Serapo e Nettuno – 8

A un tratto vede un leggero movimento nel mare, smette di parlare e si allontana dalla riva, e con il timore di vedere il dio uscire dall’ acqua si avvia verso la grotta, sempre girandosi a guardare il mare.  Raggiunta la caverna si ferma vicino all’appoggio dove la conchiglia emana la sua luce misteriosa, trova un sedile naturale di roccia e si siede. È ancora presto il sole non ha ancora terminato il suo percorso notturno, Serapo chiude gli occhi e si immagina le sembianze di Nettuno, può solo immaginarle perché lo ha visto sempre da lontano. Poi il suo pensiero va a Sira, lei deve conoscere bene il dio, perché non vuole parlarne? Poi si ricorda le parole della sirena: Ingenua. Non sai che le belle donne sono sempre piaciute alle divinità e quelle di Seopra: Ma sei anche un bell’ esemplare di femmina.

Femmina, donna. Questi due termini le martellano nella testa; ma lei, com’è veramente? La sua immagine le è sconosciuta, nel tempio non esistono specchi. Il suo corpo lo conosce, lo vede, lo tocca ma sempre una parte alla volta, il suo viso poi non lo vede da anni. Tutte le vestali sono delle belle fanciulle, forse anche lei è bella. Come Seopra? No, la sua amica è certamente più bella di lei. 

Con la mente assorta in questi pensieri non si accorge che il tempo passa, ad un tratto vede che la luce nella caverna è aumentata, guarda incuriosita la conchiglia pensando ad un’altra stranezza, ma capisce che la luce entra dall’ingresso verso il mare. Sarà già l’alba!

 Corre e si precipita verso l’uscita a monte, quando esce però si accorge che è solo una chiara e colorata alba, il sole è ancora nascosto.

Di buon passo si avvia verso il tempio.

La giornata nel tempio passa tranquilla per quanto riguarda le attività che Serapo deve svolgere come vestale, ma quando è sola si sente agitata e pensierosa. La presenza del dio nella sua vita è un fatto che non riesce a definire. Lei è stata sempre presente nella sua realtà, ha sempre risolto velocemente qualunque problema o avversità. Ma questa volta la realtà non è chiara, non presenta soluzioni perché non conosce i termini del problema, forse non è nemmeno un problema. Ma cos’è? La fanciulla dopo le parole di Sira ha più o meno capito perché il dio la cerca … e se lei non andasse più alla spiaggia! Ma la rinuncia al mare è troppo dolorosa. Al mare non può rinunciare, perché sarebbe anche un allontanamento da Sira, questo coinvolgerebbe anche la sua amica Seopra, così entusiasta del loro segreto. Che fare? Forse non c’è altra soluzione che “attendere che accada quel che deve accadere”. Oppure tentare con un oracolo? Ma è ancora una vestale e da sola non può eseguirlo, di certo non può chiedere aiuto alle sacerdotesse, loro sì che potrebbero. Oppure dovrebbe tentare insieme ad altre vestali, per unire le loro forze. Ma quali? Seopra, Praseo e poi chi altra?  Praseo non è così intima come Seopra, anche se la fanciulla è sembrata sempre molto disponibile, Serapo non ha mai approfondito l’amicizia e ora ci vorrebbe troppo tempo, che non c’è, per farlo e poi non sarebbe onesto.

Con tutte queste argomentazioni che fluttuano nella sua mente, Serapo raggiunge il giaciglio e si addormenta.  Per il rito di mezzanotte si sveglia calma e tranquilla, il riposo è stato salutare principalmente per la mente.

Quando ritorna nel giaciglio i suoi pensieri sono rivolti verso Seopra, domani ritorneranno in spiaggia e sarà un felice inizio della giornata. Con la speranza che anche Sira l’indomani sia presente. Serapo dolcemente si addormenta.

La mattina seguente Serapo e Seopra si incontrano molto presto, ormai per le fanciulle è un impegno serio, mentre si avviano verso la caverna si scambiano alcune confidenze.

Seopra: – Amica mia, sono proprio contenta di come procede la mia preparazione. Sono stata molto concentrata e ho avuto anche i complimenti dalla mia istruttrice. Le mie mani si sono già molto abituate a resistere al fuoco, ieri nelle prove di resistenza sono stata la più brava. Alcune fanciulle volevano resistere come me, quasi come una sfida, ma a un tratto urlando per il dolore hanno lasciato cadere in acqua le conchiglie. Le istruttrici non le hanno trattate male ma hanno ricordato loro che, se vogliono essere vestali, devono perdere qualunque istinto malvagio. L’invidia, la rivalità, lo stesso guardare le altre allontana loro dalla concentrazione e dunque dalla possibilità di conseguire il necessario allontanamento dal mondo reale che è la base della religiosità.

Quelle che hanno capito si sono tanto angosciate da piangere, poi spontaneamente sono venute da me per essere perdonate, mi hanno baciato sulla fronte e si sono inginocchiate pentite ai miei piedi. A questo punto anche io mi sono commossa, ma senza piangere, e le ho invitate ad alzarsi e ho ricambiato loro il bacio sulla fronte. Anche questo mio comportamento è stato molto apprezzato, inoltre ho capito che il loro pentimento era sincero e che il bacio che aveva dato loro era la prova del mio affetto e della mia stima.

Serapo, a queste parole si ferma, guarda l’amica negli occhi e si accorge della loro brillantezza e dello sguardo profondo, le prende dolcemente la testa tra le mani, la bacia sulla fronte, si inginocchia ai suoi piedi e, prima che l’amica possa compiere un gesto o dire una parola, dice:

– Fermati. Non ti muovere e ascolta. Tu sei più giovane di me, ma sei destinata a essere una vera sacerdotessa, lo sento. Serapo, la tua amica del cuore, è turbata da pensieri e indecisioni.

Ti ripeto, ascolta e dammi il tuo consiglio. Io quando sono sola ho la mente invasa da immagini, pensieri e non sono in grado di decidere. Le immagini sono quelle della mia felicità con te e con Sira, poi queste immagini sono sostituite da quelle del dio che ho visto a mare, e mi danno un senso di paura.  Le sue parole non mi fanno paura, anzi, dopo le parole di Sira e le tue, mi danno un senso di orgoglio e di esaltazione della mia femminilità, cosa questa che mette in crisi il mio essere vestale.

Seopra, ascoltate immobile le parole dell’amica, si inginocchia di fronte a lei e scruta i suoi occhi. Istintivamente poggia l’indice e il medio delle sue mani sulle tempie di Serapo e chiude gli occhi.

La giovane vestale non ha ancora sviluppate le capacità di chiaroveggenza, tuttavia nella sua mente si accavallano immagini varie: un serpente marino che esce dal mare, un tridente sulla spiaggia, due giganti che scuotono una montagna, ma le immagini più ricorrenti sono quelle di due amanti che si abbracciano e si carezzano con passione, la donna, anche se non è completamente visibile, somiglia molto a Serapo.

Seopra apre gli occhi e trova lo sguardo della sua amica fisso nei suoi occhi, consapevole che l’amica ha intuito il suo tentativo di comprendere. Non sa dare alle immagini viste parole appropriate. Ma sa che l’amica è in attesa di una risposta. Le prende le mani e le dice: – Io non sono ancora capace di comprendere quello che ho visto nella mia mente, è la prima volta che provo, posso solo riferirti le immagini. Se vuoi? Possiamo cercare di interpretarle insieme.

– Sono pronta. Dimmi tutto.

– Un serpente marino uscito dal mare si immobilizzava sulla spiaggia.

– La spiaggia era la nostra?

– Non lo so, era una spiaggia senza riferimenti. Ma non mi interrompere altrimenti perdo qualche immagine. Poi ho visto due giganti che muovevano dei massi, delle rocce, una montagna … Non era molto chiaro. Poi   un tridente   sulla spiaggia spezzato o coperto, non so, vedevo solo le punte.

Queste immagini si alternavano, in maniera casuale, insieme a un’altra, più ricorrente, quella di due amanti che si baciavano e si carezzavano con tanta passione. Tutto queste immagini erano avvolte da un velo azzurro, come il mare! Ora che ci penso, sì … Tutto era nel mare.

– E poi cos’altro hai visto?

– Poi niente altro. Ti ho già detto che le immagini si ripetevano continuamente come se volessero aiutarmi a capire.

Serapo rimane un poco in silenzio poi, si alza in piedi, guarda l’amica ancora in ginocchio, le poggia le mani sul capo e dice:

– Ah! Questa tua testolina! Che mente c’è dentro? Tu hai visto tutto. Alcune cose sono chiare, molto chiare altre sono coperte dal fato e sono difficili da comprendere, almeno da noi. La cosa certamente chiara è che il dio Nettuno è al centro di tutto. Sira non l’hai vista? Vuol dire che lei è fuori dal mio destino. Ma tra gli amanti la donna chi era? Com’era?

– La donna eri tu. Non l’ho vista bene perché i capelli, come i tuoi, le coprivano sempre il viso. Ma ho capito che eri tu.

– Ed ora me lo dici? Perché non prima?

– Perché anche le altre immagini hanno un significato, forse più importante di quelle chiare. Come dici tu: il fato le nasconde. Perché?

– Il segreto è nel fato stesso, amica mia. Mi sei stata di aiuto veramente. Ora so quello che devo fare, mi deve passare la paura e parlare a Nettuno. Il mio destino è segnato dal dio.

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Serapo e Nettuno – 7

– Nettuno? Il dio? Allora è lui quello che mi ha parlato. Io sono ancora spaventata. – dice Serapo.

– Quando ti ha parlata? Cosa ti ha detto? – Le chiede Sira.

– Ieri. Ero sola a farmi il bagno quando una voce, che usciva dal mare, mi ha detto che ero una ninfa e mi bagnavo nelle acque limpide. Io gli ho chiesto chi fosse, e la voce mi ha risposto di essere il dio Nettuno. Io ho avuto paura e sono fuggita.

–  Sempre la solita fuga. È la paura che non ti lascia. Certamente era Nettuno, tu ti bagnavi nel suo regno e lui ti ha salutato. Che paura hai?

– Seopra, che ha ascoltato in silenzio, interviene: – E la conchiglia? Quando te l’ha data?

– Quale conchiglia? – Dice Sira.

– No. Non me l’ha data. Quando il dio è andato via, ho visto una cosa che brillava sul mare allora, con un poco di coraggio, sono andata a prenderla.

– È una conchiglia bellissima.  È tutta colorata e fa luce al buio, Serapo la tiene nella grotta. – aggiunge Seopra.

      – Sì. È certamente un regalo di Nettuno. Ti ha vista spaventata e ti voleva tranquillizzare – dice Sira.

– Ma perché proprio a me? Cosa vuole da una giovane mortale come me?

– Ingenua. Non sai che le belle donne sono sempre piaciute alle divinità. – dice Sira.

– Ma io sono una vestale e anche molto giovane. – Replica Serapo.

– Ma sei anche un bell’esemplare di femmina. – aggiunge Seopra.

– Simpatica e sagace la tua amica. Ma qual è il suo nome? Non me l’hai nemmeno presentata. – dice Sira.

– Ma come? Prima te la sei sbaciucchiata continuamente e ora t’interessa il nome? Brava Sira. Io non te lo dico. Se vuole te lo dirà lei stessa … Vero, Seopra?

Sira non può trattenersi dal ridere, girandosi guarda le fanciulle sono ancora sui suoi fianchi. Poi esclama, con entusiasmo: – Siete le due vestali più pazzerelle che io abbia mai conosciute, inoltre non so scegliere tra voi due chi sia la più simpatica. Ma andiamo a riva, che in due pesate abbastanza.

Lentamente si avvia verso la riva. Seopra dice: – Sai Sira. L’altro giorno io e Serapo abbiamo fatto il bagno nude!

– Ho capito. Con te si lancia la “fuggitiva”. Con me è ancora timida.

– Ma Seopra che dici? Era prima dell’alba, era buio. – Si giustifica Serapo. Poi a Sira risponde: – Tu perché ti scandalizzi, sei sempre nuda.

– Veramente, io sono nuda a metà rispetto a voi nude “intere”.

Raggiunta la riva, le tre amiche si divertono ancora un poco giocando nell’acqua limpida, rincorrendosi. Molto vicino alla riva, le fanciulle sono più veloci della sirena, la coda le serve poco e deve procedere a saltelli. Le fanciulle scoprono questa lacuna e si divertono a metterla in difficoltà. Ma Sira si diverte anche lei.

– Allora cosa pensi di Sira? – chiede Serapo a Seopra.

– È meravigliosa. Bellissima e affettuosa. Hai notato come stringe e bacia con entusiasmo? Mi piace molto. Ora è anche amica mia.

– Sì. È proprio così. Con la sua compagnia, la sua allegria e, perché no, con le sue carezze, il tempo passa veloce e pieno di allegria. Sono proprio contenta che piace anche a te. Con due amiche come voi sono felice.

Arrivate al tempio le due fanciulle si preparano per ll cerimoniale mattutino, al quale partecipano, a giorni alterni, le vestali che si stanno preparando all’iniziazione nel tempio sotterraneo. Serapo e Seopra dopo il rito partecipano insieme ad altre attività più materiali, come fare ordine tra gli oggetti di culto, preparare ghirlande e cercare erbe aromatiche per preparare profumi e incenso rituale. Le fanciulle non si dicono nemmeno una parola, si scambiano solo occhiate con sorrisi sommessi, sono un poco trasognate e si sentono molto unite e contente dei loro comuni pensieri segreti.

Solo al pomeriggio, prima che Seopra vada al tempio sotterraneo, rimanendo da sole si ricordano le “gesta” mattutine. Serapo si preoccupa quando si accorge che, da come ne parla, l’amica è mentalmente colpita dalla conoscenza di Sira, ciò potrebbe procurarle distrazione durante i rituali d’iniziazione, in particolare quello del fuoco.

Guardandola negli occhi così l’ammonisce: – Promettimi che, durante i rituali, in particolare quello del fuoco, la tua mente sarà libera dall’immagine di Sira e dai nostri segreti. Sono molto preoccupata, non vorrei vederti con altre bruciature. Stai molto attenta che l’olio infuocato lascia profonde cicatrici, oltre al dolore del momento. Guarda il tuo dito ancora nero solo per il fumo, immagina il fuoco.

–  Sarò attenta. Il mio ruolo di vestale è lontano dai miei pensieri e dal mio corpo, tu e Sira siete nel mio cuore non nella mia devozione. Non preoccuparti io sarò tre Seopra: una per Serapide, una per te e una per Sira.

– Il tuo dire così saggio mi tranquillizza. Ciao amica mia, buon rituale, – conclude Serapo.

È ancora buio quando Seopra, la mattina successiva, è pronta per iniziare il rituale dell’acqua e del fuoco. Nel tempio sotterraneo è sempre “notte” illuminata da fiaccole e fuochi vari. Ricordandosi le parole di Serapo, Seopra è molto calma e attenta, il rituale comincia in maniera diversa. Quando entrano in processione nella sala della piscina, le vestali trovano tutte le conchiglie con il fuoco acceso che galleggiano sull’acqua.

       Lo spettacolo è affascinante, al centro della vasca le quattro istruttrici hanno le braccia tese verso l’alto e, in mano sulla verticale della testa, hanno le loro conchiglie accese.

      Seopra guarda affascinata le fiammelle che con il riflesso dell’acqua si moltiplicano illuminando da sole l’intera sala. Riflette sulla posizione delle istruttrici, con le braccia dritte sulla testa e con le mani ad angolo che reggono le conchiglie deve essere molto difficile, anche perché gli occhi delle istruttrici guardano avanti.

Le fanciulle girano intorno alla vasca e poi, istintivamente, prendono il posto della mattina precedente. A questo punto le istruttrici, rimanendo con le braccia in posizione, con un lento movimento del bacino creano delle piccole onde che spingono le conchiglie verso le fanciulle poi, quando tutte le fanciulle hanno preso dall’acqua le conchiglie, abbassano lentamente le mani portandole avanti. Seopra guarda con ammirazione le quattro vestali, come avranno resistito tanto tempo al calore delle conchiglie? Forse la loro esperienza è tale che possono dominare il fuoco? Sì. Intuisce che quest’ultimo interrogativo è reale.

Gli esercizi eseguiti quella mattina sono ancora simili a quelli precedenti, solo alcuni sono leggermente complessi e la difficoltà è quella di eseguirli a occhi chiusi, ma per fortuna il tempo del movimento è breve. Seopra è tanto concentrata nell’eseguire quest’ultimi esercizi che anche a occhi chiusi le sembra di seguire con lo sguardo le fiammelle. Forse è proprio quello che devono apprendere. Infatti, nel discorso di benvenuto la sacerdotessa del tempio sotterraneo aveva detto loro che l’iniziazione era “l’apertura della mente ai fenomeni della natura”.

Dopo il riposo le   fanciulle   riprendono la prova del ferro e del legno, uguale a quella del primo giorno, l’unica differenza è che i quadrati dei due materiali sono stati sostituiti da forme circolari leggermente più piccole. Questo per rendere, man mano, più sensibili le mani alla minore superficie, ovvero alla minor massa.

Quella stessa mattina, molto presto, Serapo va alla spiaggia. Arrivata sulla riva scruta il mare ancora piuttosto scuro, l’alba é ancora lontana, e non ha il coraggio di scendere in acqua.

L’interesse per lei del dio Nettuno da un lato l’affascina ma dall’altro le incute una certa paura. La curiosità tuttavia è molto forte, in particolare quella di sapere se la conchiglia iridescente è un regalo del dio.

Senza scendere in acqua, dalla riva sottovoce dice: – È tua la conchiglia luminosa? Te la devo restituire? È molto bella. Posso tenerla?

Serapo non riceve nessuna risposta, prima pensa che Nettuno non ci sia, ma rimane sulla riva, poi crede di aver parlato troppo sottovoce. Ma nessuna delle supposizioni è esatta, Nettuno c’è e ha sentito ma non vuole farsi vedere, preferisce che Serapo parli, forse se parla molto, acquista coraggio.

Serapo, come il dio ha previsto, ricomincia, con voce più forte, a parlare: – La conchiglia è molto bella. È tua? Posso tenerla? L’ho messa nella caverna, fa una luce bianca che illumina il mio cammino. A volte penso che sia un tuo regalo.

 La fanciulla è una vestale che ha già superato, a suo tempo, molto bene le prove d’iniziazione per cui ha acquisito una buona sensibilità che le permette di capire che il dio, c’è o non c’è, la sta sentendo.

Per cui continua: – Cosa vuoi da me? Io sono solo una vestale, non posso frequentare nessuno. La dea Serapide, mia padrona e signora, non permette distrazioni. Vengo sulla spiaggia perché il mare mi piace molto. Sono nata in unpiccolo villaggio sul mare, da piccina giocavo sempre sulla riva. Ieri sono venuta con una mia amica, a lei ho detto tutto, il suo nome è Seopra. Ora è nel tempio sotterraneo perché è una giovane vestale e deve essere iniziata al culto.

Serapo continua a parlare della vita nel tempio, dei suoi ricordi di bambina, della morte del padre e della decisione di sua madre di portarla al tempio. 

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Serapo e Nettuno – 6

Dopo un semplice pasto e un breve riposo, le fanciulle riprendono lo stesso posto intorno alla vasca.

        I lati della vasca sono stati coperti con un’intrecciatura di canne, ogni vestale ha di fronte un quadrato di legno e uno di ferro. Le istruttrici sono alle spalle delle fanciulle e all’unisono impartiscono ordini orali.  Le fanciulle dovranno, toccando con il palmo della mano alternativamente il legno e il ferro, imparare a riconoscere con il semplice tatto il materiale toccato.

       Alle fanciulle sembra un esercizio molto facile ma, in realtà non è per niente così. Dovranno, con l’esercizio eseguito per molti giorni, imparare a distinguere il ferro dal legno senza più il contatto con le mani e a una distanza di circa un piede. Tutto ciò per rendere le loro mani sensibili a gli elementi della natura. Al pomeriggio le giovani vestali ripetono l’esperienza del fuoco e dell’acqua e poi quella del legno e del ferro.  Al tramonto torneranno al tempio principale dove, separate dalle altre vestali e consumata una frugale cena, andranno al riposo.

Serapo ha visto da lontano le vestali che rientravano nel tempio in processione, non si è potuta avvicinare perché fino al mattino successivo le fanciulle non potranno avere contatti con nessuno. Da così lontano non è riuscita a individuare la sua amica Seopra, le fanciulle indossano tuniche dello stesso colore e tutte hanno i capelli fermati da un cerchio d’argento.

Quando la mattina successiva Serapo, molto prima dell’alba, esce dal dormitorio incontra sulla porta Seopra, che è già pronta per uscire. Le fanciulle si abbracciano.

– Piccola vestale, già riposata e pronta? – dice Serapo sottovoce.

– Prontissima. Andiamo, il mare ci attende! Ma tu ancora non sei pronta? Tardona. Stai diventando vecchia?

– Come sei allegra, ti avevo detto che l’esperienza nel tempio sotterraneo ti sarebbe piaciuta. Ti trovo bene, sana. Nemmeno un poco bruciacchiata!

– Non è proprio così. Guarda. – E mostra a Serapo il pollice della mano sinistra leggermente annerito da una bruciatura.

 –  Poverina, questo nero deturpa la tua bellezza, ma cosa hai fatto? Hai toccato una servetta nera?

–  Seopra capisce che l’amica scherza, la guarda e, ridendo, ironica risponde: – Purtroppo io non conosco sirene, mi devo arrangiare con una servetta!

– Zitta! Non ridere così forte.

Serapo si prepara velocemente e con l’amica escono dal tempio. Quando entrano nel passaggio che porta alla caverna sul mare, Seopra si accorge subito della luminescenza che, al buio, è molto visibile. Urla preoccupata a Serapo: – Ferma! Attenta, cos’è quella luce?

– Non ti preoccupare, è la conchiglia.

– Come la conchiglia? Ma che dici?

– Tra poco ti svelerò tutto.

–  Ma è possibile che hai solo segreti e misteri! Devo preoccuparmi per te? Cosa ti sta succedendo?

–  Non lo so! Credo niente o forse tutto. Io sono pronta. Il mio fato è segnato, lasciami vivere così, nell’incertezza e nella felicità.

Quando le fanciulle raggiungono la caverna, Serapo prende dalla roccia la conchiglia   iridescente e la mostra all’amica. Seopra guarda affascinata la conchiglia dai sette colori, la prende dalla mano di Serapo e con religiosità, così come teneva le conchiglie del fuoco, la custodisce e l’innalza fino al viso di Serapo, poi urla e la lascia cadere per terra. Serapo, la raccoglie subito, la conchiglia è intatta e ancora iridescente. Anche lei urlando, apostrofa l’amica: – Ma cosa ti ha preso? Sei impazzita? Volevi distruggerla?

Poi, anche non capisce bene l’accaduto, intuisce lo spavento di Seopra. E più calma aggiunge: – Ma che hai? Cosa è successo?

– Ho avuto tanta paura. Quando ho alzato la conchiglia, il tuo viso sembrava grigio, di pietra. Non volevo romperla. Mi sono solo spaventata. Perdonami.

– Ma che dici? È l’effetto di questi colori che ti ha spaventato, va tutto bene.

      – Sicuramente è come dici tu. Le prove di ieri con il fuoco e con l’acqua mi hanno lasciato molto sensibile.

– Esagerata! Hai appena cominciato le prove e pensi di avere già poteri. Questa conchiglia l’ho trovata ieri mattina, galleggiava nel mare e l’ho presa.

– Ma è una conchiglia strana, non sembra anche a te?

– Si sarà strana, ma è bella. Forse è un regalo che ho ricevuto.

– Te l’ha data Sira?

– No. L’ho trovata. Ieri Sira non è venuta.

– Andiamo ora, se viene Sira le devo raccontare una cosa, così la saprai anche tu.

Le due fanciulle escono dalla grotta, Serapo si ferma e guarda verso la riva con attenzione, Seopra se ne accorge, la guarda e senza dire niente le prende la mano e la conduce verso la riva. Serapo si lascia condurre tranquilla, ma continua a osservare il mare con molta attenzione, stringendo molto la mano dell’amica. Seopra, fino ad allora sospettosa ma zitta, le si pianta davanti e guardandola, con certo cipiglio, le dice: – Ora cosa c’è? Da quando hai visto il mare sembri turbata.

Serapo l’interrompe, la prende per la vita, la sposta di lato e le dice: – Togliti, fammi vedere?

– Vedere cosa? Sira? E con questa emozione che l’attendi? Sei diventata strana, mi nascondi tutto. Non sono più un’amica?

–  No. Tu sei sempre la mia amica cara. Non è Sira che mi fa paura, ma il dio che mi parla dal mare.

– Il dio che ti parla dal mare? Questa è un’altra novità. Ma che dio è? Lo conosci? L’hai detto a Sira?

– Non l’ho vista. Oggi glielo dico. – Serapo sorride, gli occhi le brillano, urlando aggiunge:

– Eccola che viene! Guarda, eccola. Quella è Sira!

Seopra si gira vede arrivare un essere che, come un delfino salta e nuota verso la riva. La coda d’argento brilla malgrado sia ancora quasi buio. Lo spettacolo è emozionante. Anche lei urla:

– Sira. Sira. Che essere favoloso!

– Serapo, le fa coro e insieme urlando il nome della sirena si immergono in acqua, andandole incontro. Sira ancora prima di raggiungere le fanciulle, quando è a breve distanza, dice: – Ciao fanciulle! Oggi ho due ammiratrici. Ma lei è una tua amica? Che bella?

– Quando è vicina alle fanciulle, d’impeto le abbraccia entrambe aiutandosi anche con la coda, e distribuisce schioccanti baci sulle guance delle due. Seopra è molto sensibile alle effusioni di Sira e, anche perché senza pensieri per la testa, ricambia con passione i gesti d’affetto, fino al punto di rimanere lei sola abbracciata alla sirena, carezzandola e baciandola. Serapo si accorge di questi gesti affettuosi e, dimenticando i pensieri di paura, prende le due per i capelli, le separa dicendo:

– Calma! Ci sono anch’io. –  E si butta nella mischia.

Dopo essersi divertite a rincorrersi, a buttarsi l’acqua, a scherzare in vari modi Sira prende per mano le due fanciulle e le porta al largo, l’invita poi a salire ambedue sui fianchi e, con lenti movimenti della coda, le porta a passeggio per il golfo. Il mare è molto calmo, la passeggiata è piacevole. Quando sono in prossimità dello scoglio Serapo vede Nettuno che prende il sole, ma quello che la spaventa è la vista del grosso serpente marino che si avvicina a Sira.

Le ragazze urlano: – No, Sira andiamo via. Ho paura. –  Via, via brutto mostro. – Aiuto! – Portaci a riva.

Sira si ferma e tranquillizza le fanciulle dicendo: – Non è un mostro. È un amico. Fa paura perché è molto grande, lui è il serpente che il dio Nettuno cavalca per solcare il suo impero.

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Continua: Serapo e Nettuno – 7

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Serapo e Nettuno – 5

Raggiunta l’uscita della caverna, si ferma guardinga, scrutando verso il mare non vede nessuno e scende verso la spiaggia, raggiunge la riva lentamente si immerge. Lei non sa che Nettuno era già in attesa e ora la osserva da sott’acqua. Dopo lo spavento e la fuga di Serapo della prima volta, ha deciso di procedere con più cautela. Guarda con attenzione Serapo è proprio una bella donna, le gambe affusolate, i fianchi ben pieni e la chioma d’oro che le scende oltre i seni, le danno qualcosa di sovrumano, potrebbe gareggiare con le dee per la sua bellezza. Novella Elena, gli viene da pensare.

– Saluto te, oh splendida fanciulla che, come ninfa, ti bagni nelle acque limpide.

Questa voce improvvisa, che proviene dall’acqua, sorprende ma non spaventa Serapo. La fanciulla si gira intorno cercando la provenienza della voce ma non vede nessuno. Crede che sia un miracolo, forse è il mare che parla!  Decide di rispondere: – Sei tu dio mare che mi accogli con parole sì dolci.

– Sono Nettuno, dio del mare, fanciulla. Eccomi a te.

Serapo, mentre il dio affiora, già ha raggiunto la vicina riva e si precipita per la salita verso la grotta. Pensa: è un dio vero … Cosa vorrà da me! Meglio fuggire.

Il dio avrebbe potuto fermarla ma ha rinunciato, ancora una volta non vuole spaventare la fanciulla, sorride e lascia il “campo”.

Serapo, entrata nella grotta, ha un ripensamento e torna verso l’ingresso. Incuriosita spia verso il mare, tutto è tranquillo. Dopo un poco vede affiorare dal mare Nettuno, che a cavallo del serpente si dirige verso l’isolotto. Pianino esce dalla grotta e ritorna sulla riva, non scende in acqua ma scruta il mare in attesa di Sira, ma di Sira non vi è traccia. Sul mare a pochi metri della riva vede qualcosa che galleggia e brilla, cosa sarà? Scende in acqua e scopre che quel luccichio appartiene al guscio di una conchiglia, grande come una sua mano, che galleggia come una barchetta.

Le viene da sorridere allunga la mano e prende la conchiglia, con sorpresa osserva la parte esterna. Non ha un colore definito ma ha tutti i colori dell’arcobaleno, inoltre i colori sembrano mutare uno nell’altro, con un lento movimento. Serapo osserva affascinata il mutar dei colori, è certamente un prodigio, nessuna cosa può così mutare. E se fosse del dio che era in acqua poco prima? Forse l’ha perduta?  Forse l’ha lasciata per lei?  Un regalo?  Esce dall’acqua con in mano la conchiglia e si avvia verso la grotta, quando è dentro vede che al buio i colori sono più visibili. La conchiglia sembra emanar una luce a sette colori, che ruotano cambiano continuamente posto. La stessa caverna sembra di ricevere il riverbero di questi colori illuminandosi leggermente.

Serapo non può portarla con sé, nel tempio le vestali non possono possedere oggetti personali, i monili che indossano sono quelli del tempio e sono stabiliti dai rituali. Decide di lasciarla nella caverna, la poggia in alto su una piccola sporgenza dal muro, e si allontana verso la via del ritorno. A metà della salita si gira indietro e si accorge che la caverna, dove è la conchiglia, è illuminata da una debole luce bianca, strano, pensa, i colori sono solo sul guscio, ma insieme producono una luce bianca.

Quando arriva al tempio la fanciulla si prepara per la cerimonia del mattino, l’assenza di Seopra la rende un po’ triste, è una dolce abitudine a condividere il tempo libero delle attività templari con l’amica del cuore.

La cerimonia del mattino, senza le giovani vestali che sono nel tempio sotterraneo, è più impegnativa ma non meno interessante e coinvolgente. Questo rituale inizia con un cerchio formato dalle fanciulle intorno al fuoco sacro, che ha brillato tutta la notte.

La fiamma non è molto alta anche perché il numero ridotto di fanciulle rendono il cerchio più piccolo e di conseguenza una maggiore vicinanza alla fiamma. Un gong, con un suono più dolce di quello adoperato per avvisare l’ora dei rituali, scandisce il tempo con un ritmo molto lento. La sacerdotessa, seguita da tre anziane vestali, che in questo rituale è all’esterno del cerchio, gira lentamente in senso contrario rispetto alle fanciulle, intonando una nenia. Il suo canto, oltre a un inno che glorifica e invita il sole a sorgere, è anche di guida ai movimenti delle fanciulle. Quando la sacerdotessa si ferma le vestali iniziano una danza, anche loro da ferme. Più che una danza sono movimenti del corpo, che vanno da posizioni ieratiche stabili a contorsioni e flessioni eseguite con molta lentezza.

Quando l’aurora si colora di arancio e il sole è sull’uscio del cielo inizia una lode, cantata da tutte le vestali, che terminerà quando il disco solare è completamente sorto.

Allora le fanciulle, in processione, percorreranno tutti i patii del tempio annunciando il nuovo giorno a Serapide, lodando la dea e i suoi attributi divini.

Il ritorno al fuoco sacro e una breve danza in circolo conclude il rituale del mattino.

Le giovani vestali, nel tempio sotterraneo, quasi alla stessa ora del rituale del mattino, partecipano ai riti iniziali di purificazione. Così come le aveva detto Serapo, Seopra deve destreggiarsi in un rituale con fuoco e acqua. Le fanciulle sono sistemate lungo i lati di una vasca quadrata che contiene acqua marina. Alcune ancelle, le vestali che non hanno superato le prove, mettono nelle mani delle fanciulle gusci di conchiglie marine, in questi versano un liquido scuro che poi, con una piccola fiaccola, accendono.

Al centro della vasca, immerse nell’acqua, vi sono quattro sacerdotesse istruttrici poste in maniera tale che ogni lato di fanciulle ne ha una di fronte, ma anche le due che vedono di profilo sono utili per seguire bene i movimenti delle istruttrici. Il primo movimento da imparare è il più semplice, ma necessario, è quello di poggiare le mani sulla superficie dell’acqua quando la conchiglia comincia a essere troppo calda. La maggiore difficoltà è quella di mantenere le mani sempre orizzontali in qualunque posizione, per evitare la caduta dell’olio acceso, particolarmente sul proprio corpo nelle posizioni più complesse. Seopra è molta attenta nei movimenti, inoltre le piace molto il calore che la conchiglia trasmette alla sua mano, le dà un senso di benessere e di energia. La sua mente è tanto concentrata sul calore, che anche quando raffredda le mani sull’acqua, continua a sentire la conchiglia cocente. La fila di Seopra è quella delle più brave, infatti l’acqua vicina non ha tracce di grasso ne è solcata da piccole fiammelle, come accade in altre parti della vasca.

L’esercizio mattutino, dopo varie posizioni delle mani, ma sempre ancora semplici, si conclude con lasciare sull’acqua le conchiglie a galleggiare, con le loro ormai minuscole fiammelle.

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Continua: Serapo e Nettuno – 6.

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Serapo e Nettuno – 4

Poi lentamente, sempre stringendo le mani all’amica, piega le ginocchia, a bocca aperta immerge la testa sott’acqua. Quando è sott’acqua soffia l’aria con la bocca, riemergendo. Ripete per tre volte poi guarda l’amica e le dice: – Prova tu. È facile. L’acqua, se non respiri, non entra.

Seopra, la guarda poco convinta, poi tenta ma scende poco sott’acqua, solo con la bocca, soffia forte e uno spruzzo di acqua raggiunge il viso di Serapo che, prima sbigottita poi divertita, così risponde all’amica: –Ma che fai? Ti diverti a bagnarmi? Riprova. Ma scendi molto più giù, io non ti lascio le mani.

– Tranquilla? – Facile a dire. Io ho paura dell’acqua. Ma voglio riprovare, mantienimi forte.

– Prendi l’aria prima di scendere, mi raccomando con calma.

Seopra riprova, ma anche questa volta c’è qualcosa che non va, prende tanta aria che ancora prima di immergersi comincia a soffiare, poi scende molto e si trova senz’aria, esce di scatto perde l’equilibrio, travolge Serapo e insieme cadono sott’acqua, si abbracciano. Quando escono Serapo si preoccupa per l’amica, ma la trova sorridente. L’esperienza è stata positiva, Seopra è uscita indenne dall’acqua, stringe Serapo le dice: – Con te è tutto bello, amica mia.

– Allora riprova, ma respira piano e non tentare di affogarmi.

– Certo che riprovo, ma con te vicino.

Ancora abbracciata all’amica, piegando le ginocchia la porta giù, sottacqua. Poi affiorano, prendono fiato ed ancora vanno giù. Ripetono per molte volte il movimento, e ogni volta Seopra appare più sicura e tranquilla.  Allora Serapo pensa di riprovare la lezione di nuoto e fa distendere l’amica sull’acqua dicendole: – Hai visto che sott’acqua non c’è pericolo, dai riprova a galleggiare. Devi però stendere le braccia, altrimenti la prova non riesce bene.

Seopra, stringe le mani all’amica e questa volta, con molto più coraggio si stende sull’acqua, Serapo la vede tranquilla e allora le dice: – Ora ascoltami bene, pian pianino muovi le gambe, una alla volta, sempre tenendole distese. Io non ti lascio, stai tranquilla.

Le fanciulle continuano intanto a divertirsi, dopo   la lezione di nuoto si rincorrono nel mare e poi sulla sabbia; dove, rotolandosi per terra, sottili granelli di sabbia aderiscono alle loro giovani e frementi membra. Poi di nuovo a mare, dove i granelli ritornano nel loro elemento naturale e le fanciulle ai loro giochi acquatici.

Quando escono dal mare, la tunica bagnata aderisce molto al corpo di Serapo, copre ma nulla nasconde delle forme. Seopra scuote la testa, ride e sentenzia: – Ti sei vestita? Brava. Mi sembri più nuda di prima.

– Perché tu credi di essere vestita?

– E Sira? Stamattina non viene? Chiede Seopra.

– Non credo che venga più, ormai è tardi e il sole è pronto per dar corso al giorno. – Le risponde Serapo, aggiungendo: – Ora è il momento di andare, torneremo domani.

– Ma è ancora presto. Restiamo fino all’alba.

– No. Amica mia. Non voglio correre al tempio e prepararmi in fretta, come accade quando viene Sira. Oggi è inutile, resteremo fino all’ultimo momento quando saremo con Sira.

Prende la mano dell’amica e questa, che quando Serapo le prende la mano e disposta sempre a cedere, la segue come figlia di madre amorevole.

Nettuno ha spiato le fanciulle da sottacqua ma ha preferito non farsi vedere per non spaventarle.

Si avviano verso la grotta, anche Nettuno, pago della vista, ritorna con il suo fidato serpente, sull’isolotto. Dove Sira così l’accoglie: – Signore, il ritorno non è stato veloce, hai incontrato Serapo? Non è fuggita? Già si è resa disponibile, la fedifraga.

– La tua gelosia è proverbiale, non ti ho mai vista così innamorata.

– Ma quale innamorata?  È solo una timida fanciulla. Poi c’è nell’aria qualcosa che non capisco, replica Sira.

– Ma quale cosa? Non fingere con me, ti conosco bene: “Gli uomini li elimini subito o subito dopo, ma le donne le sai amare bene”. Ripeto … gelosa!

La giornata trascorre tranquilla anche se nel tempio iniziano cerimonie particolari. Giungerà fra due lune la dea Serapide che trascorrerà un periodo nel proprio santuario, dove consacrerà le adepte e le vestali più giovani al suo culto. A giorni alterni le cerimonie, per queste fanciulle, si sposteranno in una parte del tempio sotterranea, più lontana dagli edifici principali.

L’indomani la sacerdotessa darà inizio a queste cerimonie preparatorie e Seopra, che è una delle vestali più giovani, sarà impegnata già prima dell’alba. La fanciulla è un poco dispiaciuta per l’impegno mattutino che non le permetterà le scappatelle con Serapo, ma altresì contenta per il raggiungimento di una più completa iniziazione alla vita della comunità templare. Ad alcune di queste cerimonie particolari parteciperanno anche alcuni serapei, popolo devoto a Serapide, scelti tra quelli di rango maggiore. Questi sono ammessi al tempio dove, solo in questo luogo, possono consultare sia la sacerdotessa per oracoli, sia le vestali già iniziate per riti diversi, principalmente propiziatori. Seopra è molto contenta di essere stata considerata pronta per questa sua maggiore partecipazione alla vita del tempio.

Serapo incontra la fanciulla che felice gli comunica la scelta. – Sono stata scelta per diventare finalmente una vestale stabile. Sono contenta, sono mesi che aspettavo questo momento.

– Che bello, amica mia, sarai certamente una delle prime. Sono sicura che anche tu sarai scelta come futura sacerdotessa.

– Questo non lo so! Solo una fanciulla ogni cinque anni può aspirare a tanto, deve essere bella e saggia come te. – risponde Seopra.

– Queste sono qualità che tu già hai, del resto sei amica mia! Quando comincerai i riti preparatori? Sai che dovrai alzarti di notte, per raggiungere il tempio sotterraneo. Conoscerai i serapei più importanti della città. Assisteranno ad alcune cerimonie e parteciperanno insieme a voi ai riti propiziatori.

– No. Non lo sapevo, queste cose non ce l’hanno dette. Così conoscerò anche degli uomini?

– Calma fanciulla! Li conoscerai Sì. Ma non li potrai frequentare da sola, sarà sempre un rito collettivo.

 – Mi sembrava strano. –  Seopra tace, guarda Serapo negli occhi e le viene un leggero velo negli occhi e dice: – E Sira? Quando la conoscerò?

Serapo le carezza   i capelli, le dà il rituale bacio in fronte e la tranquillizza così dicendole:

– Non sai proprio nulla. Giovanissima e bella vestale. I rituali nel tempio sotterraneo non sono ogni giorno, sono a giorni alterni. Nei giorni di riposo: ti riposerai insieme a me! Ma allora quando cominci?

– Comincerò domani, anzi stanotte partiremo per il sotterraneo.

– Già domani? Allora stasera a letto presto, sai che non farai per il momento il rituale di mezzanotte. Beata te che potrai dormire per tutta la notte.

– Anche questo non lo sapevo. Come sei brava! Tu sei la mia guida.

Serapo è un’amica sincera e consapevole, per cui non può fare a meno di aggiungere un avvertimento per Seopra: – Se vuoi diventare una vestale prescelta come sacerdotessa stai attenta alle amicizie, alcune come la mia possono anche essere pericolose.

– Ma che dici? L’amicizia sincera è rara e non può dare danno. Presto tu sei una “prescelta” per questo i tuoi consigli sono preziosi.

– I consigli forse … ma le scappatelle?

– Le scappatelle sono normali, lo sai anche tu! Siamo giovani, un poco di divertimento ci spetterà pure. Poi quando saremo anziane vestali o sacerdotessa saremo perfette o quasi.

– Brava Seopra, sei entrata proprio nello spirito per una buona carriera nel tempio, ormai la tua saggezza e la tua fede non vacillano.

– Domani vedrai Sira? Beata te. A quell’ora io già sarò a purificarmi nelle cerimonie iniziali.

– E questo come lo sai?

– Lo dicevano sottovoce le fanciulle scelte. Prima settimana “purificazione”. Cosa sarà? Dimmi, così sarò preparata.

– Fuoco e acqua, poi   metallo e legno saranno, per la prima settimana, i tuoi amici. Ma altro non ti dico. È un rituale molto bello, vedrai, sarai soddisfatta. Ora andiamo, tu non puoi tardare, la tua condotta sarà sotto controllo, per lo meno nel tempio.

– Prende per mano Seopra e la conduce verso le altre fanciulle, già schierate per la processione.

L’indomani molto prima dell’alba Serapo si sveglia, quella mattina andrà sola alla spiaggia. Si prepara e con molta calma, lascia il tempio dall’ingresso principale, lei può uscire liberamente, e si avvia verso la roccia che cela l’ingresso alla grotta. Le viene da pensare alla prima volta che scoprì l’ingresso.

“Era un giorno di primavera e lei, sempre da sola, passeggiava tra queste strane rocce affioranti sul limitare della collina che ospita il tempio, mise un piede in fallo e cadde verso una roccia dalla strana forma, sembrava una torre quadrata. La roccia non era molto grande, superava di poco l’altezza della fanciulla.  Nella caduta Serapo finì   ai piedi   di un grosso cespuglio di felce, rialzandosi notò che dietro al cespuglio vi era una macchia scura, incuriosita girò dietro al cespuglio e si accorse che la macchia scura non era altro che un piccolo antro nella roccia. Quella mattina non scoprì altro in quanto non ebbe il coraggio di entrare carponi, perché poco alto, nell’antro appena scoperto.

Il giorno successivo sempre nella passeggiata mattutina, con più coraggio si addentrò nella piccola grotta. Superata l’entrata, la grotta diventava abbastanza alta da poter camminare stando in piedi. Tuttavia bisognava procedere con cautela in quanto il percorso era abbastanza in discesa, ma essendo stretto si poteva procedere aiutandosi con le mani vicino le pareti rocciose. Alla fine della discesa, il percorso  si  allargava  in  larghezza e in altezza ed era illuminato dal chiarore che precede l’alba, da una grande apertura verso il mare.

Era così giunta in una caverna posta a mezza costa sul mare, raggiungere la spiaggia era abbastanza facile, malgrado alcune piccole rocce sporgenti nel sentiero. Questa scoperta l’aveva entusiasmata e poiché ella credeva nel destino, la riteneva parte della propria vita. Arrivata alla spiaggia si genuflesse e fece la promessa che finche in vita sarebbe tornata sempre al mare.”

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Continua: Serapo Nettuno – 5

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Serapo e Nettuno – 3

Quando ricadono, Sira la conduce sott’acqua per un paio di metri, poi la porta a galla e distendendola sull’acqua le riprende le mani, che poi pian piano lascia.

– Che bello. – Dice Serapo. – Scusami per come ti ho chiamata!

– Quando? Sentiamo, brava la fanciulla!

– Perdonami, non lo meriti proprio un appellativo del genere.

– Ti perdono, ma non del tutto. Dillo, coraggio. Come mi hai chiamata?

– Quando sei andata sott’acqua e mi hai lasciata sola ti ho detto: “Malvagia”. Amica mia perdono, tu sei meravigliosa, altro che malvagia.

– Malvagia! Bene me ne ricorderò a riva, là potrai difenderti meglio dalla mia vendetta.

– Bene. Sono pronta a combattere. Portami a riva che sono anche stanca. –  Dice Serapo, che ha capito l’ironia di Sira e aggiunge: – Fammi salire, e vai come una cavallina marina.

– Questo è troppo! Mi prendi anche in giro. – Risponde Sira mentre, con la fanciulla in groppa, si avvia verso la riva.

Raggiunta la riva, Serapo si accorge che il sole sta per emergere dal mare, è tardi. Felice e sorridente dice a Sira:

– È tardi, ciao. A domani?

– Non pensare di cavartela così! Domani la vendetta dell’offesa, oggi solo un pegno: dammi tre baci di saluto. Uno qui. – Indica la fronte, Serapo la bacia. – Uno qui. –  Indica il naso, Serapo esegue. – E uno qui. – Indica la bocca.

 Serapo, senza indugio le schiocca un bacio sulle labbra, poi arrossisce e fugge via, mentre Sira da lontano le urla: – Corri, corri. Piccola fuggitiva.

Serapo arriva di corsa al tempio, entra nella grande camera da letto e qui incontra Seopra, si baciano sulla fronte e tenendosi per mano escono. Seopra ha portato i tralci e le tuniche per la vestizione.

Arrivano al patio del secondo piano, sono sole, è ancora presto. Seopra, posa i tralci e le tuniche sul muretto, non parla ma la scruta con i suoi grandi occhi. Serapo intuisce quello che la sua amica non dice, le prende le mani, si siede sul muretto e l’attira a sé mentre dice: – I tuoi grandi occhi parlano. Siediti qui vicino a me. Ti dirò il mio segreto.

Seopra si siede sempre in silenzio, sorride. Serapo continua: – Al mare ho conosciuto una sirena.

– Una sirena vera?

– Sì. Una sirena bellissima, con i capelli neri, gli occhi color del mare e una coda favolosa color argento con squame d’oro. Il suo nome è Sira. L’ho incontrata già due volte.

– Sira. Che bel nome. Di cosa parlate? Ma non è pericoloso per te?

– No. Non è pericoloso, lei dice che le è permesso essere mia amica.

– Come tua amica? Perché amica! È una sirena.

– Ma è una sirena affettuosa, giochiamo insieme nell’acqua e mi insegna anche a nuotare. Ha un bel carattere, sempre allegra e ironica, ci divertiamo tanto. Mi porta anche in groppa, velocemente sul mare.

– Ho capito. È veramente una tua amica, beata te che puoi uscire. – Dice Seopra con tristezza.

– Non essere triste, sei sempre tu la mia amica del cuore. Perché una mattina non vieni anche tu?

– Ma io non posso. Mi è proibito.

– Lo faremo di nascosto. Non ti accorgi che anche le altre fanciulle, ogni tanto, si divertono in modo non permesso. Hanno tutte qualche segreto.

– Veramente pensi che potremo? Sarei felice.

– Certo che lo faremo. Domani ci svegliamo presto e andremo sulla spiaggia, Sira dovrebbe proprio venire. Ora prepariamoci

– Si alza prende un tralcio e comincia a intrecciarlo tra i capelli dell’amica, di tanto in tanto le fa una carezza sul viso, le dà un buffetto, le fa l’occhiolino ridendo e le sussurra sottovoce nell’orecchio: – Se Sira ti vede così bella, certamente s’innamora di te.

– Come s’innamora? Ma che dici? Ma chi è questa Sira?

– Zitta, non urlare. Vedrai sarà bello.

– Come sarà bello? Mi fai venire i brividi.

– Ma cara, sono già i brividi della passione? Sciocchina non vedi che scherzo. Anche questo modo di scherzare   l’ho imparato da Sira.  Vedrai ti piacerà molto, è proprio una sirena piena di sorprese.

Terminano la preparazione, indossando le tuniche, si guardano e ridono. Seopra, appare un poco turbata e un poco eccitata, ogni tanto non perde occasione per carezzare Serapo con la scusa di aggiustarle la tunica o i capelli.  Il gong la distoglie e, come due automi, le fanciulle vanno per la cerimonia.    

Le due amiche quella notte dormono poco, si svegliano spesso pensando all’indomani. I giacigli delle fanciulle sono lontani, tempo prima erano contigui, ma era stato riferito alla sacerdotessa che le fanciulle spesso si spostavano nello stesso giaciglio, colpa del “freddo invernale” era stata la giustifica di Serapo e Seopra. La sacerdotessa, dopo averle redarguite aspramente, aveva stabilito i nuovi posti. Le regole erano ferree ma le punizioni blande, forse per una maggior coscienza del tempo sulla rinuncia del sesso per istituzione rispetto alla scelta del voto di castità.

Molto prima dell’alba, quasi fossero una sola anima, contemporaneamente scendono dai rispettivi giacigli e si ritrovano sull’uscio della sala dormitorio. Senza parlare si bagnano nella piscina, si asciugano, indossano semplici tuniche e scavalcato il basso muro di cinta, nel posto più nascosto, escono dal tempio. Camminano tenendosi per mano, Serapo sente la mano della compagna fremere, la guarda e anche se la notte è senza luna, alla luce delle stelle vede nella compagna una grande emozione, le dice:

– Coraggio, hai paura? Che male c’è in una scappatella.

– Se lo scopre la sacerdotessa?

– Stai tranquilla. Le punizioni della sacerdotessa sono lievi, lei è molto comprensiva con noi fanciulle

– Scusami, ma comprendimi. È la prima volta che lascio il tempio di nascosto e poi la storia di Sira mi affolla la mente.

– Piccola vieni qui. Lasciati abbracciare forte, così ti infondo il mio coraggio.

L’abbraccia e le carezza i capelli, così come si fa con una bambina. Bambine sono un po’ tutte le vestali, portate al tempio piccine non hanno avuto il tempo di crescere come donne.

Seopra appare tranquillizzata, Serapo la bacia sulla fronte, poi, con uno strano impulso forse pensando a Sira, le dà un veloce bacio sulla bocca. La riprende per mano e le dice: – Andiamo ora.

Raggiungono il passaggio segreto che conduce alla grotta, è buio ma Serapo, che conosce il percorso anche al buio, procede con decisione. Seopra la segue fiduciosa ormai non ha più paura.  Quando escono dalla grotta, è ancora al buio.

Sul mare calmo si riflette il cielo stellato. Seopra rimane incantata dallo spettacolo, è immobile e guarda verso il mare, con occhi lucidi. Poi esclama: – Che spettacolo meraviglioso, le stelle nel mare. – Serapo la fissa negli occhi e risponde: – Stelle da per tutto. Anche i tuoi occhi sono due stelle.

Serapo si toglie la tunica, la poggia su una roccia e si avvicina alla riva. L’amica la guarda incuriosita e commenta: – Che fai? Ti fai sempre il bagno nuda?

– No. È la prima volta. Stamattina è ancora buio. Vieni anche tu a mare?

– Eccomi, sono pronta. – Dice Seopra, togliendosi anche lei la tunica.

Le fanciulle si bagnano a riva, senza allontanarsi. Scherzano con l’acqua del mare, si spruzzano, si rincorrono, si divertono felici. Quando le stelle si affievoliscono, perché un leggero chiarore comincia a lambire l’orizzonte, Serapo esce dall’acqua, seguita dall’amica che ormai spensierata la segue in tutto.

– Ora vestiamoci. – Dice Serapo, indossando la tunica recuperata dallo scoglio.

Poi prende la tunica dell’amica, ne fa un piccolo fagottino, come una palla e la lancia all’amica che la prende a volo. Anche lei indossa la tunica.  Le due fanciulle ritornano in acqua. Serapo prende l’amica per le mani e la fa stendere sull’acqua, così come ha fatto la sirena con lei per insegnarle a nuotare.

Seopra non riesce a stare completamente a galla, la paura le irrigidisce il corpo per cui i piedi e le gambe non riescono a galleggiare, inoltre non è disponibile a stendere le braccia; è rigidamente aggrappata alle mani dell’amica.  Serapo intuisce che così non può galleggiare, ma da inesperta non sa come consigliarla. Intuisce che l’amica ha molto paura dell’acqua per come tiene strette le labbra e la testa, il più possibile lontano dall’ acqua. Decide allora di cambiare tattica, fa riprendere la posizione eretta all’amica e per mano la conduce dove l’acqua è più alta, si ferma quando si accorge che Seopra diventa rigida, si gira e si accorge, dagli occhi e dalle labbra strette, che l’amica è tesa. Serapo, anche se non sa nuotare, ma ha sempre avuto poca paura dell’acqua; ha imparato che l’acqua non entra da sola nel naso o nella bocca se non si respira, decide di farlo capire all’amica, le prende le mani e le dice: – Non ti muovere, guarda me.

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Continua: Serapo e Nettuno – 4

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Serapo e Nettuno – 2

Quando rimane da sola, Serapo pensa e riflette sull’alternativa: glielo dico o no? È solo una sirena. Già, una sirena. Una divinità. No! Devo dirgli qualcosa ma non proprio la verità. Gli dirò che è una ragazza normale. No! Non va bene. Io una ragazza normale non posso avvicinarla, poi questa è una zona deserta proibita ai mortali.

Questi pensieri la distraggono tanto che nella preparazione di ghirlande non sceglie i fiori adatti al rituale, le altre vestali ridono e l’aiutano a rifarle, anche Seopra l’aiuta ma nei suoi occhi c’è un interrogativo, un sospetto. Serapo ha bisogno di tranquillizzarsi perciò decide in fretta Le dirò la verità, pensa. È un’amica anche molto fidata, qualche piccolo segreto l’hanno già: si carezzano spesso, contravvenendo alla regola che limita l’affetto tra le vestali. Sì, è giusto che Seopra sappia.

Nel rituale del tramonto le fanciulle sono inginocchiate tutte in circolo, l’una vicino all’altra.

Mentre la sacerdotessa compie il rituale di saluto al sole, le fanciulle si abbandonano concentrandosi su gli ultimi raggi del sole, cercando di sentire, il più possibile, l’effetto sulla pelle.  È un rituale molto caro alle vestali, anche per Serapo questo rito è sempre coinvolgente.

Questa volta oltre al tiepido sole sul suo corpo, sente anche la gamba di Seopra vicina alla sua, l’amica le è molto d’appresso e le cerca anche la mano. Serapo sente di trasgredire al rituale, stringe la mano all’amica, si allontana un poco e le lascia la mano. 

Le fanciulle rimangono in ginocchio e immobili fino a quando il sole è molto oltre l’orizzonte e il chiarore del cielo si smorza per dar spazio al buio della notte. La sacerdotessa al centro del cerchio ha, man mano che la luce si affievoliva, alimentato il fuoco sacro.

 Quando sopraggiungono le tenebre, il fuoco è così forte che il corpo delle fanciulle si scalda molto di più di quando è saettato dai raggi del sole.

Al suono del gong le fanciulle si alzano in piedi e intrecciate le braccia dietro alla schiena delle compagne vicine, formano un cerchio, che comincia a ruotare prima piano poi sempre più veloce. Sempre ruotando, le fanciulle si sciolgono dall’abbraccio e si prendono per mano, gli ultimi giri sono velocissimi.

Il fuoco e la rotazione sfrenata stancano a tal punto le vestali che, sempre per mano raggiunto il giaciglio, cadono in un sonno profondo.  Quando la notte e nel suo mezzo, il suono del gong sveglia le fanciulle, un bagno sacro collettivo nella grande vasca del patio, lava e ritempra le loro membra. Morbidi asciugamani, profumi alle erbe e tuniche turchine concludono la preparazione.

Questo rituale è più semplice: In fila raggiungono il fuoco sacro lasciato la sera, la cui fiamma più pacata fa tuttavia brillare i monili d’argento intessuti nelle tuniche per il rituale notturno. Dopo una breve danza al suono di flauti suonati da altre fanciulle, le vestali consumano frutta fresca in onore di Serapide, servita loro da ancelle del tempio. Un canto corale, con prima voce della sacerdotessa, conclude tutto e le fanciulle possono finalmente dedicarsi al sonno fino all’alba.

L’indomani, ancora molto prima dell’alba, Serapo si sveglia e velocemente si prepara per raggiunge la grotta. È ancora molto buio. Nella grotta si muove lentamente, cercando con le mani la parete. Raggiunta l’uscita sulla spiaggia si ferma titubante e spia verso il mare. Tutto è tranquillo, il mare è molto calmo, la riva lambita con dolcezza da pacate onde.

 Lentamente, con gli occhi fissi sul mare, Serapo cammina verso riva. Non nota nulla, nemmeno una pietra che si trova sul suo lento cammino, inciampa e arriva sulla spiaggia “distesa”, si rialza e le sembra di stare bene, la caduta non pare abbia prodotto danno. Sulla riva si ferma titubante, vede qualcosa. È pronta per fuggire ma la vista di una chioma nera e una coda argentata la fermano.

– Sira. Sira! –  urla, entrando in acqua.

La sirena fa capriole, volteggiando nell’aria raggiunge velocemente la fanciulla. Quando è vicina, Serapo le prende la testa con le mani e la bacia sulla fronte. Il bacio è istintivo, in quanto è l’unico consentito tra le vestali.

– Ciao, Sira. Come sono contenta di vederti. Oggi ti aspettavo proprio. Perché ieri non sei venuta?      

– Il mio signore non ha voluto. Ieri hai fatto il bagno da sola?

– Non mi ricordare di ieri. Ho avuto tanta paura. No. Non ho fatto il bagno. Dall’acqua è uscito un “omone”. Sono fuggita.

– Un “omone”? E chi era? Chi pensi che fosse?

– Io non ci ho pensato e non voglio pensarci. Mi ritorna la paura.

Sira le prende la mano e cerca di tranquillizzarla, ma non vuole subito dire a Serapo che l’omone è Nettuno, vorrebbe che la fanciulla arrivasse da sola a capire. Non vuol essere nemmeno complice del dio, lui nei suoi rapporti con le donne umane deve pensarci da solo.

Quando era più giovane Sira era stata sempre disponibile ad agevolare e a “combinare” i rapporti con le fanciulle. Ma una volta era stata punita da Giove perché era riuscita a favorire Nettuno nella conquista di una ninfa, di cui anche Giove si era invaghito. Da allora il patto con il suo signore era stato chiaro, complicità in tutto ma non in amore. La fanciulla dai capelli d’oro le piace, anche la sua timidezza l’attrae, non ha mai conosciuto una fanciulla così semplice, pura e bella. Mentre è assorta in tal pensieri le prende anche l’altra mano e le dice: – Dai, saltami sui fianchi, oggi voglio farti correre sul mare.

Serapo accondiscende e con l’aiuto di Sira si sistema in “groppa”, la sirena le lascia le mani e con lenti movimenti della coda comincia a nuotare a pelo d’acqua. Il movimento e il corpo bagnato della sirena rende instabile la fanciulla che per non perdere l’equilibrio abbraccia l’amica. Una mano tocca il seno di Sira, Serapo vorrebbe ritrarla, ma non lo fa anche perché, in quel momento sente la necessità di mantenersi salda e il seno, ben sodo, è un buon appiglio. Quando Sira si ferma lontano dalla riva, Serapo toglie la mano lasciandola scivolare in una carezza e le viene da pensare il seno di Seopra è più piccolo e meno duro.

– Oggi ti darò una lezione di nuoto, qui l’acqua è alta ed è più facile galleggiare. – Dice Sira aiutando Serapo a scenderle dai fianchi, per niente turbata dalla carezza.

– Mantienimi forte! – urla Serapo. – Ho paura!

– Più di quella di ieri o di meno? Dice Sira sorreggendola per le braccia.

– Molto più di ieri, qua non posso fuggire.

– Ah! Codarda! Vuoi sempre fuggire. Qua sei in mio potere: vita o morte cosa scegli?

– Aiuto! Non mi lasciare! – Urla la fanciulla per lo spavento, non ha capito che Sira scherza e si diverte. I suoi lunghi capelli bagnati hanno formato un treccione informe, che pesa e che le da l’impressione di volerla trascinare sott’acqua. Sira le prende i capelli dall’acqua e glieli sistema sulla schiena e poi la tranquillizza dicendole:

– Ma che urli? Ora sei mia amica. Non ti lascio. Stenditi sull’acqua, io ti terrò per le mani. Che paura hai? Io sono una sirena, con me è impossibile affogare. Se tu fossi un uomo dovresti preoccuparti.

Serapo a questo punto si distende sull’acqua, ha riacquistato la sua allegria e la fiducia in Sira. La sirena, lentamente, la fa scivolare sull’acqua trascinandola per le mani, poi le lascia le mani per un momento. Serapo galleggia per qualche istante ma, non movendosi, sente di scendere sott’acqua, con un balzo piuttosto strambo si butta su Sira cercando di aggrapparsi. Ma Sira si scansa e la fanciulla finisce sott’acqua, tuttavia la sirena, si immerge e abbracciandola, subito la riporta a galla. Serapo è tranquilla, l’intervento è stato immediato, ma è un poco imbarazzata si sente molto stringere dalla sirena, che le carezza anche la schiena.

– Brava Sira, mi hai salvato! Ma riproviamo ancora a galleggiare, come devo muovere le braccia e le gambe per rimanere sull’acqua?

– Brava tu, che non ti sei spaventata. Riproviamo, ti lascerò prima una mano e poi l’altra. Tu muovi alternativamente le gambe ben distese e con le mani sposta l’acqua come un remo. Sira fa distendere la fanciulla e le lascia una mano. Serapo, con i consigli della sirena, muove piano le gambe e con la mano libera impara a galleggiare. Quando Sira si accorge che il peso della fanciulla grava poco sulla sua mano, le lascia anche l’altra mano. Serapo si muove e galleggia però la sua bocca e spesso anche il naso si trovano sotto il pelo dell’acqua. Allora Sira con una mano le sorregge il mento, con l’altra le solletica la schiena e in maniera scherzosa le dice:

– Ma come è brava questa ragazza, nuota già come un pesciolino! Solo la testolina è un po’ rigida, tienila un poco più su, che provo a lasciarti sola. Posso? Ti senti sicura?

– Si. Lasciami ma per poco. Sono stanca.

– Va bene ti lascio. – La lascia.

– Faccio un tuffo e torno. – Dice immergendosi.

– No, No! Dove vai. Malvagia!

Sira non la sente è giù in profondità, ma da sott’acqua la segue con lo sguardo e si accorge che più o meno Serapo galleggia, poi prima che la fanciulla si stanchi le va da sotto, l’abbraccia forte e con un guizzo della coda la porta, con un salto, fuor d’acqua. Serapo urla, ma di sorpresa non di paura, e si stringe forte alla sirena.

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Serapo e Nettuno – 1

Nel luglio del 2000 ero in vacanza a Gaeta. Serapo era la mia spiaggia preferita. Una mattina, dopo il bagno, passeggiando lunga la riva sono stato attratto da alcune immagini. Le ho fotografate e riguardandole a casa con attenzione mi hanno ispirato il racconto.

Spesso prima dell’alba, il dio Nettuno soleva attendere il sorgere del sole su un piccolo isolotto, circondato da un mare azzurro e trasparente, gli facevano compagnia due fedeli servitori: un serpente marino e Sira, una sirena.

Una mattina Nettuno, guardando verso la costa, vide uscire da una caverna un essere umano che poi si immergeva nel mare.

Sira. – Esclamò il dio.

Sira non rispose, il tiepido sole del mattino, come una tenera carezza d’amante, l’aveva addormentata.

Sira, svegliati! – urlò Nettuno, mentre con il tridente le carezzava la coda.

La sirena aprì gli occhi e ritrasse la coda, guardò il dio, gli sorrise e disse:

– Sì. Sono pronta.

– Per fare cosa?

– Per andare.

– Non è ancora l’ora. È presto.

– Allora cosa c’è, mio signore?

– Guarda sulla riva. Cosa vedi?

– Qualcuno fa il bagno. – Rispose Sira guardando verso la riva.

– Va, vedi chi è?

Sira non rispose subito, si passò le mani, a mo’ di pettine, tra i lunghi capelli neri e poi disse:

– Vado e torno.

Alzò le mani verso l’alto, incrociò le dita, si stiracchiò ben bene, poi con un guizzo si tuffò e scomparve   sott’acqua.

Raggiunta subito la riva   si   trovò di fronte una   bella fanciulla. I suoi capelli erano biondi e luccicavano, i suoi occhi erano verdi e limpidi come il mare vicino agli scogli, quando il sole si avvicina all’orizzonte ma temporeggia il tramonto.

– Chi sei? – Le chiese.

La fanciulla, un po’ sorpresa dall’ improvvisa visione, rispose:

– Sono Serapo, giovane vestale del tempio della dea Serapide, là sulla collina.

– E tu chi sei? Sei bellissima. Vuoi venire con me a passeggio sulla spiaggia? Vorrei conoscerti, diventare tua amica, io sono sempre sola, non mi è permesso frequentare alcuno.

– Sono Sira. A me è permesso diventare tua amica. Ma passeggiare sulla spiaggia proprio non posso.

– Perché non vuoi?   Passeggiare sulla riva è bello, la sabbia è sottile. Ti prego vieni.

      – Vorrei, ma proprio non posso …. Guarda – disse Sira, mostrando alla fanciulla la sua lunga coda argentata, impreziosita da tante piccole squame d’oro.

– Dovevo capirlo dalla tua bellezza e dai tuoi meravigliosi occhi, così azzurri, che eri una divinità marina.

– Anche tu sei molto bella, i tuoi capelli hanno riflessi d’oro puro, i tuoi occhi sono grandi e profondi e risplendono come due smeraldi. Tese le braccia verso Serapo e aggiunse: – Vieni tu da me, passeggeremo in mare.

Serapo non aveva mai avuto complimenti per la sua bellezza, la sua vita solitaria, quasi da reclusa, non aveva permesso alcun contatto umano. I suoi occhi, alle parole di Sira, brillarono ancora di più e sulle sue labbra si schiuse un sorriso felice.

– Vengo, certo che vengo!

D’impeto si gettò su Sira. La sirena non aveva piedi per piantarli sulla sabbia e assorbire il colpo per cui le due fanciulle, nell’abbraccio, vacillarono e finirono sott’acqua, affiorarono subito e risero di gioia. Poi, per mano, si allontanarono dalla riva. Quel giorno Serapo fece un bagno diverso dal solito. Non era una nuotatrice, non si era mai allontanata dalla riva. Ma con Sira era tutto diverso, la mano della sirena la conduceva con sicurezza, prima sopra e poi sotto l’acqua. Andare sott’acqua fu per Serapo un’esperienza interessante.

Quando il sole era pronto a sollevarsi dall’orizzonte del mare Sira capì che era il momento di andare, ricondusse a riva Serapo e le disse:

– Ciao, bellissima. Ora devo proprio andare.

– Ciao Sira, anch’io devo andare. Tornerai domani?

– Credo proprio di sì.

Nell’abbraccio di saluto Serapo rimase affascinata e turbata, un brivido le corse lungo la schiena. Non aveva mai abbracciato una sirena. Il nudo e turgido seno, la coda avvolgente le rimasero sulla pelle, come dolce sensazione, fino a quando rientrò al tempio.

Sira torna verso l’isolotto, a mare trova già Nettuno, a cavallo del serpente, pronto per andare. La sirena affiora in silenzio e si accoda al serpente, ma Nettuno le dice:

– Vado e torno! Che puntualità! Ti sei divertita a mare con lo sconosciuto?

– Non era un uomo. Era una donna!

– Una donna? Ma se è un posto deserto. Dimmi chi era? Una dea? La conosco?

– No. È solo una fanciulla.

Sira, per la sua semi-divinità, sente un presagio strano per cui risponde in modo evasivo:

– È una fanciulla che fa il bagno all’alba.

– Questo l’ho capito. Ma chi è? Com’è?

– È una fanciulla del tempio di Serapide, là sulla collina. È normale.

Nettuno, conosce bene Sira, sa che quando non vuol parlare è inutile tentare. Chiude così l’argomento con una pungente osservazione.

– Ho capito, hai trovato un’amica e la vuoi solo per te. Sira non risponde. Sorride al dio, fa una capriola fuori dall’acqua e poi parte veloce. Seguita dal serpente con Nettuno in groppa.

Serapo intanto è arrivata al tempio di corsa, è leggermente affannata, raggiunge le altre vestali e si prepara per il cerimoniale mattutino. Raccoglie i suoi capelli e, aiutata da una sua compagna, li intreccia con sottili tralci di vite. Serapo è silenziosa, la sua mente rivive l’incontro e il gioco in mare con Sira. La sua compagna Seopra, anch’ella giovane vestale si accorge del silenzio, la osserva con attenzione e percepisce l’aria trasognata dell’amica.

– Cos’hai stamattina?  Hai sonno o sogni ancora?

Serapo, sente le parole di Seopra, ma prende tempo per la risposta. Sa che deve mantenere il segreto. È una vestale privilegiata e destinata a diventare sacerdotessa, può uscire da sola, ma da sola deve rimanere, questo è il giuramento. Ma l’amica incalza:

– E dai, dimmi cos’hai? I tuoi capelli sono ancora bagnati. Hai fatto un lungo bagno stamattina?

      – Sì. Ho anche giocato con un granchio è stato bellissimo.

– Un granchio? Se ti fa quest’effetto certamente è un granchio mandato da una divinità, sta attenta.

– Cara non ti preoccupare, sarò attenta.

Il suono del gong avvisa che la cerimonia deve avere inizio, tutte le fanciulle si mettono in fila per iniziare la processione.  Il posto di Serapo è centrale, mentre tutte le altre formano due file ai suoi lati: alla sua destra c’è Seopra, alla sua sinistra Praseo, un’altra giovane vestale.

L’indomani all’alba Sira non salta sullo scoglio come al solito, ma rimane in acqua perché pensa di andare da Serapo, ma Nettuno, incuriosito della reticenza della mattina precedente, la previene dicendo: – Salta pure. Prenditi il sole. Stamattina vado io a vedere la fanciulla.

In groppa al serpente marino Nettuno si avvia verso la spiaggia. Per non spaventare la fanciulla, lascia nascosto in acqua il serpente e nuotando raggiunge la riva.

Serapo è nella grotta, che ha raggiunto attraverso un passaggio segreto che porta a un punto più in alto della collina. Nel momento in cui Nettuno emerge dall’acqua Serapo esce dalla grotta, guarda verso la riva dove pensa di trovare Sira. L’imponenza del dio spaventa la fanciulla che urla e fugge nella caverna per ritornare al tempio. Quel giorno non farà il bagno.

Nettuno non è riuscito a vedere molto, nella fuga precipitosa della fanciulla ha notato solo i biondi capelli mossi e fluenti sulle spalle della fuggitiva. Deluso, ma anche divertito riprende il mare e con il serpente ritorna sull’isolotto.

Sira, dall’isolotto lo vede arrivare, quando è a tiro di voce gli dice:

– Vado e torno!  Tu sì, signore, sei veloce nella conoscenza.

Il dio ride, tra Sira e lui esiste una sottile ironia. Nonché un’antica complicità.

– Hai conosciuto Serapo? Com’è?

– Ho notato solo i suoi capelli! Quando mi ha visto è fuggita.

– Belli i suoi capelli, brillano come l’oro.

– Domani va tu. Preparami “la strada”.

– Sì. Domani vado io. Quanto alla strada, non so. Io sono una creatura del mare, posso semmai fare una scia!

Serapo è tornata al tempio. Tutto tace, nessuno è sveglio. Non sospetta di aver visto il dio del mare, crede che sia solo una divinità marina o forse un compagno della sirena. Ora è più calma. Sale sulla   terrazza più alta, si toglie la tunica, che le avvolge il corpo e si stende alla tiepida alba. Il sole ancora non è comparso, ma la sua luce si diffonde nel limpido cielo. La fanciulla si addormenta e sogna di essere a riva con Sira. Nel sogno la sirena le carezza i capelli e il viso, ma lei la sente lontana. Sira. Sira … Pronuncia sottovoce, ma le carezze si fanno più reali. Apre gli occhi: è Seopra, che le sorride.

– Seopra, cara, mi sono addormentata, l’alba è così bella.

– Niente mare stamattina, solo sole? Perché?

– Mi sono svegliata più tardi stamattina, non volevo fare tardi anche oggi.

– Certo, ma Sira chi è?

– Perché? Come la conosci?

– No, non la conosco. Tu la nominavi nel sonno.

Serapo guarda negli occhi l’amica, tenta di scoprire se nel sonno ha detto altro, allunga le mani verso Seopra, le carezza il viso e sorridendo le dice:

– Domani te lo dico. È una vecchia storia.

L’amica sembra soddisfatta della risposta, lei invece spera nel suono del gong, come aiuto, perché al momento non sa cosa dire. È fortunata, suona il gong e le due amiche per mano corrono a prepararsi

Nel tempio, la giornata è lunga e piena di attività. Tra rituali e preparazioni delle cerimonie, il tempo passa veloce. Vige il silenzio, per cui, nei momenti in cui Seopra le è vicina, possono solo sorridere.

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LAfa41 – A casa di Francy

Dopo pranzo.

LAfi: – Per andare a casa di Francy, mi fai provare la tua moto?

Alberto: – Sì. Guida tu, io faccio il passeggero? Però ho un solo casco.

LAfi: – Ho il mio casco. Anzi ne ho due. Se vuoi provare la mia moto, non c’è problema. Andremo da Francy con due moto.

Alberto: – Bene. Ti ringrazio.

LAfi fa da strada con la moto di Alberto, che ogni tanto rallenta per poi provare un’accelerazione con la potente moto di LAfi.

LAfi dagli specchietti si accorge della prova di velocità. Sorride soddisfatta per la moto e per la prova di Alberto.

Arrivati alla casa di Francy, bussano al cancello. Passa un po’ di tempo prima che il cancello automatico venga aperto insieme alla porta di ingresso.

Quando entrano trovano Francy che indossa una vestaglietta trasparente.

LAfi: – Ciao. Stavi riposando?

Francy: – No. Stavo passando l’aspirapolvere e non ho sentito il campanello. Poi dalla finestra vi ho visti.

Alberto: – Che bella casa che hai. Non mi dire che vivi da sola?

LAfi: – Proprio no. Ha una doppia compagnia!

Francy, ignorando la battuta: – È una casa semplice, non mi sembra eccezionale.

Alberto vede la statua di bronzo e si avvicina.

Alberto: – Ma le ragazze sono a grandezza naturale … Che belle.

Francy: – Merito dell’artista.

LAfi: – Poco dell’artista quando le modelle sono ben formose.

Anche la scultura al centro della stanza è ammirata da Alberto.

Alberto: – Anche questo gruppo di fanciulle è molto piacevole. La modella non sei tu?

Francy: – L’abbiamo comprata in Spagna.

Dopo aver bevuto un caffè.

Alberto, rivolto alla LAfi : – Ora andiamo che devo rivedere la tua grande scultura.

Francy: – Un attimo, indosso qualcosa di più decente e vi accompagno al cancello.

Senza pudore si toglie la vestaglietta e indossa una specie di costume abbastanza scollato.

Al cancello, Alberto porge la mano per salutare Francy ma lei, di slancio, l’abbraccia e  gli da un bacio al limite delle labbra.

Continua con LAfa42

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LAfa40 – La visita di Alberto

LAfi si è appena alzata quando suona il campanello. Scende ad aprire la porta. È Alberto.

Alberto: – Ciao. Ti ho svegliata?

LAfi: – Ciao. No, ero sveglia. La mattina mi alzo presto. Non ti aspettavo, dopo appena due giorni, è stata una sorpresa.

Alberto: – Il martedì è il mio giorno libero. Volevo telefonarti ieri sera per avvisarti ma ho perduto il tuo numero di telefono. Forse ho lasciato il foglietto che mi hai dato negli abiti di lavoro.

LAfi: – Meglio la sorpresa. Entra. Ti faccio un caffè.

Bevuto il caffè. Alberto: – Ora voglio ammirare le tue opere. È questo il principale motivo della visita.

LAfi: – Questo è uno dei miei primi lavori.

Alberto: – La scopata? Ha un doppio senso?

LAfi: – No. Non era mia intensione.

Alberto: – Vedo anche un tuo doppio ritratto. È un quadro molto interessante. Mi piace.

Alberto: Anche in questa “capriola” vedo qualcosa di erotico. La composizione è molto piacevole e curata.

LAfi: – Nessuno ha mai giudicato i miei quadri erotici. Ma ora a pensarci bene forse hai ragione.

LAfi: – Questo è un disegno preparatorio per una scultura in bronzo.

Alberto: – Molto bello. Ma hai adoperato due modelle? La scultura dov’è?

LAfi: – La scultura è a casa di Francy. È lei una delle modelle, l’altra è un’amica. Ma tu la conosci, è quella del cavallo bianco.

Alberto: – Francy? Non l’ho riconosciuta. Sul cavallo non era nuda!

Come posso vedere la scultura in bronzo?

LAfi: – È semplice. Andiamo a trovare Francy.

Alberto: – Ecco questa è Francy?

LAfi: – No. Questa è l’amica. Proprio non te la ricordi?

Alberto, ironico: – Non sono molto fisonomista. I cavalli li riconosco tutti. Forse è una deformazione professionale.

LAfi: – Ma va? Secondo me hai una buona ironia.

Alberto: – Brindisi d’amore? E poi dici che non sei un’artista “erotica”!

LAfi: – E va bene … Lo ammetto. Me sei stato tu che me l’hai scoperto.

Continua la visione di molti ritratti. Alla fine, quando tutto lo studio è stato completamente sondato.

LAfi: – Rimani a pranzo?

Alberto: – Sì, grazie. Cosa mi cucini?

LAfi: – Io niente. Andiamo a pranzare da mia madre. Lei è sempre disponibile.

Escono dallo studio e si avviano verso la casa padronale. Passando vicino alla grande scultura, LAfi vede una moto parcheggiata.

LAfi: – Che moto? Favolosa. Deve essere molto comoda.

Alberto: – La tua scultura è favolosa. L’ho vista alla mostra ma non sapevo che eri tu l’artista. Dopo pranzo la visiterei di nuovo con piacere.  Per la moto è comoda ma più come passeggio che come corsa. Ho notato la tua. Quella sì che corre.

LAfi: – Dopo pranzo andiamo anche a vedere la scultura a casa di Francy. Ora le do un colpo di telefono.

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