La vera eternità – (illustrato)

Ringrazio l’amica Valeria per la valida premessa, senza la quale il racconto sarebbe stato incomprensibile.

“La vera eternità”, di Dino Rotoli, è un breve spin-off di fantascienza, basato sul romanzo “Livido” di Francesco Verso, pubblicato nel 2013 dalla Delos Books.

Selezionato da Francesco Verso durante il contest “Nel segno di Livido”, organizzato dalla Writers Magazine Italia, “La vera eternità” riprende i personaggi di Peter e Alba, protagonisti del romanzo.

Di seguito una biografia di Francesco Verso e la premessa al racconto.

 Francesco Verso, romano, si fa notare nel 2004 con il romanzo di fantascienza “Antidoti Umani” finalista al Premio Urania. Lo vince nell’edizione del 2008, con il secondo romanzo “Il fabbricante di sorrisi”, pubblicato dalla Mondadori con il titolo “e-Doll”.

Il suo terzo romanzo, “Livido”, lo consacra tra le voci più interessanti della fantascienza italiana. Vincitore del Premio Odissea 2012, vanta nel suo palmares anche il Premio Cassiopea e il Premio Italia, conquistati entrambi nel 2014. Nello stesso anno, “Livido” sbarca all’estero, grazie alla casa editrice australiana Xoum che lo ripropone tradotto per il mercato anglofono.

 Di cosa parla “Livido”? Di amore, di spreco, di sacrificio e trasmigrazione dell’anima.

La storia di Peter e Alba è ambientata nel futuro, in una megalopoli invasa dai rifiuti.

Colle Vasto, imponente discarica che domina la città, appesta l’aria con i suoi miasmi.

Il giovane Peter Pains, monco di un braccio e una gamba, lavora proprio sulla montagnola, setacciando la palta alla ricerca di rifiuti riciclabili da rivendere a una società. Guadagna pochi K e trascorre il tempo libero a contemplare la donna di cui è segretamente innamorato: Alba, la proprietaria dell’agenzia viaggi Cieli Boreali.

Slanciata, bellissima, la ragazza sembra una dea scesa sulla Terra.

Un tempo era umana come tutti, ma grazie a una procedura innovativa, la sua coscienza è stata trasferita dentro un corpo artificiale, dalle fattezze sublimi e capacità superiori.

Ha iniziato così una nuova vita. Da nexumana.

Nessun crimine, nessun dolore, nessuna malattia. Nessun bisogno di temere la morte.

I nexumani possono essere smembrati, distrutti, ma è sufficiente trasferire una copia della loro coscienza in un nuovo corpo sintetico, per riaverli indietro.

O, forse, per riavere indietro un loro clone.

La condizione nexumana è però riservata a pochi e questo suscita l’odio dei normali.

Una sera, un branco di ragazzi aggredisce Alba, la disattiva e la smonta, gettandone via la testa.

Intercettando il segnale radio emesso dal pezzo, Peter lo ritrova sepolto tra i rifiuti.

Folle per il dolore, e sostenuto dallo scienziato Ion, si lancia alla ricerca delle altre parti di Alba, mente inclusa, per ricostruirla daccapo.

 

Il racconto “La vera eternità”, di Dino Rotoli, si pone temporalmente dopo questi fatti e può quindi essere letto come un finale alternativo del romanzo “Livido”, o meglio, una riflessione sul tema della nexumanità: la trasmigrazione in un corpo sintetico è davvero l’ultimo gradino dell’evoluzione umana? Oppure il nostro destino è un altro?

Valeria Barbera aka Recenso

La vera eternità

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Il boccone ha uno sapore strano ma la sostanza è quella giusta al mio bisogno. Chiudo la bocca e la memoria torna alla mia vita felice, finalmente con il ragazzo che mi ama da anni.

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Da quando ho ripresa l’attività ai “Cieli Boreali” gli affari vanno bene. Il turismo è ancora l’attività preferita dai nexumani. E anche da alcuni benestanti umani.

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Poi il mio mondo è crollato. Peter ha contratto una grave infezione ai polmoni, anche se ha smesso da mesi il lavoro tra i rifiuti. Si è curato di nascosto. Ma quando è stato necessario il macchinario per la respirazione, non ha potuto tacere.

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Ho accumulato un po’ di K, gli ho proposto di lasciare il suo corpo e diventare un nexumano. Ma la risposta è stata: – Alba, amore mio. Non posso. Sono un umano e da umano voglio morire. Sul palmare troverai il perché.

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È peggiorato in pochi giorni. I non assicurati sono mal curati. Lasciati morire da medici e infermieri poco validi.

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Nel suo palmare ho visto tutte le registrazioni dei discorsi con Ion, sulla reincarnazione. Il suo amico è stato il maestro spirituale. Ho capito perché era calmo il suo pensiero sulla morte. È nella natura rivivere con un’altra identità la metempsicosi.

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Mi sono accorta che tra i nexumani comincia a esserci qualche problema di “noia” esistenziale. Ho caricato molti file dal palmare di Peter in rete e lanciato il “seme”. Ho anche pubblicata la mia decisione.

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Stamattina all’alba la Squadra Anticrimini verrà a prendermi, per ritardarla ho la testa fasciata di carta d’alluminio, in tasca un disturbatore di onde. Ora il palmare vibra, mi hanno localizzato ma non hanno più tempo.

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Non sono sicura se la mia morte sarà normale. Non so se la mia mente è una copia indipendente. Spero sia un clone collegato.

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Il count down del boccone esplosivo sta per finire. Sento le gambe sprofondare nella palta. Il cumulo di rifiuti già mi accetta. Questa volta non sarà la testa a essere sepolta ma solo il corpo. Ho capito. La vera eternità è la morte.

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Eclissi

Ho tentato, con la maschera da saldatore, di fotografare l’eclissi di sole. Ma … il sole è diventato una stella doppia, l’eclissi non c’è e ci sono io, ovvero il cappello, due dita, un po’ di capelli e, bellissima, la camera fotografica.

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La pioggia

I racconti del cassetto

Questo racconto, scritto anni fa, l’ho preso dal “cassetto”. Ancora altri attendono di essere revisionati e illustrati. 

Quella Domenica mattina le nuvole erano strane, non tanto come forma ma come colore. A un primo sguardo sembrava crema ma, fissandolo con maggior attenzione, il giallo era color polenta.

Vagabondava per casa spostandosi da una finestra all’altra per meglio osservare il cielo. Fu così che quando iniziò la pioggia si accorse della stranezza: le gocce che cadevano sulla strada si spiaccicavano in maniera strana sull’asfalto, proprio come se fosse  polenta.

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Divoratore di notizie televisive subito si trasferì sulla poltrona predisposta per il televisore, accese l’apparecchio, comparve la presentatrice ma non l’audio. Le ultime notizie scorrevano nei sottotitoli: tangenziale a traffico limitato per incidente – una madre non riconosce il proprio figlio – strano fenomeno atmosferico colpisce la nostra città.

Non lesse altro. Troppo misera la notizia proporzionata al suo interesse, ritornò alla finestra.

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Lo strato di “polenta” andava crescendo tanto che sulla via le persone avevano difficoltà a muoversi, sembravano camminare sulla colla. La pastrocchia rimaneva attaccata sotto la suola delle scarpe e ogni volta che il piede posava per terra lo strato aumentava.

Sugli ombrelli, sui cappelli e anche su i capelli di qualche temerario lo strato polenta era sempre più consistente.

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Una voce risuonò alle sue spalle, aveva lasciato il televisore acceso. Si spostò velocemente sulla poltrona, ora c’era l’audio ma non il video.

Attenzione, attenzione i cittadini sono invitati a non uscire di casa. La strana pioggia che sta colpendo la nostra città risulta nociva per alcune sostanze. Per la vostra sicurezza continuate a seguire i prossimi comunicati.

Il secondo comunicato, poco dopo, fu ancora più allarmante: Attenzione è stata individuata la sostanza allergica alla pioggia sembra si tratti del metallo.

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Il terzo comunicato non fu trasmesso. lo schermo trasmetteva solo l’effetto neve. La pioggia fuori la neve dentro, pensava, ma non era il caso di cogliere la freddura.

Si spostò di nuovo alla finestra, le antenne, le ringhiere e i comignoli del palazzo di fronte si scioglievano, ovvero si fondevano sotto la pioggia.

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Aveva bisogno di notizie e accese la radiolina a pile, perché proprio in quel momento la corrente elettrica andò via.

Attenzione, attenzione.. sembra che qualsiasi sostanza è attaccata, in maniera distruttiva, dalla strana pioggia. Anche la radio zittì.

Vide anche la maggiore difficoltà dei pochi arditi viandanti che si muovevano, o meglio si trascinavano su un impasto che copriva tutto, nascondendo marciapiede e strada.

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Corse alla finestra, qualcuno dei viandanti si muoveva ancora lentamente a quattro zampe ma non aveva più i piedi, a qualcuno iniziavano a sparire anche le mani. Tutto accadeva senza sangue, prima le parti poi l’intero corpo si dissolveva nella sostanza appiccicosa.

Sentì un rumore viscido e leggero alle sue spalle,  nell’angolo del soffitto colava la “polenta”.

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Una pagina al giorno (studio e tecnica)

Questo secondo studio è relativo ai personaggi di “Una pagina al giorno” racconto giornaliero di Daniele Conventi.

Dalla descrizione dell’autore: … “Loro corrono, nudi, sudati, ansanti, coperti solo da un leggero strato di peluria…”

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Dettaglio dei visi:

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Altri del gruppo

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Giulia, nome attribuito dal protagonista Angelo

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Tecnica di esecuzione del viso

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Inizio dall’occhio

Con Disegna tracciati e … passo ai “Nodi” e modifico il triangolo in curva, elimino il nodo superiore e rettifico la curvatura attraverso i Pallini dei nodi. Duplico e capovolgo.

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Continuo con l’iride e il diaframma.

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Con lo stessi metodo dell’occhio disegno le labbra.

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Disegno i denti che rettifico con i nodi, duplico e compongo le arcate dentali.

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Coloro la bocca e inserisco i denti.

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Disegno la forma del viso e, con il filtro “Rugosità/Pelle goffrata”, ottengo l’effetto voluto.

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Chiudo con i capelli. Disegno metà capigliatura, rettifico con i nodi, coloro, duplico e rifletto orizzontalmente.

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Compongo l’insieme.

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LAfa11 – La cuginetta

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– Ha telefonato mio fratello, domani viene a trovarci.

– Vorrà qualche piacere, si fa vedere solo quando ha bisogno di noi.

– Hai ragione ma è il mio unico fratello, lo accontenteremo anche stavolta.

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– Buongiorno cari.

– Ciao. Ti trovo bene. Non mi dire che lei e Cugi. Come è cresciuta? Ormai è una signorinella.

 – Come sta tua moglie? Sono anni che non la vedo. La volta scorsa sei venuto  da solo a lasciarci la bimba, per il vostro viaggio in America.

– Anche questa volta ve la lascio, andiamo in crociera e non voglio far perdere giorni di scuola a Cugi. Prometto che verrò a riprenderla insieme alla mamma.

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– Ragazzi vi affido Cugi. Vi occuperete voi della cuginetta.

– Ciao Cugi. Come sei diventata grande?

– Sei diventata: meno capricciosa? L’ultima volta ci hai fatto impazzire.

– E tu come sei diventato bello. Non ti preoccupare, sono diventata brava. Ti tratterò benissimo.

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– Buongiorno dormiglione.

– Ma … ma che vuoi? – È l’alba. Già sei sveglia?

– Fammi un po’ di posto, mi riaddormento insieme a te.

– Ma no. Che dici? Tornatene a letto.

– Perché? L’altra volta dormivamo spesso insieme. Ti ricordi io avevo paura.

– Sì, mi ricordo. Ma eri piccola. Di notte ti svegliavi e volevi una favola, altrimenti mi tiravi i capelli e mi pizzicavi come una pazzarella.

– Ora non voglio più le favole.

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– Stasera mi chiudo a chiave. Stamattina all’alba ho dovuta cacciare dalla stanza quella spostata di tua cugina Cugi. Voleva dormire con me.

– Ma che dici? Ti sarai sbagliato o frusciato. È ancora piccola, forse scherzava.

– Scherzava tanto che aveva anche iniziato a togliersi quel poco che aveva addosso. La … ragazzina!

– Che ridere! Hai avuto paura?

– Paura? No. Preoccupazione sì, mi manca solo un’accusa di violenza su minore.

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– Ieri non mi hai dato il bacio della buonanotte, stasera me lo devi dare. Zia, domani può venire a studiare con me un mio compagno di classe, che abita qui vicino?

– Certo cara.

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– Bravi! Così studiate? Da domani, ognuno a casa propria.

– Signora ma io …

– Niente ma. Ora fila via o finisce male.

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– Finalmente è tornata la tranquillità. Mi sono accorta che Cugi, di giorno, provocava e perseguitava anche tuo fratello oltre al compagno di classe.

– Veramente, aveva cominciato di notte.

– Di notte? Addirittura.

– Perché cosa è successo?

– Niente, niente. Continua a leggere: Tanto voi maschi non vi accorgete mai di nulla.

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Una pagina al giorno – (studio)

Da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi

Essendo il testo originario molto lungo, i puntini sospensivi simboleggiano gli omissis.

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Cinque persone corrono nude in una landa desolata.

Il sole è uno spettro pallido dietro banchi di nubi grigie e malsane. Il calore è asfissiante, costante … La terra è un deserto secco, screpolato … Loro corrono, nudi, sudati, ansanti ,,, Quattro sembrano far parte di uno stesso gruppo. Si muovono quasi all’unisono all’inseguimento dell’estranea …

La quinta sembra una ragazza. Ha i capelli neri, lunghi, stopposi e sporchi … Non è in forma. E’ magra … scheletrica … unica rotondità è lo stomaco …

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Uno di loro si stacca dal gruppo con uno scatto. Sta dando fondo a tutte le sue energie ma non gli importa. Con un urlo feroce si lancia contro la ragazza. La afferra per un braccio. Le pianta le unghie nel polso, spillandole sangue. Lei urla sorpresa.

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Cade a terra. Lui le è sopra … Lei cerca di divincolarsi, ma l’uomo le blocca la schiena con il peso del corpo. Una mano le serra il braccio ferito, scavando con le unghie nell’esile polso. L’altra mano le spinge la testa a terra, facendole respirare sabbia e sangue.

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Poi lui spalanca la bocca.

L’uomo, in preda  a un bisogno istintivo, serra i denti sulla spalla della ragazza. I canini affondano nel muscolo fino a toccare l’osso, mentre sangue caldo gli inonda la bocca. Poi strappa, con un colpo secco, un brano di carne.

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… Gli altri le sono arrivati intorno e vogliono la loro parte.

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E’ quando si abbassano verso di lei, tentando di unirsi al banchetto, colpisco.

Con la pietra ben salda tra le mani, affondo con forza il lato appuntito nella nuca del primo.

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Gli altri si girano verso di me, stupiti. Non lascio loro il tempo di capire. Colpisco un secondo in pieno volto, fracassandogli naso e zigomi.

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In tre mi sono addosso … mi buttano a terra, ventre all’aria … La pietra mi cade di mano … Sento dei denti serrarmi un polpaccio … Il più grosso mi tiene a terra con le ginocchia … Apre la bocca …

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A questo studio seguirà prossimamente una stesura a puntate dell’interessante “Una pagina al giorno”. Con la collaborazione dell’autore i puntini sospensivi saranno eliminati e sostituiti da periodi ristrutturati.

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Risposte ai Tag – Animali con pelo (gatto)

Disegnare un animale provvisto di un pelo, anche un peluche, è molto semplice adoperando la Sfocatura, nella finestra Riempimento e contorni.

Questo è il disegno finale di un gatto bianco.

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Inizio disegnando il contorno del gatto. Coloro la superficie ottenuta con il bianco.

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Dopo alcune prove decido di disegnare più parti del gatto e poi assemblarle. Ciò per controllare meglio la sfocatura delle varie parti.

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Considerando che la Sfocatura dipende dalla grandezza della superficie, l’applico in maniera diversa sulle varie superfici.

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Disegno gli occhi e il musetto,

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li riduco un poco e li sistemo sulla testa del gatto.

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Noto che la Sfocatura annulla la linea di contorno delle superfici, in tal modo dà più risalto al pelo. Le linee non subiscono variazioni, guarda quella che determina l’interno dell’orecchio.

Per rendere più deciso il pelo, duplico più volte l’immagine. Il numero rappresenta le volte che ho duplicato, selezionando e con  Ctrl + D.

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Osservo come il pelo aumenta mitigando i contorni delle superfici.

Provo con un gatto a tre colori.

Non descrivo il procedimento in quanto è lo stesso che ho applicato al gatto bianco.

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Osservo che nelle duplicazioni la superficie del gatto si ingrandisce come se il pelo si allungasse.

Provo con un “gattone”.

Dopo aver disegnate e assemblate le parti, coloro adoperando i colori classici della tigre.

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Le parti con il pelo bianco le ho ricavate da una superficie disegnata (vedi coda), ho ridotto lo spessore della linea di contorno a 0.400, applicato il colore chiaro (con il contagocce), ho portato la sfocatura a 5.0. Sulla superficie bianca ho disegnato le striature del pelo.

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Ho colorato con il colore più scuro e l’ho sfocato sempre a 5.0

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Ho disegnato le altre parti del pelo scuro, duplicandole, riducendole, ruotandole e le ho distribuite sull’intero corpo del tigrotto.

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Riducendo l’immagine migliora l’effetto pelo perché diminuisce la sfocatura. Volendo elaborare un disegno molto grande e dopo ridurlo.

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