Lo specchio del nonno di Aldo – 1

Quando ero bambino, nello salotto di casa vi era un grande specchio che mio padre aveva portato dalla casa paterna: Lo specchio del nonno così lo chiamavamo. Era piuttosto rovinato, alcune macchie apparivano sulla sua superficie. La mia fantasia ci vedeva personaggi e scene varie. Ricordando lo specchio ho scritto il racconto, chiamandolo con il suo nome “Lo specchio del nonno”.

Primo giorno – parte 1

Aldo sente la testa girare poi un leggero sbandamento, come una capovolta, quasi che fosse finito a testa in giù, pianta bene i piedi a terra e riprende stabilità. Una cosa certamente è molto cambiata, non c’è luce ma solo una leggera penombra. I suoi occhi si abituano presto alla poca luce. Guarda a terra proprio avanti ai suoi piedi, osserva il pavimento formato da mattonelle chiare e scure composte a scacchiera, gli sembra abbastanza eguale. Aguzza maggiormente lo sguardo, le mattonelle sono proprio rosse e nere, dunque è proprio lo stesso. Allora è solo un capogiro. 

Alza lo sguardo e si accorge che è notte perché dalla finestra alla sua sinistra entra un leggero chiarore.

La finestra è una differenza. Si gira verso destra e vede la porta. Muove alcuni passi, si avvicina alla porta e cerca l’interruttore della luce, deve cercarlo perché lo ricorda dall’altro lato della porta, lo spinge e la luce si accende, si tranquillizza. L’interruttore gli sembra familiare ma qualcosa è strana, allora capisce, lui lo ricordava molto in basso invece è posto più in alto anche la maniglia della porta gli sembra più in alto. Si gira lentamente, strano tutto gli sembra un poco alto solo il pavimento è identico, il resto della camera e dell’arredamento è simile ma anche diverso. La carta del parato ha un disegno a fiori rossi su fondo bianco, prima i fiori erano bianchi su fondo rosso. Le differenze cominciarono a essere chiare. Non solo il balcone è una finestra, ma si trova sulla parete opposta rispetto alla porta. O forse è la porta che è in posizione diversa? Ma anche il letto, l’armadio e la scrivania sono in posizioni diverse o semplicemente opposte.? Esatto. Ma allora anche il pavimento ha le mattonelle alternate in maniera opposta, in questo caso è più difficile se non impossibile a capirlo. Il letto, l’armadio e gli altri arredi sono simili ai suoi, ma non tutti opposti. Il grande specchio alla parete ora è alla sua sinistra, ovviamente gli sembra molto uguale. Uno specchio che differenza può avere? Riflette solo le immagini.

Improvvisamente gli è tutto chiaro: le immagini sono riflesse, cioè opposte. Ma, allora perché la finestra sostituisce il balcone? Forse, nello specchio, l’immagine della finestra è ancora un balcone. Si avvicina allo specchio per controllare. No. la finestra è una finestra.

È allora che nello specchio vede la bambina.

Si immobilizza, poi si gira di scatto per vedere ma nella stanza la bambina non c’è, riguarda nello specchio e quando si accorge che anche la bimba aveva girato la testa, vacilla. La testa questa volta gli gira nella mente e cade svenuto.

L’immagine riflessa era la sua.

Per molto tempo non riprende conoscenza dallo svenimento, forse, passa al sonno. Poi si sveglia ma non si muove, è molto lucido, si ricorda tutto. Anche della bambina.

Come sua abitudine cerca di razionalizzare l’accaduto, nota che dalla finestra entra più luce, forse albeggia. Muovendosi pian piano carponi, si avvia verso la finestra. Per il momento, pensa di non guardare nello specchio, prende tempo per capire qualcosa di più. Molto più consapevole non si spaventa né quando si accorge che le sue mani, da maschio adulto, sono diventate piccole e delicate, né quando si vede le gambe da fuori, ha un vestitino corto di colore azzurro pastello. A lui il colore azzurro pastello piaceva molto, infatti aveva un maglione di questo stesso colore, lo indossava prima della trasformazione.

Si sente molto calmo e pronto a tutto. Si alza dalla posizione carponi e apre la finestra con facilità anche se la maniglia è un poco più in alto. Si affaccia alla finestra senza sporgersi troppo, ovviamente non può data la sua nuova statura.

Osserva dalla finestra, tutto è molto diverso. Se lo aspettava. Dalla finestra lui vede una quiete campagna verde, con campi coltivati e con piccole case coloniche in lontananza. All’orizzonte verdi colline definiscono il panorama. Nota anche che la finestra è a un piano basso, primo o forse appena rialzato. Sente il cinguettio di molti uccellini, un lontano abbaiare di un cane e l’eco di più galli che si annunciano il nuovo giorno. Altro che caos del traffico mattutino, autobus e camion che transitavano sulla strada costiera sotto al suo balcone che ogni mattina. malgrado l’ottavo piano, gli dava una “bucolica” sveglia cittadina. Attratto dal paesaggio, non si accorge che la porta è stata aperta. Trasalisce quando sente una voce di donna alle sue spalle.

– Odla! Odla sbrigati. Ancora non sei vestita? Dai fai presto, devi fare merenda.

Si gira lentamente ma non tanto da non vedere una donna bionda, con i capelli lunghi raccolti a coda da un nastro rosso, che lascia la stanza richiudendo la porta.

Rimasto solo riprende coraggio.

La donna, nella fugace apparizione, ha posto sul tavolo un vassoio di legno nel mezzo del quale troneggia una grossa ciotola bianca e verde, circondata da strane forme di pane o forse biscotti. Si avvicina al tavolo, capisce che deve fare colazione, così gli è stato detto, e poi prepararsi, ovviamente vestirsi. Lo capisce per intuito e anche per una strana percezione di un linguaggio che conosce poco ma che, a pensarci bene, capisce.

Sogno o realtà ormai aveva un ruolo, decide così di affrontarlo con fermezza e anche per necessità, aveva anche fame. I biscotti sono molto saporiti inoltre sono tiepidi così come il latte, quest’ultimo anche se bianco e senza zucchero è denso e squisito. Mentre consuma velocemente la colazione nota che la sedia, vicino al letto, ha sulla spalliera alcuni vestiti ben sistemati. Ai piedi della sedia due scarpe rosa con la suola di gomma nera.

Mangia tutti i biscotti e chiude la merenda con un lungo sorso di latte, ancora tiepido. Si alza e si dirige verso gli abiti che deve indossare ma si ferma, ha bisogno di urinare.

Apre piano la porta, si trova su un ballatoio con altre due porte sulla destra e una sulla sinistra, si dirige deciso verso la porta di sinistra, quando aprendola la varca si trova proprio nel bagno.

La quasi comprensione del linguaggio, la scelta della porta e una sensazione strana del suo corpo sono, per un attimo nei suoi pensieri. Che il suo essere sia anche intriso di qualcosa dell’altro?

Il bagno è abbastanza simile al suo, sempre con le inversioni, il lavandino è piccolo, non c’è la doccia e al suo posto, si fa per dire, c’è la vasca da bagno, la finestra è molto grande con vetri non opachi. È in campagna e non ha notato alloggi di vicini.  

Questo lo pensa mentre è seduto sul water, istintivamente stava urinando seduto, erano anni e anni che non lo faceva. Forse la sua ultima volta era stata quando aveva due o tre anni. Si alza, si tira su le mutandine che si è trovato intorno ai piedi nudi che fino ad allora non aveva notato. Raggiunge il lavandino e si guarda allo specchio. È una bambina bionda come la donna che ha visto nella camera, i suoi capelli non sono molto lunghi, gli occhi sono azzurri e la carnagione del viso molto chiara. Non si dilunga molto a osservarsi, si lava velocemente le mani e il viso, deve fare presto intuisce che la forse “madre” è decisa e abbastanza autoritaria. È meglio tenersela amica.

Non ha dubbi sull’osmosi dei due personaggi quando si trova ad asciugarsi il viso con l’asciugamani verde, scelta tra le presenti nel bagno, ma vuole controllare palpeggiando le altre due. Sono umide cioè già usate quella mattina. Con una spazzola, trovata sulla mensola dello specchio, si pettina. E i denti? Non li ha lavati. Gli spazzolini sono in bella mostra in un contenitore trasparente. Lo sa, il suo è quello bianco ma è tardi e, come faceva da piccolo, sciacqua i denti sotto l’acqua corrente. Corre nella stanza, si toglie la camicia da notte azzurra e indossa i panni pronti sulla sedia: una maglietta a strisce rosse e bianche, una gonna rosa, un paio di calzettoni e le scarpe con la suola di gomma nera. Sulla sedia c’è una cartella con la tracolla e un cappello con pompon rosso, li prende e di corsa si precipita per le scale.

Non ha il tempo per osservare il piano inferiore perché la donna bionda l’apostrofa: – Finalmente, ogni mattina é la stessa storia. Attenta al passaggio a livello e non divertirti ad andare con le ruote nei fossi. Stamattina tuo padre, prima di uscire, ha gonfiato le gomme della bicicletta.

Pensa ha di nuovo un padre che bello. Ma di brutto è il fatto che lui non sapeva andare in bicicletta. Vede la porta, saluta con la mano, per non incorrere in errori di linguaggio ma la mamma lo ferma. – Cos’è questa novità? Non mi saluti con un bacio stamattina?

Torna sui suoi passi e alzandosi sulla punta dei piedi scocca, sulla guancia della signora bionda che si è protesa verso la sua minore altezza, un caloroso bacio. Esce di corsa, si sente leggermente stimolato per il contatto, anche se leggero e semplice, con un bel pezzo di donna alta, bionda e giovane. La femmina da lui sempre preferita.

Vicino a un piccolo cancello di legno vede poggiata una strana bicicletta di colore azzurro. Indossa cappello e tracolla, sale sulla bicicletta, per sua fortuna è di piccolo formato e i suoi piedi arrivano a toccare terra. Decide di partire con un piede per terra e uno sul pedale. Ma deve scendere subito, non ha aperto il cancello.

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Serapo e Nettuno – 20

La luna è all’ultimo quarto, ancora tre giorni e Serapide, con il suo seguito, partirà per una nuova destinazione. I rituali nel tempio sono tutti terminati, rimane solo il commiato con i cittadini della città serapea. Manifestazione importante sarà la scelta delle future vestali, tra le bambine della città. Anche per questo rito è stata scelta Seopra, come sacerdotessa alla destra della dea, a sinistra siederà la prima sacerdotessa del tempio.

        La città serapea è costruita su una collina molto aguzza tanto, che da lontano, sembra che raggiunga il cielo. Il tempio, dal lato che si protende verso la città, ha una serie di terrazzamenti. Quattro volte all’anno sono destinati agli abitanti della città per seguire i riti stagionali.

       Anche altre manifestazioni si svolgono per ricorrenze particolari, la scelta delle future vestali è proprio una di queste.

      Per la presenza della dea Serapide, questa cerimonia può definirsi una delle più importanti, si svolge ogni quattro anni ed è attesa con molto interesse da ogni ceto cittadino. Le vestali non sono scelte in base all’origine familiare ma in base a caratteristiche personali, legate alla sensibilità e alla maturità mentale delle piccole cittadine, di appena sei anni. Nella stessa cerimonia, i genitori consenzienti affideranno alle sacerdotesse del tempio le fanciulle che, scelte quattro anni prima, sono state proposte come future vestali.

I preparativi per questa cerimonia cominciano quando è ancora notte, mentre le vestali iniziano anticipato il rituale dell’alba, alcuni gruppi di cittadini preparano con seggi, addobbi e tappeti il grande terrazzamento. Dalla stessa ora notturna, gli abitanti della città, indossati abiti da cerimonia, si incamminano, a piccoli gruppi, per prendere i posti a loro assegnati, secondo un cerimoniale prestabilito. I genitori delle bambine di sei anni avranno diritto alla prima fila, al centro tra i genitori delle fanciulle di dieci anni. Le bambine e le fanciulle non saranno con i genitori, ma sono tenute in gruppo, in uno spazio addobbato con tappeti bianchi, con lo stesso colore delle loro semplici tuniche. Di fronte a questi gruppi di genitori, siedono i notabili della città con al centro il principe e i suoi consiglieri. L’ultima a presentarsi è Serapide seguita dalle vestali persiane, dalle sacerdotesse e le vestali del tempio.

La cerimonia inizia con un’esibizione figurata e cantata da parte delle vestali del tempio. Seopra, che siede a destra della dea Serapide, ha così l’occasione di guardare bene tutte le fanciulle, quando nella danza sfilano e si inchinano leggermente a Serapide. Serapo non c’è. È la conferma di quanto le aveva detto Sarj. L’assenza dell’amica non la turba perché, in realtà, si era già rassegnata e non la cercava più, sarebbe stata una sorpresa se l’avesse vista.

Terminata la danza di apertura delle vestali, i cittadini consegnano a Serapide e alle sacerdotesse del tempio gli omaggi e i tributi. Gli omaggi sono prevalentemente costituiti da sete pregiate di vari colori, che i serapei hanno trovato sui mercati orientali o saccheggiate nelle loro conquiste, nei quattro anni di attesa della cerimonia, e di vasellame per il tempio; i tributi sono oggetti d’oro e pietre preziose. La consegna è effettuata dalle fanciulle di dieci anni, che non sono state scelte come future vestali, alcune sono accompagnate da i loro promessi sposi, altre, ancora non destinate a un proprio compagno, sono accompagnate da un fratello o cugino. Le donne dei serapei, dall’età di dieci anni in poi e fino allo stato di vedova o di “nonna”, devono essere accompagnate da un maschio della stessa famiglia: promesso sposo, sposo o parente stretto.

Questa cerimonia dura molto tempo perché ogni promessa sposa insieme al suo compagno, dopo la consegna degli omaggi, si inginocchia ai piedi della dea per avere la sua benedizione, che consiste in un bacio sulla fronte dato, per intercessa persona, dalle sacerdotesse poste ai lati della divinità.

La cerimonia continua poi con l’accensione del fuoco sacro su un grande tripode, che rimarrà acceso fino alla partenza di Serapide. Questo fuoco brucia nel suo interno un particolare incenso, intensamente profumato, che, portato da un costante vento divino, avvolge l’intera città purificandola e proteggendola da sventure.

La cerimonia è giunta a uno dei suoi principali momenti, la consegna delle fanciulle, destinate a vestali, alle sacerdotesse del tempio. Questa cerimonia è condotta dalle vestali persiane, sono loro che sistemano le fanciulle in fila le scortano al trono di Serapide. La dea scende incontro alle fanciulle e le bacia sulla fronte, poi per mano, due alla volta le consegna alla sacerdotessa della sua sinistra. La sacerdotessa, dopo averle a sua volta baciate sulla fronte, le sistema alla sinistra del trono.

        Le stesse persiane conducono le bambine di sei anni a Serapide, la dea le accoglie stando sul trono, prende la loro piccola mano tra la sua, provando così la resistenza al calore e alla devozione. Il gruppo di bambine di sei anni è elevato, sono più di sessanta, di esse solo dodici sono scelte dalla dea e consegnate a Seopra, che le raggruppa alla destra del trono. Sarà lei, aiutata dalle vestali persiane, a riconsegnarle ai genitori al termine dell’intera manifestazione, ai quali, oltre a comunicare la scelta darà loro consigli come allevare le bambine e seguirle nell’evoluzione della mente attraverso alcune semplici prove e soluzioni di piccoli enigmi.

L’ultimo atto della manifestazione è, ancora una volta, il canto e la danza delle vestali del tempio, ma questa volta non si svolge al centro del terrazzamento. Le vestali, divise in due gruppi, precedono e seguono i cittadini che ritornano alla città.

Dall’alba al tramonto dell’ultimo giorno di permanenza della dea al tempio, tutto si svolge come se la dea fosse già partita, ma è presente nei cuori e nella mente di tutte le vestali e delle sacerdotesse. Serapide e il suo seguito, negli alloggi a loro riservati, dedicano l’intera giornata alla meditazione e a semplici rituali.  Anche Seopra è invitata a partecipare, preludio di una partenza con Serapide.

Il rituale del tramonto, officiato sempre solo dalle templari, si svolge alla presenza della dea. Subito dopo, il corteo della dea si ricompone così come al suo arrivo e, dopo aver ritirato il braciere dall’ultimo patio, lascia il tempio mentre la nube azzurra si dissolve. Anche la partenza è salutata dalle vestali in piedi sui muretti del tempio e dai raggi azzurri che, dalle torce delle vestali, si innalzano verso il cielo. Il corteo si avvia verso il punto della collina dal quale era comparso. Raggiungerà poi la nave ancorata in una piccola e nascosta insenatura, lontana dalla spiaggia frequentata da Serapo.

La giovane sacerdotessa e la sua ancella sono sulla nave che va verso oriente, i preparativi per la partenza hanno stremato Sarj, che si è addormentata poggiandosi sulle gambe di Seopra.

Anche se la nave passa molto al largo, Seopra riconosce lo scoglio e la spiaggia … Serapo dove sarà? Forse è andata via con il suo amore, questa è, nel cuore dell’amica, l’unica speranza. Ma Serapo è la di fronte, chiusa nel loculo roccioso. Seopra è troppo lontana per vedere le tracce di una sventura che persistono sulla spiaggia, da sotto la roccia affiora un tridente spezzato, poco lontano una roccia a forma di serpente e, sulla parete della collina, una piccola caverna e una maschera di dolore.

Cento giorni durò l’amore.

Ogni cento anni, all’alba, dopo una notte di luna piena, la maschera di dolore si trasforma nel dolce viso di una fanciulla dagli occhi verdi e dai capelli pieni di stelle d’oro.  Nessuno sa se, in quel momento, una sirena e un dio affiorano dal mare, per essere presenti al magico fenomeno. 

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Serapo e Nettuno – 19

Appena fuori dalla grotta, il mare ritorna al suo naturale livello e porta con sé Sira e Nettuno lontano dalla riva. Nettuno, consapevole dell’intervento divino, solo Giove può osare contro di lui, impreca contro il padre degli dei contestando la sua interferenza sulla vita delle divinità, ma altro non può. Sira tenta di consolarlo ricordandogli di come il destino sia crudele, ma il dio non vuol sentire ragione, per lui Giove forza a modo suo il destino, approfittando del suo ruolo divino, comportandosi così piuttosto male come “padre degli dei”.

La frana ha travolto Serapo ma Giove, molto sensibile alla bellezza femminile, non permette la distruzione delle membra della fanciulla. La roccia forma così un pietoso sarcofago intorno al corpo di Serapo, preservandolo per l’eternità dalla decadenza.

Il dolore della fanciulla però sfugge al controllo di Giove e affiora sulla roccia, vicino a una piccola grotta che è rimasta all’esterno, sotto forma di una maschera sfigurata e sofferente che nulla più ha di umano.

La cerimonia di iniziazione è quasi alla fine, le fanciulle dopo aver eseguito alcune prove differenziate secondo il livello raggiunto, sono pronte per il rituale collettivo che vede impegnate nel ruolo di sacerdotessa Seopra e Praseo che, di fronte alle dodici fanciulle vestali da iniziare, officiano un rito propiziatorio. Le altre otto fanciulle, destinate a ruoli minori, accudiscono, porgendo gli oggetti sacri necessari per la funzione.

Terminato il rito propiziatorio Serapide, accudita dalle sacerdotesse e dalle istruttrici, esegue il rituale di nomina a sacerdotessa di Seopra e Praseo. Accade raramente che nel primo giorno dei rituali alcune vestali siano elevate a rango di sacerdotesse.

Quando la dea stessa poggia sul capo di Seopra il diadema prezioso, simbolo dell’alto rango, la fanciulla ha un leggero giramento di testa. Lei crede che sia l’emozione, ma Serapide sente altro: l’intervento divino ha sistemato la situazione incresciosa.

Dopo la posa del diadema Serapide bacia sulla fronte le due nuove sacerdotesse e tempra e rinforza, con un gesto delle mani sul loro capo, il loro potere mentale.

La cerimonia si conclude con la scelta, da parte delle due nuove sacerdotesse, di una ancella personale che seguirà e accudirà la loro persona.

Seopra osserva con attenzione le otto fanciulle, la settima attira la sua attenzione per gli occhi azzurri e i capelli neri, la somiglianza non è proprio molta, forse non lo è perché … manca la coda! La scelta è immediata, la fanciulla Sarj, questo è il suo nome, è felice. Sorride e si inchina alla sua padrona. Rispetto ai compiti minori quello dell’ancella di una sacerdotessa è il più ambito, perché è meno servile e comporta maggior rispetto dalle altre ancelle e anche dalle vestali, per devozione alla sacerdotessa stessa.

Il sole è pronto a levarsi dal mare, la cerimonia dell’iniziazione è terminata e in fila tutte le fanciulle, con Serapide e le sacerdotesse, comprese le due nuove, raggiungono il patio per il rito mattutino del sole. Il rito, con la presenza della dea Serapide, non è molto diverso dal solito, è solo più approfondito e dura più tempo.

Seopra non si accorge dell’assenza di Serapo, la sua mente è lontana e i suoi pensieri sono in Serapide. La sua personalità si è modificata. Anche il nuovo ruolo di sacerdotessa, che soddisfa pienamente la sua ambizione, le comporta una gioia interiore che l’allontana ancor più dalla realtà.  È la più giovane tra le sacerdotesse, è la più determinata e convinta ma anche la più modesta ed è molto benvoluta, per questa sua innata qualità, dalle vestali persiane con le quali trascorre i pochi momenti liberi.

La prima settimana di festeggiamenti è volata via, l’impegno continuo nei rituali, le feste in onore della dea e la partecipazione della dea stessa alla vita del tempio comportano un tale interesse che distoglie da qualsiasi pensiero e isola le fanciulle, ognuna vive con sè stessa, in una propria gioia e allegria. Anche le ore di riposo sono sature di ricordi degli avvenimenti quotidiani e di attesa degli avvenimenti annunciati per il giorno successivo.

Con l’inizio della seconda settimana, tutte le fanciulle sono ritornate negli alloggi del tempio, solo Seopra, insieme alla giovane Sarj, è ospite negli alloggi delle sacerdotesse del seguito di Serapide. Non le è stato ancora annunciato, ma lei, nel profondo del suo cuore, spera di seguire la dea, quando partirà, e avere una nuova destinazione. Ne parla con Sarj. – Sarei proprio felice di partire insieme alla dea e andare in un altro tempio, magari più vicino al mio popolo.

– Io sono sicura che partirai, sei la migliore tra le nuove sacerdotesse. Anche io sarei felice di partire con te. Le tue compagne del tempio saranno dispiaciute di perderti?

– Io non ho molte compagne, ne ho una molto cara il suo nome e Serapo. La conosci anche tu?

– Sì, la conosco. Ma poco, io sono molto giovane, non mi permettevano di girare molto per il tempio, ho visto poche volte anche te.

     – Sì, hai ragione, infatti io non ti conoscevo. E anche nel tempio sotterraneo non mi ricordo di te.

     – Nel tempio sotterraneo, tu eri molto concentrata nelle attività, quando sei diventata la più brava, ti hanno portato in altre parti del tempio, non ti ricordi?

– Sì, mi ricordo. Ma ora stavo pensando a Serapo, non la vedo da molti giorni. Io non posso allontanarmi, Serapide non lo gradirebbe, ma tu sì che puoi. Ora, prima che giunga il tramonto, va e cerca Serapo, portale i miei saluti e baciala sulla fronte per me.

Sarj, sorride, si inchina leggermente alla sua sacerdotessa e lascia velocemente l’alloggio. Seopra pensa che di viso somiglia veramente a quello di Sira. Ma é proprio una bambina, se avesse la coda potrebbe sembrare veramente la figlia della sirena.

Questo pensiero la fa sorridere, ma le fa anche inumidire gli occhi. Sira che essere favoloso. Chissà se la vedrà ancora nella sua vita.

Rimasta sola, Seopra inizia a prepararsi per il rituale del tramonto, anche questa sera sarà lei a officiare per il gruppo delle vestali persiane. È un compito difficile per la sua poca esperienza, proprio per questo le è stato assegnato. Sarà lei più vicino al fuoco e lo dovrà attizzare al massimo, per questo indossa una tunica più lunga e di tela più spessa. Lei ha un buon controllo del calore sulla sua pelle, Ora è pronta, mancano solo i monili che le saranno portati tra poco da una vestale persiana.

       Sarj ritorna. La fanciulla è silenziosa sembra triste ed è anche turbata, Seopra le dice: – Cos’hai? Cosa ti ha detto Serapo?

      – Sono dispiaciuta, non sono riuscita nel compito che mi hai affidato. Non ho trovato Serapo.

      – Come non l’hai trovata? Ma dove la cercavi? Hai chiesto dov’era? La conoscono tutte le vestali.

       – Lo so. Ma molte hanno detto di non sapere dov’era. Poi alla fine ho chiesto alle ancelle, mi   hanno detto che non possono proprio parlare, ordine delle sacerdotesse. Ma io ho un’amica tra loro, mi ha portato in disparte e mi ha detto che Serapo non c’è. Da molto tempo non la vede nessuno, sembra che non sia più tornata dalla sua passeggiata mattutina. Forse, mi ha detto la mia amica, è fuggita. Nessuno può più parlare di lei. È stato proibito!

        – Fuggita? Non credo. Perché sarebbe fuggita? Cosa dicono? Cosa sanno?

       – Non sanno niente o non lo dicono. Qualche fanciulla è spaventata e non vuole proprio parlarne. La mia amica sa poco, è un’ancella e non frequenta le vestali.

Entra la vestale che porta i monili d’argento e gemme preziose e, aiutata da Sarj, li fa indossare a Seopra. Tra poco il rito avrà inizio, Seopra ha un ultimo pensiero per Serapo poi, con la sua capacità di sdoppiarsi bene nei ruoli, si libera la mente ed è pronta per il rituale.

        Il rituale del tramonto ha inizio e si svolge contemporaneamente in due luoghi del tempio, quello officiato da Seopra è al secondo livello, in un patio più piccolo perché le vestali persiane che partecipano al rito sono solo sedici, le altre otto sono con Serapide. Quattro di loro non partecipano al rito perché suonano i flauti e i tamburelli che danno cadenza alla cerimonia e al ritmo veloce del finale. Quella sera quando il fuoco è al massimo Seopra si accorge che il calore dei monili è molto più sopportabile, rispetto alle sere precedenti, tranne uno della collana: è un piccolo monile d’oro giallo a forma di serpentello che ha per occhio una pietra preziosa azzurra. Il bruciore non è molto forte, ma lei lo sente bene impresso sul suo petto.

Terminata la cerimonia, mentre le vestali si concedono il meritato riposo, Seopra nel suo alloggio ha ritrovato Sarj che l’aiuta a riporre i monili nel cofanetto. Le ancelle non partecipano ai riti. Quando si toglie la collana, si accorge che il serpentello ha impresso sulla sua pelle una rossa bruciatura dalla parte del cuore. Sarj, per lenire il dolore, spalma un olio balsamico sulla cicatrice. Nessuno delle due si accorge, anche se ne parlano, della bruciatura a forma di S.

          Fino al rituale di mezzanotte, Seopra soffrirà per quel piccolo segno, non è un dolore vero e proprio, è come se soffrisse di “dentro”. Quando indossa la nuova tunica per il rituale della mezzanotte, che non officerà lei perché sarà un rituale collettivo, si accorge che la bruciatura e il dolore sono spariti. Allora intuisce che è stato un segno di messaggio, ma altro non capisce, perché non associa la S con il giallo oro dei capelli e l’occhio azzurro della sua amica scomparsa.

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Serapo e Nettuno – 18

Lentamente il cono di luce verde si dissolve, gli scettri ricompaiono nelle mani delle fanciulle, le loro menti sono ancora in Serapide che comincia a stabilire la “classifica” della loro devozione e delle loro abilità. Anche Seopra sente la sua mente unita a quella della dea, ma per lei è la conferma del primo posto. Quando le fanciulle si alzeranno per riprendere la fila, il nuovo posto occupato rappresenterà la scelta della dea. Questo vuol dire che la fila sarà formata quando ancora le menti delle vestali sono unite a quella di Serapide.

Questa prima scelta è spesso definitiva, tuttavia è possibile qualche minimo cambiamento dovuto principalmente al rafforzarsi della devozione, durante il prosieguo dei festeggiamenti.

Quando il suono dei flauti e il ritmo dei tamburelli termina, Seopra si alza e prende il primo posto della fila, si gira, per seguire la scelta della dea, e rimane sorpresa ma felice quando vede il secondo posto preso da Praseo. Quando era nel tempio sotterraneo, non aveva seguito l’evoluzione dell’amica, per il suo distacco dalla realtà nelle impegnative prove. Ora è contenta che anche Praseo ha raggiunto un notevole traguardo. Il secondo posto è, agli occhi della dea, molto simile al primo.

Quando la fila è composta, Serapide scende dal trono e con passo lento va verso l’uscita del patio, seguita dalle vestali in fila. 

Raggiunto il patio del fuoco sacro azzurro e bianco, si dà inizio alla cerimonia dell’iniziazione. Nel patio sono già presenti le due sacerdotesse del tempio superiore, le due del tempio sotterraneo e le sei sacerdotesse istruttrici. La cerimonia dell’iniziazione viene officiata alla presenza solo delle alte cariche del tempio.

Appena il chiarore, che precede di molto il sorgere del sole, appare sul mare, Serapo vede Sira che salta e nuota insieme al solito delfino. Anche la sirena si accorge dei due seduti a riva, e li saluta con grandi sbracciate, poi smette il gioco con il delfino e si avvia verso lo scoglio. Nettuno si alza in piedi, solleva e prende tra le braccia Serapo ma non si muove, sembra proprio che, quella mattina, voglia rimanere vicino al mare, ma il tempo passa veloce senza la conchiglia magica, per cui rimessa a terra la fanciulla, si avviano verso la grotta. Sistemata la conchiglia nell’incavo naturale, Nettuno lo riempie con acqua marina.  Ora sì che avranno molto tempo per il loro amore. Avvolti dalla fantasmagorica luce multicolore il tempo è fermo solo per loro.

Distesa sullo scoglio, Sira pensa a Seopra, alla sua vita come sacerdotessa, e guarda le stelle cercando di individuare le costellazioni che la sua amica aveva chiamato con nomi divertenti. Da sola ha tanto tempo. Ecco “la caverna” poi, subito vicino “Serapo”, “Nettuno”, ancora verso l’orizzonte del mare “Seopra abbracciata alla Sirena”, dal lato opposto, verso la riva “La sacerdotessa che tira i capelli a Serapo, per prendersi le stelle” …Quando guarda verso la riva!

Vede due grandi forme umane sulla collina che si agitano. Non capisce cosa succede, lei non sa … Giove non ha dimenticato la promessa fatta a Serapide.

Il serpente è più vicino e si accorge subito che due giganti scuotono, con calci e pugni, la collina, intuisce il pericolo e si precipita sulla riva, vuole raggiungere la grotta quando “un fulmine a ciel sereno” lo colpisce, trasformandolo in roccia. Giove non permette interferenze nelle sue decisioni. Il serpente si frantuma in più parti e cade sulla spiaggia, così come grosse pietre cominciano a franare nella grotta, una distrugge la roccia dove poggia la conchiglia, facendo disperdere l’acqua.

La sirena sta ancora cercando di capire cosa sono quelle forme che vede sulla collina, quando il fulmine colpisce il serpente. Non vede il serpente colpito, perché il colore delle scaglie si confonde con il colore della collina, ma il fulmine sì lo riconosce. Non è quello di un temporale. Solo Giove invia saette così brevi e potenti che compaiono dal nulla e non dalle nuvole. Anche lei, come lo sfortunato serpente, intuisce il pericolo e reagisce subito. In caso di necessità è nei suoi poteri operare in nome di Nettuno.  Ordina al mare di formare un’onda gigantesca.

In pochi secondi raggiunge la caverna, qui vede Nettuno e Serapo che, affiorati dal “tempo” bruscamente, sono ancora attoniti, in una fase di riadattamento temporale.  La sirena prende Nettuno per un piede e con l’aiuto dell’onda che si ritira lo porta fuori la caverna, che frana davanti ai suoi occhi.

Nettuno, che ha ripreso la consapevolezza proprio quando Sira lo ha preso per il piede, cerca di salvare Serapo ma Giove, per un attimo, gli toglie le forze e la fanciulla gli scivola via dalle mani.

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Serapo e Nettuno – 17

Quando Serapide esce dai suoi alloggi, trova genuflessa Seopra inviata dalla sacerdotessa per ordinare e gestire, insieme alla dea, l’inizio della cerimonia. Serapide invita la vestale ad alzarsi, la prende per mano e la conduce nell’alloggio delle novizie.

L’ingresso della dea nella stanza è salutato dal canto intonato dalle novizie, le cui parole inneggiano alla dea e al sole, esaltando le loro virtù divine.

Finito il canto Seopra controlla l’acconciatura e gli abiti delle vestali, poi, aperto uno scrigno che ha portato in quel momento un’ancella, sceglie per ogni fanciulla un monile prezioso. I monili che mette al collo delle vestali non sono tutti uguali, Seopra li sceglie adattandoli al colore dei capelli e degli occhi delle fanciulle. Gli occhi delle giovani vestali brillano quasi di più delle pietre preziose, scelte per loro. Anche il sorriso, rivolto a Seopra come un ringraziamento, è luminoso e significa anche la piena e gioiosa accettazione della superiorità gerarchica della loro amica. Seopra si accorge che gli occhi di alcune fanciulle brillano sì per la gioia ma anche per alcune lacrime di emozione, dovuta alla tensione del momento e alla presenza della dea. A queste Seopra asciuga delicatamente gli occhi, sussurra brevi parole di conforto e, dopo una carezza sul viso, bacia loro la fronte.

Alla fine, quando si accorge che tutte le fanciulle hanno raggiunto uno stato di calma e di felicità cosciente, le mette in fila scegliendo il posto sia in base all’altezza sia in base al colore dei capelli, rispettando una coreografia stabilita dalle regole del tempio. Seopra non sa che anche questo suo modo di scegliere, calmare, ordinare è valutato da Serapide stessa, presente e silente, come uno dei tanti requisiti che determineranno la sua futura carriera.

Ora le fanciulle sono pronte, possono uscire dalla grande camera e iniziare la processione. Seopra si mette vicino alla porta e con un cenno invita le fanciulle a uscire. Quando passano davanti a lei, con un ultimo sguardo e con un sorriso, controlla che tutto sia a posto.  Passa la prima, passa la seconda, passa la terza … Per ogni fanciulla che si pone davanti a lei, sente qualcosa nella sua mente di diverso, poi intuisce e si abbandona a questo flusso di sensazioni “passanti”.

Devozione, amore, timidezza, ammirazione, tensione, paura sopita e tante altre cose sente la sua mente nell’abbandono. Quando è passata l’ultima fanciulla e l’intera fila è ferma fuori nel patio, Seopra si gira verso Serapide e sente la dea nella sua mente, allora si inginocchia e mentalmente ringrazia per questo dono meraviglioso di sentire attraverso la nube azzurra.

Serapide non le risponde mentalmente, l’invita ad alzarsi, la bacia sulla fronte e le dice: – Quello che è in te, è tuo. Ogni umano nasce con un dono divino diverso, il tuo è simile alla mia emanazione per questo sei una prescelta. Non hai bisogno di ringraziarmi e di rivolgerti a me, tu sei in me. Ora andiamo, procedi nel cerimoniale con tutta te stessa, così come hai sempre scelto le esperienze della tua esistenza.

A queste parole Seopra, con il viso radioso di felicità, ritorna padrona della propria mente e raggiunte le vestali in fila, aiutata da due ancelle, distribuisce alle fanciulle ghirlande di fiori e un piccolo scettro verde smeraldo, il colore della dea.

Tutti i rituali, con la presenza della dea, sono molto diversi da quelli usuali, anche se si svolgono in orari simili e sono anch’essi regolati dal corso del sole e della luna. Quello del mattino, che Seopra sta curando, è regolato dal sorgere del sole, tuttavia l’inizio è molto anticipato perché parte, in un primo momento, dalle vestali non ancora iniziate.

Il sole ancor non è sorto ma la luna piena illumina come se fosse quasi giorno.   Le   fanciulle, guidate da Seopra, prendono posto nel patio che guarda a est; qui sedute in circolo, con al centro Serapide, iniziano la cerimonia. Anche Seopra è nel cerchio delle vestali ma siede su una base, sempre di pietra come il pavimento del patio, ma leggermente più in alto; al centro del cerchio, su un basso trono, con la faccia rivolta verso Seopra, siede Serapide. Seopra volge le spalle ad est, in tal modo il viso di Serapide sarà rivolto al sole, quando sorgerà. Alcune suonatrici di flauto e tamburelli, sedute lungo il lato sud del patio, cominciano a suonare una dolce nenia quando Seopra alza, con la mano destra, il suo scettro verde e, a braccio teso, lo porge alla fanciulla che siede alla sua destra.

A questo invito, tutte le fanciulle porgono alla compagna di destra il proprio scettro, questa lo prende con la mano sinistra, mentre libera con la destra il proprio scettro. Il suono del tamburello dà il tempo per il passaggio degli scettri tra le fanciulle, infatti quando accelera il passaggio è più veloce. Quando una nota molto acuta del flauto emerge con vigore dal ritmo dei tamburelli, gli scettri lasciano una scia verde che, per il movimento rotatorio, assume una continuità come fosse la superficie di un basso cilindro, poi, man mano che altre note sostituiscono la prima, mentre questa si affievolisce fino a dissolversi, il cilindro si trasforma, sempre ruotando, in un cono con il vertice sulla verticale della testa di Serapide. A questo punto il culmine del rituale si compie, gli scettri spariscono, le mani delle fanciulle si uniscono e le loro menti si dissolvono in quella della dea.  È l’estasi. Le fanciulle sentono che anche il loro corpo materiale si unisce a quello di Serapide.

Serapo è ancora sulla spiaggia con il suo amore, guarda verso la collina e vede nel cielo la luce riflessa del cono verde.  Ricorda bene, sa che il rito è ancora all’inizio, tutto procede secondo il previsto, ha tutto il tempo necessario per concedersi al piacere della sua forte passione. Sente nella sua mente una sensazione di presagio non favorevole, potrebbe approfondire, ne sarebbe anche capace come vestale prescelta quattro anni prima, ma preferisce abbandonarsi al destino.

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Serapo e Nettuno – 16

Improvvisamente Serapide sente “qualcosa” nella mente di Seopra, un’interferenza. Serapo non sa che la nube è un’emanazione della dea stessa e, senza volerlo, ha permesso un collegamento tra le tre menti. Serapide sente subito il luogo della nube da cui parte il pensiero incidente, si gira e guarda Serapo. La vestale, non è una sprovveduta, intuisce “qualcosa” quando incrocia lo sguardo della dea, e subito concentra il suo pensiero sul mare, sul cielo … ma Serapide, non solo sente il tentativo dissuasivo, ma va oltre: mare. cielo … “alba”.

Non succede nulla, la cerimonia continua passando ad altre fasi, Serapo, ignorata dalla dea, è tranquilla e partecipa, anche con molto interesse al rituale di mezzanotte, più elaborato di quello solito, che chiude i festeggiamenti della sera.

È ancora notte, quando Serapo furtivamente si alza ed esce dal dormitorio. Fuori la luminescenza della nube azzurra da colore alla notte. La fanciulla cammina piano, rasente il muro, e non si accorge che un’ombra, avvolta in un telo azzurro come la nube, la segue. È una delle giovani vestali persiane che comandata dalla dea segue, senza farsi notare, Serapo. Quando sono fuori dal tempio, l’atmosfera, senza la nube, è grigia anche perché la luna è al tramonto, allora la fanciulla persiana rigira il telo che la nasconde, il rovescio è grigio e continua a seguire Serapo.

Poco dopo Serapo giunge alla radura della collina, la notte è stellata e poiché è molto presto la fanciulla si siede su un grosso masso e guarda le stelle. Anche la vestale persiana è ferma, la sorveglia da lontano. Serapo si alza e, continuando, di tanto in tanto, a guardare le stelle si avvicina al cespuglio che nasconde l’ingresso della grotta. A questo punto, non notando nulla di strano, la fanciulla persiana decide di andare via ma quando girandosi si accorge che Serapo è scomparsa, ritorna sui suoi passi e si avvicina al cespuglio.  La scoperta dell’ingresso è immediata, il pedinamento continua nella grotta fino all’uscita verso il mare.

Serapo scende sulla spiaggia e scruta il mare, l’altra si ferma sull’uscio della grotta e, nascosta, continua la sorveglianza. Compare sul mare il serpente che, con il suo divino cavaliere, raggiunge la riva. Nettuno, posa il tridente, prende tra le braccia la sua amata, coprendola di baci e carezze. È ancora molto presto, i due amanti si siedono a riva continuando le effusioni amorose. La vestale persiana non ha bisogno di vedere oltre, né possiede curiosità morbosa, appena vede l’incontro ritorna sui suoi passi risalendo nella caverna.

La fanciulla ritorna al tempio, ancora avvolta nell’azzurro della nube, raggiunge l’alloggio di Serapide, all’ingresso viene fermata dall’egiziano che protegge il sonno della dea, ma un piccolo diadema, sulla fronte, è un lasciapassare sicuro. La dea dorme ancora, la fanciulla, con molta delicatezza si poggia ai piedi del giaciglio e dopo un poco, stanca della passeggiata improvvisa, si addormenta.

Poco prima dell’alba, Serapide si sveglia e vede la vestale addormentata ai suoi piedi, non la sveglia anzi, con una leggera carezza sul viso, le dona un sonno ristoratore. Alla dea è bastato un leggero contatto con la mente della fanciulla per conoscere tutto quello che ella ha visto. Consapevole che lei, malgrado divina, nulla può contro il dio Nettuno, non   ha alternative, deve    rivolgersi   al sommo Giove.

Esce dal suo alloggio, raggiunge il patio dell’ultimo livello, mette a guardia dell’ingresso, per non essere disturbata, un egiziano e, di fronte al fuoco azzurro, pronuncia una preghiera a Giove:

– Giove. Sono Serapide e in nome di un’antica amicizia, ti chiedo di intervenire con la tua saggezza, per risolvere un grave episodio che turba la mia religione e offende la fede dei miei devoti cittadini. La mia vestale Serapo, prossima a diventare sacerdotessa, si è lasciata circuire dal dio Nettuno e con lui, prima che faccia giorno, giace in amore in una grotta ai piedi della collina dove sorge il mio tempio. La vestale, invasa dalla passione, ha rinunciato ai voti pronunciati e vive nell’inganno. Nettuno è un dio potente, io nulla posso contro di lui, inoltre il mio culto si svolge a contatto del suo regno. I miei templi sono tutti vicino al mare e dal mare i miei cittadini traggono sostentamento. Non posso compromettere né la mia fede né i miei fedeli cittadini. Nella tua divina sapienza saprai scegliere sia la sorte della mia “smarrita”, sia come mettere fine a siffatta tresca che offende e svergogna la mia persona. Confidando della tua amicizia, elevo a te, sommo padre degli dei, questa mia preghiera.

Mentre la dea così parla, un sottile raggio di luce argenteo illumina la sua fronte. Giove ha ascoltato la sua preghiera. Serapide, soddisfatta e fiduciosa, invia a Giove un suo impulso mentale, pieno di amicizia e ammirazione. Ritorna quindi nei suoi alloggi, dove, aiutata da due vestali persiane, si prepara per le cerimonie del giorno. Quando la dea è pronta si accorge che la giovane vestale dorme ancora sul letto, la sveglia con una carezza sulla guancia e l’invita a prepararsi per il cerimoniale imminente.

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Serapo e Nettuno – 15

Anche i serapei della vicina città vedono lo spettacolo celeste prodotto dalle vestali all’inizio del corteo, malgrado la notevole distanza tra il tempio e la città. Questo dà il segnale di inizio delle festività cittadine, dedicate alla dea, che avranno la stessa durata di quelle templari. Alcuni giorni, nei terrazzamenti del tempio verso la città, molti serapei, principalmente donne e fanciulle, parteciperanno attivamente ai rituali.

Per l’intero periodo, dal plenilunio al novilunio, che Serapide rimarrà nel tempio le attività cittadine degli abitanti si fermeranno per dare spazio a un periodo di festeggiamenti. I bambini, nati nei quattro anni di intervallo nella venuta di Serapide al tempio, nel corso di una cerimonia comune saranno tutti presentati alla dea per la consueta benedizione e la scelta delle future vestali.

        La dea sceglierà toccando il palmo delle mani alle bambine che hanno compiuto sei anni, quelle che resisteranno al calore della mano divina saranno proposte per entrare nel tempio, compiuti i dieci anni. La scelta non è imposta, ma saranno i genitori che il giorno del compimento di dieci anni potranno condurre la figlia al tempio. La maggior parte dei genitori, per l’onore e per il bene della figlia, accetteranno la scelta con gioia. L’unico motivo, che indurrà i genitori a non condurre le proprie figlie al tempio, sarà il mancato raggiungimento di una sana ubbidienza alle regole sociali o la perdita della verginità, prima del compimento dei dieci anni. Età minima per unirsi al proprio prescelto compagno.

Quando il corteo giunge presso il tempio, le vestali, discese dai terrazzi, fanno ala alla porta principale, intonando inni di benvenuto alla dea. Le vestali minori e le ancelle accudenti vanno incontro al corteo, spargendo petali di fiori profumati lungo il percorso che conduce alla porta. Le sacerdotesse del tempio attendono vicino alla porta, saranno loro a condurre il corteo all’interno del tempio.

Quando tutto il corteo è entrato dalla porta principale, le vestali si accodano al corteo seguendolo, attraverso le terrazze e i patii, fino a giungere al terrazzo più in alto e più grande del tempio. Al centro del terrazzo vi è un basamento di pietra, su questo gli egiziani posano il grande braciere con la fiamma bianca e azzurra, le vestali a loro volta posano, ai margini della fiamma, le otto torce. L’unione delle torce alla fiamma produce una impalpabile nube azzurra che, fino a quando la dea Serapide soggiornerà nel tempio, avvolgerà l’intero edificio tutte le notti.  La nube, molto intensa sul braciere, si dirada man mano che raggiunge i margini del tempio, all’alba la luce del sole non la dissolverà, la renderà solo poco visibile.

La sua presenza sarà avvertita anche tutto il giorno, vivere e respirare nell’atmosfera della nube  procura una sensazione  di  benessere fisico e di grande soddisfazione dei sensi: l’olfatto percepisce profumo di delicate lavande e di fiori campestri; l’udito è arricchito da una soave musica di sottofondo, nella quale le parole dette o sentite fanno piacevole eco; la vista percepisce le persone e gli oggetti nei colori propri, ma arricchiti da una vibrazione cromatica nei toni più alti; il gusto degli  alimenti, anche  più semplici, ha sapori straordinari, oltre a rendere sazi, indipendentemente dalla quantità consumata; le bevande, poi, sono tutte “nettare” divino; infine il tatto è tale che qualsiasi oggetto toccato non è né freddo né caldo, ma assume la temperatura della mano, inoltre la consistenza, sempre morbida, vibra in modo diverso secondo le caratteristiche del materiale di cui è composto. Toccare con la mano un essere vivente, immerso anch’esso nella nube, diventa una percezione extrasensoriale. Questa percezione varia secondo le caratteristiche mentali della persona che tocca, una sacerdotessa esperta percepirà interamente gli stati d’animo, una vestale prescelta solo alcuni stati d’animo, quelli più intensi. Una vestale semplice sentirà solo che la materia è vivente, rispetto a quella degli oggetti materiali toccati prima.

La conoscenza di Serapo delle caratteristiche della nube, per la sua permanenza nel tempio da più anni rispetto a Seopra, la mette in uno stato di guardia. Decide così di stare alla larga dalle sacerdotesse, questo non sarà difficile perché le cerimonie e i festeggiamenti sono concentrati molto di più sulle vestali del nuovo gruppo da “iniziare”, che sulle più anziane; basterà allora attenersi alle funzioni cerimoniali e nei momenti liberi non avvicinare le sacerdotesse. Serapo è convinta di conoscere tutto e di poter gestire facilmente la sua situazione, ma c’è una cosa che non conosce, e non potrebbe, non la conosce nessuno perché è una qualità divina che appartiene solo a Serapide: la nube è una emanazione della sua propria entità, per cui essere nella nube significa comunicare le proprie sensazioni alla dea stessa. 

La luna è molto alta, ma le cerimonie nel tempio ancora non sono finite, tutta la comunità è raccolta in preghiera nel patio del primo livello. I festeggiamenti sono iniziati al livello più alto, dopo aver deposto il braciere e formata la nube azzurra, le nuove vestali hanno proceduto alla venerazione della dea, mostrando le abilità di destrezza conseguite nel tempio sotterraneo. Al centro del gruppo, un po’ più in alto, su una base di marmo è seduta Seopra immobile e concentrata, con le gambe incrociate, vestita con una leggera tunica verde smeraldo, dello stesso colore di quella che indossa Serapide ma molto più trasparente. Le sue mani tengono in alto due piccoli dischi di ceramica, nei quali una intensa fiamma azzurra riproduce il fuoco sacro che brilla nel braciere al patio superiore. Serapo la guarda ammirata e pensa che la sua amica sembra una divinità e, per sua immobilità, una statua, “una statua di   Serapide”. Seopra non partecipa, in questa prima fase, alle attività dimostrative delle vestali novizie, per scelta risulta essere la più preparata per diventare, al più presto, sacerdotessa. 

La dea Serapide, sul suo trono dorato, scruta nella mente di Seopra, che la fronteggia immobile, e scopre il fiume di devozione e di serietà religiosa di Seopra. Raramente, nella sua visita ai templi di tutto il mediterraneo, ha trovato una fanciulla così determinata nella vocazione, sincera nei sentimenti e preparata nella pratica cerimoniale. Le sembra quasi di sentire un flusso di attributi non solo umani, per questo indaga nella mente, ignara la fanciulla, se nei suoi progenitori vi sia un’unione divina, ma non la trova, ciò accresce maggiormente i meriti della vestale.

Serapo è di nuovo concentrata sull’amica, ora non la vede più come una statua, ma ricorda la sua saggezza nel riuscire a tenere separate le passioni, quello che appare ora, davanti ai suoi occhi, non è altro che la conferma reale di questa facoltà della sua amica.

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Serapo e Nettuno – 14

– Finalmente! Ma da dove vieni? Sei in ritardo. Già mi vedevo sola e abbandonata.

– Esagerata. Per un piccolo ritardo. Veniamo da molto lontano. Nettuno ha un serpente veloce e robusto, io non sono riuscita a stargli dietro.

– Da lontano? Da dove?

– Veniamo dalle coste dell’Egitto. Abbiamo salvato molti pesci che erano stati portati, oltre la riva, sulla terraferma. Un litigio tra due divinità ha prodotto una tempesta, e le povere creature marine ne hanno subito la conseguenza.

– E come avete fatto a salvarle?

– Nettuno ha alzato il livello del mare, fino a permettere al pesciolino più piccolo di poter ritornare nel suo elemento.

– E tu cosa hai fatto?

– Io ho aiutato a ritrovare la strada verso il mare ai pesciolini, molto spaventati, che avevano perduto l’orientamento.

– Ma non è Giove, in persona, che può provocare tempeste?

– Sì, vedo che conosci molte cose. Saprai anche che Giove, se implorato, è sempre disponibile a intervenire, ora per l’uno ora per l’altro. Ha un buon cuore anche, se a volte, sembra che i suoi interventi procurino danni. Mentre parlano, Sira prende per la mano l’amica e la porta, verso l’isolotto, loro nido d’amore.

Quando si sono adagiate in una conca di roccia dello scoglio, guardano le stelle.

Il bene che si vogliono è rimasto tenero e molto affettuoso, non ha manifestazioni solo materiali, infatti già solo la vicinanza è per loro gioia.

Dopo un poco, Seopra si diverte a distribuire i lunghi capelli neri della sirena, sulla parte dello scoglio dove poggia la testa, creando una grande aureola. Quindi le carezza il viso e prolunga le carezze fino al margine dei capelli mentre le sussurra: – Come sono belli i tuoi capelli, sono lucenti, morbidi ma anche molto resistenti. Sistemati così, intorno alla tua testa, sembrano in cuscino intrecciato. Il mio cuscino preferito.

Seopra poggia la testa sul “cuscino”, ma solo per un momento. Poi continua a giocherellare con i capelli, questa volta li riunisce tutti sul viso della sirena, lasciando liberi solo i grandi occhi azzurri che brillano, anche se l’alba è ancora lontana.

– Ecco, così sembri un mostro brutto e nero, ma con due occhi meravigliosi. Questo è il mio mostro preferito.

  – Sei proprio una pazzerella, ora ti mangio, – dice Sira, spalancando la bocca e mostrando i denti.

– Vediamo come fai? Piccolo brutto mostro, sei in mio potere, io “grande sacerdotessa”.

Risponde Seopra, mentre infila nella bocca aperta, quanti più capelli può, Sira ride dimenandosi ma non si difende. La fanciulla, allora, scherzosamente infierisce, le salta addosso, la tiene ferma con le gambe e comincia a colpirla, con le mani, da tutte le parti. Più che colpi sono carezze e pizzicotti che, divertono ancora di più la sirena che, tra una risata ed un’altra, la prende in giro dicendole: – Dai, più forte! Cos’è questo solletico che mi fai? Già le sacerdotesse hanno le mani delicate, poca forza e movenze gentili.

– Ah! È così che la pensi? Ora ti squamo! … Ahi, che male.

Le squame sono molto dure, il tentativo scherzoso di Seopra, le produce una leggera escoriazione. Sira, ancora divertendosi, interviene per consolarla, le prende la mano e porta il pollice alla bocca per lenire il dolore.  Ma Seopra “scoppia” a ridere e. continuando con l’altra mano a pizzicare la sirena, le dice: – Ma che fai? Non è quello il dito! È l’indice. Ahi, il mostro mi morde, aiuto. Sira salvami.

Il dialogo a questo punto finisce, si abbracciano e per il resto del tempo, trascorso sullo scoglio, sommessi mormorii amorosi prendono il posto di scherzose parole.

Sulla strada del ritorno al tempio, le due amiche parlano della loro esperienza amorosa. Serapo è molto contenta per le attenzioni premurose di Nettuno, confida a Seopra che il dio la tratta con molto tenerezza, le racconta la vita degli esseri marini e quello che succede nel mare. Seopra le parla di come l’amicizia con la sirena sia impostata su un rapporto semplice e molto allegro, lamenta tuttavia il poco tempo che ha per stare insieme. Serapo allora risponde: – Ci vorrebbe la conchiglia del tempo, devo chiedere a Nettuno se è possibile prestartela. Il potere della conchiglia sul tempo è straordinario.

– Non credo che Sira sia d’accordo per una simile richiesta al dio, lei è libera e indipendente, con Nettuno non vuole compromessi o patti.  Poi non abbiamo tempo, domani all’alba sarò nel tempio sotterraneo, per gli ultimi preparativi. Ho solo dopodomani per vedere Sira, poi, con la venuta di Serapide tutto può cambiare. Ho una strana sensazione che “qualcosa” mi impedirà di vedere la mia sirena. Anche lei pensa che sarà così.

– Di questo ne abbiamo già parlato, non avrai tempo durante i festeggiamenti, ma dopo sì!

– Dopo? La mia sensazione è forte, sospetto che riguardi proprio il “dopo”.

– Serapide raramente sceglie una vestale da portare via, altre volte però è accaduto. Se avesse bisogno di nuove sacerdotesse, per templi lontani, potrebbe portarti via. Considerando i meriti che hai accumulato nella tua preparazione nel tempio sotterraneo, ed essendo, per questo, la prediletta delle sacerdotesse, la tua sensazione non è certo priva di fondamento.

– Questo che dici, non lo sapevo. Sono sempre le tue parole che danno un senso ai miei pensieri o ai miei dubbi. Se sarà così, mi mancheranno molte le mie amiche del cuore, ma sarò soddisfatta per il mio destino di sacerdotessa.

– Le devote e brave come te diventano le predilette della dea Serapide, esse saranno sempre sotto la sua diretta protezione. Nulla può accaderti.

– È da quando ero bambina che non vedo la dea Serapide, come era bella. Ricordo che mi prese per mano e poi volle sapere chi erano i miei genitori.

– È così. Fu lei che ti scelse come futura vestale.

– Anche io sono stata scelta da lei, in un’altra città, in un tempio lontano. Ma, al contrario di te, non mi ricordo nulla della dea. Il mio ricordo parte da quando fui condotta in questo tempio.

Le due fanciulle raggiungono il tempio, appena in tempo per la cerimonia del mattino. Nulla traspare della loro felicità mentre, insieme alle altre vestali, compiono danze e canti, ma nei loro pensieri permane il ricordo dell’infanzia.

L’arrivo di Serapide. La luna piena all’orizzonte, le parti alte del tempio illuminate da fiaccole, il fuoco sacro che brilla in tutti i patii, le vestali in piedi sui muretti delle terrazze, i gioielli delle vestali che luccicano al chiarore della luna, acquistando un tremolio rosso per la fiamma delle fiaccole e dei fuochi formano uno spettacolo eccezionale. Una musica delicata ma intensa, note soavi di flauti e strumenti tintinnanti, completa la magia accompagnando al tempio il corteo della dea Serapide, comparso all’improvviso sulla parte alta della collina.

Aprono il corteo quattro egiziani, che portano uno strano braciere, nel quale una fiamma azzurra e bianca arde senza fumo. Otto vestali, quattro per lati, vestite con tuniche argentate, con movimenti sincronizzati due alla volta accendono una fiaccola nel fuoco del braciere. Il fuoco delle fiaccole è solo azzurro e quando, con movimenti leggiadri, le fanciulle innalzano le fiaccole verso l’alto, un intenso raggio s’innalza verso il cielo per decine di metri, lasciando spente le fiaccole. Il movimento sincronizzato, anche con la musica dei “tintinnii”, permette una coreografia continua nel cielo.

        Seguono il gruppo iniziale un gruppo di sei sacerdotesse, vestite di bianco, che portano un cuscino rosa, sul quale preziosi oggetti sacri brillano alla luce della luna. Immediatamente vicino otto vestali, in fila per due, suonano flauti d’argento, mentre ancora quattro egiziani, fanno tintinnare campanelli e sonagli, posti su lunghi bastoni di legno. Altri quattro egiziani, alti robusti, portano un trono circondato da una luminescenza azzurra che, come i raggi delle torce, s’innalza nel cielo. Quasi invisibile, tra questa luce avvolgente, la dea Serapide siede sul trono d’oro, s’intravede il colore verde smeraldo della sua tunica. Due scettri, ricoperti da puri smeraldi, che porta incrociati sul petto secondo la tradizione egizia, superano la luce avvolgente e appaiono nella loro piena lucentezza preziosa. Chiudono il corteo le rimanenti otto vestali, alternate alle sei sacerdotesse, tutte portano insegne sacre e tralci fioriti. I vestiti di queste ultime sono di colore turchese. Tutte le vestali hanno un nastro d’argento che, intrecciato   con   fili d’oro, lega i capelli neri che denotano la loro origine persiana. Le sacerdotesse hanno sulla testa un diadema prezioso.

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Serapo e Nettuno – 13

Serapo: – Dolce Seopra. La venuta di Serapide ti porterà grandi cose, tutte noi sappiamo e vediamo in te una futura sacerdotessa. Sono felice e orgogliosa della tua amicizia. Ma non essere triste se ci vediamo e ci parliamo poco, sai bene che anche da lontano il nostro bene è forte.

– Hai ragione, in realtà non sono triste. Anzi sono molto felice. Le nostre anime innamorate sono lontane e si lasciano trasportare dalla corrente marina. La tua rincorre un “serpente”, la mia una sirena. Forse è proprio per questo che, quando siamo vicine, non abbiamo bisogno di parole. Le nostre anime amorose sono lontane ma, per il segreto che custodiamo insieme, come amiche siamo ancora più vicine.

 Mentre parla, Seopra prende le mani dell’amica e le stringe, Serapo chiude gli occhi e, seguendo il dire di Seopra, immagina Nettuno a cavallo del serpente. Anche Seopra ha un pensiero nella mente: Sette giorni. Sarai felice e sola. Sono passati altri quattro giorni, sono tre i giorni che le rimangono. Pensa di dirlo all’amica, ma subito ci rinuncia. Perché turbare un momento così bello.

Come ha detto Sira “… poco o molto è sempre un istante temporale”.Anche lei ne è convinta. La sirena ha ragione anche per il resto che ha detto, infatti tra tre giorni Seopra non potrà lasciare il tempio. Le giovani vestali più impegnate alloggeranno, giorno e notte, nella parte più alta del tempio riservata agli ospiti, insieme al seguito della dea.

Serapide non verrà da sola, il suo seguito è composto da dodici sacerdotesse greche, ventiquattro vestali persiane e dodici guardiani egiziani di scorta.

Alcuni rituali, in particolare quello del mattino, inizieranno proprio nella parte alta del tempio, molto prima del sorgere del sole, quando il cielo è ancora stellato.

Seopra conosce bene tutti i festeggiamenti e le modifiche dei rituali, è stata istruita dalla sacerdotessa più anziana perché, per le doti che ha mostrato, dovrà presiedere in prima fila alcuni di questi rituali. Sarà anche istruttrice nonché responsabile di tutto il gruppo delle vestali che sono state preparate nel tempio sotterraneo. Tutti questi pensieri affollano la mente di Seopra e non si accorge che Serapo, incuriosita dal suo silenzio e dalla sua immobilità, la guarda sorridendo.

Improvvisamente due grandi occhi verdi si “affacciano” tra i suoi pensieri e la fanno tornare alla realtà, sorride all’amica e le dice: – Non preoccuparti se ti sembravo in catarsi, la mia mente è piena dell’organizzazione del tempio. Mi hanno dato tante informazioni che, per non dimenticarle, spesso sono costretta a ripeterle mentalmente.

– Grandi compiti attendono alla mia piccola grande amica. Il tuo avvenire di sacerdotessa ti coinvolge sempre più, vedo che il tuo compito ti piace e, credo, che ti rallegra anche.

– Sì. È così. Il mio unico rammarico è che non potremo andare sulla spiaggia, le mattine che Serapide sarà al tempio, per tutto il da fare che avremo.

– Per te sarà impossibile, sarai tutto il giorno occupata, e anche una parte della notte. Io no, non sarò impegnata come te e, anche se sarà difficile, tenterò lo stesso di raggiungere il mio diletto.

Il suono del gong, come al solito, interrompe le confidenze delle due amiche che, tenendosi per mano, si dirigono verso il patio, dove si prepareranno per il rituale del tramonto.

Quando la mattina successiva arrivano alla spiaggia, il cielo è molto illuminato dalla luna. Seopra guarda la luna e dice: – Che luna! Allora sarà vero che, quando viene Serapide, la luna è più brillante del solito, l’ha detto la sacerdotessa del tempio sotterraneo.

– Sì. È proprio così. Ma ancora non è luminosa, vedrai come diventerà. Serapide verrà al plenilunio e partirà al novilunio, per tutto il tempo che risiederà nel tempio, la luna sarà molto brillante. Ci sarà anche un altro fenomeno che non ti svelo per fartelo godere come sorpresa.

– Stamattina siamo arrivate molto presto Ci facciamo un bagno notturno? Ti ricordi? L’abbiamo fatto solo una volta, il primo giorno che sono venuta.

– Certo che mi ricordo. – Dice Serapo e aggiunge: – Ti vuoi anche spogliare, come allora?

– Sì, da allora non ho più fatto il bagno nuda.

Posate le tuniche sul solo scoglio della spiaggia, si lanciano a mare, sono molto più coraggiose e fiduciose delle proprie capacità natatorie, rispetto ai primi timidi bagni marini. Ma, in realtà, non sono molto esperte, infatti Serapo, mentre tenta un tuffo per prendere l’amica a sorpresa, va sott’acqua e beve un grosso sorso di acqua; le viene da tossire e, per reazione, grosse lacrime scendono per il suo viso. Seopra ride a squarciagola, poi la prende tra le braccia, la stende sull’acqua e la consola carezzandola.  Serapo si riprende facilmente e si abbandona, contenta tra le braccia dell’amica. Dopo un poco si accorge che le carezze di Seopra sono molto intense e morbose, vorrebbe resistere per curiosità ma, prima che la sua pelle cominci a fremere, si stacca dall’amica e tirandole i capelli le dice:

 – Ma che fai? Sei diventata molto esperta. La nostra amica Sira ti ha insegnato proprio bene.

– Proprio non ti piace? Sei ancora timidina? Come diceva Sira. Non ci credo.

– Mi piace ancora, ma non ora! Arriverei troppo “stranita” dal mio amore.

– Va bene, ti capisco. Ma ricorda: io ho due amiche preferite Serapo e Sira.

– Amica? Ma se di Sira non mi racconti mai niente, è tutto un segreto che ti tieni per te.  Sono quasi gelosa,dice Serapo fingendo ma l’amica non capisce e cerca di giustificarsi.

– Ma non ti nascondo niente. Sira è un’amica come te. Sei tu che sogni il tuo amore e sei … – poi si accorge che Serapo la guarda divertita e aggiunge: – Sei la solita burlona, e io “scema” ci casco sempre. Ora esci subito dall’acqua, altrimenti, vedi cosa ti faccio!

Aiuto, aiuto… pietà, –urla Serapo fuggendo, inseguita da Seopra che le lancia prima acqua e poi, quando sono sulla spiaggia, sabbia. Raggiunta l’amica, la prende per i capelli, Serapo si ferma, si guardano e ridendo si abbracciano, rotolandosi insieme fino a ritornare in acqua. Qui si aiutano, l’un l’altra, a togliersi dalla pelle la sabbia, con l’acqua del mare ridendo e divertendosi. Questa volta è Serapo che, approfittando dell’aiuto “manesco”, prova carezze più audaci. Appena Seopra se ne accorge, imitando la voce e la cadenza dell’amica, scrollandosi e facendo finta di fuggire dice: – Che fai? No, no! Tra poco viene Sira, come faccio? Vado da lei così … turbata!

– Hai ragione, amore mio, ora facciamo le brave bambine, vieni, dammi la mano che tra poco arriveranno i nostri amanti.

Ritornano a riva, si rimettono le tuniche e sedute sullo scoglio della spiaggia, scrutano il mare che comincia a schiarirsi là dove l’aurora scolora il cielo blu della notte.

Non passa molto tempo che all’orizzonte compare, in un vortice di flutti, il serpente con in groppa il suo signore.

Le due amiche si separano, si salutano con un veloce bacio sulla bocca, Serapo si avvicina alla zona della caverna, Seopra scende in mare. Il serpente porta Nettuno fin sulla spiaggia, Seopra dall’acqua vede il serpente così vicino e, sempre un poco spaventata, malgrado le parole di Sira rassicuranti, si nasconde nell’acqua, cercando di stare più ferma possibile. Il serpente ritorna in mare allontanandosi, senza vedere, o ignorando, la fanciulla tremante. E Sira? Pensa Seopra, dov’è? Perché non è insieme a Nettuno? Si gira a guardare Serapo, già abbracciata al dio, vorrebbe chiedere di Sira, ma non trova il coraggio. Serapo e Nettuno salgono sulla roccia, raggiungono la caverna, spariscono all’interno. Sira non arriva. Seopra è molto triste, si allontana dalla riva e prova a nuotare, pensa di andare in contro alla sirena.  La fanciulla galleggia sull’acqua, ma quanto a nuotare proprio non riesce, è ferma sempre allo stesso posto, muove le mani e i piedi ma in maniera scoordinata. Improvvisamente si sente prendere da sott’acqua, e portata in alto. Urla spaventata, poi si accorge che é Sira e questa volta urla di gioia.

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Serapo e Nettuno – 12

A giorni alterni Seopra si accompagna all’amica Serapo, la sua passione per Sira si è

incrementata. Certo la loro passione è più semplice, ma non meno intensa.

Sira, per la prima volta nella sua esistenza, ha impostato il rapporto con la fanciulla come una amicizia tra adolescenti, senza forzare il legame verso la passione. Le carezze i baci sono sempre a livello di tenero gioco, intervallate da vero gioco con le onde, con gli animali marini e con tutto quello che capita sotto la loro attenzione.

Alcune mattine, distese sullo scoglio che Nettuno non frequenta più, guardano le stelle e cercano di individuare le costellazioni ma la loro conoscenza del cielo è minima e allora, divertendosi molto, cercano di inventarsele con riferimenti alla loro realtà del momento. Così nascono le costellazioni della “caverna”, quella di “Serapo”, quella di “Nettuno” e quelle più particolari come “Seopra abbracciata alla Sirena”, “La sacerdotessa che tira i capelli a Serapo, per prendersi le stelle”, “Nettuno che sculaccia Serapo perché lo tradisce con un gamberetto” e tante altre.

Nel tempio sotterraneo, la seconda luna è dedicata alle nuove attività, le prove del fuoco e dell’acqua sono terminate, così come quelle del legno e del metallo. I risultati sono stati abbastanza differenziati, la maggioranza delle fanciulle ha conseguito risultati validi per restare nel tempio come vestale, le poche, i cui risultati non sono stati considerati validi, rimarranno nel tempio con compiti più servili. Solo Seopra e un’altra fanciulla hanno superato le prove in maniera brillante, esse saranno le future sacerdotesse. Solo le nuove attività, nella durata della seconda luna, determineranno il livello raggiunto in maniera definitiva. Le nuove prove, quelle degli oracoli e della chiaroveggenza, possono mettere in evidenza doti personali innate, per cui i risultati delle prime prove possono anche essere ribaltati. L’iniziazione a queste prove è la capacità alla concentrazione prima e alla meditazione dopo.

Le prime esercitazioni della “seconda luna”, prima degli oracoli e della chiaroveggenza, si svolgono in maniera collettiva in un’altra parte del tempio sotterraneo, più vicino alla superficie. Le caverne di questa zona sono strette e lunghe con un’apertura circolare verso il cielo.

La prima caverna per la chiaroveggenza ha, lungo un lato, dipinti ispirati alla vita di Serapide, dal lato opposto troneggia una statua di giada, della stessa divinità. Le fanciulle, indossate lunghe tuniche e altri capi colorati, con il capo coperto prendono posto lungo i lati su tappeti rossi, con le gambe incrociate.

Due sacerdotesse si stagliano sull’ingresso della caverna e assistono da lontano allo svolgersi delle esercitazioni.

L’atmosfera è molto mistica, le fanciulle quando sono in meditazione, nella loro mente vi è il “silenzio” di tutte le sensazioni, da quelle corporee a quelle spazio-temporale. Gli occhi delle fanciulle sono aperti, ma il loro sguardo è vuoto.

Quando la meditazione raggiunge profondità compaiono, lungo lo spazio centrale e di fronte agli occhi delle vestali, alcune sfere di fuoco con raggi luminosi bianchi. Al culmine della meditazione anche davanti alla statua di Serapide compare una sfera simile, ma molto più brillante.

        Questo risultato è frutto anche delle continue meditazioni che le vestali eseguono, da molto tempo, nel tempio principale; la differenza è che le sfere non compaiono, ma sono sostituite dal fuoco sacro e le fanciulle sono sedute in circolo.

Nell’altra caverna, le fanciulle vengono istruite per interpretare gli oracoli. Anche questa caverna è lunga e stretta, le vestali partecipano a piccoli gruppi, composti da tre fanciulle, con la presenza di due sacerdotesse anziane e alcuni uomini, venuti dalla vicina città. I serapei, che pongono le domande, sono seduti, su cuscini, di fronte alle vestali, le due sacerdotesse tra le vestali stesse.

L’andamento del fuoco sacro, posto al centro, dovuto al movimento e al calore delle mani delle officianti, aiuta a determinare l’oracolo. Le due sacerdotesse danno la prima interpretazione, le vestali, a turno la ripetono e cercano di approfondirla.

Nel pomeriggio saranno le vestali, una alla volta, ad interpretare l’oracolo. Le sacerdotesse, scelto quello giusto, l’approfondiranno spiegandone anche i vari parametri interpretativi.

Anche nel tempio principale, nelle ultime settimane prima della venuta di Serapide, i rituali sono leggermente cambiati, non tanto come cerimoniale ma come coreografia. Le tuniche indossate dalle vestali sono molto più decorate e appariscenti, i movimenti di danza, poi, sono più complessi. Questi preparativi sono molto più laboriosi e stancanti, ma l’entusiasmo per la venuta della dea e il ricordo dei festeggiamenti degli anni precedenti, sempre vivo nell’animo delle vestali, fa superare qualsiasi difficoltà con allegria e gioia.

Quella mattina Seopra era piuttosto taciturna, Sira, sdraiata vicino a lei sullo scoglio, se ne accorge ma non chiede nulla. La giovane non tace per qualche motivo particolare, ma solo perché, con gli occhi puntati su una stella lontana, cerca un segno del proprio destino. Dalla sua bocca, appena dischiusa, escono delle sottili parole, quasi un gorgoglio che sembra far eco al fruscio del mare che s’insinua tra piccole insenature, alla base dello scoglio. La sirena non distingue le parole dal fruscio, ma intuisce qualcosa e, cercata la mano di Seopra, la stringe dolcemente. Seopra tace. Allora Sira, sottovoce, le chiede:

 –  Cosa hai?  Dolce amica mia.  Sei qui vicino, ma ti sento tanto lontana.

– Si. È vero. Sono stata su quella stella. A chiedere del mio destino.

– Veramente! Hai già raggiunto queste capacità celestiali?

– No. In verità ho solo pensato di esserci. Sono tra le “brave” del tempio, ma le mie possibilità sono ancora minime.

– Mi è sembrato di sentire qualcosa ma non ho capito se dalle tue labbra o dal mare. Tu hai   sentito?

– Non ho sentito, l’ho detto! Io guardavo la stella, la mia bocca ha detto: “Sette giorni. Sarai felice e sola”.

– È cosa significa? Cosa vuol dire?

Cosa significa non lo so! – Le risponde Seopra, girandosi verso lei e, preso il viso di Sira tra le mani, aggiunge: – Cosa vuol dire, amica cara. Lo dice: “Sette giorni”. Tra sette giorni verrà la dea Serapide. “Sarai felice”. Anche questo è chiaro, come vestale prescelta già lo sono. “e sola”, questo sembra più difficile da capire. Sarò sola, io sola vuol dire sola anche un’altra. Non dimenticarti di me. Io ti avrò sempre nel mio cuore. Se ho capito bene, questo vuol dire.

– Nulla di umano è eterno, poco o molto è sempre un “istante temporale”. Una sacerdotessa non avrà tempo libero, come una vestale. Io lo so, la mia Seopra è predestinata a grandi cose.

– Una settimana? È sia. Ma di grande felicità. – Risponde Seopra, abbracciando forte la sirena.

La felicità cosciente di Seopra le permette un controllo positivo della sua esistenza, la felicità trasognata di Serapo invece, per il   troppo allontanamento dalla realtà, non le permette un distacco totale tra i vari ruoli e, come conseguenza, una vita spensierata nei suoi aspetti.

Mancano solo tre giorni per la venuta di Serapide, tutti attendono con gioia ma anche con trepidazione l’evento, infatti la presenza della dea nel tempio porta momenti di alta religiosità e di festa, ma anche un resoconto delle attività del tempio e della preparazione delle vestali.  

Le vestali più anziane sono le più tranquille per la consapevolezza della loro giusta collocazione del ruolo, infatti hanno compiti stabili, dipendenti dal loro grado gerarchico, che non cambieranno con la venuta della divinità.

Le vestali anziane, riunite tutte le abitanti del tempio nel patio più grande, si occupano di stabilire l’andamento dei festeggiamenti per la venuta di Serapide. Ogni fanciulla avrà ruoli precisi che vanno dallo spargere fiori all’arrivo del corteo ad accogliere lo stesso con fiaccole accese dai terrazzi al di sopra dell’ingresso del tempio.

 Le fanciulle sono tutte pronte al confronto con Serapide, ma sono consapevoli che il loro futuro dipenderà dalle scelte della dea, sempre in base alla loro preparazione, alla loro devozione e allo sviluppo delle abilità mentali. In realtà, la selezione è già stata operata nella preparazione nel tempio sotterraneo, dove la graduatoria, anche se non ufficializzata, è chiara a tutte le fanciulle.

Le prime, come Seopra, per questa consapevolezza, sono sicure del raggiungimento di cariche importanti, le ultime, quelle che hanno superato in parte le prove, sono anch’esse consapevole dei ruoli semplici a loro destinati.

La maggioranza delle fanciulle sono destinate alla scelta diretta della dea, che valuterà la loro evoluzione come vestali officianti o accudenti, sono proprio queste fanciulle che attendono con ansia il loro destino. Tutte le fanciulle avranno un futuro nel tempio per la loro devozione.

Serapo, già destinata a un futuro di sacerdotessa nella precedente venuta di Serapide, non attende con reale commozione e gioia la sua conferma a sacerdotessa. Il suo comportamento nel tempio è esemplare ma solo in apparenza, nei suoi pensieri l’amore occupa un posto molto importante. Seopra è l’unica a essere consapevole dello stato della sua amica Serapo, lo intuisce ma ne ha anche conferma nei momenti che le due amiche trascorrono insieme. Un pomeriggio, prima del rito del tramonto, le due amiche si incontrano e, dopo un lungo abbraccio silenzioso, Seopra dice: – Amica mia, come stai? Ci vediamo così poco, solo alcune mattine prima dell’alba, quando di corsa e in silenzio andiamo verso la spiaggia; rari pomeriggi, come oggi, con poco tempo per tutti i preparativi nel tempio.

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