva di casa sbattendo la porta, dopo l’ennesima lite.
Riguardò i propri piedi che lo portavano in quel quartiere orrendo, tra le braccia di quella puttana rifatta. Ci aveva dato dentro con lei, con la rabbia addosso. L’aveva anche picchiata, era uno sceriffo e di certo non lo avrebbe denunciato.
Qualcuno avrebbe detto che era abuso di potere, ma per lui era solo una piccola eccezione alla regola. In fondo ne aveva sbattuti in galera a decine, di brutti ceffi. Non aveva di che pentirsi se di tanto in tanto faceva uno strappo alla regola.
– Allora? Mi fa vedere la casa o no?
– Certo – rispose, tornando a concentrarsi sul presente – e mi scusi. Io… non so cosa mi sia preso. Penserà che sono pazzo.
Lei esibì un sorriso sfrontato. Dio, se pareva Julie!
– Ma io so che tu sei pazzo – disse con noncuranza la donna – e sarà divertente vederti scoppiare.
– Co…come?
– Allora, vuole farmi strada? Ho visto che ci sono le finestre blu. Sembrano carine, vorrei guardarle da vicino.
Se le era forse sognate quelle parole? In silenzio annuì e la condusse di sopra.​

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6 – Salvatore Stefanelli

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La scala scricchiolava… No! Non era vero… La scala scricchiolava, come la sua mente. Quella donna l’inquietava e l’attraeva. La somiglianza con Julie, le stesse parole, la sua risata. Iniziò a notare cose nella realtà che non avevano nulla a che vedere con la realtà stessa. Barcollava nel salire le scale, dovette tenersi al muro. Sembrò lei mostrasse uno strano sorriso su quelle labbra turgide e rosa. Una folgore si accese negli occhi di lei e parve che la morte vi si riflettesse. Sudò freddo. Altri lampi, altri tuoni. Ombre e luci. Come quella notte. Cosa era accaduto allora? Non lo ricordava con precisione. [C'era stata la lite. La puttana, presa con forza. Aveva usato la pistola come un cazzo dentro la sua bocca, avvertito le palle gonfiarsi ma non ricordava nessuno orgasmo. Solo il buio. Si era ritrovato per strada, sentendo la pioggia sulla pelle, in ticchettii sulla pistola, sullo stemma di sceriffo. Si era incamminato senza una meta per ritrovarsi sotto il portico della casa di Julie. Lei piangeva. Bellissima come sempre. La desiderò. Lei lo respinse andando a chiudersi in camera. La testa dolorante. Le grida... di Julie, quando sfondò la porta.]
– L’apriamo la porta o devo solo immaginarla questa stanza? – ironizzò la donna. – Assassino!
Non poteva averlo detto, l’aveva immaginato. “Questa donna non può sapere niente.” Occhi chiusi, si rivide allora. [Julie corse via. La raggiunse sulle scale. La rabbia crebbe, il legno tuonò sotto i rimbalzi di lei. Il sangue. Il dolore alla testa, il vuoto... Qualcuno lo abbracciò in lacrime: - Julie... è morta. Le scale...]. Aprì gli occhi e vide le tende arancioni e le finestre blu. Improvviso, l’odore della pioggia, del sangue. Schegge di vetro conficcate nella carne. Il vuoto e la terra. Guardò verso l’alto un’ultima volta, gli occhi appannati dalla pioggia. La morte rideva tra labbra rosa e biondi capelli. La pioggia cessò come era arrivata e la casa tornò serena. In silenzio.

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Il castello – 2 Kalbosca nel futuro

Kalbosca,  protetta da un mantello magico, è fuggita da un terribile passato. Dove per la presenza di maghi e streghe dai poteri molto efficaci non ha avuto vita facile. Decide di visitare il futuro.

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Viaggiando nel tempo, scopre una collina completamente verde al centro di un’enorme città metallica.

Non conosce l’anno perché non possiede strumenti per determinarlo ma intuisce, dal suo tempo mentale, di essere intorno all’anno quattromila.

Preferisce una visita in incognito. Se il luogo è tranquillo ha il potere di traslocare il castello in pochi istanti.

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Invisibile, scopre che la collina verde è un fitto bosco con alberi dall’enorme fusto cilindrico regolare e con la chioma formata da grandi foglie. Non ha mai visto foglie che hanno il lato inferiore marrone, come la terra che ricopre la collina. Il bosco è quasi al buio, la fitta vegetazione delle chiome, limita il passaggio della luce dal cielo color fucsia.

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Un ronzio attrae la sua attenzione. Un essere, con le sembianze di una giovane donna, esce da un tronco che ruotando ha aperto un varco. Il suo corpo è ben visibile perché, nel bosco scuro, è luminescente. La donna ha un vestito aderente e luccicante, sembra di metallo. Ha anche un copricapo dello stesso colore marrone delle foglie a forma di casco, che emette un  riflesso circolare verde.

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Mentre osserva la donna, un altro essere simile esce dallo stesso varco del tronco che gira ma stranamente la chioma resta ferma.

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Sono due donne giovani, hanno la pelle azzurra e gli occhi viola.  Il colore verde inizia a lampeggiare mentre alcune foglie si staccano dai rami e si posano sui loro caschi.

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Kalbosca, ancora invisibile, si trasforma in fanciulla dalla pelle azzurra e inizia a vestirsi copiando l’abito indossato dalle donne. Ma non ha il tempo di apparire alle due perché, in pochi secondi, le foglie sono assorbite dai copricapo e le donne spariscono in due tronchi diversi.

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La strega, non più invisibile, con l’abito completato anche dal casco gira per il bosco. Il suo casco  ha una strisce di stoffa verde e non attira foglie. In una radura nascosta dagli alberi, vede due esseri. Il primo, abbastanza umano,  è di piccola statura e ha la pelle blu. Il secondo non ha sembianze umane, ha un corpo formato da solidi geometrici metallici.

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Per scoprire qualcosa del posto, decide di avvicinare i due. Si sente protetta dall’immagine simile alle donne viste prima. Tra le sue doti, possiede quella di capire e parlare qualsiasi linguaggio.

Quando l’umano la vede dice: – ma tu che ci fai qui?

– Perché mi conosci?

Interviene l’essere metallico: – Sei fuggita? Sai bene che ti è permesso solo la ricarica. Non puoi girare nel condensatore energetico.

– Ma io non sono di questo posto, vengo da lontano. – pensa meglio fingere – Un evento cosmico mi ha trasportato sul vostro pianeta.

– Perché sei vestita come le nostre schiave?

– Ho incontrato nel bosco due fanciulle, due schiave, e ho copiato il vestito.

– Bosco? Cos’è il bosco? Come hai copiato l’abito?

– Quante domande! Risponderò dopo. Voi due chi siete?

– Il ragazzo è Athos, il terzo figlio del governatore. Io sono il suo istitutore.

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Kalbosca si concentra sui due. Sente solo la mente del ragazzo. Non riceve nessun segnale dall’essere metallico.

– Ferma, non ti muovere. – è la voce che ode alle sue spalle.

Si gira e si accorge di essere circondata da altri esseri metallici diversi dall’istitutore del ragazzo. Sono più alti è intuisce che sono armati perché hanno in mano un cilindro metallico che lampeggia.

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Il pericolo le è chiaro. Gli esseri metallici non sono condizionabili dal suo potere. Non perde tempo, si rende invisibile. Ritorna al castello ma non è sola, ha catturato in una nuvola magica il ragazzo blu.

Come ogni volta che torna, sono tutti ad attenderla nella sala del trono. Il ragazzo blu ha un gran successo tutti vorrebbero averlo “tra le mani” ma lei ordina: – È da tempo che la figlia del barone non ha amanti da seviziare. A lei consegno il giovane blu.

Felice della scelta Lucinda prende per mano il ragazzo che, ancora stordito dall’evento, la segue in silenzio.

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Risposte ai Tag – Stanza arredata – soggiorno

Altra richiesta, piuttosto continua, dei motori di ricerca è stata “Prospettiva di una stanza arredata”.

La prospettiva di un interno è più conveniente che si centrale, in quanto se l’ambiente è una stanza quella accidentale limita la visione dell’insieme. A volte, per effetti particolari, quella accidentale può avere un punto di fuga interno alla stanza e l’altro molto lontano. In tal modo lo spazio dell’ambiente rimane abbastanza simile a quello con un unico punto di fuga.

Scelgo come stanza da arredare un “soggiorno”.

Considero lo spigolo (blu) di sinistra sul quadro, in tal modo posso non solo dimensionare l’altezza, la larghezza e la profondità della stanza (m. 3,00 x 6,00 x 6,00), ma anche l’arredo che inserirò nell’ambiente.

La linea verde mi conferma il punto di misura anche per lo spigolo opposto.

Soggiorno1

Per comodità ho diviso la linea blu in parti da 0,50 m.,

Soggiorno2

Con la line di fuga che inizia dalla “tacca” 2,50 m. fisso l’altezza di un infisso (balcone).

Soggiorno3

Per definire l’infisso, stabilisco lo spessore del muro in 0,30 m., quindi con lo strumento “rettangolo” costruisco il piano principale. Le figure rettangolo e cerchio quando si tracciano prendono sempre un colore predefinito che si annulla con la finestra “Riempimento e contorni”.

Soggiorno4

Annullato il colore completo il vano con “Disegna tracciati e linee”.

Soggiorno5

Per lo spessore e il colore dell’infisso, sempre dalla finestra “Riempimento …” aumento molto “Stile contorno” e nel “Colore contorno” scelgo il rosso.

Soggiorno6

Il lato sinistro dell’infisso è nascosto dallo spigolo del muro, quindi lo elimino. Con il seguente metodo.

Soggiorno7

Dopo aver selezionato il nodo superiore e quello inferiore del lato (clicco sul primo e con Maiusc premuto clicco sul secondo oppure con la freccetta Nodi clicco al centro tra i due nodi), utilizzo “Cancella il segmento tra i due nodi” nel menù strumenti, che ho indicato con la freccia.

Soggiorno7a

Il primo arredo che inserisco è un divano. Inizio dal sedile che pongo a 0,40 m. di altezza. Prima dell’altezza (verde) stabilisco la larghezza sul quadro (circa 1,00 m.) e la profondità (2,00 m.). Per quest’ultima utilizzo il punto di misura M. (ricordo che se la linea che va a un punto, con i Nodi, dopo averla duplicata posso spostarla adoperando l’altro punto).

Le linee tratteggiate indicano come l’altezza prestabilita (verde) “gira per la stanza”.

Posso così tracciare la superficie del sedile (rosso).

Soggiorno8

Per puro caso (guarda il disegno sopra) la linea di altezza coincide con la line a terra della profondità del divano.

Disegno, direttamente al suo posto il piano laterale del divano (ovvio, è un piano principale), che termina a terra sulla linea “coincidente”. Quindi completo i cuscini e lo schienale.

Soggiorno9

Con lo stesso metodo del “giro” delle altezza e delle profondità, pongo il piano di un tavolo. Completo con lo spessore e disegno il piano che comprende due piedi.

Soggiorno10

Per dare lo spessore ai piedi, dopo aver selezionato la superficie la duplico, quindi la sposto un poco sulla linea di fuga di sinistra (a terra) e la riduco in proporzione. Con la freccia di Pag. Giù la sposto indietro più volte finché si colloca al suo posto.

Se il disegno è di piccole dimensioni non occorre disegnare lo spessore sul piano che va a fuga.

Soggiorno11Adopero lo stesso metodo per gli altri piedi del tavolo.

Soggiorno12

Per aggiungere una sedia al tavolo, utilizzo gli stessi piedi. Duplicando e portandoli vicino alla linea di misura.

Soggiorno13

Riducendo in proporzione, stabilisco l’altezza intorno a 40 cm.

Soggiorno14

Sposto lungo la linea di misura rossa e con due linee (tratteggiate) di fuga stabilisco la posizione vicino al tavolo.

Soggiorno15

 

Riproporziono  tra le linee di fuga e duplico ancora per gli altri piedi.

Soggiorno16

Completo con sedile e schienale la sedia.

Soggiorno17

Altre sedie, poltrone, un mobile, luci e quadri per completare l’arredo. Non poteva mancare una porta.

Soggiorno18

La prossima stanza sarà una camera da letto.

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