Il rudere – terza parte

Per due notti non ho sognato nulla. Ho dormito profondamente e al mattino non ricordavo alcun sogno. Ho telefonato a Giulia. Anche lei non aveva sognato nulla di particolare, ma al risveglio la seconda mattina aveva notato uno strano malessere. Si sentiva agitata e turbata. Era sicura che dipendeva da qualcosa che aveva sognato e poi dimenticato.

Alla terza notte, ho sognato personaggi trasparenti che si muovevano in una luce bianca. La mattina presto, appena sveglio, ho subito telefonato a Giulia. Dicendole che forse, i fantasmi sognati da me, dovevano essere il suo sogno dimenticato che l’aveva turbata.

– Mi sono appena svegliata e stavo pensando a quello che ho sognato stanotte: ero davanti al muro bianco del sotterraneo, aspettavo qualcosa ma nulla è successo. Ogni tanto guardavo l’orologio al polso, ma l’ora non c’era. Il sogno è durato a lungo, penso quasi tutta la notte. – questa è stata la sua risposta al telefono.

Non abbiamo fatto lo stesso sogno. Io i fantasmi lei il muro di mattoni bianchi e l’orologio. È un rebus ma intravedo che le immagini sognate devono avere qualcosa in comune. Se cambio l’ordine? L’orologio, il muro di mattoni bianchi e i fantasmi. Orologio potrebbe significare “attesa”, il muro “un ostacolo” e infine i fantasmi “la principessa e altri del castello,

Quando ho detto a Giulia il significato da me pensato del rebus, è rimasta pensierosa e ha concluso: ؘ– Mettiamo in conto che sia una tua fantasia e non ci pensiamo più, ma considerando che il rudere ci spinge al fantastico allora il significato potrebbe avvicinasi alla realtà. Torniamo sabato prossimo al rudere e aspettiamo.

– Aspettiamo? Cosa? Tu pensi che ci sia qualcosa oltre al locale sotterraneo? – le ho chiesto.

– Non so. Credo che il muro bianco vuol significare qualcosa, altrimenti sarebbe inutile la sua presenza.

– Hai ragione. Anche a me il muro bianco mi sembra “strano” in quella stanzetta sotterranea.

– Dobbiamo aspettare davanti al muro per scoprire cosa nasconde. – come al solito queste ultime parole sono state dette a occhi socchiusi. – più che una risposta mi è sembrata una premonizione.

Era l’alba quando siamo partiti per il rudere del castello. Abbiamo deciso di rimanere tutto il giorno davanti al muro bianco.

– Sono fiduciosa. – ha detto Giulia, poi ha aggiunto – Deve succedere un imprevisto, il sogno è stato chiaro. Il muro è la chiave di tutto.

– Lo spero. Hai preparato un cestino pieno? Io, ieri sera sono passato in rosticceria e in pasticceria.

ؘ– Ho notato il sediolino posteriore pieno  di pacchi e pacchetti. Bravissimo. – ha detto Giulia.

Arrivati al rudere, siamo scesi nel locale sotterraneo portando tutte le vettovaglie e decisi a non abbandonarlo per tutto la giornata.

– E il plaid per il pranzo dov’è? – mi ha chiesto lei, mentre apriva un pacchetto della pasticceria. – Un dolce lo mangerei volentieri. Ne vuoi anche tu uno? – mi ha proposto la golosetta.

– Il plaid è rimasto nel bagagliaio, ho dimenticato di prenderlo. Mangio il mio dolcetto e vado recuperarlo.

Sarà stato il sapore dolce rimasto in bocca che mi ha acceso, improvvisamente, il desiderio di baciare la mia ragazza. Il pensare sempre al rudere ci aveva distratto dal’amore.

Dopo il lungo bacio le ho detto: – Aspetta. Vado a prendere il plaid e quando torno … continuiamo.

Torno con il plaid, pieno di amorevoli sensi. Spingo la pietra ma il vano della scala non si apre. Riprovo. La pietra si muove, eppure arriva fino in fondo. Quando la lascio, torna a posto ma nulla accade. Il vano delle scale è sempre chiuso.

Inizio a preoccuparmi. Gocce di sudore freddo riempiono la mia fronte. Mentre pensieri agghiaccianti invadono la mente: Giulia sola nel sotterraneo!

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il rudere – seconda parte

Ho seguito Giulia che si è avvicinata al muro interno della torre. Con la mano sinistra tastava le pietre mentre con la destra si copriva gli occhi,

Mi sembrava una scena di un film fantasy. Mi sono fermato a guardarla quando, tolta la mano che copriva gli occhi, ha poggiato le due mani su una pietra.

– Aiutami a spingere. – mi ha detto.

Ho messo la pila in tasca e ho aiutato a spingere la pietra.

La pietra era inamovibile, non si spostava nemmeno di un millimetro.

– Ma che spingiamo a fare? Non ti accorgi che la pietra è fissa e non si muove. – le ho detto.

– Questo è il muro e questa è la pietra. Non capisco perché non cede. – ha detto Giulia.

– Il muro ha tante pietre. Sei sicura che questa sia quella giusta? – le ho detto con decisione.

Lei ha tolto le mani dalla pietra. Ha chiuso gli occhi e si è girata con le mani tese in avanti e mi ha risposto: – Sì. Ho sbagliato. La pietra è dall’altro lato, Vieni.

Con passo deciso si è spostata dal lato opposto della torre. Ha poggiato le due mani sulla pietra all’altezza del seno. Ho sentito un leggero stridore e ho perduto l’equilibrio perché una pietra sulla quale poggiavo il piede sinistro si è mossa. Ho tolto subito il piede e, insieme a lei, abbiamo assistito al movimento di più pietre dell’antica pavimentazione. Una dietro l’altra sono traslate di circa un paio di metri, lasciando aperto uno stretto vano nel quale si intravedevano alcuni scalini.

– Fai un po’ di luce. – mi ha detto.

Ho puntato la pila illuminando una ripida scala di pietra. Giulia, senza alcuna paura, ha iniziato a scendere addentrandosi nel vano. Con un leggero timore, l’ho seguita.

Al termine della scala, quando ho calpestato una pietra quadrata l’apertura, questa volta cigolando, si è chiusa. L’antico meccanismo funzionava ancora bene. Ho acceso la pila e, per precauzione, ho ripestato la pietra, l’apertura si è riaperta

Il locale nel quale siamo scesi era una stanza buia, anche perché dopo un poco si è richiuso l’ingresso scorrevole. Ho illuminato con la pila la parete di fronte alla scala ed è apparsa una muratura formata da pietre bianche molto regolari. Nel riverbero di luce della pila mi sono accorto che le pareti di destra e di sinistra erano colorate.

Giulia girandosi verso quella di destra mi ha detto: – Illumina. Vedo la principessa.

La luce tonda della pila ha illuminato il mezzo busto proprio della principessa. Ho regolato il raggio di luce, la pila è molto sofisticata, allargandolo e rendendolo quadrato. In tal modo, ho illuminato quasi l’intera parete. È apparsa l’immagine della principessa su un cavallo bianco rosato, al limitare di un bosco.

Giulia rapita dall’immagine e rimasta muta a osservare ogni particolare. Io guardavo, ma rimanevo frastornato dall’immagine della principessa a cavallo, che lei aveva già citato quando ancora non avevamo scoperto la scala.

– Illumina l’altra parete. – mi ha chiesto, dopo alcuni minuti.

Il disegno, forse un’affresco, rappresentava una camera da letto. Ricco di particolari sfarzosi. Oro alle tende e al baldacchino del letto. Al centro della stanza troneggiava la principessa, con i capelli biondi sciolti, lunghi e fluenti, di contorno alla preziosa seta della camicia da notte ornata da ricami dorati. Una donna bellissima.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il rudere – prima parte

Dopo una lunga serata passata in discoteca con Giulia, tornato a casa ho raggiunto il mio giaciglio. Il sonno tardava a venire e mi sembrava di stare ancora con la mia ragazza. Eravamo in prossimità di un vecchio castello diroccato. In piedi era rimasto solo parte di una torre e alcuni muri perimetrali. Tutto il resto era visibile solo come tracce di mura in fondazione. Il castello era costruito su una collina, il paesaggio della pianura sottostante era suggestivo.

Quando ho raccontato a Giulia il sogno, lei mi ascoltava in silenzio. Poi mi ha interrotto raccontandomi del paesaggio visto dalla collina e ha aggiunto: – Che cosa strana abbiamo fatto lo stesso sogno.

– Perché strana? Non sai che quando due persone si amano, l’anima è un sola? – ho risposto.

Oggi è il primo giorno di primavera e lo festeggiamo con una passeggiata in campagna. Inauguriamo anche la nuova utilitaria che ho acquistato con i proventi del mio primo lavoro importante: il progetto di una palestra.

Giulia deve aver cucinato tutta la sera, considerando il grande cestino da weekend colmo e pesante.

Dopo un’ora di viaggio, siamo su una stradina che interseca una pianura fiorita e profumata. Sembra sconfinata, è circondata sull’orizzonte da monti lontani. La via si avvicina sempre di più a una collina comparsa davanti a noi improvvisamente. È passato un anno, forse anche di più dal sogno ed eccolo davanti ai nostri occhi.

Non abbiamo parole per esprimere la nostra meraviglia. La torre diroccata si stampa nella nostra mente dove ritrova l’antica immagine. È solo una la parola che pronunciamo insieme: – Guarda.

Giulia, dopo la meraviglia, propone: – Ecco dove ci fermeremo. Proprio ai piedi della torre. La tua macchinetta ce la farà a salire?

Arrivati ai piedi della torre, scesi dall’auto, abbiamo esplorato il rudere. Superando la parte diroccata più bassa ci siamo ritrovati in quello che era il cortile del castello. Anche se l’erba dominava, alcune lastre di pietra rivelavano l’antica pavimentazione.

Il posto della sosta è scelto.

Giulia, entusiasta del posto e affascinata dal castello, ha voluto dedicare il brindisi, dopo il pranzetto, alla castellana con queste parole: – Brindo a te principessa del castello. Alla tua bellezza e alla tua vita vissuta in questo meraviglioso posto.

– Come sai della sua bellezza? – le ho chiesto.

– Lo sento e la immagino nella sua veste elegante, con un diadema alla fronte. Con elegante passo leggiadro ti vedo procedere nelle stanze del castello e nei tuoi possedimenti terrieri con il tuo cavallo preferito, bianco rosato come la tua stupenda pelle.

Quest’ultima frase, recitata a occhi chiusi con una voce da favola, mi ha procurato un brivido e reso silente.

Che Giulia fosse una ragazza strana con doti nascoste, caratteristica del suo fascino, l’ho sempre saputo ma quello che oggi ho visto e sentito non me lo sarei mai aspettato.

Mentre l’osservo cercando di capire qualcosa di più della sua quasi paranormale mente, si alza e mi dice: – Hai una pila in macchina?

Domanda misteriosa, sono appena le tredici e qualcosa, rispondo di sì.

– Bene. Andiamo a posare il cestino e a prendere la pila. – conclude lei.

– Ma a cosa ti serve la pila? È ancora giorno.

– Tranquillo. Voglio solo esaminare il rudere.

– Capisco. Ma la pila a cosa serve? – ribatto timidamente.

– Intuisco che ci servirà. – è la sua sorprendente risposta.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Studio per un rudere

Studio per il rudere di un castello

Inizio lo studio delle immagini per un prossimo racconto. Il titolo sarà, molto probabilmente “Il rudere”.

Le prime immagini sono molto approssimate perché sono quelle del sogno all’inizio del racconto.

Il castello

 

 

Il rudere

 

La parte del rudere

 

Prove di colore

Prove per il muro del castello

 

Il castello

 

Il verde

 

Il castello sulla collina

 

L’affresco nella camera segreta

Il passaggio segreto

fffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato | Lascia un commento

LAfa 26 La palestra 2

Furio: – Oggi ragazzi la giornata è bella, iniziamo all’aperto. Proviamo un esercizio semplice ma fondamentale per il controllo del vostro corpo: la verticale sulle mani.

ILfi: – Oggi ho portato il tappetino.

Furio: – Bene.

Francy: – La verticale? A testa in giù? Non sono capace. Ho paura.

LAfi: – Appena la provi ti accorgi che è molto facile.

Furio: – Nessun problema. Vi sistemo io in posizione. Chi di voi è già capace di farla?

La Bionda: – Io.

L’amico: – Anch’io.

Mona: – Io ho bisogno di aiuto, ma la so mantenere.

LAfi: – Ma che fai? Non è così che si inizia.

ILfi: – Io comincio così. Voglio tentare ds solo.

Furio: – Brave le due ragazze. La mantengono insieme di spalle.

Francy: – Furio poggiami al ragazzo. Voglio provare anch’io di schiena.

ILfi: – Già miglioro.

LAfi: – Bravo. Tra poco cadi.

L’amico: – Non spingere. Mannaggia cadiamo.

Francy: – Che bello. Sono caduta sul morbido.

Mona: – Non mi lasciare. Cado anch’io.

Gemi: – Dove abiti?

Mina: – Insieme a Mona.

Gemi: – Sei libera stasera?

Mina: – No. Sono sempre occupata.

Furio: –   Passiamo a un esercizio più semplice ma che ha importanza come coordinazione fisica. Il salto della corda, a piedi uniti. Rinforza anche i muscoli della gamba e del braccio. Ecco le corde.

LAfi: – Da bambina, alla scuola elementare ho vinto un premio proprio con il salto della cordicella.

ILfi: – La solita mostra. Io non ho mai saltato la corda. Era un gioco da bambine.

La Bionda: – Ha ragione tua sorella sei proprio negato per le attività fisiche.

ILfi: – Sono bravo solo in una. Quella più importante per noi uomini-

LAfi alla Bionda: – Tocca a te confermare.

La Bionda: – Beh insomma non c’è male.

Francy: – Tocca alle donne far migliorare i propri uomini. Se mi autorizzi posso provare io.

ILfi: – Io proverei con piacere ma non mi è concesso.

Furio da lontano: – Ma per voi è impossibile fare silenzio? Questa è una palestra non un mercato.

Gemi ritenta. Sottovoce: – Allora ci vediamo stasera.

Mina: – Che fantasia. Ma chi te l’ha detto?

Gemi: – Ma dai. Possibile che non hai un’oretta libera?

Mina: – Ti ho già detto che sono occupata.

Gemi: – Sì. Ho capito. Ma posso almeno sperare?

Mina: – Ma sì, spera.

Furio: – Voi che non avete mai saltato la corda, iniziate a fare piccoli saltelli a piedi uniti. Cercando di mantenerli costanti. Potete anche contare 1, 2, 3, 4 ecc, in maniera di saltare sempre allo stesso numero.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato , | Lascia un commento

Lafa 25 – La palestra

Francy: – Ciao. Sempre al lavoro?

LAfi: Magari fosse sempre. Questo è appena la terza commissione in un anno.

Francy: – Bello. Ma cos’è?

LAfi: – È appena una bozza. Poi diventerà un santo.

Francy: – Un santo? Perché non fai una santa? Io potrei fare la modella.

LAfi: – Dovremmo parlare con il parroco e cambiare il sesso di S. Antonio. Vuoi fare la modella? Alla prima occasione provvederò.

Francy: – Mi ero distratta. Sono venuta per invitare te, con tutti gli amici, all’inaugurazione di una palestra che un mio amico apre qua vicino. All’ingresso del paese. In un vecchio capannone industriale ristrutturato.

LAfi: – Bene. Interesserà molto ai miei amici e amiche. Ne parliamo da tempo che ci manca un luogo per tenerci in forma.

Francy: – Domenica mattina vengo a prendervi.

ILfi: – Dicci tutto e presto. È sabato e stasera vorremmo andare in discoteca.

LAfi: – Domani mattina siamo tutti invitati all’inaugurazione della palestra di un amico di Francy. Più presto di così non potevo.

La Bionda: – Che bella notizia. Io mi iscrivo subito. Se posso stesso domattina.

ILfi: – Anch’io ne ho proprio bisogno. Il mio fisico invecchia.

LAfi: – Mi sembra che è più la tua testa a invecchiare.

Di fronte alla palestra.

Francy: – Ecco siamo arrivati.

LAfi: – Che bello ingresso. È maestoso.

Francy: – Ma non è quello grande. È la porta piccola.

La Bionda: – Non mi dire che è uno scantinato?

Francy: – No. Sembra, È a un livello più basso, ma c’è anche un giardino.

ILfi: –  Ma l’ingresso grande dove porta?

Francy: È un locale in allestimento. Mi sembra che aprirà un ristorante pizzeria.

L’amico: – Ottimo. Palestra e pizzeria vanno proprio bene.

Arrivano anche Mona e Mina.

Mona: – Ciao ragazzi. Hai fatto bene ad avvisarci. Vogliamo anche noi fare un po’ di esercizi fisici, per mantenerci in forma.

Francy: – Vi presento Furio, il mio amico.

La Bionda: –  Ciao. È proprio un bel locale. Non me lo aspettavo proprio.

ILfi: – Peccato che dopo gli allenamenti bisognerà salire la scala.

La bionda: – E ti pareva che non trovava un difetto.

LAfi: – Ti puoi sempre riposare un poco nel giardino.

Mona: – È una delle poche palestre con tanto verde a disposizione.

Mina: – Sarà possibile fare ginnastica anche nel verde?

Furio: – Al momento solo quella a corpo libero. Poi l’attrezzerò per la stagione estiva.

Francy: – Sei grande. Non solo di statura.

Furio: – Ciao ragazzi. Ci vediamo sabato alle otto.

Furio: – Oggi inizieremo con semplici esercizi a corpo libero. Prima un po’ di flessioni come riscaldamento dei muscoli.

Francy: – La pioggerellina non ci voleva, altrimenti potevamo farla fuori.

LAfi: – Non ho capito cosa volevi fare fuori?

Francy: La ginnastica.

Furio: – Sistemate i tappetini non troppo vicini tra loro.

ILfi: – Io l’ho dimenticato. Come faccio?

Furio: – Nessun problema, Ti presto uno dei miei.

La bionda: – Ma che fai dormi? Sei già stanco?

ILfi: – A me le flessioni stancano sempre,

LAfi: – Non dargli retta. Lui è negato per qualsiasi attività fisica.

Francy: – Lo sospettavo … Povera Bionda.

ILfi: – Oggi tutti contro di me. Tu poi pensa a Gemi poverino.

Furio da lontano: – La smettete di parlare. Concentratevi sul movimento.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il racconto perduto – XII episodio

 

 

 

 

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato | Lascia un commento