Lo specchio del nonno – 22

La mente di Odla, quando si presenta alla scuola di sesso per l’inizio delle prove pratiche, è affollata di idee sulla nuova strutturazione del gruppo di studio, Aldo invece è molto allegro ripensando alle lezioni tecniche sulla pratica, cosa divertente la pratica per … paradosso.

La camera per la pratica è arredata con l’essenziale. Il letto, l’attaccapanni, un tavolino per posare gli oggetti personali e il bagno con doccia. Asor, anche se voglioso “teoricamente” si vergogna di spogliarsi e propone di oscurare la stanza. Odla non ha difficoltà a spogliarsi e nuda cerca al buio sul letto Asor.

Il letto è vuoto.

– Asor dove sei?

– Sono qui. Vicino alla finestra. È buio, non vedo nulla.

– Sono a letto, vieni anche tu. Dai! – dice Odla ridendo.

Asor: – Perché ridi? Cos’hai?

Non è Odla che ride ma è Aldo che non ha potuto frenare la sua allegria dovuta alla situazione comica. Per ripristinare il clima giusto, pensa di intervenire ma abbracciando Asor si accorge che è ancora abbastanza vestito. Continuando a divertirsi lo spoglia, lo bacia e inizia a carezzarlo. Quando sente che Odla ha ripreso la situazione si eclissa, ovviamente per quello che può, lasciando a lei l’iniziativa.

La prima prova pratica è compiuta e, anche se con qualche impaccio di Asor, è abbastanza soddisfacente per Odla. Asor, mentre si rivestono, girato di spalle ha però qualcosa da dire: – Ma è la prima volta anche per te? Sei troppo esperta. Ho il dubbio che tu già l’abbia fatto.

– Ma che dici? Lo sai che non è possibile. In questa società è proibito.

– In questa società. Cosa vuoi dire? Quale società conosci diversa da questa?

– Nessuna! Ma penso che dovrebbe essere una cosa naturale e semplice non così programmata.

– Odla tu sei troppo critica sulla società.  Parli con l’esperienza di un “contrario”. Hai conosciuto o frequentato uno di questi?

– Ma no. Non ho frequentato nessuno tranne le mie amiche di classe.

– Già mi ricordo, quella esperta in sesso che ti aveva detto tutto. Hai continuato a frequentarla?

– Sì, ma non mi ha più detto nulla.

– Ti credo. Ma rimango perplesso di fronte alla tua iniziativa pratica.

– Va bene la prossima volta sarò immobile. Deciderai tutto tu. Ora smettiamola di discutere. Per me è stato bello.

– Anche per me è stato bello.  Forse è la prima volta che crea problemi. Hai ragione. Smettiamola di ragionare.

A scuola, il nuovo compito del gruppo, anche se sembra una continuità della ricerca precedente, è molto più difficile.

Lo studio delle onde elettromagnetiche impegna molto Odla. Anche lo studio delle nano strutture, da poco scoperte, è scelto dal gruppo per la sua logica microcosmica sulla materia e anche in prospettiva di una eventuale riduzione delle strutture di accumulo dell’energia.

Due giorni alla settimana Odla e Retse frequentano il corso del professore Etrof, il collega proposto dal coordinatore del gruppo, grande esperto di elettromagnetismo. Etrof è un ricercatore molto stimato per la sua ricerca avanzata, con validi risultati, sulle onde elettromagnetiche.

Proprio per questa sua notorietà gli sono permessi alcuni privilegi. Odla se ne accorge proprio un giorno che è rimasta sola con lui. Durante un esperimento con un oscilloscopio, in un momento di euforia Etrof paragona la reazione a quella di uno psicologo:

– Guarda l’onda come reagisce male, sembra proprio uno psicologo fissato del Centro.  

Poi per la presenza di Odla subito aggiunge: – Non ti scandalizzare, scherzavo.

– Non si preoccupi professore l’esempio mi sembra molto valido.

– E tu che ne sai di queste cose?

– Professore, è da quando ero bambina che frequento il Centro.

– Anche tu? Io pensavo di essere uno dei pochi ad aver passato la mia infanzia con i medici del “Centro curamente”. Evidentemente è una caratteristica di chi è portato allo studio della scienza, nel nostro ambiente ne ho conosciuto molti.

– Mi sembra normale, professore, la scienza insegna la libertà della natura.

– Giusto. Hai perfettamente ragione. Anche tu, ovviamente, sei riuscita a eludere qualsiasi coinvolgimento.

– Chiaro, altrimenti non sarei qui. È stato sempre facile. Non riesco a capacitarmi di come sia semplice eludere le domande dei, come li definisce lei, curamente?

 – Penso di aver capito come succede. Gli studiosi della mente sono principalmente dei grandi teorici, spesso fuori dalla realtà. L’applicazione delle norme sociali, per contrapposizione, sono nella piena realtà. Il connubio tra i loro pensieri e le norme è piuttosto conflittuale, tale da rendere la loro logica piuttosto ascientifica. Una logica ascientifica è facilmente distruttibile anche perché, come hai detto tu, la natura come la scienza è libertà di pensiero.

Questa scoperta della percentuale di “diversi” recepita da Aldo, sempre presente nella mente e nella vita di Odla, lo soddisfa molto. Che in futuro ci sia qualche possibile cambiamento? Ma la tesi del professore Etrof, cioè che le menti scientifiche siano consapevoli dello stato sociale privo di reale libertà, è tuttavia limitata per due motivi. Il primo che chi pratica la scienza è spesso fuori realtà sociale, nel senso che la mente è più impegnata nello studio che non dell’analisi sulla società. Il secondo ha capito, nei sui continui contatti con il Centro, che gli psicologi devono essere consapevoli del primo motivo in quanto permettono una certa libertà mentale agli studiosi. Questo ha il fine di non limitare il progresso della società che, anche se piuttosto limitativa della personalità con ferrei regolamenti, privilegia il progresso, in particolare quello scientifico.

Il ricordo del suo primo contatto, ai tempi della commedia scolastica Litta e Otte, conferma la sua ipotesi. Anche allora la giustifica dello psicologo: “Tu sei una brava alunna”stava a significare una accettazione, per il momento, della sua diversità. Forse se dopo i suoi risultati scolastici fossero stati deludenti, i successivi incontri potrebbero aver preso un’altra piega.

Quel pomeriggio Odla si incontra con Retse per motivi di studio. Prima di iniziare vuole comunicare all’amica il discorsetto con il professore Etrof e le sue deduzioni circa il possibile privilegio degli studiosi. La risposta dell’amica conferma il controllo del professore da parte del centro.

– Ecco perché mi sembrava di conoscerlo. Ora ho capito. L’ho visto molte volte al Centro, pensavo che fosse un dottore. Hai ragione, anch’io al Centro sono sempre stata elogiata come buona alunna. Sono certa che fino a quando non compiamo qualcosa di grave ci lasceranno vivere in pace. Ma rimaniamo sempre sotto controllo.

Erano mesi che Odla, ovvero Aldo, a letto la sera prima di dormire non ripensava agli avvenimenti della giornata relativi al “posto”. Intuisce anche perché in un luogo pieno di tecnologia mancavano i principali mezzi di comunicazione.

I televisori, la radio, i telefoni erano stati certamente eliminati o forse mai costruiti per limitare la divulgazione di notizie tra le persone.

La realizzazione del variatore

Passano quasi due anni di studio intenso.

La previsione di Retse sulla durata sullo studio delle onde magnetiche e la possibile conservazione dell’energia nelle batterie è stata giusta.

Il gruppo di alunni ha conseguito risultati notevoli. dall’approfondimento teorico con l’aiuto dei due docenti esperti,

La costruzione, anche se in formato ridotto, di una batteria a più celle con un particolare ingresso dell’energia attraverso un “variatore” delle onde magnetiche ha interessato la scienza ufficiale.

È proprio il variatore, vera invenzione del gruppo, che ha determinato l’importanza della ricerca. Certo il variatore ancora deve essere studiato in quanto allo stato attuale la variazione è minima e influisce solo al tre per cento sull’incremento della conservazione energetica. Nel complesso lo studio del variatore che ha, per la prima volta, utilizzato la nanotecnologia unita alle onde elettromagnetiche è stato considerato un valido progresso scientifico.

Infatti è già stata autorizzata dal comitato scientifico inter-cittadino, alla fine del diploma, la partecipazione dell’intero gruppo in uno stabilimento di Eliottica per la verifica e lo sviluppo di un variatore di grande potenza.

Il laboratorio di Eliottica dello stabilimento è enorme, per il suo funzionamento è necessaria la presenza di molto personale dalle qualifiche più varie, dai semplici tecnici a esperti, studiosi e ricercatori. Macchinari complessi sono in dotazione al reparto ricerca.

Il primo giorno di lavoro per Odla è pieno di sorprese, ritrova il suo insegnante di lingua della scuola orientativa, la sua amica Anna che non vedeva da alcuni mesi e l’amichetta della esperienza religiosa Adel.

L’insegnante ha, come membro del Comitato ricerche, ottenuto l’incarico di direttore amministrativo del laboratorio con il compito specifico di relazionare, in maniera molto dettagliata, l’intero progetto del variatore energetico.

Adel è una analista delle particelle e Anna, la sua piccola amica mattutina è una tirocinante ottica.

Il tirocinio è affidato agli alunni dell’ultimo anno della scuola superiore, per le loro specifiche abilità. Anche Retse ha preso servizio nello stesso stabilimento ma, per la sua bravura nel campo dell’informatica, le è stata assegnata la verifica delle varie fasi attraverso una simulazione virtuale.

Odla è circondata da amiche, considerando che anche Abla, insieme all’intero gruppo scuola superiore, partecipa alla sperimentazione.

Ma quella che sorprende di più Odla è Anna che ha subito, in pochi mesi, una trasformazione totale nel fisico e nella mente, ultimamente si erano frequentato poco per i diversi impegni scolastici.  Quando Anna vede Odla la sua felicità traspare da tutto il suo essere.

– Finalmente insieme. – sono le sue parole durante un forte abbraccio di saluto.

Il giorno successivo lo stabilimento è chiuso per il controllo mensile delle attrezzature e per la completa sterilizzazione di tutti gli impianti. Anna e Odla decidono di passarlo insieme. La proposta è partita da Odla perché ha notato nell’amica una triste malinconia. È passato del tempo dalla loro forte iniziale amicizia per cui non conoscono le vicende individuali accadute negli ultimi anni.

L’appuntamento è subito dopo l’alba, stabilito da Anna come ripristino di una vecchia abitudine. Anche il luogo è quasi lo stesso non il cancello della scuola ma di fronte, dall’altro lato della strada. Odla è la prima ad arrivare, la nuova bicicletta, quella per gli adulti, è molto più veloce.

Odla aspetta con calma l’amica, sa bene che abita più lontano e che forse anche questa volta è il padre l’accompagnerà con il camioncino. Quando la vede arrivare con la bicicletta si meraviglia.

– Ciao, e tuo padre? Non consegna più la merce da queste parti?

– Ciao bellissima. Sono venuta con la bici, poi ti dico di mio padre. È da molto tempo che aspetti?

– No, anch’io sono arrivata da poco.

– Non sapevo che mio padre, anzi lo sapevo ma me ne ero dimenticata, che oggi lui non poteva. Io speravo che tornasse presto.

Gli occhi di Anna si riempiono di lacrime, Odla se ne accorge, immediatamente stringe forte l’amica dicendole: – No. Amica mia non piangere. Raccontami tutto. Cosa è successo? Tuo padre sta male?

– No, non sta male, almeno spero, – asciugandosi le lacrime ancora tra singhiozzi continua – è stato male anni fa, quando io ero appena nata. Ma è la tortura dei controlli ogni tre anni che mi spaventa sempre. Quest’anno ancora non è tornato. Sono molto preoccupata.   

– Ora calmati, vedrai che si aggiusterà tutto. Se ha sempre superato le prove negli ultimi anni. Perché non dovrebbe superarle anche questo anno? 

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Lo specchio del nonno – 21

Anche quel pomeriggio Odla arriva tardi alla scuola di sesso, perché si è trattenuta a discutere con Abla all’uscita della scuola. Quando entra nel parco comincia a correre per cercare di sminuire il ritardo.

Arrivata all’ingresso, sull’uscio c’è Asor.

Odla gli sorride e dice: – Ciao. Anche tu sei in ritardo?

– No. Io sono sempre puntuale. Sono rimasto fuori ad aspettare la mia ragazza.

– Lei viene spesso in ritardo. Tu sai il perché?  La scuola l’impegna molto mentalmente e fisicamente. Scusala, la prossima volta cercherà di arrivare puntuale.

– Perché devo scusarti? Tu vieni a scuola, non vieni da me. Il nostro tempo è quel poco dopo la lezione. Quando poi saremo autorizzati a incontrarci da soli, allora potrai scusarti con me.

A Odla sembra strana la fredda logica di Asor ma decide, per il momento, di non pensarci e risponde:

– Hai ragione. Ora entriamo, non è troppo tardi. Vieni. Tanto è solo per la presenza. Io so già tutto.

Questa volta la lezione è seguita poco da Odla ma anche da Asor. Odla pensa alle fibre, Asor alle ultime parole di Odla.

Ma lei non lo sa ancora, lo scoprirà all’uscita.

Seduti sulla solita panchina, lui affronta subito l’argomento: – Cosa hai voluto dire io so già tutto. Da quando? Chi te lo ha detto?

– Accidenti. È un segreto che non dovevo svelare. – Dice Odla. mentre pensava che da un po’ di tempo che non cadeva in fallo.

Poi riprende la commedia: – L’ho saputo da un’amica più grande.

– Un’amica più grande? Chi è? Non sai che è proibito svelare le esperienze sessuali. Se non l’hai denunciata sei complice.

– Dai, tu non hai qualche segreto?

– No. Io sono rispettoso dei regolamenti. Mio padre non mi perdonerebbe mai se avessi segreti. Lui lavora al Centro di Controllo.

– Al Centro? Ma allora sono rovinata. Hai intenzione di denunciarmi?

– Ma no che dici. Tu sei la mia ragazza.

– Se è così. Oggi meriti qualche bacio in più.

Odla che ha adottato una tattica decisamente femminile bacia Asor tentando di metterci molta passione ma, nella mente, Aldo è convinto sempre di più del cattivo assortimento della coppia. Inoltre il padre di Asor potrebbe addirittura conoscere Odla per la sua frequenza del Centro, causa il suo testo teatrale. Ma la cosa che più gli dà fastidio è l’educazione di Asor, troppo rispettosa dei regolamenti, certamente frutto di una educazione restrittiva.

Dopo la seduta di baci Asor sembra aver dimenticato la trasgressione dell’amica di Odla ma al momento del commiato ritorna, anche se con un poco di ironia, sull’argomento: – Mi raccomando, cerca di liberarti dalle amicizie pericolose.

– Ma non esagerare. Per qualche piccola confidenza. Sono le mie migliori amiche.  

Intanto pensa la frequentazione di Asor sarà certamente un problema futuro, alla luce della scoperta dell’onestà comportamentale di Asor e del lavoro del padre.

A questo punto intuisce gli eventuali parametri inseriti nel computer per la scelta del partner sessuale. Lei ben conosciuta dal Centro, lui cittadino modello. Altro che parametri per il sesso. Logica conseguenza: “innocente sorveglianza o addirittura controllo ravvicinato”.

L’indomani a scuola tutto procede bene, la prima riunione tra i compagni di scuola è abbastanza proficua. I due ragazzi esperti del laboratorio hanno trovato molti apparecchi per la sperimentazione sulle fibre. Gli esperimenti sono tuttavia già predisposti dal tipo di apparecchio-strumento adoperato, per i due maschi questo è una limitazione, per Odla e Abla, invece, è una maniera valida per capire il comportamento generale delle particelle luminose all’interno di strumenti diversi.

Per tutta ma mattinata scolastica il gruppo è impegnato a osservare, negli apparecchi, il comportamento delle particelle luminose. L’obiettivo prefissato, tentare di capire se nei vari esperimenti la velocità delle particelle è sempre la stessa, non è raggiunto perché è impossibile osservare l’eventuale variazione causa la forte velocità.

Retse ha un’idea. – Perché non proviamo a collegare tutti gli apparecchi e vediamo cosa succede?

– Che genio. E cosa ti aspetti che succede? – risponde un ragazzo.

Un altro dice: – Non possiamo collegare tutti gli apparecchi ma solo quelli che adoperano una particella esterna. Molti, per esempio, adoperano particelle che rimangono nell’apparecchio stesso.

Odla ascolta ma rimane molto pensierosa, Retse se  ne accorge e cerca di coinvolgerla nella discussione:

– Odla, non mi dire che anche oggi hai i pensieri? Forza collabora.

– Ma che dici? Oggi i miei pensieri sono solo le particelle. Pensavo che molto spesso anche le cose che sembrano inutili e strane sono servite a capire i fenomeni. La tua idea all’apparenza è inutile ma cosa ci impedisce di provare? Per quanto poi riguarda gli apparecchi che non si possono collegare ho una domanda: non possiamo modificare il percorso rendendo libere alla fine le particelle?

– Credo che sia possibile la modifica ma dobbiamo smontare gli apparecchi perché il percorso che fanno le particelle è ciclico.

– Abla risponde, seguita da Retse: – Allora cosa aspettiamo a provare? O dobbiamo avere l’autorizzazione per modificare gli apparecchi?

– Credo proprio che l’autorizzazione sia necessaria, ma prima dell’autorizzazione, dobbiamo essere sicuri di riuscire a modificarli. Solo loro due, i nostri tecnici del gruppo, possono decidere. – dice Odla e aggiunge – Cedo la parola ai nostri esperti.

I due ragazzi confermano la loro disponibilità a modificare gli apparecchi, malgrado un certo scetticismo sul tipo di esperimento proposto da Retse.

Tutto è rimandato al giorno dopo perché ormai e tardi e l’ora di uscita è già passata. Ma il ritardo aumenta perché il professore che segue il gruppo, passando proprio in quel momento per il laboratorio, si interessa all’argomento e vuole spiegazioni. Alla fine concede, soddisfatto dalle risposte avute, il permesso di manomettere gli apparecchi.  

L’indomani mattina i ragazzi iniziano la nuova sperimentazione. Per prima cosa si dividono in due gruppi operativi. Abla e due ragazzi “tecnici” iniziano a smontare gli apparecchi da modificare, gli altri studiano il sistema di collegamento. Odla propone che sia Retse a coordinare il secondo gruppo per essere più libera di seguire l’esperimento.

Il collegamento è abbastanza facile in quanto basta, per alcuni apparecchi, solo un allineamento perché la particella fotone ha un movimento rettilineo; per altri, quelli che hanno uno schermo che ferma il fotone alla fine del percorso, basta smontare lo schermo liberando così l’uscita del fotone stesso. Il primo gruppo procede più lentamente perché le modifiche da apportare sono più complesse. Prima bisogna procedere allo smontaggio di tutto l’apparecchio e poi, individuato il punto in cui si può interrompere il percorso della particella, bisogna inserire un doppio deviatore ottico, uno per l’entrata e uno per l’uscita altrimenti non è possibile alcun collegamento con gli altri apparecchi. Il gruppo di Retse, dopo poco più di un’ora, ha già terminato le piccole modifiche, i ragazzi decidono di studiare l’ordine di collegamento tra gli apparecchi mentre il primo gruppo è ancora impegnato.

Le lezioni teoriche sul sesso svolgono al termine, la settimana prossima i due ragazzi potranno passare alle prove pratiche.

Asor è molto emozionato all’idea e circonda Odla di affettuosità e di tenerezze. Il lunedì sono stati convocati per la visita medica nella quale i due chip, anche Asor ha il suo, devono essere regolati per non procreare.

Odla pur sentendosi pronta ad affrontare la pratica, continua a notare la differenza comportamentale e mentale con Asor.

Lui già parla di futuro insieme, di convivenza e di figli. Lei considera molto lontana la data per poter già fare progetti esistenziali anche perché la ricerca scolastica è sempre al primo posto nei suoi pensieri. Intuisce che lo studio dell’energia farà parte del suo futuro più di quanto possa essere una convivenza con Asor.

Ma quello che maggiormente allontana Odla è il diverso atteggiamento verso la società. Il ragazzo sembra troppo convinto del buon funzionamento dello stato sociale dei cittadini ed è anche favorevole a qualsiasi forma di controllo. 

Dopo l’esperienza sessuale la convivenza, stabilita per regola intorno ai diciannove anni compiuti, non è obbligatoria ovvero è possibile rimandarla per giustificati motivi, tra i quali lo studio, la ricerca scientifica o altro. Tuttavia il rinvio non può superare i due anni, passati i quali la rinuncia comporta un’indagine socio-psicologica con una eventuale autorizzazione a uno stato di singolo, sempre per giustificati motivi. Anche l’unione civile, dopo i tre anni di convivenza, non è obbligatoria. Con l’accordo dei due componenti il legame civile può essere consolidato negli otto anni successivi al termine della convivenza. Durante questo periodo, gli assegni accumulati per la futura famiglia, nei tre anni di convivenza, vengono congelati. Passati gli otto anni non è più possibile contrarre l’unione e i due membri sono iscritti nelle liste dei cittadini singoli e gli assegni eliminati.

Il dubbio di Aldo è come i singoli possano avere rapporti sessuali e con chi? Che vi fosse una specie di prostituzione legale? Quando si informa questa sua ipotesi non risulta esatta. Nella stessa zona della convivenza legale alcuni edifici sono destinati alla convivenza provvisoria, autorizzata solo tra membri singoli della comunità. Non esistono nei regolamenti limitazioni temporali e verifiche sulle coppie, l’unico obbligo è la non procreazione.

A scuola è il giorno importante delle prove da effettuare con i vari apparecchi collegati. Tutta la mattinata impegna i ragazzi a sperimentare vari collegamenti ma i risultati sperati non sono facili da raggiungere. I fotoni sono sempre troppo veloci per poterli analizzare. Appena parte l’esperimento, in un attimo il fotone ha conseguito l’intero percorso di tutti i vari apparecchi collegati. Le varie inversioni degli apparecchi non solo non produce nessun rallentamento ma spesso l’esperimento si interrompe da solo, prima che il fotone abbia completato il percorso.

La sperimentazione è un vero fallimento, i ragazzi sono piuttosto avviliti. Il professore che segue il gruppo decide di rimandare l’esperimento in quanto le nozioni sul doppio aspetto della particella fotone non sono ben chiare nello studio dei ragazzi. Il collegamento tra i vari apparecchi non ha tenuto conto che il fotone oltre a presentarsi come particella è anche un fenomeno ondulatorio.

Odla capisce che bisogna prendere una decisione su come continuare la sperimentazione. Per prima cosa bisogna approfondire lo studio teorico sulle particelle e sulle onde magnetiche. Senza conoscere bene la teoria i tentativi avranno sempre molte probabilità di essere deludenti.

Con le idee abbastanza chiare il giorno dopo parla al gruppo: – Per poter arrivare a qualche risultato prima dobbiamo studiare la teoria. Le nozioni che abbiamo sulle particelle e sulle onde sono piuttosto limitate. Sì, lo so, le abbiamo già studiate ma solo in maniera generale, senza approfondimenti.

Abla interviene: – Hai ragione ma quanto tempo possiamo dedicare a questo studio teorico. Sia le particelle che le onde sono argomenti molto estesi e continuamente modificati dalla attuale ricerca sulla materia.

Retse, in pieno accordo con Odla, aggiunge: – Non credo che sia un problema di tempo. Una mia amica di chimica ha sospeso per due anni un esperimento per approfondire la teoria, addirittura con altri docenti.

Odla riprende: – Hai ragione. Il tempo non è una cosa che deve limitare il nostro studio. Credo che però abbiamo bisogno dell’aiuto del professore per stabilire tempi e modi per l’approfondimento.

L’indomani è proprio il giorno che il professore coordinatore del gruppo trascorre la mattinata con i ragazzi. Quando viene aggiornato sul proposito del gruppo di approfondire la teoria delle particelle e delle onde elettromagnetiche magnetiche, esprime la sua soddisfazione per la scelta. Quindi suggerisce di consultare la disponibilità di un suo collega, esperto e studioso delle onde magnetiche, per ottenere eventuali lezioni e suggerimenti. Lui continuerà a seguire il gruppo ma la sua specializzazione è principalmente sulla conservazione dell’energia, in particolare delle batterie.

Retse, sempre pronta come organizzatrice, interviene con una proposta: – Professore, non crede che sia il caso che alcuni di noi studiano con lei per approfondire la ricerca sulle batterie a celle?

– Certamente è un buon suggerimento.

– Odla aggiunge: – Proporrei di dividerci in due gruppi, con scambi settimanale per aggiornarci.  

Il professore conclude: – Abla e i due ragazzi che avete definito “tecnici”, sono i più indicati per lo studio sulle batterie. Propongo la mia presenza il giorno dell’aggiornamento del gruppo.

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Lo specchio del nonno – 20

Il docente incaricato di seguire il gruppo decide che Odla, come coordinatrice del gruppo, avrà il compito di controllare le fasi di lavoro di ogni alunno tentando di trovare eventuali punti comuni della ricerca e possibilità di connubio tra fasi energetiche eventualmente simili.

Odla non è molto favorevole al nuovo incarico perché, nei suoi pensieri, rimane convinta che deve trovare soluzioni alternative. Senza svelare le sue perplessità accetta l’incarico.

Odla, arrivata in ritardo al corso, siede verso il fondo della sala lontano da Asor. Tutte le altre coppie sono vicine e seguono molto interessate lo svolgimento della lezione.

Odla è distratta e continua a pensare alla possibilità di conservazione dell’energia.  Assorta nei suoi pensieri, non si accorge che un dirigente si avvicina e sottovoce le sussurra: – Com’è che sei sola? Il tuo compagno dov’è?

– Sono arrivata in ritardo, non so Asor dov’è, credo che sia seduto più avanti.

– Ti vedo piuttosto distratta, stai seguendo bene la lezione?

– Sono solo un poco stanca perché ho molti impegni scolastici. La lezione mi è tutta chiara, ho seguito bene tutto.

Proprio in quel momento l’insegnante incaricato del corso si rivolge all’interlocutore di Odla: – Direttore manca una ragazza, vedo seduto in prima fila un ragazzo da solo.

– La ragazza è qui. La poverina è giunta in ritardo – poi rivolto a Odla – approfitta di questo intervallo e raggiungi il tuo ragazzo.

Odla ringrazia ad alta voce e di corsa raggiunge Asor, come saluto gli schiocca un bacio sulla guancia. Gli altri ragazzi ridono divertiti, Asor arrossisce.

Anche seduta vicino al suo ragazzo, la mente continua a svolazzare nella ricerca di soluzioni conservative dell’energia.

A un tratto un pensiero diventa dominante fibre ottiche, l’energia che cammina. Non capisce perché gli è venuto questo pensiero, non trova nessun nesso con la conservazione dell’energia. Improvvisamente una sonora risata e i successivi applausi lo riportano alla realtà.

Guarda Asor per cercare di capire qualcosa ma il ragazzo ride e applaude ignorandola. Per non apparire diversa anche Odla inizia ad applaudire ma non ride. Deve aver perso una battuta o qualcosa di divertente sul sesso.

Finita la lezione Asor, caricato dalle cognizioni, prende Odla a braccetto e insieme escono dall’edificio. Il ragazzo propone una sosta su una panchina del parco. Appena seduti subito abbraccia la ragazza e si protende per un bacio. Dopo un primo momento di panico Aldo, pensando a Odla, chiude gli occhi e si lascia baciare sulla bocca. Durante il bacio, gli viene da ridere pensando al suo primo bacio da Aldo, Asor è più impacciato e titubante di come lo fu lui. Decide così di collaborare insegnando al giovane ragazzo come si bacia.

Quella sera Odla, quando è sdraiata a letto, non si addormenta malgrado la stanchezza procurata dalle tante cose avvenute nella giornata.

Come un documentario, gli episodi del giorno le si presentano su uno schermo mentale. Sorvola velocemente quelli della scuola di sesso e di Asor, sono semplici e anche i più divertenti. Quelli della ricerca scolastica sull’energia e, in particolare, il pensiero sulle fibre ottiche permangono per molto tempo sullo schermo. La fantasia comincia a farsi strada nella sua mente.  Il sole diventa piccolo, piccolo e lei lo chiude in una scatola, il sole entra in un complicato labirinto ed esce solo alla fine. Il sole imprigionato, L’ultima idea, le mette allegria. Immagina il sole che fa capolino tra le sbarre di una cella, il “sole a quadretti” lo diceva spesso la madre, quella di Aldo ovviamente. Nel posto dove Aldo è capitato le prigioni non esistono nemmeno come termine nel vocabolario. Distratto da queste immagini più amene e divertenti, dopo un poco si addormenta.

L’indomani a scuola Odla presenta ai ragazzi del suo gruppo l’idea sulle fibre ottiche: – Sono già alcuni giorni che le fibre ottiche sono nei miei pensieri di giorno e anche di notte.

– Ecco perché eri strana e muta? – dice un ragazzo del gruppo.

–  No. Il mio mutismo era dovuto ad altre cose non scolastiche ma personali. Poi le potrò anche dire ma ora parliamo delle fibre. Ho molto pensato, nei giorni scorsi, alle fibre perché sono le uniche che trattengono, anche se in maniera dinamica, la luce.

– Infatti come entra così esce – dice lo stesso ragazzo intervenuto prima.

Ma Retse, attenta e interessata alle parole dell’amica, interviene: – Non interrompere, lasciala parlare. Odla è una ragazza molto preparata. Ascoltiamola.  Odla riprende: – Hai ragione quando dici che esce. Ma tu sai anche che il percorso può essere lungo, anzi lunghissimo. Immaginiamo che, per un impedimento qualsiasi, la luce dovesse rallentare anche un poco, basterebbe regolare il flusso. Non mi chiedete come faremo a rallentarla, io non ne ho la minima idea. Ma vorrei sapere cosa ne pensate voi.

I ragazzi del gruppo restano un momento pensierosi. Retse è la prima a prendere parola: – Sì. Ho capito il concetto. Una specie di grosso gomitolo nel quale l’energia gira, gira prima di uscire.

Abla, una ragazzina minuta con due occhi brillanti, dice: – Ma l’energia che entra è la stessa che esce. È un flusso continuo, se la rallenti ne entrerà di meno e meno ne uscirà. Non possiamo parlare di rallentare e di accumulare insieme.  

Odla le risponde: – Sì Abla, hai ragione. Io pensavo a un rallentamento lungo il percorso, senza incidere sulla quantità di energia che entra ma ridurre quella dell’uscita. 

Un altro ragazzo del gruppo interviene: – Sono d’accordo con l’idea, ma credo che per studiare un marchingegno del genere, dobbiamo approfondire molto le nostre conoscenze sulle fibre.

Gli alunni sono interessati e addirittura esaltati dall’idea.

Retse organizza subito questo nuovo compito, divide il gruppo in tre coppie di lavoro. A Odla assegna come compagna laragazzina Abla.

Odla è contenta della scelta perché la stima molto.

Le direttive di Retse sono precise e ben studiate.

Odla e Abla sono il gruppo teorico di studio, Retse e Oinne sono i coordinatori delle ricerche, gli altri due maschi sono incaricati dello studio per gli strumenti della tecnica pratica e sperimentale. Questo perché i due ragazzi già nel primo anno avevano dato saggio della loro bravura portando a termine vari esperimenti pratici su piccoli duplicatori di energia e apparati elettronici.

Quello stesso pomeriggio Odla confida a Asor il suo entusiasmo per l’interesse e la pronta collaborazione dei suoi amici di scuola. Asor ascolta ma non è molto interessato all’argomento. È un musicista. Per contrasto a Odla la musica interessa molto poco, infatti non ha nemmeno chiesto a Asor lo strumento che suona. Quando glielo chiede le viene da ridere, il trombone a lei, diciamo anche a Aldo, era sempre sembrato uno strumento ridicolo.

Asor non si offende, anzi le racconta alcuni episodi divertenti del suo avvicinamento all’enorme strumento, quando era al primo anno di studio. Per un bambino il grande trombone classico era ingovernabile.

Gli interessi di Odla e di Asor sono così diversi che non è spiegabile la scelta operata dal computer per il loro accoppiamento. L’unico cosa che li accomuna è solo questa scelta, chissà quali sono stati i parametri inseriti nella mente artificiale.

Seduti all’ultima fila hanno continuato a parlare sottovoce anche durante la lezione di sesso. Finita la lezione hanno ripetuto, sulla stessa panchina del parco, la prova del bacio. Asor ha imparato bene, Aldo non è molto soddisfatto non tanto come sensazione ma come atteggiamento mentale ancora legato alla sua ex mascolinità. Tuttavia riesce a recitare, con rassegnazione, la parte della ragazza Odla, del resto il suo fisico femminile reagisce bene all’effetto bacio. Forse la mente di Aldo è già preoccupata per i passi successivi del rapporto tra i due ragazzi.

Quella sera a letto, come al solito, il resoconto dell’episodio gli dà da pensare. Ancora una volta la sua logica di rimanere Odla, a tutti i costi, interviene e calma il più possibile il suo imbarazzo. Anzi per rafforzare questa immagine di femminilità, che in realtà più che immagine è realtà, decide di carezzare il suo corpo, quasi masturbandosi.

La mattina successiva, a scuola, l’episodio è completamente assorbito e archiviato, Aldo è così sempre più Odla. Il resoconto delle ricerche e le proposte dei suoi compagni sulla conservazione dell’energia sono tutte sul tavolo. Odla guarda i fogli e chiede: – Tutto bene ma c’è qualcosa che manca.

– Cosa? – Chiede Retse.

– Non vedo nessuna proposta pratica di sperimentazione. – conclude Odla.

I due compagni incaricati degli esperimenti pratici cercano di giustificarsi, portando come argomento la mancanza, al momento, di proposte pratiche.

Odla rimane pensierosa poi affiora dalla sua mente una domanda: – Ma come funzionano i duplicatori di energia?

– Funzionano solo con l’energia elettrica, non vedo cosa possiamo ricavare dai duplicatori. – risponde uno dei ragazzi.

– Questo lo so. Voi due l’anno scorso ne avete costruito uno, ora dovreste spiegare bene al gruppo il principio di funzionamento. Non tanto quello macroscopico ma quello a livello di particelle energetiche.

Odla in realtà non segue un pensiero preciso, non sa nemmeno lei a cosa tende. Di questo sono consapevoli anche i compagni.

Infatti Abla interviene: – Ma cosa cerchi? Tutti noi conosciamo il funzionamento dei duplicatori.

– Lo so. Ma io mi rivolgevo a loro due che hanno costruito un duplicatore. Noi ne abbiamo una conoscenza teorica, loro ne hanno una conoscenza pratica, anche ben approfondita. Abla, mi sembra che proprio tu, l’anno scorso, hai collaborato alla parte teorica per la costruzione del duplicatore. Hai collaborato anche alla costruzione?

– Sì, hai ragione, ma io ho collaborato solo per il contenitore esterno e per l’assemblaggio. Per la parte, diciamo intima, sono loro gli esperti – e rivolgendosi al gruppo – non vedo il motivo per il quale non possiamo avallare l’intuito di Odla, lei è una ragazza molto istintiva. Forza, sediamoci e ascoltiamo gli esperti.

I due ragazzi, alternandosi nelle spiegazioni, parlano della loro esperienza nella costruzione del duplicatore: – Abbiamo scelto un duplicatore semplice, vi ricordate, quello delle biciclette. Non abbiamo trovato molte difficoltà perché i componenti elettronici ci sono stati forniti dalla scuola. La parte più intima, come dice Abla, era parzialmente assemblata per cui non abbiamo costruito il cuore del sistema. Nelle prove di adattamento, con l’uso degli strumenti di analisi del laboratorio scolastico, abbiamo capito abbastanza bene il funzionamento a livello di particelle. 

Odla interviene: – Bene, fin qui è tutto chiaro. Ora parlateci delle particelle. Esattamente cosa succede per incrementare l’energia?

– Succede che attraverso una rete di impulsi elettronici la sommatoria dell’energia aumenta.

– La sommatoria. Perché la sommatoria?

– Questo non l’abbiamo detto, hai ragione. L’aumento dell’energia avviene solo nelle particelle elementari, sarebbe pericoloso un grande e improvviso aumento di energia a livello macroscopico. Potrebbe procurare un fenomeno incontrollabile.  

Abla chiede: – Ho capito, ma come si riesce a intervenire su queste particelle e come si riduce l’energia in piccole parti?

– Come si interviene sulle particelle non lo abbiamo studiato, credo che sia un procedimento elettronico ottenuto dall’unione di nuovi transistor e diodi a molti componenti. Alla seconda domanda posso rispondere anche se non in maniera approfondita: attraverso una serie di passaggi in circuiti inseriti in campi magnetici, l’energia si divide in parti a basso potenziale. Più sono i circuiti più l’energia di divide. Il processo di potenziamento avviene negli stessi circuiti, in tal modo alla fine, quando l’energia si unifica, la somma degli incrementi realizza la maggiore potenza.

– Ora è molto più chiaro. Purtroppo quello che ci interessava a livello di particelle no, cioè i nuovi transistor e diodi non sappiamo come funzionano. – dice Odla.

Abla aggiunge: – Questo fenomeno è molto interessante, dovremmo riuscire a ridurre prima la nostra energia in fotoni e poi capire come poterli potenziare. Volendo seguire lo stesso procedimento che hanno spiegato i ragazzi ora.

Tutti sono favorevoli a continuare la ricerca come indicato da Abla.

Retse propone una nuova divisione. Questa volta saranno solo due gruppi, uno teorico, l’altro per la sperimentazione. Lavoreranno separati, quando sarà necessario lavoreranno tutti insieme. Odla e Abla faranno parte del secondo gruppo.

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Lo specchio del nonno – 19

La scuola superiore

Odla entra in aula, è in ritardo, il suo gruppo è già al lavoro. Gli alunni che formano il gruppo sono sei, tre maschi e tre femmine. Onavi ha dovuto cambiare gruppo perché la loro forte amicizia, secondo il professore che segue il compito, disturba il rapporto con gli altri membri. Onavi è rimasta molto male ed è questo il motivo del ritardo, ha passato le prime ore della mattinata proprio con lei.

Il compito che il gruppo deve sviluppare è lo studio per un impianto di Energia solare, studio applicato dell’Eliottica, la materia preferita da Odla. In questa materia è veramente molto brava, fin dall’esame della scuola formativa dove aveva dimostrato ottima abilità. Ora frequenta il secondo anno della superiore ed è lei la responsabile del gruppo di lavoro.

Ha compiuto sedici anni da pochi giorni e proprio quella mattina è arrivata la convocazione per la scuola di sesso. Onavi più grande di Odla di tre mesi già frequenta la scuola di sesso e, forse, è stato proprio il continuo scambio di informazioni tra le due amiche che, distraendole dallo studio, ha spinto il loro insegnante a far cambiare gruppo a Onavi.

L’amica è stata sostituita da Retse, una ragazza anche lei molto brava nella materia di studio.

Retse è molto alta, molto formosa e molto rivoluzionaria, per quanto sia possibile. Odla già la conosceva di vista per averla incontrata alcune volte al Comitato di controllo, frequentato abbastanza da tutte e due.

Questa mattina Odla collabora molto poco con i suoi compagni, distratta dal pensiero che proprio quel pomeriggio dovrà presentarsi alla scuola di sesso. Chissà come sarà il compagno di esperienze che il computer del Comitato le ha assegnato.

Aldo immagina, con buona certezza, che il nome non può essere che Asor. Mentre è assorto in questi pensieri guarda Retse, la ragazza è seduta proprio davanti a lui, poi per raccogliere le informazioni scritte dai suoi compagni, si alza in piedi girandosi tendendo le mani verso di loro. In questi movimenti Aldo osserva la giovane donna, è veramente molto bella, si muove con grazia e leggiadria mostrando le sue forme attraverso una maglietta molto attillata. Aldo sente un’attrazione ma sente anche che è solo mentale, il suo fisico di donna, anche ben prestante, limita l’attenzione che sparisce totalmente al pensiero degli ormai prossimi rapporti con il ragazzo prescelto del centro.

Ormai è la vita di Odla che va avanti e deve procedere senza problemi, questo è il motivo per cui lui deve cercare di allontanare il più possibile il suo sentire” mentale da maschio. Anche con le sue amiche più care, in particolare Onavi la più procace tra queste, ha dovuto limitare le affettuosità per alcuni pensieri maschili ma è stato facile perché vive bene con il suo fisico da donna.

Più tardi, quando escono dalla scuola, si trova a scendere le scale proprio insieme a Retse. Mentre è vicino alla nuova compagna sente il desiderio di confidarsi.

– Ti sei accorta che oggi sono piena di pensieri.

– Sì, penso che lo abbiano notato tutti i nostri compagni. Abbiamo deciso di lasciarti tranquilla, anche se la tua collaborazione era necessaria. Speriamo che domani non hai più i pensieri.

– Domani forse no, almeno spero. Oggi pomeriggio sarà il primo giorno della scuola di sesso, mi sento strana.

– Ma no, che dici sarà bellissimo vedrai. Io la frequento già da molti mesi. I ragazzi sono molto piacevoli.

– I ragazzi? Ma non è uno solo, quello scelto dal computer?

– Sì. Ma a me piace anche un altro. 

La meraviglia di Odla la fa quasi urlare: – Un altro? Perché è possibile?  

Retse si ferma, guarda negli occhi Odla e poi scoppia in una risata.

– Sei proprio ingenua, è una delle proibizioni più punite, ma è bello trasgredire. Che dici?  

Odla si sente attratto da questa compagna esuberante e molto simpatica, avvicinandosi le risponde:

– Raccontami tutto, io comincio oggi, qualcosa so, una mia amica si è confidata ma, mi sembra che tu, con il tuo trasgredire sei molto più esperta. Vorrei capire come funziona.

– Funziona tutto bene. Vedrai imparerai a godere. Se ti piace un altro ragazzo anche funziona, ogni tanto sei chiamata dal centro come sospettata ma è facile, con un poco di recita, cavarsela.

Odla si trova a braccetto con la ragazza trasgressiva e, continuando a parlare, ridono dei loro rapporti con il Centro di controllo. Si accorgono così di essere molto brave a eludere con risposte evasive ma logiche le solite domande degli psicologi.

Quello stesso giorno, alle sedici Odla esce di casa e, con la bicicletta, si avvia al Comitato rapporti personali, sezione Nuove coppie.

Il Comitato è ubicato verso la fine di un viale, in una zona dove il verde è molto curato. Aldo pensa è giusto che sia così, l’amore è una cosa naturale. Poi ci ripensa speriamo che sia così.

Nella hall del Comitato vi è bancone di ricezione, sembra un albergo. Una giovane donna chiede a Odla la tessera personale.

– Ma io ho solo la card,

– Appunto. Ragazza con la testa tra le nuvole. Cosa mi volevi dare? Sei anche arrossita, capita la prima volta.

Ma Aldo non è emozionato, è l’immagine “albergo” che spoetizza i suoi sentimenti amorosi antichi, rendendo la sua espressione stranita. La donna inserisce la card nel computer e dice: – Il tuo partner è Ollavac Asor.

A Odla viene da ridere non tanto per il nome, già immaginato, ma per il cognome perché pensa alla monta del cavallo. Prima di qualche commento, sorride alla donna e dice: – Ma mi costa anche qualcosa?

– Pochi centesimi, paghi solo l’iscrizione? Ora aspetta che il tuo compagno arrivi. Comportarti bene, attenendoti al regolamento.

Ancora una volta la fortuna aiuta Odla che, sovrapponendosi alle parole della donna, aveva detto: – Per fortuna non devo pagare anche le prestazioni. 

Passano alcuni minuti e mentre Odla si siede su uno dei divanetti di attesa, entra dalla porta un ragazzo. Odla lo guarda, deve essere lui pensa.

Il ragazzo, senza guardare a occhi bassi, va alla ricezione ma l’addetta si è allontanata, sparendo dietro una tenda rossa alle spalle del bancone.

Il ragazzo non è molto alto, ha i capelli castano chiaro e indossa un abito intero molto elegante, forse messo per l’occasione.  Odla è la prima volta che vede una persona con un abito blu scuro, di solito anche a scuola gli insegnanti portano abiti di colore grigio, marrone anche con righe o quadroni colorati ma sempre di colori pastello.

Odla decide di avvicinarsi al ragazzo per scoprire se è il suo partner.

– Ciao. Sei tu Asor?

– Sì. Tu chi sei?

– Sono Odla la tua compagna scelta dal cervellone. Sei in ritardo. Come mai?

– Scusami. Mia madre ha insistito per farmi vestire così e mi ha fatto perdere tempo. Io sarei venuto in maglietta e pantaloni. Quest’abito è quello della scuola musicale, lo indosso solo durante le suonate pubbliche.

– Infatti io non ho mai visto nessuno vestito così. Mi fa piacere che preferisci i pantaloni e la maglietta. Questo abito ti fa troppo serio.

– Ma alla ricezione non c’è nessuno? Odla è il tuo nome? L’ho appena sentito.

– Sì, hai sentito bene. La donna che era dietro al bancone, dopo che mi ha registrato … registrata, scusa sono un poco emozionata, è sparita dietro la tenda.

– Anch’io sono emozionato, non ti preoccupare. Ma perché ci devono registrare? È una cosa difficile?

– Ma no. È semplicissima. Devono solo inserire la card nel computer. Ti avviso che la registrazione è a pagamento.

– Era chiaro. Si paga tutto. Prima ci danno pochi soldi e poi se li riprendono per ogni cosa.

La tenda si apre e ricompare l’addetta alla ricezione, sorridendo ai due ragazzi dice: – Scusate ragazzi. Vi siete già conosciuti? Ma è lui?

– Sì. Sono io Asor Ollavac, ci siamo già presentati.

– Bene. Hai visto ragazza, che occhi belli ha il tuo ragazzo?

– No. Ancora non abbiamo raggiunto questa intimità. – risponde Odla.

 – Spiritosa la tua ragazza. Mi dai la tua card.

Inserita la card di Asor, la donna dà ai ragazzi le prime istruzioni e il programma scritto del corso. Per prima cosa devono passare la visita medica.

I due ragazzi si salutano e si danno appuntamento come stabilito dal regolamento, per l’indomani pomeriggio.

La visita di Odla è solo un controllo, attraverso il computer, del cip impiantato due anni prima. La dottoressa le dice anche che dovrà tornare prima di iniziare i rapporti, per regolare la non fecondità. Aldo credeva di iniziare subito invece scopre che prima della pratica vi sono due settimane di teoria.

Lasciato il centro Odla torna a casa. Nella sua stanza, mentre studia, si ricorda di Asor. Il ragazzo le piace, sembra molto serio ma anche spontaneo e affettuoso. Dovrebbe essere un buon partner.

La cosa che le sembra strana è la programmazione del curricolo amoroso, chissà se la tecnica amatoria può essere così dettagliatamente programmata.

Ma come sempre le stranezze sono state accettate da Aldo, cioè da Odla che ha ormai quasi rinunciato mentalmente al suo nome maschile e, ovviamente, a qualunque pensiero sul sesso precedente.

Per lui è strano anche come sia possibile che, con tutti i problemi di adattamento e la vita che conduce sempre sotto controllo mentale, possa dedicarsi così brillantemente allo studio? Non lo capisce però è soddisfatto di riuscirci. Con questo spirito riprende lo studio, sfogliando gli appunti, presi a scuola, approfondendo con nuove proposte gli stessi.

L’eliottica è una materia che l’affascina per la sua energia pulita e per la semplicità d’uso. Quello che tuttavia rimane da studiare bene è la possibilità dell’accumulo dell’energia. Malgrado i duplicatori l’energia ha sempre un coefficiente di decadimento molto alto per cui l’uso e ancora limitato per gli impianti ad alto e costante consumo. Questo è lo studio che il suo gruppo di lavoro ha scelto su suo suggerimento.

Per il momento, la ricerca scolastica è fondata sull’analisi dei vari sistemi già esistenti e funzionanti per la conservazione dell’energia. Tutti hanno in comune la trasformazione dell’energia solare in altre forme, tipo elettrica, chimica, magnetica, elettronica, per un accumulo classico. Ma già la trasformazione comporta una perdita energetica e, in molti casi, poi deve essere trasformata ancora per essere utilizzata in alcuni impianti complessi. La doppia perdita riduce molto la possibilità di conservazione. La soluzione banale sarebbe l’utilizzo diretto dell’energia trasformata al momento ma la continuità degli impianti durante le ore di poca luce, in particolare durante le stagioni autunno e inverno, non permette questo tipo di risoluzione.

Odla non dispera di trovare una soluzione, ha l’impressione che lo studio dei sistemi attuali non sia la strada giusta perché i miglioramenti possibili sono già stati apportati. Intuisce che deve essere prima un’idea poi una ricerca sperimentale. Anche la sera a letto continua a pensare alla idea-soluzione ma il sonno, data la giornata campale, la distoglie dal problema.

Quella notte sogna molto. Quando la sveglia suona, non ricorda nulla di preciso ma solo un susseguirsi di immagini incomprensibili.

L’indomani a scuola, ricordando quello che le ha detto Retse, cerca di collaborare molto con il gruppo di ricerca. La prima cosa che nota nella ricerca è la classificazione degli esperimenti già effettuati al riguardo. Il raggruppamento cronologico degli esperimenti le sembra non adatto in quanto la diversa natura scientifica degli stessi rende frammentaria l’analisi evolutiva. La ricerca così strutturata rimane una pura elencazione teorica mentre dovrebbe essere pratica e possibilmente sperimentale. Prende l’iniziativa di modificare la classificazione raggruppando le ricerche per la stessa natura scientifica.

I compagni del gruppo condividono in pieno la sua proposta e Retse, in piena sintonia con Odla, propone che ogni alunno studi e approfondisca a casa un solo aspetto di questa natura. Odla rimane senza compiti casalinghi in quanto le parti della ricerca, con la nuova classificazione, sono cinque invece il gruppo di alunni è composto da sei elementi.

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Lo specchio del nonno – 18

La sera a letto, come al solito, Aldo pensa. Anche il mondo, dove lui dovrà vivere, è molto diverso dal suo. La politica sembra sia solo sociale. Economia e scienza sono sotto controllo dei comitati. Assenza totale di festività o ricorrenze. Assenza di concorsi vari. Differenza sostanziale, non è una società dei consumi.

Che lui sappia non c’è ricerca spaziale, eppure le scienze tecnologiche sembrano molto efficienti. Che abbia subito un altro tipo di evoluzione? Che sia un universo parallelo? Nessun proverbio, nessun detto, nessuna favola o leggenda, nessuna conoscenza del passato. Sistema politico sconosciuto, forse non solo a lui ma a tutti. Il merito, la bellezza tutto tranquillamente accettato con distacco, senza esaltazione e senza privilegi.

Veramente assurdo. Anche i sentimenti sembravano essere poco emozionali. Controllo dell’incremento del numero di abitanti. Ogni coppia due figli, procreazione controllata e, per finire, eliminazione di cittadini con idee diverse. Ma forse anche il mondo dove Odla è andata a vivere è assurdo. La società dei consumi ha “consumato” subito anche Odla, presa dal vortice della vita in un posto dominato dal falso possesso della propria libertà dove le persone, in nome della personalità, hanno tutte gli stessi atteggiamenti e tutte aspirano al possesso delle stesse cose materiali. Ma esisterà, in tutto l’universo, una società non assurda? O è il diverso che sembra assurdo? Oppure, ultima ipotesi sconvolgente che affiora dalla mente di Aldo, è proprio l’organizzazione del vivere che è sempre assurda, ovunque sia la vita.

Malgrado questi pessimistici ragionamenti, Aldo è tranquillo e vuole vivere al meglio la vita che ha. È giovane e, come tutti i giovani, non deve pensare al mondo degli adulti.

Improvvisamente nella sua mente ritorna lo specchio, ma cosa sarà? Si ricorda anche le parole scritte da Odla “ho la mano già pronta sulla superficie”, ecco come avveniva il passaggio. Odla lo aveva capito cercando nella cornice qualcosa. Pensa che “si passava” era un concetto improprio, in realtà il suo fisico era rimasto dall’altro lato. Era la mente che passava tra lui e Odla. Era un finto passaggio. Era come se fosse un incontro nello specchio tra due esseri che si trasmettevano una buona parte della propria mente. Ma un interrogativo affiora nella sua mente: perché non era presente nella vita di Odla come lei era presente nella sua? Nel primo passaggio deve successo qualcosa che non capisce. Era rimasto con la doppia personalità. Chissà perché? Poi a ripensarci bene pensa che la mano era stata poco tempo poggiata e forse il passaggio tra le menti era stato interrotto troppo presto.

Questo strano specchio apparteneva sicuramente al passato.

Affiora un ricordo dimenticato, un giorno di molti mesi prima Oilitta aveva chiamato specchio oicceps. Perché? Lui non ci aveva fatto molto caso ma ora, più consapevole, si accorgeva che oicceps e molto simile alla rovescia di specchio, mancava solo l’acca! Le lettere dei nomi erano invertite, questo lo aveva scoperto da tempo ma perché erano invertite le lettere dello specchio? Decide di chiedere alla mamma perché lo specchio ha anche questo nome strano. Anche se è convinto che la madre non saprà darle una risposta precisa.

Ora è Odla e Odla sia! Tra pochi giorni ha gli esami e su questi bisogna concentrarsi.

È l’alba e per lui inizia un nuovo giorno, quello della completa consapevolezza. Si alza e comincia a prepararsi per andare a scuola. Scende in cucina dove per colazione mangia solo alcuni biscotti, è sazio del pranzetto notturno. È pronto ma non esce, attende che la madre si svegli. Passano pochi minuti e la madre, mentre scende le scale dice: – Come al solito sei già pronta, ma dove corri ogni mattina?

 – Corro dalle mie amiche, per chiacchierare prima dell’inizio delle lezioni. A proposito Oilitta chiama lo specchio oicceps, è una parola strana, diversa dalle altre. Perché lo chiama così? Tu lo sai?

– Anch’io ho conosciuto qualcuno che lo chiama così? Ma è un antico linguaggio. Non so altro.

– Ma esiste un vocabolario antico?

– Non lo so. Forse in qualche biblioteca. Ma nella nostra città non credo che esista qualcuno che conosca la lingua antica, ormai è una lingua morta. Ma a chi vuoi che interessa un linguaggio non più in uso? Solo a te, la solita strana e curiosa, poteva venire in mente di conoscere.

– Ciao mamma. Ti bacio e corro, le amiche mi aspettano.

Sulla bicicletta continua a pensare. Linguaggio antico dei nomi e dello specchio, ci deve essere un perché. Lo specchio/passaggio a cosa serve o serviva. Perché nessuno lo conosce? I suoi primi due passaggi sono stati occasionali ma l’ultimo è stato voluto, da lui e da Odla. Perché Odla sa della mano? L’ha intuito o ne è a conoscenza perché ha scoperto il “segreto”. Deve assolutamente trovare il modo di aprire la cornice. Lo specchio del nonno è forse un passaggio spaziale? Ecco perché lui all’inizio si sentiva un alieno. Che in passato sia servito proprio come migrazione di alieni? Mantenere il proprio nome era necessario come conseguenza di mantenere il proprio fisico?

Con tutti questi interrogativi nella mente, pedala come un automa fino a scuola. La sua cara piccola amica stamattina avrà la sorpresa di vedere Odla perfettamente guarita e affettuosa.

Quando arriva a scuola Anna non c’è, strano perché di solito è molto puntuale. Anche quando aprono il cancello Anna non è ancora arrivata. Odla comincia a preoccuparsi. Cosa sarà successo?  Mentre parcheggia la bicicletta sente, alle sue spalle, l’urlo di gioia dell’amica: – Odla. Amica mia, come stai? Che bello, non speravo proprio di vederti stamattina. Ero molto preoccupata per te, ieri ti ho visto proprio male.

– Finalmente sei arrivata, tu sei sempre così puntuale. Cosa è successo?

– Niente di grave. In ritardo era mio padre che è andato prima a ritirare il nuovo camioncino e poi e passato per casa a prendermi. Ma ieri cosa è successo? Non sembravi tu. Raccontami tutto.

– Oggi mi sento benissimo. Ieri sono stata con un forte mal di testa tutto il giorno. Era tanto forte che parlavo a fatica e non capivo niente. Poi improvvisamente stanotte sono stata bene. Mi sono svegliata con una fame terribile, ho mangiato e mi è passato tutto.

– Ma cosa hai in fronte, sei urtata da qualche parte? Ieri la tua fronte era sana.

– Sì. Stanotte quando mi sono svegliata ho inciampato in una sedia e sono caduta con la fronte per terra.

Dopo poco arrivano anche Onavi e Oilitta e Odla deve ripetere anche a loro la storia della sua malattia. Oilitta ascolta con attenzione e poi, colta da improvvisa illuminazione: – Sarà! C’è qualcosa che non mi convince. Stavi troppo male per stare così bene oggi. Non sembravi la nostra amica, ci guardavi e non dicevi niente. Più che male mi sembrava che ti facessimo paura.

– Ma che dici? Paura di voi, non credo proprio. Dai Oilitta non esagerare. Stavo solo male e basta.

Oilitta sorride: – Va bene. Non ti irritare. Non ne parliamo più. Importante è che ora stai bene.

– Così mi piaci, amica mia. Argomento chiuso.

Nelle settimane successive l’argomento è stato completamente dimenticato. Aldo ha raggiunto un buon controllo delle sue parole, non è più costretto a riparare, in famiglia e con le amiche, le distrazioni che nel passato tante volte lo hanno messo in difficoltà.

Anche a scuola l’adattamento è completo anzi, con grande soddisfazione di Aldo, la rappresentazione Litta e Otte ha ottenuto un grande successo, nella manifestazione di fine anno. Sempre per il testo è stata chiamata tre volte dal Comitato, con la speranza di quest’ultimo in una eventuale contraddizione, ma è riuscito facilmente a cavarsela. Il testo è rimasto quello della prima stesura in quanto è stato molto impegnato nei compiti scolastici. Ha deciso di approfondire molto l’Eliottica e la fisica per poter continuare alla scuola superiore lo studio scientifico che preferisce.

La vita scorre finalmente normale per lo meno come rapporto con gli altri, il rapporto con sé stesso è anche migliorato ma ancora Aldo ha bisogno di relazionarsi e decidere gli atteggiamenti più convenienti nelle varie situazioni. Preso dalla realtà ancora non ha scoperto come aprire la cornice dello specchio. La sera a letto pensa, perché Odla non gli ha spiegato come doveva procedere? La cornice di sinistra … e se fosse quella di destra? Si alza e decide di provare, passa la mano lungo tutta la cornice di destra ma non nota nulla. Con le nocche prova a picchiettare un po’ da tutte le parti, spera di trovare una zona che “suona” diversa. Proprio a metà altezza, della cornice di sinistra, il suono è più sordo come se al di sotto vi fosse un piccolo vano vuoto. Capisce che il posto deve essere quello ma come procedere non lo sa. Rimane fermo poi nella sua mente affiora un pensiero: poggia la mano e aspetta. No, non può. Ha deciso di non toccare più lo specchio. Ritorna a letto ma poggia la mano e aspetta ritorna nella sua mente. Improvvisamente capisce: non è lo specchio ma è la parte della cornice che “suona” sorda. Corre e poggia la mano, sente uno scambio di calore tra il palmo e il legno. Continua a tenere ferma la mano ed ecco che sullo specchio appare una scritta:  

Aldo la legge piano, è speculare. Non rimane sorpreso ormai è abituato alla strana realtà. Pensa uno specchio che viene dal passato? Sembra più un prodotto del futuro. Ma forse non c’è nessuna differenza tra passato e futuro. Il presente è diverso. 

Ritorna a letto. La scoperta dell’origine dello specchio gli procura una calma mentale e rafforza la sua decisione di continuare l’esistenza da Odla. Per la prima volta, da quando è passato nell’universo speculare, si addormenta molto tranquillo.

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Lo specchio del nonno 17

Il nonno aveva ragione: ora era qui ed era la sua realtà. Tornato a casa prende la borsa, questa ha una tasca anteriore, deve contenere qualcosa. Apre la cerniera e scopre i suoi effetti personali. Un portafoglio, un borsellino che tintinna di monete e un portachiavi. Nel portafoglio, oltre a un centinaio o più euro, due carte di credito, delle ricevute e carte varie, c’è la patente di guida e la carta d’identità. Apre con sospetto i due documenti. La patente è la stessa, il cognome e il nome corrispondono così pure la data di nascita. L’unica cosa diversa è sulla carta d’identità. Stato civile: separato.

Ah, qualcosa allora comincia a essere chiara. Ma cosa?  Separato da Rosa? Chissà.

Quella notte è la peggiore della sua esistenza. Dorme molto poco, si sveglia continuamente con la mente stravolta da strani pensieri che si intersecano tra due realtà troppo lontane tra loro. Si sente Odla ma in realtà è Aldo, ma quale Aldo? Quello di prima certamente no perché non c’è continuità con il nuovo, non conosce nulla di lui e non riesce nemmeno a provare o a pensare un adattamento. Nell’adattamento con Odla aveva avuto delle difficoltà, spesso anche enormi, ma era sempre riuscito a superarle. Ora non erano difficoltà, era vivere la vita di un’altra persona che, in due anni, si era trasformata completamente. Risvegliarsi l’indomani mattina e riprendere la parte del nuovo personaggio lo terrorizza.

Anche quando, per stanchezza, si assopisce un poco ecco che compaiono le immagini della giornata precedente che lo riportano nella veglia allucinata.

Il pranzo con gli amici era stato, anche quello, un incubo a occhi aperti. All’inizio era cominciato bene, Attilio e la sua fidanzata erano come lui li ricordava. Poi la situazione era peggiorata. Poche volte aveva parlato e ogni volta se ne era pentito per gli equivoci creati dall’ignoranza della propria realtà. La prima gaffe era stata quando, arrivato Ivano in compagnia di una bella ragazza bruna e formosa, aveva esclamato: – Mi presenti questa bella ragazza?  

Dopo un attimo di silenzio generale, la ragazza aveva detto: – Ma che dici Aldo? Vuoi farmi un complimento? Non ho nemmeno cambiato pettinatura da sabato sera.

Anna interviene: – Non dargli retta Miriam, è da stamattina che dice cose insensate, come un ubriaco.

Dopo qualche altra battuta andata male: – Come sta tua madre? – detta ad Attilio che, per fortuna senza scomporsi troppo, aveva risposto: – Spero bene, non ho avuto nessun messaggio dall’aldilà. Aveva deciso di bere molto vino per fingere di essere ubriaco.

Per farlo aveva dovuto soffrire anche fisicamente. Quando si era accorto che stava perdendo veramente la lucidità era andato a sforzarsi per vomitare nel bagno del ristorante altrimenti da vero ubriaco avrebbe potuto determinare l’irreparabile. Riportato a tavola da un cameriere aveva cominciata la recita da ubriaco.

Quando Anna si era allontanata, invitata da una cliente al proprio tavolo, con varie domande indirette ad Attilio e a Ivano aveva cercato di sapere qualcosa della sua sconosciuta vita.

Aveva così appreso che si era separato da Rosa perché la tradiva con Anna, conosciuta durante le vacanze.

Che la sera di sabato erano stati tutti a ballare. Ballare? Lui non aveva mai saputo ballare.

Conclusione lui non era più lui, questa era l’unica certezza.

Dopo il pranzo, Anna delusa l’aveva accompagnato a casa dove gli aveva fatto bere due caffè forti e l’aveva messo a letto. Per sua fortuna la ragazza della mattina non c’era, evidentemente era a mezzo servizio, del resto la casa era grande ma non aveva camere di servizio.

Uscita Anna, Aldo si era alzato e dopo aver girato un poco per la casa, si era precipitato nella stanza del nonno, l’unica rimasta piuttosto uguale, e aveva tentato con lo specchio. Niente da fare era rimasto Aldo.

Ritorna a letto, chiude le persiane. Nel buio con gli occhi stanchi dal sonno che non arriva, rivede l’immagine di Anna che, tornata a casa, lo ha trovato alzato e sobrio. Gli aveva fatto prima una partaccia, poi gli era letteralmente saltata addosso vogliosa. Anche questo ricordo lo turba, erano due anni che non ci pensava proprio. Malgrado i pensieri è riuscito a farlo, anche con piacere ma alla fine il commento di Anna era stato lapidario: – Oggi manco l’amore riesci a fare bene, te la sei cavata con così poco. È quasi il caso di farti visitare.

Ma c’è qualcosa che non capisce: perché Anna si era trattenuta con la ragazza, mezza nuda, nel bagno e poi aveva fatto l’amore anche con lui!

La luce filtrata dalla persiana annuncia ad Aldo il nuovo giorno. Un altro giorno? No, la sua mente non resisterà. Con questo terrore nella mente si alza dal letto, Anna dorme ancora, senza far rumore, esce dalla camera e si precipita nella stanza dello specchio.

Questa volta è tanto il desiderio di mettere fine alla situazione che poggia appena la mano e si scaraventa contro la superficie, quasi fosse un suicidio. È fatta. Urta qualcosa e, con molto fracasso, cade sul pavimento. Passano solo pochi secondi, la luce si accende e sente l’urlo della madre – Odla, bambina mia! Cosa è successo? Perché ti sei alzata?

– Aspetta, ora ti racconto. Mi sento bene, non è successo niente.

Da questa parte, Aldo, sa che ha più possibilità di controllo. Con calma, mentre la madre l’osserva pensierosa, alza la sedia e la rimette a posto, vicino al letto. Vede a terra vicino allo specchio un suo quaderno, prende anche questo e lo posa sul tavolo. Con molta calma torna a letto e sorride alla mamma che gli si siede vicino.

– Ma cos’hai sulla fronte? Hai urtato la testa a terra quando sei caduta, vedo che si gonfia. È un bernoccolo. Vado a prendere un tovagliolo bagnato.

Quando la madre esce Aldo, si ricorda del quaderno raccolto vicino allo specchio, si alza e lo prende dalla scrivania, è quello di lingua, Aldo lo sfoglia ma nulla nota. Continua a girare le pagine, quando rientra la madre è tornato a letto con il quaderno in mano.

La madre glielo strappa dalle mani e lo rimette sul tavolo mentre severa dice: – Ora è notte, devi riposare. Fammi vedere la fronte, sta gonfiandosi proprio molto.  

La madre gli preme il bernoccolo con il panno umido, brontolando qualcosa sottovoce.

– Hai dimenticato che ho l’esame, questo anno. Dammi il quaderno, non ho sonno.

– Non ti do proprio niente. Hai dimenticato che per due giorni sei stata a letto. Anche le tue amiche, che sono venute a trovarti, sono rimaste spaventate. Guardavi, ascoltavi e non parlavi che a monosillabi. A sera io stavo per chiamare il medico quando sei crollata e ti sei addormentata. Adesso è piena notte.

– Mi racconti cosa è successo? Veramente sono stata così male? Io non mi ricordo niente. Nemmeno le ho viste le mie amiche. Chi erano Oilitta e Onavi?

– Sì, erano loro. C’era anche una tua amica più piccola. Era la più preoccupata.

– Anna?

– Mi sembra che così le tue amiche la chiamavano. Era tanto preoccupata che aveva le lacrime agli occhi e ogni tanto ti baciava e ti chiamava. Come è possibile che non ti ricordi niente? Dovevi star male veramente molto male, allora. Ma ora come stai? Cosa è successo con la sedia?

– Bene non lo so. Mi sono svegliata, avevo fame e mi sono alzata, nel buio non ho visto la sedia e sono inciampata e caduta lunga distesa. La testa, forse, l’ho sbattuta sulla sedia, nello specchio o forse per terra. Ora mi sento benissimo. Smettila di preoccuparti. Ho molta fame. Ma tu sei sola? Mio padre dov’è?

– Tuo padre, lo sai, ha il sonno pesante non si sveglia per tutta la notte. Ora rimani a letto, io scendo in cucina a preparati uno spuntino, non puoi mangiare molto. Poi domani mattina, se ti sentirai bene, farai una abbondante colazione.

Rimasto solo Aldo recupera di nuovo il quaderno dal tavolo. Perché era vicino allo specchio? Se stava male perché ha preso il quaderno? Intuisce che nasconde qualche segreto ed è proprio così. Nelle pagine centrali, quelle che si possono togliere, c’è uno scritto con una calligrafia non sua. Quando comincia a leggerlo, la sua schiena e percorsa da brividi e la mente vacilla un poco ma, per fortuna, rimane lucida.

“Caro Aldo, noi non ci conosciamo di persona, anzi ci conosciamo fisicamente anche se siamo lontani e, credo, non ci potremo mai incontrare. Sono Odla, nel mio mondo non posso più vivere, è tutto così diverso. Sono qui seduta sulla sedia davanti allo specchio, ho la mano già pronta sulla superficie. Fai presto a venire, altrimenti non mi resta che impazzire. Se tornerò nel tuo mondo, dove mi trovo molto bene, non mi avvicinerò mai più allo specchio. Ora è notte e, come la prima volta del passaggio, spero sia il momento propizio. Cerca nella cornice sinistra, se vuoi sapere l’origine dello specchio. Ciao, ti mando un impossibile bacio. Addio.”

Appena letto il messaggio, Aldo è preso da una gioia intima e contentezza per la scoperta di Odla/Aldo felice. Ammira l’intelligenza della ragazza per la sua capacità di adattamento. Le donne, già da bambine, hanno delle caratteristiche di sopravvivenza che l’uomo anche da adulto non ha.

Questo lui l’aveva sempre pensato e in questa strana occasione ha avuto la conferma.

Nemmeno lui si avvicinerà più allo specchio. Ma alla cornice sì. Strappa le pagine dal quaderno e le nasconde sotto al materasso, penserà poi a farle sparire in maniera definitiva.    

La madre ritarda a tornare, decide di scendere in cucina per poter mangiare qualcosa di più. Non è stanco, la notte in bianco incide solo sulla sua mente. Pensa povera Odla lei si che sarà stanca fisicamente per la notte che lui ha passato in bianco ma lo consola il fatto che lei se la cava molto bene. Quando arriva in cucina la madre dice: – Veramente devi stare molto meglio rispetto a ieri. Potevi anche rimanere letto. Ti ho preparato un panino farcito.

– Un panino solo? Ma io ho molta fame. Ieri ho quasi digiunato.

– Nemmeno questo ti ricordi. Altro che quasi, non hai mangiato niente.

– Allora preparami anche qualche altra cosa. Posso anche rimanere sveglia tranquillamente, ieri non ho mangiato ma ho dormito molto.

Più che una merenda, la madre le prepara un pranzetto contenta di vedere la figlia bene ma principalmente lucida. L’onestà o forse l’abitudine a osservare i regolamenti aveva portato la madre a decidere di chiamare, il giorno prima, uno psicologo del comitato. Poi quando Odla si era addormenta aveva deciso di rinviare all’indomani la chiamata. Quando Aldo sente questa confessione della madre è sorpreso e avvilito in un primo momento, poi riflette e capisce che in quel posto, all’interno della famiglia, i sentimenti hanno ancora il sopravvento sulla restrittiva educazione sociale.

Dopo la sostanziosa merenda, Aldo abbraccia e bacia forte la madre, forse anche per il suo comportamento. Nell’ambito familiare i sentimenti possono essere sinceri e forti. In quella società, la facciata sociale della famiglia deve essere priva di manifestazioni di affetto.

A letto Aldo, cerca di ragionare sull’ultima esperienza. La prima cosa che nota, nella sua mente, è la quasi totale assenza di Odla. La precipitosa fuga dalla realtà diversa evidentemente ha influito anche su quella piccola parte di personalità che aveva convissuto insieme a lui, per il primo periodo di trasformazione. Aldo si sente, per la prima volta in due anni, quasi solo Aldo. L’esperienza di vita vissuta nei panni di Odla gli dà coraggio e certezza di poter continuare una tranquilla esistenza. Certamente dovrà sempre stare attento a esplicare i suoi pensieri e a controllare bene le sue opinioni, prima di esprimerle.

Cerca nella cornice sinistra, se vuoi sapere l’origine dello specchio, pensa.

Si alza e va allo specchio, come suggerisce il messaggio passa le mani lungo la cornice. Tenta più volte ma non trova il segreto, forse di apertura. Rinuncia, proverà un altro giorno con più calma. Tutto è assurdo, come un romanzo di fantascienza che aveva letto quand’era giovane: “L’assurdo universo” dove, a causa di una forte esplosione, un uomo aveva cambiato mondo e si era trovato con un ruolo diverso ma in una società abbastanza simile.

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Lo specchio del nonno 16

Dopo i saluti Odla ritorna in classe. Ma è presente solo fisicamente, la mente è solo di Aldo. Quel posto è veramente assurdo, dopo quasi due anni ancora non è riuscito a capire niente. Ora ha dei dubbi sull’apparente vita serena degli abitanti per la sorveglianza esercitata dai comitati sui cittadini, anche di giovane età. Una struttura sociale che sembra non esistere ovvero che nessuno conosce bene. Gli abitanti vivono, anche bene, ma vivono solo nel senso che sopravvivano.

Anche a casa la sua mente è distratta da questi pensieri, la giornata passa come se Odla fosse un automa, il corpo partecipa alle attività casalinghe. Aldo, a sera nella sua stanza, cerca di trovare una logica che possa unire la vita apparentemente semplice e felice di quel posto con le norme dei regolamenti che cominciano a sembrargli piuttosto restrittivi della personalità. Il problema non è semplice, si preoccupa che possa complicare molto l’esistenza a Odla. Dopo che è riuscito a inserirsi abbastanza bene nel nuovo ambiente sociale, questa nuova scoperta lo rende nervoso, infatti passeggia su e giù per la stanza.

Il ritorno

Il suo corpo continua a essere indipendente dalla mente ed è per questo stato che non si accorge che la sua mano si poggia sullo specchio. La testa gli gira, la luce di una lampada quasi l’acceca. Ma una calma gli toglie i pensieri dalla testa, è merito del nuovo pensiero affiorato … Sono tornato.

Si gira verso lo specchio, sì è lui o quasi, l’immagine nello specchio è quella di Aldo ma qualcosa di diverso c’è. I capelli sono un poco più chiari e molto più corti, si avvicina allo specchio per controllare, non sono bianchi o grigi ma sono stati schiariti verso il biondo. Vede anche che indossa una camicia a fiori, tipo hawaiana da lui sempre odiate, il pantalone è a vita bassa. Come è possibile non ha più la sua pancetta, è un uomo magro. Indietreggia un poco, si guarda meglio e nota che, malgrado la camicia e i pantaloni la sua immagine è molto migliorata. Poi osserva la stanza, non è molto cambiata, solo i suoi giornali e i suoi libri sono spariti dal tavolo al loro posto troneggia un enorme puzzle e la grande lampada che l’aveva accecato. Si gira verso il letto, è tutto rinnovato e sembra venga usato. La stanza era del nonno e quando si trasferì in campagna diventò la sua cameretta da bambino poi da scapolo e ora, da ammogliato, l’aveva adoperato come suo studio. Un angolo per la sua tranquillità.

Improvvisamente sente il desiderio di rivedere sua moglie, apre la porta ed esce nel corridoio, sente delle voci in cucina. Devono essere Rosa e i figli. Entra in cucina, trova due giovane donne sconosciute, una seduta al tavolo che fa colazione l’altra, quasi una ragazza, al lavello che sciacqua qualcosa. La prima gli sorride: ­– finalmente, ti si vede. Ancora non sei pronto? Se ci metti troppo tempo, mi avvio da sola.

– Mi preparo subito cara, preferisco uscire con te.

Intanto pensava doveva essere cambiato anche questo posto. La donna seduta gli porge le labbra e dice: – Sì lo so, amore, che vuoi venire con me.

– Aldo le si avvicina e la bacia leggermente sulle labbra, si siede, vede la tavola preparata per la colazione, prende una tazzina e si versa un caffè con un poco di latte.

– Prendo solo il caffè e vado subito a prepararmi.

– Vuole che rifaccia il caffè, signore? – dice la giovane ragazza mentre si asciuga le mani.

– No, grazie. Va bene così – Aldo beve il caffè e aggiunge – vado. Un momento e sono pronto.

Raggiunge la camera da letto, l’arredamento è tutto nuovo ed è abbastanza raffinato. Apre la prima anta dell’armadio, poi la seconda, poi la terza finalmente nella quarta e nella quinta trova abiti maschili. Prende una camicia a righe e un completo pantalone e giacca, li indossa. Poi si guarda allo specchio dell’armadio, è ben rasato e pettinato evidentemente era già stato in bagno.

Vede una borsa femminile e una che sembra maschile pronte sulla consolle, apre quella maschile dentro c’è un personal computer.

Sente che le due donne parlano e furtivamente apre la borsa femminile, cerca qualche indizio sulla sconosciuta compagna. Lo trova facilmente sulla carta di credito che è nel portafoglio: Ferroso Anna.

Rimette tutto a posto e torna in cucina, Anna non c’è. La ragazza, che sta mettendo a posto la tavola, gli dice: – Signore, oggi tornate per il pranzo?

– Non lo so, chiedi ad Anna.

Prima di qualche altra domanda esce dalla cucina, nota che Anna si sta preparando allo specchio del bagno, la porta è socchiusa. Sente dei passi, ritorna nella stanza dello specchio e con la porta socchiusa vede che la ragazza entra nel bagno mentre si toglie la camicetta … è a seno nudo.

Quando la porta del bagno si chiude, guarda il giornale sul tavolo, è quello del giorno precedente la data corrisponde. Il tempo è lo stesso. Solo quello. Tutto è diverso.

Si avvicina al balcone, lo apre ed esce. Fuori invece tutto uguale, la strada, il traffico, il frastuono. Rimane sul balcone per un po’, cercando di capire perché la ragazza è andata nel bagno spogliandosi. Mentre rientra sente la voce di Anna: – Aldo, andiamo. Non ti dimenticare la borsa.

La borsa? E dove sarà? Poi sottocchio, uscendo dalla stanza, si accorge che Anna ha solo la borsa femminile, si reca nella camera da letto e, senza alcun dubbio, prende la borsa con il PC portatile. Uscendo Anna dice alla ragazza che non torneranno a pranzo perché sono stati invitati dall’amico Attilio per festeggiare il suo compleanno.

Attilio, pensa speriamo che sia lui. Nell’ascensore intuisce che anche da questa parte deve adattarsi ma è molto più difficile perché non sa nulla. Il pensiero corre al nonno che all’ improvviso un giorno diventò molto silenzioso e, comprata una piccola casa in campagna, sparì dalla famiglia. Sicuramente c’entrava lo specchio.

Segue Anna e si trova in un garage, vicino a una macchina sportiva di colore rosso. Poi sente, nel suo cervello affollato la voce di Anna: – Vuoi guidare tu?

– No cara, guida tu.

– Ma stamattina cos’hai? Cos’è questa “cara”.  

Aldo sorride e le invia un bacio. Il gesto funziona Anna a sua volta sorride, gli dà un pizzicotto sulla guancia.

Entrano in macchina, Aldo pensa che per il momento è riuscito a cavarsela. Vuoi guidare tu? Aveva detto Anna. Che dilemma scansato. Dove si sarebbe diretto?

Anna guida con molta bravura, dopo una trentina di minuti arrivano in un grande parcheggio sotterraneo. Il parcheggio è situato molto in periferia, è una zona che lui quasi non conosce.

Usciti dal parcheggio, arrivano a un grande negozio di abbigliamento che occupa, tra boutique e sartoria, un intero piano terreno. Entrano nella boutique dove trovano una giovane commessa e un commesso. Anna dice ad Aldo di controllare alcune rimanenze, già catalogate, sul suo computer.

Dopo un primo momento di difficoltà, lui riesce a trovare il file corrispondente e può controllare la merce. Impiega molto tempo, mentre Anna assiste e collabora con i due commessi per consigliare alcune eleganti signore nelle scelte.  

 In un momento che il negozio ha pochi clienti, Anna consegna ad Aldo le chiavi del deposito, dice di controllare gli ultimi arrivi e alla commessa di portare al deposito alcune scatole, Aldo si alza e si avvia verso la porta seguendo la ragazza.

– Aldo, stamattina ti vedo molto distratto. Cosa controlli senza il computer?

– Hai ragione. Ero distratto pensavo a Attilio, speriamo che sia puntuale.

Rimasto solo nel deposito ha molte difficoltà a controllare la merce arrivata. Perde molto tempo anche perché e distratto dal pensare alla sua nuova situazione. Alla fine, senza aver completato il controllo, chiude il computer e poi il deposito ed esce sulla strada, allontanandosi dall’edificio. È molto provato, questo posto è troppo diverso e faticoso. Che sia ancora un altro mondo? Sarebbe il terzo. No. La stanza del nonno, la strada. Tutto sembra uguale. Con questi pensieri gira per strade che conosce poco, perde anche qualche punto di riferimento, poi ritrova la strada per tornare. Quando finalmente entra nel negozio, Anna non c’è, la commessa gli dice: – La signora è uscita per cercarvi.

Si siede su una sedia, posa la borsa sul pavimento e, chiudendo gli occhi, cerca di riposare più la mente che il fisico. Sente un leggero fruscio, apre gli occhi e vede Anna di fronte a lui che lo guarda con occhi sorpresi e indagatori.

– Ma dove sei stato? Ti hanno visto girare da tutte le parti. È più di un’ora che ti cerco.

– Non ti preoccupare, oggi mi sono stancato molto a verificare la merce nel deposito e dovendo pranzare fuori ho deciso di concedermi un poco di svago. Forse ho passeggiato troppo perdendo la cognizione del tempo.

– Ma oggi sei proprio strano. Sei sicuro di sentirti bene. Mi dai l’impressione che mi guardi ma quasi non mi vedi. Tra poco dobbiamo avviarci per il pranzo. Tu continua a riposarti ancora un poco, vado un momento sull’ammezzato a mettere a posto la merce per i saldi.

Rimasto solo Aldo sprofonda nei suoi pensieri. Il primo che affiora è il ricordo della sua amica Anna. Ma, pensa, le Anne sono tutte intuitive? Ancora qualche suo tentennamento e sarà scoperto. Scoperto? Ma cosa vogliono da lui? Lui e sempre lui, sono gli altri che non sono più come erano prima. Questo pensiero invece di rattristarlo gli mette allegria, gli viene proprio da ridere anche abbastanza forte quando si ricorda del Mediatore nel testo che ha scritto dall’altra parte. Ma forse la realtà è proprio così: è e non è, dipende da dove sei.

Poi affiora, improvvisamente, un ricordo infantile. Il nonno un giorno che lui era andato a trovarlo, mentre accudiva le faccende dell’orto gli aveva detto: – Aldo, ascoltami bene, ricordati che dove sei quella è la realtà.

Da bambino non aveva mai capito cosa volesse dire il nonno ma ora è tutto chiaro. Quasi una preveggenza del vecchio. Pensa che, forse, anche lui deve andare in campagna. A fare che? Lui non sa manco fare il contadino. L’unica cosa che ricorda di saper fare è il controllore sul treno. Già ma il controllore Miro Aldo dov’è?

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Lo specchio del nonno – 15

Letto il testo al gruppo dell’attività teatrale, l’insegnante resta perplessa, guarda gli alunni cercando di notare qualche emozione, interesse ma non trova che visi sconvolti.

Nessuno parla, nessuno si muove.

– Allora, cosa ne pensate? Mi sembrate turbati ma è solo una fantasia di Orim. Non la conoscete? Il testo mi sembra valido anche sei il modo di scrivere della vostra compagna è poco tradizionale. È una ragazza stravagante, ma seria nello studio.

A queste parole Oilitta si alza: – È vero la mia amica è una ragazza strana ma a me piace molto

– Il testo o la tua amica? – chiede l’insegnante.

– Il testo. Ma anche la mia amica.

Odla sta per intervenire, ma si accorge che la solita semplicità di Oilitta ha, con il suo dire, ha distesa la mente degli alunni che cominciano a sorridere e a esprimere le proprie opinioni. La maggioranza si esprime a favore del testo solo Erotte e qualche altro non sono favorevoli.

Oilitta distratta chiede chi farà la parte di Litta, dimenticando che il testo era stato scritto proprio per lei.

A questo punto scoppia un’ilarità generale. Erotte interviene:

– E io dovrei recitare con una come Isamer? Non si ricorda niente, che brutta figura faremo. Io non accetto la parte.

– Professoressa, ho scritto questo testo proprio per lui, non può non accettare. Io credo che sia l’unico in grado di poter interpretare ottimamente il personaggio – dice Odla

– Perché non fai tu la parte di Litta? Con te sarei disposto a recitare. – risponde Erotte

– Grazie dell’onore che vorresti farmi ma quello che vale è proprio il carattere di Isamer, la sua semplicità, la sua ingenuità e spontaneità. Se discendi dal trono potresti capire facilmente. – chiarisce Odla.

– Dal trono? – ripete l’insegnante – Questo non l’ho capito? Forse la fantasia ti ha preso troppo, ora inventi parole senza senso. Cos’è il trono? Cosa vorresti dire?

– Voglio dire che il trono è un posto alto, dove chi c’è non considera gli altri. – si affretta a precisare Odla.

È molto tempo che non commette più errori del genere.

L’insegnante aggiunge: – Il concetto mi è chiaro, forse, hai anche ragione sul carattere del tuo compagno ma, ripeto, dove prendi questi termini. Non certo dal vocabolario “trono” è un termine che non esiste e che tu dici con troppa convinzione. Perché?

– Non lo so. Forse perché, da bambina, il treno io lo chiamavo trono perché non lo dicevo bene. Il treno era alto vicino a me. Non so spiegarlo in altro modo. L’insegnante non sembra molto convinto, tuttavia accetta come conclusione la tesi di Odla e aggiunge: – Orim, pensi di continuare il testo? Oppure le ultime parole di quello che tu chiami Mediatore sono la conclusione?

– Non so. Lei cosa mi suggerisce?

– Credo che possa anche concludersi così anche se forse bisognerà cambiare qualche parola. In alcuni momenti il testo, anche se ha una sua sequenza logica, mi sembra troppo tortuoso.

Erotte interviene: – Ma allora devo proprio io fare la parte di Otte, non posso essere sostituito? – l’insegnante, in maniera risolutiva: – No. Tu sei adatto alla parte e anche bravo a recitare.

Tra la lettura del testo e i vari commenti successivi passa l’intera ora di attività.

A casa la sera, Odla pensando al testo decide di lasciare l’ultima parola al Mediatore anche se la conclusione sembra un po’ filosofica. Per questo l’insegnante è restata perplessa dopo la lettura, in quel posto la filosofia non esiste, così come non è mai esistita la monarchia, ecco il problema del trono.

Lasciando volutamente questi pensieri decide di studiare le lezioni di Eliottica che ha seguito piuttosto distrattamente negli ultimi giorni per dedicarsi al testo della commedia.

Si siede al tavolo, apre il libro nello stesso momento che entra la madre.

– Odla è tardi. La mattina ti alzi sempre così presto, perché non vai a dormire?

– Non posso. Hai dimenticato che quest’anno ho l’esame. Devo ripassare alcune materie che ho tralasciato per scrivere il testo della commedia. Non ho sonno, a me bastano poche ore di sonno.

– Non fare molto tardi. Capisco che è un periodo che sei molto presa dalla scuola. Non hai nemmeno visto, sul tavolo della cucina, la tua cartolina del Comitato tessere personali.

– È già arrivata? Non è presto? Io ancora non ho compiuto i quattordici anni. Quando devo andare? La mattina proprio non posso, non voglio perdere nemmeno un’ora di lezione.

– Non ti preoccupare. Hai tempo due mesi per presentarti al comitato e puoi anche andarci di pomeriggio, passerò io per prenotarti il colloquio. Tu non ci pensare proprio, te lo ricorderò io. 

Con una tenera carezza sui biondi capelli, la madre la lascia al suo impegno scolastico.

Ma l’entrata della madre ha distratto Odla. In quel mondo non circola denaro contante. La tessera personale, una specie di card bancomat con tanto di cip personalizzato, sarà la sua dote di denaro settimanale, non molto in realtà ma giusto per i suoi bisogni da adolescente.

Adolescente sviluppata? Ecco che nella mente di Aldo affiora il ricordo dell’imbarazzo e del terrore che aveva provato alcuni mesi prima quando, una mattina, svegliandosi si era trovata donna e la madre l’aveva portata all’ospedale.

Ora si era abituato facilmente alle mestruazioni perché il cip sottocutaneo al pube, impiantato in ospedale quella prima mattina, rendeva indolore e controllava il flusso sanguigno.

Finalmente si dedica alle lezioni di Eliottica, studia fino a tardi per poter recuperare, in parte, gli argomenti tralasciati.

Sono così poche le ore di sonno che la mattina successiva non sente la sveglia, dorme profondamente ancora per due ore. Quando si sveglia riesce a prepararsi in fretta, fa una piccola colazione e corre a scuola.

Quando arriva a scuola, le sue amiche, Anna compresa, hanno già raggiunto le proprie aule. In classe.

Oilitta si meraviglia del ritardo:– Cosa è successo, Odla. Cosa ti hanno chiesto? Cosa voleva il direttore da te?

– Il direttore? Perché? Io sono arrivata adesso. Stamattina non ho sentito la sveglia. Ma non hai letto l’avviso sull’ ingresso dell’aula?

– Quale avviso?

– Il direttore vuole vederti. Ora che viene l’insegnante, chiedi il permesso e vai.

Proprio in quel momento entra l’insegnante che subito si rivolge a Odla: – Orim, sei già andata dal direttore?

– No, professore. Stamattina ho fatto tardi, sono appena arrivata. Posso andare?

– Certo. Devi andare.

Uscendo dall’aula vede, sullo schermo a lato della porta, l’avviso di convocazione. “L’alunna Orim Odla deve recarsi, prima dell’inizio delle lezioni, in direzione.”

Prima dell’inizio, pensa mentre si avvia verso la direzione, doveva essere una cosa urgente. Di solito gli alunni erano convocati durante la pausa pranzo. Bussa alla porta della direzione, entra e trova lo psicologo della scuola, che già conosceva per alcune lezioni extra in classe, e un altro signore. Lo psicologo l’accoglie dicendo: – Ciao Orim, ti stavamo aspettando. Lui è del comitato.

– Del comitato Tessere personali? L’avviso è arrivato stamattina. Mia madre ha detto che ho tempo per ritirare la card.

– No, sono del comitato Rapporti personali. Sono anch’io psicologo. Siediti, tranquilla non è nulla di grave. Dobbiamo solo parlare un poco con te. Tu sei una brava alunna, ti distingui per le tue buone capacità in tutte le materie. Anche nel teatro hai elaborato un testo interessante. È proprio di questo che vogliamo parlare.        

Alle parole Rapporti personali Aldo sente un brivido mentale. Quello che temeva è arrivato. Qualcuno deve aver denunciato Odla.

Poi, prima che lo psicologo parli, si accorge che sulla scrivania è poggiato il testo della commedia.  Come mai è arrivato lì? Ora veramente deve stare calmo e controllare bene tutto quello che dirà, se è un problema solo del testo non dovrebbe essere difficile trovare risposte adatte. Almeno spera.

Lo psicologo del comitato non perde tempo e subito entra in argomento: – Non voglio fare un giro di parole inutili, sono venuto per parlare del testo che hai scritto per la rappresentazione di fine anno. Io e il tuo professore pensiamo che sei stata aiutata nella stesura del testo. La tua esperienza esistenziale, data la tua età, non può averti portata a una concezione così astratta e a un uso così, diciamo, disinvolto dei vocaboli adoperati. Chi ti ha aiutata? Con chi hai parlato? Oppure hai trovato qualche antico libro. Tua madre e tuo padre sono cittadini modello, non sono mai stati sottoposti a giudizio del mio comitato, anzi ne hanno fatto parte con onore.

– Io del mio testo non ne ho parlato con nessuno, ho lavorato anche di notte per rispettare l’impegno preso. Non ho letto nessun libro. È interamente uno scritto di fantasia. Ho scritto, letto, riletto, corretto e riscritto, tante volte per cercare il contrasto non solo con le parole ma anche con i sentimenti dei personaggi.

– Ma è proprio questo il problema, quello che tu chiami sentimenti è la parte strana e misteriosa della commedia. Per non parlare poi del finale. Leggiamo proprio l’ultima battuta del personaggio che tu hai chiamato Mediatore. Anche il suo nome da dove l’hai ricavato?

Come se il colloquio fosse già tutto predisposto il collega psicologo scolastico, già pronto con la pagina finale aperta, legge: – No. Nessuno di voi due ha capito né capirà. Io non rappresento niente, sono solo quello che voi siete insieme. Nessuno da soli.  Qualcuno o, se più vi aggrada, insieme qualcuno da soli nessuno. Voi siete se siete, ma siete anche se non siete.

Dopo un minuto di silenzio, durante il quale i due scrutano Odla cercando un cenno di turbamento o di altro, il suo insegnante dice: – Odla, quello che hai scritto è molto strano. Incomprensibile. Un giro di parole il cui senso sembra anche chiaro ma, in realtà, non ha un significato preciso. Sono solo significati opposti, sembrano costruiti secondo una logica distruttiva e molto asociale.

– Ma è solo uno scritto per la recita. L’ho scritto per Oilitta e per Erotte, due miei compagni di classe che sono proprio come li ho descritti, un troppo serio e distaccato, l’altra sempre allegra e spensierata. È stato proprio l’insegnante di teatro che mi ha dato questo compito.

– Sì. Lo sappiamo. Ma il testo supera la teatralità. Forse tu non capisci. L’hai scritto d’istinto e non ti rendi conto della stranezza. È un testo che non deve uscire dalla scuola, potrebbe nuocere a qualche mente debole. Tu queste cose non le puoi capire. Ora non ci pensare, concentrati sull’esame che, da brava alunna, devi superare bene per il tuo avvenire. Poi con calma ne potremo parlare, anche fra mesi.

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Lo specchio del nonno – 14

Due anni dopo

Sono passati quasi due anni ed è da tempo che non prova più a toccare lo specchio. La sua vita da Odla ha coinvolto in pieno la sua mente ma non in maniera negativa. Si sente realizzato tanto che è anche preoccupato per gli esami di ammissione alla scuola superiore. Ha compiuto dodici anni da poco tempo e non ha nemmeno festeggiato il compleanno, questa volta senza pensarci molto. Quello dell’undicesimo anno fu, si ricorda bene, un’altra tragedia di adattamento. Pochi giorni prima aveva parlato con le amiche per invitarle a una festa ma anche questa cosa era risultata, tanto per cambiare, un’assurdità della sua mente. In quel posto non si festeggiavano i compleanni, non si festeggiavano gli onomastici. Il calendario non aveva santi e non santificava nessun tipo di festa. Se ne era dimenticato.

– Ciao Odla, stamattina è ancora più presto del solito, il cancello è chiuso, tra poco ci vedremo di notte? – Anna saluta l’amica con questa battuta.

L’argomento di questa alba è relativo alle inesistenti festività. Odla proprio non può trattenersi di ribadire la sua perplessità: – Il giorno dell’unione legale di mio fratello, una festa la farei proprio.

– Una festa. Perché?

– Perché è un giorno speciale, due ragazzi decidono di stare insieme.

– Ma è già un giorno speciale quando vanno a convivere. Non capisco. La festa a cosa serve?

Per Anna è difficile capire il concetto che permane nella testa di Aldo, abituata solo alle due festività annuali collettive, quella di inizio dell’anno e quello di primavera.

Odla cerca di convincere Anna ma la risposta continua a essere negativa anche se più conciliante: – Potrei anche essere d’accordo ma come dici tu è troppo diverso.

Odla, ovvero Aldo capisce che è inutile continuare: – Va bene, hai ragione. Forse è meglio pensare ai nostri esami. Ti senti ben preparata per accedere alla scuola primaria? Io sono un poco preoccupata per il mio accesso alla scuola superiore.

– Ma che paura hai? Tu sei brava.

– Non è l’esame che mi spaventa ma la frequenza della scuola superiore, abituata a studiare sempre da sola come farò ad adattarmi allo studio di gruppo, per giunta con eventuali cambiamenti dei compagni.

– Ma ci saranno sempre gli insegnanti ad aiutarti nelle difficoltà.

– Si, lo so ma la differenza, se ci pensi bene, è notevole. È chiaro che mi adatterò, tu non hai proprio idea quale adattamento ho dovuto superare per vivere.

– Ma questo non me l’hai mai raccontato. Sei stata malata? Molto grave.

– No! Non è stata una malattia, è stata una cosa difficile a spiegare e ancora più difficile da capire.

– Ma tu prova a dirmelo, può darsi che qualcosa potrei capire.   È proprio tanto impossibile?

– Decisamente sì, Anna. È una cosa così strana e intima che, diciamo, non ho il coraggio di confessare nemmeno a te che sei una mia piccola amica.

– Ma allora le tue amiche Oilitta e Onavi lo sanno?

– No. Nemmeno loro. Se lo confessassi potrei sconvolgere la mia o le vostre menti.

– Non ne parliamo più. Odla, questo tuo segreto deve essere molto importante per te. Ho capito perché sei, non sempre ma spesso, piuttosto strana. Deve essere questo segreto che ti rende così. Mi fai quasi paura.

– Esagerata! Ma sembro veramente così strana? Cosa ti sembro? Tu che sei la mia amica più sincera puoi anche dirmelo.

– Anche tu non essere esagerata. Sei una simpatica amica e non hai nulla come persona. È la tua mente che ogni tanto dice delle cose strane che nessuno capisce. Mi ha detto Oilitta che anche in classe, alcune volte, i tuoi insegnanti rimangono pensierosi ad alcune tue battute. Oilitta dice anche che le tue battute sono divertenti proprio perché gli altri rimangono pensierosi e lei si diverte proprio perché diventano strani anche loro.

– Ero sicura che Oilitta va dicendo tutto quello che accade in classe, non può resistere. Però è vero che lei si diverte sempre molto a qualsiasi cosa, fa parte del suo carattere allegro. È anche una vera amica sincera come te e Onavi. Forse anche loro, come dici tu, accettano la mia strana mente per amicizia.

– A proposito di amicizia, verranno con te alla scuola superiore anche loro, sarete nello stesso gruppo?

– Proprio perché siamo amiche non ci metteranno insieme. Per Onavi potrebbe anche capitare ma per Oilitta, che è della mia classe, è proprio proibito dal regolamento.

– Ma stamattina non dovevi portare il testo teatrale al professore dell’attività? – Chiede all’improvviso Anna.

– Sì. L’ho qui nella cartella.

Quando il cancello si apre Odla e la sua amica entrano, seguite da Oilitta e da Onavi, arrivate proprio in quel momento. Odla nota la novità e chiede:

– Come mai stamattina siete venute anche voi presto?

Oilitta chiarisce l’arrivo mattutino: – Oggi è un giorno importante. Hai portato il testo? Noi vogliamo leggerlo in anteprima. Voglio vedere proprio come mi hai trattata.

– Ti ho trattata come meriti. – risponde Odla.

Oilitta precisa: – Io della tua testolina strana e fantasiosa non mi fido. Forza, caccia questo testo.

– Ti ho considerata da brava attrice comica. Non sei contenta?

Odla prende dalla cartella alcuni fogli e li porge alle amiche aggiungendo: – Mi raccomando non mi trattate male se qualcosa non vi piace.

Le ragazze spariscono nel fondo del cortile, dietro l’edificio principale. Odla e Anna si guardano ridendo alla ridicola scena della sparizione veloce e silenziosa. Anna commenta: – Ma cosa hanno quelle due? Sembrano due animaletti del bosco per come corrono a nascondersi. Che cosa buffa.

– Mi sembra che strana, non sono solo io. Ognuno ha qualche cosa di curioso.

– Tu hai di strano principalmente il parlare, ogni tanto dici delle cose che non si capiscono e che nessuno conosce. Il fatto strano è che tu le dici con tanta convinzione come se fossero vere.  

Queste parole colpiscono molto Odla, principalmente perché dette da una ragazzina molto intelligente che sembra sia quasi a un passo dalla comprensione della realtà. E se confidasse ad Anna il suo segreto? No. Non può, potrebbe essere una cosa troppo sconvolgente per la ragazza oppure, nel tempo, potrebbe a sua volta riferirla ad altri. Oltre al fatto che sarebbe costretta a una specie di alleanza con Anna, troppo stretta rispetta a quella delle altre amiche.

La tentazione di confidarsi è forte ma malgrado la stima che ha per Anna il rischio è troppo alto. È meglio tacere.

Il silenzio di Odla, provocato dalla decisione sulla eventuale scelta, è stato notato dall’amichetta. L’intuito della sua piccola amica la sorprende ancora, quando dice: – E dai … Perché non mi dici a cosa stavi pensando?

– Ma sei una ragazzina terribile? Non ho niente da dirti. Te lo ripeto, se tu sapessi potrebbe essere una cosa tanto assurda che potrebbe far male a tutte e due.

– Ma io non ho paura. Quando vorrai dirmela sarò sempre disponibile.

– Ti ho detto che non ho nulla da dirti!

– Va bene, non innervosirti. Ti credo, ho capito che non lo conosci bene nemmeno tu, forse è per questo che non puoi parlare.

– Ecco. È proprio così. Quando lo capirò allora te lo dirò, anzi lo dirò a tutte e tre le mie amiche preferite.

Suona l’entrata e le due amiche si lasciano salutandosi affettuosamente.

Quando Odla si siede al suo banco, Oilitta ancora non è ancora arrivata. La classe si riempie di alunni e l’amica non si vede.

Poi correndo, proprio davanti all’insegnante che si accingeva a entrare, arriva l’amica.

– Oilitta, finalmente.

– La colpa è del testo che hai scritto.

– Ma che dici? Sono solo poche pagine.

– Poche pagine sì. Ma leggi, leggi e non capisci niente. Sono chiari solo i movimenti delle ragazze, il resto è tutto strano e misterioso. Io non ho capito niente, Onavi dice che un poco le piace ma è molto strano. Ma cosa hai scritto?

Prova dell’alunna Orim Odla – classe IV sezione B

LITTA E OTTE

(La scena rappresenta un cortile con un pozzo al centro, sul fondo un porticato con colonne e archi a sesto ribassato, al lato sinistro della scena una panchina e un piccolo cipresso in vaso, al lato destro un’altra panchina e un piccolo ciliegio in vaso. Le luci sono così predisposte: il centro del palcoscenico è mediamente illuminato, il lato destro (ciliegio) è poco illuminato e, seduta sulla panchina, c’è Litta; il lato sinistro è molto illuminato, in piedi sulla panchina c’è Otte. Nel pozzo scende dalla carrucola una corda. Il personaggio Mediatore è nel pozzo, quando parla la corda si muove secondo le parole o l’espressione della voce.)

Litta   (con voce roca) Oggi è proprio una bella giornata. Sono felice.

Otte    (con voce brillante) Ti invidio!

Litta   (sempre con voce roca) Non voglio sentirti. Mi reprimi! … Non esisti!

Otte    La mia non esistenza è già una mia condanna perenne. Infierisci pure, mi è indifferente.

Litta   Oggi vado nel bosco, sarà una passeggiata indimenticabile.

Otte    Io vado, senza muovermi, nel mio triste passato.

Voce   (dal pozzo la corda si muove scandendo le parole) Vanno. L’andare è un privilegio per chi può. Vanno … vanno.

(entrano da destra alcune fanciulle con  tuniche bianche, da sinistra con tuniche nere. Tutte vanno lentamente verso il fondo e si dispongono, dopo essersi incrociate, con i colori delle tuniche alternate.)

Voce   Vanno …  vanno. L’andare fu un privilegio.

Otte    (la voce è meno brillante) Nel mio passato io non ho vissuto, solo ora nel mio presente me ne accorgo. Ma tu hai vissuto? 

Litta   Nel bosco incontrerò le mie amiche, nel ruscello la nostra pelle si asseterà di acqua limpida. I pori berranno a sazietà. Che bello.

Otte    È vero, non mi ascolta. Ecco un’altra mia sconfitta.

Voce   Non può. Non è la sola. Le voci del passato non le ascolta nessuno. (Le ragazze dal fondo ripetono cinque volte, con voce decrescente)  Le voci del passato non le ascolta nessuno.

Litta   Cos’è questo canto? Chi canta?

Otte    È solo un rumore fastidioso! Il canto è quello della civetta.

Voce   Tu senti il canto, tu il rumore. Sentite come ascoltate. Io non sento che un’eco. Nel pozzo tutto è un’eco che gira. (durante le parole la corda si muove girando, seguendo il bordo del pozzo. In contemporanea girano, su se stesse, le fanciulle del fondo. Le bianche verso la propria sinistra, le nere la destra)

Otte    Ma tu chi sei? Forse il destino?

Voce   No, anch’io sono l’eco. L’eco della coscienza, della coscienza nell’assurdità.

Coro   (le ragazze portando le mani, a palme aperte, alle orecchie) Non voglio sentire … non voglio sentire … non voglio sentire (a voce crescente)

Otte    Perché non vedi la tristezza? Perché?

Litta   Il canto è cambiato. Ora è sublime.

Otte    Tu non senti … Tu non vedi

Coro   (portando le mani su gli occhi) Non voglio vedere … non voglio vedere … non voglio vedere.

Voce   Il secchio sale.

Coro   (quando è fuori, il coro ripete tre volte decrescendo) Il secchio è vuoto … il secchio è vuoto … il secchio è vuoto.

Litta   Peccato. Avrei bevuto volentieri l’acqua fresca del pozzo.

Voce   Il secchio è vuoto. Il secchio scende (il secchio scende)

Otte    Tutto è inquinato, il pozzo è torbido.

Litta   L’acqua limpida e fresca disseta.

(la corda si agita ma la voce tace, poi la corda ricomincia a salire, quando è tutta uscita non c’è il secchio ma un personaggio strano e mascherato, il Mediatore che abbandona la corda alla quale si aggrappava e scavalcato il bordo del pozzo esce sulla scena, durante questa fase le fanciulle si ridividono in bianche e nere raggiungendo il centro della scena, si fermano ai lati del personaggio uscito dal pozzo. Quelle vestite di bianco si pongono a destra della scena, quelle vestite di nero a sinistra, tutte si inginocchiano verso il mediatore, che appare un doppio personaggio perché ha la maschera bianca su un vestito nero e, quando si gira, una maschera nera su un vestito bianco)

Litta   Che bella maschera. Chi sei?

Otte    Che mostro. Vattene!

Litta   Ho capito. Sei il bene e il male.

Otte    No. È solo un personaggio grigio. Il grigiore dell’esistenza che è ci viene sempre proposta dai bianchi e dai neri.

Litta   (si alza dalla panchina e, con un percorso lungo i bordi del palcoscenico, si avvicina al Mediatore) Mi sento attratta dal tuo bianco candore ma anche dalla tua nera falsità, io amo la mia doppia esistenza, perché amo la vita.

Otte    Io amo la morte.

Mediatore   No. Nessuno di voi due ha capito né capirà. Io non rappresento niente, sono solo quello che voi siete insieme. Nessuno da soli.  Qualcuno o, se più vi aggrada, insieme qualcuno da soli nessuno. Voi siete se siete, ma siete anche se non siete.”

(sipario)

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Lo specchio del nonno – 13

Mentre l’insegnante sta dando spiegazioni per l’esame, arriva attraverso il fax posto vicino alla cattedra una comunicazione. L’insegnante legge: – Gli alunni indicati devono presentarsi oggi pomeriggio alle ore sedici e trenta al centro religioso, per iniziare il tirocinio.

Odla è nel gruppo. Non è sorpresa perché era stata già avvisata dalla madre che, in quel periodo dell’anno, venivano convocati i ragazzi per apprendere i vari culti e scegliere una religione.

Alle sedici e venti Odla è già al centro religioso. Non ha avuto difficoltà a trovarlo perché l’insegnante ha dato una dettagliata descrizione del percorso, partendo dalla scuola.

Il centro religioso è un grande edificio posto in un parco verde, molto curato e attrezzato con terrazzamenti e spazi semicircolari con gradinate del tipo teatro antico. L’edificio principale, posto al centro del parco, è molto diverso dagli altri pubblici che Aldo ha visto, ovvero dai Comitati. Anche se non molto alto, ha un aspetto particolarmente interessante, ha una complessa copertura, formata da più parti che si intersecano tra loro. Il muro che forma la parete esterna non ha né finestre né vetrate ma molte entrate sovrastate da una pietra traforata che, oltre a un simbolo diverso per ogni entrata, ha un numero progressivo.

Odla sceglie l’ingresso numero uno. Varca la soglia e si trova in un lungo corridoio, una voce artificiale l’accoglie dicendo: – Ciao, hai scelto bene. Ha oggi inizio il tuo viaggio spirituale. Se dici il tuo nome e cognome posso registrare la tua iscrizione.

– Il mio nome è Odla Orim.– Benvenuta Odla, non hai omonimi sei stata subito individuata e registrata. Puoi procedere lungo la Via. Durante il percorso ti esporrò i concetti principali della religione di Useg, sulla parete di sinistra potrai vedere le immagini relative al culto. Non soffermarti troppo, questa è una prima esposizione, ricorda che per tre mesi dovrai frequentare questo primo culto, gli altri saranno più brevi. La tua guida spirituale teorica sono io quella pratica è Asiram, la conoscerai alla fine del percorso.

Odla procede lentamente lungo il corridoio, la voce inizia a descrivere l’origine della religione partendo dalla vita del suo maggiore esponente terreno, Useg. Aldo sente che solo una piccola parte della sua mente è interessata alla voce, intuisce che Odla ascolta con interesse. Lui è distratto dalla sua necessità di adattamento, i concetti religiosi che sente non sono tanto diversi da quelli da lui conosciuti. Sono simili a quelli cattolici ma anche intrisi di ebraismo, islamismo e per alcuni aspetti vicino anche ad alcuni precetti protestanti. Si potrebbe definire una religione occidentale, basata sui testi sacri della Bibbia, sui testi apocrifi e anche su concetti delle varie riforme protestanti, questa è la sua prima impressione.

Mentre procede lungo il corridoio si accorge che altri ragazzi sono arrivati alle sue spalle, iniziando anche loro il percorso. Il corridoio, la Via così denominata, conduce in uno spazio centrale dell’edificio, una grande sala illuminata dall’alto da vetrate circolari. Tutti i corridoi terminano in questa sala che ovviamente si riempie di un centinaio di ragazzi, divisi in gruppi dai vari maestri della pratica, in relazione alla via percorsa. La maestra di Odla, una donna sorridente e gentile, invita i componenti del suo gruppo a seguirla.

Salendo una scala a chiocciola, il gruppo raggiunge un ambiente idoneo al culto collettivo. È una piccola saletta circolare con semplici arredi. Al centro è posto un tavolo anch’esso circolare di legno chiaro, sul quale sono poggiati alcuni oggetti dalle strane forme, forse per la pratica del culto. Lungo la parete un semplice continuo scanno di legno, sul quale vengono invitati a sedere i ragazzi. Anche Asiram si siede tra i ragazzi e brevemente, con la sua calma ma coinvolgente voce, riepiloga la dottrina. Dopo aver risposto a molte domande poste da alcuni ragazzi più interessati all’argomento, saluta gli adepti e li invita a lasciare l’edificio.

L’uscita non è attraverso il corridoio di entrata. Salendo una breve scala, i ragazzi raggiungono la copertura dell’edificio e quindi, lungo un percorso inclinato che si insinua tra varie coperture più piccole, raggiungono una piazzetta alle spalle dell’edificio principale. Lungo il percorso Odla conosce due nuovi amici Adel, una fanciulla della carnagione piuttosto scura, e Onig che è un compagno di scuola della ragazza. I due ragazzi frequentano la stessa scuola di Odla e sono compagni di classe della sua amica Onavi.  

La frequentazione del primo culto continua per molti giorni. Odla diventa sempre più amica di Adel e Onig e, durante il ritorno dalla scuola di religione, molto spesso passeggiano insieme per la cittadina. I due ragazzi hanno un carattere molto socievole e allegro, Odla si trova molto bene insieme a loro.

Un giorno di queste scorribande, Odla si accorge che, mentre sono in un giardino pubblico, i due ragazzi si scambiano carezze affettuose. Odla fa finta di non accorgersi anzi, per capire meglio, finge di interessarsi a uno strano fiore e si allontana. Nascosta tra il fiori, spia sottecchi e assiste a un fuggevole e delicato bacio sulla bocca tra i due ragazzi. Odla è romanticamente contenta, Aldo invece si sente usato. Ha capito perché Adel e il compagno frequentano Odla, a quell’età non è permesso alcun amore e una coppia di ragazzi di sesso diverso non si vede mai in giro, sarebbe notata. In tre invece se ne vedono molto, due maschi e una femmina o un maschio e due femmine. Aldo riflette la gioventù è libera da tutte le parti, evidentemente è la natura che necessita.

L’amicizia con i due ragazzi continua anche quando passano a frequentare insieme il secondo, il terzo …  fino all’ultimo corso. Quando finisce l’esperienza religiosa le strade si dividono ma non il ricordo di una spensierata amicizia.

A Odla non rimane molto dell’esperienza religiosa forse perché la decisione di una scelta non è immediata ma è rinviata a una maggiore età. Riceve un libro con i principi di tutte le religioni, brevemente spiegati.

Aldo nota che le religioni proposte, durante il seminario, hanno tutte in comune un principio più sociale che dottrinale. Tutte le religioni proposte sono monoteistiche, con un iniziatore terreno, un semidio che rappresenta il depositario, il divulgatore o il delegato della parola divina. Sono basate su una concezione leggermente diversa sull’origine dell’universo ma sempre abbastanza scientifica, tutte con rituali molto ridotti e fondate su “parole di saggezza”. Senza sette, senza fondamentalismi, con sacerdoti laici e mancanza di ricorrenze, feste e santi. Infine, caratteristica particolare delle ideologie religiose, sono tutte con compiti sociali e con la morale coincidente con quella della comunità.

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