Immagini per un racconto da scrivere

È possibile scrivere un racconto ispirandosi alle immagini?

Le immagini sono in ordine casuale per stimolare la fantasia. Sistemarle secondo  la sequenza corrispondente al racconto.

Il racconto può essere anche molto breve. Una didascalia posta sotto alla figura oppure solo la parte scritta citando l’immagine corrispondente.

Puoi partecipare rispondendo a questo post.

Pubblicherò su questo sito i racconti “piacevoli”.

Buon lavoro a chi vuol provare.

Prima immagine


Seconda immagine

Terza immagine

Quarta immagine

Quinta immagine

Sesta immagine

 

Settima immagine

 

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Il rudere – ventiquattresima parte

Passa un’intera settimana di lavoro. Rimasti senza provviste, il sabato mattina facciamo un’abbondante spesa. A mezzogiorno pranziamo al motel.

Portiamo poche provviste al deposito. Il resto lo porteremo un altro giorno, anche perché dobbiamo selezionare gli acquisti per non riempire molto il sotterraneo.

A mezzanotte siamo alla porta del castello. Il maggiordomo  apre e ci comunica che sono tutti occupati per sistemare il castello perché di pomeriggio arriverà Armela con il conte, suo promesso sposo, .

Il principe, sempre molto gentile, ci accoglie cordialmente. Giulia gli chiede di Marcus perché di solito è lui che ci riceve. Risponde che arriverà insieme ad Armela, in quanto è stato lui ad accompagnarla al castello del conte.

Dopo pranzo andiamo nel salottino per riposarci, qui troviamo Mora addormentata sul divano. Sente il nostro parlare, anche se sottovoce, e si sveglia. È stanca per la grande pulizia del castello. Ha trovato il modo di allontanarsi per riposarsi un poco.

Quasi al tramonto arrivano i promessi sposi. Armela ci presenta il futuro marito. Il conte è abbastanza anziano. Deve essere molto ricco perché ha un doppio collare d’oro.

In un momento che sono solo con Giulia lei mi prende in giro: – Come farai ora con Armela? Il conte deve essere molto geloso. Hai notato come ti guardava quando si è accorto che Armela ti sorrideva continuamente.

– Ma forse il vecchietto andrà a letto presto. E poi ricordati che nel castello le coppie non dormono insieme.

– Penso che in futuro ti andrà meglio. Armela diventerà vedova e forse tornerà a vivere nel castello.

A sera aspetto che Mora mi conduca Armela o per lo meno che venga lei. Ma non viene nessuno. È la prima volta che rimango solo. Non mi rimane che dormire. Domattina chiederò a Giulia come è andata la sua serata.

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Il rudere – ventitreesima parte

Notte movimentata. Mora conduce nella mia camera Armela e io mi immagino una serata d’amore. Dopo poco, ritorna con Giulia. Fa un cenno ad Armela la quale, si scioglie dal mio abbraccio, si alza dal letto e va verso di lei, quasi come se avessero un’intesa.

Mora inizia a baciare Armela mentre allunga le mani su Giulia. Rimango seduto sul letto, immobile e meravigliato in attesa di uno spettacolo con tre protagoniste. Ma Giulia non sembra molto disponibile, infatti allontana le mani dal suo corpo, spinge Mora da parte e si avvicina ad Armela. Immagino una nuova situazione amorosa.

Il tipo di spettacolo cambia, Giulia prende per i capelli Armela e cerca di trascinarla a terra. Mora interviene allontanando Giulia dalla sprovveduta principessina. Questa volta per difendere rimette le mani su Giulia, che presa per la vita e per la testa, desiste dall’attacco.

Mora, per calmarla le carezza il viso e, dopo averla abbracciata, la conduce fuori dalla stanza.

Rimango con Armela che mi racconta il suo fidanzamento con un vecchio conte, voluto dai genitori. Mi dice che non rinuncerà al nostro amore.

Le chiedo: – Ma abiterai in questo castello?

– Purtroppo no. Ma cercheremo di vederci comunque. Ci aiuterà Marcus.

– Non vedo semplice la situazione. Credo che per me sarà impossibile allontanarmi dal castello.

– Perché non vuoi?

– Certo che vorrei. È difficile da spiegare, ma sono convinto che non potrò allontanarmi.

– È Giulia che non vuole?

– No.

Piange e poi va via. Mi addormento.

All’uscita dal sotterraneo, chiedo a Giulia il perché dell’allontanamento da Marcus e anche il perché della tirata di capelli ad Armela. Lei non ricorda bene e pensa che sono stati due gesti istintivi. Le chiedo se per caso è stato il ritorno del nostro ritrovato amore. Lei mi risponde che potrebbe essere ma, al momento, non ne è consapevole.

Poi mi chiede: – Hai fatto all’amore con Armela.

– No. – le rispondo – È andata via piangendo per il suo costretto fidanzamento con un vecchio conte.

– Fortunato te! Io sono stata circuita da Mora e non sono riuscita a difendermi. Quella donna, come sospettavamo, é esperta nell’arte amatoria e mi ha coinvolto nelle sue sensuali carezze.

Dopo pranzo, decidiamo di “riposarci” sul divano. Io la bacio, Giulia propone di aprire il letto, ma il noto clacson dello spider l’interrompe.

Katrin è tornata con Giovanni che, nella fuga, aveva abbandonato la sua auto. Offriamo loro un caffè e subito dopo Katrin va via.

Giovanni è stanco e vuole riposarsi perché l’intera nottata l’ha passata con Katrin, che definisce una belva assetata di sesso ma molto coinvolgente nella passione. Cediamo il divano e lui cade subito addormentato. Noi usciamo e ci rifuggiamo nella torre, sul duro pavimento.

Che ci tocca fare per un amico!

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Il rudere – ventiduesima parte

La torre inizia a prendere forma.

Giovanni ha deciso di lasciare rustico il piano terreno della torre, costruendo un riparo per la scala con relativa porta di accesso, perché riteneva rudere anche le pietre sagomate al centro della torre. Non sapendo della scala nascosta.

È il caso di dire a Giovanni del vano sotterraneo, ma non delle “nottate” al castello.

Scendiamo insieme. Lui trova molto interessante l’affresco con la principessa a cavallo.

Giovanni: – Molto interessante. È quasi un peccato che l’usiate come deposito.

Giulia: – Il rudere è in una zona così isolata per cui sono molto difficile eventuali visite turistiche.  Mi sembra che l’affresco risulti anche alla Sopraintendenza dei beni culturali, ma è solo accennato.

Con la scala a chiocciola, raggiungiamo il primo piano.

Giulia chiede a Giovanni perché ha adoperato travi di legno e solaio a massetto, sostenuto da mezzanelle sempre di legno.

Giovanni risponde: – Nelle strutture antiche non è consigliato l’uso di materiali moderni, tipo cemento armato, per non sottoporle a pesi eccessivi. Quasi tutti gli interventi in cemento hanno prodotto spesso danni alle antiche strutture.

Giulia: La scala però è di ferro.

Giovanni: – Ma ha una struttura indipendente che non incide con quella della torre.

È sabato mattina. Un suono di clacson segnala l’arrivo di un auto.

Giulia: – Questo suono lo conosco è quello dello spider di Katrin.

Giovanni: – Katrin? Chi è?

Giulia: – È una nostra amica. Pensa che viene dall’Austria ed è una discendente dell’antica famiglia che abitava, secoli fa, il castello ora ridotto a rudere. Scendiamo e te la presentiamo.

Giulia difficilmente sbaglia, infatti è Katrin.

Appena si avvicina tende la mano a Giovanni, con un gran sorriso.

Katrin: – Ciao, io sono Katrin.

Giovanni: – Io Giovanni. Sei tu la proprietaria del castello?

Katrin: – Purtroppo no. La proprietà è passata per tante mani che ancora cerco l’ultimo dell’elenco. Le tracce si perdono ai primi del settecento.

Mentre parlano si avvicinano, quasi a toccarsi. Sono tanto presi dalla conoscenza che ignorano me e Giulia. Sottovoce si dicono qualcosa e dopo Giovanni ci saluta.

Ancora ignorandoci prendono posto nello spider,  Katrin ci saluta con la mano e parte veloce.

Con Giulia commento la brusca partenza: – Che velocità?

Giulia: – Di partenza o nell’approccio?

– Ambedue. Va bene che sono single, ma la loro fuga è chiaramente d’amore.

Giulia mi risponde: – D’amore? È quasi divertente, forse avevano un bisogno impellente.

– Se fosse stato impellente, ci avrebbero chiesto il divano? – dico sorridendo.

– Ma chissà? Forse si fermeranno per strada, qua intorno è tutto un deserto. – insiste Giulia.

Durante il giorno, di tanto in tanto, commentiamo la veloce partenza. A sera, essendo sabato, decidiamo di fare una visita al castello.

Appena entrati, troviamo Marcus e Armela.

Armela subito mi si avvicina. Marcus tenta con Giulia, la quale stranamente si allontana. Lui si ferma e lei si allontana ancora di più.

È molto strano. Semmai io e Armela avremmo dovuto star lontani. Lei si è ufficialmente fidanzata.

Appena torniamo, devo chiedere a Giulia.

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Il rudere – ventunesima parte

Mi sveglio all’alba, sento il corpo di Giulia molto vicino. Non mi illudo perché la sento leggermente russare, inoltre nel letto c’è anche Katrin.

Pian pianino mi alzo perché ho molta sete. Nel cucinino, mentre bevo, mi raggiunge Katrin, indossa un babydool  rosa trasparente.

– Hai dormito bene? Forse eravamo un poco stretti, infatti mi sono svegliato con Giulia quasi addosso. – le dico.

– Ho dormito bene. Quanto a Giulia, è evidente ha preferito te.

“Preferito te” mi suona strano. Cosa ha voluto dire? Mentre cerco di capire, mi trovo Katrin addosso,  quasi più di Giulia.

Preso alla sprovvista, istintivamente mi allontano dicendo: – Aspetta … Facciamoci un caffè. – prendo il barattolo del caffè.

– Che sfortuna. Non ti piaccio proprio? – torna ad avvicinarsi.

Sentiamo dei passi, Katrin si allontana, ma di poco.

Entra Giulia.

– Già tutti in piedi? Facciamoci un caffè.

– Infatti, stavo proprio per farlo.

Dopo il caffè, andiamo vestirci e facciamo merenda. Subito dopo, Katrin va via per incontrare il suo amico del Consolato.  Poverina, può darsi che con lui scarichi la sua … voglia. Mi viene da pensare.

Rimasti soli, Giulia prepara un secondo caffè.

Mentre lo sorseggiamo, mi guarda negli occhi e: – Vi ho visti vicini. Non è che vuoi anche amoreggiare con la discendente?

– Per niente. Lei ci ha tentato ma sono riuscito a calmarla.

Anche con te? Ieri sera, mentre tu lavoravi, ha tentato anche me. Ma anch’io sono riuscita a evitare l’approccio. Eppure sembra una ragazza normale e invece, che strano … Con me! Con te! Comincio a capire. Discende dai castellani. Amore libero a volontà.

– L’amore è stato sempre libero, fin dai tempi antichi. È stato sempre al di sopra delle regole stabilite dalle società, alcune più permissive altre molto repressive.

– Hai ragione è proprio così. Inoltre proprio quelli che stabiliscono le regole, molto spesso sono proprio loro a non rispettarle.

– Non direi molto spesso ma quasi sempre. Loro hanno la posizione sociale per stabilirle e sono gli stessi che hanno il privilegio del potere di poterle evadere, spesso con il beneplacito delle autorità superiori.

– Ma è anche strano che abbia tentato con ambedue.

ؘ– Strano? Forse la sua natura è bisessuale. Quest’ultima è molto celata dalla società, ma esistente.

Per alcuni giorni Katrin non si fa vedere. Oggi è sabato e stasera, dopo cena, andremo al castello.

Sono le ventitré, ci siamo precipitati nel sotterraneo quasi dimenticando che la parete si apre a mezzanotte.

Mi viene un’idea e la dico a Giulia: – Che dici se mi porto una birra per farla assaggiare ai castellani?

– Apri la birra ora. Altro che portarla ai castellani. – propone Giulia.

Mentre apro la birra: – Di birre ne porterò due o tre. Brinderemo insieme a loro.

– Non è male come idea. Se a loro piacerà il sapore, la prossima volta ne porteremo uno scatolo intero.

A mezzanotte precise, ci avviciniamo alla parte. Subito ci troviamo di fronte al portone.

Prima di bussare, Giulia mi guarda, vede le mie mani vuote e mi dice: – Lo sospettavo che avresti dimenticato le birre.

– Ma che dimenticate? Le avevo in mano. Ma ora sono sparite. Nel cambio degli abiti si saranno perdute. Oppure non è consentito portare cose da un’altra realtà.

Giulia osserva: – Penso che sia più valida la seconda ipotesi. – sta in silenzio qualche secondo, poi aggiunge sorridendo – Se vorremo liberarci di Katrin, ora sappiamo come fare.

– Esagerata. Sei sicura che la sparizione vale anche per le persone? Anche noi veniamo da un’altra epoca e siamo vivi.

– Forse hai ragione. Ma ho qualche dubbio. Noi non siamo discendenti della principessa, Katrin sì.

Pensiamoci bene, prima di portarla con noi.

Bussiamo al portone e Mora ci apre.

Nel cortile troviamo la principessa e la sorella. C’è anche la carrozza, credo che siano arrivate da poco. Parlano con Giulia che mi riferisce velocemente il colloquio. Sono tornate dalla Sassonia, dove hanno lasciato Marcus e Armela nel castello di un nobile, un principe promesso sposo di Armela. Marcus è rimasto per accompagnare Armela nel viaggio di ritorno.

Inizio a capire, anche se molto poco, il linguaggio della principessa.

Armela si sposa? La notizia mi lascia piuttosto indifferente. Il nostro rapporto è principalmente di sesso.

Tento di comunicare un mio pensiero e rivolto alla principessa le chiedo, tentando il suo linguaggio, dove è suo marito, il principe. Lei mi guarda sorridendo, deve aver capito il mio tentativo. Mentre Giulia sorride e mi dice:– Ma che bravo? Sei riuscito più o meno a farti capire.

Quello che mi risponde la principessa, deve tradurmelo Giulia:

– Il principe si è fermato alla proprietà vicina per problemi di confini.

Dopo pranzo nel salottino, mentre  sto per baciare Giulia, arriva Mora. Ci guarda sorridendo e dice qualcosa. Capisco solo la parola “amore”. Il concetto mi è chiaro anche solo con il suono delle parole.

Avvisa Giulia che il principe è tornato e ci aspetta nella da pranzo per salutarci.

A sera, Mora conduce nella camera Giulia.  Non va via, come quando mi conduceva Armela. Si avvicina a Giulia e la bacia sulla bocca. Anche se il bacio e veloce, Giulia la guarda stranita in silenzio. Poi scuote la testa e rivolgendosi a me: – Ma cosa succede? Ora anche lei mi tenta.

Dal tono della voce, Mora capisce che il bacio non è stato gradito, sorride e va via.

Giulia scuote la testa in silenzio ma poi scoppia in una risata.

– Povera Mora. – dico a Giulia – lei si aspettava un amore a tre. Ma tu le hai tolto la speranza.

– Amore a tre? Ma cosa ti piglia?

– Non riesci a capire? Sei una femmina che piace, forse anche alle altre donne.

Lei mi guarda sorridendo, capendo la mia ironia: – Al momento preferisco te.

Si avvicina e, in silenzio, concludiamo la serata a letto.

 

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Il rudere – ventesima parte

Nel sonno sento un insistente suono di un clacson. Mi sveglio. Guardo l’orologio: sono le otto e trenta. Mi alzo e dalla finestra vedo Katrin in auto. Giulia è ancora a letto, dorme come un ghiro e non si è accorta di nulla. Indosso il pantalone e apro la porta.

Katrin, appena mi vede, smette di suonare e mi viene incontro.

– Ciao. – le dico – Non potevi suonare il campanello invece di strombettare tanto?

– Il campanello non l’ho trovato. Dov’è nascosto?

– Hai ragione! Il campanello non è nascosto. Non c’è proprio.

– Non avete il campanello? Perché?

– Non abbiamo mai pensato di istallarlo.

– E Giulia, non c’è?

– Sta ancora in braccio a Morfeo.

– Morfeo? Chi è?

Mi viene da ridere.

– È un modo di dire. Significa che dorme ancora. – poi aggiungo – Vieni andiamo a svegliarla.

– Deve essere la tranquillità del posto che vi fa dormire.

– Sì, forse. Abbiamo lavorato fino a notte fonda.

– Ma allora lasciala dormire.

Entriamo in casa, Giulia è in piedi. Katrin le va incontro. Si abbracciano e si baciano.

Katrin: – Ti ho svegliata con il suono del clacson?

– No. Ho sentito che parlavate. La porta era aperta.

– Vieni – dico a Katrin – prepariamoci un caffè.

Ci sediamo nel cucinino. Mi siedo di lato per osservarle il profilo. È proprio uguale a quello della principessa del castello.

Giulia le chiede come ha scoperto il castello.

Nella sua lunga risposta ci chiarisce tutto: – Mio nonno, rappresentante di una ditta di prodotti edilizi, mi parlava dell’Italia. Mi diceva anche che discendevamo da una nobile dinastia che abitava proprio in Italia. Spinta dalla curiosità, ho fatto una ricerca nel vecchio archivio comunale e, dopo molto tempo, sono riuscita a scoprire addirittura il nome di una mia antenata: Armela.

– Infatti le somigli molto. – le dico spinto da un insano pensiero.

– Come fai a vedere la somiglianza? Hai visto qualche ritratto? Armela abitava forse proprio in questo. castello con la sua famiglia.

Giulia intuisce la pericolosità della mia inopportuna asserzione: – Lui è sempre distratto, forse voleva sapere da te, se le somigli. Ha sbagliato la domanda. – poi cerca di superare l’equivoco ponendo più domande – Ma come mai parli così bene l’italiano? Come hai scoperto che Armela abitava proprio in questo castello? E come hai fatto a scoprire la località?

– Ho studiato l’italiano a scuola, spinta nella scelta da mio nonno. Per la località è stato più difficile. Nella zona, più o meno indicata dai documenti archiviati, sono molti i castelli antichi. Sono venuta in Italia più volte e finalmente sono riuscita, tramite un’indicazione di un documento posseduto da un console italiano a risalire al posto abitato dalla famiglia.

– Ora è tutto chiaro. Ma non hai portato l’attrezzatura per il documentario che vuoi girare? – le chiede Giulia.

Intervengo: – Ma basta lo smartphone.

– Ho tutto in auto. – poi rivolta a me – Lo smartphone va bene per dilettanti. La mia attrezzatura è da professionista.

– È il tuo lavoro? – chiede Giulia.

– No. Lavoro alla Deutsche Banc di Vienna. Ma mi diletto a girare documentari speciali che invio a una casa cinematografica e spesso vengono  anche pubblicati.

Usciamo all’aperto, Aiutiamo Katrin a prendere l’attrezzatura dall’auto.

Katrin ha notato i lavori alla torre e vuole iniziare il documentario.

Inizia a riprendere i conci che sono a terra, zumando spesso su quelli meno rovinati dal tempo. Prima di inquadrare la torre con l’impalcatura dice a Giulia: – Mi aiuti a far notare il rapporto dimensionale, facendo da modella.

– Va bene. Ma non mi dire che devo anche salire sull’impalcatura?

– Hai paura? – chiede Katrin.

– Un poco sì.

Intervengo io: – Stai tranquilla. È un ponteggio perfetto. Tutto in sicurezza.

Katrin, come un valente regista, indirizza la salita di Giulia e le pause, anche quando è un posizioni particolari.

– Ogni nuova posizione sbottonati un bottone, dopo l’ultimo togliti la camicetta

– No. Non sono una porno star.

– Ma dai! Il fisico c’è l’hai.

– Niente da fare. È già troppo la sbottonatura.

Finita la lunga ripresa, rientriamo in casa. Katrin rimarrà con noi l’intera giornata.

Prima di pranzo, vediamo il documentario.

Giulia si diverte a vedersi ritratta in varie posizioni, spesso anche in bilico.

Alla fine della visione, notando che le immagini sono più quelle dedicate a Giulia che alla torre. E molte sono state riprese con uno zoom ravvicinato, mi viene spontaneo osservare: – E brava la modella! Non mi ero mai accorto della tua appariscenza.

– Il merito è di Katrin.

 

Passiamo l’intera giornata insieme alla “regista”. Rimane anche a cenare.

Giulia le chiede di restare anche a dormire.

Katrin osserva: – Volentieri.

– Il divano/letto è grande, può ospitarci benissimo. – precisa Giulia.

Giulia ha terminato il suo lavoro, io non ancora. Quando le ragazze vanno a dormire, rimango al computer per cercare di terminare il mio.

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Il rudere – diciannovesima parte

– Mi sembrava strano il fatto che fossi capitata per caso al castello. – le dice Giulia.

– Giusto. Il posto è isolato e deserto, difficile trovarlo. – aggiungo io.

Katrin mi guarda sorridendo: – Ne sei proprio sicuro? Guarda che il castello o quello che rimane è indicato anche sulle mappe dei monumenti.

– Sulle mappe dei monumenti? Non conosco l’esistenza di queste mappe. – rispondo.

– Non sono mappe italiane. Sono di una agenzia di viaggio tedesca. Non è indicato come castello ma solo come “rovine antiche”. Ricavate le coordinate è stato facile trovarlo con il navigatore.

– Ma chi ti ha telefonato, confermando il castello?

– Un mio amico del consolato austriaco in Italia. È stato proprio lui ad aiutarmi anche nella ricerca dei miei antenati.

Finito di pranzare, salutiamo Katrin con un bacio.

Sulla strada del ritorno, prendiamo una diramazione che ci porta al grande Market della zona.

Giulia vuole comprare di tutto e di più.

Mentre facciamo la spesa, parliamo di Katrin.

– Che sorpresa inaspettata l’arrivo della discendente di Armela. Il suo viso è proprio uguale, il suo fisico è però più asciutto e magro. – commenta Giulia.

– Ma non abbiamo conosciuto Armela da giovane? Magari era proprio così. – aggiungo io.

Torniamo a casa con l’auto stracolmo di merce.

– Dove riponiamo tutta questa roba?  Abbiamo solo una parete/cucina. – chiedo a Giulia.

–  Mi viene una strana idea. Potremmo riporre una parte della merce nel locale sotterraneo. È anche fresco quasi come un frigorifero. –  la sua risposta.

– Ma scherzi?

– Per niente. I scatoloni di birra e le lattine d’olio mi sembrano adatte al posto. – replica Giulia.

Ha ragione sono le cose più ingombranti.

Mentre sistemiamo gli scatoli e le lattine nel locale mi viene un’idea: – E se portassimo anche Katrin di notte nel castello? Tu che pensi?

– È una strana idea. Non so cosa pensare.

– Come discendente di Armela  avrebbe diritto di sapere il mistero notturno. – le dico.

– Credo che dovremo pensarci bene. Meglio rimandare la decisione.

Illumino con la torcia il volto della principessa del murale.

– Il profilo non è molto simile a quello di  Katrin – dico ad alta voce.

– Come fai a dirlo? Katrin l’abbiamo appena conosciuta e vista principalmente di fronte. Quando torna la guarderemo meglio.

A sera ceniamo a casa. Come deciso andremo al castello solo di sabato.

Giulia: – Dopo cena devo lavorare. È stata una giornata molto particolare e non sono riuscita a finire l’elaborato che devo consegnare fra due giorni.

– L’arrivo di Katrin e la grande spesa hanno occupato l’intera giornata. Tu devi consegnare tra due giorni, io tra quattro devo portare il progetto al comune per una prima visione. Se va bene ho poi una settimana per completare tutti i dettagli.

– Siamo proprio rovinati. E pensa che domani ritorna Katrin. Perderemo un’altra giornata. – dice Giulia.

– E tu che ne sai?

– Ma non l’hai sentita? Prima di andar via ha detto che tornava domani per girare un documentario sul castello.

– No, non l’ho sentita. Pensavo proprio al progetto da finire e mi sono distratto. Ho solo notato che parlava con te. Vuol dire che lavorerò fino a tardi.

–   Anch’io. A costo di fare l’alba, devo stabilire alcuni parametri necessari per la stampa del lavoro.

Dopo cena e dopo aver sorseggiato un buon caffè, sui nostri portatili abbiamo iniziato il lavoro. Giulia per la sua campagna pubblicitaria, io per il progetto della nuova struttura di copertura dei due campi da tennis.

A notte fonda, guardando Giulia che si spogliava le ho detto: – Malgrado il lavoro notturno vedo che hai un fisico ben resistente.

Ma la sua risposta è stata opportuna e deludente: – Non ci tentare. Il fisico sarà anche come dici tu ma la stanchezza è molto più dominante. Buon riposo … Caro.

Non ho replicato. Il mio era stato solo un atteggiamento maschilista. Sono tanto stanco anch’io che avrei potuto fare anche una magra “figura”.

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