Serapo e Nettuno – 12

A giorni alterni Seopra si accompagna all’amica Serapo, la sua passione per Sira si è

incrementata. Certo la loro passione è più semplice, ma non meno intensa.

Sira, per la prima volta nella sua esistenza, ha impostato il rapporto con la fanciulla come una amicizia tra adolescenti, senza forzare il legame verso la passione. Le carezze i baci sono sempre a livello di tenero gioco, intervallate da vero gioco con le onde, con gli animali marini e con tutto quello che capita sotto la loro attenzione.

Alcune mattine, distese sullo scoglio che Nettuno non frequenta più, guardano le stelle e cercano di individuare le costellazioni ma la loro conoscenza del cielo è minima e allora, divertendosi molto, cercano di inventarsele con riferimenti alla loro realtà del momento. Così nascono le costellazioni della “caverna”, quella di “Serapo”, quella di “Nettuno” e quelle più particolari come “Seopra abbracciata alla Sirena”, “La sacerdotessa che tira i capelli a Serapo, per prendersi le stelle”, “Nettuno che sculaccia Serapo perché lo tradisce con un gamberetto” e tante altre.

Nel tempio sotterraneo, la seconda luna è dedicata alle nuove attività, le prove del fuoco e dell’acqua sono terminate, così come quelle del legno e del metallo. I risultati sono stati abbastanza differenziati, la maggioranza delle fanciulle ha conseguito risultati validi per restare nel tempio come vestale, le poche, i cui risultati non sono stati considerati validi, rimarranno nel tempio con compiti più servili. Solo Seopra e un’altra fanciulla hanno superato le prove in maniera brillante, esse saranno le future sacerdotesse. Solo le nuove attività, nella durata della seconda luna, determineranno il livello raggiunto in maniera definitiva. Le nuove prove, quelle degli oracoli e della chiaroveggenza, possono mettere in evidenza doti personali innate, per cui i risultati delle prime prove possono anche essere ribaltati. L’iniziazione a queste prove è la capacità alla concentrazione prima e alla meditazione dopo.

Le prime esercitazioni della “seconda luna”, prima degli oracoli e della chiaroveggenza, si svolgono in maniera collettiva in un’altra parte del tempio sotterraneo, più vicino alla superficie. Le caverne di questa zona sono strette e lunghe con un’apertura circolare verso il cielo.

La prima caverna per la chiaroveggenza ha, lungo un lato, dipinti ispirati alla vita di Serapide, dal lato opposto troneggia una statua di giada, della stessa divinità. Le fanciulle, indossate lunghe tuniche e altri capi colorati, con il capo coperto prendono posto lungo i lati su tappeti rossi, con le gambe incrociate.

Due sacerdotesse si stagliano sull’ingresso della caverna e assistono da lontano allo svolgersi delle esercitazioni.

L’atmosfera è molto mistica, le fanciulle quando sono in meditazione, nella loro mente vi è il “silenzio” di tutte le sensazioni, da quelle corporee a quelle spazio-temporale. Gli occhi delle fanciulle sono aperti, ma il loro sguardo è vuoto.

Quando la meditazione raggiunge profondità compaiono, lungo lo spazio centrale e di fronte agli occhi delle vestali, alcune sfere di fuoco con raggi luminosi bianchi. Al culmine della meditazione anche davanti alla statua di Serapide compare una sfera simile, ma molto più brillante.

        Questo risultato è frutto anche delle continue meditazioni che le vestali eseguono, da molto tempo, nel tempio principale; la differenza è che le sfere non compaiono, ma sono sostituite dal fuoco sacro e le fanciulle sono sedute in circolo.

Nell’altra caverna, le fanciulle vengono istruite per interpretare gli oracoli. Anche questa caverna è lunga e stretta, le vestali partecipano a piccoli gruppi, composti da tre fanciulle, con la presenza di due sacerdotesse anziane e alcuni uomini, venuti dalla vicina città. I serapei, che pongono le domande, sono seduti, su cuscini, di fronte alle vestali, le due sacerdotesse tra le vestali stesse.

L’andamento del fuoco sacro, posto al centro, dovuto al movimento e al calore delle mani delle officianti, aiuta a determinare l’oracolo. Le due sacerdotesse danno la prima interpretazione, le vestali, a turno la ripetono e cercano di approfondirla.

Nel pomeriggio saranno le vestali, una alla volta, ad interpretare l’oracolo. Le sacerdotesse, scelto quello giusto, l’approfondiranno spiegandone anche i vari parametri interpretativi.

Anche nel tempio principale, nelle ultime settimane prima della venuta di Serapide, i rituali sono leggermente cambiati, non tanto come cerimoniale ma come coreografia. Le tuniche indossate dalle vestali sono molto più decorate e appariscenti, i movimenti di danza, poi, sono più complessi. Questi preparativi sono molto più laboriosi e stancanti, ma l’entusiasmo per la venuta della dea e il ricordo dei festeggiamenti degli anni precedenti, sempre vivo nell’animo delle vestali, fa superare qualsiasi difficoltà con allegria e gioia.

Quella mattina Seopra era piuttosto taciturna, Sira, sdraiata vicino a lei sullo scoglio, se ne accorge ma non chiede nulla. La giovane non tace per qualche motivo particolare, ma solo perché, con gli occhi puntati su una stella lontana, cerca un segno del proprio destino. Dalla sua bocca, appena dischiusa, escono delle sottili parole, quasi un gorgoglio che sembra far eco al fruscio del mare che s’insinua tra piccole insenature, alla base dello scoglio. La sirena non distingue le parole dal fruscio, ma intuisce qualcosa e, cercata la mano di Seopra, la stringe dolcemente. Seopra tace. Allora Sira, sottovoce, le chiede:

 –  Cosa hai?  Dolce amica mia.  Sei qui vicino, ma ti sento tanto lontana.

– Si. È vero. Sono stata su quella stella. A chiedere del mio destino.

– Veramente! Hai già raggiunto queste capacità celestiali?

– No. In verità ho solo pensato di esserci. Sono tra le “brave” del tempio, ma le mie possibilità sono ancora minime.

– Mi è sembrato di sentire qualcosa ma non ho capito se dalle tue labbra o dal mare. Tu hai   sentito?

– Non ho sentito, l’ho detto! Io guardavo la stella, la mia bocca ha detto: “Sette giorni. Sarai felice e sola”.

– È cosa significa? Cosa vuol dire?

Cosa significa non lo so! – Le risponde Seopra, girandosi verso lei e, preso il viso di Sira tra le mani, aggiunge: – Cosa vuol dire, amica cara. Lo dice: “Sette giorni”. Tra sette giorni verrà la dea Serapide. “Sarai felice”. Anche questo è chiaro, come vestale prescelta già lo sono. “e sola”, questo sembra più difficile da capire. Sarò sola, io sola vuol dire sola anche un’altra. Non dimenticarti di me. Io ti avrò sempre nel mio cuore. Se ho capito bene, questo vuol dire.

– Nulla di umano è eterno, poco o molto è sempre un “istante temporale”. Una sacerdotessa non avrà tempo libero, come una vestale. Io lo so, la mia Seopra è predestinata a grandi cose.

– Una settimana? È sia. Ma di grande felicità. – Risponde Seopra, abbracciando forte la sirena.

La felicità cosciente di Seopra le permette un controllo positivo della sua esistenza, la felicità trasognata di Serapo invece, per il   troppo allontanamento dalla realtà, non le permette un distacco totale tra i vari ruoli e, come conseguenza, una vita spensierata nei suoi aspetti.

Mancano solo tre giorni per la venuta di Serapide, tutti attendono con gioia ma anche con trepidazione l’evento, infatti la presenza della dea nel tempio porta momenti di alta religiosità e di festa, ma anche un resoconto delle attività del tempio e della preparazione delle vestali.  

Le vestali più anziane sono le più tranquille per la consapevolezza della loro giusta collocazione del ruolo, infatti hanno compiti stabili, dipendenti dal loro grado gerarchico, che non cambieranno con la venuta della divinità.

Le vestali anziane, riunite tutte le abitanti del tempio nel patio più grande, si occupano di stabilire l’andamento dei festeggiamenti per la venuta di Serapide. Ogni fanciulla avrà ruoli precisi che vanno dallo spargere fiori all’arrivo del corteo ad accogliere lo stesso con fiaccole accese dai terrazzi al di sopra dell’ingresso del tempio.

 Le fanciulle sono tutte pronte al confronto con Serapide, ma sono consapevoli che il loro futuro dipenderà dalle scelte della dea, sempre in base alla loro preparazione, alla loro devozione e allo sviluppo delle abilità mentali. In realtà, la selezione è già stata operata nella preparazione nel tempio sotterraneo, dove la graduatoria, anche se non ufficializzata, è chiara a tutte le fanciulle.

Le prime, come Seopra, per questa consapevolezza, sono sicure del raggiungimento di cariche importanti, le ultime, quelle che hanno superato in parte le prove, sono anch’esse consapevole dei ruoli semplici a loro destinati.

La maggioranza delle fanciulle sono destinate alla scelta diretta della dea, che valuterà la loro evoluzione come vestali officianti o accudenti, sono proprio queste fanciulle che attendono con ansia il loro destino. Tutte le fanciulle avranno un futuro nel tempio per la loro devozione.

Serapo, già destinata a un futuro di sacerdotessa nella precedente venuta di Serapide, non attende con reale commozione e gioia la sua conferma a sacerdotessa. Il suo comportamento nel tempio è esemplare ma solo in apparenza, nei suoi pensieri l’amore occupa un posto molto importante. Seopra è l’unica a essere consapevole dello stato della sua amica Serapo, lo intuisce ma ne ha anche conferma nei momenti che le due amiche trascorrono insieme. Un pomeriggio, prima del rito del tramonto, le due amiche si incontrano e, dopo un lungo abbraccio silenzioso, Seopra dice: – Amica mia, come stai? Ci vediamo così poco, solo alcune mattine prima dell’alba, quando di corsa e in silenzio andiamo verso la spiaggia; rari pomeriggi, come oggi, con poco tempo per tutti i preparativi nel tempio.

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Auguri 2020

I personaggi di Serapo e Nettuno augurano un buon anno a tutti gli amici del forum.

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Serapo e Nettuno – 11

Il suono del gong, per il rituale del tramonto, sorprende le due amiche abbracciate. Tenendosi per mano scendono la lunga scala del terrazzo, raggiunto il patio del rituale si separano. Seopra, esonerata dal partecipare al rituale, si ritira per il riposo, Serapo si unisce alle altre fanciulle, già pronte per iniziare.

L’indomani mattina è molto presto, quando le due fanciulle sono già nella caverna. Sono taciturne per la loro mente sensibilizzata dagli ultimi avvenimenti. Serapo non vede l’ora di incontrare il dio, Seopra, anche se entusiasta dei suoi progressi come vestale, di incontrare Sira. Sembra veramente che la fanciulla riesca a sdoppiarsi bene nei ruoli, senza che questi ne subiscano conseguenze.

Sempre tenendosi per mano, le due amiche raggiungono la riva, dove un poco più al largo, Sira si destreggia competendo con un delfino in tuffi. Lo spettacolo è molto affascinante, i due rivali, con salti sempre più alti, gareggiano con entusiasmo.

Da lontano anche Sira sembra un delfino, tale è la sua bravura, Serapo dice: – Ecco la pazzerella. È veramente brava.

– Ma è Sira? Io pensavo che fossero due delfini.

– La nostra amica, nel suo elemento, non ha limiti. Quello che più mi piace di lei, è la sua voglia di vivere divertendosi, spensierata, con tutti i suoi amici marini e terreni.

– Hai proprio ragione, – dice Seopra. – Quando sei con lei, affiora in noi la nostra natura bambina e sei felice, seguendo i suoi giochi.

Sira si accorge dalla presenza delle amiche e, dopo un ultimo salto, completato da una piroletta. Salutato il rivale con un abbraccio, raggiunge le fanciulle a riva.

– Che brava. Sei proprio una creatura splendida. Ti abbiamo visto come scherzavi con il tuo amico delfino. – Dice Seopra, appena la sirena si avvicina.

– Sì. Hai ragione è un amico. Ma non era un gioco, era una gara. Il mio amico è molto bravo, salta in maniera eccezionale, e io ancora non riesco a eguagliarlo.

– La nostra amica è molto modesta, io non ho ravvisato molta differenza, sembravi anche tu un delfino. – poi aggiunge Serapo. – Vieni Sira, ancora non ci siamo abbracciate.

Sira, come al solito, abbraccia le due fanciulle insieme, aiutandosi anche con la coda. Poi, strizzando l’occhio a Seopra, dice: – Vieni con me, Seopra, andiamo al largo, la tua amica ha un appuntamento amoroso.

– Sì, ma non c’è fretta, possiamo anche stare un poco insieme. Voglio parlarti del mio amore, della mia felicità.

– No, amica mia. Il mio signore freme di vederti, la sua passione è più forte della tua. Il parlare sarà per un’altra volta. La felicità traspare da tutto il tuo essere, vedo che la tua bellezza ha assunto un aspetto raggiante, più del solito.

Dette queste parole, Sira aiuta Seopra a salirle sui fianchi e, dopo un ultimo abbraccio a Serapo, parte veloce. La sirena si è appena allontanata quando, in groppa al serpente, compare Nettuno. Il serpente non fa più paura a Serapo, che decisa gli va incontro. Il dio scende dalla sua cavalcatura marina, abbraccia la fanciulla e, sollevandola in braccio, la porta a riva. Giunti nella caverna, immersa la conchiglia nell’acqua, i due amanti, fuori dal tempo, vivono intensamente il loro amore.

La sirena e Seopra si divertono nell’acqua, l’assenza di Serapo, facilita tra le due amiche un maggior affiatamento. Seopra è più libera e disponibile ai giochi “ravvicinati”, di quanto lo fosse Serapo. Sira, esperta da tempo nell’arte amatoria, non si lascia sfuggire l’occasione. Seopra ne è cosciente e anche consenziente.

L’assenza di un uomo nella sua vita, non ha affievolito la sua carica sessuale, anzi ha sviluppato in lei una forte attrazione per le compagne da quando bambina, frequentava il tempio. Con questa sua passione “nascosta” si abbandona alle effusioni della sirena, sperando e attendendo un approfondimento. Ma Sira, anche se ha capito il trasporto della fanciulla verso di lei, temporeggia e, da buon amante, cerca di allungare il più possibile il piacere della conquista.

Il serpente attendeva il suo padrone poco distante dalla riva, Seopra lo vede e si spaventa – È un serpente enorme, mi fa paura.

– Non è così, credimi, è solo molto grande ma è un amico fedele e calmo. La tranquillizza Sira.

– Ma è sempre lo stesso serpente che il dio cavalca?

– Sì, è sempre lo stesso. Se vuoi, posso chiamarlo e farti fare un giro.

– No! Non lo fare. Non ne sarei capace, mi fa ancora paura, anche se è bravo, come dici tu.

La notte è alla fine. Il cielo inizia a schiarire facendo affievolire la luce delle stelle che si affacciano sul mare da est, dove il sole inizierà la sua lenta ascesa nel cielo coprendo con un velo di luce gli astri della notte.

È giunto il momento delle ultime carezze e dei baci di addio per gli amanti dell’alba. Sira, abbracciata ancora alla fanciulla, vede Nettuno che dalla riva, con un cenno di comando, richiama il serpente. Seopra è di spalle e non si è accorta di nulla, la sirena le sussurra nell’orecchio: – Addio dolce fanciulla, è l’ora di andare. Anche Nettuno richiama il suo serpente.

Seopra si gira verso la riva, dà un’occhiata, ma riabbraccia subito Sira e le dice: – Ciao, dolce sirena, oggi mi hai proprio incantato. Amica mia, conserverò con gioia per tutto il giorno, l’impronta dei tuoi baci e delle tue mani sul mio corpo.

Rimangono, in silenzio, abbracciate fino al passaggio di Nettuno sul serpente. Il dio chiama Sira, Seopra sente la voce e subito lascia la sirena, ma questa le dà un bacio di saluto sulla bocca e dopo si tuffa seguendo il serpente.

Seopra lascia la riva e va incontro all’amica e, quando sono vicine, si abbracciano per un istante, poi corrono lungo la riva, tenendosi per mano.

Quella mattina le due fanciulle partecipano insieme al rituale del mattino, sono molto contente e, anche se trasognate, riescono bene in tutto. Al pomeriggio, prima che Seopra parta per il tempio sotterraneo, si allontanano dalle altre vestali. Preferiscono rimanere vicine in silenzio, ognuna ha nel cuore e nella mente la propria esperienza amorosa. Solo prima di partire Seopra, abbraccia forte Serapo, e dice: – Ciao, dolce amica, domattina sarai nei miei pensieri. Salutami Sira, portale un bacio.

– Credo, che sarà più lei nei tuoi pensieri che io, ma è giusto così. Sai, stamattina ho visto con quale passione vi siete salutate. Ciao, mia grande amica, che la giornata di domani sia, per te, piena di soddisfazione, – le risponde Serapo.

È passata la prima luna da quando Seopra ha iniziato la preparazione nel tempio sotterraneo, tra ventotto giorni la dea Serapide arriverà al tempio e presiederà la cerimonie di iniziazione delle giovani vestali. La preparazione procede bene, i progressi delle fanciulle sono notevoli. Seopra è diventata, per i suoi meriti nelle prove preparatorie e per le sue accresciute qualità mentali, la prediletta delle istruttrici. Anche nel tempio principale, come giusta conseguenza, ha guadagnato rispetto e privilegi che spettano a una futura sacerdotessa.

Serapo, anche se le sue attività nel tempio continuano con efficienza, vive il suo amore con forte entusiasmo. Ogni mattina all’alba. Nettuno l’aspetta sulla riva e poi la conduce nella dimensione “senza tempo” dove i due amanti ritrovano la loro passione sempre più accresciuta.

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Serapo e Nettuno – 10

Serapo e Nettuno sono avvolti da una luce che non ha un suo colore, ma possiede infiniti colori e sfumature, loro stessi assumono questo meraviglioso e raggiante aspetto.

Nettuno sottovoce pronuncia le parole di chiarimento che la fanciulla aspettava: – Ora mia cara fanciulla siamo fuori del tempo. Siamo in una parte di spazio che non segue lo scandire del tempo.  Noi   possiamo stare insieme ore, quando la conchiglia sarà fuori dell’acqua sarà lo stesso tempo di quando vi è entrata.

Serapo scopre la nuova dimensione e trova il coraggio di parlare: – Ho capito bene? Questa luce meravigliosa fermerà il tempo per noi?

– Sì. Fermerà il tempo per il nostro amore.

A queste parole Serapo richiude gli occhi e, con le mani tese in avanti, lentamente va verso il dio, che non può abbracciarla subito perché ha le mani impegnate. – Fermati, aspetta – le dice, mentre allarga le dita per lasciar cadere l’acqua che ha nelle mani. L’incanto dei colori svanisce, la fanciulla ne ha la percezione e riapre gli occhi.

Allora Nettuno le prende la mano e la conduce nella parte più interna della grotta, qui sistemata la conchiglia in una conca naturale della roccia e, fatta sgorgare dalla mano l’acqua marina necessaria, ripristina la fantastica atmosfera fuori dal tempo.

Serapo, in questa atmosfera tra sogno e realtà, sente il suo amore che affiora con forza. Raggiante di felicità alza le mani verso Nettuno che, mitigando la sua massa corporea, l’abbraccia e la bacia con dolcezza. In quest’alba senza tempo, si amano con grande passione.

La terza mattina per Seopra è iniziata come al solito con la prova del fuoco e dell’acqua, la fanciulla dà prova di aver già conseguito una valida abilità nel gestire il fuoco delle conchiglie, inoltre ha appreso la capacità di resistere al calore, concentrandosi sulle proprie mani. Per lei non esistono posture difficili, in qualunque punto dello spazio sono le sue mani sente e vede, con gli occhi della mente, le conchiglie fiammeggianti e ne controlla la posizione. Solo le tre fanciulle che hanno raggiunto questa preparazione vengono condotte, da una nuova istruttrice, in un’altra vasca. Questa volta devono imparare, oltre a posizioni di galleggiamento, anche a controllare bene la fiamma immergendola nell’acqua e trattenendola fino al limite di spegnimento.

        Nelle prove del metallo e del legno Seopra supera tutte le sue compagne, riuscendo a riconoscere il materiale di cui sono composti i dischi senza toccarli, anche se da una distanza minima.

        La fanciulla è molto soddisfatta di questo veloce progresso, sente che la sensibilità delle sue mani aumenta sempre di più per ogni prova che esegue. Non è consapevole che anche le sue doti mentali sono molto migliorate, il fatto che riesce a vedere, a occhi chiusi, la fiamma delle conchiglie e a localizzarla nello spazio significa che la sua mente comincia a essere meno legata alla materia.

La divinazione, la capacità di interpretare gli oracoli e tutte le pratiche delle sacerdotesse possono solo essere realizzate con la traslazione della mente in un’altra dimensione. La realtà del momento deve cedere il posto alla realtà del futuro.

Quando Sira, spinta dalla curiosità, arriva vicino alla spiaggia tutto è tranquillo, l’onda carezza con lento movimento la riva, non vi è traccia di Nettuno o di Serapo.

La sirena guarda verso la caverna e vede il tridente del dio poggiato vicino all’ingresso. Lei sa che quando il dio si libera del tridente è occupato in altre attività che gl’impegnano le mani, deduce facilmente: Serapo ha ceduto alle lusinghe.

Questa scoperta la lascia indifferente, sono anni, decenni e forse secoli che è testimone occulta di “nozze” extraconiugali del dio. Il suo pensiero va all’indomani, quando vedrà le fanciulle e saprà lo svolgersi dell’avvenimento. Guarda verso est e nota che l’alba è pronta con il suo carro a condurre il dio sole fuori dalle tenebre.

Nella caverna Nettuno ha ancora Serapo tra le braccia e le carezza delicatamente i lunghi capelli, la conchiglia è fuori dall’acqua e diffonde la sua tenue luce sugli amanti, essi sono tornati già da tempo dall’altra dimensione, nella quale sono state ore d’amore. Nettuno sussurra nell’orecchio della fanciulla: – Dolce fanciulla è quasi l’alba, sono le ultime carezze e l’ultimo bacio, la nostra esistenza terrena ci chiama. Ci vediamo domani, ti attenderò qui nella caverna.

– Nella caverna? Si? No!– la fanciulla ancora sognante risponde in maniera sconnessa. – Nella caverna … c’è Seopra, la mia amica che viene domani dal tempio sotterraneo. Non la porto? Come faccio?

– Non ti agitare, distenditi. Resta così piena d’amore.

Porta pure la tua amica Seopra, è una cosa semplice a risolvere. – Serapo si lascia baciare, poi cerca la sua tunica e non la vede, preoccupata dice: – Sono nuda! Dov’è la mia tunica, è rimasta di là. Come faccio?  – Ma che dici? Non è possibile … Eccola.

Indossa la tunica che il dio le porge, Serapo è ancora emozionata, ma riprende possesso delle sue facoltà mentali. Guarda Nettuno, che in piedi rispetto a lei è un colosso, gli sorride ma non trova parole da dire poi di scatto gli lancia un bacio, si gira e si allontana nella caverna, quasi come una piccola fuga.

Soddisfatto nei sensi e nella mente il dio si allontana dalla spiaggia, sempre a cavallo del suo fidato serpente. Incontra Sira abbastanza vicina alla riva.

– Curiosa. Certamente sei venuta per spiare. Cosa hai visto?

– Nulla signore, solo il tridente fuori la grotta “abbandonato”, poverino. – Nettuno sorride, poi ricordandosi del domani, dice alla sirena: – Domani vieni anche tu.

– Non lo so. Forse. Se va il mio signore, io “disturbo”.

– No. Domani non disturbi, anzi sei utile.

– Utile? Io cosa …

– Domani viene l’amica. Resterà sola, se tu non vieni.

– Seopra? Allora vengo, le terrò compagnia io con molto piacere.

– Non avevo dubbi! Ora andiamo.

Serapo mentre ritorna al tempio riacquista in pieno la sua calma, si sente contenta della scelta. Per la prima volta nella sua vita si sente realizzata come donna. Il suo pensiero va a Seopra e a Sira, desidera confidare tutto alle sue amiche, anche perché ha capito che, se non in maniera esplicita, l’hanno spinta a decidere questo passo importante della sua esistenza. Non è una cosa che capita a tutte le mortali essere amate da una divinità. Sarà stata un’occasione, un evento del destino oppure semplicemente solo un amore. La sua ragione preferisce quest’ultima ipotesi perché non la costringe a darne una valutazione nel tempo, già pensa, è un amore “fuori tempo” per cui è solo fine a sé stesso.

La giornata nel tempio trascorre in maniera lineare, la fanciulla si dedica con serietà ai suoi compiti di vestale, anzi questo suo nuovo stato la rende quasi più efficiente, il motivo è il maggior grado di libertà che si è sviluppato nella sua mente e nel suo agire. La sua sensibilità, con l’amore, si è spostata verso un senso dell’esistenza che libera l’individuo da alcune regole sociali, e anche se lo porta verso un distacco dagli altri, non lo distoglie dal ruolo esplicato.

Nel tardo pomeriggio, in un momento di libertà prima del rituale del tramonto, Serapo sale sul terrazzo del secondo livello e mentre guarda il mare, sente un fruscio alle sue spalle, si gira di scatto e vede Seopra che l’avvicinava di soppiatto.

– Bum! – Le dice l’amica. – Ti ho scoperto, guardavi il mare con sospetto, chi cerchi?

– Seopra, cara. Come mai sei qua?

– Vieni, abbracciami. La tua amica è tanto brava che   ha   avuto, per   premio, la libertà fino al tramonto. E tu che mi dici? Ti vedo raggiante. Come stai? Va tutto bene?

– Ti dico che sono felice, veramente tanto.

– Tanto! Ma cosa è successo?

– È successo, meravigliosamente, tutto!

– Tutto cosa? Dimmi, c’entra Sira?

– No, non è Sira. Indovina chi è?

– Il dio Nettuno. Chi altro, se no?

– Si. Proprio lui.

– Hai parlato? Hai chiarito?

– No. L’ho amato.

– Bellissima amica mia, raccontami tutto.

– Tutto è difficile. Io sono molto emozionata. La conchiglia magica ci ha permesso di stare insieme per molto tempo. Ricordo tutto ma non in ordine. È un insieme di sensazioni diverse che mi hanno lasciato un fremito nel corpo e nella mente.

– Ma allora è vero! L’amore è la cosa più bella del mondo.

– Questo non lo so. Non conosco tante cose. La vita chiusa nel tempio non permette la conoscenza del mondo. Ma certamente è una cosa che ti scuote e ti fa vivere vicina alla natura, perché è nella natura divina e umana il dono dell’amore.

– Sempre parole di saggezza affiorano sulle tue labbra. La più saggia tra le vestali tu sei.

– No, non credo che sia così. Tutto quello che ho ora nel mio essere appartiene al mondo, e non so se il mio destino è quello di essere vestale. Il fato non mi permette, nemmeno per un istante, di intravedere il mio futuro. Sono felice ora e lo sarò fino in fondo.

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Serapo e Nettuno 9

– Ora andiamo Sira ci attende.

– E se c’è Nettuno? Cosa facciamo?

– Non lo so. Speriamo che oggi non venga. Devo ancora decidere bene. Vieni, andiamo.

Quando le fanciulle arrivano sulla spiaggia Sira è già a riva, la sirena sta giocherellando con alcuni pesciolini della battigia, li prende con la mano a vaschetta, li porta in alto e a un suo cenno, questi fanno un guizzo e ricadono in acqua. Le fanciulle si fermano a guardare come i pesciolini si divertono e come seguono una fila nel turno.

Seopra, in silenzio per non disturbare il gioco, mette un piede nell’acqua per avvicinarsi e vedere meglio, ma appena il suo piede si bagna i pesciolini spaventati fuggono via. Sira si gira verso le fanciulle e dice: – Ben arrivate, siete in ritardo. Poi indicando con la mano Seopra aggiunge: – La tua bellezza non affascina i pesciolini, ma affascina me! Vieni ti presenterò i pesciolini.

– A me non li vuoi presentare? – Dice Serapo allegramente risentita.

– Sì. Li presenterò anche a te. O vuoi che ti presenti il loro sovrano?

Serapo e Seopra si guardano ammiccando, poi Seopra rivolta all’amica – Come idea non è male. Perché non approfitti di questa opportunità? Io al posto tuo non ci starei a pensare molto.

– Ma lei non è sensuale come te. È più timidina. – Dice Sira.

– Timidina? Finché non decide. Tu non la conosci bene come me. Se Serapo si scatena vedrai che “timidezza”.

– Smettetela! Pettegole! Andiamo a conoscere gli amichetti di Sira.

– Si, è meglio.  – Conclude Sira. – Altrimenti mi prendo ancora offese. Pettegola! Non bastava già malvagia?

Quindi si tuffa sott’acqua e, poco dopo, ritornando seguita da una cinquantina di pesciolini, invita le fanciulle a scendere in acqua.

Tranquillizzati da Sira, i pesciolini riprendono il gioco del tuffo dalle mani delle tre fanciulle. Terminato il gioco, Seopra propone di cavalcare, insieme a Serapo, Sira per andare come la prima volta a nuotare lontano dalla riva. Quando sono al largo Serapo si accorge di un forte affiatamento tra Sira e la sua amica, nota che le carezze che di scambiano sono molto più decise e sentite. Lei non si sente trascurata perché la sua mente è rivolta a Nettuno. Anzi vedere le sue amiche così vicine le procura un piacere e nella sua mente comincia a immaginare le carezze di un essere dell’altro sesso. Non ha mai frequentato un maschio.

Anche quella mattina il chiarore dell’alba imminente mette termine ai giochi delle fanciulle e, anche se a malincuore, si salutano. Durante il ritorno al tempio Serapo e Seopra sono piuttosto silenziose, camminano tenendosi per mano per abitudine, ognuna ha pensieri nella mente. L’una decisa a darsi all’avventura con il dio, l’altra si è accorta che Sira la tenta e non se ne dispiace, anche lei si sente attratta dalla sirena.

Il silenzio delle due fanciulle dura per tutto il giorno, solo a pomeriggio inoltrato prima che Seopra deve raggiungere il tempio sotterraneo, Serapo saluta l’amica – Ciao bellissima, questa volta non ho raccomandazioni da farti, sarebbe un’offesa alla tua saggezza.  Voglio solo salutarti come la mia più cara amica. La stringe forte lungamente e sottovoce le sussurra la sua decisione di parlare al dio Nettuno, di non fuggire e di essere disponibile a lasciarlo avvicinare. Seopra la bacia sulla fronte e, ponendole le mani sulle guance, le augura un felice domani.

Serapo partecipa tranquilla al rituale del tramonto e, dopo il riposo, a quello di mezzanotte, ma dopo quest’ultimo non riesce a prendere sonno. Non si sente agitata, anzi è molto serena, sogna a occhi aperti le parole, gli avvenimenti e tutto quello che potrebbe accadere l’indomani prima dell’alba. È tuttavia un sogno da bambina, vede sé stessa e Nettuno passeggiare sulla riva, solcare il mare a cavallo del serpente, e ancora passeggiare su isole fantastiche e poi sott’acqua nel regno marino in compagnia del suo re. Poi si accorge che il sogno è troppo fantasioso e pensa di renderlo più aderente alla realtà, ma è molto difficile perché non ha mai vissuto un’esperienza d’amore. Preferisce continuare con la fantasia. Poco dopo sente che l’ora di alzarsi è giunta, tra poco la realtà prenderà da sola il sopravvento sull’irrealtà del sogno.

Quando è fuori dal tempio e si avvia verso l’ingresso nascosto, si accorge che è dominata nella mente e nel corpo da una serenità eccezionale, cammina con passo leggiadro, con il sorriso sulle labbra e con gli occhi brillanti. “Come fanciulla che va a suo primo incontro d’amore” potrebbe definirsi se solo se ne rendesse conto. Il suo passo e il suo portamento sono pari a quelli di un rituale. Non potrebbe apparire diversa. sono anni che il ruolo di vestale le condiziona la vita.

Entrata nella caverna, perde la sua posizione dignitosa; la discesa tra le rocce non consente un cammino leggiadro, ma non le fa perdere la serenità e la determinazione. Raggiunta la cavità maggiore, si ferma vicino alla conchiglia, la prende e si avvia verso l’uscita. Tenere in mano la conchiglia le infonde sicurezza, almeno così le sembra. Esce dalla grotta e guarda verso il mare, il dio è in acqua, solo la sua testa affiora. Serapo si ferma, non ha paura ma non riesce a muoversi, indietreggia e rientra nella grotta di spalle, si ferma quando Nettuno scompare dalla sua vista.

Il dio sente che la fanciulla è ferma nella grotta, con calma sale verso l’ingresso.

Serapo stringe con le due mani la conchiglia cercando di prenderne la forza e, quando sente che il dio si avvicina, rimane immobile e chiude gli occhi. Anche Nettuno si ferma proprio davanti a lei. Sono ambedue immobili l’uno fuori la grotta l’altra, a pochi passi, dentro la grotta. Malgrado le esperienze amorose con ninfe e donne bellissime, l’immagine della vestale incanta il dio. Questa fanciulla, con i suoi lunghi capelli biondi sciolti sul seno, coperto da una leggera tunica rosa, con le mani unite e una luce, di più colori, che si insinua tra le sue dita e si riflette all’esterno sulla bianca carnagione del viso, delle braccia e delle gambe, appare a Nettuno come un essere immortale disceso dall’Olimpo. Oltre all’immagine, anche il profumo di fresche essenze boschive che emana dalla fanciulla, esalta il suo aspetto.

Anche Serapo sente la presenza del dio attraverso la percezione del profumo del mare che l’avvolge con delicata fragranza.

Il dio le parla: – Le tue origini sembrano divine, non tanto per la tua bellezza che è umana, ma per tutto ciò che permea il tuo essere e il tuo spirito. H conosciuto dee, ninfe, donne mortali, ma nessuna ha mai acceso in me una passione così grande, così forte ma nello stesso tempo così soave.

In te, candida fanciulla, vedo la natura stessa, in me sento accrescere il desiderio di averti, ma per la prima volta nella mia esistenza non forzerò la tua volontà, sarai tu libera di scegliere l’amore.

Serapo ascolta queste parole che esaltano la sua bellezza, sempre a occhi chiusi allunga le mani e mette in evidenza la conchiglia. Nettuno delicatamente gliela toglie dalle mani, di scatto la fanciulla apre gli occhi e, prima che possa decidere cosa fare o dire, il dio la previene dicendole:

– Questa conchiglia, che ti ho regalato, contiene in sé i colori dell’arcobaleno ma non è questo il suo vero valore, è un oggetto senza tempo e senza spazio. È necessario che sia immersa in acqua marina che scaturisce dalle mie mani, solo allora il suo potere si rivela.

Serapo guarda affascinata la conchiglia nelle mani del dio, non ha capito bene cosa ha detto perché è ancora emozionata dalle parole che il dio le ha rivolto. Nettuno, mentre lei guarda la conchiglia, ha posto le sue grandi mani in maniera tale che formano una piccola conca al centro della quale vi è la conchiglia, poi dalle mani, come sorgente limpida, affiora dell’acqua che copre la conchiglia.

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Serapo e Nettuno – 8

A un tratto vede un leggero movimento nel mare, smette di parlare e si allontana dalla riva, e con il timore di vedere il dio uscire dall’ acqua si avvia verso la grotta, sempre girandosi a guardare il mare.  Raggiunta la caverna si ferma vicino all’appoggio dove la conchiglia emana la sua luce misteriosa, trova un sedile naturale di roccia e si siede. È ancora presto il sole non ha ancora terminato il suo percorso notturno, Serapo chiude gli occhi e si immagina le sembianze di Nettuno, può solo immaginarle perché lo ha visto sempre da lontano. Poi il suo pensiero va a Sira, lei deve conoscere bene il dio, perché non vuole parlarne? Poi si ricorda le parole della sirena: Ingenua. Non sai che le belle donne sono sempre piaciute alle divinità e quelle di Seopra: Ma sei anche un bell’ esemplare di femmina.

Femmina, donna. Questi due termini le martellano nella testa; ma lei, com’è veramente? La sua immagine le è sconosciuta, nel tempio non esistono specchi. Il suo corpo lo conosce, lo vede, lo tocca ma sempre una parte alla volta, il suo viso poi non lo vede da anni. Tutte le vestali sono delle belle fanciulle, forse anche lei è bella. Come Seopra? No, la sua amica è certamente più bella di lei. 

Con la mente assorta in questi pensieri non si accorge che il tempo passa, ad un tratto vede che la luce nella caverna è aumentata, guarda incuriosita la conchiglia pensando ad un’altra stranezza, ma capisce che la luce entra dall’ingresso verso il mare. Sarà già l’alba!

 Corre e si precipita verso l’uscita a monte, quando esce però si accorge che è solo una chiara e colorata alba, il sole è ancora nascosto.

Di buon passo si avvia verso il tempio.

La giornata nel tempio passa tranquilla per quanto riguarda le attività che Serapo deve svolgere come vestale, ma quando è sola si sente agitata e pensierosa. La presenza del dio nella sua vita è un fatto che non riesce a definire. Lei è stata sempre presente nella sua realtà, ha sempre risolto velocemente qualunque problema o avversità. Ma questa volta la realtà non è chiara, non presenta soluzioni perché non conosce i termini del problema, forse non è nemmeno un problema. Ma cos’è? La fanciulla dopo le parole di Sira ha più o meno capito perché il dio la cerca … e se lei non andasse più alla spiaggia! Ma la rinuncia al mare è troppo dolorosa. Al mare non può rinunciare, perché sarebbe anche un allontanamento da Sira, questo coinvolgerebbe anche la sua amica Seopra, così entusiasta del loro segreto. Che fare? Forse non c’è altra soluzione che “attendere che accada quel che deve accadere”. Oppure tentare con un oracolo? Ma è ancora una vestale e da sola non può eseguirlo, di certo non può chiedere aiuto alle sacerdotesse, loro sì che potrebbero. Oppure dovrebbe tentare insieme ad altre vestali, per unire le loro forze. Ma quali? Seopra, Praseo e poi chi altra?  Praseo non è così intima come Seopra, anche se la fanciulla è sembrata sempre molto disponibile, Serapo non ha mai approfondito l’amicizia e ora ci vorrebbe troppo tempo, che non c’è, per farlo e poi non sarebbe onesto.

Con tutte queste argomentazioni che fluttuano nella sua mente, Serapo raggiunge il giaciglio e si addormenta.  Per il rito di mezzanotte si sveglia calma e tranquilla, il riposo è stato salutare principalmente per la mente.

Quando ritorna nel giaciglio i suoi pensieri sono rivolti verso Seopra, domani ritorneranno in spiaggia e sarà un felice inizio della giornata. Con la speranza che anche Sira l’indomani sia presente. Serapo dolcemente si addormenta.

La mattina seguente Serapo e Seopra si incontrano molto presto, ormai per le fanciulle è un impegno serio, mentre si avviano verso la caverna si scambiano alcune confidenze.

Seopra: – Amica mia, sono proprio contenta di come procede la mia preparazione. Sono stata molto concentrata e ho avuto anche i complimenti dalla mia istruttrice. Le mie mani si sono già molto abituate a resistere al fuoco, ieri nelle prove di resistenza sono stata la più brava. Alcune fanciulle volevano resistere come me, quasi come una sfida, ma a un tratto urlando per il dolore hanno lasciato cadere in acqua le conchiglie. Le istruttrici non le hanno trattate male ma hanno ricordato loro che, se vogliono essere vestali, devono perdere qualunque istinto malvagio. L’invidia, la rivalità, lo stesso guardare le altre allontana loro dalla concentrazione e dunque dalla possibilità di conseguire il necessario allontanamento dal mondo reale che è la base della religiosità.

Quelle che hanno capito si sono tanto angosciate da piangere, poi spontaneamente sono venute da me per essere perdonate, mi hanno baciato sulla fronte e si sono inginocchiate pentite ai miei piedi. A questo punto anche io mi sono commossa, ma senza piangere, e le ho invitate ad alzarsi e ho ricambiato loro il bacio sulla fronte. Anche questo mio comportamento è stato molto apprezzato, inoltre ho capito che il loro pentimento era sincero e che il bacio che aveva dato loro era la prova del mio affetto e della mia stima.

Serapo, a queste parole si ferma, guarda l’amica negli occhi e si accorge della loro brillantezza e dello sguardo profondo, le prende dolcemente la testa tra le mani, la bacia sulla fronte, si inginocchia ai suoi piedi e, prima che l’amica possa compiere un gesto o dire una parola, dice:

– Fermati. Non ti muovere e ascolta. Tu sei più giovane di me, ma sei destinata a essere una vera sacerdotessa, lo sento. Serapo, la tua amica del cuore, è turbata da pensieri e indecisioni.

Ti ripeto, ascolta e dammi il tuo consiglio. Io quando sono sola ho la mente invasa da immagini, pensieri e non sono in grado di decidere. Le immagini sono quelle della mia felicità con te e con Sira, poi queste immagini sono sostituite da quelle del dio che ho visto a mare, e mi danno un senso di paura.  Le sue parole non mi fanno paura, anzi, dopo le parole di Sira e le tue, mi danno un senso di orgoglio e di esaltazione della mia femminilità, cosa questa che mette in crisi il mio essere vestale.

Seopra, ascoltate immobile le parole dell’amica, si inginocchia di fronte a lei e scruta i suoi occhi. Istintivamente poggia l’indice e il medio delle sue mani sulle tempie di Serapo e chiude gli occhi.

La giovane vestale non ha ancora sviluppate le capacità di chiaroveggenza, tuttavia nella sua mente si accavallano immagini varie: un serpente marino che esce dal mare, un tridente sulla spiaggia, due giganti che scuotono una montagna, ma le immagini più ricorrenti sono quelle di due amanti che si abbracciano e si carezzano con passione, la donna, anche se non è completamente visibile, somiglia molto a Serapo.

Seopra apre gli occhi e trova lo sguardo della sua amica fisso nei suoi occhi, consapevole che l’amica ha intuito il suo tentativo di comprendere. Non sa dare alle immagini viste parole appropriate. Ma sa che l’amica è in attesa di una risposta. Le prende le mani e le dice: – Io non sono ancora capace di comprendere quello che ho visto nella mia mente, è la prima volta che provo, posso solo riferirti le immagini. Se vuoi? Possiamo cercare di interpretarle insieme.

– Sono pronta. Dimmi tutto.

– Un serpente marino uscito dal mare si immobilizzava sulla spiaggia.

– La spiaggia era la nostra?

– Non lo so, era una spiaggia senza riferimenti. Ma non mi interrompere altrimenti perdo qualche immagine. Poi ho visto due giganti che muovevano dei massi, delle rocce, una montagna … Non era molto chiaro. Poi   un tridente   sulla spiaggia spezzato o coperto, non so, vedevo solo le punte.

Queste immagini si alternavano, in maniera casuale, insieme a un’altra, più ricorrente, quella di due amanti che si baciavano e si carezzavano con tanta passione. Tutto queste immagini erano avvolte da un velo azzurro, come il mare! Ora che ci penso, sì … Tutto era nel mare.

– E poi cos’altro hai visto?

– Poi niente altro. Ti ho già detto che le immagini si ripetevano continuamente come se volessero aiutarmi a capire.

Serapo rimane un poco in silenzio poi, si alza in piedi, guarda l’amica ancora in ginocchio, le poggia le mani sul capo e dice:

– Ah! Questa tua testolina! Che mente c’è dentro? Tu hai visto tutto. Alcune cose sono chiare, molto chiare altre sono coperte dal fato e sono difficili da comprendere, almeno da noi. La cosa certamente chiara è che il dio Nettuno è al centro di tutto. Sira non l’hai vista? Vuol dire che lei è fuori dal mio destino. Ma tra gli amanti la donna chi era? Com’era?

– La donna eri tu. Non l’ho vista bene perché i capelli, come i tuoi, le coprivano sempre il viso. Ma ho capito che eri tu.

– Ed ora me lo dici? Perché non prima?

– Perché anche le altre immagini hanno un significato, forse più importante di quelle chiare. Come dici tu: il fato le nasconde. Perché?

– Il segreto è nel fato stesso, amica mia. Mi sei stata di aiuto veramente. Ora so quello che devo fare, mi deve passare la paura e parlare a Nettuno. Il mio destino è segnato dal dio.

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Serapo e Nettuno – 7

– Nettuno? Il dio? Allora è lui quello che mi ha parlato. Io sono ancora spaventata. – dice Serapo.

– Quando ti ha parlata? Cosa ti ha detto? – Le chiede Sira.

– Ieri. Ero sola a farmi il bagno quando una voce, che usciva dal mare, mi ha detto che ero una ninfa e mi bagnavo nelle acque limpide. Io gli ho chiesto chi fosse, e la voce mi ha risposto di essere il dio Nettuno. Io ho avuto paura e sono fuggita.

–  Sempre la solita fuga. È la paura che non ti lascia. Certamente era Nettuno, tu ti bagnavi nel suo regno e lui ti ha salutato. Che paura hai?

– Seopra, che ha ascoltato in silenzio, interviene: – E la conchiglia? Quando te l’ha data?

– Quale conchiglia? – Dice Sira.

– No. Non me l’ha data. Quando il dio è andato via, ho visto una cosa che brillava sul mare allora, con un poco di coraggio, sono andata a prenderla.

– È una conchiglia bellissima.  È tutta colorata e fa luce al buio, Serapo la tiene nella grotta. – aggiunge Seopra.

      – Sì. È certamente un regalo di Nettuno. Ti ha vista spaventata e ti voleva tranquillizzare – dice Sira.

– Ma perché proprio a me? Cosa vuole da una giovane mortale come me?

– Ingenua. Non sai che le belle donne sono sempre piaciute alle divinità. – dice Sira.

– Ma io sono una vestale e anche molto giovane. – Replica Serapo.

– Ma sei anche un bell’esemplare di femmina. – aggiunge Seopra.

– Simpatica e sagace la tua amica. Ma qual è il suo nome? Non me l’hai nemmeno presentata. – dice Sira.

– Ma come? Prima te la sei sbaciucchiata continuamente e ora t’interessa il nome? Brava Sira. Io non te lo dico. Se vuole te lo dirà lei stessa … Vero, Seopra?

Sira non può trattenersi dal ridere, girandosi guarda le fanciulle sono ancora sui suoi fianchi. Poi esclama, con entusiasmo: – Siete le due vestali più pazzerelle che io abbia mai conosciute, inoltre non so scegliere tra voi due chi sia la più simpatica. Ma andiamo a riva, che in due pesate abbastanza.

Lentamente si avvia verso la riva. Seopra dice: – Sai Sira. L’altro giorno io e Serapo abbiamo fatto il bagno nude!

– Ho capito. Con te si lancia la “fuggitiva”. Con me è ancora timida.

– Ma Seopra che dici? Era prima dell’alba, era buio. – Si giustifica Serapo. Poi a Sira risponde: – Tu perché ti scandalizzi, sei sempre nuda.

– Veramente, io sono nuda a metà rispetto a voi nude “intere”.

Raggiunta la riva, le tre amiche si divertono ancora un poco giocando nell’acqua limpida, rincorrendosi. Molto vicino alla riva, le fanciulle sono più veloci della sirena, la coda le serve poco e deve procedere a saltelli. Le fanciulle scoprono questa lacuna e si divertono a metterla in difficoltà. Ma Sira si diverte anche lei.

– Allora cosa pensi di Sira? – chiede Serapo a Seopra.

– È meravigliosa. Bellissima e affettuosa. Hai notato come stringe e bacia con entusiasmo? Mi piace molto. Ora è anche amica mia.

– Sì. È proprio così. Con la sua compagnia, la sua allegria e, perché no, con le sue carezze, il tempo passa veloce e pieno di allegria. Sono proprio contenta che piace anche a te. Con due amiche come voi sono felice.

Arrivate al tempio le due fanciulle si preparano per ll cerimoniale mattutino, al quale partecipano, a giorni alterni, le vestali che si stanno preparando all’iniziazione nel tempio sotterraneo. Serapo e Seopra dopo il rito partecipano insieme ad altre attività più materiali, come fare ordine tra gli oggetti di culto, preparare ghirlande e cercare erbe aromatiche per preparare profumi e incenso rituale. Le fanciulle non si dicono nemmeno una parola, si scambiano solo occhiate con sorrisi sommessi, sono un poco trasognate e si sentono molto unite e contente dei loro comuni pensieri segreti.

Solo al pomeriggio, prima che Seopra vada al tempio sotterraneo, rimanendo da sole si ricordano le “gesta” mattutine. Serapo si preoccupa quando si accorge che, da come ne parla, l’amica è mentalmente colpita dalla conoscenza di Sira, ciò potrebbe procurarle distrazione durante i rituali d’iniziazione, in particolare quello del fuoco.

Guardandola negli occhi così l’ammonisce: – Promettimi che, durante i rituali, in particolare quello del fuoco, la tua mente sarà libera dall’immagine di Sira e dai nostri segreti. Sono molto preoccupata, non vorrei vederti con altre bruciature. Stai molto attenta che l’olio infuocato lascia profonde cicatrici, oltre al dolore del momento. Guarda il tuo dito ancora nero solo per il fumo, immagina il fuoco.

–  Sarò attenta. Il mio ruolo di vestale è lontano dai miei pensieri e dal mio corpo, tu e Sira siete nel mio cuore non nella mia devozione. Non preoccuparti io sarò tre Seopra: una per Serapide, una per te e una per Sira.

– Il tuo dire così saggio mi tranquillizza. Ciao amica mia, buon rituale, – conclude Serapo.

È ancora buio quando Seopra, la mattina successiva, è pronta per iniziare il rituale dell’acqua e del fuoco. Nel tempio sotterraneo è sempre “notte” illuminata da fiaccole e fuochi vari. Ricordandosi le parole di Serapo, Seopra è molto calma e attenta, il rituale comincia in maniera diversa. Quando entrano in processione nella sala della piscina, le vestali trovano tutte le conchiglie con il fuoco acceso che galleggiano sull’acqua.

       Lo spettacolo è affascinante, al centro della vasca le quattro istruttrici hanno le braccia tese verso l’alto e, in mano sulla verticale della testa, hanno le loro conchiglie accese.

      Seopra guarda affascinata le fiammelle che con il riflesso dell’acqua si moltiplicano illuminando da sole l’intera sala. Riflette sulla posizione delle istruttrici, con le braccia dritte sulla testa e con le mani ad angolo che reggono le conchiglie deve essere molto difficile, anche perché gli occhi delle istruttrici guardano avanti.

Le fanciulle girano intorno alla vasca e poi, istintivamente, prendono il posto della mattina precedente. A questo punto le istruttrici, rimanendo con le braccia in posizione, con un lento movimento del bacino creano delle piccole onde che spingono le conchiglie verso le fanciulle poi, quando tutte le fanciulle hanno preso dall’acqua le conchiglie, abbassano lentamente le mani portandole avanti. Seopra guarda con ammirazione le quattro vestali, come avranno resistito tanto tempo al calore delle conchiglie? Forse la loro esperienza è tale che possono dominare il fuoco? Sì. Intuisce che quest’ultimo interrogativo è reale.

Gli esercizi eseguiti quella mattina sono ancora simili a quelli precedenti, solo alcuni sono leggermente complessi e la difficoltà è quella di eseguirli a occhi chiusi, ma per fortuna il tempo del movimento è breve. Seopra è tanto concentrata nell’eseguire quest’ultimi esercizi che anche a occhi chiusi le sembra di seguire con lo sguardo le fiammelle. Forse è proprio quello che devono apprendere. Infatti, nel discorso di benvenuto la sacerdotessa del tempio sotterraneo aveva detto loro che l’iniziazione era “l’apertura della mente ai fenomeni della natura”.

Dopo il riposo le   fanciulle   riprendono la prova del ferro e del legno, uguale a quella del primo giorno, l’unica differenza è che i quadrati dei due materiali sono stati sostituiti da forme circolari leggermente più piccole. Questo per rendere, man mano, più sensibili le mani alla minore superficie, ovvero alla minor massa.

Quella stessa mattina, molto presto, Serapo va alla spiaggia. Arrivata sulla riva scruta il mare ancora piuttosto scuro, l’alba é ancora lontana, e non ha il coraggio di scendere in acqua.

L’interesse per lei del dio Nettuno da un lato l’affascina ma dall’altro le incute una certa paura. La curiosità tuttavia è molto forte, in particolare quella di sapere se la conchiglia iridescente è un regalo del dio.

Senza scendere in acqua, dalla riva sottovoce dice: – È tua la conchiglia luminosa? Te la devo restituire? È molto bella. Posso tenerla?

Serapo non riceve nessuna risposta, prima pensa che Nettuno non ci sia, ma rimane sulla riva, poi crede di aver parlato troppo sottovoce. Ma nessuna delle supposizioni è esatta, Nettuno c’è e ha sentito ma non vuole farsi vedere, preferisce che Serapo parli, forse se parla molto, acquista coraggio.

Serapo, come il dio ha previsto, ricomincia, con voce più forte, a parlare: – La conchiglia è molto bella. È tua? Posso tenerla? L’ho messa nella caverna, fa una luce bianca che illumina il mio cammino. A volte penso che sia un tuo regalo.

 La fanciulla è una vestale che ha già superato, a suo tempo, molto bene le prove d’iniziazione per cui ha acquisito una buona sensibilità che le permette di capire che il dio, c’è o non c’è, la sta sentendo.

Per cui continua: – Cosa vuoi da me? Io sono solo una vestale, non posso frequentare nessuno. La dea Serapide, mia padrona e signora, non permette distrazioni. Vengo sulla spiaggia perché il mare mi piace molto. Sono nata in unpiccolo villaggio sul mare, da piccina giocavo sempre sulla riva. Ieri sono venuta con una mia amica, a lei ho detto tutto, il suo nome è Seopra. Ora è nel tempio sotterraneo perché è una giovane vestale e deve essere iniziata al culto.

Serapo continua a parlare della vita nel tempio, dei suoi ricordi di bambina, della morte del padre e della decisione di sua madre di portarla al tempio. 

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Serapo e Nettuno – 6

Dopo un semplice pasto e un breve riposo, le fanciulle riprendono lo stesso posto intorno alla vasca.

        I lati della vasca sono stati coperti con un’intrecciatura di canne, ogni vestale ha di fronte un quadrato di legno e uno di ferro. Le istruttrici sono alle spalle delle fanciulle e all’unisono impartiscono ordini orali.  Le fanciulle dovranno, toccando con il palmo della mano alternativamente il legno e il ferro, imparare a riconoscere con il semplice tatto il materiale toccato.

       Alle fanciulle sembra un esercizio molto facile ma, in realtà non è per niente così. Dovranno, con l’esercizio eseguito per molti giorni, imparare a distinguere il ferro dal legno senza più il contatto con le mani e a una distanza di circa un piede. Tutto ciò per rendere le loro mani sensibili a gli elementi della natura. Al pomeriggio le giovani vestali ripetono l’esperienza del fuoco e dell’acqua e poi quella del legno e del ferro.  Al tramonto torneranno al tempio principale dove, separate dalle altre vestali e consumata una frugale cena, andranno al riposo.

Serapo ha visto da lontano le vestali che rientravano nel tempio in processione, non si è potuta avvicinare perché fino al mattino successivo le fanciulle non potranno avere contatti con nessuno. Da così lontano non è riuscita a individuare la sua amica Seopra, le fanciulle indossano tuniche dello stesso colore e tutte hanno i capelli fermati da un cerchio d’argento.

Quando la mattina successiva Serapo, molto prima dell’alba, esce dal dormitorio incontra sulla porta Seopra, che è già pronta per uscire. Le fanciulle si abbracciano.

– Piccola vestale, già riposata e pronta? – dice Serapo sottovoce.

– Prontissima. Andiamo, il mare ci attende! Ma tu ancora non sei pronta? Tardona. Stai diventando vecchia?

– Come sei allegra, ti avevo detto che l’esperienza nel tempio sotterraneo ti sarebbe piaciuta. Ti trovo bene, sana. Nemmeno un poco bruciacchiata!

– Non è proprio così. Guarda. – E mostra a Serapo il pollice della mano sinistra leggermente annerito da una bruciatura.

 –  Poverina, questo nero deturpa la tua bellezza, ma cosa hai fatto? Hai toccato una servetta nera?

–  Seopra capisce che l’amica scherza, la guarda e, ridendo, ironica risponde: – Purtroppo io non conosco sirene, mi devo arrangiare con una servetta!

– Zitta! Non ridere così forte.

Serapo si prepara velocemente e con l’amica escono dal tempio. Quando entrano nel passaggio che porta alla caverna sul mare, Seopra si accorge subito della luminescenza che, al buio, è molto visibile. Urla preoccupata a Serapo: – Ferma! Attenta, cos’è quella luce?

– Non ti preoccupare, è la conchiglia.

– Come la conchiglia? Ma che dici?

– Tra poco ti svelerò tutto.

–  Ma è possibile che hai solo segreti e misteri! Devo preoccuparmi per te? Cosa ti sta succedendo?

–  Non lo so! Credo niente o forse tutto. Io sono pronta. Il mio fato è segnato, lasciami vivere così, nell’incertezza e nella felicità.

Quando le fanciulle raggiungono la caverna, Serapo prende dalla roccia la conchiglia   iridescente e la mostra all’amica. Seopra guarda affascinata la conchiglia dai sette colori, la prende dalla mano di Serapo e con religiosità, così come teneva le conchiglie del fuoco, la custodisce e l’innalza fino al viso di Serapo, poi urla e la lascia cadere per terra. Serapo, la raccoglie subito, la conchiglia è intatta e ancora iridescente. Anche lei urlando, apostrofa l’amica: – Ma cosa ti ha preso? Sei impazzita? Volevi distruggerla?

Poi, anche non capisce bene l’accaduto, intuisce lo spavento di Seopra. E più calma aggiunge: – Ma che hai? Cosa è successo?

– Ho avuto tanta paura. Quando ho alzato la conchiglia, il tuo viso sembrava grigio, di pietra. Non volevo romperla. Mi sono solo spaventata. Perdonami.

– Ma che dici? È l’effetto di questi colori che ti ha spaventato, va tutto bene.

      – Sicuramente è come dici tu. Le prove di ieri con il fuoco e con l’acqua mi hanno lasciato molto sensibile.

– Esagerata! Hai appena cominciato le prove e pensi di avere già poteri. Questa conchiglia l’ho trovata ieri mattina, galleggiava nel mare e l’ho presa.

– Ma è una conchiglia strana, non sembra anche a te?

– Si sarà strana, ma è bella. Forse è un regalo che ho ricevuto.

– Te l’ha data Sira?

– No. L’ho trovata. Ieri Sira non è venuta.

– Andiamo ora, se viene Sira le devo raccontare una cosa, così la saprai anche tu.

Le due fanciulle escono dalla grotta, Serapo si ferma e guarda verso la riva con attenzione, Seopra se ne accorge, la guarda e senza dire niente le prende la mano e la conduce verso la riva. Serapo si lascia condurre tranquilla, ma continua a osservare il mare con molta attenzione, stringendo molto la mano dell’amica. Seopra, fino ad allora sospettosa ma zitta, le si pianta davanti e guardandola, con certo cipiglio, le dice: – Ora cosa c’è? Da quando hai visto il mare sembri turbata.

Serapo l’interrompe, la prende per la vita, la sposta di lato e le dice: – Togliti, fammi vedere?

– Vedere cosa? Sira? E con questa emozione che l’attendi? Sei diventata strana, mi nascondi tutto. Non sono più un’amica?

–  No. Tu sei sempre la mia amica cara. Non è Sira che mi fa paura, ma il dio che mi parla dal mare.

– Il dio che ti parla dal mare? Questa è un’altra novità. Ma che dio è? Lo conosci? L’hai detto a Sira?

– Non l’ho vista. Oggi glielo dico. – Serapo sorride, gli occhi le brillano, urlando aggiunge:

– Eccola che viene! Guarda, eccola. Quella è Sira!

Seopra si gira vede arrivare un essere che, come un delfino salta e nuota verso la riva. La coda d’argento brilla malgrado sia ancora quasi buio. Lo spettacolo è emozionante. Anche lei urla:

– Sira. Sira. Che essere favoloso!

– Serapo, le fa coro e insieme urlando il nome della sirena si immergono in acqua, andandole incontro. Sira ancora prima di raggiungere le fanciulle, quando è a breve distanza, dice: – Ciao fanciulle! Oggi ho due ammiratrici. Ma lei è una tua amica? Che bella?

– Quando è vicina alle fanciulle, d’impeto le abbraccia entrambe aiutandosi anche con la coda, e distribuisce schioccanti baci sulle guance delle due. Seopra è molto sensibile alle effusioni di Sira e, anche perché senza pensieri per la testa, ricambia con passione i gesti d’affetto, fino al punto di rimanere lei sola abbracciata alla sirena, carezzandola e baciandola. Serapo si accorge di questi gesti affettuosi e, dimenticando i pensieri di paura, prende le due per i capelli, le separa dicendo:

– Calma! Ci sono anch’io. –  E si butta nella mischia.

Dopo essersi divertite a rincorrersi, a buttarsi l’acqua, a scherzare in vari modi Sira prende per mano le due fanciulle e le porta al largo, l’invita poi a salire ambedue sui fianchi e, con lenti movimenti della coda, le porta a passeggio per il golfo. Il mare è molto calmo, la passeggiata è piacevole. Quando sono in prossimità dello scoglio Serapo vede Nettuno che prende il sole, ma quello che la spaventa è la vista del grosso serpente marino che si avvicina a Sira.

Le ragazze urlano: – No, Sira andiamo via. Ho paura. –  Via, via brutto mostro. – Aiuto! – Portaci a riva.

Sira si ferma e tranquillizza le fanciulle dicendo: – Non è un mostro. È un amico. Fa paura perché è molto grande, lui è il serpente che il dio Nettuno cavalca per solcare il suo impero.

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Continua: Serapo e Nettuno – 7

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Serapo e Nettuno – 5

Raggiunta l’uscita della caverna, si ferma guardinga, scrutando verso il mare non vede nessuno e scende verso la spiaggia, raggiunge la riva lentamente si immerge. Lei non sa che Nettuno era già in attesa e ora la osserva da sott’acqua. Dopo lo spavento e la fuga di Serapo della prima volta, ha deciso di procedere con più cautela. Guarda con attenzione Serapo è proprio una bella donna, le gambe affusolate, i fianchi ben pieni e la chioma d’oro che le scende oltre i seni, le danno qualcosa di sovrumano, potrebbe gareggiare con le dee per la sua bellezza. Novella Elena, gli viene da pensare.

– Saluto te, oh splendida fanciulla che, come ninfa, ti bagni nelle acque limpide.

Questa voce improvvisa, che proviene dall’acqua, sorprende ma non spaventa Serapo. La fanciulla si gira intorno cercando la provenienza della voce ma non vede nessuno. Crede che sia un miracolo, forse è il mare che parla!  Decide di rispondere: – Sei tu dio mare che mi accogli con parole sì dolci.

– Sono Nettuno, dio del mare, fanciulla. Eccomi a te.

Serapo, mentre il dio affiora, già ha raggiunto la vicina riva e si precipita per la salita verso la grotta. Pensa: è un dio vero … Cosa vorrà da me! Meglio fuggire.

Il dio avrebbe potuto fermarla ma ha rinunciato, ancora una volta non vuole spaventare la fanciulla, sorride e lascia il “campo”.

Serapo, entrata nella grotta, ha un ripensamento e torna verso l’ingresso. Incuriosita spia verso il mare, tutto è tranquillo. Dopo un poco vede affiorare dal mare Nettuno, che a cavallo del serpente si dirige verso l’isolotto. Pianino esce dalla grotta e ritorna sulla riva, non scende in acqua ma scruta il mare in attesa di Sira, ma di Sira non vi è traccia. Sul mare a pochi metri della riva vede qualcosa che galleggia e brilla, cosa sarà? Scende in acqua e scopre che quel luccichio appartiene al guscio di una conchiglia, grande come una sua mano, che galleggia come una barchetta.

Le viene da sorridere allunga la mano e prende la conchiglia, con sorpresa osserva la parte esterna. Non ha un colore definito ma ha tutti i colori dell’arcobaleno, inoltre i colori sembrano mutare uno nell’altro, con un lento movimento. Serapo osserva affascinata il mutar dei colori, è certamente un prodigio, nessuna cosa può così mutare. E se fosse del dio che era in acqua poco prima? Forse l’ha perduta?  Forse l’ha lasciata per lei?  Un regalo?  Esce dall’acqua con in mano la conchiglia e si avvia verso la grotta, quando è dentro vede che al buio i colori sono più visibili. La conchiglia sembra emanar una luce a sette colori, che ruotano cambiano continuamente posto. La stessa caverna sembra di ricevere il riverbero di questi colori illuminandosi leggermente.

Serapo non può portarla con sé, nel tempio le vestali non possono possedere oggetti personali, i monili che indossano sono quelli del tempio e sono stabiliti dai rituali. Decide di lasciarla nella caverna, la poggia in alto su una piccola sporgenza dal muro, e si allontana verso la via del ritorno. A metà della salita si gira indietro e si accorge che la caverna, dove è la conchiglia, è illuminata da una debole luce bianca, strano, pensa, i colori sono solo sul guscio, ma insieme producono una luce bianca.

Quando arriva al tempio la fanciulla si prepara per la cerimonia del mattino, l’assenza di Seopra la rende un po’ triste, è una dolce abitudine a condividere il tempo libero delle attività templari con l’amica del cuore.

La cerimonia del mattino, senza le giovani vestali che sono nel tempio sotterraneo, è più impegnativa ma non meno interessante e coinvolgente. Questo rituale inizia con un cerchio formato dalle fanciulle intorno al fuoco sacro, che ha brillato tutta la notte.

La fiamma non è molto alta anche perché il numero ridotto di fanciulle rendono il cerchio più piccolo e di conseguenza una maggiore vicinanza alla fiamma. Un gong, con un suono più dolce di quello adoperato per avvisare l’ora dei rituali, scandisce il tempo con un ritmo molto lento. La sacerdotessa, seguita da tre anziane vestali, che in questo rituale è all’esterno del cerchio, gira lentamente in senso contrario rispetto alle fanciulle, intonando una nenia. Il suo canto, oltre a un inno che glorifica e invita il sole a sorgere, è anche di guida ai movimenti delle fanciulle. Quando la sacerdotessa si ferma le vestali iniziano una danza, anche loro da ferme. Più che una danza sono movimenti del corpo, che vanno da posizioni ieratiche stabili a contorsioni e flessioni eseguite con molta lentezza.

Quando l’aurora si colora di arancio e il sole è sull’uscio del cielo inizia una lode, cantata da tutte le vestali, che terminerà quando il disco solare è completamente sorto.

Allora le fanciulle, in processione, percorreranno tutti i patii del tempio annunciando il nuovo giorno a Serapide, lodando la dea e i suoi attributi divini.

Il ritorno al fuoco sacro e una breve danza in circolo conclude il rituale del mattino.

Le giovani vestali, nel tempio sotterraneo, quasi alla stessa ora del rituale del mattino, partecipano ai riti iniziali di purificazione. Così come le aveva detto Serapo, Seopra deve destreggiarsi in un rituale con fuoco e acqua. Le fanciulle sono sistemate lungo i lati di una vasca quadrata che contiene acqua marina. Alcune ancelle, le vestali che non hanno superato le prove, mettono nelle mani delle fanciulle gusci di conchiglie marine, in questi versano un liquido scuro che poi, con una piccola fiaccola, accendono.

Al centro della vasca, immerse nell’acqua, vi sono quattro sacerdotesse istruttrici poste in maniera tale che ogni lato di fanciulle ne ha una di fronte, ma anche le due che vedono di profilo sono utili per seguire bene i movimenti delle istruttrici. Il primo movimento da imparare è il più semplice, ma necessario, è quello di poggiare le mani sulla superficie dell’acqua quando la conchiglia comincia a essere troppo calda. La maggiore difficoltà è quella di mantenere le mani sempre orizzontali in qualunque posizione, per evitare la caduta dell’olio acceso, particolarmente sul proprio corpo nelle posizioni più complesse. Seopra è molta attenta nei movimenti, inoltre le piace molto il calore che la conchiglia trasmette alla sua mano, le dà un senso di benessere e di energia. La sua mente è tanto concentrata sul calore, che anche quando raffredda le mani sull’acqua, continua a sentire la conchiglia cocente. La fila di Seopra è quella delle più brave, infatti l’acqua vicina non ha tracce di grasso ne è solcata da piccole fiammelle, come accade in altre parti della vasca.

L’esercizio mattutino, dopo varie posizioni delle mani, ma sempre ancora semplici, si conclude con lasciare sull’acqua le conchiglie a galleggiare, con le loro ormai minuscole fiammelle.

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Continua: Serapo e Nettuno – 6.

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Serapo e Nettuno – 4

Poi lentamente, sempre stringendo le mani all’amica, piega le ginocchia, a bocca aperta immerge la testa sott’acqua. Quando è sott’acqua soffia l’aria con la bocca, riemergendo. Ripete per tre volte poi guarda l’amica e le dice: – Prova tu. È facile. L’acqua, se non respiri, non entra.

Seopra, la guarda poco convinta, poi tenta ma scende poco sott’acqua, solo con la bocca, soffia forte e uno spruzzo di acqua raggiunge il viso di Serapo che, prima sbigottita poi divertita, così risponde all’amica: –Ma che fai? Ti diverti a bagnarmi? Riprova. Ma scendi molto più giù, io non ti lascio le mani.

– Tranquilla? – Facile a dire. Io ho paura dell’acqua. Ma voglio riprovare, mantienimi forte.

– Prendi l’aria prima di scendere, mi raccomando con calma.

Seopra riprova, ma anche questa volta c’è qualcosa che non va, prende tanta aria che ancora prima di immergersi comincia a soffiare, poi scende molto e si trova senz’aria, esce di scatto perde l’equilibrio, travolge Serapo e insieme cadono sott’acqua, si abbracciano. Quando escono Serapo si preoccupa per l’amica, ma la trova sorridente. L’esperienza è stata positiva, Seopra è uscita indenne dall’acqua, stringe Serapo le dice: – Con te è tutto bello, amica mia.

– Allora riprova, ma respira piano e non tentare di affogarmi.

– Certo che riprovo, ma con te vicino.

Ancora abbracciata all’amica, piegando le ginocchia la porta giù, sottacqua. Poi affiorano, prendono fiato ed ancora vanno giù. Ripetono per molte volte il movimento, e ogni volta Seopra appare più sicura e tranquilla.  Allora Serapo pensa di riprovare la lezione di nuoto e fa distendere l’amica sull’acqua dicendole: – Hai visto che sott’acqua non c’è pericolo, dai riprova a galleggiare. Devi però stendere le braccia, altrimenti la prova non riesce bene.

Seopra, stringe le mani all’amica e questa volta, con molto più coraggio si stende sull’acqua, Serapo la vede tranquilla e allora le dice: – Ora ascoltami bene, pian pianino muovi le gambe, una alla volta, sempre tenendole distese. Io non ti lascio, stai tranquilla.

Le fanciulle continuano intanto a divertirsi, dopo   la lezione di nuoto si rincorrono nel mare e poi sulla sabbia; dove, rotolandosi per terra, sottili granelli di sabbia aderiscono alle loro giovani e frementi membra. Poi di nuovo a mare, dove i granelli ritornano nel loro elemento naturale e le fanciulle ai loro giochi acquatici.

Quando escono dal mare, la tunica bagnata aderisce molto al corpo di Serapo, copre ma nulla nasconde delle forme. Seopra scuote la testa, ride e sentenzia: – Ti sei vestita? Brava. Mi sembri più nuda di prima.

– Perché tu credi di essere vestita?

– E Sira? Stamattina non viene? Chiede Seopra.

– Non credo che venga più, ormai è tardi e il sole è pronto per dar corso al giorno. – Le risponde Serapo, aggiungendo: – Ora è il momento di andare, torneremo domani.

– Ma è ancora presto. Restiamo fino all’alba.

– No. Amica mia. Non voglio correre al tempio e prepararmi in fretta, come accade quando viene Sira. Oggi è inutile, resteremo fino all’ultimo momento quando saremo con Sira.

Prende la mano dell’amica e questa, che quando Serapo le prende la mano e disposta sempre a cedere, la segue come figlia di madre amorevole.

Nettuno ha spiato le fanciulle da sottacqua ma ha preferito non farsi vedere per non spaventarle.

Si avviano verso la grotta, anche Nettuno, pago della vista, ritorna con il suo fidato serpente, sull’isolotto. Dove Sira così l’accoglie: – Signore, il ritorno non è stato veloce, hai incontrato Serapo? Non è fuggita? Già si è resa disponibile, la fedifraga.

– La tua gelosia è proverbiale, non ti ho mai vista così innamorata.

– Ma quale innamorata?  È solo una timida fanciulla. Poi c’è nell’aria qualcosa che non capisco, replica Sira.

– Ma quale cosa? Non fingere con me, ti conosco bene: “Gli uomini li elimini subito o subito dopo, ma le donne le sai amare bene”. Ripeto … gelosa!

La giornata trascorre tranquilla anche se nel tempio iniziano cerimonie particolari. Giungerà fra due lune la dea Serapide che trascorrerà un periodo nel proprio santuario, dove consacrerà le adepte e le vestali più giovani al suo culto. A giorni alterni le cerimonie, per queste fanciulle, si sposteranno in una parte del tempio sotterranea, più lontana dagli edifici principali.

L’indomani la sacerdotessa darà inizio a queste cerimonie preparatorie e Seopra, che è una delle vestali più giovani, sarà impegnata già prima dell’alba. La fanciulla è un poco dispiaciuta per l’impegno mattutino che non le permetterà le scappatelle con Serapo, ma altresì contenta per il raggiungimento di una più completa iniziazione alla vita della comunità templare. Ad alcune di queste cerimonie particolari parteciperanno anche alcuni serapei, popolo devoto a Serapide, scelti tra quelli di rango maggiore. Questi sono ammessi al tempio dove, solo in questo luogo, possono consultare sia la sacerdotessa per oracoli, sia le vestali già iniziate per riti diversi, principalmente propiziatori. Seopra è molto contenta di essere stata considerata pronta per questa sua maggiore partecipazione alla vita del tempio.

Serapo incontra la fanciulla che felice gli comunica la scelta. – Sono stata scelta per diventare finalmente una vestale stabile. Sono contenta, sono mesi che aspettavo questo momento.

– Che bello, amica mia, sarai certamente una delle prime. Sono sicura che anche tu sarai scelta come futura sacerdotessa.

– Questo non lo so! Solo una fanciulla ogni cinque anni può aspirare a tanto, deve essere bella e saggia come te. – risponde Seopra.

– Queste sono qualità che tu già hai, del resto sei amica mia! Quando comincerai i riti preparatori? Sai che dovrai alzarti di notte, per raggiungere il tempio sotterraneo. Conoscerai i serapei più importanti della città. Assisteranno ad alcune cerimonie e parteciperanno insieme a voi ai riti propiziatori.

– No. Non lo sapevo, queste cose non ce l’hanno dette. Così conoscerò anche degli uomini?

– Calma fanciulla! Li conoscerai Sì. Ma non li potrai frequentare da sola, sarà sempre un rito collettivo.

 – Mi sembrava strano. –  Seopra tace, guarda Serapo negli occhi e le viene un leggero velo negli occhi e dice: – E Sira? Quando la conoscerò?

Serapo le carezza   i capelli, le dà il rituale bacio in fronte e la tranquillizza così dicendole:

– Non sai proprio nulla. Giovanissima e bella vestale. I rituali nel tempio sotterraneo non sono ogni giorno, sono a giorni alterni. Nei giorni di riposo: ti riposerai insieme a me! Ma allora quando cominci?

– Comincerò domani, anzi stanotte partiremo per il sotterraneo.

– Già domani? Allora stasera a letto presto, sai che non farai per il momento il rituale di mezzanotte. Beata te che potrai dormire per tutta la notte.

– Anche questo non lo sapevo. Come sei brava! Tu sei la mia guida.

Serapo è un’amica sincera e consapevole, per cui non può fare a meno di aggiungere un avvertimento per Seopra: – Se vuoi diventare una vestale prescelta come sacerdotessa stai attenta alle amicizie, alcune come la mia possono anche essere pericolose.

– Ma che dici? L’amicizia sincera è rara e non può dare danno. Presto tu sei una “prescelta” per questo i tuoi consigli sono preziosi.

– I consigli forse … ma le scappatelle?

– Le scappatelle sono normali, lo sai anche tu! Siamo giovani, un poco di divertimento ci spetterà pure. Poi quando saremo anziane vestali o sacerdotessa saremo perfette o quasi.

– Brava Seopra, sei entrata proprio nello spirito per una buona carriera nel tempio, ormai la tua saggezza e la tua fede non vacillano.

– Domani vedrai Sira? Beata te. A quell’ora io già sarò a purificarmi nelle cerimonie iniziali.

– E questo come lo sai?

– Lo dicevano sottovoce le fanciulle scelte. Prima settimana “purificazione”. Cosa sarà? Dimmi, così sarò preparata.

– Fuoco e acqua, poi   metallo e legno saranno, per la prima settimana, i tuoi amici. Ma altro non ti dico. È un rituale molto bello, vedrai, sarai soddisfatta. Ora andiamo, tu non puoi tardare, la tua condotta sarà sotto controllo, per lo meno nel tempio.

– Prende per mano Seopra e la conduce verso le altre fanciulle, già schierate per la processione.

L’indomani molto prima dell’alba Serapo si sveglia, quella mattina andrà sola alla spiaggia. Si prepara e con molta calma, lascia il tempio dall’ingresso principale, lei può uscire liberamente, e si avvia verso la roccia che cela l’ingresso alla grotta. Le viene da pensare alla prima volta che scoprì l’ingresso.

“Era un giorno di primavera e lei, sempre da sola, passeggiava tra queste strane rocce affioranti sul limitare della collina che ospita il tempio, mise un piede in fallo e cadde verso una roccia dalla strana forma, sembrava una torre quadrata. La roccia non era molto grande, superava di poco l’altezza della fanciulla.  Nella caduta Serapo finì   ai piedi   di un grosso cespuglio di felce, rialzandosi notò che dietro al cespuglio vi era una macchia scura, incuriosita girò dietro al cespuglio e si accorse che la macchia scura non era altro che un piccolo antro nella roccia. Quella mattina non scoprì altro in quanto non ebbe il coraggio di entrare carponi, perché poco alto, nell’antro appena scoperto.

Il giorno successivo sempre nella passeggiata mattutina, con più coraggio si addentrò nella piccola grotta. Superata l’entrata, la grotta diventava abbastanza alta da poter camminare stando in piedi. Tuttavia bisognava procedere con cautela in quanto il percorso era abbastanza in discesa, ma essendo stretto si poteva procedere aiutandosi con le mani vicino le pareti rocciose. Alla fine della discesa, il percorso  si  allargava  in  larghezza e in altezza ed era illuminato dal chiarore che precede l’alba, da una grande apertura verso il mare.

Era così giunta in una caverna posta a mezza costa sul mare, raggiungere la spiaggia era abbastanza facile, malgrado alcune piccole rocce sporgenti nel sentiero. Questa scoperta l’aveva entusiasmata e poiché ella credeva nel destino, la riteneva parte della propria vita. Arrivata alla spiaggia si genuflesse e fece la promessa che finche in vita sarebbe tornata sempre al mare.”

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Continua: Serapo Nettuno – 5

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