LAfa11 – La cuginetta

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– Ha telefonato mio fratello, domani viene a trovarci.

– Vorrà qualche piacere, si fa vedere solo quando ha bisogno di noi.

– Hai ragione ma è il mio unico fratello, lo accontenteremo anche stavolta.

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– Buongiorno cari.

– Ciao. Ti trovo bene. Non mi dire che lei e Cugi. Come è cresciuta? Ormai è una signorinella.

 – Come sta tua moglie? Sono anni che non la vedo. La volta scorsa sei venuto  da solo a lasciarci la bimba, per il vostro viaggio in America.

– Anche questa volta ve la lascio, andiamo in crociera e non voglio far perdere giorni di scuola a Cugi. Prometto che verrò a riprenderla insieme alla mamma.

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– Ragazzi vi affido Cugi. Vi occuperete voi della cuginetta.

– Ciao Cugi. Come sei diventata grande?

– Sei diventata: meno capricciosa? L’ultima volta ci hai fatto impazzire.

– E tu come sei diventato bello. Non ti preoccupare, sono diventata brava. Ti tratterò benissimo.

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– Buongiorno dormiglione.

– Ma … ma che vuoi? – È l’alba. Già sei sveglia?

– Fammi un po’ di posto, mi riaddormento insieme a te.

– Ma no. Che dici? Tornatene a letto.

– Perché? L’altra volta dormivamo spesso insieme. Ti ricordi io avevo paura.

– Sì, mi ricordo. Ma eri piccola. Di notte ti svegliavi e volevi una favola, altrimenti mi tiravi i capelli e mi pizzicavi come una pazzarella.

– Ora non voglio più le favole.

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– Stasera mi chiudo a chiave. Stamattina all’alba ho dovuta cacciare dalla stanza quella spostata di tua cugina Cugi. Voleva dormire con me.

– Ma che dici? Ti sarai sbagliato o frusciato. È ancora piccola, forse scherzava.

– Scherzava tanto che aveva anche iniziato a togliersi quel poco che aveva addosso. La … ragazzina!

– Che ridere! Hai avuto paura?

– Paura? No. Preoccupazione sì, mi manca solo un’accusa di violenza su minore.

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– Ieri non mi hai dato il bacio della buonanotte, stasera me lo devi dare. Zia, domani può venire a studiare con me un mio compagno di classe, che abita qui vicino?

– Certo cara.

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– Bravi! Così studiate? Da domani, ognuno a casa propria.

– Signora ma io …

– Niente ma. Ora fila via o finisce male.

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– Finalmente è tornata la tranquillità. Mi sono accorta che Cugi, di giorno, provocava e perseguitava anche tuo fratello oltre al compagno di classe.

– Veramente, aveva cominciato di notte.

– Di notte? Addirittura.

– Perché cosa è successo?

– Niente, niente. Continua a leggere: Tanto voi maschi non vi accorgete mai di nulla.

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Una pagina al giorno – (studio)

Da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi

Essendo il testo originario molto lungo, i puntini sospensivi simboleggiano gli omissis.

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Cinque persone corrono nude in una landa desolata.

Il sole è uno spettro pallido dietro banchi di nubi grigie e malsane. Il calore è asfissiante, costante … La terra è un deserto secco, screpolato … Loro corrono, nudi, sudati, ansanti ,,, Quattro sembrano far parte di uno stesso gruppo. Si muovono quasi all’unisono all’inseguimento dell’estranea …

La quinta sembra una ragazza. Ha i capelli neri, lunghi, stopposi e sporchi … Non è in forma. E’ magra … scheletrica … unica rotondità è lo stomaco …

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Uno di loro si stacca dal gruppo con uno scatto. Sta dando fondo a tutte le sue energie ma non gli importa. Con un urlo feroce si lancia contro la ragazza. La afferra per un braccio. Le pianta le unghie nel polso, spillandole sangue. Lei urla sorpresa.

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Cade a terra. Lui le è sopra … Lei cerca di divincolarsi, ma l’uomo le blocca la schiena con il peso del corpo. Una mano le serra il braccio ferito, scavando con le unghie nell’esile polso. L’altra mano le spinge la testa a terra, facendole respirare sabbia e sangue.

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Poi lui spalanca la bocca.

L’uomo, in preda  a un bisogno istintivo, serra i denti sulla spalla della ragazza. I canini affondano nel muscolo fino a toccare l’osso, mentre sangue caldo gli inonda la bocca. Poi strappa, con un colpo secco, un brano di carne.

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… Gli altri le sono arrivati intorno e vogliono la loro parte.

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E’ quando si abbassano verso di lei, tentando di unirsi al banchetto, colpisco.

Con la pietra ben salda tra le mani, affondo con forza il lato appuntito nella nuca del primo.

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Gli altri si girano verso di me, stupiti. Non lascio loro il tempo di capire. Colpisco un secondo in pieno volto, fracassandogli naso e zigomi.

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In tre mi sono addosso … mi buttano a terra, ventre all’aria … La pietra mi cade di mano … Sento dei denti serrarmi un polpaccio … Il più grosso mi tiene a terra con le ginocchia … Apre la bocca …

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A questo studio seguirà prossimamente una stesura a puntate dell’interessante “Una pagina al giorno”. Con la collaborazione dell’autore i puntini sospensivi saranno eliminati e sostituiti da periodi ristrutturati.

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Risposte ai Tag – Animali con pelo (gatto)

Disegnare un animale provvisto di un pelo, anche un peluche, è molto semplice adoperando la Sfocatura, nella finestra Riempimento e contorni.

Questo è il disegno finale di un gatto bianco.

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Inizio disegnando il contorno del gatto. Coloro la superficie ottenuta con il bianco.

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Dopo alcune prove decido di disegnare più parti del gatto e poi assemblarle. Ciò per controllare meglio la sfocatura delle varie parti.

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Considerando che la Sfocatura dipende dalla grandezza della superficie, l’applico in maniera diversa sulle varie superfici.

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Disegno gli occhi e il musetto,

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li riduco un poco e li sistemo sulla testa del gatto.

GattoFin

Noto che la Sfocatura annulla la linea di contorno delle superfici, in tal modo dà più risalto al pelo. Le linee non subiscono variazioni, guarda quella che determina l’interno dell’orecchio.

Per rendere più deciso il pelo, duplico più volte l’immagine. Il numero rappresenta le volte che ho duplicato, selezionando e con  Ctrl + D.

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Osservo come il pelo aumenta mitigando i contorni delle superfici.

Provo con un gatto a tre colori.

Non descrivo il procedimento in quanto è lo stesso che ho applicato al gatto bianco.

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Osservo che nelle duplicazioni la superficie del gatto si ingrandisce come se il pelo si allungasse.

Provo con un “gattone”.

Dopo aver disegnate e assemblate le parti, coloro adoperando i colori classici della tigre.

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Le parti con il pelo bianco le ho ricavate da una superficie disegnata (vedi coda), ho ridotto lo spessore della linea di contorno a 0.400, applicato il colore chiaro (con il contagocce), ho portato la sfocatura a 5.0. Sulla superficie bianca ho disegnato le striature del pelo.

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Ho colorato con il colore più scuro e l’ho sfocato sempre a 5.0

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Ho disegnato le altre parti del pelo scuro, duplicandole, riducendole, ruotandole e le ho distribuite sull’intero corpo del tigrotto.

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Riducendo l’immagine migliora l’effetto pelo perché diminuisce la sfocatura. Volendo elaborare un disegno molto grande e dopo ridurlo.

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Dedicato a Missi – Maledizione

Ho illustrato un simpatico e pregevole testo di Antonio Bacardi.

Maledizione è ciò che ha colpito me.
Missi, mi manchi.
Amore per me era una parola di cinque lettere nella definizione sciocca di un cruciverba: Si giura quello eterno, 7 verticale, cinque lettere, appunto. Stronzate per creduloni irretiti da una femmina in ovulazione, dicevo a chi festeggiava san Valentino. Al diavolo, il 7 verticale ha fregato pure me.    Devo ritrovarla, non riesco a fare nulla se non pensare a lei e perché mi ha abbandonato. In silenzio, com’è ora la mia casa, vuota e silenziosa.

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Sembra ieri quando me la sono trovata davanti nell’androne del palazzo, ci siamo scambiati un fuggevole sguardo, poi presi l’ascensore e lei rimase lì, con l’aria indifferente, fino a che le porte si chiusero.

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Quando arrivai al piano e le porte si riaprirono, ci mancò poco che non mi venisse un colpo. Lei era sul pianerottolo e mi fissava, le passai di lato e aprii la porta del mio appartamento, la richiusi. Lei restò fuori.

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Tutto avrei immaginato, ma non di sognarla, svegliarmi sudato e correre ad aprire la porta per rivederla.
E lei c’era. La feci entrare, e da allora so cosa significa amore.

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Ma settantasette giorni fa se ne è andata come era venuta, all’improvviso. Da allora passo le notti in macchina a cercarla, spero sempre di scorgerla in strada, o affacciata a un balcone. Le piaceva tanto guardare il mondo di sotto, abbiamo passato intere notti insieme a guardare le strade vuote e poco illuminate. Se mai saprò che è andata a vivere con un altro, l’ammazzo. Ammazzo entrambi, prima lui e poi lei … no, lei no. La riporterò a casa, sul nostro balcone a guardare le strade. A dormire vicino, a rispondere alle mie carezze, e io alle sue necessità.

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– Allora, idiota! Vuoi muovere o no quel catorcio di macchina.
– Fottiti, stronzo.
Un altro imbecille che non sa cosa significa l’amore.

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Il cellulare vibra.
– Pronto.
– Il signor Bacardi.
– Io.
– Forse la disturbo, è lei quello dell’annuncio per Missi?
– Sì, mi dica, sa qualcosa?
– È qui sotto casa mia. Ha il collarino con il suo nome …
– Oddio, l’ha trovata. Mi dia l’indirizzo che arrivo subito.
– Guardi che ha avuto quattro cuccioli …
– Non si preoccupi, mi occuperò di loro come ho fatto per lei.

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http://disegnaredaadulti.com/2014/12/04/elenco-racconti/

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Il castello – Il banchetto

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Risposte ai Tag – Angolo di una stanza (tecnica)

Per non avere una deformazione dei primi piani, conviene che i punti di fuga siano per lo meno a una distanza minima corrispondente a tre volte l’altezza dello spigolo d’angolo.

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Disegnate le due pareti, se preferisco un pavimento a piastrelle quadrate o rettangolari utilizzo i punti di distanza (M).

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Provo a disegnare una carta da parati, duplicando una striscia che ho disegnato sulla parete, procedo nel disegno sulla carta.

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Riporto la striscia sulla parete che duplico, spostandola e ingrandendola con la freccia inferiore destra della selezione. L’ingrandimento si adatta bene alle linee di fuga.

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Lo stesso metodo che ho adoperato per posizionare la nuova striscia di parato è valido per riportare sul prospetto di un fabbricato le finestre.

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Duplico la finestra e la posiziono con l’angolo in alto a destra sulla linea di fuga superiore.

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Agendo sulla freccia della selezione inferiore destra, riporto la finestra sulla linea di fuga inferiore.

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Se le linee di fuga sono altre, devo prima adattare le parti della finestra, agendo su i nodi.

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Posso duplicare la finestra nella nuova posizione, ripetendo il metodo.

 

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Riprendo l’angolo della stanza.

Duplico una striscia del parato, la rifletto orizzontalmente.

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Completata la parete, disegno il vano di un balcone.

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Completo il disegno del balcone.

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Decido un pavimento di colore uniforme. Posiziono un rettangolo per disegnare un divano.

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Duplicato il rettangolo e le linee di fuga, procedo al disegno del divano.

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Aggiungo una poltrona, riducendo il disegno del divano, un tavolino e un lume d’angolo.

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LAfa10 – Al Lunapark (a colori)

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