Studio per un reticolo prospettico

Prima prova a due punti di fuga

Inizio con un cubo da reticolare di 600 cm. di lato.

ImmSCH2

ImmSCH3

Procedo inserendo, all’interno del cubo principale,  cubi di 150 cm. di lato (corrispondenti alla distanza tra la linea di terra e l’orizzonte-

ImmSCH4

ImmSCH5

Ottenuto il reticolo disegno nella parte alta due perallelepipedi che si intersecano. Adoperando le linee prospettiche del reticolo.

ImmSCH9

Definisco, portandoli in primo piano, le facce dei parallelepipedi,

ImmSCH10

Provo ora con un reticolo inserito in un parallelepipedo di maggiori dimensioni: cm. 550 x 850 con h = 550. La divisione del reticolo è di 50 cm, nelle tre dimensioni.

Ho differenziato con colori diversi i piani orizzontali. Non ho inserito le linee verticali per non “affollare” il reticolo.

ImmSCH13

Disegno alcuni solidi geometrici regolari. Notare come la collocazione spaziale corrisponde a una realtà prospettica.

ImmSCH14

Provo ora con un disegno leggermente più complesso: un camion.

Disegno le superfici e coloro per meglio evidenziarle tra le molte linee del reticolo.

ImmSCH13A

Per le ruote adopero, come altre volte, un ellisse con il contorno molto spesso e con il raddoppio dell’ellisse per dare volume al copertone.

ImmSCH13B

In una prossima lezione proverò anche un reticolo per la prospettiva centrale.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Lezioni Inkscape | Contrassegnato , | Lascia un commento

La coperta a quadri (illustrato)

Ancora un racconto dal cassetto

La stagione invernale è iniziata da pochi giorni e Alberto non ha coperte. In primavera si è separato dalla moglie che ha portato via anche il letto matrimoniale. A lui è rimasto il letto degli ospiti.

Esce per comprare una coperta e altra biancheria. Acquista facilmente lenzuoli, federe ma la coperta non riesce a trovarla. I negozi del quartiere vendono solo quelle matrimoniali. Che fare? Potrebbe adoperare una coperta matrimoniale piegata a metà ma soffrirebbe il caldo, l’inverno era all’inizio. Poi lui di “matrimoniale” non ne vuole sapere più niente. Ha quasi deciso di comprare la coperta grande quando, passando davanti a un negozio di antiquario, vede una stoffa a quadri bianchi e blu. Che fosse una coperta?

Immagine 1

Entra. È proprio una coperta. L’antiquario gliene fa vedere anche un’altra sempre a quadri più piccoli, con i colori rosso e azzurro. Non ha dubbi, la seconda è più allegra. L’antiquario, piuttosto anziano e forse anche un po’ sordo, non capisce bene e comincia a impacchettare quella a grandi quadri bianchi e blu.

Alberto si accorge subito dell’errore, sta per parlare quando è preso da una tosse impetuosa. L’altro, tranquillo, completa la confezione e dice: – Prezzo speciale per lei, solo venticinque euro. Vedrà signore starà caldissimo, coperte così ce ne sono poche al mondo. Ma si curi questa tosse!

Immagine 2

Continuando a tossire, Alberto paga e esce. Appena fuori si accorge che la tosse è sparita. Sta per tornare indietro per cambiare la coperta ma desiste. Tanto una coperta vale un’altra pensa.

Quella sera a letto, si trova proprio a suo agio. Il vecchietto aveva ragione, la coperta è davvero eccezionale: morbida, leggera e calda. Si addormenta sereno e per un paio d’ore riposa bene. Poi lentamente si sveglia: – Ma dai, vattene nel tuo cestino. Che fai? Mi cammini addosso. Va via, Macchietta.

Immagine 3

Nella separazione, Alberto ha ereditato il cagnolino, la consorte non sopportava gli animali. È un cane molto tranquillo non aveva mai dato fastidi di nessun genere. Strano pensava Alberto, mentre si riaddormenta. Dopo poco si risveglia, sente piccoli movimenti sulla coperta. Non si muove, non fiata e cerca di capire cosa succede. Qualcosa strisciava sulla coperta e si fermava, poi ricominciava ma da un’altra parte. Ma quello che poi lo sorprende sono, di tanto in tanto, tre picchiettii consecutivi. Alberto non è un tipo pauroso, non crede ai fantasmi ma non osa muoversi. Allunga una mano e accende la luce del comodino, guarda Macchietta che dorme tranquillo nel suo cestino. Sta un attimo fermo per risentire il fenomeno ma nulla accadde, nessun segno di movimento sulla coperta. Spegne la luce e sempre all’erta si “riaccuccia” sotto la coperta. Dorme fino al suono della sveglia.Immagine 4

Per quindici notti il fenomeno si ripete, ma mattina si sveglia riposato malgrado la veglia.

La durata dei movimenti sulla coperta diventa più lunga. Non ha il coraggio di guardare. Capisce che il fenomeno è strano, molto strano ma non sente alcun pericolo.

Spesso passa davanti al negozio dell’antiquario, è sul percorso che lo porta alla metropolitana. Un giorno entra e chiede a un giovanotto presente nel negozio: – Buongiorno, c’è il padrone? Mi ha venduto una coperta a quadri, una quindicina di giorni fa.

– Buongiorno a lei. – risponde il giovane – Sì, mio zio. Non c’è, è partito per la Cina proprio quindici giorni fa. Diceva una coperta? Ho sentito bene?

– Sì. Ho detto proprio una coperta a quadri bianchi e blu.

– Una coperta? Ma noi non abbiamo mai venduto coperte. È sicuro di averla comprata qui? Ma gli ha venduto anche il cuscino e le lenzuola? Forse prima di partire…

Alberto non era disponibile a farsi prendere in giro, per giunta da un ragazzo: – Giovanotto, non sia impertinente. Il suo sciocco umorismo lo conservi per altri. Suo zio non c’è e lei non sa nulla della coperta a quadri. Giusto?

– Mi scusi non volevo offenderla, sono di carattere allegro. Non mi sarei mai permesso una tale impertinenza. Mi scusi di nuovo.

– Va bene. La scuso. Ma purtroppo non mi è stato di nessun aiuto. La saluto.

Immagine 5

Alberto si avvia  per uscire, ma si ferma proprio sull’uscio perché l’altro dice: – Aspetti un momento. Lei parla di una coperta a quadri, mio zio la chiamava: a scacchi. La portò da uno dei suoi soliti viaggi dall’oriente.

– Poco mi ha detto, la ringrazio comunque. Arrivederci.

Altro che poco. Quella notte ha la conferma che la risposta del giovanotto è valida. Aveva detto scacchi non quadri. La coperta ha, al centro, proprio sessantaquattro quadrati con i colori alternati, sembra proprio una scacchiera. Lui, da giovane, era stato un modesto giocatore del gioco.

Quella stessa notte segue i leggeri movimenti della coperta e anche se visivamente sono poco osservabili; sulle gambe e sulle braccia, che ha infilato sotto la coperta, sono molto chiari. La coperta gioca a scacchi da sola contro se stessa, come un computer. È chiaro anche il picchiettio: corrisponde alla mossa del cavallo. Ora il mistero è svelato. Quando la partita finisce, dopo circa due ore, lui riprende a dormire.

Immagine 6

Non diventa pazzo, anche se per l’ex moglie, per gli amici e per tutti i conoscenti lo è. Lo vedono in giro sempre con lo stesso vestito. Porta con sé sempre libri e manuali di scacchi, recensioni sui tornei e sulle vite dei campioni. La sua non è follia ma solo un forte interesse alla coperta a scacchi. Ogni notte segue le mosse sulla coperta e le riporta su una scacchiera vera.

La sera prima di dormire, la mattina prima di uscire, il sabato e la domenica studia sui manuali le partite dei campionati internazionali. Più passano i giorni e più capisce la tecnica degli scacchi.

Immagine 7

Un giorno, leggendo una rivista scacchistica, trova il modulo dell’iscrizione a un torneo cittadino per dilettanti. Si iscrive. Il sabato e la domenica, partecipa alla gara. Il primo giorno è solo il successo di aver superato subito le selezioni, ma il secondo è il trionfo.

Vince la finale, tanto facilmente, che gli organizzatori pur decretando la sua vittoria non gli consegnano il premio, non credono che sia un dilettante. Si prendono dieci giorni di tempo per verificare la sua “professionalità”.

Dopo dieci giorni, ha in premio: una piccola coppa, un pergamena e le congratulazioni della giuria.

Continua a studiare e a partecipare ai tornei nazionali e mondiali. Conosce tutte le partite giocate dai grandi campioni nel mondo, le mosse sono memorizzate nella sua mente e ogni notte altre vengono suggerite dal gioco della coperta.

 

Oggi il maestro Alberto dirige una scuola internazionale di scacchi. In una vetrina dell’atrio c’è una grande coppa che poggia su una coperta a quadri.

Una targhetta dorata così riporta:

 

Mosca dicembre 2012

PRIMO PREMIO CAMPIONATO DEL MONDO

GIOCO DEGLI SCACCHI.

Immagine 8

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

LAfa13 – L’unione civile

Immagine 2

 – Ciao, ragazzi c’è posta per voi.

 – Noi insieme? Come mai?

 – Sì. I vostri nomi sono i destinatari.

 (prende la lettera) Che strana comunione: Io e lui.

 – La solita antipatica.

Immagine 3

–  Ma è la partecipazione di un matrimonio!

 – Di chi? Non ho fidanzati tra gli amici.

–  Sono Mina e Mona. Che bello!

– E chi sono?

 – Milena e Moana.

– Ah, le due spostate. Ma il matrimonio tra lesbiche non esiste Italia.

Si sposano all’estero?

– No. A Milano.

 – Ma anche a Milano non c’e il matrimonio.

Immagine 4

 – Che regalo scegliamo? Tu cosa consigli?

– Va bene qualsiasi cosa per la casa. Sempre una famiglia è.

– Penso a una lavastoviglie, mi ricordo che al campeggio si lamentavano di dover lavare pentole e piatti.

– Ma se hai l’idea chiara. Che consigli volevi?

– Guarda siamo fortunate. C’è una promozione con forte sconto proprio per una nuova lavastoviglie.

– È un regalo pesante. Dobbiamo spedirlo. Hai l’indirizzo di dove abitano.

– Ma sì. Vado spesso a trovarle.

Immagine 5

– Ciao sposine. Quanto siete belle.

– Ciao. Siete state le prime a mandarci il regalo. Che care.

– E che regalo! Non aspettavamo un regalo così costoso.

– Siamo in quattro, tutti occupati. Anch’io ho trovato lavoro in uno studio di pubblicità.

 – Ma a Milano venite tutti? Anche tua madre e tuo padre?

– È un po’ difficile. Mio padre ha cambiato mansioni nella ditta. Ora deve dirigere una squadra di nuovi addetti alla manutenzione dei macchinari. Deve rinunciare a giornate libere.

– Mia madre senza lui non si muove.

 – Ma dove fate la cerimonia

 – Nei giardini del Castello Sforzesco.

– Che bello ma …

– In un luogo pubblico? Ma è una pazzia?

– Si è proprio una pazzia. Inviteremo tutti i milanesi.

Immagine 6

– Quelle due non scherzavano. Guarda che pubblicità. Striscioni e manifesti in tutti i giardini.

– Che cosa grandiosa. Mena e Mona sono proprio eccezionali.

Immagine 7

– Che coraggiose.

– Una specie di matrimonio pubblico.

– Ma dove sono gli altri?

– È vero. Eravamo tanti.

– Ma non vi siete accorti che la polizia ha chiuso i cancelli del parco. Siamo rimasti solo noi pochi.

Immagine 8

– Auto nuova.

– Anche sportiva.

– Fuggite via. Avete combinato un caos infernale ma è stato tutto bello.

– Dove fate il viaggio.

– In giro per l’Europa.

– Bene. Così nessuno vi perseguiterà.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Una pagina al giorno – Terzo episodio

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi

……………………………………………………………………………………………

 Noi non possiamo morire

Terzo episodio

Immagine 1

Apro gli occhi svegliandomi da un sogno. Ci metto un po’ a rendermi conto del dove e del quando in cui mi trovo. Sono sdraiato nella grotta, sopra un materasso fatto di terra secca. Giulia è sdraiata accanto, abbracciata a me per scaldarsi. Il contatto con lei mi dà l’impressione di toccare uno scheletro. Però è calda.

Chissà quanti anni ha?

Guardandola in volto non sembrerebbe avere più di venticinque anni, anche se la sua condizione la fa sembrare più vecchia. Questo, però, non mi è comunque di aiuto. Smettono tutti di invecchiare dopo i venticinque anni.

Immagine 2

Non ho idea di che ore siano. So solo che è fuori è buio pesto. La notte passa lenta e senza rumori.

Allo spuntare dell’alba, nuvole nere e pesanti, si avvicinano a noi, spinte da venti di burrasca.

Giulia si sveglia quando la pioggia sta cadendo da ormai un’ora. Fuori sembra esserci una tempesta tropicale e dell’acqua arriva fino a noi.

<< Dobbiamo muoverci. Dobbiamo andare in un punto più protetto>> e mentre parlo le faccio dei gesti per farle capire << Dobbiamo andare>>.

<< Andare …>> ripete lei e fa un cenno di assenso con la testa.

Immagine 3

Ci addentriamo in un punto più profondo della grotta. Scelgo una strada  che mi porta in una piccola conca posta più in alto dell’entrata. E’ abbastanza larga da far entrare comodamente due persone. E’ completamente al buio.

Il nostro rifugio è freddo, troppo freddo anche scaldandoci tra noi. E buio. Talmente buio da rendere inutile aprire gli occhi.

Non possiamo neanche muoverci, spostarci ad andare a bere. Dobbiamo solo aspettare.

I morsi della fame ci accompagnano a ogni minuto. Giulia si lamenta. Stringo a me la ragazza per darle conforto. E’ così giovane da poter essere mia nipote. Si lascia stringere, appoggia la testa sulla mia spalla sinistra. La sento tremare.

<< Calma … calma>> le sussurro in un orecchio dolcemente << Passerà. E’ sempre passata>>.

Immagine 4

Lei gira la testa, poggiando le labbra sul mio collo, lentamente, apre la bocca. Sento il contatto con i suoi denti. Rimane così, per qualche minuto. Indecisa se cedere all’impulso o meno.

<< Fallo, se devi >> le sussurro senza smettere di stringerla a me << Cedi, se non ce la fai più. Non sentirò dolore >>.

Lei non morde. Poggia la testa sul mio petto e si addormenta.

Immagine 5

Non so quanto tempo sia passato, finalmente non sento più rumore di tuoni.

Lentamente mi sciolgo dall’abbraccio di Giulia, mi allontano da lei.

Nel silenzio assoluto che regna, sento l’eco della voce della ragazza. Sta dicendo qualcosa, ma non ne capisco il significato. Torno indietro.

<< O-a-scii>>.

Giulia ancora dorme, ma la sento parlare nel sonno: << O-a-scii>>.

Lei si muove, la sento sbadigliare.

<< Angelo?>> mi chiama.

<< Sono qui, non ti preoccupare>>.

<<La pioggia è finita>> le dico con tono soddisfatto << Possiamo andare via>>.

<<Andare, andare!>> esulta << Si. Ok!>>.

Mi dà la mano e insieme ci dirigiamo verso il nostro vecchio posto. L’acqua non ci mette molto a raggiungere i nostri piedi. E’ fredda e ha un odore strano.

Immagine 6

Giulia, non appena sente i piedi bagnati, si china a bere. La sento tossire al primo sorso, in preda a conati. Non vomita, ma sembra sempre sul punto di farlo.

<< Non berla>> le dico mentre la strattono per un braccio, cercando di farla alzare. Forse la nostra fonte è rimasta. Di certo è stata contaminata, ma dovrebbe essere più bevibile di questa.

<<Aspetta qui>> le dico, poi mi dirigo nelle gallerie più in basso, verso quella che porta alla fonte, ma a metà strada sono costretto a tornare indietro. L’acqua mi raggiunge le caviglie e la strada è solo in discesa.

Immagine 7

Per salire devo essere più cauto del solito. Il fiume d’acqua piovana ha reso tutto più scivoloso. Ho a disposizione solo il tatto per muovermi e mi arrampico appoggiandomi sulle sporgenze con le mani e con i piedi. Mi taglio almeno una dozzina di volte. Trovo un appoggio ampio e stabile su cui  sollevarmi con le mani, ma un piede perde l’appoggio. Cado, con le mani che annaspano.

<< Angelo!>> sento gridare. E’ vicina. Molto vicina.. Allungo un braccio cercando qualcosa nel vuoto. Trovo un braccio disteso. Lo afferro << eccomi>>.

Lei geme di dolore mentre cerca di sopportare il mio peso.

Mi fermo. Sento il braccio di lei in tensione. La sento fare fatica. Cerco un appoggio stabile. Lo trovo tastando con i mani e i piedi. Una volta stabile le lascio la mano.

<< Ok?>> mi chiede preoccupata.

<< Tutto a posto. Ok. Grazie>>.

Immagine 8

L’unica acqua rimasta è quella piovana. Acqua sporca, inquinata. Ma acqua.

Faccio una conca con le mani e la riempio. L’odore è acido. Il sapore è orribile. Al primo sorso sento la gola e lo stomaco contrarsi, provocandomi conati. Aspetto che il corpo si calmi, poi ne prendo un altro sorso.

Anche Giulia beve, ma lei ci mette di meno ad abituarsi. Immagino sia nata quando già la quasi totalità dell’acqua era così.

Fuori è notte. Capiamo di essere all’uscita solo perché c’è più vento. L’aria sembra più limpida, dopo la pioggia. La fanghiglia invade l’entrata e fuori è una distesa di pozze di fango in cui è facile affondare.

<< Non possiamo uscire. Verremmo sepolti vivi>>.

<< Andare?>>.

<< No. Non adesso. Domani, forse>>.

Immagine 9

Non capisce cosa le ho detto e non può vedermi fare gesti. Le prendo un braccio e la porto dentro.

<< No… domani>> ripete, finalmente capendo.

<< Che cos’è “oascii”?>>.

Fermi, in attesa dell’alba, non riusciamo a dormire. Abbiamo dormito abbastanza durante la pioggia e la grotta non è più un posto sicuro.

<<?>> Con un verso Giulia mi fa capire di avere la sua attenzione.

<< Che cos’è “oascii”?>> le ripeto.

<< Oascii?>> mi domanda, come se non capisse. Riflette, forse cerca un modo per esprimersi.

<< Lascia stare>> le dico poggiando la mano sulle sue labbra.

Lei sembra rinunciare, per un momento.

<< Oascii ok>> mi dice << Oascii no arma. No sete. No freddo. No …>>.

Immagine 10

Forse oascii non è niente più che un sogno. La classica leggenda che nasce quando non c’è altra speranza a cui aggrapparsi.

Sorge finalmente l’alba. La luce del sole si diffonde lentamente nel cielo, raggiungendo anche la nostra buia e umida grotta. L’aria si scalda velocemente.

Le prime luci ci feriscono gli occhi.

Riapriamo gli occhi lentamente, dandoci il tempo di riabituarci alla luce. Mi giro verso di lei e le sorrido. Lei mi sorride di rimando, per la prima volta.

Giulia si alza con lentezza e si dirige fuori, cercando di farsi scaldare il più possibile dal sole. La raggiungo. Anche le mie ossa hanno bisogno di scrollarsi un po’ di umidità.

Immagine 11

Quando le sono affianco, lei mi indica il punto più luminoso del cielo.

<< Sole>> le dico.

<< So-o-le>> ripete.

Esco fuori, lentamente, tastando con il piede destro la consistenza del terreno. Fuori è tutto un pantano. Rientro dentro.

<<Andiamo?>> mi chiede Giulia non appena sono davanti alla grotta.

<< Per andare dove? Qui, almeno, siamo al coperto>>.

Non capisce.

<<Qui…>> le indico la grotta << coperto>> con una mano simulo un tetto, con l’altra la pioggia.

<< No…coperto>> ribatte << Qui…>> indica la grotta, mima con una mano la pioggia, poi ponendo il taglio di mano al livello degli occhi, simula l’annegamento.

<< Non hai tutti i torti>> sono costretto ad ammettere.

<< Andiamo?>> insiste.

<< Dove?>>

<< Andiamo…>> riflette per qualche secondo, poi il viso le si illumina << … oascii>>.

<< Oascii è un sogno. Solo un sogno>>.

<< Sogno?>> chiede senza capire.

Immagine 12

Lei riflette.

<< Sogno … qui>> e indica il sole che ancora sale in cielo nel percorso dell’alba <<sogno andare qui sole >> e imita il sole che sorge.

Cerco di capire cosa mi vuole dire. E’ difficile interpretare e ci metto qualche minuto.

<< Per andare a Oascii bisogna seguire il sole all’alba?>>.

<<Sole…al-ba>> conferma.

<< Va. Va>> le dico << Va dove più ti pare>> e le faccio il gesto di andare.

Lei sembra felice della mia risposta, mi abbraccia e inizia a uscire dalla grotta, lentamente, stando attenta a dove mette i piedi.

Io rientro nella grotta. Giulia, dopo un paio di minuti, si gira. Si rende conto di essere da sola. Mi chiama << Angelo>>.

<<…Oascii. Andiamo?>> mi guarda come si si domandasse cosa io stia facendo, poi mi porge la mano, invitandomi a seguirla.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | 1 commento

Spaccato prospettico

Con la stessa pianta in prospettiva del precedente post, disegno uno spaccato dell’alloggio.Immagine 3

Stabilisco in otto metri la distanza tra la linea di terra e l’orizzonte. Riporto sulla verticale dello spigolo posto sul quadro la misura di un metro. Costruisco, adoperando le linee (rosse) di fuga, le facce dei muri in primo piano.

Immagine 4

Disegno il muro di secondo piano alto due metri e lo rendo trasparente, abbassando l’opacità nella finestra Colori di “Riempimento e Contorni”. Allontano i muri alti un metro.

Immagine 6

 

Disegno il muro esterno posteriore e le finestre.

Immagine 9

Completo altri muri e rimetto al loro posto quelli alti un metro.

Immagine 10

Sempre rendendo trasparenti i muri, completo con le finestre e coloro nero lo spessore dei muri.

Immagine 11

Disegno i muri interni, indicati dalle frecce, e il vano per le porte.

Immagine 12

Continuo con altri vani e alla fine rendo zero l’opacità dei muri.

Immagine 13

Disegno le porte.

Immagine 14

Elimino le linee di costruzione.

Immagine 15

Per aggiungere la scala di accesso al piano, disegno sul piano della parete le alzate e le pedate. Ho allontanato la scala in pianta prospettica.

Immagine 16

Procedo disegnando i gradini.

Immagine 17

Concludo lo spaccato, colorando gradini e pianerottoli ed eliminando le linee di costruzione.

Immagine 18

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

 

Pubblicato in Lezioni Inkscape | Contrassegnato | Lascia un commento

Prospettiva di una pianta architettonica

Prima di disegnare la pianta di un appartamento, riepilogo tre metodi semplici per  porre in prospettiva una superficie sul piano di terra. Prendo come esempio un quadrato.

Il primo metodo è quello di ricavare i punti (1,2,3 e 4) facendo passare per gli stessi i segmenti paralleli a quelli che sono serviti per ricavare i punti di fuga (PF), partendo dal punto di vista (PV).

Proietto sulla linea di terra i punti, quindi li invio ai punti di fuga, le intersezioni mi danno i punti stessi in prospettiva. Basta che li colleghi e ottengo il quadrato.

Immagine 1

Ingrandisco il dettaglio prospettico.

Immagine 1a

Il secondo metodo consiste nell’adoperare le proiezioni dei punti dal PV sulle linee parallele che ho adoperato nel primo metodo. Ovviamente in una figura semplice, sono poche le dette linee.

L’intersezione tra le linee di proiezione (sono verticali perché rappresentano un piano) e le linee di fuga mi danno la posizione dei punti. Basta unirli.

Immagine 2

Il dettaglio prospettico del secondo metodo.

Immagine 2a

Per il terzo metodo, adopero i punti di misura (PM) che si ricavano facendo ruotare sul quadro la distanza tra il PV e i PF.

La distanza “a” rappresenta il lato del quadrato.

L’intersezione tra le linee ai PF e quelle che vanno ai PM, mi danno sempre i punti del quadrato.

Immagine 3

Il dettaglio del terzo metodo.

Immagine 3a

I metodi sono equivalenti per cui è possibile adoperare l’uno o l’altro anche  nello stesso disegno.

Passo ora alla prospettiva della pianta architettonica di un appartamento.

Immagine 4

Sistemo la pianta inclinandola e ponendo un angolo della stessa sul quadro. Ottengo i PF con le parallele ai lati dell’appartamento dal PV.

Procedo con il primo metodo (quello delle parallele …)

Per disegnare i gradini della scala ho adoperato il teorema di Talete per una maggiore precisione.

La misura “a” rappresenta lo spessore del muro.

Immagine 5

Dettaglio (Talete).

Immagine 5c

Dettaglio della pianta senza linee di costruzione..

Immagine 6

 

In una delle prossime lezioni svilupperò la stessa pianta in altezza, come spaccato prospettico.

Pubblicato in Risposte ai Tag | Contrassegnato , | Lascia un commento

Prospettiva di una pianta in vaso

Inizio disegnando un quadrato in prospettiva. Adopero il punto di misura, riportando la misura del lato (a).

Immagine 1

Costruisco il parallelepipedo che conterrà il vaso della pianta.

Immagine 2

Costruisco in prospettiva la base superiore (ellisse), con il metodo più volte applicato in altre lezioni. Cioè sposto con i Nodi, sulle linee di fuga, e ottengo la curva di un segmento che ho tracciato al centro della base superiore del parallelepipedo.

Immagine 3

Immagine 4

Completo l’altra metà dell’ellisse con lo stesso metodo.

Immagine 5

Costruisco anche un ellisse sulla base inferiore.

Immagine 6

Immagine 7

Riduco l’ellisse per avere la base del vaso.

Immagine 9

Per tracciare la superficie laterale del vaso, costruisco un quadrilatero con i lati inclinato e adopero la tangente ricavato dal Punto di Misura che rappresenta, in questo caso, anche le linee  45 gradi.

Immagine 10

Sempre con i Nodi rettifico il lato superiore e quello inferiore sull’ellisse delle basi del vaso.

Immagine 11

Coloro il vaso, prima in maniera provvisoria poi definitiva.

Immagine 12

Immagine 13

Passo ora ai fiori. Inizio dalle foglie.

Immagine 14

Accoppio due foglie attraverso il gambo e disegno un ramo.

Immagine 15

Riporto le foglie sul ramo, rimpicciolendole verso l’alto.

Immagine 16

Unisco più rami.

Immagine 17

Disegno un fiore partendo da un petalo.

Immagine 18

Unisco fiori e rami. Riducendo i fiori dei rami più lontani, per migliorare l’effetto prospettico.

Immagine 19

Per finire: pianto i fiori nel vaso.

Immagine 20

 

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Risposte ai Tag | Contrassegnato , | Lascia un commento