Lo specchio del nonno 16

Dopo i saluti Odla ritorna in classe. Ma è presente solo fisicamente, la mente è solo di Aldo. Quel posto è veramente assurdo, dopo quasi due anni ancora non è riuscito a capire niente. Ora ha dei dubbi sull’apparente vita serena degli abitanti per la sorveglianza esercitata dai comitati sui cittadini, anche di giovane età. Una struttura sociale che sembra non esistere ovvero che nessuno conosce bene. Gli abitanti vivono, anche bene, ma vivono solo nel senso che sopravvivano.

Anche a casa la sua mente è distratta da questi pensieri, la giornata passa come se Odla fosse un automa, il corpo partecipa alle attività casalinghe. Aldo, a sera nella sua stanza, cerca di trovare una logica che possa unire la vita apparentemente semplice e felice di quel posto con le norme dei regolamenti che cominciano a sembrargli piuttosto restrittivi della personalità. Il problema non è semplice, si preoccupa che possa complicare molto l’esistenza a Odla. Dopo che è riuscito a inserirsi abbastanza bene nel nuovo ambiente sociale, questa nuova scoperta lo rende nervoso, infatti passeggia su e giù per la stanza.

Il ritorno

Il suo corpo continua a essere indipendente dalla mente ed è per questo stato che non si accorge che la sua mano si poggia sullo specchio. La testa gli gira, la luce di una lampada quasi l’acceca. Ma una calma gli toglie i pensieri dalla testa, è merito del nuovo pensiero affiorato … Sono tornato.

Si gira verso lo specchio, sì è lui o quasi, l’immagine nello specchio è quella di Aldo ma qualcosa di diverso c’è. I capelli sono un poco più chiari e molto più corti, si avvicina allo specchio per controllare, non sono bianchi o grigi ma sono stati schiariti verso il biondo. Vede anche che indossa una camicia a fiori, tipo hawaiana da lui sempre odiate, il pantalone è a vita bassa. Come è possibile non ha più la sua pancetta, è un uomo magro. Indietreggia un poco, si guarda meglio e nota che, malgrado la camicia e i pantaloni la sua immagine è molto migliorata. Poi osserva la stanza, non è molto cambiata, solo i suoi giornali e i suoi libri sono spariti dal tavolo al loro posto troneggia un enorme puzzle e la grande lampada che l’aveva accecato. Si gira verso il letto, è tutto rinnovato e sembra venga usato. La stanza era del nonno e quando si trasferì in campagna diventò la sua cameretta da bambino poi da scapolo e ora, da ammogliato, l’aveva adoperato come suo studio. Un angolo per la sua tranquillità.

Improvvisamente sente il desiderio di rivedere sua moglie, apre la porta ed esce nel corridoio, sente delle voci in cucina. Devono essere Rosa e i figli. Entra in cucina, trova due giovane donne sconosciute, una seduta al tavolo che fa colazione l’altra, quasi una ragazza, al lavello che sciacqua qualcosa. La prima gli sorride: ­– finalmente, ti si vede. Ancora non sei pronto? Se ci metti troppo tempo, mi avvio da sola.

– Mi preparo subito cara, preferisco uscire con te.

Intanto pensava doveva essere cambiato anche questo posto. La donna seduta gli porge le labbra e dice: – Sì lo so, amore, che vuoi venire con me.

– Aldo le si avvicina e la bacia leggermente sulle labbra, si siede, vede la tavola preparata per la colazione, prende una tazzina e si versa un caffè con un poco di latte.

– Prendo solo il caffè e vado subito a prepararmi.

– Vuole che rifaccia il caffè, signore? – dice la giovane ragazza mentre si asciuga le mani.

– No, grazie. Va bene così – Aldo beve il caffè e aggiunge – vado. Un momento e sono pronto.

Raggiunge la camera da letto, l’arredamento è tutto nuovo ed è abbastanza raffinato. Apre la prima anta dell’armadio, poi la seconda, poi la terza finalmente nella quarta e nella quinta trova abiti maschili. Prende una camicia a righe e un completo pantalone e giacca, li indossa. Poi si guarda allo specchio dell’armadio, è ben rasato e pettinato evidentemente era già stato in bagno.

Vede una borsa femminile e una che sembra maschile pronte sulla consolle, apre quella maschile dentro c’è un personal computer.

Sente che le due donne parlano e furtivamente apre la borsa femminile, cerca qualche indizio sulla sconosciuta compagna. Lo trova facilmente sulla carta di credito che è nel portafoglio: Ferroso Anna.

Rimette tutto a posto e torna in cucina, Anna non c’è. La ragazza, che sta mettendo a posto la tavola, gli dice: – Signore, oggi tornate per il pranzo?

– Non lo so, chiedi ad Anna.

Prima di qualche altra domanda esce dalla cucina, nota che Anna si sta preparando allo specchio del bagno, la porta è socchiusa. Sente dei passi, ritorna nella stanza dello specchio e con la porta socchiusa vede che la ragazza entra nel bagno mentre si toglie la camicetta … è a seno nudo.

Quando la porta del bagno si chiude, guarda il giornale sul tavolo, è quello del giorno precedente la data corrisponde. Il tempo è lo stesso. Solo quello. Tutto è diverso.

Si avvicina al balcone, lo apre ed esce. Fuori invece tutto uguale, la strada, il traffico, il frastuono. Rimane sul balcone per un po’, cercando di capire perché la ragazza è andata nel bagno spogliandosi. Mentre rientra sente la voce di Anna: – Aldo, andiamo. Non ti dimenticare la borsa.

La borsa? E dove sarà? Poi sottocchio, uscendo dalla stanza, si accorge che Anna ha solo la borsa femminile, si reca nella camera da letto e, senza alcun dubbio, prende la borsa con il PC portatile. Uscendo Anna dice alla ragazza che non torneranno a pranzo perché sono stati invitati dall’amico Attilio per festeggiare il suo compleanno.

Attilio, pensa speriamo che sia lui. Nell’ascensore intuisce che anche da questa parte deve adattarsi ma è molto più difficile perché non sa nulla. Il pensiero corre al nonno che all’ improvviso un giorno diventò molto silenzioso e, comprata una piccola casa in campagna, sparì dalla famiglia. Sicuramente c’entrava lo specchio.

Segue Anna e si trova in un garage, vicino a una macchina sportiva di colore rosso. Poi sente, nel suo cervello affollato la voce di Anna: – Vuoi guidare tu?

– No cara, guida tu.

– Ma stamattina cos’hai? Cos’è questa “cara”.  

Aldo sorride e le invia un bacio. Il gesto funziona Anna a sua volta sorride, gli dà un pizzicotto sulla guancia.

Entrano in macchina, Aldo pensa che per il momento è riuscito a cavarsela. Vuoi guidare tu? Aveva detto Anna. Che dilemma scansato. Dove si sarebbe diretto?

Anna guida con molta bravura, dopo una trentina di minuti arrivano in un grande parcheggio sotterraneo. Il parcheggio è situato molto in periferia, è una zona che lui quasi non conosce.

Usciti dal parcheggio, arrivano a un grande negozio di abbigliamento che occupa, tra boutique e sartoria, un intero piano terreno. Entrano nella boutique dove trovano una giovane commessa e un commesso. Anna dice ad Aldo di controllare alcune rimanenze, già catalogate, sul suo computer.

Dopo un primo momento di difficoltà, lui riesce a trovare il file corrispondente e può controllare la merce. Impiega molto tempo, mentre Anna assiste e collabora con i due commessi per consigliare alcune eleganti signore nelle scelte.  

 In un momento che il negozio ha pochi clienti, Anna consegna ad Aldo le chiavi del deposito, dice di controllare gli ultimi arrivi e alla commessa di portare al deposito alcune scatole, Aldo si alza e si avvia verso la porta seguendo la ragazza.

– Aldo, stamattina ti vedo molto distratto. Cosa controlli senza il computer?

– Hai ragione. Ero distratto pensavo a Attilio, speriamo che sia puntuale.

Rimasto solo nel deposito ha molte difficoltà a controllare la merce arrivata. Perde molto tempo anche perché e distratto dal pensare alla sua nuova situazione. Alla fine, senza aver completato il controllo, chiude il computer e poi il deposito ed esce sulla strada, allontanandosi dall’edificio. È molto provato, questo posto è troppo diverso e faticoso. Che sia ancora un altro mondo? Sarebbe il terzo. No. La stanza del nonno, la strada. Tutto sembra uguale. Con questi pensieri gira per strade che conosce poco, perde anche qualche punto di riferimento, poi ritrova la strada per tornare. Quando finalmente entra nel negozio, Anna non c’è, la commessa gli dice: – La signora è uscita per cercarvi.

Si siede su una sedia, posa la borsa sul pavimento e, chiudendo gli occhi, cerca di riposare più la mente che il fisico. Sente un leggero fruscio, apre gli occhi e vede Anna di fronte a lui che lo guarda con occhi sorpresi e indagatori.

– Ma dove sei stato? Ti hanno visto girare da tutte le parti. È più di un’ora che ti cerco.

– Non ti preoccupare, oggi mi sono stancato molto a verificare la merce nel deposito e dovendo pranzare fuori ho deciso di concedermi un poco di svago. Forse ho passeggiato troppo perdendo la cognizione del tempo.

– Ma oggi sei proprio strano. Sei sicuro di sentirti bene. Mi dai l’impressione che mi guardi ma quasi non mi vedi. Tra poco dobbiamo avviarci per il pranzo. Tu continua a riposarti ancora un poco, vado un momento sull’ammezzato a mettere a posto la merce per i saldi.

Rimasto solo Aldo sprofonda nei suoi pensieri. Il primo che affiora è il ricordo della sua amica Anna. Ma, pensa, le Anne sono tutte intuitive? Ancora qualche suo tentennamento e sarà scoperto. Scoperto? Ma cosa vogliono da lui? Lui e sempre lui, sono gli altri che non sono più come erano prima. Questo pensiero invece di rattristarlo gli mette allegria, gli viene proprio da ridere anche abbastanza forte quando si ricorda del Mediatore nel testo che ha scritto dall’altra parte. Ma forse la realtà è proprio così: è e non è, dipende da dove sei.

Poi affiora, improvvisamente, un ricordo infantile. Il nonno un giorno che lui era andato a trovarlo, mentre accudiva le faccende dell’orto gli aveva detto: – Aldo, ascoltami bene, ricordati che dove sei quella è la realtà.

Da bambino non aveva mai capito cosa volesse dire il nonno ma ora è tutto chiaro. Quasi una preveggenza del vecchio. Pensa che, forse, anche lui deve andare in campagna. A fare che? Lui non sa manco fare il contadino. L’unica cosa che ricorda di saper fare è il controllore sul treno. Già ma il controllore Miro Aldo dov’è?

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Lo specchio del nonno – 15

Letto il testo al gruppo dell’attività teatrale, l’insegnante resta perplessa, guarda gli alunni cercando di notare qualche emozione, interesse ma non trova che visi sconvolti.

Nessuno parla, nessuno si muove.

– Allora, cosa ne pensate? Mi sembrate turbati ma è solo una fantasia di Orim. Non la conoscete? Il testo mi sembra valido anche sei il modo di scrivere della vostra compagna è poco tradizionale. È una ragazza stravagante, ma seria nello studio.

A queste parole Oilitta si alza: – È vero la mia amica è una ragazza strana ma a me piace molto

– Il testo o la tua amica? – chiede l’insegnante.

– Il testo. Ma anche la mia amica.

Odla sta per intervenire, ma si accorge che la solita semplicità di Oilitta ha, con il suo dire, ha distesa la mente degli alunni che cominciano a sorridere e a esprimere le proprie opinioni. La maggioranza si esprime a favore del testo solo Erotte e qualche altro non sono favorevoli.

Oilitta distratta chiede chi farà la parte di Litta, dimenticando che il testo era stato scritto proprio per lei.

A questo punto scoppia un’ilarità generale. Erotte interviene:

– E io dovrei recitare con una come Isamer? Non si ricorda niente, che brutta figura faremo. Io non accetto la parte.

– Professoressa, ho scritto questo testo proprio per lui, non può non accettare. Io credo che sia l’unico in grado di poter interpretare ottimamente il personaggio – dice Odla

– Perché non fai tu la parte di Litta? Con te sarei disposto a recitare. – risponde Erotte

– Grazie dell’onore che vorresti farmi ma quello che vale è proprio il carattere di Isamer, la sua semplicità, la sua ingenuità e spontaneità. Se discendi dal trono potresti capire facilmente. – chiarisce Odla.

– Dal trono? – ripete l’insegnante – Questo non l’ho capito? Forse la fantasia ti ha preso troppo, ora inventi parole senza senso. Cos’è il trono? Cosa vorresti dire?

– Voglio dire che il trono è un posto alto, dove chi c’è non considera gli altri. – si affretta a precisare Odla.

È molto tempo che non commette più errori del genere.

L’insegnante aggiunge: – Il concetto mi è chiaro, forse, hai anche ragione sul carattere del tuo compagno ma, ripeto, dove prendi questi termini. Non certo dal vocabolario “trono” è un termine che non esiste e che tu dici con troppa convinzione. Perché?

– Non lo so. Forse perché, da bambina, il treno io lo chiamavo trono perché non lo dicevo bene. Il treno era alto vicino a me. Non so spiegarlo in altro modo. L’insegnante non sembra molto convinto, tuttavia accetta come conclusione la tesi di Odla e aggiunge: – Orim, pensi di continuare il testo? Oppure le ultime parole di quello che tu chiami Mediatore sono la conclusione?

– Non so. Lei cosa mi suggerisce?

– Credo che possa anche concludersi così anche se forse bisognerà cambiare qualche parola. In alcuni momentiil testo, anche se ha una sua sequenza logica, mi sembra troppo tortuoso.

Erotte interviene: – Ma allora devo proprio io fare la parte di Otte, non posso essere sostituito? – l’insegnante, in maniera risolutiva: – No. Tu sei adatto alla parte e anche bravo a recitare.

Tra la lettura del testo e i vari commenti successivi passa l’intera ora di attività.

A casa la sera, Odla pensando al testo decide di lasciare l’ultima parola al Mediatore anche se la conclusione sembra un po’ filosofica. Per questo l’insegnante è restata perplessa dopo la lettura, in quel posto la filosofia non esiste, così come non è mai esistita la monarchia, ecco il problema del trono.

Lasciando volutamente questi pensieri decide di studiare le lezioni di Eliottica che ha seguito piuttosto distrattamente negli ultimi giorni per dedicarsi al testo della commedia.

Si siede al tavolo, apre il libro nello stesso momento che entra la madre.

– Odla è tardi. La mattina ti alzi sempre così presto, perché non vai a dormire?

– Non posso. Hai dimenticato che quest’anno ho l’esame. Devo ripassare alcune materie che ho tralasciato per scrivere il testo della commedia. Non ho sonno, a me bastano poche ore di sonno.

– Non fare molto tardi. Capisco che è un periodo che sei molto presa dalla scuola. Non hai nemmeno visto, sul tavolo della cucina, la tua cartolina del Comitato tessere personali.

– È già arrivata? Non è presto? Io ancora non ho compiuto i quattordici anni. Quando devo andare? La mattina proprio non posso, non voglio perdere nemmeno un’ora di lezione.

– Non ti preoccupare. Hai tempo due mesi per presentarti al comitato e puoi anche andarci di pomeriggio, passerò io per prenotarti il colloquio. Tu non ci pensare proprio, te lo ricorderò io. 

Con una tenera carezza sui biondi capelli, la madre la lascia al suo impegno scolastico.

Ma l’entrata della madre ha distratto Odla. In quel mondo non circola denaro contante. La tessera personale, una specie di card bancomat con tanto di cip personalizzato, sarà la sua dote di denaro settimanale, non molto in realtà ma giusto per i suoi bisogni da adolescente.

Adolescente sviluppata? Ecco che nella mente di Aldo affiora il ricordo dell’imbarazzo e del terrore che aveva provato alcuni mesi prima quando, una mattina, svegliandosi si era trovata donna e la madre l’aveva portata all’ospedale.

Ora si era abituato facilmente alle mestruazioni perché il cip sottocutaneo al pube, impiantato in ospedale quella prima mattina, rendeva indolore e controllava il flusso sanguigno.

Finalmente si dedica alle lezioni di Eliottica, studia fino a tardi per poter recuperare, in parte, gli argomenti tralasciati.

Sono così poche le ore di sonno che la mattina successiva non sente la sveglia, dorme profondamente ancora per due ore. Quando si sveglia riesce a prepararsi in fretta, fa una piccola colazione e corre a scuola.

Quando arriva a scuola, le sue amiche, Anna compresa, hanno già raggiunto le proprie aule. In classe.

Oilitta si meraviglia del ritardo:– Cosa è successo, Odla. Cosa ti hanno chiesto? Cosa voleva il direttore da te?

– Il direttore? Perché? Io sono arrivata adesso. Stamattina non ho sentito la sveglia. Ma non hai letto l’avviso sull’ ingresso dell’aula?

– Quale avviso?

– Il direttore vuole vederti. Ora che viene l’insegnante, chiedi il permesso e vai.

Proprio in quel momento entra l’insegnante che subito si rivolge a Odla: – Orim, sei già andata dal direttore?

– No, professore. Stamattina ho fatto tardi, sono appena arrivata. Posso andare?

– Certo. Devi andare.

Uscendo dall’aula vede, sullo schermo a lato della porta, l’avviso di convocazione. “L’alunna Orim Odla deve recarsi, prima dell’inizio delle lezioni, in direzione.”

Prima dell’inizio, pensa mentre si avvia verso la direzione, doveva essere una cosa urgente. Di solito gli alunni erano convocati durante la pausa pranzo. Bussa alla porta della direzione, entra e trova lo psicologo della scuola, che già conosceva per alcune lezioni extra in classe, e un altro signore. Lo psicologo l’accoglie dicendo: – Ciao Orim, ti stavamo aspettando. Lui è del comitato.

– Del comitato Tessere personali? L’avviso è arrivato stamattina. Mia madre ha detto che ho tempo per ritirare la card.

– No, sono del comitato Rapporti personali. Sono anch’io psicologo. Siediti, tranquilla non è nulla di grave. Dobbiamo solo parlare un poco con te. Tu sei una brava alunna, ti distingui per le tue buone capacità in tutte le materie. Anche nel teatro hai elaborato un testo interessante. È proprio di questo che vogliamo parlare.        

Alle parole Rapporti personali Aldo sente un brivido mentale. Quello che temeva è arrivato. Qualcuno deve aver denunciato Odla.

Poi, prima che lo psicologo parli, si accorge che sulla scrivania è poggiato il testo della commedia.  Come mai è arrivato lì? Ora veramente deve stare calmo e controllare bene tutto quello che dirà, se è un problema solo del testo non dovrebbe essere difficile trovare risposte adatte. Almeno spera.

Lo psicologo del comitato non perde tempo e subito entra in argomento: – Non voglio fare un giro di parole inutili, sono venuto per parlare del testo che hai scritto per la rappresentazione di fine anno. Io e il tuo professore pensiamo che sei stata aiutata nella stesura del testo. La tua esperienza esistenziale, data la tua età, non può averti portata a una concezione così astratta e a un uso così, diciamo, disinvolto dei vocaboli adoperati. Chi ti ha aiutata? Con chi hai parlato? Oppure hai trovato qualche antico libro. Tua madre e tuo padre sono cittadini modello, non sono mai stati sottoposti a giudizio del mio comitato, anzi ne hanno fatto parte con onore.

– Io del mio testo non ne ho parlato con nessuno, ho lavorato anche di notte per rispettare l’impegno preso. Non ho letto nessun libro. È interamente uno scritto di fantasia. Ho scritto, letto, riletto, corretto e riscritto, tante volte per cercare il contrasto non solo con le parole ma anche con i sentimenti dei personaggi.

– Ma è proprio questo il problema, quello che tu chiami sentimenti è la parte strana e misteriosa della commedia. Per non parlare poi del finale. Leggiamo proprio l’ultima battuta del personaggio che tu hai chiamato Mediatore. Anche il suo nome da dove l’hai ricavato?

Come se il colloquio fosse già tutto predisposto il collega psicologo scolastico, già pronto con la pagina finale aperta, legge: – No. Nessuno di voi due ha capito né capirà. Io non rappresento niente, sono solo quello che voi siete insieme. Nessuno da soli.  Qualcuno o, se più vi aggrada, insieme qualcuno da soli nessuno. Voi siete se siete, ma siete anche se non siete.

Dopo un minuto di silenzio, durante il quale i due scrutano Odla cercando un cenno di turbamento o di altro, il suo insegnante dice: – Odla, quello che hai scritto è molto strano. Incomprensibile. Un giro di parole il cui senso sembra anche chiaro ma, in realtà, non ha un significato preciso. Sono solo significati opposti, sembrano costruiti secondo una logica distruttiva e molto asociale.

– Ma è solo uno scritto per la recita. L’ho scritto per Oilitta e per Erotte, due miei compagni di classe che sono proprio come li ho descritti, un troppo serio e distaccato, l’altra sempre allegra e spensierata. È stato proprio l’insegnante di teatro che mi ha dato questo compito.

– Sì. Lo sappiamo. Ma il testo supera la teatralità. Forse tu non capisci. L’hai scritto d’istinto e non ti rendi conto della stranezza. È un testo che non deve uscire dalla scuola, potrebbe nuocere a qualche mente debole. Tu queste cose non le puoi capire. Ora non ci pensare, concentrati sull’esame che, da brava alunna, devi superare bene per il tuo avvenire. Poi con calma ne potremo parlare, anche fra mesi.

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Lo specchio del nonno – 14

Due anni dopo

Sono passati quasi due anni ed è da tempo che non prova più a toccare lo specchio. La sua vita da Odla ha coinvolto in pieno la sua mente ma non in maniera negativa. Si sente realizzato tanto che è anche preoccupato per gli esami di ammissione alla scuola superiore. Ha compiuto dodici anni da poco tempo e non ha nemmeno festeggiato il compleanno, questa volta senza pensarci molto. Quello dell’undicesimo anno fu, si ricorda bene, un’altra tragedia di adattamento. Pochi giorni prima aveva parlato con le amiche per invitarle a una festa ma anche questa cosa era risultata, tanto per cambiare, un’assurdità della sua mente. In quel posto non si festeggiavano i compleanni, non si festeggiavano gli onomastici. Il calendario non aveva santi e non santificava nessun tipo di festa. Se ne era dimenticato.

– Ciao Odla, stamattina è ancora più presto del solito, il cancello è chiuso, tra poco ci vedremo di notte? – Anna saluta l’amica con questa battuta.

L’argomento di questa alba è relativo alle inesistenti festività. Odla proprio non può trattenersi di ribadire la sua perplessità: – Il giorno dell’unione legale di mio fratello, una festa la farei proprio.

– Una festa. Perché?

– Perché è un giorno speciale, due ragazzi decidono di stare insieme.

– Ma è già un giorno speciale quando vanno a convivere. Non capisco. La festa a cosa serve?

Per Anna è difficile capire il concetto che permane nella testa di Aldo, abituata solo alle due festività annuali collettive, quella di inizio dell’anno e quello di primavera.

Odla cerca di convincere Anna ma la risposta continua a essere negativa anche se più conciliante: – Potrei anche essere d’accordo ma come dici tu è troppo diverso.

Odla, ovvero Aldo capisce che è inutile continuare: – Va bene, hai ragione. Forse è meglio pensare ai nostri esami. Ti senti ben preparata per accedere alla scuola primaria? Io sono un poco preoccupata per il mio accesso alla scuola superiore.

– Ma che paura hai? Tu sei brava.

– Non è l’esame che mi spaventa ma la frequenza della scuola superiore, abituata a studiare sempre da sola come farò ad adattarmi allo studio di gruppo, per giunta con eventuali cambiamenti dei compagni.

– Ma ci saranno sempre gli insegnanti ad aiutarti nelle difficoltà.

– Si, lo so ma la differenza, se ci pensi bene, è notevole. È chiaro che mi adatterò, tu non hai proprio idea quale adattamento ho dovuto superare per vivere.

– Ma questo non me l’hai mai raccontato. Sei stata malata? Molto grave.

– No! Non è stata una malattia, è stata una cosa difficile a spiegare e ancora più difficile da capire.

– Ma tu prova a dirmelo, può darsi che qualcosa potrei capire.   È proprio tanto impossibile?

– Decisamente sì, Anna. È una cosa così strana e intima che, diciamo, non ho il coraggio di confessare nemmeno a te che sei una mia piccola amica.

– Ma allora le tue amiche Oilitta e Onavi lo sanno?

– No. Nemmeno loro. Se lo confessassi potrei sconvolgere la mia o le vostre menti.

– Non ne parliamo più. Odla, questo tuo segreto deve essere molto importante per te. Ho capito perché sei, non sempre ma spesso, piuttosto strana. Deve essere questo segreto che ti rende così. Mi fai quasi paura.

– Esagerata! Ma sembro veramente così strana? Cosa ti sembro? Tu che sei la mia amica più sincera puoi anche dirmelo.

– Anche tu non essere esagerata. Sei una simpatica amica e non hai nulla come persona. È la tua mente che ogni tanto dice delle cose strane che nessuno capisce. Mi ha detto Oilitta che anche in classe, alcune volte, i tuoi insegnanti rimangono pensierosi ad alcune tue battute. Oilitta dice anche che le tue battute sono divertenti proprio perché gli altri rimangono pensierosi e lei si diverte proprio perché diventano strani anche loro.

– Ero sicura che Oilitta va dicendo tutto quello che accade in classe, non può resistere. Però è vero che lei si diverte sempre molto a qualsiasi cosa, fa parte del suo carattere allegro. È anche una vera amica sincera come te e Onavi. Forse anche loro, come dici tu, accettano la mia strana mente per amicizia.

– A proposito di amicizia, verranno con te alla scuola superiore anche loro, sarete nello stesso gruppo?

– Proprio perché siamo amiche non ci metteranno insieme. Per Onavi potrebbe anche capitare ma per Oilitta, che è della mia classe, è proprio proibito dal regolamento.

– Ma stamattina non dovevi portare il testo teatrale al professore dell’attività? – Chiede all’improvviso Anna.

– Sì. L’ho qui nella cartella.

Quando il cancello si apre Odla e la sua amica entrano, seguite da Oilitta e da Onavi, arrivate proprio in quel momento. Odla nota la novità e chiede:

– Come mai stamattina siete venute anche voi presto?

Oilitta chiarisce l’arrivo mattutino: – Oggi è un giorno importante. Hai portato il testo? Noi vogliamo leggerlo in anteprima. Voglio vedere proprio come mi hai trattata.

– Ti ho trattata come meriti. – risponde Odla.

Oilitta precisa: – Io della tua testolina strana e fantasiosa non mi fido. Forza, caccia questo testo.

– Ti ho considerata da brava attrice comica. Non sei contenta?

Odla prende dalla cartella alcuni fogli e li porge alle amiche aggiungendo: – Mi raccomando non mi trattate male se qualcosa non vi piace.

Le ragazze spariscono nel fondo del cortile, dietro l’edificio principale. Odla e Anna si guardano ridendo alla ridicola scena della sparizione veloce e silenziosa. Anna commenta: – Ma cosa hanno quelle due? Sembrano due animaletti del bosco per come corrono a nascondersi. Che cosa buffa.

– Mi sembra che strana, non sono solo io. Ognuno ha qualche cosa di curioso.

– Tu hai di strano principalmente il parlare, ogni tanto dici delle cose che non si capiscono e che nessuno conosce. Il fatto strano è che tu le dici con tanta convinzione come se fossero vere.  

Queste parole colpiscono molto Odla, principalmente perché dette da una ragazzina molto intelligente che sembra sia quasi a un passo dalla comprensione della realtà. E se confidasse ad Anna il suo segreto? No. Non può, potrebbe essere una cosa troppo sconvolgente per la ragazza oppure, nel tempo, potrebbe a sua volta riferirla ad altri. Oltre al fatto che sarebbe costretta a una specie di alleanza con Anna, troppo stretta rispetta a quella delle altre amiche.

La tentazione di confidarsi è forte ma malgrado la stima che ha per Anna il rischio è troppo alto. È meglio tacere.

Il silenzio di Odla, provocato dalla decisione sulla eventuale scelta, è stato notato dall’amichetta. L’intuito della sua piccola amica la sorprende ancora, quando dice: – E dai … Perché non mi dici a cosa stavi pensando?

– Ma sei una ragazzina terribile? Non ho niente da dirti. Te lo ripeto, se tu sapessi potrebbe essere una cosa tanto assurda che potrebbe far male a tutte e due.

– Ma io non ho paura. Quando vorrai dirmela sarò sempre disponibile.

– Ti ho detto che non ho nulla da dirti!

– Va bene, non innervosirti. Ti credo, ho capito che non lo conosci bene nemmeno tu, forse è per questo che non puoi parlare.

– Ecco. È proprio così. Quando lo capirò allora te lo dirò, anzi lo dirò a tutte e tre le mie amiche preferite.

Suona l’entrata e le due amiche si lasciano salutandosi affettuosamente.

Quando Odla si siede al suo banco, Oilitta ancora non è ancora arrivata. La classe si riempie di alunni e l’amica non si vede.

Poi correndo, proprio davanti all’insegnante che si accingeva a entrare, arriva l’amica.

– Oilitta, finalmente.

– La colpa è del testo che hai scritto.

– Ma che dici? Sono solo poche pagine.

– Poche pagine sì. Ma leggi, leggi e non capisci niente. Sono chiari solo i movimenti delle ragazze, il resto è tutto strano e misterioso. Io non ho capito niente, Onavi dice che un poco le piace ma è molto strano. Ma cosa hai scritto?

Prova dell’alunna Orim Odla – classe IV sezione B

LITTA E OTTE

(La scena rappresenta un cortile con un pozzo al centro, sul fondo un porticato con colonne e archi a sesto ribassato, al lato sinistro della scena una panchina e un piccolo cipresso in vaso, al lato destro un’altra panchina e un piccolo ciliegio in vaso. Le luci sono così predisposte: il centro del palcoscenico è mediamente illuminato, il lato destro (ciliegio) è poco illuminato e, seduta sulla panchina, c’è Litta; il lato sinistro è molto illuminato, in piedi sulla panchina c’è Otte. Nel pozzo scende dalla carrucola una corda. Il personaggio Mediatore è nel pozzo, quando parla la corda si muove secondo le parole o l’espressione della voce.)

Litta   (con voce roca) Oggi è proprio una bella giornata. Sono felice.

Otte    (con voce brillante) Ti invidio!

Litta   (sempre con voce roca) Non voglio sentirti. Mi reprimi! … Non esisti!

Otte    La mia non esistenza è già una mia condanna perenne. Infierisci pure, mi è indifferente.

Litta   Oggi vado nel bosco, sarà una passeggiata indimenticabile.

Otte    Io vado, senza muovermi, nel mio triste passato.

Voce   (dal pozzo la corda si muove scandendo le parole) Vanno. L’andare è un privilegio per chi può. Vanno … vanno.

(entrano da destra alcune fanciulle con  tuniche bianche, da sinistra con tuniche nere. Tutte vanno lentamente verso il fondo e si dispongono, dopo essersi incrociate, con i colori delle tuniche alternate.)

Voce   Vanno …  vanno. L’andare fu un privilegio.

Otte    (la voce è meno brillante) Nel mio passato io non ho vissuto, solo ora nel mio presente me ne accorgo. Ma tu hai vissuto? 

Litta   Nel bosco incontrerò le mie amiche, nel ruscello la nostra pelle si asseterà di acqua limpida. I pori berranno a sazietà. Che bello.

Otte    È vero, non mi ascolta. Ecco un’altra mia sconfitta.

Voce   Non può. Non è la sola. Le voci del passato non le ascolta nessuno. (Le ragazze dal fondo ripetono cinque volte, con voce decrescente)  Le voci del passato non le ascolta nessuno.

Litta   Cos’è questo canto? Chi canta?

Otte    È solo un rumore fastidioso! Il canto è quello della civetta.

Voce   Tu senti il canto, tu il rumore. Sentite come ascoltate. Io non sento che un’eco. Nel pozzo tutto è un’eco che gira. (durante le parole la corda si muove girando, seguendo il bordo del pozzo. In contemporanea girano, su se stesse, le fanciulle del fondo. Le bianche verso la propria sinistra, le nere la destra)

Otte    Ma tu chi sei? Forse il destino?

Voce   No, anch’io sono l’eco. L’eco della coscienza, della coscienza nell’assurdità.

Coro   (le ragazze portando le mani, a palme aperte, alle orecchie) Non voglio sentire … non voglio sentire … non voglio sentire (a voce crescente)

Otte    Perché non vedi la tristezza? Perché?

Litta   Il canto è cambiato. Ora è sublime.

Otte    Tu non senti … Tu non vedi

Coro   (portando le mani su gli occhi) Non voglio vedere … non voglio vedere … non voglio vedere.

Voce   Il secchio sale.

Coro   (quando è fuori, il coro ripete tre volte decrescendo) Il secchio è vuoto … il secchio è vuoto … il secchio è vuoto.

Litta   Peccato. Avrei bevuto volentieri l’acqua fresca del pozzo.

Voce   Il secchio è vuoto. Il secchio scende (il secchio scende)

Otte    Tutto è inquinato, il pozzo è torbido.

Litta   L’acqua limpida e fresca disseta.

(la corda si agita ma la voce tace, poi la corda ricomincia a salire, quando è tutta uscita non c’è il secchio ma un personaggio strano e mascherato, il Mediatore che abbandona la corda alla quale si aggrappava e scavalcato il bordo del pozzo esce sulla scena, durante questa fase le fanciulle si ridividono in bianche e nere raggiungendo il centro della scena, si fermano ai lati del personaggio uscito dal pozzo. Quelle vestite di bianco si pongono a destra della scena, quelle vestite di nero a sinistra, tutte si inginocchiano verso il mediatore, che appare un doppio personaggio perché ha la maschera bianca su un vestito nero e, quando si gira, una maschera nera su un vestito bianco)

Litta   Che bella maschera. Chi sei?

Otte    Che mostro. Vattene!

Litta   Ho capito. Sei il bene e il male.

Otte    No. È solo un personaggio grigio. Il grigiore dell’esistenza che è ci viene sempre proposta dai bianchi e dai neri.

Litta   (si alza dalla panchina e, con un percorso lungo i bordi del palcoscenico, si avvicina al Mediatore) Mi sento attratta dal tuo bianco candore ma anche dalla tua nera falsità, io amo la mia doppia esistenza, perché amo la vita.

Otte    Io amo la morte.

Mediatore   No. Nessuno di voi due ha capito né capirà. Io non rappresento niente, sono solo quello che voi siete insieme. Nessuno da soli.  Qualcuno o, se più vi aggrada, insieme qualcuno da soli nessuno. Voi siete se siete, ma siete anche se non siete.”

(sipario)

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Lo specchio del nonno – 13

Mentre l’insegnante sta dando spiegazioni per l’esame, arriva attraverso il fax posto vicino alla cattedra una comunicazione. L’insegnante legge: – Gli alunni indicati devono presentarsi oggi pomeriggio alle ore sedici e trenta al centro religioso, per iniziare il tirocinio.

Odla è nel gruppo. Non è sorpresa perché era stata già avvisata dalla madre che, in quel periodo dell’anno, venivano convocati i ragazzi per apprendere i vari culti e scegliere una religione.

Alle sedici e venti Odla è già al centro religioso. Non ha avuto difficoltà a trovarlo perché l’insegnante ha dato una dettagliata descrizione del percorso, partendo dalla scuola.

Il centro religioso è un grande edificio posto in un parco verde, molto curato e attrezzato con terrazzamenti e spazi semicircolari con gradinate del tipo teatro antico. L’edificio principale, posto al centro del parco, è molto diverso dagli altri pubblici che Aldo ha visto, ovvero dai Comitati. Anche se non molto alto, ha un aspetto particolarmente interessante, ha una complessa copertura, formata da più parti che si intersecano tra loro. Il muro che forma la parete esterna non ha né finestre né vetrate ma molte entrate sovrastate da una pietra traforata che, oltre a un simbolo diverso per ogni entrata, ha un numero progressivo.

Odla sceglie l’ingresso numero uno. Varca la soglia e si trova in un lungo corridoio, una voce artificiale l’accoglie dicendo: – Ciao, hai scelto bene. Ha oggi inizio il tuo viaggio spirituale. Se dici il tuo nome e cognome posso registrare la tua iscrizione.

– Il mio nome è Odla Orim.– Benvenuta Odla, non hai omonimi sei stata subito individuata e registrata. Puoi procedere lungo la Via. Durante il percorso ti esporrò i concetti principali della religione di Useg, sulla parete di sinistra potrai vedere le immagini relative al culto. Non soffermarti troppo, questa è una prima esposizione, ricorda che per tre mesi dovrai frequentare questo primo culto, gli altri saranno più brevi. La tua guida spirituale teorica sono io quella pratica è Asiram, la conoscerai alla fine del percorso.

Odla procede lentamente lungo il corridoio, la voce inizia a descrivere l’origine della religione partendo dalla vita del suo maggiore esponente terreno, Useg. Aldo sente che solo una piccola parte della sua mente è interessata alla voce, intuisce che Odla ascolta con interesse. Lui è distratto dalla sua necessità di adattamento, i concetti religiosi che sente non sono tanto diversi da quelli da lui conosciuti. Sono simili a quelli cattolici ma anche intrisi di ebraismo, islamismo e per alcuni aspetti vicino anche ad alcuni precetti protestanti. Si potrebbe definire una religione occidentale, basata sui testi sacri della Bibbia, sui testi apocrifi e anche su concetti delle varie riforme protestanti, questa è la sua prima impressione.

Mentre procede lungo il corridoio si accorge che altri ragazzi sono arrivati alle sue spalle, iniziando anche loro il percorso. Il corridoio, la Via così denominata, conduce in uno spazio centrale dell’edificio, una grande sala illuminata dall’alto da vetrate circolari. Tutti i corridoi terminano in questa sala che ovviamente si riempie di un centinaio di ragazzi, divisi in gruppi dai vari maestri della pratica, in relazione alla via percorsa. La maestra di Odla, una donna sorridente e gentile, invita i componenti del suo gruppo a seguirla.

Salendo una scala a chiocciola, il gruppo raggiunge un ambiente idoneo al culto collettivo. È una piccola saletta circolare con semplici arredi. Al centro è posto un tavolo anch’esso circolare di legno chiaro, sul quale sono poggiati alcuni oggetti dalle strane forme, forse per la pratica del culto. Lungo la parete un semplice continuo scanno di legno, sul quale vengono invitati a sedere i ragazzi. Anche Asiram si siede tra i ragazzi e brevemente, con la sua calma ma coinvolgente voce, riepiloga la dottrina. Dopo aver risposto a molte domande poste da alcuni ragazzi più interessati all’argomento, saluta gli adepti e li invita a lasciare l’edificio.

L’uscita non è attraverso il corridoio di entrata. Salendo una breve scala, i ragazzi raggiungono la copertura dell’edificio e quindi, lungo un percorso inclinato che si insinua tra varie coperture più piccole, raggiungono una piazzetta alle spalle dell’edificio principale. Lungo il percorso Odla conosce due nuovi amici Adel, una fanciulla della carnagione piuttosto scura, e Onig che è un compagno di scuola della ragazza. I due ragazzi frequentano la stessa scuola di Odla e sono compagni di classe della sua amica Onavi.  

La frequentazione del primo culto continua per molti giorni. Odla diventa sempre più amica di Adel e Onig e, durante il ritorno dalla scuola di religione, molto spesso passeggiano insieme per la cittadina. I due ragazzi hanno un carattere molto socievole e allegro, Odla si trova molto bene insieme a loro.

Un giorno di queste scorribande, Odla si accorge che, mentre sono in un giardino pubblico, i due ragazzi si scambiano carezze affettuose. Odla fa finta di non accorgersi anzi, per capire meglio, finge di interessarsi a uno strano fiore e si allontana. Nascosta tra il fiori, spia sottecchi e assiste a un fuggevole e delicato bacio sulla bocca tra i due ragazzi. Odla è romanticamente contenta, Aldo invece si sente usato. Ha capito perché Adel e il compagno frequentano Odla, a quell’età non è permesso alcun amore e una coppia di ragazzi di sesso diverso non si vede mai in giro, sarebbe notata. In tre invece se ne vedono molto, due maschi e una femmina o un maschio e due femmine. Aldo riflette la gioventù è libera da tutte le parti, evidentemente è la natura che necessita.

L’amicizia con i due ragazzi continua anche quando passano a frequentare insieme il secondo, il terzo …  fino all’ultimo corso. Quando finisce l’esperienza religiosa le strade si dividono ma non il ricordo di una spensierata amicizia.

A Odla non rimane molto dell’esperienza religiosa forse perché la decisione di una scelta non è immediata ma è rinviata a una maggiore età. Riceve un libro con i principi di tutte le religioni, brevemente spiegati.

Aldo nota che le religioni proposte, durante il seminario, hanno tutte in comune un principio più sociale che dottrinale. Tutte le religioni proposte sono monoteistiche, con un iniziatore terreno, un semidio che rappresenta il depositario, il divulgatore o il delegato della parola divina. Sono basate su una concezione leggermente diversa sull’origine dell’universo ma sempre abbastanza scientifica, tutte con rituali molto ridotti e fondate su “parole di saggezza”. Senza sette, senza fondamentalismi, con sacerdoti laici e mancanza di ricorrenze, feste e santi. Infine, caratteristica particolare delle ideologie religiose, sono tutte con compiti sociali e con la morale coincidente con quella della comunità.

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Lo specchio del nonno – 12

Gli argomenti del sommario sono molti, per capire bisognava che li scegliesse oculatamente. Per la parte generale non sceglie nulla, per la parte che riguarda gli insegnanti è attratto dall’argomento “durata e valutazione degli insegnanti”.

Apre il file, anche se legge velocemente saltando alcune parti, capisce che gli insegnanti iniziavano la carriera nella scuola di base, per otto anni cioè per due cicli di quattro anni, durata della scuola di base. Dopo gli otto anni della scuola di base gli insegnanti passavano alla scuola formativa. Questa volta l’incarico degli insegnanti durava per tre cicli scolastici, cioè dodici anni essendo anche quattro gli anni di frequenza della scuola formativa. Dopo venti anni di incarico, gli insegnanti, superato un esame diventavano docenti della scuola superiore, una specie di insieme liceo-università della durata di otto anni.

Questo voleva dire che la carriera scolastica degli alunni durava sedici anni, per cui a venti anni gli studi erano terminati.

Altra cosa letta con interesse è che gli insegnanti, dopo il primo ciclo della scuola di base o di quella formativa erano valutati attraverso una consultazione dei genitori e degli alunni. Questa valutazione era un riconoscimento per la carriera futura, cioè valida per accedere alla scuola superiore o, in caso di valutazione non proprio positiva, per riprendere l’insegnamento dalla scuola di base.

La statistica, alla fine dell’argomento, riportava dati secondo i quali era bassissima la seconda evenienza e precisava che spesso era seguita da una rinuncia all’insegnamento. Il secondo argomento scelto è sulla scuola superiore, quella formativa gli è più o meno chiara considerando che la frequenta.

Alla scuola superiore si accede per scelta del consiglio di classe degli insegnanti. È una scuola molto libera in quanto non esistono classi ma solo gruppi di alunni da quattro a sei, le materie e programmi non sono ben definiti. Il gruppo propone gli argomenti di studio e di ricerca, gli insegnanti verificano le proposte e discutono, definendo insieme agli alunni, le fasi di attuazione. Ogni tre mesi i gruppi, con decisione unanime degli alunni componenti, possono scambiare uno o più alunni con altri gruppi, in maniera stabile o anche provvisoria. Gli interessi personali, le attitudini, le abilità percettive, operative e finanche le proprie risorse personali sono determinanti per la formazione dei gruppi. I primi tre mesi della scuola sono destinati alla formazione degli stessi, con prove e scambi continui. In questa prima fase è importante la presenza degli insegnanti che adoperano varie tecniche di analisi sulla personalità è sulle abilità operative degli alunni. Definiti i gruppi, la presenza degli insegnanti era ridotta a una volta alla settimana per l’intera giornata scolastica, se richiesta dagli alunni massimo due volte.

La sequenza delle ricerche trimestrali era determinata dell’evolversi delle ricerche stesse. Anche il variare dei componenti del gruppo era legato alla necessità di maggior approfondimento con la presenza di elementi più adatti. I componenti del gruppo sono obbligati a studiare insieme. Dalla proibizione dello studio insieme nella scuola formativa all’obbligo nella scuola superiore, è una tra cose che ad Aldo non è chiara.

L’unica proibizione della scuola superiore era il sesso tra membri dello stesso gruppo. In una comunità così semplice che sembrava libera da pregiudizi questa limitazione, per Aldo, è assurda. Ancora più strana gli sembra ricordando le parole di Onavi, quando erano al ruscello, riguardo al corso sul sesso frequentato dalla cugina a sedici anni.

L’ultimo anno della scuola serviva come tirocinio del gruppo in una azienda, in un’officina o in uno stabilimento, dove venivano sperimentate e, se giudicate valide, messe in produzione le ricerche più interessanti del curriculum scolastico.

ll tempo a disposizione per la ricerca libera stava per finire, non è possibile approfondire l’argomento sul sesso. Aldo si rilassa e lascia a Odla la ricerca scolastica. Tipa strana, pensa, mentre assiste a una ricerca sull’astrofisica, subito fermata dall’intervento del professore perché troppo avanzata per la giovane età di Odla.

Alcuni mesi dopo

Aldo ogni mattina appena sveglio, ancora in camicia da notte, poggia la mano sulla superficie dello specchio. Ormai è un tentativo che compie da mesi, anche se l’adattamento alla vita di Odla procede bene in lui c’è il desiderio di tornare indietro.

Anche quella mattina è molto presto, si sveglia sempre all’alba e continua a uscire presto da casa. L’unico cambiamento in casa è l’assenza di Aniram che abita, ovvero convive con la futura moglie, nella periferia della città nel quartiere della Convivenza. Durante questo periodo, un incremento del salario di circa il settanta per cento viene accumulato dal comitato. Passata la durata di diciotto mesi, se i conviventi contrarranno unione legale la somma accumulata servirà per mettere su casa e l’incremento della retribuzione sarà definitivo. Lo stipendio è migliorato anche per permettere il mantenimento di eventuali figli nella nuova famiglia. I figli non potranno essere più di due, consigliati un maschio e una femmina. Questa norma che dà alla giovane coppia un forte aiuto, quando inizia la convivenza, è molto condiviso da Aldo. Anche se a questo aumento della retribuzione del fratello corrisponde una diminuzione dello stipendio della madre e del padre.

Il meccanismo è chiaro. Un aiuto economico iniziale che diminuisce in relazione alla riduzione dei membri della famiglia, fino al minimo della retribuzione per un pensionato rimasto solo. Se la casa familiare rimasta al singolo abitante, maschio o femmina, è troppo grande e i figli hanno già un’abitazione efficiente, la casa se di proprietà è acquistata dal Comitato cittadino e può essere venduta o data in locazione a una famiglia composta da quattro persone. Al singolo sarà assegnata un’abitazione più piccola e adatta alle sue esigenze fino a quando sarà autosufficiente, dopo sarà ospitato in una comunità.

L’acquisto di una casa è possibile solo se i membri della famiglia rimangono insieme dopo la relativa richiesta, con la rinuncia dei figli a formare una nuova famiglia. In questo caso le retribuzioni rimangono immutate per tutti fino alla fine del pagamento dell’abitazione. In genere per l’acquisto di una casa il periodo ha la durata media di sette anni.

Aldo sente la mancanza del fratello di Odla non in maniera affettiva ma ovviamente in maniera familiare e anche come compagno di gioco. Spesso la sera avevano giocato al “ragno”, Aldo aveva preferito far vincere al fratello la maggioranza delle partite. Aniram aveva insegnato a Odla anche il nuovo gioco “la scala”, la scatola con i quadrati colorati. Una specie di gioco di carte elettronico dove bisognava catturare carte di cinque semi diversi per sistemarle in ordine crescente o decrescente secondo alcune regole del gioco o delle mosse avversarie. In questo secondo gioco, il fratello è molto più bravo per esperienza e anche perché Aldo, nel suo passato, era negato per i giochi con le carte.

Gli mancava la presenza di una persona giovane, anche perché negli ultimi tempi un maggiore affiatamento aveva permesso uno scambio costruttivo di notizie e curiosità. Aniram era diventato un confidente per Odla, lei otteneva consigli sulle sue scelte esistenziali e Aldo ne approfittava per chiarimenti sulla società degli adulti che, data la giovane età di Odla, il fratello concedeva con atteggiamento da maestro.

Più passa il tempo e più Aldo si identifica con Odla, infatti, tranne alcuni momenti particolari, si sente spesso solo Odla.  

Dal fratello aveva appreso che l’economia e anche la scienza sono sotto il controllo dei Comitati Inter-cittadini, formati da due cittadini per ogni città. Anche l’elezione di questi membri è una rotazione tra persone esperte in economia e scienza. Per il momento non sente parlare di elezioni politiche, di partiti, di personaggi politici e di correnti di centro, di destra o di sinistra. Scopre anche che le donne, per regolamento, sono sempre il cinquanta per cento di ogni comitato. Ma quello che gli sembra molto strano che non sente parlare di leggi ma sempre e solo di regolamenti. Apprende che non esiste una forma di tribunale come lui conosceva ma è un Comitato che si occupa di amministrare la giustizia, il nome di questo comitato è quasi incomprensibile, per lo meno da Aldo, Comitato per i rapporti personali. Questo comitato si occupa dei vari rapporti tra i cittadini da quelli civili a quelli sessuali, di quelli penali non se ne parla proprio. La risposta del fratello, per quanto riguarda i rapporti penali non fu molto esauriente: – Questo argomento io non lo conosco. So che esiste, all’interno del comitato, un gruppo di psicologi e chirurghi che si occupano dei rapporti esasperati tra le persone. Di più non so.

– A chi posso chiedere? È un argomento che solletica la mia curiosità – dice Odla.

– Credo che nostra madre ne sappia abbastanza, anche lei ha fatto parte del Comitato rapporti personali, più di una volta.

Quello stesso giorno, appena la madre torna dal lavoro, inizia l’indagine sul comitato misterioso. La risposta, anche se chiarisce l’argomento, lascia Aldo piuttosto insoddisfatto. Principalmente per quanto riguarda l’intervento degli psicologi e dei chirurghi.

La richiesta di Odla è: – Sì, mi è chiaro che il Comitato protegge i cittadini modificando il carattere delle persone che potrebbero nuocere. Ma come fanno?

– Odla, la tecnica precisa non la conosco. Il Comitato ha il compito di individuare le persone non troppo equilibrate e riferire al reparto medico. È il Comitato medico che prende in cura gli individui e li sana.

– Ma tu hai conosciuto qualche individuo sanato? Qual è la differenza del comportamento tra prima e dopo la cura?

– Bambina mia, ti interessa proprio molto questo argomento. Come mai?

– Sì, è vero è uno degli argomenti che non conosco bene e sollecita la mia curiosità.

– L’argomento non è conosciuto bene da nessuno. L’intervento sulle persone è eseguito in cliniche specializzate in altre città. Nella nostra non ce ne sono.

– Tu hai conosciuto qualcuno di queste persone curate?

– Molte non sono tornate nella città di origine. Quelle poche che ho rivisto dopo la cura sono diventate tranquille, buoni cittadini.

– Ma hanno ripreso l’occupazione di prima?

– No. Questo no, quasi tutti sono impiegati nel Comitato deposito e distribuzione alimenti. In realtà sono adatti solo a lavori manuali, infatti non possono partecipare ai comitati.

La conoscenza di questo argomento lascia Aldo piuttosto preoccupato. È tutto chiaro. Gli individui nocivi vengono allontanati per sempre e se tornano sono resi inoffensivi. Ecco perché l’intervento psicologico ma principalmente del chirurgo. Ha un poco di paura, se le sue stranezze fossero scoperte sicuramente sarebbe classificato tra i malati. Per i suoi pensieri strani, come dicono le amiche, potrebbe subire questo lavaggio mentale.

A scuola, pensando all’argomento, si distrae facilmente anche durante l’ora di Eliottica che è una delle sue materie preferite.

Non sono passate molte lezioni da quando studia questa nuova materia, l’insegnante è una donna, molto brava e anche molto bella. Come avrebbe dovuto capire facilmente dal nome, la materia studia l’energia solare e il suo possibile sfruttamento. Fin dalla prima lezione ha capito che sul tetto della sua casa sono istallati piccoli pannelli solari. Ecco perché nella stanza della lavatrice i cavi sparivano verso il tetto.

Il sommario del programma della materia è diviso in due parti. Il primo anno studieranno il sole e l’energia solare, nel secondo anno analizzeranno le varie possibilità di sfruttamento dell’energia sia come tecniche di applicazione sia come studio del miglioramento attraverso i duplicatori.

Le ore settimanali non sono molte per cui intuisce che gli argomenti non saranno molto approfonditi, peccato a lui interessa molto la materia. In ogni lezione chiede sempre alla professoressa ulteriori chiarimenti ma spesso questi non gli vengono dati perché troppo estesi da poterli studiare. Un giorno l’insegnante dice: – Orim, vedo che questa materia ti interessa molto ma io non posso darti spiegazioni molto approfondite, come tu vorresti. Questi argomenti li potrai studiare bene alla scuola superiore se sceglierai il ramo fisico-tecnico, che ti consiglio proprio per soddisfare i tuoi interessi e la tua inclinazione naturale.

– Seguirò il suo consiglio ma purtroppo non sarò io decidere, questa è una scuola formativa e l’esame finale determinerà la mia futura carriera scolastica. Sarete voi insegnanti a scegliere.

– Veramente, non saremo proprio noi a decidere ma sarà l’andamento dell’esame e il tuo curricolo scolastico a determinarla. Prima dell’esame, nel modulo di ammissione, tu potrai esprimere anche delle scelte che saranno verificate proprio nell’esame, credo che tu abbia buone possibilità. Come vedi potrai contribuire alla scelta studiando bene le materie scientifiche.

Oilitta non può fare a meno di intervenire: – Ma lei studia bene tutte le materie. È brava sempre.

– Ma non basta studiare e andare bene in tutte le materie, l’orientamento deve tener conto della specifica abilità. Anche per i bravi alunni la decisione deve essere ben supportata da buone capacità di adattamento alla materia. Voglio dirvi un’altra cosa che forse nemmeno sapete. L’esame non sarà una inutile ripetizione di quello che avete imparato in questi anni di scuola formativa ma un’analisi di come saprete risolvere nuovi compiti e nuove situazioni. Altrimenti che scuola formativa sarebbe?

Dopo queste parole gli alunni sembrano preoccupati, molti di loro vogliono chiedere chiarimenti. Oilitta alza la mano per prima e subito interviene senza attendere l’autorizzazione, come è possibile fare solo quando si è unici a chiedere. L’insegnante non la riprende perché intuisce che Oilitta ha interpretato il pensiero di molti: – Ma allora l’esame è molto difficile? Perché impariamo tante cose per poi non dirle?

– Ma non vi spaventate. L’esame è diverso da come voi pensate ma non sarà difficile. Sarete aiutati a trovare il vostro orientamento. Ogni anno, dopo l’esame, tutti gli alunni sono soddisfatti di come sono andate le prove.

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Lo specchio del nonno – 11

Terzo giorno

La sveglia suonava come un carillon, intensificando il volume fino a quando non veniva fermata. Odla salta dal letto come un grillo mentre lui ancora sonnecchiava.

La mattina è simile a quella del giorno precedente, la colazione con il fratello ha di diverso il dialogo. Aniram, ancora scottato della sconfitta, inizia subito le schermaglie: – Mi devi proprio spiegare come hai fatto? Tu non hai esperienza di giochi, non hai mai giocato. Continuo a non capire.

– Ma dai! È stata la fortuna del principiante, non lo sai che è sempre così per chi gioca la prima volta.

– La fortuna del principiante? Cosa vuol dire? Chi è il principiante? Io ho molto più anni di te e questo non l’ho mai sentito dire da nessuno.

–  Non mi ricordo chi l’ha detto, forse a scuola.

– Non credo proprio che l’hai sentito dire a scuola. Tu parli in maniera strana. Forse non te ne rendi conto, dici cose sconosciute che ti inventi al momento, l’ho notato anche ieri.

– Ma Aniram non ti sembra di esagerare, tutto per una partita. Sarà stata una combinazione. Aspetta stasera, se vincerò ancora allora ti dovrai preoccupare.

Il pensiero non segue le parole infatti, con molta determinazione, ha deciso di perdere sempre tutte le partite future.

Il fratello scuote la testa e non dice più niente. Fino alla fine della colazione continua solo a scrutarla con uno sguardo da inquisitore.

Anche questa mattina quando arriva a scuola il cancello è ancora chiuso, decide di andare a curiosare lungo il viale dei comitati, così come l’ha battezzato il giorno prima. Mentre pedala si ricorda del nome Anna e del fatto strano che anche al contrario è sempre Anna. Femmina-femmina. Non riesce a capire molto.

Quando giunge, per essere più libera di osservare, mette la bicicletta nel parcheggio. Il portone del terzo comitato, quello Alimentare così come recita la scritta, è già aperto.

Con molta decisione entra.

Al piano terreno apre una porta e vede un ambiente con molte sedie, pensa che sia una sala d’aspetto.  Sta per varcare la porta quando una voce gentile ma artificiale l’avvisa: «Attenzione. È in funzione la pulizia del locale, attendere per entrare».

Prima di un eventuale secondo avviso, fa un passo indietro ma rimane sull’uscio con la porta aperta a osservare. Una piccola e strana macchina pulitrice corre veloce sul pavimento per linee parallele, infilandosi anche sotto le sedie la cui distanza era adatta alla larghezza della macchina. In pochi minuti la sala è ben pulita. La macchina è una specie di trenino, il primo settore certamente aspirava, si capiva dal rumore che emetteva, il secondo e il terzo evidentemente lavavano e asciugavano perché il pavimento risultava lucido e asciutto.

Anche se la stessa voce l’invita a entrare, Aldo si avvia verso un’altra porta aperta. Si ferma sull’uscio e guarda all’interno, la stanza è già pulita. Entra, è una sala con molti computer sistemati tavoli con vari posti da lavoro. Capisce che sono tutti dei posti terminali perché vi è solo uno schermo piatto a cristalli liquidi e la tastiera con uno strano mouse incorporato. Si siede al posto più vicino e accende il computer ma più di quello non può, lo schermo chiedeva il nome dell’operatore e lui si guarda bene da un fallace tentativo.

È meglio tornare a scuola, spegne il computer ed esce dalla stanza. Mentre si avvia verso l’uscita vede alcune persone che entrano. È preso dal panico poi, notando l’indifferenza dei nuovi venuti, quando è loro vicino li saluta e questi, chi con la mano chi con un sorriso, rispondono al saluto..

Al portone vede la signora bionda, questa volta non ha dubbi, le sorride e le invia un bacio.

–  Odla, ma cosa fai qui? Cercavi me?

– Sì, mamma. La scuola era ancora chiusa, ho pensato di farti una sorpresa. Ti volevo solo salutare e dirti che oggi mi sento molto bene.  

Si baciano affettuosamente. Odla si avvia verso il parcheggio.

Era piuttosto strano conoscere il mestiere dei genitori a un’età già un po’ avanzata ma, a pensarci bene, lui aveva conosciuto in ritardo proprio i genitori. Si tranquillizza sentendosi come se fosse stato adottato. 

Varca il cancello della scuola, appena aperto, insieme ad Anna che, nell’enfasi dei saluti, le precipita addosso in uno scontro tra bici.

Riescono a non cadere ma Odla si graffia un ginocchio e Anna un braccio.

– Un altro incontro come questo e la nostra amicizia sarà un legame di sangue.

– Mi dispiace. Ma sono stata felice di vederti. Ma cos’è il legame di sangue?

– È un fatto di parentela.

Proprio non riusciva a evitare detti e aforismi della sua parte. La giovanissima età di Anna, per fortuna, le fa tralasciare un eventuale approfondimento. Mettono le bici nel parcheggio e si siedono su una panchina, sotto un albero di pesco. La ferita al ginocchio di Odla è superficiale ma continua a sanguinare, Anna suggerisce all’amica di farsi medicare all’infermeria della scuola.

– Ma io non so dov’è l’infermeria, è la prima volta che mi ferisco.

– Ma come non lo sai? Non hai passato le visite mediche all’inizio di ogni anno?

– Sì. Hai ragione, dopo la palestra.

– Se fai il giro di tutto l’edificio, sì che è dopo la palestra ma se vai dell’altro lato è subito dopo l’angolo. Non ti pare?

– Andiamo, accompagnami.

L’infermeria è ancora chiusa. Da quel lato non vi sono panchine, le due amiche si siedono sui gradini della porta.

Odla, ricordandosi dell’incontro con la madre, dice a Anna che il lavoro della mamma è nel comitato Alimentare, la risposta della piccola amica le procura il solito imbarazzo.

– Da quando tempo tua madre è al comitato alimentare?

– Non mi ricordo.

– Non può essere più di sei mesi, altrimenti era già finito – No. Sei mesi. Ma che dici? Saranno un paio di mesi.

L’arrivo di un addetto all’infermeria che invita le fanciulle a entrare salva Aldo da un discorso che lo costringe a inventare risposte poco adatte che portano a falsare il dialogo rendendolo senza senso, almeno per lui.

Il nuovo venuto è un medico che vuole intervenire anche sulla piccola ferita di Anna per disinfettarla. A Odla applica un morbido cerotto elastico che permette all’articolazione del ginocchio tutti i movimenti senza procurare alcuna difficoltà, per questo era come non ci fosse.

Quando escono dall’infermeria, Anna si lamenta dell’intervento sulla sua piccola ferita insistendo che non era proprio il caso.

La piccola Anna ha un carattere molto deciso e, anche se non lo dà a vedere, ha intuito qualcosa di strano nelle parole di Odla.

Quando raggiungono la panchina posizionata sotto il pesco, il cortile andava riempiendosi di alunni. Oilitta e Onavi, arrivate insieme in quel momento, si accorgono subito della ferita di Odla.

– Ogni mattina una novità. Cosa hai fatto al ginocchio? – chiede Onavi.

– Nulla di grave solo un piccolo scontro con la bici della mia nuova amica Anna. Lei però ha subito solo un lieve graffio.

– Una nuova amica? Dove l’hai trovata? – dice Oilitta.

Odla e Anna si guardano e si mettono a ridere, Odla risponde: – Non capita tutti i giorni trovare un’amica appesa, come un dolce frutto, ai rami di questo bel pesco.

– Oilitta rimane male della risposta, Onavi si unisce subito all’ironia di Odla dicendo: – È proprio un bel frutto, piccolo e ben colorato. Il sapore come sarà? Oilitta perché non l’assaggi?

– È un frutto che non mi piace. – dice Oilitta mostrando così la sua poca simpatia per la piccola amica di Odla.

Anna si sente rifiutata e reagisce: – Odla hai un’amica simpatica e una gelosa però molto carina.

A Oilitta i complimenti sono sempre piaciuti, nulla dice ma dal sorriso e dall’atteggiamento è evidente che ha gradito le parole di Anna.

Aldo preferisce non commentare tentando, per la prima volta, un saggio silenzio.

La mattinata scolastica prosegue abbastanza bene. Le esercitazioni di chimica sono ben fatte, interessante è la lezione di grammatica, ancora sui verbi irregolari.

Dopo il pranzo trascorso insieme anche a Onavi, le lezioni riprendono con due ore trascorse nella biblioteca scolastica insieme al simpatico insegnante di lingua. Ogni insegnante, di qualsiasi materia poteva, nelle sue ore, decidere di condurre gli alunni nella biblioteca.

La sorpresa è grande perché la biblioteca, divisa in piccoli box studio per quattro persone, è computerizzata, ogni posto ha a disposizione un terminale indipendente.

La sorpresa migliora quando il professore comunica agli alunni che la prima ora di studio è una ricerca libera.

Quando Odla si siede Aldo che, come una telecamera, per tutta la prima parte della giornata si era limitato a osservare la fanciulla, decide di prendere l’iniziativa e inizia la sua ricerca libera.

Odla, come se fosse consapevole della necessità della ricerca di Aldo, lo lascia fare senza intromissioni o forse anche lei, non aggiornata sugli argomenti scelti, si sente interessata.

Il primo di questi è “La scuola e il relativo regolamento scolastico”.

Due sono le possibilità della ricerca. Scelto un argomento dal sommario si poteva optare tra una semplice spiegazione o una approfondita conoscenza. Lui sceglie la prima per mancanza di tempo, appena un’ora.

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Lo specchio del nonno – 10

Quando arriva a scuola è ancora presto, il cancello è aperto ma il parcheggio delle biciclette è completamente vuoto, sceglie un posto vicino all’ingresso della sua aula. Si siede su una panchina, si toglie il cappello e lo mette nella cartella.

Dopo poco cominciano ad arrivare i primi alunni, tra questi una ragazzina con i capelli castano, raccolti a coda di cavallo. La nuova venuta parcheggia la sua bici vicino a quella di Odla, si siede sulla stessa panchina, le rivolge prima uno sguardo interessato e poi una domanda: – Stamattina, sei venuta presto. Come mai?

–  Sì. Mi sono svegliata molto presto e ho preferito farmi un giretto per la città. Ma tu che classe frequenti? Io sono Odla e tu?

– Io sono Anna, frequento la seconda classe di base. Vengo sempre presto la mattina, abito lontano e mio padre porta me e la bicicletta con il suo camioncino. Lui distribuisce i viveri al magazzino a un centinaio di metri da qui. Tuo padre che lavoro fa?

– Mio padre lavora in un laboratorio di elettronica, come mio fratello.

– Ciao Odla, ecco che arriva una mia amica. Se vieni presto anche domani, ci vediamo.

– Ciao Anna, sei proprio una ragazzina simpatica. Domani vengo presto proprio per te, così ci possiamo conoscere meglio.

– Anche tu sei simpatica e poi sei molto gentile. Ciao.

È il suo primo incontro regolare, è andato tutto bene anche se la “seconda di base” non la conosce, forse era una specie di scuola elementare.

La mattinata è cominciata male ma sembra già in netto miglioramento. Anna gli è simpatica sul serio, è educata e loquace, scoprirà sicuramente cose interessanti frequentandola. Si sente a suo agio anche per l’età della ragazzina.

È come se potesse riprendersi un poco di vita precedente. Chissà dov’è il magazzino al quale il padre di Anna portava i prodotti, lui di negozi non ne ha visti.

Si stende sulla panchina, poggia la testa sulla cartella e si addormenta. Svegliarsi prima dell’alba aveva qualche beneficio ma anche qualche necessità di recupero. È stata proprio la conoscenza di Anna che ha permesso alla sua mente di distendersi e procurargli un benefico torpore.

Non sogna, si sente solo leggera e fluttuante, a un tratto comincia a sentire un leggero ma fastidioso stridio, un curioso rumore, sembra quasi una risata. Apre gli occhi, la risata è doppia, Onavi e Oilitta, chine su di lei, si divertivano.

– Così cominci la giornata scolastica, con il sonno. Brava. La piccola Odla è già stanca. Ma sei venuta di notte a dormire sulla panchina? Deve essere comoda, veniamo anche noi.  

Detto questo le amiche si mettono tutte e due distese su lei continuando a sghignazzare.

– Brutte antipatiche. Ora vi sistemo io. –È la risposta di Odla che, senza perdere tempo, prende le due amiche per i capelli e facendo finta di volerli tirare partecipa, in tal modo, all’allegria delle amiche.

In classe, prima che inizia la lezione, Oilitta vuole sapere il perché del sonno. Odla gli racconta della sveglia all’alba, della colazione con il fratello e della passeggiata con la bici per il viale dei comitati.

La mattinata prosegue senza difficoltà, il compito Odla lo svolge bene, descrive oltre agli episodi ricordati insieme alla mamma anche altri di pura fantasia.

Interessanti e molto distensive sono le due ore di teatro, con la compresenza di altre due classi una terza e una prima, per poter disporre di partecipanti di età diverse. È il primo anno che questa materia è inserita nell’orario della seconda classe, frequentata da Odla. Non si tratta di recitazione ma di studio ed esercitazioni di materie collegate al teatro stesso. Studio di un testo, qualità e scelta delle parti, attori, dizione, animazioni, tecnica teatrale, scenografia e regia sono le materie da studiare nell’anno.

La sorpresa Aldo l’ha quando inizia l’ora di attività, quest’ora non è altro che un’ora di pratica teatrale. Capisce così che l’ora di attività, prevista dall’orario, non è altro che una pratica della materia che precede l’ora stessa. L’attività di quel giorno è l’espressione del viso e del corpo.

La lezione è interessante ma anche molto divertente perché alcuni atteggiamenti del corpo, e anche del viso, risultano ridicoli agli occhi dei ragazzi. Gli stessi insegnanti esasperano, con la loro ironia, questi atteggiamenti per permettere un maggiore approfondimento e un impegno più proficuo da parte degli alunni.

Oilitta è a suo agio sia per la sua natura ilare sia per la sua spontanea comicità. Queste caratteristiche che sembrano, viste in maniera superficiale, limitare la sua personalità sono invece molto apprezzate nella pratica dell’attività.

Un ragazzo della loro stessa classe è, invece, portato per la drammaticità.

Poiché è permesso agli alunni suggerire qualunque idea, Odla propone di provare a far recitare i due alunni insieme, per il momento solo come atteggiamenti.

La proposta è ben accettata dagli insegnanti che decidono di provare anche un testo di contrasto così come ha proposto Odla. Alla quale danno anche il compito di cominciare a studiare, con il loro eventuale aiuto, un semplice testo i cui attori principali siano proprio Oilitta e Erotte. Il testo potrà portarlo anche all’esame tra due anni, come lavoro personale.

Quando Odla torna a casa è molto stanca forse anche per la levataccia, ma è soddisfatta perché la giornata scolastica è andata molto bene. La porta di casa è chiusa. Odla, istintivamente, prende la chiave da dietro il grande vaso con i gerani che è alla sinistra della porta stessa, apre e rimette la chiave al suo posto.

Salita in camera sua, si distende sul letto e si addormenta subito.

Si sveglia ben riposata, ha dormito quasi due ore. Controllato il diario, fa i compiti per l’indomani. Sono alcuni esercizi di grammatica e lo sviluppo di alcune tabelle per Laboratorio 1 che è lo studio di elementi semplici di chimica e di botanica. La materia dell’indomani è chimica. L’esercizio è relativo ai composti salini. L’esercizio delle tabelle, anche se semplice, impegna molto tempo del pomeriggio per l’alto numero di dati da inserire e per la ricerca degli stessi nel libro di testo.

A cena la famiglia è tutta riunita, Odla ha l’incarico di preparare l’insalata come la sera prima. Dopo cena il padre e il fratello giocano una partita con la scatola “tela di ragno”.

Odla osserva lo svolgimento cercando di capire in cosa consiste il gioco. È un gioco impostato sulla prontezza dei riflessi. Si gioca adoperando tutte e due le mani. Il movimento delle dita lungo i fili, che fanno cambiare colore ai fili stessi quando viene contrapposto dalle dita avversarie, comporta uno spostamento occasionale su un altro filo che, lampeggiando, si allunga fin allo spazio centrale vuoto. Il giocatore che, per primo, sposta su questo nuovo filo il proprio dito cattura il filo che, sparito dalla rete, viene assegnato al giocatore stesso. Nello spazio centrale appare il punteggio dei giocatori. Chi alla fine del gioco ha catturato più fili vince la competizione.

Il padre e Aniram giocano così velocemente che per comprendere bene il gioco Odla impiega molto tempo, ovvero il tempo di quattro partite osservate. Aniram, notando che la sorella segue con interesse le partite, la invita a giocare con lui dicendo: – Non è una sfida perché tu non hai mai giocato. Anzi per darti un vantaggio io giocherò con una sola mano.

– Va bene, accetto. Ma gioca con una mano solo la prima partita altrimenti io non riuscirò a imparare bene.

– Coraggiosa la sorellina. Poverina, ma che speranze hai? Non vincerai mai con me. Io conosco bene sia il meccanismo che la tecnica del gioco.

La prima partita è giocata lentamente da Odla, con il divertimento e il sarcasmo di Aniram che ovviamente vince con facilità. Anche la seconda partita, giocata a due mani, è vinta sempre dal fratello ma in un tempo maggiore. Nella terza i riflessi di Odla sono tali che Aniram vince con difficoltà.

Odla è contenta e divertita. Aniram non conosce il passato di Aldo bambino per anni impegnato in sofisticati giochi elettronici …. Già non poteva.

La quinta partita, vinta da Odla, manda in crisi il fratello.

– Ma non è possibile, come hai fatto a vincere? Hai cominciato appena stasera a giocare.

– Ma non è tanto difficile, io ho solo giocato come te. Quando giocavi con nostro padre, ti ho osservato bene.  

La giustifica di Odla non convince il fratello che continua a guardare la sorella con meraviglia, lei invece è convinta di aver subito imparato.

Aldo, dopo appena due giorni, comincia ad affievolirsi. È stato piuttosto escluso per tutta la serata.

– Domani sera ti sfiderò veramente, questa tua vittoria proprio non la capisco, devo essermi proprio distratto oppure sei un mostro. Alla parola mostro riaffiora Aldo, si sente chiamato in causa.

Ma, invece di ricordarsi la sua bravura da ragazzo nei giochi elettronici, si diverte soddisfatto per la sconfitta e la successiva crisi di Aniram.

È molto tardi, il padre ha assistito solo alla prima partita giocata e persa da Odla poi è andato a coricarsi, la mattina è il primo a uscire.

La madre, durante il gioco dei figli, seduta sul divano ha messo una cuffia collegata a una scatoletta nera, forse una sorgente di musica. Prima di seguire il marito, ricorda l’ora tarda ai figli e li invita, con garbo ma con decisione, a raggiungere le proprie camere da letto.

Aldo a letto fa il punto della giornata, considerando com’era cominciata è molto contento per come è finita. Anche se Odla aveva dominato la serata lui, anche se in sordina, è stato sempre presente.

Ripensando alla simpatica bambina dal nome Anna, si alza dal letto, prende l’orologio dalla mensola e lo mette sul comodino. È una sveglia che regola per le ore sei del mattino, ritorna a letto e si addormenta.

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Lo specchio del nonno – 9

Secondo giorno – parte 1

Se la mattina prima era iniziata con sorpresa, interesse per la novità, gioia nello scoprire un mondo diverso, la seconda mattina è iniziata male e con molta tristezza. Decide di alzarsi e di affrontare la giornata, ha bisogno di distrarsi e, nel posto dov’è capitato, di distrazioni ne avrebbe trovato di certo molte. Va in bagno poi si veste scegliendo, come vestiti, un pantalone blu e una maglietta rossa. Scende al piano inferiore, è ancora così presto che nessuno della famiglia si è alzato. È il caso di riprendere le ricerche. Guarda in tutti gli armadi e armadietti ma non trova nulla di interessante, tranne alcuni strani elettrodomestici nella cucina.

Non vi sono apparecchi elettrici o elettronici tipo TV, radio, registratori. Questo lo induce a pensare che non è normale. Poi torna sui suoi passi, si è ricordato di aver visto in un armadietto del soggiorno una strana scatola con una specie di curiosa scacchiera, disegnata sopra il coperchio.

Apre l’armadietto e prende la scatola, sotto di essa ne trova un’altra con sopra un disegno raffigurante la tela di un ragno, prende anche quest’ultima. Si siede sul divano e si mette a osservare le scatole, che scatole non sono perché non si aprono, forse il sistema di apertura è ben nascosto. Quella che maggiormente attrae la sua attenzione ha il disegno della rete di ragno, la pone sul tavolino e la osserva. Il disegno non è preciso, la tela non è molto simmetrica, alcuni fili della rete sono leggermente più sottili degli altri, inoltre al centro vi è uno spazio vuoto molto grande per essere il disegno di una tela. Mentre l’osserva, senza pensarci posa l’indice della mano destra sulla rete, immediatamente tutti i fili cambiano colore, da nero diventano rossi. Ritrae il dito e tornano neri, riprova e di nuovo i fili diventano rossi. Questa volta non stacca il dito, anzi comincia a muoverlo seguendo il filo sul quale l’aveva poggiato. Il movimento fa cambiare ancora colore alla parte del filo che precede il dito, diventa azzurro o blu relativamente alla velocità di movimento del dito. Non è facile capire cos’è quell’aggeggio, forse è del fratello considerando la sua valigetta piena di componenti elettronici.

Passa a osservare l’altra scatola, quella con sopra una specie di scacchiera. Ogni lato ha nove quadrati dello stesso colore, per cui non è per giocare a scacchi, la seconda fila sette di un altro colore e la terza cinque ancora di un altro colore, i nove quadrati centrali sono tutti di uno stesso colore. Il colore dei nove quadrati centrali è giallo, i tre colori degli altri quadrati è azzurro, rosso e viola. In tal modo l’insieme dei quadrati forma una simmetria centrale di colori. Pensando all’altra scatola, decide di provare poggiando il dito sui quadrati viola, quelli più esterni, ma nulla accadde. Riprova su quelli rossi e su quelli azzurri ma la “scacchiera” continua a non reagire alla pressione delle dita.

Riprende la scatola con la tela per cercare di capire a cosa potesse servire. Con il dito, posato sul filo della rete, segue molti percorsi ma tranne il colore che cambia non accade nessun altro fenomeno. Riprova con due dita, i due indici delle mani, a seguire percorsi diversi, a un tratto, quando le dita si trovano a percorrere lo stesso filo in senso opposto il colore azzurro sparisce e il filo ritorna di colore rosso. Ma la cosa misteriosa è che nello stesso istante che il filo ridiventa rosso, un altro filo rosso, lontano da quest’ultimo, inizia a lampeggiare. Comincia a pensare che possa essere un gioco, magari per due persone, ma come si giocava non è in grado di capirlo. Intuisce che bisognava superare il lampeggio. Ma come?

Sente che qualcuno scende le scale, prende le due scatole e le rimette nell’armadietto. Era il fratello che con voce divertita e ironica dice: – Ma che fai? Ti alzi di notte per giocare? Da sola è anche difficile o forse inutile.

– Ciao, fratello. No, cercavo una cosa che avevo conservato. È da poco che mi sono alzata e sono ancora assonnata – intanto pensava è un gioco dunque, allora è il caso di approfondire il discorso per capire qualcosa di più.

Come al solito, le viene la domanda sbagliata: – Dove li avete comprati questi due giochi?

– Comprati? Ma che dici? Possibile che ti sei dimenticata che li abbiamo fatti in casa io e nostro padre.

– Ma io volevo dire dove avete comprato i pezzi.

– Se mai icomponenti. I circuiti stampati li ha fatti tuo padre al laboratorio. Mi sembri cosi strana Odla. Ma che hai? Abbiamo lavorato per mesi e tu guardavi, ti interessavi, domandavi. E ora cadi dalle nuvole? Sei diventata una svanitella o sei un caso clinico molto più complesso?

– Esagerato, certo che mi ricordo ma stamattina ho in testa solo il compito in classe. Vorrei farlo bene.

– Va bene sorellina diciamo che mi hai convinto, per il momento. Facciamo colazione insieme?

Odla sorride e annuisce, è meglio stare in silenzio. Ma anche in silenzio la situazione non è facile. Dove sono i biscotti? Dove è il latte? Le ciotole sì, quello lo sapeva, erano nell’armadietto, le ha viste la sera prima. Si precipita a prenderle poi, istintivamente, apre un cassetto del mobile prende una tovaglia, due tovaglioli, comincia a preparare la tavola. Sott’occhi scruta dove il fratello prende il latte e i biscotti. Per sopravvivere bisogna sempre osservare bene.

– Io stamattina il latte lo prendo freddo. Tu lo vuoi caldo?  – dice il fratello.

– Anche per me va bene freddo – risponde pensando al saporito latte tiepido della prima mattina.

Bisognava fare dei sacrifici, guai in vista se il fratello le avesse detto riscaldatelo.

Ma anche freddo il latte è buono, i biscotti eccezionali. Il fratello finisce molto prima di lei, la saluta dicendo che era in ritardo e che deve mettere tutto a posto da sola.

Il fratello è veramente un bravo ragazzo, dopo un turno serale la mattina presto andava già a lavoro, pensa, mentre comincia a liberare il tavolo.

Rimanere sola è una buona occasione per continuare a indagare quali cose possiede la sua nuova abitazione. Apre tutti gli armadietti e i cassetti della cucina, ne osserva il contenuto cercando di memorizzarlo. La maggioranza degli oggetti è riconoscibile facilmente perché simili a quelli della sua parte, alcuni però sono di difficile identificazione. Quando è il momento di mettere via le ciotole, guardando e provando nota che entrano nell’armadietto per il lavaggio nello stesso foro dei piatti pur essendo più alte, la guarnizione dell’orifizio si adattava per permetterne l’ingresso.

Mentre la macchina emette il ronzio, per curiosità tenta di aprire lo sportello dove venivano riposte automaticamente le stoviglie ma non si apre. Gli sembra logico, anche nel suo mondo le lavastoviglie avevano il blocco dello sportello ma è l’unica cosa in comune. Il funzionamento è completamente diverso. L’armadietto con lavaggio è una lavastoviglie molto evoluta. Chissà qual è il suo esatto nome.

È ancora l’alba quando, finito di curiosare, esce nell’orto, si siede su una panca e mentre guarda le coltivazioni, ben ordinate e curate, gli viene in mente la sua famiglia. Aldo aveva la moglie più giovane di lui, due figli Rita, la più grande dodici anni, e Enzo di dieci anni. Aveva anche una sorella, più giovane di lui, Marina. Marina? In quel momento, con uno strano intuito, capisce il nome del fratello di Odla “Aniram”, non poteva essere che quello!

I progressi della comprensione ci sono, ha capito per lo meno i nomi. Odla per Aldo, Onavi e Oilitta per i suoi amici Ivano e Attilio. Ma non è per niente soddisfatto perché ancora tutto gli sfugge. Assorto in questi pensieri non si accorge che sull’uscio dell’orto si è affacciata la madre che l’osserva.

Quando sente la testa toccata, dà un urlo e si scansa alzandosi in piedi, quasi fuggendo ma è solo la madre che si è avvicinata e tentava una carezza.

L’esagerata reazione preoccupa la madre che si avvicina e la prende tra le sue braccia dicendole: – Ma cos’hai, piccola. Ti vedo molto agitata e preoccupata, sento il tuo cuoricino che batte forte. Hai avuto paura? Sei diventata quasi una signorinella. Perché non ti confidi con la tua mamma?  

Nella mente l’alternanza Aldo Odla, per lo stato di agitazione, diventa compresenza perché mentre lei si sente protetta e soddisfatta dall’abbraccio e dal tepore del corpo della madre, lui ragiona e volutamente dà tanti piccoli baci sulle guance materne. Non è molto sicuro del pieno convincimento della madre ma, per il momento, gli sembra che un risultato anche se minimo l’ha ottenuto. La risposta della madre è la conferma.

Per il momento va bene, io non mi preoccupo se mi assicuri della tua sincerità. Ma è meglio che ne parliamo stasera o un altro giorno, quando vuoi tu, dobbiamo chiarirci bene tutto. Ripeto c’è in te qualcosa che mi sfugge, come se alcuni momenti tu fossi un’altra. La madre sorride e continua – per ora va bene così. Per il compito che preoccupazione hai? Tu sei sempre andata bene a scuola. Ora rientriamo che ti preparo la colazione.

– Non ho fame.

– Ma allora cos’hai? È più grave di quello che penso. Mi devo preoccupare?

–  Si mamma, la situazione è gravissima perché ho fatto colazione con il mio fratellone Aniram, stamattina all’alba. Era tanto presto che qualche biscotto saporito quasi, quasi ora sono disposta a gustarlo.

La madre capisce l’ironia e sorride tranquillizzata. Anche Aldo si sente meglio e dimentica i pensieri che l’avevano afflitto. Ora è qui e deve tagliare con il suo passato, altrimenti la sua mente sollecitata verso pensieri negativi può compromettere la sua salute mentale. Ora la sua vita, anche se diversa dalla prima, è la sua unica certezza di realtà. È anche consapevole che questa scelta esistenziale deve prenderla principalmente per Odla, lui non ha nessun diritto di rovinare la vita della bella bambina bionda.

Insieme alla madre raccoglie l’insalata nell’orto, mette alcuni sostegni, guidata dalla più esperta genitrice, ai pomodori. Poi sale al piano superiore, si lava e si prepara per andare a scuola, anche se è ancora presto.

Quando scende in cucina si trattiene un poco con la madre, mangia alcuni biscotti e le racconta il salvataggio dalla caduta per le scale effettuato da Aniram e, infine, la saluta con due bacioni. Esce di casa e si avvia con la bici verso la scuola.

Quando arriva, il cancello della scuola è ancora chiuso ne approfitta per gironzolare, con la bici, per la cittadina. È la sua città e deve conoscerla. Si avvia per un grande viale alberato, con edifici lungo i due lati. Non sono abitazioni perché hanno grandi ingressi e ampie vetrate. Per capire che tipi di edifici sono rallenta molto l’andatura. Con il sistema del duplicatore quasi non pedala.

Decide di fermarsi, scendere dalla bicicletta e avvicinarsi per vedere meglio. Portare la bicicletta a mano è piuttosto faticoso, evidentemente il duplicatore non lo permette agevolmente, è quasi come se i freni fossero leggermente in funzione. Riesce tuttavia ad avvicinarsi a un edificio, il portone è ancora chiuso. Ma la sua curiosità è soddisfatta perché una targhetta, lateralmente al portone, indicava la funzione dell’edificio: “Comitato scolastico zona est.” Poi vede un cartello stradale che indica la direzione e la destinazione degli altri edifici.  Sono tutti Comitati. Ritorna sulla strada, rimonta in bicicletta e si dirige verso la scuola ma sempre pedalando lentamente. Il viale dei comitati comincia a riempirsi di lavoratori. I portoni vengono aperti e molte auto cominciano ad affollare la via.

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Lo specchio del nonno – 8

Primo giorno – parte 8

Avrebbe voluto chiedere molte altre cose al padre ma rinuncia perché è molto più interessato a quello che vede fare alla madre.

Sarà qualche altra “diavoleria”, infila i piatti usati per la cena in una fessura laterale del mobiletto dal quale li aveva presi, ben impilati, per preparare la tavola. Il mobiletto o la macchina emette un ronzio per ogni piatto infilato, anche i bicchieri vengono messi in un foro circolare. Ecco perché i piatti sono tutti uguali di grandezza e di forma, così anche i bicchieri.

Odla dà la buonanotte ai genitori e sale nella sua camera. È molto stanca, la giornata è stata particolare, la doppia personalità dalla mattina alla sera è stata una forte scossa per ambedue. Trova la camicia da notte azzurra, la indossa e si stende sul letto. Il sonno non arriva, malgrado la stanchezza la sua mente, troppo affollata dalle novità della giornata, non riesce a rilassarsi per permettere al sonno di prenderne possesso.  

Sta così, distesa come Odla ma pensieroso come Aldo. Tutti gli avvenimenti, gli equivoci, le scoperte affiorano nella sua mente disordinatamente come un turbinio temporalesco.

Ha la sensazione che Odla si diverte a questo suo stato, incoscienza infantile pensa.

La sua razionalità da adulto, per limitare lo stato confusionale, lo porta a ripensare a tutto in maniera cronologica. In tal modo la sequenza oltre ad assumere una validità realistica e temporale potrebbe permettere anche delle previsioni, per lo meno a breve termine.

Il risultato è quello aspettato, anzi migliore perché il corpo della giovincella, dopo essere rimasto disteso, ha ripreso la sua piena energia. Aldo ne ha consapevolezza e pensa di ironizzare era come se anche lui avesse, in Odla, un duplicatore di energia.

Improvvisamente ha un’intuizione. Perché non cercare tra i libri di Odla? Intuizione o suggerimento venuto da lei come aiuto? Opta per la seconda ipotesi. Grazie sorella, figlia o nipote.

Quale di questi appellativi sarebbe stato il più giusto non riesce a stabilire. Grazie Odla è quello più semplice che invia alla fanciulla.

Peccato … La fanciulla, molto giovane, non ha un PC, altrimenti sarebbe stato molto facile avere notizie.

Ma in casa, forse in qualche parte non ancora visitata, un notebook può anche esserci.

Ripensando alle strane reazioni delle amiche alle sue domande, affiorano nella sua mente, due interrogativi: Cosa vuol dire PC? Cos’è un notebook?

Con il dubbio che anche queste domande venissero da Odla, comincia a cercare i libri. Li trova ma la maggioranza sono semplici testi scolastici senza approfondimenti specifici sulla società, del resto la bimba studiava da pochi anni.

In fondo alla piccola libreria trova due testi: Educazione cittadina e Ambiente. Li prende per leggerli.

Dallo stato della copertina i due testi sono ben conservati, forse non ancora letti. Tra le materie dell’orario scolastico, che aveva consultato a scuola, non figuravano discipline relative agli argomenti dei due libri.

Comincia a leggere quello che ha per titolo Educazione cittadina. Trova il libro molto interessante. Le prime pagine sono quasi tutte dedicate alla storia della ristrutturazione della città a partire dall’anno 1789. Smette un momento la lettura e cerca la data dell’edizione del libro. La trova in fondo all’ultima pagina “Edizione scolastica ridotta anno 2008”. Dalla data, anche se di qualche anno prima, intuiva con certezza che l’epoca era la stessa del suo posto.

Salta la lettura delle prime pagine, non gli interessa la storia delle modifiche attraverso due secoli. Passa alla lettura del primo argomento, già il titolo era significativo: Autonomia della città.

Legge per molto tempo cercando di comprendere le strutture che regolavano la vita cittadina. Ma i troppi argomenti, l’elencazione di molte attività dei cittadini e la mancanza di approfondimenti non gli permettono di comprendere a fondo.

La premessa Edizione ridotta era stata chiara.

Anche se la comprensione del testo è superficiale quello che capisce bene è che la struttura cittadina è organizzata per comitati, questi sono formati a turno da tutti i cittadini. Questi, pur avendo dei compiti lavorativi o ruoli stabili, partecipano con obbligo ai turni nei comitati con cariche di controllo dei ruoli, a volte, da loro stessi esercitati. La partecipazione ai comitati non determina una sospensione del lavoro stabile ma solo una riduzione dello stesso.

Nel testo non si faceva accenno a uno Stato o a una Nazione. L’unico accenno a qualcosa di oltre la città era l’elezione di delegati, anch’essi provvisori. Delegati per cosa? Questo nel testo non è spiegato forse esisteva una pubblicazione a parte. L’elenco dei comitati è abbastanza lungo e alcuni sono misteriosi nel compito esplicato, come quello “controllo e distribuzione tessera personale”.

Dopo tanta lettura, arriva la stanchezza. Aldo mette a posto i libri e si corica. Si addormenta quasi subito, malgrado gli interrogativi che ha nel cervello.

All’alba si sveglia, dalla finestra entra una discreta luce, scende dal letto e si avvicina allo specchio, si guarda, Odla è proprio una bella ragazzina, le butta un bacio. Mentre si rimirava soddisfatto del suo nuovo fisico gli viene alla mente quello di Aldo. Alto, snello con i capelli appena brizzolati e con grandi occhi neri. Era quello che si definiva un bell’uomo. Poggia la mano sulla superficie dello specchio ma anche questa volta non accadde niente. Torna a letto e molti pensieri tristi invadono la sua mente.

Perché non poteva tornare? Il vero Aldo dov’era? Ma c’era, oppure era svanito o morto per il suo mondo? Si sente un invasore, possedere la mente e il corpo di quella bella ragazzina non è affatto una cosa edificante. La mente di Odla è offuscata, ed è spesso solo una sensazione in fondo al suo cervello.

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Lo specchio del nonno di Aldo – 7

– Onavi, coraggio dà un bacio al ranocchio. Non si sa mai potrebbe essere proprio un bel principe azzurro – dice subito Aldo.

– Perché? Cos’è questa novità? Cosa vuol dire? – risponde Onavi.

–È una favola. Non te la ricordi? O forse non la conosci proprio.

– Cosa sono le favole? – chiede Oilitta.

– Sono delle storie antiche e fantasiose che mi raccontava mio nonno –risponde lui.

– Tuo nonno? Mio nonno non me le raccontava, io non so proprio cosa significa “favole”. Tu Onavi sai qualcosa?

– No. Non ne so niente. Chiederò a mio nonno. Quello che mi fa ridere è il principe azzurro. Ma cos’è?

Un animale? Odla, spiegaci meglio queste storie antiche e fantasiose.

– Anch’io ne so molto poco, mio nonno così diceva. Non so altro. Tu vuoi una spiegazione? Ti posso solo dire che mio nonno mi raccontava che una fanciulla aveva baciato un ranocchio e che questo era diventato un bel giovane.

– Ma tuo nonno era sano di mente? O ti prendeva in giro, pensando che tu eri una bambina scema. – è la risposta di Onavi.

Aldo capisce che non è certo il caso di offendersi ma bisogna correre ai ripari, così si inventa una risata a squarciagola e, per meglio completare la recita, si stende per terra dicendo: – Mio nonno pazzo? Questo è proprio bella. Poverino, lui era tranquillo e pacifico, se mai la nonna era pazzerella, un poco come me. Che dite?

– Coglie nel segno. L’ingenuità delle amiche favorisce la soluzione dell’equivoco infatti iniziano, un coro:

–  Il nonno di Odla era pazzo la nonna pure e anche la nipote … Tutta la famiglia.

Mentre cantano ridono si stendono anche loro per terra. Odla interviene e, saltando da un’amica all’altra, le solletica, le pizzica … cantando:

 – Ah, è così. Ecco la punizione, ecco la pazza in azione.

Quando il cielo inizia a perdere intensità, tornano vicino al grande albero, si puliscono alla meglio i piedi, si rimettono i calzettoni e le scarpe. Onavi racconta che ha una cugina più grande che lavora da due anni al comitato “tessere personali” e che è fidanzata con un giovane collega di lavoro. Tra qualche mese appena data promessa andranno a vivere insieme.

Oilitta le chiede quando tempo è passato dal corso sul sesso fatto dalla sorella. La risposta è semplice, ora ha diciannove anni, sono passati tre anni. Tutto nella norma conclude Onavi.

Aldo non vuole chiedere, in silenzio cerca di capire ma “tessere personali” e “corso sul sesso”, sono termini comprensibili ma sente che qualcosa o tutto, in quel posto funziona in maniera diversa. Mentre ascolta si sente di nuovo Aldo, quando si era divertito con le amiche era stata Odla.

Risalgono sulle biciclette e ripercorrono il sentiero del bosco, uscite sulla strada principale raggiungono presto le abitazioni di Onavi e Oilitta, qui si salutano a grandi sbracciate.

La strada che conduce alla casa di Odla è semplice, bisogna solo procedere in un’unica direzione. Mentre pedala cerca di mettere ordine nella sua mente, quel giorno ha scoperto molte cose.

La strada è abbastanza tranquilla c’è poco traffico, è sorpassato da poche auto piuttosto silenziose e anche nell’altro senso le auto che incrocia non sono molte. Sono tutte monovolume e a guardarle bene, anche se lui non può per non distrarsi dalla guida, sembrano un unico modello, così come ha notato nelle biciclette. Colori brillanti composti a strisce, a zone, a ondulazioni sono l’unica differenza.

Così preso dall’osservare, sta per investire una donna, riesce a scansarla a mala pena anche perché è lei pronta a scostarsi.

Frenando dice alla donna: – Mi scusi signora.

– Odla! Che ti prende? Da quale nuvola discendi? – Urla la donna bionda.

– Aldo la guarda. Bionda con i capelli sciolti, forse è la madre che ha conosciuto a prima mattina. Accelera, urlando: – Vado a casa.

Sì. Sicuramente è la madre, la stazza è quella, alta e ben tornita. Ma come poteva riconoscerla con i capelli sciolti e fluenti, l’aveva appena intravista con i capelli tenuti da un nastro e con una vestaglia addosso, quella stessa mattina.

Arriva a casa, mette a posto la bicicletta e la osserva con attenzione. La catena che fa girare la ruota posteriore non arriva dai pedali ma da sotto il sedile, quella che parte dai pedali sale verso il sedile. Tutto il meccanismo è coperto da un carter triangolare, la cui parte orizzontale ha la funzione di forcella ammortizzatore della ruota posteriore. Alcuni piccoli fori lungo il carter permettono la visione delle due catene il cui parallelismo fa comprendere che uniscono pulegge dello stesso diametro. Allora cos’è che cambia il rapporto tra i lenti giri dei pedali e quelli veloci della ruota? Il mistero è sotto la sella, bisognerebbe smontare il carter per capire ma, per il momento, Aldo preferisce rinunciare per non complicare la sua situazione.

Gli viene da pensare ai conduttori che andavano verso il tetto. Anche la tecnica in quel posto è tutta da scoprire.

Quando arriva la madre, sì era proprio lei la bionda appariscente incontrata in strada, Odla è ancora a studiare il meccanismo.

La madre l’osserva e le dice: – Cosa guardi? Non funziona bene il duplicatore?

– Il duplicatore cos’è? Come funziona?

– Sei ancora piccola per capire come funziona, non lo so bene neanche io. Posso solo dirti che è un duplicatore elettronico di energia. Se vuoi sapere di più chiedilo a tuo padre. Ora vieni ad aiutarmi a preparare la cena.

– Subito mamma, vado un attimo in bagno. Mi cambio e torno. 

Sale le scale con una soddisfazione nel cuore, aveva un argomento per colloquiare con lo sconosciuto padre.

Quando ridiscende si accorge che la madre ha indossato un grembiule da cucina. Sulla sedia vicino al tavolo c’è un altro grembiule, capisce che è per lui. Il primo compito che le dà la madre è quello di preparare l’insalata.

La lava con cura, togliendo le foglie esterne più dure, poi prende un tagliere che vede sul piano vicino al lavandino e con un coltello che è pronto sul tavolo comincia a tagliare il cespo in parti rigorosamente uguali.

Sott’occhi si accorge che la mamma l’osserva infatti sorridendo le dice: – Sei diventata molto brava e precisa, vuol dire che sarà tuo compito preparare l’insalata serale.

– Domani devo fare un compito in classe sulla mia infanzia. Dei miei piccoli amici, i gemelli che abitavano la casa vicina, mi ricordo tante cose che sono incerta cosa descrivere. Secondo te quale potrebbero essere i ricordi più interessanti?  

Pone questa domanda, fidando sulla solidarietà femminile o, per lo meno, materna. Non sbaglia. La madre le ricorda due episodi che erano diventati famosi nel vicinato.

Il primo, quando indossati alcuni abiti del padre e della madre dei gemelli, si presentarono tutte e tre a casa Orim come invitati a cena ma i vestiti, troppo grandi, li avevano in parte perduti per la strada.

Il secondo quando avevano pensato di fare una piscina, dietro la casa dei vicini, riempiendo un fosso di acqua e impantanandosi pericolosamente dentro. Questi ricordi, nella mente di Odla, ne fanno affiorare un altro che subito racconta alla madre: – Mi ricordo che un giorno, restati soli in casa, volevamo cucinare una frittata ma nessuna di noi riuscì a rompere bene le uova, ovvero le rompemmo quasi tutte ma prima di riuscirle a mettere in una padella.

– Foste voi? Questo non lo sapevo, la mamma di Anip e Onil mi disse che era stato il gatto.

– Sì, me lo ricordo. Noi non confessammo mai, rimase un nostro segreto. Ci siamo sempre molto divertiti, a ricordarlo. L’idea fu di Onil.

– Me lo immaginavo, il maschietto era il più terribile tra voi tre.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Che colloquio interessante, sia per le notizie apprese sia per la sollecitazione della mente di Odla. Ha la sensazione di essere più calmo e più pronto per il compito.

Odla è affiorata per cui può contare anche sulla sua collaborazione. La madre intanto ha preparato una specie di polpettone, per lo meno così sembra. Insieme preparano la tavola per tre persone, il fratello deve fare un turno di lavoro serale, questo lo capisce perché l’ha visto mangiare di pomeriggio ma lo sa anche dalla mente di Odla.

Appena finita di preparare la tavola, si apre la porta ed entra un uomo molto giovane, intuisce che è il padre.

Odla corre verso di lui e si stringono in un forte abbraccio, molto gradito dalla ragazza meno da Aldo. Il padre ha i capelli tendenti al rosso, è alto e snello, sembra simpatico. Sì, come padre può andare bene pensa Aldo.

Ha voglia di chiedergli subito il funzionamento del congegno elettronico della bicicletta ma preferisce rimandare la domanda a dopo pranzo.

Il polpettone è molto buono ma non è un polpettone è un insieme di fette d’insaccati vari, arrotolati insieme a vari tipi di formaggio. L’insalata è molto croccante e saporita, non ne aveva mai mangiata di così buona.

Il suo posto a tavola è tale da avere lo spazio del soggiorno davanti ai suoi occhi. Mentre mangia osserva il grande ambiente arredato con mobili di legno e divani di stoffa a quadroni colorati.

In quella casa nota un grande silenzio, non c’è nessun apparecchio trasmittente, per lo meno in bella vista. Che fosse un mondo senza TV? Tutto faceva pensare all’elettronica: la valigetta del fratello, il congegno “elettronico”, come l’aveva definito la madre, della bicicletta, i cavi che andavano verso il tetto. Ma che posto era?

A scuola non aveva visto nessun alunno con in mano un cellulare, nemmeno durante il lungo intervallo di svago. Il contrasto è evidente sembra un mondo antico e contadino ma le conoscenze tecniche sembrano più che valide. Duplicatore di energia elettronico? Mai sentito dalla sua parte qualcosa del genere.

A fine cena, la madre porta a tavola alcuni biscotti dolci molto più farciti e saporiti di quelli che aveva mangiato la mattina. Tra un biscotto e un altro, chiede al padre come funziona il duplicatore della bicicletta. La risposta del padre è piuttosto approfondita ma le conoscenze elettroniche, piuttosto superficiali, di Aldo non gli permettono una comprensione del funzionamento.

L’unica cosa molto chiara è che l’elettronica dei duplicatori è fondamentale per un utilizzo di energia pulita. Il padre dice anche che quelli della bicicletta sono i più semplici e i più antichi, quelli attuali riescono a moltiplicare molto di più l’energia per l’industria e per le luci delle città.

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