La cripta di Bremen – III episodio 6

Nella sala da pranzo della pensione si riuniscono i demoni in coppia con loro “condizionati”. Angelika comunica la decisione presa:

–  È giunta l’ora di partire per divulgare la nostra missione nel mondo. Prima di lasciare il paese che ci ha ospitato, dobbiamo eliminare qualsiasi traccia della nostra presenza come gruppo. La pensione sarà chiusa e i nostri amici dovranno comunicare ai loro familiari e ai datori di lavoro la loro partenza “amorosa” .

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Accompagnati dai rispettivi partner, i ragazzi avvisano della loro partenza. Per tutti è semplice tranne per Marino, il capostazione, che deve scrivere una lettera di dimissioni all’Ente ferroviario.

Amanda, vende la panetteria del paese a un’amica. Completato l’addio, il gruppo festeggia la partenza al bar con un brindisi di augurio.

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Ritornati alla pensione si preparano per partire: Angelika e Giulio con il rosso spider, Martedio e Amanda con la moto. Giovello e Matilde con il furgoncino, pulito e lucidato per l’occasione, ospitano Lunaria e Marino, Venerella e Franz, coppie che non hanno un mezzo di trasporto personale. Il meccanico Angelo con Mercuria, preleva dalla sua officina l’auto del cliente che ha eliminato e ospita Domenico e Giulia, anche loro appiedati.

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Il piccolo corteo si ferma alla periferia della prima città che incontra, nel parcheggio di un grande negozio di abbigliamento. Hanno necessità di disfarsi delle tute perché non devono apparire un gruppo, inoltre devono procurarsi abiti vari per sembrare normali viaggiatori.

Per non creare sospetti, entrano per primi tre demoni in tuta, come se fossero amici atleti.

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Appena dentro, Giovello e Mercuria condizionano la mente di due commessi, Angelika quella del proprietario e della cassiera. I malcapitati vengono così immobilizzati in uno stato incosciente che permette l’arrivo del resto del gruppo.

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Scelti vari capi di abbigliamento “personaggi” prendono anche le valige per portare via la mercanzia. Mentre escono, entrano altri clienti che non trovando commessi a disposizione scelgono da soli i capi di abbigliamento. Angelika si occupa di propinare ai nuovi venuti lo stato incosciente e si fa consegnare le chiavi delle loro auto. Così le sette coppie saranno indipendenti.

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Completati gli acquisti, gli addetti del negozio e i clienti vengono affidati alle “cure” dei compagni dei demoni, per mantenere viva la loro crudeltà. Finito il macello, il magazzino viene incendiato.

Le coppie, ormai indipendenti, ripartono per diverse destinazioni per realizzare l’inizio del loro piano diabolico. Tra trentatré giorni si ritroveranno in Germania, nella cattedrale di San Pietro di Bremer, da dove partirà il dominio della malvagità sull’umanità.

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La forza verde 4

L’evento

Era il secondo giorno delle prove scritte. La versione di latino non sembrava molto difficile. Sara si accingeva a tradurla ma, improvvisamente, il suo corpo si afflosciò scivolando sotto al tavolino. La professoressa di scienze, assistente alla prova, intervenne subito. Controllato il ritmo cardiaco e la respirazione, dette alla ragazza due schiaffetti sulle guance.

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Sara riaprì gli occhi, si riprese subito sorseggiando un caffè, portato dall’attento bidello. Dopo pochi minuti tutto era passato. Riprese a tradurre la prova d’esame che completò abbastanza presto, il latino era una delle sue materie preferite.

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A casa, quando la madre tornò dal lavoro, la ragazza raccontò l’episodio. Quando le disse che le mestruazioni ritardavano, senza perdere tempo uscì per recarsi alla farmacia più vicina. Un semplice test di gravidanza evidenziò che era incinta, malgrado l’uso della pillola.

La genitrice propose una soluzione: dopo gli esami i due ragazzi potevano andare a vivere insieme, volendo anche da sposati. Decisione facilitata dall’aiuto economico dei genitori e dalla recente promozione di Riccardo per la sua efficienza lavorativa.

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Sei mesi dopo il diploma, superato brillantemente, tutto cambiò. La casa nuova, lo spostamento di Riccardo alla sede principale dell’azienda, l’iscrizione di Sara all’università, facoltà di botanica frequentata on-line e infine il pancione che conteneva il nascituro erede.

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La casa era ubicata in una piccola borgata, abitata da un centinaio di famiglie dimoranti in piccole villette con giardino, raccolte intorno al centro antico sovrastato da un castello diroccato e da una cattedrale romanica, da pochi anni restaurata.

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Era una giornata febbraio molto fredda, quando la casa di Sara fu invasa da parenti e amici per festeggiare la nascita del bambino. Quando in ospedale Tommaso, nome dato al neonato, era stato portato alla mamma per la prima poppata, i familiari presenti avevano notato e apprezzato, come rarità, gli occhi verde smeraldo del piccolo. Nessuno in famiglia aveva l’iride di quel colore così intenso. Sara ricordava bene il ragazzo visto al distributore e della rete ma non disse nulla. Era un suo segreto.

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Il racconto perduto – VIII episodio

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La forza verde 3

Il ricordo

La stanzetta abbandonata ebbe bisogno di una spolverata e di un’arieggiata a finestra spalancata.

La pizza al ristorantino sotto casa aveva il solito buon sapore, il vinello leggero e frizzante metteva allegria ai due innamorati.

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Finito il pranzo, una passeggiata lungo la riva concluse la mattinata. Decisero di rimanere anche la domenica perché certamente la prossima volta sarebbe stato un week-end dopo gli esami di maturità.

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Il sabato sera, a letto, i due ragazzi si abbandonarono alle effusione d’amore. All’inizio tutto andò bene, quando però il rapporto si intensificò per Riccardo fu bello ma per Sara qualcosa non andava. La sensazione della mattina sminuiva e quasi annullava il godere, trasformandolo stranamente in frigidità. La ragazza, anche se si costringeva a partecipare con entusiasmo, rimaneva impassibile interiormente. Tanto da rasentare un senso di fastidio nell’amplesso.

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La domenica, tranne il breve tempo per il pranzo e la cena, Sara la dedicò completamente allo studio. Riccardo non volle disturbarla e, su un piccolo televisore portatile, vide la partita di calcio della sua squadra preferita.

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Dopo uscì per una passeggiata solitaria lungo la riva, anzi in compagnia di un cagnolino randagio.

Quella sera a letto fu la prima domenica che non fecero sesso. La ragazza era molto stanca ma anche molto pensierosa per come era iniziato e concluso il sabato sera.

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Il lunedì mattina ancora prima dell’alba i due ragazzi erano già svegli e pronti per partire. Dopo il weekend, era sempre una corsa contro il tempo. Alle otto e trenta iniziava la scuola per lei e il lavoro per lui.

Il viaggio di ritorno fu tranquillo i due ragazzi erano, come sempre, affiatati e felici. Il lungo e profondo sonno di Sara aveva affievolito il ricordo del sabato. La ragazza aveva ripreso l’allegria mattutina del solito ritorno del lunedì. Interrotta solo un poco da un leggero e quasi piacevole brivido quando vide l’insegna del distributore dell’avventura del sabato mattina. Chiuse gli occhi e il ricordo della sensazione fece fremere, per un attimo, il suo adolescente corpo.

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LAfa20 – L’avventura mancata

Francy: – Ciao. Mi dai un passaggio?

ILfi: – Ciao. Mai visto in un viottolo di campagna una richiesta del genere.

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Francy: – Le novità sono sempre piacevoli. Non ti pare?

ILfi: – Hai ragione. Ma più che novità è una sorpresa. Il problema è che il trattore ha solo un posto. Come facciamo?

Francy: – Solo un posto? In due possiamo sempre dividerlo. Se ti sposti un poco vedrai che ce la facciamo.

ILfi: – Contenta tu siamo a posto. Dai sali.

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Francy: – Io sono Francy .

ILfi: – Dove andiamo?

Francy: – Alla casa dell’amore.

ILfi: – Ma che dici? Dov’è la casa? Ma cos’è una proposta?

Francy: – Che intuito? Ancora no ma a pensarci, ti vedo ben messo. La casa è la mia. Quando arriveremo lo capirai.

ILfi: – Peccato che il trattore è lento. Dovrò attendere con ansia.

Francy: – Sento che sei simpatico e anche in “muscoli”.

ILfi: – Sì? Ma non spingere troppo altrimenti casco giù.

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ILfi: – Ho capito tutto. La casa con i cuori. Che romantica che sei.

Francy: – Romantica? Non credo proprio.

ILfi: – Ma che fai? Calmati. Ho capito: non sei romantica.

Gemi: Francy, finalmente sei tornata. Ti aspettiamo da due ore. Sono venuti a trovarci  Mommy e Bully. Dai, datti una mossa e portati anche il nuovo amico.

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Francy: – Che bello. Questa visita è una sorpresa. Come state cari amici?

Bully: – Noi benissimo e vedo che anche tu ti mantieni “tosta”.

Gemi: – Entriamo.

Mommy: Bello i cuori sulla facciata. Francy sei stata tu a dipingerli?

Gemi: – E’ lei che fa tutto. Entriamo. Propongo subito un’ammucchiata.

Francy: Ma sì. Così festeggiamo anche il nuovo amico.

ILfi: Sarà per un’ altra volta. E’ tardi e devo tornare a casa. Ciao, ciao.

Francy: Peccato. Ti aspetto al più presto.

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LAfi: – Ma da dove vieni? Ti ho cercato nei campi ma non c’eri.

ILfi: – Cara sorellina sono stato alla casa dell’amore.

LAfi: Ma che dici? Sei ubriaco già prima di mangiare.

ILfi: ؘ– E’ la casa di Francy? Non lo sai?

LAfi: Hai conosciuto Francy? Dai racconta.

ILfi: Prima devo bere qualcosa. Ho la gola secca.

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LAfi: – Ora puoi dirmi di Francy. Ti ha violentato?

ILfi: – No. Sono fuggito.

LAfi: – Il fatto è sempre più interessante. Allora?

ILfi: – Ero sul viottolo che porta all’orto di sotto, quando la bionda Francy ha alzato la mano per chiedermi un passaggio.

LAfi: – Hai capito, la furba. E poi?

ILfi: Si è sistemata vicino a me sul piccolo sediolino e mi ha detto di accompagnarla a casa. Sul prospetto sono disegnati alcuni cuori.

LAfi: Già, convive con un ragazzo e sono una coppia aperta. E poi?

ILfi: E poi, niente. Scesi dal trattore abbiamo cominciato i primi approcci ma alle mie spalle è comparso un piccolo uomo barbuto.

LAfi: – Gemi, il suo ragazzo.

ILfi: ؘ– Ci ha interrotto l’approccio e  invitato a entrare in casa perché erano arrivati due loro amici. Due tipi strani e curiosi.

LAfi: E allora?

ILfi: – Mentre ci presentavamo, Gemi ha detto “propongo un’ammucchiata” e lei ha aggiunto “così festeggiamo il mio nuovo amico. E’ allora che ho salutato e sono andato via.  Capirai “quattro maschi” e una femmina correvo un grande pericolo.

LAfi: – Povero fratellino … che rischio!

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La cattedrale romanica

Inizio a disegnare la pianta di una piccola cattedrale. Parto dalla volta “A”, impostata su quattro archi a tutto sesto, che adopero come “modulo” della pianta. L’arco a tutto sesto, formato da un perfetto semicerchio, ripreso dell’architettura romana, diventa anche la caratteristica di tutti gli edifici romanici (1000-1200 d.C.).

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Completo lo spazio interno circondandolo con un muro.

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Anche la pianta della basilica romanica é simile, come spazio interno, alla basilica romana. Quest’ultima era un edificio pubblico.

Caratteristiche della pianta sono:

1- Navata principale

2 – Navata laterale

3 – Abside

4 – Protiro

5 – Contrafforte esterno che corrisponde alla lesena interna, ambedue di sostegno all’arco.

Il protiro che precede l’ingresso  può essere semplice come nel disegno o molto più esteso, fino a diventare un “quadri-portico”.

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Con le classiche proiezioni ortogonali, disegno la sezione longitudinale A-A e quella trasversale B -B.

Nella sezione B – B si nota il grande “arco trionfale” sul quale è impostata l’abside. Anche l’arco dal trionfo  romano diventa il trionfo del Padre Eterno cristiano.

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Nel dettaglio della sezione A – A, disegno l’arco a tutto sesto con le sue proporzioni (linea verde).

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Nei seguenti disegni delle sezioni si notano:

–  la copertura della navata centrale sostenuta da un sistema di travi di legno chiamata “capriata”, al quale è sospeso un soffitto “a cassettoni”.

– la copertura “a volta” delle navate laterali.

– lo spazio soprelevato dell’abside con la sua copertura a volta semicircolare.

– le finestre in asse con gli archi e con lo stesso loro rapporto.

– il protiro preceduto da alcuni gradini.

– la maggiore altezza del prospetto rispetto alla copertura della navata principale.

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Con un elemento della pianta e quello della sezione imposto il prospetto principale.

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Completo il prospetto e disegno le sue caratteristiche principali:

– il rosone, grande finestra circolare.

– gli archetti pensili che seguono la falda inclinata delle copertura.

– il protiro con un semplice timpano di copertura.

– le lesene terminali della navata centrale.

– i contrafforti laterali diventano parte del prospetto.

 

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Le volte di copertura delle navate laterali sono di due tipo:

– quella a crociera formata dallo spazio di una cupola tagliata da quattro piani verticali.

– quella a crociera formata dall’intersezione di due volte a botte, perpendicolari tra loro.

La volta a vela.

volta-1Così appare dall’interno la volta.

 

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Schema della volta a crociera.

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Evidente l’intersezione tra le due volte.

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Dall’interno è evidente la “crociera” dovuta all’intersezione.

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A parità di larghezza, distanza tra gli appoggi, la volta a vela è più alta.

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Alta caratteristica dell’architettura romanica è la bifora, finestra formata da due archi (sempre a tutto sesto), separati da una una piccola colonna e uniti da un grande arco.

Nel prossimo disegno il rapporto tra le parti della bifora.

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L’immagine completa dell bifora.

Anche una Trifora e un Loggiato, formato da più archi e colonne, insieme alle caratteristiche già descritte fanno parte dell’architettura romanica, non solo delle cattedrali.

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Concludo con due dettagli del prospetto:

Il rosone.

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e gli archetti pensili.

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La forza verde 2

L’incontro

Forse per l’emozione prodotta dalla rete verde, a Sara venne voglia di urinare. Chiusa nel piccolo vano del gabinetto scaricò la sua vescica. Mentre si accingeva a rivestirsi, i suoi occhi furono invasi di nuovo dalla rete verde.

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L’alieno scese dall’auto e seguì Sara nei servizi igienici, dove non sentiva la presenza di nessun altro. Quando fu quasi a contatto con la ragazza il corpo si afflosciò, distribuendosi intatto sul pavimento mentre l’intera sua forza-energia avvolgeva e penetrava quella dell’essere terrestre. 

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Questa volta la rete era più brillante e luminosa. Sara si accorse che non solo gli occhi ma tutto il suo corpo era immerso nella sensazione verde. Lentamente la forza prese consistenza, da impalpabile divenne più materica. Sara la sentì entrare nel naso, nelle orecchie, nella bocca e in tutti gli orifizi del suo corpo, penetrò finanche attraverso i pori. La sensazione non era dolorosa, era molto piacevole. Cominciò a godere in ogni parte del suo corpo come non aveva mai goduto, anche gli organi interni sembravano vibrare in una armonia dolcissima.

Lentamente così come era iniziata la rete prima ritornò impalpabile poi svanì.

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A Sara sembrò svegliarsi da un sogno, si sentiva bene, allegra e con ancora in tutto il suo essere una forte soddisfazione sessuale. Non seppe spiegarsi bene cosa fosse successo, mentre raggiungeva Riccardo nell’officina. Nel momento che lei arrivava, l’auto di grande cilindrata si allontanava. Ai posti anteriori era seduta un’anziana coppia, dietro il ragazzo smilzo.

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Quando l’auto le passò vicino, guardò il ragazzo negli occhi. Erano di colore verde smeraldo. Nulla accadde. Solo un leggero sorriso, scaturito dalle labbra del ragazzo, fu una specie di commiato

Per vivere tra agli umani, doveva essere in grado di controllare il corpo-contenitore con tutti i suoi annessi: bocca, mani … braccia. Gli organi interni come cuore, polmoni, stomaco e tutti gli altri avevano perduto la loro funzione ed erano solo mantenuti intatti dalla forza. L’aspetto era umano, anche se dalla pelle leggermente verde. L’unica diversità era il suo silenzio: era muto.

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Sara non ricambiò il sorriso, non ne ebbe il tempo sia per la sorpresa sia per l’allontanamento fugace dell’auto.

Quando ripartirono la ragazza era piuttosto taciturna ma i pensieri turbinavano, come un uragano, nella mente. Il suo silenzio contrastava con l’onestà e la sincerità, baluardi del suo comportamento. Il resto del viaggio trascorse come al solito compresa la fermata, al bar dell’ultimo motel prima dell’uscita dall’autostrada, per uno spuntino classico con brioche e cappuccino.

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