LAfa39 – Il maneggio – seconda parte

Passano solo pochi giorni e i ragazzi si presentano al maneggio per l’iscrizione. Sono accolti da Elisa.

Elisa: – Vedo che siete un gruppo ben compatto di amici. Sicuramente seguirete il corso di equitazione con interesse e con buoni risultati.

Non vedo le due ragazze che erano con voi l’altro giorno.

LAfi: – Verranno appena possono per iscriversi anche loro. Oggi erano impegnate. Quando cominciamo il corso? Se fosse possibile vorremmo seguire il corso la domenica mattina perché siamo tutti liberi. Anche per le nostre amiche, che oggi non ci sono, la domenica mattina andrà bene.

Elisa: – La domenica mattina il maneggio è aperto fino alle dieci, sarà possibile seguire il corso. Va bene anche perché sarete solo voi.

Elisa: – Se oggi non avete impegni, potete iniziare a conoscere i cavalli. Ognuno seguirà il corso con lo stesso cavallo. La scelta del cavallo dipenderà dal vostro coraggio. Chi di voi vuole un cavallo tranquillo?

Gemi: – Io. Al momento preferisco un cavallo tranquillo.

ILfi: – Anch’io. Poi in seguito potrò cambiare?

Elisa:  – Va bene. Sì, quando vorrai potrai provare con un cavallo meno tranquillo. Vedo che le ragazze non hanno scelto. Credo che opteranno per un cavallo più “focoso”.

Gemi: – Sicuramente. Loro due sono “scatenate” in tutto.

Elisa: – Allora ragazze siete disponibili per due cavalli focosi ma sempre cavalcabili con tranquillità. Sarà importante la loro conoscenza. Ricordatevi che i cavalli sentono la vostra paura.

Scelti i cavalli. LAfi ha assegnato un cavallo nero. Francy uno bianco. Gemi uno grigio e ILfi uno marrone.

Elisa: – Iniziamo a fare conoscenza passeggiando insieme al cavallo

Dopo una mezzora.

Arriva Alberto, il ragazzo conosciuto da LAfi.

Elisa presenta ai ragazzi il suo collaboratore.

Elisa: – Ora proviamo a montare sui cavalli. Io e Alberto condurremo il cavallo nero e quello bianco. Per dare più sicurezza alle ragazze e ai cavalli stessi.

I ragazzi possono procedere da soli. Mi raccomando state molto calmi e principalmente non spronate i cavalli ma lasciateli camminare piano. Per far muovere il cavallo basta tirare leggermente le redini. Per fermarlo basta ritirarle, sempre leggermente.

La piccola cavalcata dura un’altra mezzora.

La prima lezione è terminata e i ragazzi vanno via.

La domenica mattina alle otto i ragazzi arrivano al maneggio. La lezione inizia montando i cavalli.

LAfi e Francy, questa volta. Non hanno bisogno dell’accompagnamento di Elisa e di Alberto. Elisa controlla, dal centro della pista, come procede la cavalcata.

Quando LAfi scende dal cavallo chiede ad Elisa se può provare con il cavallo in piedi su due zampe.

Elisa, in un primo momento, pensa che sia troppo presto per provare. Tutti i ragazzi intervengono a favore di LAfi, parlando del suo coraggio e della sua bravura anche con moto. Elisa accetta di far provare la difficile posizione ma, per precauzione fa allontanare tutti dalla pista.

La prova riesce in pieno, anzi il cavallo nero muove anche alcuni passi.

LAfi quando scende dal cavallo, di slancio abbraccia il muso del cavallo addirittura strofinandoci su il viso. Appare chiaro che il cavallo accetta la ragazza concedendogli la sua “amicizia”. Mentre i ragazzi applaudono, Elisa si complimenta con LAfi.

Elisa chiede a Francy, quando monta il suo cavallo bianco, se vuole anche lei provare.

Francy: – Non ora. Penso che sia troppo presto. Io non ho il coraggio di LAfi

ILfi, che ha assistito alla richiesta: – Posso provare io. Non ho paura.

Elisa: – Sì, è possibile ma dobbiamo stare molto attenti perché il cavallo non ti conosce.

Elisa fa, di nuovo, allontanare i ragazzi dalla pista.

ILfi monta sul cavallo ma appena il cavallo si alza sulle zampe posteriori, il ILfi perde l’equilibrio, i piedi escono dalle staffe e cade sulla pista.

All’uscita, LAfi che non aveva assistito alla bravata del fratello perché si era allontanata con Alberto, si accorge delle due fasciature che ha ILfi. Una alla mano che è sostenuta da una benda al collo e una al polpaccio che lo fa leggermente zoppicare.

LAfi: – Ma cosa è successo? Sei caduto dal cavallo?

Francy: – Si è caduto, ma dal mio cavallo. Ha voluto provare anche lui il cavallo in piedi su due zampe.

LAfi: – Ma ora devi andare all’ospedale?

ILfi: – Quale ospedale? Sono due ferite leggere. Elisa me le ha disinfettato e bendate.

Gemi: – Ho capito. Anche oggi dovrò guidare io.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

 

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato | Lascia un commento

LAfa 38 – Il maneggio

ILfi ha saputo della presenza di un maneggio a pochi chilometri. Lo riferisce alla sorella e agli amici con i quali convive.

LAfi: – Che notizia? Sono anni che ne cercavo uno per riprendere la poca esperienza fatta da bambina.

Francy: – A me i cavalli piacciono molto, ma non li ho mai visto da vicino.

Gemi: – Perché non andiamo ora.

ILfi: – Buona idea. Io sono d’accordo.

LAfi: – Se torniamo presto, vengo anch’io. Nel primo pomeriggio ho un incontro di lavoro.

Gemi: – Anch’io sono impegnato di pomeriggio. Faremo una visita veloce.

Francy: – Se ci date un passaggio, veniamo con piacere. Abbiamo l’auto dal carrozziere. Gemi si diverte ad avere incidenti, per fortuna non gravi.

ILfi: – La mia piccola, purtroppo, auto è tutta per voi. Mia sorella sicuramente verrà in moto.

LAfi: Certo che vengo con la moto. Gemi Posso darti un passaggio al ritorno se loro rimangono.

ILfi: – Torneremo tutti presto. Perché non telefoni alle nostre amiche?

LAfi: – Hai ragione, le telefono subito. Loro lavorano sempre con il turno di pomeriggio.

Quando giungono al maneggio

ILfi: – Elisa? Spero che sia giovane.

LAfi: – Sempre il solito: Tutte battute e solo … fumo.

Francy: – Poverino. Ci sono sempre io a consolarlo.

Gemi: – Altro che poverino? Lo vedo sempre contento e ottimista.

LAfi: – Basta con le chiacchiere. Entriamo.

I ragazzi sono accolti proprio da Elisa.

Gemi Sottovoce al ILfi: – Caspita che ragazza?

Elisa: – Venite vi faccio visitare il posto e farvi vedere i cavalli come sono bravi.

Gemi e ILfi seguono le ragazze.

Gemi: Ma mi sembra di aver capito che tua sorella abbia, da bambina, frequentato un maneggio. Lo hai frequentato anche tu?

ILfi non risponde. Gemi Lo spinge con il braccio e dice: – Ma che fai? Non senti?

ILfi: – Ho sentito che parlavi, ma non ho capito niente.

Gemi: – Distrattone … Altra novità. Cosa pensavi?

ILfi: – Niente. Pensavo al maneggio di Elisa?

Gemi: Ma è un doppio senso?

ILfi: – No. È un senso unico.

Gemi: – Ho capito. Attento che potrebbe essere un senso vietato.

La visita è molto interessante.

Elisa come istruttrice dei cavalli è molto brava.

LAfi: – Che cavalli favolosi.

Francy: – Favolosa anche Elisa.

Gemi: – Brava e bella.

Ilfi non risponde. È concentrato sul fisico di Elisa

ILfi: – Questo sì che è proprio uno spettacolo.

Francy: – Questa è una preparazione per cavalli da circo.

LAfi: – Io mi iscrivo stesso oggi a questo Maneggio.

L’intero gruppo dei ragazzi la pensa come LAfi. Si iscriveranno tutti.

Si avvicina al gruppo e si presenta Alberto, un collaboratore di Elisa.

Gemi: –Tra poco credo che dobbiamo andare via. Congratuliamoci con Elisa e avvisiamola della nostra prossima iscrizione.

ILfi: – Io vorrei congratularmi anche personalmente con Elisa.

Mentre i ragazzi si avviano verso l’uscita, ILfi rimane con Elisa e LAfi con Alberto.

LAfi: – Alberto, sei anche tu bravo come Elisa?

Alberto: – Non proprio, Elisa è insuperabile. – poi aggiunge – Penso di averti vista da qualche parte,

LAfi: – Non mi muovo troppo, tranne che per partecipare a mostre varie.

Alberto: – Ecco dove ti ho vista. Alla mostra delle grandi opere. Prima della fine sono andato via e non ho visto la premiazione.

LAfi: – Non hai perso niente … Ho vinto il primo premio.

Alberto: – Caspita. Che brava. Dammi il tuo indirizzo che vengo a trovarti. Non ho mai incontrato un’artista donna.

Gemi, da lontano: – Noi ci avviamo. Tanto con la moto tu ci raggiungi subito.

Alberto: – La moto? Sei proprio una sorpresa continua.

LAfi: – Non esagerare.

Dato l’indirizzo ad Alberto, LAfi lo saluta e si avvia verso l’uscita.

LAfi esce dal maneggio e si allontana con la moto. Prima di salire in auto, ILfi parla sottovoce con Gemi: – Guida tu. Ho una mano che mi brucia e mi fa male.

­Gemi: – Ma cosa hai combinato?

ILfi: – Non ho combinato niente. Ho solo urtato il frustino di Elisa.

Gemi: – Ti avevo detto che era vietato!

ILfi: – Sì. Ti ringrazio. Ma non mi avevi detto che era … Pericoloso.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato | Lascia un commento

Il buio – seconda parte

All’alba, dopo poche ore di riposo, la discussione si riaccende. I toni sono più pacati ma non si riesce a trovare una soluzione. Dopo una veloce colazione, Andrea e Bruno lasciano le due donne e vanno al lavoro. Non possono rinunciare perché tra due giorni dovranno presentare i documenti, oltre le ricevute dei pagamenti, di molti clienti del loro studio finanziario.

Durante una pausa di lavoro. Bruno si ricorda dell’impegno firmato con la polizia.

Bruno: – Andrea non dimentichiamo l’impegno preso con la polizia.

Andrea: – Io me ne ero dimenticato.

Bruno: – Data la situazione che abbiamo, mi sembra normale la dimenticanza. A me è venuto in mente solo ora.

Andrea: – Abbiamo anche dimenticato di dirlo alle nostre mogli. Appena torniamo a casa è meglio dirlo subito prima di riprendere la discussione.

 

Quando tornano a casa, dicono alle mogli l’impegno preso alla caserma della polizia di ritornare con loro dopo aver chiarito lo “scherzo”.

Claudia: – Hai capito Debora. I nostri uomini sono anche diventati bugiardi.

Andrea: – Ma che dici? L’abbiamo dovuto dire perché altrimenti non ci avrebbero rilasciati.

Claudia: – Scherzo per scherzo. Ho scherzato anch’io.

Bruno: – Claudia da come intervieni anche nelle discussioni, mi sembri piuttosto distaccata dalla nostra strana situazione.

Claudia: – Distaccata proprio no. Ma per carattere non riesco a preoccuparmi mai troppo.

Debora: – Beata te.

Andrea: – Allora, quando andiamo in caserma?

Claudia: – Per me possiamo anche domani.

Andrea: – Domani proprio no. Allo studio abbiamo i due prossimi giorni di lavoro pieno.

 

È passata una settimana ma nulla è cambiato. Continuano a vivere insieme parlando meno della loro situazione per la difficoltà di trovare una soluzione, ma principalmente per quieto vivere.

Debora, durante una cena: – Ho un problema.

Claudia: – Mi sembra che tutti abbiamo il problema.

– Non è quello il problema. È un problema nel problema.

Andrea: – Non capisco. Se è semplice possiamo risolverlo subito.

Debora: – Semplice non è. È diverso ma lo stesso è di difficile soluzione.

Andrea: – Non semplice e diverso?

Bruno: – Veniamo al sodo. Qual è il problema?

Debora: – È un problema di sesso.

Claudia: – Capisco. In questa nuova situazione, la divisione maschi-donne ha creato il tuo problema.

Debora: – Ma voi maschi a letto come vi trovate?

Andrea: – Bene. Perché come ci dovremmo trovare?

Debora: – Beati voi. Evidentemente avete rinunciato facilmente a noi.

Andrea: – No. Facilmente no. Io penso che come è cominciato potrebbe finire improvvisamente.

Debora: – E se non finisce? Devo confessare una cosa che non ho detto nemmeno a Claudia.

Claudia: – Ma come sono giorni che parliamo di tutto. Cosa non mi hai detto?

Debora: – Non è facile dirlo. Mi sento quasi in colpa.

Bruno: – Ma cosa ti è successo? Hai trovato un maschio che ti piace?

– Magari? Sarebbe stato più semplice. No, non ho trovato nessuno.

Bruno: – Allora parla. Coraggio. Cosa è successo?

Debora, arrossendo un poco: – Non voglio diventare lesbica.

Claudia: – Esagerata. Ma come ti viene in mente.

– Non mi viene in mente. Sono due notti che mi sono svegliata.

Andrea: – È chiaro. Ti sei svegliata a letto con una donna e hai pensato di poterlo diventare.

– No. È più complicato. Fammi finire. Mi sono svegliata e mi sono trovata molto vicino a Claudia. Lei dormiva tranquilla. Non so come è successo, ho allungato una mano e le ho carezzato un braccio. Mi è venuto una specie di affanno, percepivo il caldo del suo corpo. Ho sentito il desiderio di carezzarle il seno, che già avevo sfiorato toccandole il braccio.

Claudia: – Ma questo la prima o la seconda notte?

Debora: – La prima notte. La seconda sono fuggita dal letto perché il contatto è stato maggiore e il desiderio si è ingigantito. Sono andata in bagno a farmi una doccia fredda. Poi sono tornata a letto e mi sono sistemata molto lontana da te, ma sono rimasta sveglia fino all’alba.

Claudia: – Ho deciso. Stanotte vado a dormire sul divano. Però sono curiosa di sapere il “maggior contatto” della seconda notte.

Debora: – La seconda notte, quando mi sono svegliata, eravamo molto vicine. Sentivo il desiderio di toccarti. Mentre decidevo se carezzarti o no, nel sonno ti sei girata verso di me. Una tua gamba si è infilata tra le mie. Sono rimasta paralizzata ma quando ho iniziato a sentire piacere, sono fuggita.

Claudia: – Confermo il divano.

Andrea: – È chiaro che non possiamo durare a lungo in questa situazione. Una soluzione potrebbe essere una separazione. Ovvero due separazioni.

Quando la mattina Andrea e Bruno escono per andare al lavoro, le mogli parlano del problema di Debora.

Debora: – Mi dispiace molto della situazione notturna che ti ho creato e costretto ad abbandonare il tuo letto. Stanotte sul divano dormirò io. Ti chiedo scusa ma non so cosa mi succede.

– Non hai creato tu la situazione. È nata dallo scambio delle menti dei nostri uomini. Tu non ne hai colpa. Penso che ti manchi molto l’amore con tuo marito. La tua sensibilità insoddisfatta ti ha spinto a trovare una soluzione, credo più istintiva che ragionata. – è la risposta di Claudia.

– Ma perché a te non succede?

– Non lo so. Siamo diverse. Io non sento la mancanza del rapporto con Andrea, forse perché sono meno sensibile di te. La situazione mi turba molto allontanando da me qualsiasi sentimento. Ma toglimi una curiosità, ti è mai capitato nel passato di guardare una donna in maniera “diversa”?

– No. Le donne le ho sempre guardate per gli abiti, per come si truccavano. Come femmine mi sono sempre state indifferenti. Però, ora che ci penso, una cosa strana nel mio passato c’è. Ma di tanti anni fa, ero una ragazzina.

– Lo sospettavo. Confessa così te ne liberi. – le consiglia Claudia.

Debora; – Avevo dodici anni e studiavo con Giovanna, una compagna di scuola, a casa mia. La classica amica del cuore. Un giorno per scherzo sul letto abbiamo imitato una coppia che amoreggiava, ma senza spogliarci.

– Tutto qui. Sono molti e molte a quell’età che si divertono in maniera strana. Solo una volta? Non credo proprio che possa esserti rimasto nell’inconscio.

– Non è stato solo una volta. Ogni tanto lo rifacevamo anche spogliamoci. Poi verso la fine dell’anno scolastico ci siamo fidanzate con due compagni di classe e tutto è rimasto un ricordo segreto e divertente. Hai ragione deve essere affiorato dall’inconscio. Ma ora parliamo del problema con i nostri partner.

Claudia: – La situazione sta diventando complicata. Prima o poi i nostri uomini si allontaneranno cercando altre donne. Hai sentito Andrea, addirittura parlava di separazione.

Debora: – No. Dobbiamo trovare assolutamente una soluzione. Io ne ho pensato una ma tu devi essere d’accordo perché rientra nelle stranezze del momento.

Claudia: – Dimmi tutto.

Debora: – Ormai siamo una specie di comunità e dobbiamo tralasciare il concetto di coppia.

Mentre discutono sulla proposta di Debora, tornano i maschi.

Appena entra, Andrea: – Tutto bene? Donne.

Claudia: – Facciamo finta di sì. Ma come mai siete venuti a pranzo? Avete scioperato?

Bruno: – Ci siamo presi un po’ di riposo. Stamattina abbiamo spedito i documenti fiscali dei nostri clienti all’Ufficio Imposte.

Claudia: – Ma siete liberi anche di pomeriggio?

Andrea: – Sì. Perché non andiamo a chiarire la nostra “bugia” alla polizia? Siete d’accordo?

Bruno: – Sì, andiamo oggi, prima che ce ne dimentichiamo di nuovo.

Le mogli annuiscono.

Dopo pranzo, escono per recarsi alla caserma insieme alle mogli per confermare lo scherzo e il chiarimento che hanno avuto con loro.

Un giovane maresciallo fa firmare i quattro convenuti al margine del precedente verbale, per la convalida della conferma. Nel momento del commiato però, con un po’ d’ironia, dice: – È stato uno scherzo strano e difficile a credere, ma se le signore lo hanno accettato buon per loro. Ma il mio consiglio è di stare attente ad altri scherzi.

La stessa sera, durante la cena. Debora: – Ma la tua barba è cresciuta troppo.

Claudia: – Ha ragione. Ti invecchia. Perché non la tagli?

Debora: – Ti invecchia sì. Vedo anche qualche pelo bianco.

Andrea, che ha il fisico di Bruno e ha “ereditato” la barba: – Avete ragione è cresciuta un po’, ma mi sono abituato e non vorrei tagliarla.

Claudia: – Già, la barba non era tua.

Bruno: – Facciamo così: tu ti tagli la barba e io me la faccio crescere.

Debora: Barba mia, barba tua. Ora basta parlare di barba. Ormai siamo una comunità e dobbiamo decidere insieme. Propongo una votazione.

Claudia: – Giusto. D’ora in poi decideremo sempre insieme, attraverso il voto. Io voto sì. Via la barba.

Debora: – Anch’io voto sì.

Andrea: Il mio voto è no.

Bruno: La barba era mia e per coerenza voto anch’io sì.

Andrea: – Va bene. Speravo in un pareggio. Domani me la taglio.

Debora: – Domani? No. Non mi fido. Meglio se la tagli stasera.

Andrea: – Va bene. Vado a tagliarmela ora.

È notte. Debora, come deciso insieme a Claudia, lascia il divano e va a svegliarla, per mettere in atto il piano per la soluzione, pensato il giorno prima.

Entra nella camera, trova la luce accesa e Claudia sveglia.

Debora: – Sei già pronta?

Claudia: – Stanotte non ho dormito io. Certo che sono pronta.

Debora: – Bene. Il piano è iniziato bene … Con il taglio della barba.

Claudia: La barba? Non capisco perché centra. Perché hai detto di tagliarla?

Debora: Centra, centra. Senza barba, al buio, non avremo problemi di “coppia”.

Claudia: – Andiamo.

Debora: – Dai. Spogliamoci.

Claudia: – Sì, ma stammi lontana.

Debora: – Tranquilla. Non sei la mia attrazione. Il piano mi interessa molto di più.

Le mogli raggiungono la camera degli ospiti. La porta è socchiusa, la spingono piano. La camera non è al buio, dalla tapparella poco chiusa, entra luce stradale. Debora abbassa di colpo la tapparella.

Nel frastuono, Andrea e Bruno si svegliano.

Andrea: – Ma che succede?

Bruno: – Il buio? … Accendi la luce.

Debora, con voce decisa: – No. Non vi muovete… Il buio siamo noi.

Nel silenzio che segue si realizza il progetto di Debora.

La comunità è salva.

 

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato | Lascia un commento

Il buio – prima parte

È pomeriggio, Andrea e Bruno lavorano nella stessa stanza del loro studio commerciale. Sono amici dai tempi del liceo. Andrea è sposato da alcuni anni, Bruno da pochi mesi.

All’improvviso un buio totale inonda il locale. Per un dolore lancinante alla testa perdono i sensi, accasciandosi sulla sedia.

Quando l’oscurità termina, Andrea lentamente riprende coscienza.

– Ma cosa è successo? Ho ancora la testa frastornata. Tu come stai? – chiede a Bruno.

Andrea si alza e va alla scrivania di Bruno.

– Bruno, Bruno. – chiama preoccupato.

La risposta di Bruno non arriva. La sua ripresa è molto più lenta. Ha i gomiti poggiati sul tavolo, la testa tra le mani e gli occhi chiusi. Dopo un poco apre gli occhi e, sillabando lentamente le parole dice: – Sono svenuto. Devo chiudere gli occhi … tutto mi gira intorno.

Poi si riprende: – Ora sto quasi bene. Ma cosa è successo? Sono svenuto. È mancata la corrente?

Andrea: – Anch’io ho la testa ancora frastornata. Quello che è successo è strano. No, non credo che si stata una mancanza di corrente. È ancora giorno e dalla finestra, nel momento del buio, non entrava luce. Io sono svenuto più lentamente e ho notato il fenomeno. Tutta la stanza è diventata buia, come se fosse stata invasa da una sostanza molto scura. L’ho sentita sulla pelle delle mani e della faccia, prima di perdere i sensi per un forte dolore alla testa.

Bruno: – Io sono svenuto subito. Solo la stanza buia? Che cosa strana. Ma ci deve essere una ragione.

Andrea: Certo, una ragione ci sarà di sicuro.

Bruno: – Proviamo a cercarla su internet.

Andrea, completamente ripreso, ritorna alla sua scrivania.

Guardano lo schermo del computer meravigliati.

– Ma queste sono le statistiche? – dice Bruno. – Io stavo aggiornando l’elenco dei clienti.

– Le statistiche le stavo aggiornando io. – risponde Andrea, poi aggiunge – Nella ripresa dopo il buio, sembra che i computer abbiano scambiato tra di loro i file.

– Mi sembra strano che sia accaduto. – Io ricordo bene. Avevo lasciato un cognome scritto a metà perché …  – dice Bruno, interrotto da Andrea.

– Cognome a metà? Eccolo è sul mio elenco: Facc. Forse era Faccilini?

– Sì, hai ragione ma io al momento non lo ricordavo, mi ero fermato proprio per verificarlo sull’elenco dei nuovi clienti.

I due amici passata la sorpresa ma ancora con la mente stranita, prima di riprendere il lavoro Bruno cerca le ultime notizie.

Bruno: – Su internet non c’è nessuna notizia sul nostro buio.

A mezzogiorno, scendono nel garage per prendere le loro auto. Andrea ha una berlina Ford, Bruno uno spider rosso.

Quando usano il telecomando per aprire lo sportello, Andrea apre quello di Bruno.

Andrea: – Ma oggi cosa succede? Perché si apre la tua macchina?

Andrea: – Anche a me si è aperta la tua. Stiamo calmi. Forse per sbaglio abbiamo prese, dal tavolino, le chiavi dell’altro.

Bruno: – Sarà. Ma oggi mi sembra tutto strano. Scambiamoci le chiavi.

Si scambiano le chiavi. Si salutano.

Andrea arriva a casa e trova sul tavolo di cucina un biglietto di Claudia, la moglie, che l’avvisa di essere andata dalla madre, tornerà presto e che il pranzo è pronto nel forno, a bassa temperatura.

Andrea apre il forno per vedere e decide di arricchire la carne pronta con una insalata che prepara velocemente.

Torna Claudia.

Si meraviglia di trovare a casa il collega del marito: – Bruno … Che fai qua? Dov’è Andrea?

– Come che faccio qua? Io sono Andrea. Che dici? Hai voglia di scherzare. – meravigliato risponde Andrea.

– Io no.  Mi sembra che tu e Andrea ne avete voglia.

– Io e Andrea? Ma sono io Andrea.

– Ma quale Andrea? Hai messo la maschera di Bruno?

– Bruno? … Maschera? Aspetta un momento. – corre nel bagno e nello specchio si vede Bruno.

Rimane a bocca aperta. Ripensando ai file dei computer, alle chiavi e al buio. Dice ad alta voce : – Ha ragione Claudia. Sono diventato Bruno. Poi ci ripensa e aggiunge: – Ma io nella testa sono Andrea. Possibile che, allo studio e nel garage, non ci siamo accorti di niente. Già avevamo ancora il cervello in tilt.

 

Torna in cucina e dice a Claudia: – Hai ragione. Oggi è una giornata strana. Ora telefono a Bruno.

È interrotto da Claudia che urla: – Ma continui? Sei impazzito? Bruno sei tu!

Intuisce che lei non può capire. Riflette un momento e le dice: – Ho sbagliato. Volevo dire Andrea.

– Ah! Finalmente. Fammi parlare con lui. – quasi soddisfatta, risponde lei.

Prende lo smartphone e vede che tra i preferiti non c’è Bruno ma c’è Andrea. Riflette un momento e capisce che è giusto perché lui ha il corpo, gli abiti e lo smartphone di Bruno. A questa conferma ha un’illuminazione e comprende che, nelle inversioni della mattina, anche le loro menti si sono scambiate.

Al telefono non risponde Andrea ma una voce diversa: – Pronto chi parla?

Per non far sentire a Claudia, risponde sottovoce: – Sono Andrea. C’è Bruno? Ma lei chi è?

– Ah, lei è Andrea, l’amico di Bruno. Io sono un poliziotto. Sono qui per indagare il suo amico ladro. Se viene subito può chiarire cosa succede.

– Ladro? Ma che dice? Vengo subito.

Chiusa la telefonata, dice a Claudia: – Vado a prendere Andrea.

Senza aspettare una risposta, esce di casa correndo.

Debora, la moglie di Bruno, non ha riconosciuto Andrea, perché l’ha visto poche volte quando ancora non aveva la barba. Appena l’ha visto entrare l’ha scambiato per un ladro, è corsa nel bagno, ha chiuso la porta a chiave e ha chiamato la polizia.

Quando Andrea arriva a casa di Bruno, insieme all’amico cercano di spiegare ai due poliziotti quello che è successo di pomeriggio allo studio. Ma i poliziotti non credono al racconto né alla strana realtà conseguente e li invitano a seguirli in caserma, per verbalizzare la loro strana giustifica.

Dopo un’ora di interrogatorio, per non essere indiziati di truffa ai danni delle proprie mogli, con uno strano intuito, in quanto sono interrogati separatamente, confessano che è stato uno scherzo fatto alle loro donne.

I due amici vengono rilasciati ma nel verbale devono firmare anche una postilla nella quale si impegnano a tornare alla caserma con le proprie mogli, nel tempo massimo di una settimana, quando avranno chiarito bene lo strano scherzo con loro.

Appena rilasciati vanno a prendere Debora, la moglie di Bruno, e insieme a lei tornano a casa di Andrea.

È molto difficile chiarire alle mogli tutto quello che è capitato. Le due donne sospettano che sotto sotto ci sia qualcosa di imbroglio, magari anche un tradimento. Poi decidono di interrogare Bruno e Andrea sulle vicende della loro vita matrimoniale e anche su quella precedente di fidanzamento. Dalle risposte diventa chiaro anche a loro lo scambio della mente. Alla fine senza soluzione a notte tarda decidono di andare a letto per riposare.

Andrea e Claudia devono sistemarsi nella camera degli ospiti ma sorge un problema.

Claudia: – Un momento. Io dovrei andare a dormire con Andrea che ha il corpo di Bruno? Non sono per niente d’accordo.

Andrea: – Ha ragione. Allora dovrebbe dormire con Bruno che ha il mio corpo?

Claudia: – Ma che dici?  Con Bruno è ancora peggio.

Debora interviene: – Secondo me la soluzione è semplice. Voi maschi andate a dormire insieme.

La proposta è subito accettata. Nella camera degli ospiti dormiranno i due maschi. Nel letto matrimoniale le due donne.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato | Lascia un commento

Strani giorni

Ieri sera ho fatto molto tardi.

Apro gli occhi, mi sento riposato. Mi giro verso il comodino per vedere l’ora. La sveglia non c’è. Guardo dall’altro lato per vedere se è sul comodino di mia moglie. La sveglia non c’è … Non c’è manco il comodino e … Nemmeno mia moglie.

Mi metto seduto e mi accorgo che il letto non è quello matrimoniale ma è singolo.

Rimango pensieroso. È tutto così strano. Forse sto sognando.

Dai listelli della persiana entra luce, devo controllare l’ora.

Mi alzo e cerco nella tasca interna della giacca lo smartphone. Strano ma c’è. Lo accendo, sono le otto.

Chissà se l’ora è esatta.

Ancora in pigiama, vado in bagno poi in cucina.

Il sogno continua.

Gli apparecchi del bagno li ricordavo rosa, invece sono azzurri. I mobili della cucina sono rossi, non bianchi.

Sembra tutto diverso ma … Un dubbio mi sovviene.

Corro nel bagno. Mi guardo nello specchio.

Sì, sono io.

Sospiro contento, ma è anche strano pensare tanto in un sogno.

Mi vesto. Mi preparo un caffè, inzuppo i soliti biscotti.

Scendo nel garage. La macchina è la stessa. Apro lo sportello, mi siedo al posto di guida,

Il cruscotto è diverso.

Al centro del volante leggo che la marca dell’auto è la stessa. Riguardo, con attenzione, il cruscotto ha più oggetti della mia. Deve essere un modello recente. Anche il navigatore mi sembra più sofisticato. Lo accendo e mi accorgo che ha gli stessi percorsi dell’altra auto.

Tra i percorsi programmati vedo quello che mi interessa: Ufficio. Lo tengo programmato per ritornare dal mio girovagare per seguire i cantieri della ditta per cui lavoro.

Seguendo le istruzioni inizio a guidare. La strada mi sembra la solita anche se i nomi non li riconosco. Ma, pensandoci bene, forse non li ho mai guardati tanto da memorizzarli,

Il viaggio dura una mezzora. L’arrivo è all’ingresso di un garage. Entro, parcheggio l’auto e mi dirigo verso un ascensore.

Da una auto arrivata in quel momento, scende una ragazza con i capelli rossi legati a coda di cavallo. Mi sorride e mi saluta così: – Buongiorno ingegnere. Anche lei stamattina è un po’ in ritardo.

Continua a parlare ma non riesco a seguire bene quello che dice, perché sono sorpreso.

Che sogno strano. Sono rimasto anche … Ingegnere.

Sono fortunato. La ragazza prende l’ascensore, la seguo. Chissà che ruolo ha? Non oso chiederlo.

Attendo che lei prema il pulsante del piano. È il secondo. Al primo l’ascensore si ferma ed entrano due persone. Una donna non tanto giovane e un giovanotto biondo.

– Buongiorno ingegnere. – mi salutano quasi all’unisono, poi aggiungono – Ciao Laura.

Questa volta rispondo: – Salve.

Qua sono un personaggio più famoso. Devo avere un ruolo importante.

Al secondo piano Laura esce dall’ascensore, la seguo con la speranza che sia il piano dove lavoro.

La fortuna mi aiuta. Sulla seconda porta del corridoio noto una targhetta bianca “Ing. Aldo Leopoldone”.

Altra sorpresa? Anche il mio nome e cognome sono rimasti uguali.

Mi fermo alla porta, la ragazza mi dice: – Buon lavoro, ingegnere.

– Ciao Laura, buon lavoro anche a te. – rispondo. Lei prosegue lungo il corridoio.

Apro la porta. Nella stanza non c’è nessuno. Vicino alla finestra vedo una scrivania piena di fogli, oggetti vari, due telefoni e un computer.

Di sicuro è la mia postazione di lavoro. Mi siedo alla scrivania e accendo il computer per aggiornarmi sulla nuova situazione. Suona uno dei due telefoni. Rispondo.

– Ingegnere dovrebbe andare, al più preso, ai cantieri di via Tasso e di via Manzoni – mi comunica una voce sconosciuta. Dal tono credo che sia un dirigente. Non mi ha nemmeno salutato.

– Va bene. – rispondo.

Scendo al garage, prendo l’auto e con l’aiuto del navigatore raggiungo il cantiere di via Tasso e poi mi sposto a quello di via Manzoni. Nel primo si è bloccato il monta carico e bisognerà sostituirlo.

Nel secondo il problema è più complesso. I ferri da posizionare in due casseforme risultano, per errore, più lunghi. Per riproporzionarli e verificare anche la distanza delle staffe, perdo molto tempo.

 

Ritorno nel mio ufficio e con il computer mi aggiorno sugli altri cantieri. All’una pranzo alla mensa aziendale.

Anche di pomeriggio continuo l’aggiornamento. Sono stanco la giornata è stata piuttosto laboriosa.

Dopo cena, mi corico e mi addormento quasi subito.

Suona la sveglia con un bip-bip sommesso invece del solito squillo.

Sento un corpo che si avvicina, una mano che palpa e carezza la mia spalla. Mi giro, alla fioca luce che entra dalla persiana, vedo una donna bionda con i capelli lunghi. Non è mia moglie. Lei ha i capelli corti e di color castano.

Le carezze continuano, la sconosciuta chiaramente ha voglia d’amore. Rimango interdetto, non mi sento disponibile al tradimento ma, molto più esperta della mia consorte, lei riesce nel suo intento. Quando finisce, sono anche soddisfatto del rapporto.

Dopo un’abbondante colazione, mi preparo per andare al lavoro. Ma la bionda mi guarda e, con ironia, mi dice: – Ma che fai? Oggi è sabato. Ho notato che stamattina, a letto, eri strano … Non mi dire che l’amore comincia a farti uno strano effetto. Ancora non sei vecchio.

La mia attuale compagna è molto allegra.

Anche con un buon pranzetto, da lei preparato, la giornata si presenta tranquilla.

È sera, sono a letto.

La bionda dorme … Io penso.

Domattina come e dove mi sveglierò?

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Covid

I molti pianeti della Federazione avevano una costituzione indipendente, ma ora era necessario una riunione federale per salvare, da un’invasione, un pianeta estremo della federazione. Conquistato da una nuova civiltà arrivata dai confini dell’universo conosciuto ma mai esplorato. La decisione presa fu quella di eliminare gli invasori con un virus da inviare sul pianeta occupato. in considerazione che la loro costituzione fisica era abbastanza simile agli abitanti della federazione.

La guerra, compresa quella batteriologica, era stata eliminata da molto tempo.

Wertx entrò nel vecchio laboratorio per cercare un virus con caratteristiche specifiche:

– Rapida diffusione per evitare possibili interventi sanatori.

– Mortale per eliminare gli invasori.

– Decadimento totale entro quindici giorni. Per la possibilità di ripopolare la comunità senza correre pericoli di contagio.

Quando uscì dallo spazio-tempo si accorse di essere in una zona dell’universo a lui sconosciuta. Nemmeno il navigatore stellare riusciva a localizzare la località.

Cercò di capire cosa fosse successo, attraverso un’analisi dell’ultimo percorso effettuato dal navigatore.

Ricerca inutile perché l’unica risposta del navigatore fu solo l’enorme distanza percorsa nello spazio-tempo. Doveva trovarsi ai confini dell’universo o forse addirittura in un altro universo.

L’unica soluzione possibile era quella di ritornare alla base di partenza del suo pianeta. La risposta sul percorso di ritorno non gli fu data dal navigatore ma dal computer di bordo “il navigatore ha perduto le coordinate di base e non è in grado di programmare alcuna destinazione”.

Doveva essere capitato in una zona molto lontana dalla sua galassia. Guardò ancora il navigatore, l’unico dato visibile erano le coordinate, a molte cifre, della nuova posizione.

Cercò, con l’ingrandimento dello schermo, di esplorare il posto dove era capitato.

Alcuni pianeti compivano una rivoluzione intorno a una stella di media grandezza. Ingrandì ancora l’immagine per visualizzare da vicino i pianeti. Solo uno, quello della terza orbita, sembrava abitato. Decise di avvicinarsi molto per rendersi conto del grado di civiltà degli abitanti, in modo da poter relazionare al suo ritorno sul pianeta madre.

Un problema complicò la situazione, l’astronave iniziava un avvicinamento alla stella del nuovo sistema, attratta dalla forza gravitazionale della stessa. Il computer calcolò il tempo finale della collisione con la stella. Tuttavia, c’era tempo per trovare una soluzione. Con analisi della stella il computer ingrandì il pianeta abitato, quello della terza orbita. Se la civiltà fosse evoluta avrebbe potuto aiutarlo a riparare il navigatore.

Con il navigatore fuori uso, solo con una manovra manuale poté indirizzare l’astronave verso il pianeta.

Arrivato nelle vicinanze, il computer di bordo rilevò molti oggetti che orbitavano intorno al pianeta, l’astronauta cercò, nelle antiche schede del computer, un programma per evitarli. Nei pianeti della zona dell’universo di provenienza non esistevano satelliti orbitanti, eliminati da molto tempo, perché i viaggi nello spazio-tempo avevano sostituito completamente il sistema di navigazione.

Mentre il computer elaborava il vecchio programma, un’improvvisa esplosione distrusse l’astronave.

Tre contenitori bianchi del virus precipitarono sul pianeta in tre località diverse.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato | Lascia un commento

LAfi 36 – La scultura 3

Insieme ad Artur e Paola, i due ragazzi inglesi che studiano arte all’Accademia, LAfi decide di partecipare a una mostra di grandi sculture, organizzata dal direttore del museo. La mostra sarà allestita all’aperto e le opere migliori saranno premiate. Partecipano alla riunione anche ILfi e Francy-

La scultura è molto grande e bisognerà trovare un mezzo di trasporto speciale.

Con l’aiuto economico dei genitori LAfi, fitta un grande camion con doppio rimorchio, scortato anche dalla Polizia Stradale. Anche lei in moto segue il trasporto. ILfi accompagna con l’auto Francy e i due ragazzi inglesi.

Quando il trasporto giunge al luogo dove verranno esposte le opere, l’opera della LAfi ha problemi sia per entrare nel recinto che deve essere in parte smontato, sia per collocarla al posto assegnato dal curatore della mostra. Occorrono tre gru per la grande opera.

Con i voti della giuria e con quelli del pubblico invitato a partecipare alla votazione, viene assegnato il primo posto all’enorme scultura, molto apprezzata per la sua possibile visita all’interno. Una piccola coppa dorata viene consegnata alla LAfi dal direttore della mostra. La coppa è una copia di quella alta circa un metro e ottanta che, coerente con le grandi sculture, le verrà data alla fine della cerimonia.

Una foto ricordo conclude la cerimonia.

Insieme alla grande coppa viene consegnato anche un carrello per il trasporto.

ILfi con la sua piccola utilitaria fa da trasportatore sulla strada del ritorno. LAfi, con la moto, fa da scorta.

La grande coppa viene sistemata sotto la pensilina che ospitava la scultura. Ormai vuota perché l’opera resterà in esposizione nel parco della mostra.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato , | Lascia un commento

LAfa 37 – Dopo un anno

ILfi, lasciato dalla Bionda, cerca di trovare una nuova compagna. Ma non riesce a togliersi dalla mente le avances di Francy. Decide di andarla a trovare per una soluzione.

Quando arriva davanti al cancello della casa, Francy sta uscendo.

– Ciao Francy. – le dice, fermandola.

La ragazza non risponde, si avvicina e lo bacia sulle guance.

ILfi, sorpreso e contento, sente una forte attrazione per la ragazza dimenticando il problema nella sua mente: – Cercavo proprio te.

Francy: – Ma guarda caso, anch’io ti cercavo – si avvicina molto a ILfi.

Lui le prende le mani. Il contatto lo esalta e così si dichiara: – È un po’ di tempo che non ci vediamo. Mi sono accorto che non vederti mi rattrista. Possiamo trovare una soluzione insieme.

– Certo che possiamo. Basta solo frequentarci spesso. Per iniziare a stare insieme, vieni entriamo in casa.

Entrano in casa. ILfi immagina “tutto” ma in casa c’è Gemi.

Gemi con ironia: – Che velocità. Già di ritorno?

Francy: – Mi fai un piacere? – dice a Gemi.

– Sì. Dimmi.

– Puoi andare tu a ritirare i vaglia? Noi dobbiamo parlare, anzi chiarirci.

– Certo. Ho anche la delega. Finalmente l’utilizzo.

Nella mente del ILfi si riaccende la speranza del “tutto”.

Il ragazzo di LAfi si precipita nello studio, dove lei sta lavorando, per comiunicarle una notizia importante:

– Ho vinto il concorso come progettista disegnatore della casa di moda Harrisoth VI.

– Che notizia favolosa. Quando partirai per Londra?

– Non è a Londra. È una succursale in Australia.

– In Australia? Così lontano. Quando parti?

– Al più presto. Ho quindici giorni di tempo ma devo trovarmi anche una sistemazione sul posto.

Quando le due amiche apprendono la notizia, vanno a trovare LAfi.

Prima: – Raccontaci tutto.

LAfi – Tutto? Ho poco da dire. Ha vinto il concorso per disegnatore di moda ed è partito per l’Australia.

Seconda: – Questo lo sapevamo già. È il resto che ci interessa.

LAfi: – Il resto? Cioè?

Prima: – Come siete rimasti? Quando torna?

LAfi: – Ho capito. Quello che vi interessa è come siamo rimasti? Male e bene. Male perchè non abbiamo deciso nulla sul nostro rapporto. Da convivente è sparito. Bene perché ci siamo lasciati liberamente … liberi. Almeno questo ha detto lui. Non sa nulla sul tornare. La distanza è notevole.

Seconda: – Mi sembra che hai preso la sua decisione con serenità. Ti vedo tranquilla.

Prima: – Meglio così.

Le due amiche continuano con altri argomentazioni. Alla fine si alzano per andare via ma, una volta in piedi, parte una loro iniziativa.

Prima: – Eravamo venute per consolarti ma penso che … Siamo ancora in tempo.

LAfi: – Ma che fate? Questa non mi sembra una consolazione. Smettetela e andate via.

Le due amiche ridono divertite e salutano LAfi: – Ma noi pensavamo …

LAfi: – Pensavate male.

Prima: – Che divertimento?

Seconda: – Ma tu non eri gelosa? Hai cambiato atteggiamento?

Prima: – Non so cosa è successo. L’amicizia con lei mi tranquillizzava.

Seconda: – Mi fa piacere, perché non credo che sia finita qui. Anche lei ci tiene molto a noi. E chissà. Io ci tenterei ancora.

Prima: – Dici?

LAfi, dopo la proposta rimane pensierosa. “Ma come è venuto loro in testa? Per chi mi hanno preso? Già per loro è normale. Sono amiche sincere e forse pensavano veramente che avessi bisogno della loro consolazione … altro che consolazione. Spero solo che non si siano offese dalla mia reazione, ci tengo alla loro amicizia. All’inizio delle carezze pensavo che scherzassero e cominciavo a divertirmi ma poi … è meglio che me ne dimentico”.

 

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato | Lascia un commento

La sfera

Ultimo racconto della serie “solidi geometrici”.

Samanta riceve una raccomandata dalla A.S.P.A. Agenzia Spaziale Prove Astronave. È un invito a presentarsi per valutare l’addestramento, appena terminato, e l’eventuale collaudo di una piccola astronave. Nella busta sono inseriti anche i biglietti per il viaggio in treno e poi in aereo per Berlino. C’è anche una prenotazione per un hotel.

L’arrivo in un hotel le sembra strano e ne parla con il padre, capitano in pensione.

– Io sono stato nell’Esercito e non conosco le Agenzie Spaziali, ma credo che se è un nuovo modello di astronave, infatti “piccola” potrebbe confermarlo, il segreto del collaudo e della località dove avverrà mi sembra obbligatorio. Lo spionaggio è sempre presente. – è la risposta del padre.

A Berlino scende dall’aereo, prende un taxi. Dà il nome dell’hotel, ma deve prendere la prenotazione per vedere l’indirizzo perché il taxista non lo conosce.  Per fortuna lei parla bene il tedesco perché  nata Bolzano. Con l’aiuto del navigatore, riescono a trovare l’indirizzo che appare anche errato sulla prenotazione. Arrivano all’hotel di sera perché è situato in una zona di campagna isolata e molto lontana da Berlino

Alle otto di mattina riceve una telefonata che le comunica l’arrivo di un auto che verrà a prenderla.

L’auto, condotta da un strano autista, giunge vicino a una fattoria abbandonata. Quando entrano, l’autista con un telecomando fa scorrere una parete, dietro la quale appare un ascensore.

Nell’ascensore Samanta chiede: – Ma l’astronave non è in superficie? Perché è sotto terra?

Non ricevendo nessuna risposta, guarda con attenzione l’uomo. La faccia e le mani sono grigie. È impassibile e silenzioso. Lei ha l’impressione che sia un robot.

Nel sotterraneo, dove si è fermato l’ascensore, Samanda vede la piccola astronave. È una sfera grigia trasparente, al centro un volume rosso termina con una piattaforma. Due dischi dentellati azzurri sono, come due poli, all’estremità superiore e a quella inferiore. Da quest’ultima fuoriesce una rampa di accesso che passa attraverso un settore della sfera aperto.

Il robot da come parla, le conferma di essere un robot: – La sfera ha percorsi programmati. L’unico comando, visibile nel blocco centrale serve per raggiungere una superficie o allontanarsi da essa. Sempre nel blocco, in uno sportello apribile con il comando rosso, troverai una tuta e un casco. La tuta devi indossarla prima di partire, il casco l’indosserai solo in caso di emergenza.

Indossata la tuta e individuati i comandi, Samanta fa decollare la sfera che, attraverso un varco apertosi nel soffitto, raggiunge il cielo.

La pedana rossa possiede una regolare forza di gravità. Il movimento della sfera è tanto veloce quanto impercettibile. Dopo due orbite terrestre l’astronave punta verso lo spazio. Il colore grigio della sfera diventa verde ma rimane sempre trasparente. Improvvisamente ha appena il tempo di accorgersi di una forte accelerazione del movimento che tutto diventa buio e lei perde coscienza.

Quando ritorna in sé,  la prima cosa che vede sono due soli che illuminano un pianeta verde. La piccola astronave si dirige proprio verso il pianeta. Anche se giovane, la preparazione teorica e pratica di Samanta è molto approfondita. Appare entusiasta dell’esperienza che sta provando. Ora conosce anche la perdita di coscienza. È a conoscenza di studi e di esperimenti, nei laboratori spaziali terrestri, riguardo proprio la perdita di coscienza dovuta all’avvicinamento alla velocità della luce.

Decisamente la sfera ha una tecnologia molto migliore delle astronavi terrestri. La pedana con la forza di gravità e la velocità vicina a quella della luce sono ancore allo studio teorico sulla Terra.

Samanta continua porsi  domande. Due soli? Deve essere in un spazio dell’universo molto lontano dal sistema solare. Quanto tempo è durato il viaggio? Quale è il tipo di propulsione?

Che sia un dispositivo che adopera l’energia cosmica, ovvero la gravitazione universale che fa muovere galassie, stelle e pianeti? Anche quest’ultima ipotesi è avallata da una recente teoria elaborata da un giovanissimo scienziato italiano, tanto contestata dal mondo scientifico “Muoversi nello spazio sfruttando la forza di gravità delle stelle e dei pianeti più vicini al veicolo spaziale”.

Quando la sfera è in orbita intorno al pianeta verde, si accorge che molte altre sfere la circondano. Lentamente tutte si allineano per eseguire la discesa sul pianeta verde.

 

In due sfere che sono vicine alla sua, vede nell’interno esseri non umani ma che posseggono caratteristiche simili, come la posizione eretta, due gambe e due braccia. La maggiore differenza è nella testa.

Mentre è assorta a scoprire la nuova realtà, Dal blocco centrale sente una voce. Il primo linguaggio le è sconosciuto, anche il secondo le appare diverso ma sempre incomprensibile.

Il terzo, in due parti, le chiarisce la realtà:

– Benvenuta sul pianeta. Il nostro popolo si estinto in pochi decenni, prima che potessimo trovare una soluzione completa all’inquinamento e alla distruzione della natura. Abbiamo affidato all’intelligenza artificiale la soluzione. L’ha trovata nel ventennio successivo ma intanto il pianeta era diventato disabitato. Ora la natura è rigogliosa e il pianeta è diventato di nuovo abitabile.

– Sono l’intelligenza artificiale. Ho scelto, da più pianeti abitati, alcuni esseri per ripopolare il pianeta.

Anche se vi è sembrata una costrizione, non lo sarà per sempre.

Scelto con opportuna ricerca, così come è stato per tutti voi, arriverà un vostro simile di sesso opposto con il quale potrete ripopolare il pianeta. Quando i vostri figli diverranno autosufficienti, se vorrete potrete tornare al vostro pianeta di origine.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il cilindro

Era domenica e una splendida mattina primaverile, Alberto sulla sdraio aveva appena iniziato a leggere  un romanzo horror, quando si accorse che, proprio di fronte a lui, qualcosa lo distraeva.

Nel prato del giardino avveniva uno strano fenomeno. Colori brillanti che si intersecavano tra loro in una nuvola a forma sferica.

Posò il libro sulle ginocchia e vide la sfera trasformarsi in un cilindro, racchiudendo in sé l’arcobaleno di moltissimi colori.

Quando il cilindro si posò sul prato la sua superficie divenne grigia.

Pochi isolati più in là dalla casa di Alberto, Sandra prendeva il sole sul suo lettino da spiaggia, sistemato nel giardino.

Indossava un costume due pezzi. Volentieri avrebbe preso il sole nuda o in topless ma aveva un vicino “guardone” che l’osservava dalla mattina alla sera.

Completava “il paesaggio marino” un grande ombrellone rosso e giallo.

A pochi metri da lei, vicino al grande pino, apparve la stessa nuvola piena di colori vibranti.

La visione si completò con il cilindro grigio.

Sandra ebbe paura, era sola e si ritirò immediatamente in casa per telefonare al compagno e comunicargli l’accaduto.

Alberto, al contrario, si avvicinò al cilindro per capire cosa fosse. Quando aveva visto i colori, aveva pensato ad alcuni riflessi prodotti da qualche fenomeno del cielo, forse un aereo a reazione o una specie di aurora boreale anche se impropria nella sua zona.

Il cilindro era di fronte a lui. A mente cercò di calcolare le sue dimensioni. L’altezza era quella di una ringhiera, novanta o al massimo cento centimetri. La larghezza, più o meno la metà dell’altezza.

Sandra sbirciava dalla finestra il cilindro grigio, su richiesta telefonica del compagno che appariva piuttosto scettico sul racconto.

– Eccolo, lo vedo bene. È li sul prato vicino al pino. No. Non è una mia fantasia. Credimi. – erano le parole di Sandra che cercava di convincere l’ignavo che, di carattere allegro, ironizzava divertendosi.

Alberto aspettava che succedesse qualcosa, ma nulla accadde.

 

Considerò lo strano oggetto non pericoloso e allungò anche la mano per toccarlo. Sorpreso e meravigliato la ritirò subito. Il cilindro era inconsistente, la sua mano aveva formicolato quando era dentro al nulla.

Lo strano fenomeno, in un solo giorno, divenne pubblico.

Laconico e sommario fu il comunicato attraverso la radio e la televisione. Anche le notizie diffuse, attraverso internet, dagli istituti di ricerca scientifica non esprimevano opinioni chiare. Il fenomeno era completamente sconosciuto e le ipotesi sulla suo origine staziarono dalla fantascienza al pericolo di presa di potere da parte di una potenza mondiale, al momento sconosciuta.

Il comunicato ufficiale della maggioranza dei governi mondiali fu stabilito con un breve accordo e così era formulato:

“ Il fenomeno dei cilindri apparsi in un primo tempo in giardini privati si è poi esteso nei palazzi di potere. Dalla stanza dei sindaci, dei governatori, dei presidenti di stato e quelle di tutti i regnanti. Al momento non sembra che possano nuocere. Comunque i cilindri delle stanze di potere sono vigilati dalle forze dell’ordine e dall’esercito, pronti a intervenire all’occorrenza.  I cilindri dei giardini privati sono sorvegliati da squadre motorizzate in continuo movimento.

La situazione è sotto controllo in tutto il pianeta.”

Alberto continuava la sua indagine privata. Quando la squadra di sorveglianza si allontanava tranquillizzata dal suo rapporto quotidiano, iniziava vari semplici esperimenti. Inseriva nell’interno del cilindro vari materiali annotando, ma tenendo al momento  segreto le reazioni. Aveva scoperto che gli oggetti metallici uscivano dal cilindro con una temperatura superiore a quella posseduta all’ingresso. La temperatura variava secondo il tipo di metallo.

Gli oggetti di legno, di plastica e di materiale organico non avevano alcuna reazione. La loro temperatura non variava nel cilindro. Le sue mani continuavano a formicolare, mentre i piedi non avevano alcuna reazione, così come gomiti e ginocchi.

Dopo una settimana nulla era cambiato. Le notizie dal mondo erano sempre le stesse, variavono solo le ipotesi, alcune fantasiose altre ironiche.

Alberto, pronto a tutto, decise di provare un esperimento particolare, inserire la testa nel cilindro.

L’indomani mattina, appena la squadra di sorveglianza si allontanò, Alberto si inginocchiò vicino al cilindro e, senza timore, introdusse la testa.

Per alcuni secondi non accadde nulla. Improvvisamente la sua mente, non i suoi occhi, fu invasa da una miriadi di colori e tra questi iniziarono ad apparire immagini di una città fantastica. Si ritrovò cosi a muoversi tra strade azzurre e verdi, tra strani esseri che brillavano di più colori. Si accorse che la temperatura del nuovo luogo era molto più alta di quella del suo giardino. Percepì che queste ultime immagini erano viste dai suoi occhi. Infine si accorse che le vetrine dei negozi non erano altro che schermi che continuavano ad arricchire di dettagli le visioni.

Quando i due uomini della squadra ritornarono di pomeriggio, Alberto sdraiato a terra aveva ancora la testa nel cilindro. I due, pensando a una caduta accidentale lo soccorsero, allontanandolo dal cilindro. Il brusco abbandono delle immagini fece perdere i sensi al “visionario” che fu, con una ambulanza di pronto intervento, ricoverato all’ospedale cittadino e poi in una clinica.

Quarant’otto ore dopo scomparvero i cilindri da tutto il mondo, ma prima ne apparsero milioni di formato maggiore, alti più di due metri. Fu un’invasione.

Nell’immediata riunione mondiale, invece di analizzare la fine del fenomeno fu stabilito di porre fine a tutte le azioni belliche, riunendo tutti gli eserciti in uno solo al comando di un unico potere mondiale.

Due nuovi fenomeni interessarono l’intero pianeta. Il primo fu l’aumento della temperatura, ma tanto lento che permise la protezione, con alte dighe, di molte città costiere per il notevole incremento del livello del mare. Altre città e molte isole furono abbandonate per difficoltà di protezione. Il secondo fu la modifica dell’aria. Una diminuzione dell’ossigeno, un aumento dell’azoto e la comparsa di gas nobili.

In alcune cliniche per malati di mente, sparse per il pianeta Terra, erano ricoverati  centinaia di uomini e donne.

Durante la giornata  tutti, da soli o in coro, ripetevano come una giaculatoria “Non siamo più umani … Non siamo più umani … Non siamo più umani”.

Il resto della giornata la trascorrevano in silenzio, ma nella mente erano gli unici consapevoli della nuova realtà.

 

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | 2 commenti