Lo specchio del nonno – 11

Terzo giorno

La sveglia suonava come un carillon, intensificando il volume fino a quando non veniva fermata. Odla salta dal letto come un grillo mentre lui ancora sonnecchiava.

La mattina è simile a quella del giorno precedente, la colazione con il fratello ha di diverso il dialogo. Aniram, ancora scottato della sconfitta, inizia subito le schermaglie: – Mi devi proprio spiegare come hai fatto? Tu non hai esperienza di giochi, non hai mai giocato. Continuo a non capire.

– Ma dai! È stata la fortuna del principiante, non lo sai che è sempre così per chi gioca la prima volta.

– La fortuna del principiante? Cosa vuol dire? Chi è il principiante? Io ho molto più anni di te e questo non l’ho mai sentito dire da nessuno.

–  Non mi ricordo chi l’ha detto, forse a scuola.

– Non credo proprio che l’hai sentito dire a scuola. Tu parli in maniera strana. Forse non te ne rendi conto, dici cose sconosciute che ti inventi al momento, l’ho notato anche ieri.

– Ma Aniram non ti sembra di esagerare, tutto per una partita. Sarà stata una combinazione. Aspetta stasera, se vincerò ancora allora ti dovrai preoccupare.

Il pensiero non segue le parole infatti, con molta determinazione, ha deciso di perdere sempre tutte le partite future.

Il fratello scuote la testa e non dice più niente. Fino alla fine della colazione continua solo a scrutarla con uno sguardo da inquisitore.

Anche questa mattina quando arriva a scuola il cancello è ancora chiuso, decide di andare a curiosare lungo il viale dei comitati, così come l’ha battezzato il giorno prima. Mentre pedala si ricorda del nome Anna e del fatto strano che anche al contrario è sempre Anna. Femmina-femmina. Non riesce a capire molto.

Quando giunge, per essere più libera di osservare, mette la bicicletta nel parcheggio. Il portone del terzo comitato, quello Alimentare così come recita la scritta, è già aperto.

Con molta decisione entra.

Al piano terreno apre una porta e vede un ambiente con molte sedie, pensa che sia una sala d’aspetto.  Sta per varcare la porta quando una voce gentile ma artificiale l’avvisa: «Attenzione. È in funzione la pulizia del locale, attendere per entrare».

Prima di un eventuale secondo avviso, fa un passo indietro ma rimane sull’uscio con la porta aperta a osservare. Una piccola e strana macchina pulitrice corre veloce sul pavimento per linee parallele, infilandosi anche sotto le sedie la cui distanza era adatta alla larghezza della macchina. In pochi minuti la sala è ben pulita. La macchina è una specie di trenino, il primo settore certamente aspirava, si capiva dal rumore che emetteva, il secondo e il terzo evidentemente lavavano e asciugavano perché il pavimento risultava lucido e asciutto.

Anche se la stessa voce l’invita a entrare, Aldo si avvia verso un’altra porta aperta. Si ferma sull’uscio e guarda all’interno, la stanza è già pulita. Entra, è una sala con molti computer sistemati tavoli con vari posti da lavoro. Capisce che sono tutti dei posti terminali perché vi è solo uno schermo piatto a cristalli liquidi e la tastiera con uno strano mouse incorporato. Si siede al posto più vicino e accende il computer ma più di quello non può, lo schermo chiedeva il nome dell’operatore e lui si guarda bene da un fallace tentativo.

È meglio tornare a scuola, spegne il computer ed esce dalla stanza. Mentre si avvia verso l’uscita vede alcune persone che entrano. È preso dal panico poi, notando l’indifferenza dei nuovi venuti, quando è loro vicino li saluta e questi, chi con la mano chi con un sorriso, rispondono al saluto..

Al portone vede la signora bionda, questa volta non ha dubbi, le sorride e le invia un bacio.

–  Odla, ma cosa fai qui? Cercavi me?

– Sì, mamma. La scuola era ancora chiusa, ho pensato di farti una sorpresa. Ti volevo solo salutare e dirti che oggi mi sento molto bene.  

Si baciano affettuosamente. Odla si avvia verso il parcheggio.

Era piuttosto strano conoscere il mestiere dei genitori a un’età già un po’ avanzata ma, a pensarci bene, lui aveva conosciuto in ritardo proprio i genitori. Si tranquillizza sentendosi come se fosse stato adottato. 

Varca il cancello della scuola, appena aperto, insieme ad Anna che, nell’enfasi dei saluti, le precipita addosso in uno scontro tra bici.

Riescono a non cadere ma Odla si graffia un ginocchio e Anna un braccio.

– Un altro incontro come questo e la nostra amicizia sarà un legame di sangue.

– Mi dispiace. Ma sono stata felice di vederti. Ma cos’è il legame di sangue?

– È un fatto di parentela.

Proprio non riusciva a evitare detti e aforismi della sua parte. La giovanissima età di Anna, per fortuna, le fa tralasciare un eventuale approfondimento. Mettono le bici nel parcheggio e si siedono su una panchina, sotto un albero di pesco. La ferita al ginocchio di Odla è superficiale ma continua a sanguinare, Anna suggerisce all’amica di farsi medicare all’infermeria della scuola.

– Ma io non so dov’è l’infermeria, è la prima volta che mi ferisco.

– Ma come non lo sai? Non hai passato le visite mediche all’inizio di ogni anno?

– Sì. Hai ragione, dopo la palestra.

– Se fai il giro di tutto l’edificio, sì che è dopo la palestra ma se vai dell’altro lato è subito dopo l’angolo. Non ti pare?

– Andiamo, accompagnami.

L’infermeria è ancora chiusa. Da quel lato non vi sono panchine, le due amiche si siedono sui gradini della porta.

Odla, ricordandosi dell’incontro con la madre, dice a Anna che il lavoro della mamma è nel comitato Alimentare, la risposta della piccola amica le procura il solito imbarazzo.

– Da quando tempo tua madre è al comitato alimentare?

– Non mi ricordo.

– Non può essere più di sei mesi, altrimenti era già finito – No. Sei mesi. Ma che dici? Saranno un paio di mesi.

L’arrivo di un addetto all’infermeria che invita le fanciulle a entrare salva Aldo da un discorso che lo costringe a inventare risposte poco adatte che portano a falsare il dialogo rendendolo senza senso, almeno per lui.

Il nuovo venuto è un medico che vuole intervenire anche sulla piccola ferita di Anna per disinfettarla. A Odla applica un morbido cerotto elastico che permette all’articolazione del ginocchio tutti i movimenti senza procurare alcuna difficoltà, per questo era come non ci fosse.

Quando escono dall’infermeria, Anna si lamenta dell’intervento sulla sua piccola ferita insistendo che non era proprio il caso.

La piccola Anna ha un carattere molto deciso e, anche se non lo dà a vedere, ha intuito qualcosa di strano nelle parole di Odla.

Quando raggiungono la panchina posizionata sotto il pesco, il cortile andava riempiendosi di alunni. Oilitta e Onavi, arrivate insieme in quel momento, si accorgono subito della ferita di Odla.

– Ogni mattina una novità. Cosa hai fatto al ginocchio? – chiede Onavi.

– Nulla di grave solo un piccolo scontro con la bici della mia nuova amica Anna. Lei però ha subito solo un lieve graffio.

– Una nuova amica? Dove l’hai trovata? – dice Oilitta.

Odla e Anna si guardano e si mettono a ridere, Odla risponde: – Non capita tutti i giorni trovare un’amica appesa, come un dolce frutto, ai rami di questo bel pesco.

– Oilitta rimane male della risposta, Onavi si unisce subito all’ironia di Odla dicendo: – È proprio un bel frutto, piccolo e ben colorato. Il sapore come sarà? Oilitta perché non l’assaggi?

– È un frutto che non mi piace. – dice Oilitta mostrando così la sua poca simpatia per la piccola amica di Odla.

Anna si sente rifiutata e reagisce: – Odla hai un’amica simpatica e una gelosa però molto carina.

A Oilitta i complimenti sono sempre piaciuti, nulla dice ma dal sorriso e dall’atteggiamento è evidente che ha gradito le parole di Anna.

Aldo preferisce non commentare tentando, per la prima volta, un saggio silenzio.

La mattinata scolastica prosegue abbastanza bene. Le esercitazioni di chimica sono ben fatte, interessante è la lezione di grammatica, ancora sui verbi irregolari.

Dopo il pranzo trascorso insieme anche a Onavi, le lezioni riprendono con due ore trascorse nella biblioteca scolastica insieme al simpatico insegnante di lingua. Ogni insegnante, di qualsiasi materia poteva, nelle sue ore, decidere di condurre gli alunni nella biblioteca.

La sorpresa è grande perché la biblioteca, divisa in piccoli box studio per quattro persone, è computerizzata, ogni posto ha a disposizione un terminale indipendente.

La sorpresa migliora quando il professore comunica agli alunni che la prima ora di studio è una ricerca libera.

Quando Odla si siede Aldo che, come una telecamera, per tutta la prima parte della giornata si era limitato a osservare la fanciulla, decide di prendere l’iniziativa e inizia la sua ricerca libera.

Odla, come se fosse consapevole della necessità della ricerca di Aldo, lo lascia fare senza intromissioni o forse anche lei, non aggiornata sugli argomenti scelti, si sente interessata.

Il primo di questi è “La scuola e il relativo regolamento scolastico”.

Due sono le possibilità della ricerca. Scelto un argomento dal sommario si poteva optare tra una semplice spiegazione o una approfondita conoscenza. Lui sceglie la prima per mancanza di tempo, appena un’ora.

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Lo specchio del nonno – 10

Quando arriva a scuola è ancora presto, il cancello è aperto ma il parcheggio delle biciclette è completamente vuoto, sceglie un posto vicino all’ingresso della sua aula. Si siede su una panchina, si toglie il cappello e lo mette nella cartella.

Dopo poco cominciano ad arrivare i primi alunni, tra questi una ragazzina con i capelli castano, raccolti a coda di cavallo. La nuova venuta parcheggia la sua bici vicino a quella di Odla, si siede sulla stessa panchina, le rivolge prima uno sguardo interessato e poi una domanda: – Stamattina, sei venuta presto. Come mai?

–  Sì. Mi sono svegliata molto presto e ho preferito farmi un giretto per la città. Ma tu che classe frequenti? Io sono Odla e tu?

– Io sono Anna, frequento la seconda classe di base. Vengo sempre presto la mattina, abito lontano e mio padre porta me e la bicicletta con il suo camioncino. Lui distribuisce i viveri al magazzino a un centinaio di metri da qui. Tuo padre che lavoro fa?

– Mio padre lavora in un laboratorio di elettronica, come mio fratello.

– Ciao Odla, ecco che arriva una mia amica. Se vieni presto anche domani, ci vediamo.

– Ciao Anna, sei proprio una ragazzina simpatica. Domani vengo presto proprio per te, così ci possiamo conoscere meglio.

– Anche tu sei simpatica e poi sei molto gentile. Ciao.

È il suo primo incontro regolare, è andato tutto bene anche se la “seconda di base” non la conosce, forse era una specie di scuola elementare.

La mattinata è cominciata male ma sembra già in netto miglioramento. Anna gli è simpatica sul serio, è educata e loquace, scoprirà sicuramente cose interessanti frequentandola. Si sente a suo agio anche per l’età della ragazzina.

È come se potesse riprendersi un poco di vita precedente. Chissà dov’è il magazzino al quale il padre di Anna portava i prodotti, lui di negozi non ne ha visti.

Si stende sulla panchina, poggia la testa sulla cartella e si addormenta. Svegliarsi prima dell’alba aveva qualche beneficio ma anche qualche necessità di recupero. È stata proprio la conoscenza di Anna che ha permesso alla sua mente di distendersi e procurargli un benefico torpore.

Non sogna, si sente solo leggera e fluttuante, a un tratto comincia a sentire un leggero ma fastidioso stridio, un curioso rumore, sembra quasi una risata. Apre gli occhi, la risata è doppia, Onavi e Oilitta, chine su di lei, si divertivano.

– Così cominci la giornata scolastica, con il sonno. Brava. La piccola Odla è già stanca. Ma sei venuta di notte a dormire sulla panchina? Deve essere comoda, veniamo anche noi.  

Detto questo le amiche si mettono tutte e due distese su lei continuando a sghignazzare.

– Brutte antipatiche. Ora vi sistemo io. –È la risposta di Odla che, senza perdere tempo, prende le due amiche per i capelli e facendo finta di volerli tirare partecipa, in tal modo, all’allegria delle amiche.

In classe, prima che inizia la lezione, Oilitta vuole sapere il perché del sonno. Odla gli racconta della sveglia all’alba, della colazione con il fratello e della passeggiata con la bici per il viale dei comitati.

La mattinata prosegue senza difficoltà, il compito Odla lo svolge bene, descrive oltre agli episodi ricordati insieme alla mamma anche altri di pura fantasia.

Interessanti e molto distensive sono le due ore di teatro, con la compresenza di altre due classi una terza e una prima, per poter disporre di partecipanti di età diverse. È il primo anno che questa materia è inserita nell’orario della seconda classe, frequentata da Odla. Non si tratta di recitazione ma di studio ed esercitazioni di materie collegate al teatro stesso. Studio di un testo, qualità e scelta delle parti, attori, dizione, animazioni, tecnica teatrale, scenografia e regia sono le materie da studiare nell’anno.

La sorpresa Aldo l’ha quando inizia l’ora di attività, quest’ora non è altro che un’ora di pratica teatrale. Capisce così che l’ora di attività, prevista dall’orario, non è altro che una pratica della materia che precede l’ora stessa. L’attività di quel giorno è l’espressione del viso e del corpo.

La lezione è interessante ma anche molto divertente perché alcuni atteggiamenti del corpo, e anche del viso, risultano ridicoli agli occhi dei ragazzi. Gli stessi insegnanti esasperano, con la loro ironia, questi atteggiamenti per permettere un maggiore approfondimento e un impegno più proficuo da parte degli alunni.

Oilitta è a suo agio sia per la sua natura ilare sia per la sua spontanea comicità. Queste caratteristiche che sembrano, viste in maniera superficiale, limitare la sua personalità sono invece molto apprezzate nella pratica dell’attività.

Un ragazzo della loro stessa classe è, invece, portato per la drammaticità.

Poiché è permesso agli alunni suggerire qualunque idea, Odla propone di provare a far recitare i due alunni insieme, per il momento solo come atteggiamenti.

La proposta è ben accettata dagli insegnanti che decidono di provare anche un testo di contrasto così come ha proposto Odla. Alla quale danno anche il compito di cominciare a studiare, con il loro eventuale aiuto, un semplice testo i cui attori principali siano proprio Oilitta e Erotte. Il testo potrà portarlo anche all’esame tra due anni, come lavoro personale.

Quando Odla torna a casa è molto stanca forse anche per la levataccia, ma è soddisfatta perché la giornata scolastica è andata molto bene. La porta di casa è chiusa. Odla, istintivamente, prende la chiave da dietro il grande vaso con i gerani che è alla sinistra della porta stessa, apre e rimette la chiave al suo posto.

Salita in camera sua, si distende sul letto e si addormenta subito.

Si sveglia ben riposata, ha dormito quasi due ore. Controllato il diario, fa i compiti per l’indomani. Sono alcuni esercizi di grammatica e lo sviluppo di alcune tabelle per Laboratorio 1 che è lo studio di elementi semplici di chimica e di botanica. La materia dell’indomani è chimica. L’esercizio è relativo ai composti salini. L’esercizio delle tabelle, anche se semplice, impegna molto tempo del pomeriggio per l’alto numero di dati da inserire e per la ricerca degli stessi nel libro di testo.

A cena la famiglia è tutta riunita, Odla ha l’incarico di preparare l’insalata come la sera prima. Dopo cena il padre e il fratello giocano una partita con la scatola “tela di ragno”.

Odla osserva lo svolgimento cercando di capire in cosa consiste il gioco. È un gioco impostato sulla prontezza dei riflessi. Si gioca adoperando tutte e due le mani. Il movimento delle dita lungo i fili, che fanno cambiare colore ai fili stessi quando viene contrapposto dalle dita avversarie, comporta uno spostamento occasionale su un altro filo che, lampeggiando, si allunga fin allo spazio centrale vuoto. Il giocatore che, per primo, sposta su questo nuovo filo il proprio dito cattura il filo che, sparito dalla rete, viene assegnato al giocatore stesso. Nello spazio centrale appare il punteggio dei giocatori. Chi alla fine del gioco ha catturato più fili vince la competizione.

Il padre e Aniram giocano così velocemente che per comprendere bene il gioco Odla impiega molto tempo, ovvero il tempo di quattro partite osservate. Aniram, notando che la sorella segue con interesse le partite, la invita a giocare con lui dicendo: – Non è una sfida perché tu non hai mai giocato. Anzi per darti un vantaggio io giocherò con una sola mano.

– Va bene, accetto. Ma gioca con una mano solo la prima partita altrimenti io non riuscirò a imparare bene.

– Coraggiosa la sorellina. Poverina, ma che speranze hai? Non vincerai mai con me. Io conosco bene sia il meccanismo che la tecnica del gioco.

La prima partita è giocata lentamente da Odla, con il divertimento e il sarcasmo di Aniram che ovviamente vince con facilità. Anche la seconda partita, giocata a due mani, è vinta sempre dal fratello ma in un tempo maggiore. Nella terza i riflessi di Odla sono tali che Aniram vince con difficoltà.

Odla è contenta e divertita. Aniram non conosce il passato di Aldo bambino per anni impegnato in sofisticati giochi elettronici …. Già non poteva.

La quinta partita, vinta da Odla, manda in crisi il fratello.

– Ma non è possibile, come hai fatto a vincere? Hai cominciato appena stasera a giocare.

– Ma non è tanto difficile, io ho solo giocato come te. Quando giocavi con nostro padre, ti ho osservato bene.  

La giustifica di Odla non convince il fratello che continua a guardare la sorella con meraviglia, lei invece è convinta di aver subito imparato.

Aldo, dopo appena due giorni, comincia ad affievolirsi. È stato piuttosto escluso per tutta la serata.

– Domani sera ti sfiderò veramente, questa tua vittoria proprio non la capisco, devo essermi proprio distratto oppure sei un mostro. Alla parola mostro riaffiora Aldo, si sente chiamato in causa.

Ma, invece di ricordarsi la sua bravura da ragazzo nei giochi elettronici, si diverte soddisfatto per la sconfitta e la successiva crisi di Aniram.

È molto tardi, il padre ha assistito solo alla prima partita giocata e persa da Odla poi è andato a coricarsi, la mattina è il primo a uscire.

La madre, durante il gioco dei figli, seduta sul divano ha messo una cuffia collegata a una scatoletta nera, forse una sorgente di musica. Prima di seguire il marito, ricorda l’ora tarda ai figli e li invita, con garbo ma con decisione, a raggiungere le proprie camere da letto.

Aldo a letto fa il punto della giornata, considerando com’era cominciata è molto contento per come è finita. Anche se Odla aveva dominato la serata lui, anche se in sordina, è stato sempre presente.

Ripensando alla simpatica bambina dal nome Anna, si alza dal letto, prende l’orologio dalla mensola e lo mette sul comodino. È una sveglia che regola per le ore sei del mattino, ritorna a letto e si addormenta.

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Lo specchio del nonno – 9

Secondo giorno – parte 1

Se la mattina prima era iniziata con sorpresa, interesse per la novità, gioia nello scoprire un mondo diverso, la seconda mattina è iniziata male e con molta tristezza. Decide di alzarsi e di affrontare la giornata, ha bisogno di distrarsi e, nel posto dov’è capitato, di distrazioni ne avrebbe trovato di certo molte. Va in bagno poi si veste scegliendo, come vestiti, un pantalone blu e una maglietta rossa. Scende al piano inferiore, è ancora così presto che nessuno della famiglia si è alzato. È il caso di riprendere le ricerche. Guarda in tutti gli armadi e armadietti ma non trova nulla di interessante, tranne alcuni strani elettrodomestici nella cucina.

Non vi sono apparecchi elettrici o elettronici tipo TV, radio, registratori. Questo lo induce a pensare che non è normale. Poi torna sui suoi passi, si è ricordato di aver visto in un armadietto del soggiorno una strana scatola con una specie di curiosa scacchiera, disegnata sopra il coperchio.

Apre l’armadietto e prende la scatola, sotto di essa ne trova un’altra con sopra un disegno raffigurante la tela di un ragno, prende anche quest’ultima. Si siede sul divano e si mette a osservare le scatole, che scatole non sono perché non si aprono, forse il sistema di apertura è ben nascosto. Quella che maggiormente attrae la sua attenzione ha il disegno della rete di ragno, la pone sul tavolino e la osserva. Il disegno non è preciso, la tela non è molto simmetrica, alcuni fili della rete sono leggermente più sottili degli altri, inoltre al centro vi è uno spazio vuoto molto grande per essere il disegno di una tela. Mentre l’osserva, senza pensarci posa l’indice della mano destra sulla rete, immediatamente tutti i fili cambiano colore, da nero diventano rossi. Ritrae il dito e tornano neri, riprova e di nuovo i fili diventano rossi. Questa volta non stacca il dito, anzi comincia a muoverlo seguendo il filo sul quale l’aveva poggiato. Il movimento fa cambiare ancora colore alla parte del filo che precede il dito, diventa azzurro o blu relativamente alla velocità di movimento del dito. Non è facile capire cos’è quell’aggeggio, forse è del fratello considerando la sua valigetta piena di componenti elettronici.

Passa a osservare l’altra scatola, quella con sopra una specie di scacchiera. Ogni lato ha nove quadrati dello stesso colore, per cui non è per giocare a scacchi, la seconda fila sette di un altro colore e la terza cinque ancora di un altro colore, i nove quadrati centrali sono tutti di uno stesso colore. Il colore dei nove quadrati centrali è giallo, i tre colori degli altri quadrati è azzurro, rosso e viola. In tal modo l’insieme dei quadrati forma una simmetria centrale di colori. Pensando all’altra scatola, decide di provare poggiando il dito sui quadrati viola, quelli più esterni, ma nulla accadde. Riprova su quelli rossi e su quelli azzurri ma la “scacchiera” continua a non reagire alla pressione delle dita.

Riprende la scatola con la tela per cercare di capire a cosa potesse servire. Con il dito, posato sul filo della rete, segue molti percorsi ma tranne il colore che cambia non accade nessun altro fenomeno. Riprova con due dita, i due indici delle mani, a seguire percorsi diversi, a un tratto, quando le dita si trovano a percorrere lo stesso filo in senso opposto il colore azzurro sparisce e il filo ritorna di colore rosso. Ma la cosa misteriosa è che nello stesso istante che il filo ridiventa rosso, un altro filo rosso, lontano da quest’ultimo, inizia a lampeggiare. Comincia a pensare che possa essere un gioco, magari per due persone, ma come si giocava non è in grado di capirlo. Intuisce che bisognava superare il lampeggio. Ma come?

Sente che qualcuno scende le scale, prende le due scatole e le rimette nell’armadietto. Era il fratello che con voce divertita e ironica dice: – Ma che fai? Ti alzi di notte per giocare? Da sola è anche difficile o forse inutile.

– Ciao, fratello. No, cercavo una cosa che avevo conservato. È da poco che mi sono alzata e sono ancora assonnata – intanto pensava è un gioco dunque, allora è il caso di approfondire il discorso per capire qualcosa di più.

Come al solito, le viene la domanda sbagliata: – Dove li avete comprati questi due giochi?

– Comprati? Ma che dici? Possibile che ti sei dimenticata che li abbiamo fatti in casa io e nostro padre.

– Ma io volevo dire dove avete comprato i pezzi.

– Se mai icomponenti. I circuiti stampati li ha fatti tuo padre al laboratorio. Mi sembri cosi strana Odla. Ma che hai? Abbiamo lavorato per mesi e tu guardavi, ti interessavi, domandavi. E ora cadi dalle nuvole? Sei diventata una svanitella o sei un caso clinico molto più complesso?

– Esagerato, certo che mi ricordo ma stamattina ho in testa solo il compito in classe. Vorrei farlo bene.

– Va bene sorellina diciamo che mi hai convinto, per il momento. Facciamo colazione insieme?

Odla sorride e annuisce, è meglio stare in silenzio. Ma anche in silenzio la situazione non è facile. Dove sono i biscotti? Dove è il latte? Le ciotole sì, quello lo sapeva, erano nell’armadietto, le ha viste la sera prima. Si precipita a prenderle poi, istintivamente, apre un cassetto del mobile prende una tovaglia, due tovaglioli, comincia a preparare la tavola. Sott’occhi scruta dove il fratello prende il latte e i biscotti. Per sopravvivere bisogna sempre osservare bene.

– Io stamattina il latte lo prendo freddo. Tu lo vuoi caldo?  – dice il fratello.

– Anche per me va bene freddo – risponde pensando al saporito latte tiepido della prima mattina.

Bisognava fare dei sacrifici, guai in vista se il fratello le avesse detto riscaldatelo.

Ma anche freddo il latte è buono, i biscotti eccezionali. Il fratello finisce molto prima di lei, la saluta dicendo che era in ritardo e che deve mettere tutto a posto da sola.

Il fratello è veramente un bravo ragazzo, dopo un turno serale la mattina presto andava già a lavoro, pensa, mentre comincia a liberare il tavolo.

Rimanere sola è una buona occasione per continuare a indagare quali cose possiede la sua nuova abitazione. Apre tutti gli armadietti e i cassetti della cucina, ne osserva il contenuto cercando di memorizzarlo. La maggioranza degli oggetti è riconoscibile facilmente perché simili a quelli della sua parte, alcuni però sono di difficile identificazione. Quando è il momento di mettere via le ciotole, guardando e provando nota che entrano nell’armadietto per il lavaggio nello stesso foro dei piatti pur essendo più alte, la guarnizione dell’orifizio si adattava per permetterne l’ingresso.

Mentre la macchina emette il ronzio, per curiosità tenta di aprire lo sportello dove venivano riposte automaticamente le stoviglie ma non si apre. Gli sembra logico, anche nel suo mondo le lavastoviglie avevano il blocco dello sportello ma è l’unica cosa in comune. Il funzionamento è completamente diverso. L’armadietto con lavaggio è una lavastoviglie molto evoluta. Chissà qual è il suo esatto nome.

È ancora l’alba quando, finito di curiosare, esce nell’orto, si siede su una panca e mentre guarda le coltivazioni, ben ordinate e curate, gli viene in mente la sua famiglia. Aldo aveva la moglie più giovane di lui, due figli Rita, la più grande dodici anni, e Enzo di dieci anni. Aveva anche una sorella, più giovane di lui, Marina. Marina? In quel momento, con uno strano intuito, capisce il nome del fratello di Odla “Aniram”, non poteva essere che quello!

I progressi della comprensione ci sono, ha capito per lo meno i nomi. Odla per Aldo, Onavi e Oilitta per i suoi amici Ivano e Attilio. Ma non è per niente soddisfatto perché ancora tutto gli sfugge. Assorto in questi pensieri non si accorge che sull’uscio dell’orto si è affacciata la madre che l’osserva.

Quando sente la testa toccata, dà un urlo e si scansa alzandosi in piedi, quasi fuggendo ma è solo la madre che si è avvicinata e tentava una carezza.

L’esagerata reazione preoccupa la madre che si avvicina e la prende tra le sue braccia dicendole: – Ma cos’hai, piccola. Ti vedo molto agitata e preoccupata, sento il tuo cuoricino che batte forte. Hai avuto paura? Sei diventata quasi una signorinella. Perché non ti confidi con la tua mamma?  

Nella mente l’alternanza Aldo Odla, per lo stato di agitazione, diventa compresenza perché mentre lei si sente protetta e soddisfatta dall’abbraccio e dal tepore del corpo della madre, lui ragiona e volutamente dà tanti piccoli baci sulle guance materne. Non è molto sicuro del pieno convincimento della madre ma, per il momento, gli sembra che un risultato anche se minimo l’ha ottenuto. La risposta della madre è la conferma.

Per il momento va bene, io non mi preoccupo se mi assicuri della tua sincerità. Ma è meglio che ne parliamo stasera o un altro giorno, quando vuoi tu, dobbiamo chiarirci bene tutto. Ripeto c’è in te qualcosa che mi sfugge, come se alcuni momenti tu fossi un’altra. La madre sorride e continua – per ora va bene così. Per il compito che preoccupazione hai? Tu sei sempre andata bene a scuola. Ora rientriamo che ti preparo la colazione.

– Non ho fame.

– Ma allora cos’hai? È più grave di quello che penso. Mi devo preoccupare?

–  Si mamma, la situazione è gravissima perché ho fatto colazione con il mio fratellone Aniram, stamattina all’alba. Era tanto presto che qualche biscotto saporito quasi, quasi ora sono disposta a gustarlo.

La madre capisce l’ironia e sorride tranquillizzata. Anche Aldo si sente meglio e dimentica i pensieri che l’avevano afflitto. Ora è qui e deve tagliare con il suo passato, altrimenti la sua mente sollecitata verso pensieri negativi può compromettere la sua salute mentale. Ora la sua vita, anche se diversa dalla prima, è la sua unica certezza di realtà. È anche consapevole che questa scelta esistenziale deve prenderla principalmente per Odla, lui non ha nessun diritto di rovinare la vita della bella bambina bionda.

Insieme alla madre raccoglie l’insalata nell’orto, mette alcuni sostegni, guidata dalla più esperta genitrice, ai pomodori. Poi sale al piano superiore, si lava e si prepara per andare a scuola, anche se è ancora presto.

Quando scende in cucina si trattiene un poco con la madre, mangia alcuni biscotti e le racconta il salvataggio dalla caduta per le scale effettuato da Aniram e, infine, la saluta con due bacioni. Esce di casa e si avvia con la bici verso la scuola.

Quando arriva, il cancello della scuola è ancora chiuso ne approfitta per gironzolare, con la bici, per la cittadina. È la sua città e deve conoscerla. Si avvia per un grande viale alberato, con edifici lungo i due lati. Non sono abitazioni perché hanno grandi ingressi e ampie vetrate. Per capire che tipi di edifici sono rallenta molto l’andatura. Con il sistema del duplicatore quasi non pedala.

Decide di fermarsi, scendere dalla bicicletta e avvicinarsi per vedere meglio. Portare la bicicletta a mano è piuttosto faticoso, evidentemente il duplicatore non lo permette agevolmente, è quasi come se i freni fossero leggermente in funzione. Riesce tuttavia ad avvicinarsi a un edificio, il portone è ancora chiuso. Ma la sua curiosità è soddisfatta perché una targhetta, lateralmente al portone, indicava la funzione dell’edificio: “Comitato scolastico zona est.” Poi vede un cartello stradale che indica la direzione e la destinazione degli altri edifici.  Sono tutti Comitati. Ritorna sulla strada, rimonta in bicicletta e si dirige verso la scuola ma sempre pedalando lentamente. Il viale dei comitati comincia a riempirsi di lavoratori. I portoni vengono aperti e molte auto cominciano ad affollare la via.

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Lo specchio del nonno – 8

Primo giorno – parte 8

Avrebbe voluto chiedere molte altre cose al padre ma rinuncia perché è molto più interessato a quello che vede fare alla madre.

Sarà qualche altra “diavoleria”, infila i piatti usati per la cena in una fessura laterale del mobiletto dal quale li aveva presi, ben impilati, per preparare la tavola. Il mobiletto o la macchina emette un ronzio per ogni piatto infilato, anche i bicchieri vengono messi in un foro circolare. Ecco perché i piatti sono tutti uguali di grandezza e di forma, così anche i bicchieri.

Odla dà la buonanotte ai genitori e sale nella sua camera. È molto stanca, la giornata è stata particolare, la doppia personalità dalla mattina alla sera è stata una forte scossa per ambedue. Trova la camicia da notte azzurra, la indossa e si stende sul letto. Il sonno non arriva, malgrado la stanchezza la sua mente, troppo affollata dalle novità della giornata, non riesce a rilassarsi per permettere al sonno di prenderne possesso.  

Sta così, distesa come Odla ma pensieroso come Aldo. Tutti gli avvenimenti, gli equivoci, le scoperte affiorano nella sua mente disordinatamente come un turbinio temporalesco.

Ha la sensazione che Odla si diverte a questo suo stato, incoscienza infantile pensa.

La sua razionalità da adulto, per limitare lo stato confusionale, lo porta a ripensare a tutto in maniera cronologica. In tal modo la sequenza oltre ad assumere una validità realistica e temporale potrebbe permettere anche delle previsioni, per lo meno a breve termine.

Il risultato è quello aspettato, anzi migliore perché il corpo della giovincella, dopo essere rimasto disteso, ha ripreso la sua piena energia. Aldo ne ha consapevolezza e pensa di ironizzare era come se anche lui avesse, in Odla, un duplicatore di energia.

Improvvisamente ha un’intuizione. Perché non cercare tra i libri di Odla? Intuizione o suggerimento venuto da lei come aiuto? Opta per la seconda ipotesi. Grazie sorella, figlia o nipote.

Quale di questi appellativi sarebbe stato il più giusto non riesce a stabilire. Grazie Odla è quello più semplice che invia alla fanciulla.

Peccato … La fanciulla, molto giovane, non ha un PC, altrimenti sarebbe stato molto facile avere notizie.

Ma in casa, forse in qualche parte non ancora visitata, un notebook può anche esserci.

Ripensando alle strane reazioni delle amiche alle sue domande, affiorano nella sua mente, due interrogativi: Cosa vuol dire PC? Cos’è un notebook?

Con il dubbio che anche queste domande venissero da Odla, comincia a cercare i libri. Li trova ma la maggioranza sono semplici testi scolastici senza approfondimenti specifici sulla società, del resto la bimba studiava da pochi anni.

In fondo alla piccola libreria trova due testi: Educazione cittadina e Ambiente. Li prende per leggerli.

Dallo stato della copertina i due testi sono ben conservati, forse non ancora letti. Tra le materie dell’orario scolastico, che aveva consultato a scuola, non figuravano discipline relative agli argomenti dei due libri.

Comincia a leggere quello che ha per titolo Educazione cittadina. Trova il libro molto interessante. Le prime pagine sono quasi tutte dedicate alla storia della ristrutturazione della città a partire dall’anno 1789. Smette un momento la lettura e cerca la data dell’edizione del libro. La trova in fondo all’ultima pagina “Edizione scolastica ridotta anno 2008”. Dalla data, anche se di qualche anno prima, intuiva con certezza che l’epoca era la stessa del suo posto.

Salta la lettura delle prime pagine, non gli interessa la storia delle modifiche attraverso due secoli. Passa alla lettura del primo argomento, già il titolo era significativo: Autonomia della città.

Legge per molto tempo cercando di comprendere le strutture che regolavano la vita cittadina. Ma i troppi argomenti, l’elencazione di molte attività dei cittadini e la mancanza di approfondimenti non gli permettono di comprendere a fondo.

La premessa Edizione ridotta era stata chiara.

Anche se la comprensione del testo è superficiale quello che capisce bene è che la struttura cittadina è organizzata per comitati, questi sono formati a turno da tutti i cittadini. Questi, pur avendo dei compiti lavorativi o ruoli stabili, partecipano con obbligo ai turni nei comitati con cariche di controllo dei ruoli, a volte, da loro stessi esercitati. La partecipazione ai comitati non determina una sospensione del lavoro stabile ma solo una riduzione dello stesso.

Nel testo non si faceva accenno a uno Stato o a una Nazione. L’unico accenno a qualcosa di oltre la città era l’elezione di delegati, anch’essi provvisori. Delegati per cosa? Questo nel testo non è spiegato forse esisteva una pubblicazione a parte. L’elenco dei comitati è abbastanza lungo e alcuni sono misteriosi nel compito esplicato, come quello “controllo e distribuzione tessera personale”.

Dopo tanta lettura, arriva la stanchezza. Aldo mette a posto i libri e si corica. Si addormenta quasi subito, malgrado gli interrogativi che ha nel cervello.

All’alba si sveglia, dalla finestra entra una discreta luce, scende dal letto e si avvicina allo specchio, si guarda, Odla è proprio una bella ragazzina, le butta un bacio. Mentre si rimirava soddisfatto del suo nuovo fisico gli viene alla mente quello di Aldo. Alto, snello con i capelli appena brizzolati e con grandi occhi neri. Era quello che si definiva un bell’uomo. Poggia la mano sulla superficie dello specchio ma anche questa volta non accadde niente. Torna a letto e molti pensieri tristi invadono la sua mente.

Perché non poteva tornare? Il vero Aldo dov’era? Ma c’era, oppure era svanito o morto per il suo mondo? Si sente un invasore, possedere la mente e il corpo di quella bella ragazzina non è affatto una cosa edificante. La mente di Odla è offuscata, ed è spesso solo una sensazione in fondo al suo cervello.

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Lo specchio del nonno di Aldo – 7

– Onavi, coraggio dà un bacio al ranocchio. Non si sa mai potrebbe essere proprio un bel principe azzurro – dice subito Aldo.

– Perché? Cos’è questa novità? Cosa vuol dire? – risponde Onavi.

–È una favola. Non te la ricordi? O forse non la conosci proprio.

– Cosa sono le favole? – chiede Oilitta.

– Sono delle storie antiche e fantasiose che mi raccontava mio nonno –risponde lui.

– Tuo nonno? Mio nonno non me le raccontava, io non so proprio cosa significa “favole”. Tu Onavi sai qualcosa?

– No. Non ne so niente. Chiederò a mio nonno. Quello che mi fa ridere è il principe azzurro. Ma cos’è?

Un animale? Odla, spiegaci meglio queste storie antiche e fantasiose.

– Anch’io ne so molto poco, mio nonno così diceva. Non so altro. Tu vuoi una spiegazione? Ti posso solo dire che mio nonno mi raccontava che una fanciulla aveva baciato un ranocchio e che questo era diventato un bel giovane.

– Ma tuo nonno era sano di mente? O ti prendeva in giro, pensando che tu eri una bambina scema. – è la risposta di Onavi.

Aldo capisce che non è certo il caso di offendersi ma bisogna correre ai ripari, così si inventa una risata a squarciagola e, per meglio completare la recita, si stende per terra dicendo: – Mio nonno pazzo? Questo è proprio bella. Poverino, lui era tranquillo e pacifico, se mai la nonna era pazzerella, un poco come me. Che dite?

– Coglie nel segno. L’ingenuità delle amiche favorisce la soluzione dell’equivoco infatti iniziano, un coro:

–  Il nonno di Odla era pazzo la nonna pure e anche la nipote … Tutta la famiglia.

Mentre cantano ridono si stendono anche loro per terra. Odla interviene e, saltando da un’amica all’altra, le solletica, le pizzica … cantando:

 – Ah, è così. Ecco la punizione, ecco la pazza in azione.

Quando il cielo inizia a perdere intensità, tornano vicino al grande albero, si puliscono alla meglio i piedi, si rimettono i calzettoni e le scarpe. Onavi racconta che ha una cugina più grande che lavora da due anni al comitato “tessere personali” e che è fidanzata con un giovane collega di lavoro. Tra qualche mese appena data promessa andranno a vivere insieme.

Oilitta le chiede quando tempo è passato dal corso sul sesso fatto dalla sorella. La risposta è semplice, ora ha diciannove anni, sono passati tre anni. Tutto nella norma conclude Onavi.

Aldo non vuole chiedere, in silenzio cerca di capire ma “tessere personali” e “corso sul sesso”, sono termini comprensibili ma sente che qualcosa o tutto, in quel posto funziona in maniera diversa. Mentre ascolta si sente di nuovo Aldo, quando si era divertito con le amiche era stata Odla.

Risalgono sulle biciclette e ripercorrono il sentiero del bosco, uscite sulla strada principale raggiungono presto le abitazioni di Onavi e Oilitta, qui si salutano a grandi sbracciate.

La strada che conduce alla casa di Odla è semplice, bisogna solo procedere in un’unica direzione. Mentre pedala cerca di mettere ordine nella sua mente, quel giorno ha scoperto molte cose.

La strada è abbastanza tranquilla c’è poco traffico, è sorpassato da poche auto piuttosto silenziose e anche nell’altro senso le auto che incrocia non sono molte. Sono tutte monovolume e a guardarle bene, anche se lui non può per non distrarsi dalla guida, sembrano un unico modello, così come ha notato nelle biciclette. Colori brillanti composti a strisce, a zone, a ondulazioni sono l’unica differenza.

Così preso dall’osservare, sta per investire una donna, riesce a scansarla a mala pena anche perché è lei pronta a scostarsi.

Frenando dice alla donna: – Mi scusi signora.

– Odla! Che ti prende? Da quale nuvola discendi? – Urla la donna bionda.

– Aldo la guarda. Bionda con i capelli sciolti, forse è la madre che ha conosciuto a prima mattina. Accelera, urlando: – Vado a casa.

Sì. Sicuramente è la madre, la stazza è quella, alta e ben tornita. Ma come poteva riconoscerla con i capelli sciolti e fluenti, l’aveva appena intravista con i capelli tenuti da un nastro e con una vestaglia addosso, quella stessa mattina.

Arriva a casa, mette a posto la bicicletta e la osserva con attenzione. La catena che fa girare la ruota posteriore non arriva dai pedali ma da sotto il sedile, quella che parte dai pedali sale verso il sedile. Tutto il meccanismo è coperto da un carter triangolare, la cui parte orizzontale ha la funzione di forcella ammortizzatore della ruota posteriore. Alcuni piccoli fori lungo il carter permettono la visione delle due catene il cui parallelismo fa comprendere che uniscono pulegge dello stesso diametro. Allora cos’è che cambia il rapporto tra i lenti giri dei pedali e quelli veloci della ruota? Il mistero è sotto la sella, bisognerebbe smontare il carter per capire ma, per il momento, Aldo preferisce rinunciare per non complicare la sua situazione.

Gli viene da pensare ai conduttori che andavano verso il tetto. Anche la tecnica in quel posto è tutta da scoprire.

Quando arriva la madre, sì era proprio lei la bionda appariscente incontrata in strada, Odla è ancora a studiare il meccanismo.

La madre l’osserva e le dice: – Cosa guardi? Non funziona bene il duplicatore?

– Il duplicatore cos’è? Come funziona?

– Sei ancora piccola per capire come funziona, non lo so bene neanche io. Posso solo dirti che è un duplicatore elettronico di energia. Se vuoi sapere di più chiedilo a tuo padre. Ora vieni ad aiutarmi a preparare la cena.

– Subito mamma, vado un attimo in bagno. Mi cambio e torno. 

Sale le scale con una soddisfazione nel cuore, aveva un argomento per colloquiare con lo sconosciuto padre.

Quando ridiscende si accorge che la madre ha indossato un grembiule da cucina. Sulla sedia vicino al tavolo c’è un altro grembiule, capisce che è per lui. Il primo compito che le dà la madre è quello di preparare l’insalata.

La lava con cura, togliendo le foglie esterne più dure, poi prende un tagliere che vede sul piano vicino al lavandino e con un coltello che è pronto sul tavolo comincia a tagliare il cespo in parti rigorosamente uguali.

Sott’occhi si accorge che la mamma l’osserva infatti sorridendo le dice: – Sei diventata molto brava e precisa, vuol dire che sarà tuo compito preparare l’insalata serale.

– Domani devo fare un compito in classe sulla mia infanzia. Dei miei piccoli amici, i gemelli che abitavano la casa vicina, mi ricordo tante cose che sono incerta cosa descrivere. Secondo te quale potrebbero essere i ricordi più interessanti?  

Pone questa domanda, fidando sulla solidarietà femminile o, per lo meno, materna. Non sbaglia. La madre le ricorda due episodi che erano diventati famosi nel vicinato.

Il primo, quando indossati alcuni abiti del padre e della madre dei gemelli, si presentarono tutte e tre a casa Orim come invitati a cena ma i vestiti, troppo grandi, li avevano in parte perduti per la strada.

Il secondo quando avevano pensato di fare una piscina, dietro la casa dei vicini, riempiendo un fosso di acqua e impantanandosi pericolosamente dentro. Questi ricordi, nella mente di Odla, ne fanno affiorare un altro che subito racconta alla madre: – Mi ricordo che un giorno, restati soli in casa, volevamo cucinare una frittata ma nessuna di noi riuscì a rompere bene le uova, ovvero le rompemmo quasi tutte ma prima di riuscirle a mettere in una padella.

– Foste voi? Questo non lo sapevo, la mamma di Anip e Onil mi disse che era stato il gatto.

– Sì, me lo ricordo. Noi non confessammo mai, rimase un nostro segreto. Ci siamo sempre molto divertiti, a ricordarlo. L’idea fu di Onil.

– Me lo immaginavo, il maschietto era il più terribile tra voi tre.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Che colloquio interessante, sia per le notizie apprese sia per la sollecitazione della mente di Odla. Ha la sensazione di essere più calmo e più pronto per il compito.

Odla è affiorata per cui può contare anche sulla sua collaborazione. La madre intanto ha preparato una specie di polpettone, per lo meno così sembra. Insieme preparano la tavola per tre persone, il fratello deve fare un turno di lavoro serale, questo lo capisce perché l’ha visto mangiare di pomeriggio ma lo sa anche dalla mente di Odla.

Appena finita di preparare la tavola, si apre la porta ed entra un uomo molto giovane, intuisce che è il padre.

Odla corre verso di lui e si stringono in un forte abbraccio, molto gradito dalla ragazza meno da Aldo. Il padre ha i capelli tendenti al rosso, è alto e snello, sembra simpatico. Sì, come padre può andare bene pensa Aldo.

Ha voglia di chiedergli subito il funzionamento del congegno elettronico della bicicletta ma preferisce rimandare la domanda a dopo pranzo.

Il polpettone è molto buono ma non è un polpettone è un insieme di fette d’insaccati vari, arrotolati insieme a vari tipi di formaggio. L’insalata è molto croccante e saporita, non ne aveva mai mangiata di così buona.

Il suo posto a tavola è tale da avere lo spazio del soggiorno davanti ai suoi occhi. Mentre mangia osserva il grande ambiente arredato con mobili di legno e divani di stoffa a quadroni colorati.

In quella casa nota un grande silenzio, non c’è nessun apparecchio trasmittente, per lo meno in bella vista. Che fosse un mondo senza TV? Tutto faceva pensare all’elettronica: la valigetta del fratello, il congegno “elettronico”, come l’aveva definito la madre, della bicicletta, i cavi che andavano verso il tetto. Ma che posto era?

A scuola non aveva visto nessun alunno con in mano un cellulare, nemmeno durante il lungo intervallo di svago. Il contrasto è evidente sembra un mondo antico e contadino ma le conoscenze tecniche sembrano più che valide. Duplicatore di energia elettronico? Mai sentito dalla sua parte qualcosa del genere.

A fine cena, la madre porta a tavola alcuni biscotti dolci molto più farciti e saporiti di quelli che aveva mangiato la mattina. Tra un biscotto e un altro, chiede al padre come funziona il duplicatore della bicicletta. La risposta del padre è piuttosto approfondita ma le conoscenze elettroniche, piuttosto superficiali, di Aldo non gli permettono una comprensione del funzionamento.

L’unica cosa molto chiara è che l’elettronica dei duplicatori è fondamentale per un utilizzo di energia pulita. Il padre dice anche che quelli della bicicletta sono i più semplici e i più antichi, quelli attuali riescono a moltiplicare molto di più l’energia per l’industria e per le luci delle città.

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PASQUA 2021

Auguri dai personaggi dello “specchio del nonno”.

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Lo specchio del nonno – 6

Primo giorno – parte 6

Il presunto fratello ha finito di pranzare. Odla si ferma un momento e l’osserva in silenzio. Era discesa senza far rumore, lui non se ne è accorto perché è seduto con le spalle alla scala e armeggia in una strana valigetta nera. Forse è un computer portatile pensa Aldo.

Sulla parete opposta alla porta d’ingresso vi è un’altra uscita, è verso quella che Aldo si dirige, apre piano la porta ed esce. Sul retro della casa c’è l’orto, non è molto diverso da quello di suo nonno che aveva passato tutta la sua vita in campagna.

Sul prospetto posteriore della casa vi sono alcune porte, quella che lo attrae maggiormente è una che luccica. È di metallo. C’è un chiavistello esterno ma non è chiusa, entra e la luce si accende automaticamente. Il locale è abbastanza ampio, sulla parete di fronte alla porta vede quella che sembra una lavabiancheria, non ha l’oblò forse lo sportello è sistemato in alto. Si avvicina, è proprio una lavatrice per biancheria, se ne accorge dai simboli stampati su un piccolo pannello superiore. Guarda in giro per vedere dove poteva sistemare i panni da lavare, affianco alla lavatrice vede un armadio a muro. Aperto l’armadio dentro vi è un grande cesto per la biancheria, detersivi vari e altri oggetti di vetro, di ferro. Di alcuni non ne capisce l’uso. Toglie dalla busta gli indumenti e li mette nel cesto, nell’armadio posa anche la busta, avendone viste anche altre simili.

Chiuso l’armadio, la sua attenzione è attratta da due grossi cubi metallici posti vicino alla parete di destra. Questi due macchinari sono collegati tra loro da alcuni cavi elettrici, altri raggruppati a treccia salgono verso il soffitto dove spariscono in una specie di canna fumaria. Anche se incuriosito decide di non approfondire il sopraluogo. Esce dal locale e si sofferma nell’orto, è piccolo ma ben organizzato. Vialetti pavimentati con pietre grigie separano colture diverse; tutori di legno e fili, forse di canapa, sostengono le piante lungo i solchi. Lungo i vialetti pavimentati corrono i tubi di irrigazione. Alcune colture possono essere protette da serre, infatti si vedono i sostegni e le tende arrotolate pronte all’occorrenza. Al paragone quello del nonno lui lo ricordava molto più semplice e meno attrezzato.

Quando rientra in casa il fratello ha ancora la valigetta nera aperta, questa volta nota la presenza di Odla, la guarda e le dice: – Da dove vieni? Non dovevi fare i compiti?

–  No. Ho controllato il diario, per domani niente compiti.

–  Considerando che non hai nulla da fare. Ora ti occupo io. Sei disposta a farmi un piacere?

–  Sì, quale? – mettere un poco in ordine il tavolo e sistemare le briciole nel secchio, fuori la porta dell’orto.

–    Cosa posso sperare di avere in cambio?

– Come? Da quando sei così esigente. Hai dimenticato le cose che ho fatto per te?

–  Scherzavo. Volevo vedere la tua reazione

–  Sei strana Odla, come ti vengono queste idee. Vuoi forse studiare psicologia? Aspetta prima di crescere. Cara sorellina.

Odla sorride, ma non aggiunge altro. Ha scoperto due cose, prima la certezza della parentela e poi il debito con il fratello per le “cose fatte”. Chissà quali sono queste cose, così come lui l’ha detto devono essere molte e importanti. Libera il tavolo e mette le briciole nel secchio. Pensa anche come potrebbe scoprire il nome del fratello. Era una situazione imbarazzante, trovare un fratello e non poterlo nominare. Già, ormai di situazioni imbarazzanti ne aveva da vendere.

Il fratello, chiuso il computer, sale la scala che va al piano superiore, Aldo pensa di approfittarne, forse vicino alla scatola c’è il nome, guarda, non c’è. Apre il computer, ma è solo una cassetta da lavoro, piena di circuiti stampati e vari componenti elettronici.

Qualunque cosa pensa è sempre contraria alla realtà. Ma che realtà è?

È stanco anche di scoprirla, si accascia su una sedia e rimane con la testa tra le nuvole.

A un tratto sente un campanello e delle voci allegre, si sveglia dal torpore mentale e si accorge che sono giunte le amiche.

La recita deve riprendere.

Si alza e apre la porta, le amiche ridendo e gioendo entrano e insieme, con tono canzonatorio, dicono:

–  Ma non sei ancora pronta? Fai presto, preparati.

  Sono pronta. Vi aspettavo.

– Ma non vorrai uscire con la gonna? – guarda le amiche, hanno indossato pantaloni e maglietta con maniche lunghe.

Onavi esclama: – Ma non sei mai stata al ruscello? Vuoi rovinarti le gambe e le braccia?

–  Aspettate un attimo, mi cambio subito. Certo che sono stato al ruscello, tante volte.

Rimane impalato quel “sono stato”, proprio non ci voleva ma fortuna vuole che mentre lo diceva anche Oilitta ha detto qualcosa, la coincidenza sonora non fa capire il lapsus. Lo intuisce mentre di corsa si avvia per le scale, allora aggiunge:

–  Oilitta, ma che dici? Non ho capito.

Per guardare Oilitta mentre sale, riesce d’istinto a non scontrarsi con il fratello che scende ma perde l’equilibrio, inciampa e se il fratello non l’avesse presa al volo sicuramente avrebbe ridiscesa la scala senza l’uso dei piedi.

–  Bravo Aniram, l’avessi io un fratello così! Che ottimi riflessi hai. –Esclama applaudendo Oilitta poi, rivolta a Onavi:

– Tu non lo conosci, lui è il fratello di Odla.

Che risponde: – Per fortuna è anche un fratello pronto e robusto. Ciao, io sono Onavi, una nuova amica di Odla.

Aldo non sente altri convenevoli sia perché corre in camera sua appena il fratello lo mette in piedi, sia perché cerca di ricordare il nome che ha pronunciato Oilitta: Aminar, Animar o Ariman. Niente da fare il nome non è riuscito a sentirlo bene, del resto in quel momento precario aveva intravisto una pericolosa “discesa libera”.

Apre l’armadio, non ha difficoltà a trovare una maglietta a maniche lunghe e un pantalone, per il pantalone ne sceglie uno di colore blu, come l’ha visto indossato da Onavi. Si cambia gli abiti, mette la gonna e la maglietta sulla sedia, così come l’aveva trovate la mattina e scende la scala lentamente.

Al piano terra trova solo le amiche che l’aspettano, chiede: – E mio fratello? Dov’è?

– Ha preso la sua valigetta ed è uscito, sarà ritornato al lavoro. – risponde Oilitta. 

Aldo. con la speranza di scoprire il nome sconosciuto, dice a Onavi: – Hai conosciuto mio fratello. Hai sentito che nome strano ha?

– Strano? Non mi sembra proprio, mio zio e anche un mio cugino hanno lo stesso nome. È un nome comune. Non l’ho sai?

– A me piacciono i nomi brevi, come il mio, il tuo e anche quello di Oilitta.

– Ma che dici? Quello di Oilitta è più lungo di quello di tuo fratello, ha una lettera in più. Ora andiamo, non abbiamo molto tempo, prima dell’imbrunire dobbiamo essere di ritorno.

Escono dalla casa, salgono sulle biciclette e si avviano dal lato opposto a quello della scuola. Dopo una decina di minuti escono dalla strada principale e prendono un sentiero di terra battuta che porta verso un bosco. Onavi conduce il terzetto con un andamento piuttosto veloce, Aldo, che segue le due amiche, si accorge che i piedi delle amiche girano lentamente. Le biciclette dovevano avere un cambio nascosto perché lui non riesce a vederlo, anche lui gira i pedali lentamente ma le biciclette hanno tutte la stessa velocità. Lui non era mai salito su una bicicletta ma le conosceva abbastanza bene, le aveva comprate ai suoi figli.

Guarda attentamente le biciclette delle due ragazze che lo precedono sono diverse solo nel colore, il modello è lo stesso.

Lasciate le biciclette sotto a un grande albero, le ragazze si siedono in riva al ruscello. Onavi si toglie le scarpe e i calzettoni, si arrotola i pantaloni fino al ginocchio e scende nel torrente. – Venite ragazze, l’acqua non è fredda.

– Aspetta, veniamo. Dai Odla andiamo anche noi.

In pochi attimi le ragazze si tolgono le scarpe e i calzettoni, Odla, mentre arrotola i pantaloni fino al ginocchio, si accorge che Oilitta li ha proprio tolti.

– Ma che fai? Oilitta. Ti vuoi spogliare tutta?

– Ma no, Odla non ti preoccupare non vedi che ho i pantaloncini corti del costume da bagno, così posso divertirmi senza pericolo di bagnare i pantaloni, come farete voi due.

– Brava Oilitta. Questo proprio non me lo aspettavo, la prossima volta verremo anche noi attrezzate con il costume – urla dal ruscello Onavi.

Il ruscello è molto calmo, la corrente è minima per cui si può tranquillamente anche guadare in molti punti

Oilitta scorazza con maggior agio nell’acqua, le altre due, anche facendo attenzione, si bagnano i pantaloni. Odla solo un poco sulle gambe al di sopra dei ginocchi, Onavi molto di più anche a causa di una perdita di equilibrio.

Le tre ragazze si divertono a osservare, lungo la riva. I piccoli abitanti del ruscello. Poco più avanti, dove il ruscello curva, trovano uno stagno, forse l’acqua travasata dal ruscello durante le piogge. Nell’acqua stagnante la vita dei piccoli abitanti è tranquilla ed è più facile osservarli. Rane e ranocchi, per nulla intimoriti dalla presenza delle fanciulle, saltellano continuamente. Un ranocchio salta su una pietra, vicino alle gambe di Onavi che si è seduta su una grossa pietra, proprio nel mezzo del pantano.

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Lo specchio del nonno di Aldo – 5

Primo giorno – parte 5

– Ragazzi state attenti un momento. La vostra compagna ha chiesto un consiglio per colorare il cielo. Se per il campo di papaveri i colori scelti dovevano essere, più o meno, uguali per tutti: un rosso e due verdi, per il cielo siete molto più liberi di scegliere i colori che vorrete. Ovviamente sempre tre colori del cielo, questi tre colori gli sceglierete in base alla vostra decisione sull’ora e sulle condizioni del tempo. Qualunque sia l’ora considerate, per il momento, sempre il sole alle vostre spalle. Potreste avere difficoltà, con questa tecnica, a inserire il sole nel cielo. Poi con più esercitazioni vi sembrerà molto semplice farlo.

Con la spiegazione approfondita ha capito così bene che gli viene in mente una domanda:   

–  Professore scusi, volendo rappresentare la mattina molto presto e il tempo sereno posso lasciare le superfici piccole bianche nel cielo?

– Certo che puoi. Hai deciso bene, io ancora non l’ho spiegato – è la risposta. 

Un’alunna osserva: – È chiaro. Il bianco sempre un colore è. 

–  Non mi sembra proprio. Il bianco e il nero sono solo la luce o la non luce, cioè il buio –risponde Aldo.

La risposta pronta di Aldo meraviglia molto il professore che esclama: –Esatto Orim, ma tu come lo sai? Chi te lo ha spiegato? Dove l’hai letto? –  Me l’ha detto mio nonno. Se ho un padre, devo avere anche un nonno, pensa.                                                                                                                                           

La famiglia anche in questo strano posto sembra una certezza. Ormai doveva essere pronto nelle risposte, poi capisce che sono molto più difficili le risposte che le domande, anche perché queste ultime si possono evitare.

Completata la campagna si dedica al cielo, questa tecnica comincia a piacergli. Quando da ragazzo aveva frequentato la scuola media, la materia Educazione artistica non era stata molto lusinghiera per lui che non era portato per il disegno, inoltre l’insegnante spiegava poco le tecniche lasciando disegnare liberamente e lodava sempre gli stessi, i più bravi.

Passano quasi due ore, quando il cielo comincia a essere completo Aldo è soddisfatto. Quando la lezione finisce, vengono raccolti gli elaborati, gli album e le cassette di legno. Queste due ore di lezione sono state piacevoli e divertenti.

Le due personalità, l’uomo maturo serio e l’adolescente allegra e spontanea, vivono in lui senza interferenze, a volte prevale l’una a volte l’altra. Anche di questo lui comincia ad averne consapevolezza. A scuola si sente molto Odla, molto di più di come lui aveva deciso di essere per migliorare l’adattamento. Quando riflette è Aldo, quando invece si abbandonava alle sensazioni, alla spensieratezza, al vivere pratico, prende il pieno possesso del corpo e della mente Odla. Ecco perché era rimasto indifferente alle moine affettuose delle mani della sua amica Oilitta.

Lui, in un primo tempo, aveva pensato in una convivenza di due esseri ma ora, dopo queste ultime esperienze, ha cambiato idea. Non gli sembra proprio convivenza ma ha la sensazione che sia probabile un’alternanza.

Come un automa Aldo ha preso la cartella e ha seguito gli alunni che lasciano l’aula. Vicino alle biciclette trova Oilitta, uscita prima di lui, e Onavi che l’aspettavano.

Aldo mette la cartella a tracolla e sta per prendere la bicicletta quando Oilitta, che insieme all’amica l’osservava in silenzio, l’accoglie con una delle sue solite battute:

 –  Come si vede che la ragazzina non fa fondo! Se ne viene piano, piano come una palla.

– Ma tu sei sparita come una freccia, altro che fondo. Ricordati che la palla, se lanciata bene, è molto veloce. Carina – risponde Odla, mentre con il pollice e il dito medio prende il naso dell’amica e glielo “scampana”.

Onavi, comincia a ridere vedendo Oilitta piuttosto sorpresa dalla reazione di Odla, quindi interviene dicendo:

– Se continui così, altro che carina? Le verrà un naso rosso a peperone – e,continuando a ridere, aggiunge – Odla, lascia stare il bel nasino. Stabiliamo a che ora vogliamo vederci per la passeggiata.

Odla, sempre con il naso di Oilitta tra le dita risponde: – Io non conosco il vostro indirizzo, venite voi a prendermi a casa.

Oilitta emette un lamento, il naso le duole, Odla lascia il naso che, dopo tanti tintinnii, veramente si è arrossato. Onavi guarda il naso rosso e sentenzia:

–  Come punizione per le tue battute sceme mi sembra abbastanza saggia, ne terremo conto. È vero Odla?

–  Povero il mio naso. Siete impazzite! E poi se una mia battuta non è scema. Cosa fate?

–  Battuta non scema? Perché sei capace di farla? –dice Onavi.

Odla fa la mossa di prenderle ancora il naso poi l’abbraccia ed esclama:– Carina con il nasino rosa. Lei è sempre la mia amica preferita, dopo Onavi però.

Oilitta non dà peso alla battuta, distratta e contenta dell’abbraccio dell’amica che ricambia con forza. Onavi, ancora ridendo, prende la sua bicicletta e dice:

–Ciao Odla, non la stritolare troppo. Allora ti veniamo a prendere a casa verso le cinque del pomeriggio, prima io passo a prendere Oilitta.

– I compiti li facciamo insieme? –dice Odla

–  Ma sei proprio una fuori i regolamenti, io non voglio essere punita –esclama Oilitta, e mentre si stacca dall’abbraccio continua – No, non ci sto. È pericoloso, pensa che noi abitiamo vicino e non ci è mai venuto il pensiero di farlo. Ho ragione a dire che sei un poco strana. È da stamattina che dici cose curiose. Oppure è uno scherzo che ti è venuto in mente? Ho capito sei una che si diverte. Vero?

–  E tu ci caschi sempre simpatica scemetta. È chiaro che scherzavo. Onavi tu l’avevi capito. Vero?

–  Sì, ma non subito. Poi quando Oilitta ha protestato e tu la guardavi fingendo anche meraviglia, ho capito che la prendevi in giro. Ciao, amiche mie.

Onavi parte veloce con la bicicletta. Odla sorride all’amica, sale sulla bicicletta, con la mano libera carezza il viso di Oilitta, le butta un bacio e segue Onavi.

Solo per un attimo pensa compiti insieme. Doveva adattarsi senza pensare troppo e senza chiedere, oppure capire a chi e come chiedere. Pedalando veloce raggiunge Onavi, le si accoda e dopo pochi metri anche Oilitta si unisce al gruppo. Il passaggio a livello è aperto per cui il ritorno è veloce. Quando arrivano nei pressi del cancello della casa di Odla, le tre amiche si salutano con gesti affettuosi.

Il cancello è socchiuso, si ferma e lo spinge con la ruota anteriore. Entra, posa la bici e si avvia verso la porta.

Si ferma un attimo a guardare la casa, è semplice ma ben rifinita con legno e piastrelle di maiolica. È ornata da vasi di terracotta, sistemati lungo il muro, che contengono fiori colorati e curati. È proprio una casetta piacevole, curata e pulita. Entra in casa. Al tavolo della cucina è seduto un giovanotto che pranza da solo, non vede la mamma. Senza perdersi di coraggio dice ciao allo sconosciuto e poi subito aggiunge:

– Dov’è la mamma?

– Ma che dici Odla? Sono anni che quando torni da scuola, la mamma è al lavoro. Oggi cosa ti salta in mente?

– Ho sbagliato. Stavo pensando al compito in classe di domani. Volevo dire cosa ti ha cucinato la mamma?

Anche se con imbarazzo nel trovare al momento le parole, riesce a cavarsela anche questa volta e, come si era abituato già dalla mattina, previene un’eventuale risposta con una domanda:

– Il compito è un tema sulla mia infanzia, ti ricordi qualcosa di interessante che potrei scrivere? Io mi ricordo troppe cose e non saprei scegliere.

– Quando tu eri piccola io già andavo a lavorare. Mi ricordo poco. Solo che stavi spesso insieme ai gemelli che abitavano nella casa accanto. E poi ricordati che anche questo significa aiuto scolastico. Te la devi cavare da sola altrimenti è falsato l’esame orientativo. Tu questo lo sai bene. Non ci tentare Odla.

– Va bene, ho capito. Non mancherò ai miei doveri. Vado sopra nella mia camera, comincio a fare i compiti perché alle cinque vengono due mie amiche. Andiamo a fare una passeggiata.

Detto questo Aldo, con la testa piena di pensieri, sale velocemente le scale e sparisce nella camera di Odla. Posa la cartella sul tavolo, si toglie il cappello che aveva ancora in testa, si avvicina allo specchio e pone la mano sulla superficie vetrata. Sente il freddo dello specchio ma nulla accadde. Niente da fare deve rimanere Odla.

All’inizio era interessato e divertito ora, dopo poco più di mezza giornata, è ancora interessato ma preoccupato, sente troppe diversità. In quelle poche ore già ne aveva scoperte alcune ma chissà quante l’aspettavano al varco.

Per sottrarsi ai troppi interrogativi che cominciano ad affollare la sua mente decide, per l’ennesima volta, di lasciarsi andare in Odla e aspettare gli eventi.

Un ultimo pensiero però affiora nella sua mente aveva quasi certamente un fratello, questo l’intuisce ma non conosce nemmeno il suo nome.

In realtà non conosce né il nome della bionda madre né quello del padre. Il padre non l’ha nemmeno visto però sa forse il suo cognome, sempre che in quel posto i figli portano il cognome paterno.

Guarda l’orologio che sta su una mensola vicino al letto, mancano trenta minuti alle cinque, tra poco vengono le amiche. Forse è meglio vedere i compiti. Apre la cartella e prende il diario, riesce a individuare il giorno per le materie della mattina. Per l’indomani non ha compiti perché tre ore di lingua sono dedicate al tema in classe, le altre ore dell’orario sono due di teatro e una di attività. Le ore di teatro gli sono più o meno chiare, quella di attività non produce nessun pensiero. Chissà quale attività è?

Quando rimette il diario nella cartella si accorge della busta con gli indumenti ginnici, la prende ma non sa cosa farne, forse deve portarla nel bagno o giù dalle parti della cucina. Non ne ha la più pallida idea. Pensa anche che forse tocca a lui lavare gli indumenti. Ma come? Nel bagno, la mattina, non aveva visto nessuna lavatrice. Chissà se esisteva la lavatrice. Forse c’è il lavatoio all’aperto come nelle campagne da lui conosciute. Decide di girare per casa e fare una ricognizione.

Passando avanti lo specchio vede l’immagine di Odla e ha un piccolo sobbalzo, ancora non si è abituato alla sua nuova immagine ma subito si riprende, e rivolto all’immagine dello specchio dice:

– Odla, aiutami tu. 

Non ha risposta, per sua fortuna! Dopo aver controllato se nel bagno c’è qualcosa che somiglia a una lavabiancheria, scende al piano terreno con la busta degli indumenti.

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Lo specchio del nonno – 4

Primo giorno – parte 4

La professoressa chiama alla lavagna un alunno che si comporta da saputello antipatico, divertendosi ogni volta che, alla fine di ogni esercizio, gli alunni sono invitati a dire il proprio risultato. La maggioranza degli alunni ha risultati non corretti, sia per il primo compito che per il secondo. Quando è il turno di Aldo, i risultati risultano ambedue esatti. Avverte un forte il desiderio di rivolgere qualche commento al compagno antipatico ma poi decide di non mettersi troppo in mostra. Dopo la correzione, l’insegnante passa per i banchi a vidimare i compiti, quando sigla i suoi, rivolta verso l’alunno che era ancora alla lavagna, impegnato a pulirla con il cassino, dice: – Assemaloc hai una rivale, Orim è anche più veloce di te nei passaggi.

Che soddisfazione! Odla si alza in piedi e caccia “sonoramente” la lingua al compagno. Lui non è potuto intervenire, la reazione tipicamente femminile è stata troppo immediata. Comunque la condivide in pieno.

La professoressa sottovoce gli dice: – Perché non sali in piedi sulla sedia, come stamattina?

Gli insegnanti di quella scuola sono molto bravi, attenti ma principalmente ironici. La lezione poi diventa priva di interesse. È solo un’esercitazione in classe sui problemi simili a quelli fatti a casa, causa il basso numero di risultati esatti raggiunti.

Quando suona il motivetto per la fine dell’ora, gli alunni si alzano in piedi per uscire. Oilitta lo prende a braccetto e lo conduce fuori. Dopo l’ingresso C, quello della palestra, entrano in un vestibolo di un self-service, lo capisce dal viavai di alunni con vassoi vuoti e pieni. Anche lui e l’amica si armano di vassoio e si avvicinano al banco distribuzione.

I piatti sono già pronti e quando diminuiscono sono subito ricollocati dagli addetti alla cucina. Sono disponibili due primi: zuppa di verdure e pasta al sugo. Aldo prende la coppetta con la zuppa, essendo in campagna doveva essere naturale e buona. Oilitta, invece sceglie la pasta, dicendo che la verdura sua madre la cucina sempre per cena. La scelta delle altre pietanze è uguale per le due amiche: cotoletta e patate, succo di frutta e un piccolo pasticcino con crema.

Trovati due posti vicini, iniziano il pranzo. Oilitta gli dice di fare presto a mangiare così dopo possono cercare Onavi, per “digerire” insieme. Lui nota che il linguaggio adoperato dall’amica è spesso allegro. Per non deluderla mangia velocemente. Tutto ha un buon sapore, il succo di frutta è una spremuta d’uva dolce e squisita. Finiscono presto, mettono a posto i vassoi e cercano Onavi. Non la trovano.

Uscite dal self-service, la vedono fuori che sta ancora consumando il suo pasto seduta su una panchina, dalle parti del parcheggio bici. È seduta tra due maschi e parla con uno dei due. Oilitta si avvicina piano all’amica senza farsi vedere e, quando è alle sue spalle, si abbassa e si mette a origliare.

Odla rimane in disparte per osservare la scena. Onavi, distratta dal parlare, non si accorge della spia fino a quando Oilitta, divertita da qualche parola sentita, comincia a ridere clamorosamente. Onavi si gira, guarda l’amica che ridendo si è seduta per terra, e senza scomporsi la prende per i capelli e, ridendo anche lei, le si butta addosso come una lottatrice. La mette schiena a terra facendo finta di schiaffeggiarla. La maggiore prestanza fisica di Onavi non permette all’amica di togliersi dalla scomoda posizione. I due ragazzi partecipano al gioco incitando e applaudendo la dominatrice dell’incontro. Oilitta sta allo scherzo e recitando grida: – Aiuto, aiuto! Odla salvami da questa furia, vuole distruggere il mio bel viso.

– Eccomi, sei salva. Ora intrecciamo queste belle trecce –dice lui, mentre prende delicatamente le trecce di Onavi facendo finta di annodarle.

– Ah no! Le trecce proprio no. Mi arrendo. Due avversarie sono troppe –dice la ragazza lasciando libera l’amica.

Le due fanciulle si alzano, i ragazzi si allontanarono ridendo. Aldo si sofferma un attimo a osservare Onavi. È un poco più alta di lui ed è anche già più donna, i fianchi ben pronunciati e ha il seno già ben sviluppato. Ecco perché stava con i due ragazzi. Per approfondire l’argomento chiede:

–  Allora cosa hai scoperto origliando. Occhiverdi è corteggiata dai maschietti?

–  Ma che dici!? Vuoi imitare Oilitta con le sue battute sceme? – risponde Onavi

–  Non darla retta, oggi Odla è molto strana, sembra fuori di testa. Si è fissata con i tuoi occhi verdi, anche in classe l’ha detto.

Onavi replica: – Lascia stare gli occhi! Ma il fatto dei maschietti come le viene in testa? Corteggiata? Cosa vuol dire? Forza Odlaconfessa cosa significa.

 – Niente. È una mia invenzione – risponde lui, ma comincia a preoccuparsi, decisamente l’adattamento è piuttosto difficile. Non riesce a capire perché alle ragazze sono sembrate così strane le sue parole.

Le sue amiche cominciano a ridere, guardando la sua faccia preoccupata, poi Onavi la prende a braccetto: – Dai non ti preoccupare troppo, capita a tutti di parlare senza pensare. Tu inventi termini difficili a capire. Se veramente ti interessa quello che dicevo con il mio compagno, te lo posso anche dire. Litigavamo sulla lezione di geografia perché lui insisteva che l’oceano Pacifico è più è piccolo del Mediterraneo, che ignorante.

Suona la sirena per rientrare in classe, salutano Onavi e si avviano verso l’aula, questa volta lui prende a braccetto Oilitta. È meglio imitare tutto quello che fanno le sue amiche.

Quando è seduta al suo posto, prende dalla cartella il diario per vedere in quale giorno avrebbero fatto geografia. Nell’orario geografia non figura proprio. Cerca allora la materia di quell’ora. Che giorno della settimana è? Neanche questo sa, ma è facile a scoprirlo. La giornata era cominciata con Italiano, già pensa ma era italiano? Sulla grammatica c’è scritto solo grammatica e, poi nel diario non c’è mai scritto italiano. La parola abbastanza ricorrente è Lingua. Ma è in Italia? Matematica c’è, Ginnastica anche. E poi vi sono tante altre materie: Grafica disegnata, Arte visiva, Letteratura, Laboratorio I, Laboratorio II, Teatro, Attività e una proprio incomprensibile chiamata Eliottica.

Non riesce a capire il giorno della settimana distratto dalle materie, anche perché inizia la lezione di Arte visiva.

L’insegnante è maschio, giovane con i capelli rossicci. Tre alunni prendono, da un armadietto a muro, delle scatole di legno e degli album da disegno che distribuiscono all’intera classe.

La scatola, che Aldo subito apre appena consegnata, contiene una completa attrezzatura per il disegno che va da semplici matite colorate a colori in tubetto, oltre a pennelli, squadrette, curvilinee, forbici, spilli, colla, strisce di carta colorata un’attrezzatura d’artista pensa.

Mentre osserva il contenuto della scatola, segue anche quello che avviene in classe, consapevole dei vari equivoci avvenuti per sua distrazione nelle altre ore di lezione. Vede altri alunni distribuire cartoncini che l’insegnante aveva portato in classe, in una cartella rossa

Il suo elaborato è incomprensibile, lo guarda con attenzione per cercare di capire.

Una superficie disegnata a matita e ripetuta per centinaia di volte, una sull’altra con tante macchioline di colore rosso.

Vede i suoi compagni già all’opera, tutti impegnati a colorare velocemente, vorrebbe chiedere alla compagna ma subito cancella il pensiero di chiedere, deve assolutamente cavarsela da solo.

Guardando con attenzione si accorge che le macchioline rosse non sono altro che le superfici piccole, ricavate dall’intersezione della superficie ripetuta. Si accorge anche che il colore rosso è stato messo con una matita colorata e che le superfici piccole da colorare sono ancora tante. Presa dalla scatola la matita rossa corrispondente, inizia a colorare con gran lena.

Si accorge anche che alcuni alunni si recavano dall’insegnante con l’elaborato, forse per chiedere consigli ma lui non aveva consigli da chiedere. “navigava” in piena solitudine, senza meta. Oilitta si gira e ridendo ad alta voce dice: – Ma Odla! Quanti papaveri fai? Sono troppi! Tra poco li farai salire in cielo. – rivolta verso il professore – Professore, Orim ha troppi papaveri.

Il professore lascia di osservare l’elaborato che un’alunna gli aveva portato, alza gli occhi, guarda Odla e dice: – Orim, fa vedere. Mostrami il tuo disegno da lontano.

Aldo, timoroso, alza l’elaborato lo mostra al professore che esclama: – Brava. Ora sono veramente tutti in cielo, come dice Isamer. Gira sottosopra quel foglio.

Aldo subito gira il foglio pensando papaveri … cielo, ma allora Il disegno aveva un senso compiuto, per lui era arte astratta.

Il professore commenta: –Veramente i papaveri sono un po’ troppi. Sembra più una coltivazione specifica di papaveri. Ora dedicati alla campagna.

Va bene professore, grazie del consiglio. –poi sottovoce chiede a Oilitta Fammi vedere il tuo come sta venendo?

L’amica gli tende il proprio disegno, lui lo prende, lo guarda con attenzione: – Bellissimo, il tuo viene proprio bene. Come sei brava in arte.

L’amica gradisce molto il complimento, sorride e, con gli occhi lucidi di gioia, gli invia un bacio con la bocca. Aldo ha notato nel disegno di Oilitta che altri due colori sono stati aggiunti al rosso dei papaveri: un verde chiaro e un verde più scuro. Con questi due colori Oilitta ha colorato le superfici, sempre formati dall’intersezione, più grandi e quelle medie, cioè quelle né grandi né piccole. Il disegno dell’amica è molto incompleto, la maggioranza delle superfici è ancora bianca. Oilitta ha fatto delle prove in alcune parti, per quello lui è riuscito a capire la tecnica. Comincia a capire bene anche concettualmente, quando un’alunna chiede al professore quali tre colori lui consigliava per il cielo.

Gli è tutto chiaro quando il professore risponde:

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Lo specchio del nonno – 3

Primo giorno – parte 3

La lezione prosegue fino alla fine dell’ora, Aldo la segue in maniera superficiale, anche perché gli sembra di conoscere abbastanza l’argomento. Si concentra molto sulle cose che deve fare per non cadere in comportamenti o in parole equivoche. Capisce che l’unica cosa che può fare è quella di stare molto attento alle parole più che ai fatti, il comportamento è sempre più giustificabile data la giovane età.

Al momento dell’assegno segue con attenzione, annotando sul diario, trovato nella borsa, il compito da fare a casa. È semplice, si tratta di copiare i tempi di alcuni verbi irregolari dal libro e mostrare le differenze, con semplici frasi, dai verbi regolari. Il professore avvisa gli alunni che l’indomani avendo più ore le avrebbero utilizzate per un compito in classe, e precisa: un tema sulla loro infanzia.

Il professore saluta augurando una buona giornata di studio, esce mentre gli alunni ricambiano il saluto alzandosi in piedi.

Il cambio dell’ora non avviene con il suono di un campanello ma con un leggiadro motivetto, trasmesso da un altoparlante sistemato sopra la porta d’ingresso all’aula. Appena il motivetto termina, tutti gli alunni si alzano in piedi vociando e si avviano verso la porta.

 Oilitta si gira verso di lui ed esclama contenta – Che bello, ora incontriamo Onavi. Facciamo presto, abbiamo dieci minuti di tempo nello spogliatoio.

 – Onavi? La bella bimba con gli occhi verdi che ho conosciuto stamattina – risponde Aldo, ma non aggiunse altro perché Oilitta l’ha guardato e gli ha cacciata la lingua. Chissà perché la fanciulla l’ha fatto, forse per gelosia o per prenderlo in giro ricordando l’episodio del distratto, pensa.

Proprio non riesce a stare attento. Deve diventare il più possibile silenzioso, per lo meno fino a quando non sarà riuscito a entrare pienamente nella parte di Odla.

Sembra facile a dirsi.

Segue in silenzio l’amica, escono dal portone e, proseguendo lungo il muro dell’edificio, arrivano al terzo portone, quello C, entrano in un grande vestibolo dove aspettano in fila l’arrivo di altre due classi. Gli alunni di tutte e tre le classi hanno raggiunto la grande sala da soli in fila. Al centro della sala vi sono tre adulti in tuta ginnica e scarpette di gomma, due maschi e una femmina. Uno dei tre suona un fischietto e le classi sciolgono la fila, Oilitta lo prende per mano e, con passo veloce, lo conduce in un locale attiguo.

È lo spogliatoio, con varie file di armadietti con cartellini con nome e classe. Il suo è vicino a quella di Oilitta. L’armadietto “Orim Odla II B” che Aldo apre contiene una maglietta verde, un pantaloncino bianco e un paio di scarpette leggere di tela e gomma. Sulla parte anteriore della maglietta vi è stampata una grande lettera P, su quella posteriore, sempre molto grande, il numero 11. Velocemente si toglie la gonna e la maglietta, le mette nell’armadietto, come vede fare a Oilitta. Indossa il pantaloncino e la maglietta.

Mentre Odla si allaccia le scarpette, Oilitta dice – Ecco che arriva Fotto.

– Chi? Chi è? – dice lui

Come chi è? Non te lo ricordi è Onavi – lui si gira e vede l’amica, conosciuta al passaggio a livello, che si siede sulla panchetta vicino a Oilitta.

– Ciao Fotto. come va Fotto?

– E smettila con queste battute sceme – dice Onavi.Lui sta zitto perché non ha capito. Poi guardando la grande lettera “F” sulla maglietta della ragazza e immaginando otto dietro le spalle, capisce. 

È d’accordo con Onavi, la battuta è veramente scema. Pensandoci gli ricordava le battute di un suo amico Attilio, sempre poco gradite perché scialbe.

Quando Oilitta dice a Onavi: – Devo raccontarti una cosa divertente che Odla ha combinato in classe. Interviene: –E dai! Ha ragione Oilitta, smettila con queste sciocchezze. Perché, invece non organizziamo una passeggiata per oggi pomeriggio?

– Ecco una ragazza in gamba. L’idea mi piace, finalmente un discorso serio. Quando usciamo da scuola ci pensiamo. –dice Onavi.

Dopo un poco suona una stridente sirena, le due amiche si alzano, gli dicono ciao e, tenendosi per mano, si allontanano. Dopo l’attimo di panico per la sirena, nota che anche Oilitta aveva sul petto la lettera F, ecco perché sono andate via insieme. Le lettere devono significare qualcosa della ginnastica, ora però è urgente trovare il gruppo con la sua lettera.

È facile, vede subito il gruppo P che si è riunito vicino alla donna in tuta.

Si avvicina e dice buongiorno all’insegnante che gli sorride e gli dà una leggera carezza sui capelli.

Quando si spostano, attraverso un’altra porta, in un grande cortile attrezzato come palestra all’aperto, capisce che la P sta per pallavolo.

Il gruppo è diviso dall’insegnante in due, da uno a undici e da dodici a venti-tre, cioè due squadre comprese le riserve. L’insegnante partecipa al gioco alternandosi tra le squadre. A ogni punto viene sostituita una giocatrice per squadra, seguendo la successione numerica. Il punteggio viene segnato, dalle alunne stesse, su un cartellone posto vicino la rete, spostando delle grosse biglie rosse per una squadra, verdi per l’altra. Dopo alcune partite, con cambio di campo, l’allenamento prosegue con prove per il “muro”, prima salti individuali continui da fermo sotto la rete, poi a due e a tre alunni.

Dopo più di un’ora, leggeri esercizi a corpo libero con respirazione lenta aiutano il riposo. Gli è sembrata un’eternità, doveva essere passata sicuramente molto più di un’ora, forse due.

Aldo si è molto divertito, nelle prove del muro ha cercato di dare il massimo, si è accorto di avere una buona elevazione e una valida scelta di tempo, ha anche preso qualche applauso dalle sue compagne oltre a incitamenti distribuiti, a tutti gli alunni, dall’insegnante.

Prima di rientrare nello spogliatoio, sostano una decina di minuti nei giardini della scuola, dov’erano le panchine e i tavolini, vicino al parcheggio delle biciclette.

Odla, ormai questo è il suo nome, decide che è meglio pensare con la testa della fanciulla piuttosto che con la sua, per lo meno fino a quando riuscirà a farlo bene.

Non conoscendo nessuna altra amica si siede da sola su una panchina. In realtà nessuna sua compagna di gioco ha voglia di chiacchierare, sono tutte ancora stanche e si riposano in silenzio.

Dopo qualche minuto, arriva il gruppo F, Oilitta e Onavi sfinite, si siedono vicino a lei. Anche se stanca, Oilitta non ha perduto la sua chiacchiera, è l’unica che, anche se con affanno, comincia a lamentarsi: – Beata te che giochi a palla con la professoressa, noi ci sfiniamo a correre dietro al professore Ozzi, lui non si stanca mai. Poi alla fine, per farci riposare ci fa fare la marcia, ancora più rompente per i nostri poveri muscoli. Sono sfinita.

– Veramente anch’io mi sono stancata a giocare, anche se non come voi. Ma allora F cosa significa? – chiede Aldo, ma subito si pente di averlo fatto, la replica di Oilitta non si fa attendere:

– Sei strana Odla, lo sanno tutti che F significa fondo con tutte le gare di corsa. Ma ti ricordi cosa vuol dire la tua P?

– Certo, pallavolo, con tutti i giochi di palla, te lo sei scordato anche tu – risponde pronto lui, per fortuna Oilitta non è molto intuitiva, ragazza semplice rimane sulla provocazione e replica: – Certo che mi ricordo tutto, io non sono una scorderella come te.

–  Ma avete anche la forza di scherzare voi due? Che mostri! – dice Onavi, con un filo di voce.

Oilitta replica: – Ecco il cadavere parlante, la sua resistenza è proprio zero.

Detto questo la fanciulla si poggia allo schienale della panchina, stende le gambe, chiude gli occhi e si pone in posizione di riposo. Il silenzio continua anche nello spogliatoio, lui capisce che la fanciulla, nella sua semplicità, rimane turbata quando le rispondono male.

Mentre si riveste vede Oilitta che mette la maglietta verde e il pantaloncino in una busta di tela leggera. Non chiede niente, si gira e vede che tutte le ragazze lo fanno. Riprende dall’armadietto i suoi indumenti da ginnastica e li ripone nella busta trovata nell’armadietto.

Mentre rientrano in classe, Oilitta riprende la sua allegria. Dalla porta fino al suo banco, le dà piccoli pizzicotti sui fianchi dicendo:

–  La piccola sta mettendo ciccia.

Lui non reagisce, sta al gioco in silenzio e pensa che un’amica così allegra gli agevolava molto l’esistenza in quello strano posto. Anche sentendosi mentalmente maschio non sente nessuna sensazione alle moine fisiche di Oilitta. Nemmeno quando arrivato al banco la fanciulla, d’impeto lo prende in braccio e sistematolo in piedi sulla sedia, comincia a solleticarlo con gli indici delle due mani da tutte le parti. Lo scherzo dura poco perché arriva una professoressa, Oilitta subito si siede al suo posto. Lui si accorge che mentre scende dalla sedia la nuova venuta l’ha notato. Mette nella cartella la busta con i vestiti, ha capito che deve essere il giorno del bucato. Con tutta la ginnastica che si fa in quella scuola, la maglietta è inzuppata di sudore. Chissà come si sarebbero ridotte le tute che adoperavano gli studenti del suo posto.

Prende libro e quaderno, l’ora di matematica comincia. Ricordando del compito a cui aveva accennato Oilitta, cerca l’esercitazione. Gli esercizi erano due, il primo molto semplice tipo “spesa dal salumiere” con i ricavi del commerciante su vari prodotti; il secondo, all’apparenza più difficile, era un semplice rompicapo sull’orario di arrivo dei treni a una stazione ferroviaria. La prima esercitazione era semplice, bastava conoscere le quattro operazioni, per la seconda bisognava solo stare attenti ai minuti primi e al numero del binario dove bisognava smistare i treni, evitando lo scontro frontale o posteriore. La stazione aveva solo tre binari. Anche se lui era stato sempre molto bravo in matematica, aveva frequentato il liceo scientifico, non riesce a verificare i risultati ma confida nella bravura di Odla.

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