Il rudere – tredicesima parte

Il portone del castello è chiuso. Aspettiamo.

Passano molti minuti ma nessuno ci apre. Bussiamo più volte, tirando la cordicella della campanella. Sentiamo rumori provenienti da dietro il muro.Tutto è così strano, anche i nostri abiti sono rimasti quelli che indossiamo di giorno.

– Forse siamo arrivati tardi. – dice Giulia.

– Ma no. Prima di mezzanotte eravamo già pronti e il muro era al solito con i mattoni.  Deve essere successo qualcosa nel castello. Aspettiamo con calma. – le rispondo.

Improvvisamente i nostri abiti si cambiano. Dopo un poco il portone si apre. Una cameriera ci dà il benvenuto e ci dice che tutta la famiglia è partita all’alba. Torneranno di pomeriggio inoltrato. Ci invita a entrare.

Penso che potremmo anche andare via ma finche il muro non ritorna di mattoni non è possibile aprire il vano scala che ci conduce fuori. Già una volta abbiamo tentato inutilmente. Siamo nel passato e non tocca a noi decidere il ritorno.

Solo alle sei e trenta di mattina tutto ritorna al presente.

Entriamo.

Appena entrati nel cortile, il maggiordomo è venuto a chiederci cosa desideriamo per pranzo. Non essendoci i castellani tocca a noi decidere. Ordinato il pranzo, propongo a Giulia di andare a passeggiare insieme nel giardino fiorito, anche perché ho notato che tutti i servi sono impegnati a pulire sale e saloni, approfittando dell’assenza dei castellani. Ecco il motivo dei rumori e del ritardo dell’apertura del portone.

– Ti manca Marcus? Di solito è con lui che passeggi. – chiedo a Giulia.

– Sì e no. Non ho una sensazione precisa perché ci sei tu. A te ti manca Armela?

– Hai ragione. Anche a me stare con te non mi dispiace ma lei la sento presente nella mia mente. È una sensazione strana ma non irreale come dovrebbe essere.

– È così. La nostra doppia esistenza è sempre continua nella nostra mente. Più forte quando siamo nel passato, molto leggera e quasi inesistente quando siamo nel presente. Che strana avventura che stiamo vivendo?

– Sì. È strana ma interessante.

Quando siamo seduti a tavola, sarà per l’ambiente, la presenza del maggiordomo e dei servitori, la sensazione si trasforma in piena realtà. Ci sembra di essere noi i signori del castello.

È quasi sera quando arrivano i castellani. Marcus bacia Giulia prima sulla mano e poi sulla bocca. Io mi avvicina ad Armela. Lei per mano e mi conduce nel salottino. Qui mi abbraccia con forza e mi bacia più volte con passione. La vicinanza del giovane corpo adagiato e abbandonato sul mio, accende il desiderio di averla ma il luogo non è adatto e  non so come agire.

Rimaniamo seduti e abbracciati sul divanetto, fino a sera quando la “mia” cameriera viene a prendermi.

Arrivati nella mia stanza sento un forte desiderio di possederla. Il ricordo di Armela, per tutta la serata  stropicciata sul mio corpo, mi ha lasciato una forte voglia d’amore.

Mi avvicino voglioso ma non riesco nemmeno ad abbracciarla che un sommesso bussare alla porta frena la mia passione.

Ci giriamo verso la porta, è Armela che, aperta la porta, si precipita tra le mie braccia.

 

Mora, questo il nome della cameriera, inizia a spogliarmi. Mi siedo sul letto e, a mia volta, inizio a spogliare Armela. Rimasti soli e nudi, finalmente si compie il tanto desiderato rapporto.

La mattina in auto ritornando in città, confido a Giulia il compiuto amore con la principessina. Lei dice che stanotte è stato il suo secondo rapporto con Marcus. Non ha avuto il coraggio di confessare il primo.

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Il malvagio delle note – poesia

Il testo di questa poesia è stato pubblicato nell’antologia “Sette son le note” da Alcheringa Edizioni, collana Ossidiane, nel mese di maggio 2018.

Sono sette eccole qui.

Do Re Mi Fa Sol La Si

Sette note sempre lì.

Il malvagio

Allor le unì,

Prima e ultima così.

DoSi

e poi anche

SiLa e ReSi,

e poi ancora

FaRe e ReMi

Per finire con

SolDo e MiSi.

Sette parole divennero così.

Dosi, Sila, e Resi

Fare, Remi, Soldo e Misi.

Muta,

La musica finì.

Nel silenzio che seguì,

Mondo triste fu così.

Il malvagio invece gioì.

Ma il maestro

Reagì,

Con la bacchetta lo punì.

Poi le divise note riunì.

Do Re Mi Fa Sol La Si

E la musica

Più maestosa rifiorì.

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Il rudere – dodicesima parte

Sabato prossimo non andremo al rudere perché siamo molto impegnati. Io ho da completare due progetti, Giulia ha ampliato la lista dei clienti e l’aumento di lavoro non le permette soste. Anche i nostri incontri si sono rarefatti. Le telefono così possiamo vederci durante una pausa di lavoro per parlarle di un’idea che ho in mente da un po’ di tempo.

Quando incontro Giulia: – Considerando che il mio lavoro si svolge principalmente nello studio, penso di trasferirmi a vivere nel rudere.

– Nel rudere? C’è solo il sotterraneo e nessuna altra possibilità.

– Hai ragione ma sto già progettando una struttura leggera montabile in quello che rimane del cortile del castello. Anche il tuo lavoro che svolgi principalmente al computer potrai continuarlo al rudere.

– Se è così va bene. Vuol dire che una volta alla settimana torneremo in città per contattare i nostri clienti. Ma per la struttura ci vorrà un permesso?

– Sì. Ho pensato di proporre un consolidamento ed eventualmente un rifacimento della torre. Devo contattare un amico che ha un’impresa di costruzione. Se otterrò l’autorizzazione potrò montare anche la struttura abitativa.

– È un gran bella idea. Così finalmente potremo vivere insieme.

 

In una lunga telefonata, ho parlato al mio amico Giovanni del progetto per il restauro della  torre e della struttura. È interessato al lavoro, inoltre mi ha detto che possiede alcuni pannelli prefabbricati che potrebbero essere utili per il mio studio-abitazione.

Sabato mattina insieme andremo a visitare il rudere. Lui per rendersi conto del lavoro alla torre, io per decidere nello spazio del cortile il posto della struttura abitativa.

È l’alba quando parto, insieme a Giovanni, per decidere sul restauro della torre e della semplice struttura dello studio/abitazione.

Giovanni chiede: – Ma come hai scoperto il rudere?

– Per caso. Durante una passeggiata in campagna con Giulia.

– Ma come mai hai deciso di trasferire lo studio così lontano dalla città?

– Il posto piace anche a Giulia. Resteremo anche alcuni giorni della settimana perché adoperiamo il computer per i nostri lavori.

– Capisco ma finche dura la bella stagione non avrete problemi. Ma d’inverno come farete?

– Un mezza idea a Giulia è venuta. Se nel restauro della torre ci metti anche un camino avremo anche il riscaldamento.

– E bravi, avete deciso di diventare castellani? Così come è diventato caotico il vivere in città comprendo il vostro desiderio. Per il camino non credo che potrebbe essere pronto per l’inverno. Ci vorrà per lo meno, un anno di lavoro o forse più.

Ma considerando il posto ci sarà la possibilità di avere il telefono e la rete che vi è necessaria?

– Questo ancora non l’abbiamo considerato. Nel caso potremo sempre adoperare la rete satellitare che del resto funziona anche meglio di quella con i cavi.

Quando all’orizzonte compare il rudere, Giovanni appare entusiasta: – Ora comprendo bene la vostra decisione. Il posto è veramente fantastico e isolato dalla civiltà.

Anche se è un vero amico non gli ho rivelato la ancora più fantastica avventura notturna.

Insieme a Giovanni rileviamo quello che rimane della torre, in tal modo potremo progettare il restauro. Lo spazio del cortile è ampio per cui non occorre misurarlo. Bisognerà solo trovare uno spazio pianeggiante per montare la struttura con i pannelli che possiede Giovanni.

Abbiamo lavorato tutta la mattinata perché la base della torre è molto danneggiata. Abbiamo anche dovuto togliere l’erba per far affiorare le fondamenta. Sulla strada del ritorno, ci fermiamo al Motel per consumare un meritato pasto.

Di pomeriggio allo studio cerco di progettare la struttura da montare nel cortile dell’antico castello. Le difficoltà maggiori sono per la progettazione della base senza rimuovere i lastroni che formano il pavimento del cortile.

A sera, telefono a Giulia per informarla sulla mattinata e per confermare la partenza serale per il rudere. Lei è come al solito molto impegnata e propone di avviarci dopo la cena che possiamo consumare insieme, magari  alla pizzeria al piano terra del fabbricato dove lei abita.

Anche perché non avremo tempo per deviare dal percorso per raggiungere il Motel.

Arriviamo al rudere quasi a mezzanotte e dobbiamo precipitarci nel sotterraneo per non perdere la nostra meravigliosa avventura notturna.

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Il diario di Rosaria – ridotto e illustrato

Il diario di Rosaria

Questo è un testo ridotto ricavato da un mio racconto-romanzo pubblicato da Alcheringa Edizioni – Aprile 2018

Nell’anno 2499, Miso25 trova uno strano disco argenteo tra le rovine di un’antica città distrutta dalla guerra atomica nel 2121. È attratto da una scritta sbiadita dal lato lucido del disco: Il diario di Rosaria.

Il tecnico di laboratorio del suo comando riesce, dopo vari tentativi, a ricavare il testo del diario e invia l’oloplacca al suo Bracciale.

Miso25 inizia a leggere.

Dal primo incontro in un ristorante vicino al mare in un giorno di pioggia, alle passeggiate sulla spiaggia mano nella mano e al primo bacio. Miso25 rivive l’amore tra i due ragazzi.

Miso25 é un militare della sicurezza ed é in missione su un pianeta della costellazione della Lira insieme a un gruppo di scienziati che studiano una stella a neutroni.

Quando nel gruppo arriva una giovane scienziata Sina12,  ricordando le passeggiate mano nella mano di Giorgio e Rosaria, lui tenta un approccio prendendole la mano.

Poiché l’amore a loro è sconosciuto, la reazione di Sina12 è drastica. Sfila la mano e minaccia Miso25 di farlo ricoverare in un centro mentale.

Lui per giustificare il suo gesto, trasmette dal suo Bracciale a quello della giovane il diario.

Dopo qualche giorno è Sina12 che, avendo iniziato a leggere il diario, prende la mano di Miso25 perché anche in lei si accende il desiderio di provare.

Le mani unite trasmettono loro uno strano ma piacevole formicolio.

Miso25 continua la lettura del diario.

Il racconto delle vicende amorose di Rosaria prosegue con il suo primo amore, all’età di sedici anni, con un giovane architetto. Che rivede alla festa per il suo diciottesimo compleanno nel giardino di casa della sua amica Giulia.

Il pianeta è abitato.  Per proteggere la base viene costruito un muro. Un giorno, durante la solita passeggiata, Miso25 e Sima12 vengono attaccati da un gruppo di indigeni. Questi hanno pistole primitive, tranne uno che ne possiede una a raggio, subito eliminato dal Bracciale di Miso25 più preciso.

Miso25, insieme agli scienziati, pernotta nell’elisfera. Il suo posto è in alto, vicino a una botola di emergenza per l’uscita, qui continua a leggere.

Giorgio, in licenza per una leggera contusione al polpaccio per un incidente con la jeep, presenta Rosaria alla madre e alla sorella. Sulla tavola la madre ha messo a lievitare la pasta per la pizza.

Il primo esperimento per il trasferimento dell’energia sulla Terra si conclude in maniera positiva. Miso25 l’osserva sullo schermo di controllo che Sela5, un’altra scienziata, mentre segue la procedura.

Rosaria va a prenotare una rotonda allo stabilimento balneare che frequenta da quando è bambina. La rotonda servirà per la sua festa di compleanno nel prossimo settembre.  Deve sedare un litigio tra Giorgia, la sorella di Giorgio, e la madre perché quest’ultima non approva il fidanzamento della figlia.

L’amica Giulia invita Rosaria per festeggiare il Ferragosto sullo yacht del suo ricco, ma anziano, fidanzato. L’intera giornata passa piacevolmente tranne qualche tentativo di approccio di un marinaio finlandese e di una giovane ragazza, sempre dell’equipaggio.

Miso25 non trova Sina12. Poi scopre che è stata rapita dagli indigeni e condotta nel loro villaggio. Lui riesce a liberarla, ma ha il Bracciale rovinato e il braccio ferito.

Rosaria riceve una telefonata da Giorgio, dopo giorni di silenzio. Era stato rapito da alcuni pirati in Libano, al fine di ottenere un somma in denaro come riscatto. È ferito a una spalla, non in modo grave. Quando guarisce viene congedato come combattente, rimarrà in caserma con altro incarico.

Durante la convalescenza, Giorgio prende in affitto un piccolo appartamento come nido d’amore.

Un giorno, durante l’intervallo per il pranzo, Rosaria si reca al nido per fare una sorpresa a Giorgio ma la sorpresa l’ha lei. Mentre parcheggia l’auto vede Giulia che si allontana con il suo spider.

Giorgio confessa di aver avuto un rapporto con la sua amica,

Rosaria lascia il nido con la mente disturbata, tanto che rientrata in auto sviene, urtando anche in’altra autovetture.

Quando riprende coscienza si ritrova a letto, ricoverata in una clinica.

Mentre Miso25 è a colloquio con il comandante  militare che gli contesta la vicinanza a Sina12, proibita dalla Costituzione che vieta rapporti personali, scoppia un rivolta. Gli indigeni hanno anche dei piccoli cannoni. Il muro di cinta è in parte distrutto e Miso25 ha il Bracciale fuori uso. L’intervento di elisfere militari mette termine all’attacco.

Rosaria lentamente si riprende. Giulia, insieme a Giorgio, va a trovarla e pentita della sua condotta  cerca di farsi perdonare ma Rosaria li manda via. Giulia lascia la stanza in lacrime.

Nella sua cella, sulla Terra,  Miso25 legge le ultime pagine del diario.

Rosaria insieme a Giorgio, va a trovare Giulia che lasciato famiglia e fidanzato, vive in un convento, ospite di sua zia madre superiore. È avvilita e triste. Studia per dimenticare ma soffre per la perdita dell’amica. L’amore e l’amicizia hanno alla fine  il sopravvento. Tra le lacrime dei tre amici, tutto ritorna come prima. Giulia vuol rimanere in convento per concentrarsi sullo studio. Rosaria e Giorgio andranno a vivere insieme.

Quando il comandante invia il rapporto negativo, Miso25 è sospeso dalla missione e gli è proibito di vedere Sina12.

In attesa di una nuova destinazione Miso25, contravvenendo agli ordini, incontra Sina12. Sono sulla Terra per la riparazione dei bracciali. Una pattuglia di militari li sorprende mentre si baciano e vengono arrestati.

Condotti al comando generale, hanno un colloquio con il capo assoluto che, resosi conto della loro buona fede e del comportamento indotto dalla lettura del diario, concede loro di vivere insieme in una cella doppia.

Sarà la prima coppia umanoide sperimentale.

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Oggetto, contorno e tracciato

Se disegno un “oggetto” rettangolo posso modificarlo solo nelle dimensioni. Se invece voglio modifiche sostanziali devo trasformarlo in tracciato.

Nel menu in alto di Inkscape clicco su tracciato e dopo su “da oggetto a tracciato”. Sempre dopo aver selezionato il rettangolo.

Se seleziono Nodi, ottengo quattro nodi ai vertici del rettangolo.

 

Agendo su i nodi posso modificare la superficie del rettangolo come voglio. Agendo con l’indice dei nodi o sui pallini delle linee guida (che ottengo cliccando sui nodi con l’indice).

Per ottenere un uovo, inizio da un cerchio (ricordo che per avere un cerchio preciso, mentre lo disegno tengo premuto Ctrl).

Procedo come nel rettangolo e ottengo quattro nodi per modificare il cerchio..

 

Dopo l’uovo posso fare altre modifiche. Sempre utilizzando l’indice dei nodi o i pallini.

Prova completa per un Uovo di Pasqua.

Ottenuti i nodi procedo con quello superiore per la forma uovo.

L’uovo è rosso perché è incartato. Per modificare la carta ho bisogno di altri nodi (che ottengo con un doppio clic con l’indice nodi sulla linea di contorno).

Incarto l’uovo.

Decoro la carta con alcune stelline.

Anche il contorno lo coloro come le stelline.

Mi preparo a parte un nastro.

Ed ecco l’uovo completo. Pronto per regalarlo.

Attenzione la sorpresa potrebbe non essere gradita.

Continuo analizzando, sempre dal menu tracciato, da contorno a tracciato.

Nella trasformazione il colore del cerchio diventa bianco è (sorpresa) al di sotto scopro un cerchio di colore nero.

Che modifico nel colore iniziale. Sarà anche possibile ottenere una forma vuota al centro, spostando i nodi in maniera appropriata.

Non chiarisco il procedimento per ottenere le due forme successive. Basta adoperare molti nuovi nodi e buon divertimento.

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Pasqua 2018

Tanti auguri per una Pasqua di speranza per tutti, in un mondo senza pace.

 

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Concorso “Amore, amabile follia”

Per gli amici del blog.

Pubblicato da Alcheringa Edizioni su Faceboox il 13 dicembre 2017

La copertina della pubblicazione

Pubblicato fine febbraio 2018

https://www.lafeltrinelli.it/libri/d-rotoli/diario-rosaria-amore-amabile-follia/9788894897159

 

 

 

 

 

 

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