La piramide 2

Le piramidi iniziano prima a lampeggiare poi sono avvolte da una intensa luce gialla che, come un piccolo sole, illumina l’intero locale.

I ragazzi colpiti dalla luce sentono mancare le forze e sono costretti a sedersi per terra.

Nella loro mente sentono una strana sensazione, istintivamente il palmo delle loro mani si protende verso la luce. Tutti percepiscono lo stesso messaggio “cercare altre coppie con le piramidi e condurle in questo posto”.

Lentamente la luce diminuisce fino a scomparire. Le piramidi rimangono in aria.

I ragazzi si riprendono e nella loro mente il messaggio rimane chiaro.

– Avete tutti sentito il messaggio di trovare altre piramidi? – chiede Giulia.

I ragazzi annuiscono. Alcuni sembrano spaventati altri solo sorpresi. Il primo a rispondere è Arturo:

– Che cosa interessante!  – poi aggiunge con entusiasmo – Deve essere un messaggio dallo spazio. Siamo stati scelti sicuramente per un compito.

– Trovare altre coppie, vuol dire che siamo molti a essere stati scelti. Certo hai ragione sul compito che ci verrà assegnato. Anch’io la penso allo stesso modo.

Clara e Monica sono le più spaventate.

– Non possiamo rinunciare? Io non voglio. Ho l’impressione che le nostre menti siano plagiate. – la ragazza di Giulio, Monica, con voce lamentosa interviene.

Clara fa solo ripetuti cenni di assenso con la testa. È la più spaventata e non riesce a parlare. Lucio, il suo ragazzo, le va vicino l’abbraccia e le dice: – Ma no. Che paura hai? Non credo proprio che sia una cosa pericolosa. Anzi sono convinto che sia una cosa importante per noi. Non ti accorgi che ora, senza luce, siamo coscienti e liberi. La luce forse era necessaria per comunicare con noi.

– Sicuramente è così. – interviene Giovanni e aggiunge – Cercare altre coppie di ragazzi significa che non saremo soli in quest’avventura.

Giulia interviene: – Ho la sensazione che dobbiamo studiare il modo per cercarli in maniera nascosta, senza divulgare il fenomeno. Per lo meno finché non ci sarà chiaro.

Con interventi semplici di assenso tutti i ragazzi manifestano la volontà di seguire lo sviluppo del fenomeno. Anche Monica ha modificato il suo atteggiamento iniziale e rivolta a Clara le dice: – Stai tranquilla. Siamo tutti uniti e questo segreto rafforza la nostra amicizia.

Il gruppo esce dalla vecchia casa e mentre si allontanano i ragazzi decidono di vedersi per trovare il modo di trovare altre coppie. Alcuni di loro sono ancora al liceo e non hanno molto tempo libero di mattina. Si vedranno da Giovanni di pomeriggio, la casa è più grande e abbastanza libera. Giovanni è figlio unico e il padre lavora fuori città e rientra il venerdì sera. La madre ha un’agenzia di viaggi ed è anche lei molto impegnata.

 

 

Nella riunione non è facile trovare un messaggio chiaro ma alquanto sibillino per trovare altri possessori di piramidi. Dopo aver discusso varie proposte viene scelta quella di Giovanni:  “Hai una piramide o forse due fammelo sapere mandandomi  una e-mail, la risposta ti sorprenderà.”

Sono molte le risposte che arrivano in due giorni. I ragazzi in un’altra veloce consultazione decidono di invitare quattro coppie alla volta.

Nel secondo gruppo, una biondina molto giovane, Flavia, si spaventa e sviene. In breve tempo ritorna cosciente e dichiara: — Non ho più paura. La piramide mi ha parlato mentre ero incosciente e mi ha nominato sua portavoce. Devo tornare quando tutte le piramidi della zona saranno unite, per comunicarvi un messaggio importante che lei mi darà.

Giovanni e Giulia, ogni mattina controllano le piramidi che hanno raggiunto un numero superiore a cento.

Giovanni: — Ho ancora una ventina di coppie da invitare.

Giulia: — Appena finite le coppie avvisiamo Sonia. Sento che siamo vicino a scoprire il nostro compito.

 

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La piramide 1

Giovanni e Lucia passeggiano sulla spiaggia. Sono tornati sul luogo del loro primo incontro. Sono passati più di due anni, ma il loro amore è ancora intenso.

– Guarda.  Cos’è? – esclama Lucia – indicando un punto luminoso sulla riva.

– Non so. Andiamo a vedere.

Si avvicinano al posto e vedono una piccola piramide.  È a base quadrata e le facce triangoli equilateri. Da vicino non brilla più, l’incidenza dei raggi solari è cambiata. Sembra di metallo e la sua altezza deve essere intorno ai quindici centimetri.

Giovanni la raccoglie a due mani, è piuttosto pesante.

Mentre l’osservano, vedono un altro brillio un po’ più avanti, sempre sulla riva.

Raggiunto il posto, è un’altra piramide.

Questa  volta la raccoglie Lucia.

–  È molto pesante. Deve essere di piombo. – dice.

– Non credo che sia di piombo, altrimenti dovrebbe essere molto più pesante. – precisa Giovanni.

– Io me la porto a casa. – esclama Lucia.

– Anch’io. – risponde Giovanni, — poi aggiunge – Sono solo due? Vediamo di trovarne altre.

– Non vedo brillare altre. Spostiamoci lungo la riva per trovarle. – propone Giulia.

– Sì. Ma prima posiamo in macchina queste due. Passeggiare con due pesi non è il caso.

Tornano all’auto e posano le piramidi nel bagagliaio. Appena vicine cambiano colore: una diviene viola, l’altra azzurra.

I ragazzi sono sorpresi e meravigliati.

Io mi prendo l’azzurra. – dice Giulia.

– Forse il colore è proprio per distinguerle. – dice Giovanni – poi aggiunge – Tutto è strano.

Fanno una lunga passeggiata lungo la riva ma di piramidi nessuna traccia.

– Ho capito, – profetizza Giulia – deve essere un regalo che ci hanno fatto. Tra poco è Natale.

Giovanni sorride: – Già Babbo Natale si è ricordato di noi … Dopo tanti anni! – poi aggiunge – Sempre la solita fantasiosa.

Dopo la passeggiata, Giovanni accompagna a casa Giulia. Prima di scendere dall’auto, aprono il bagagliaio ed è ancora una sorpresa.

Le due piramidi si sono unite per la base. Giovanni le prende e tenta di staccarle per consegnare a Giulia quella scelta. Non ci riesce.

Tenendole in mano si accorge che unite sono diminuite molto di peso. Sono diventate leggerissime. Decidono di lasciarle nel bagagliaio.

A casa, Giulia telefona a Clara, una sua  amica, e le racconta l’accaduto.

Clara l’interrompe dicendole che, mentre era con il fidanzato in montagna, anche loro avevano trovato  due piramidi.

Uguali in tutto anche come colore e messe vicine si erano unite, come quelle trovate da Giulia e Giovanni.

Di pomeriggio, Giulia riceve una telefonata da Chiara che le dice che altri suoi due amici hanno trovate le piramidi, sempre simile alle loro. La cosa che le sembra strana è che sono sempre in coppia di fidanzati.

Telefonandosi tra loro, otto ragazzi decidono di ritrovarsi tutti insieme sulla spiaggia che è la più vicina per tutti. Ovviamente porteranno le piramidi.

Quando sono in spiaggia, le piramidi sfuggono dalle loro mani si raggruppano, unendosi per i vertici.

Poi, dopo che si sono sollevate in aria al centro dei ragazzi, lentamente si posano sulla sabbia.

Prima di andare via. Discutono dove sistemare le piramidi, tutti vorrebbero portarsele a casa. Giulia intuisce che devono rimanere nascoste. In casa corrono il rischio che qualche familiare potrebbe scoprirle.

Il ragazzo di Chiara, Arturo, propone la cantina della casa dei nonni. Lui ha la chiave della vecchia casa, ora abbandonata, perché adopera il rudere come laboratorio per il suo hobby dell’elettronica. La sua proposta è subita condivisa da tutto il gruppo. Una copia della chiave sarà data a ogni coppia.

Raggiunta la casa, sistemano in cantina su un vecchio tronco le piramidi. Appena posate si sollevano e rimangono a mezza altezza.

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Il cubo

Quando Giulia si sveglia è l’alba. Ha avuto due ore di permesso dal lavoro. È decisa. Oggi deve scoprire cos’è la strana cabina che ha visto nell’ala/rudere dell’antica casa familiare. Si è trasferita da poco in periferia, l’aria del centro è irrespirabile perché satura di polveri sottili.

Con lo smartphone in mano scende nella vecchia cantina, deve fare attenzione perché una delle parete è in parte crollata. La cabina è diversa da come l’aveva vista da lontano. È a forma di cubo regolare. L’altezza è leggermente inferiore alla sua, Sarà un metro e mezzo.

Si allontana e inquadra la cabina per una foto.

Appena si riavvicina, le gira la testa. Si riprende quasi subito ma si accorge di essere seduta a terra nel cubo. All’interno del cubo, led di vari colori lampeggiano. Lo smartphon risulta isolato.

 

Lontano nello spazio e nel tempo

Rapporto TT221

Inizio nuovo incarico – Revisione Cubo terzo pianeta SS888aK.

Dalla Memoria Centrale ricavo i dati e le coordinate del lontano Sistema Stellare. Non risultano relazioni da molto tempo. La ricerca è stata sospesa con la motivazione: civiltà con minimo progresso tecnologico.

Rapporto TT222

Vedo apparire nel cubo l’essere vivente. È stato sedato. La mente è analizzata dalla Memoria Centrale. Anche il dispositivo tecnologico, posseduto dal soggetto, con  dati e immagini è stato rilevato. Aggiorno il linguaggio utilizzando il dispositivo stesso.

Rapporto TT223

Della M.C. Relazione del Comitato Interstellare.

Pianeta SS888aK in esame. Condizioni meteorologiche catastrofiche. Scioglimento dei ghiacciai. Innalzamento dei mari. Fiumi e torrenti straripano per le continue e impetuose piogge. Notevoli danni alle zone costiere. Forte riscaldamento del pianeta per l’inquinamento atmosferico e per continui incendi ed esplosioni per atti terroristici e guerriglie in varie nazioni. Esistenza fauna e flora in pericolo sull’intero pianeta. Eventuale  pericolo anche per il sistema stellare.

Annotazioni

– data terrestre 8 febbraio 1898. Posizionato Cubo.

– data terrestre 14 maggio 2022. Invio ultimatum a tutti i governi per provvedimenti.

– invasione pronta per intervento, a cento giorni dall’ultimatum, per ripristinare le condizioni primitive del pianeta.

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AUGURI

Auguri e Buon anno a tutti … amici, visitatori e altri non definibili.

 

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Il cono

Samanta si muoveva lentamente, la gravità del pianeta era il doppio di quella terrestre Malgrado la nuova tuta spaziale fosse più leggera e confortevole, rispetto a quella delle precedenti missioni, le sembrava di avere i muscoli di un adolescente per lo sforzo che era costretta a fare per spostarsi.

Quando il sentiero, tra quelle strane rocce verde smeraldo, divenne più ripido e il sudore iniziò a imperlarle la fronte pensò di fare ancora qualche passo e fermarsi per riposarsi un poco.

La strana costruzione, a forma di cono rovescio, che sovrastava la sommità della collina continuava ad affascinarla. La sua missione di esploratore spaziale non  le permetteva di rinunciare a scoprire la funzione della torre. Unico edificio in un paesaggio desolato.

Appena sentì le forze ritornare decise di riprendere la scalata ma, proprio in quel momento, il cono inizio a lampeggiare e il suo colore grigio divenne verde come il sentiero.

Dopo un attimo di sorpresa, mosse un passo e si accorse che era più facile riprendere il cammino. La gravità, anche se di poco, era diminuita.

Mentre camminava, notò ancora un il cambiamento, man mano che si avvicinava al cono la gravità continuava a diminuire. Quando raggiunse la sommità, si trovò a galleggiare all’interno del cono per assenza di gravità.

Abituata alla gravità zero nei suoi viaggi spaziali, era in grado di muoversi nello spazio interno del cono.

Girandosi guardò intorno. Non c’era nulla da vedere. L’interno della superficie curva, sempre verde smeraldo, era l’unica visione. Si avvicinò alla superficie e si accorse che era invalicabile. Forse era una prigione.

Un sibilo ruppe il silenzio, era leggero e variabile. Samanta intuì che forse era un motore a raggi o qualcosa di simile. Rimase immobile aspettando un nuovo evento, ma nulla accadde. Con il bracciale computerizzato, cercò un collegamento con il compagno che l’aspettava nell’astronave, in orbita attorno al pianeta, ma non ci riuscì. L’interno del cono doveva essere isolato.

Non perse la calma.

Addentò una barretta energetica, ne aveva bisogno dopo la faticosa salita.

All’improvviso la superficie del cono divenne trasparente, mostrando un lontano paesaggio cittadino verde. Tutto era visibile per leggere sfumature del colore, da un verde molto chiaro a uno scuro, quasi nero.

Tese una mano verso la superficie e si accorse che passava oltre e diventava anch’essa verde.

Decisa l’attraversò con l’intero corpo. Appena fu fuori, il paesaggio cambiò e si ritrovò in una strada affollata da esseri diversi che avevano il corpo nudo e di colore verde smeraldo. Vide una fila di negozi. Si diresse verso quello che sembrava un bar per cercare informazioni. Quando fu davanti alla vetrina, si vide anche lei nuda e verde come tutti gli altri passanti.

Entrò. Era proprio un bar. Seduti ai tavolini vi erano persone con caratteristiche somatiche diverse. Esseri che dovevano provenire da altri pianeti, forse anche loro catturati da coni. Osservando i presenti vide due donne che avevano sembianze umane. Si avvicinò, parlò loro e seppe della comunità terrestre.

Lei ormai ne faceva parte.

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Valentina

Con lo scritto di questo racconto ho partecipato al concorso “500 parole” edito da Associazione spazi all’arte. Concorso nazionale di Ostia 2019. 

Otto anni nella cella di isolamento e otto di carcere mi sono rimasti nella mente insieme al ricordo di Giulia. Distesa, immobile. Il viso contratto dal dolore. Il coltello conficcato nel petto. Rivoli di sangue dal corpo alle pietre grigie del vialetto.

Ora sono libero. Libero nel corpo ma no nella mente. Tutto mi sembra un sogno che persiste come un incubo. Ogni volta che guardo una donna, il suo viso prende le sembianze di Giulia.

Sono seduto, davanti a me dietro alla scrivania c’è lei. Ha un camice bianco.

Mi dice: – Ricorda il suo nome?

Ho difficoltà a rispondere. Mi ha dimenticato? Forse è una sosia?

La testa inizia a farmi male, capisco che devo rispondere.

– Sono Leonardo. – il dolore passa.

– Leonardo da Vinci?

Ritorna il dolore. Il viso diventa quello della Gioconda. Sono nel ‘500? Guardo il camice, leggo un cartellino: Dott. Valentina Grande.

Allora, non è Giulia.

Rispondo: – No. Leonardo Mattoli.

Il viso cambia. È una giovane con occhialini in punta al naso. I suoi lunghi capelli sono castani, ha occhi bellissimi come la sua bocca dalle labbra carnose.

Mi guarda negli occhi e sorride.

Il sorriso trasforma  la mia mente, da agitata a calma. Ho, per pochi attimi, una doppia immagine. Lei e una distesa azzurra che si sovrappongono in trasparenza.

La dottoressa mi chiede: – Leonardo, che mestiere fa?

– Sedici anni fa ero impiegato di banca. Ora non lavoro, sono a casa dei miei genitori.

– È laureato?

– Sì, in giurisprudenza.

Mi fa altre domande ma non mi chiede di Giulia.

Sono io che sento il bisogno di nominarla: – Ho ucciso per gelosia Giulia, la mia fidanzata. Sono stato sedici anni in prigione.

– Lo so. È tutto scritto sulla sua scheda. – prende dal tavolo un documento. poi aggiunge – La vedo molto più calmo di quando si è seduto.

– Sì, è vero. Ero molto turbato perché ogni femmina che guardavo aveva i lineamenti di Giulia. Lei è la prima donna che vedo con il proprio viso. Anche molto bello.

– Questo che ha detto non è scritto sulla scheda. Come mai?

– Semplice. Non l’ho mai riferito a nessuno. Era un segreto della mia mente.

 

Mentre scendo le scale, mi sento diverso da stamattina quando le salivo. Per strada le donne hanno tutte il loro viso. Mi sembra impossibile, è bastato guardarla è ho ripreso la mia coscienza.

Sono passati tre mesi, due volte alla settimana sono da Valentina. Non mi sembra una dottoressa. Gli argomenti dei nostri colloqui sono diventati più personali. È  separata da un marito alcolizzato.

Siamo diventati amici. Ieri sera abbiamo cenato insieme, in un ristorante vicino al mare. Ecco la distesa azzurra. Quando ci siamo lasciati ho sentito un forte desiderio di baciarla. Non l’ho baciata ma le ho detto del desiderio. –  Forse è presto. Aspettiamo un po’ prima di decidere della nostra vita insieme. – è stata la sua risposta.

Ci siamo scambiato un semplice bacio sulle guance.

È la prima volta che sento un amore sano e sereno. Sono guarito dalle mie passioni violente.

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LAfa 35 – La scultura 2

Francy: – Che opera favolosa. Tua sorella è proprio una brava scultrice.

ILfi: – La parte più bella è quella di dentro.

Francy: – Quella di dentro?

ILfi: – Domani entriamo e te la faccio visitare.

Francy: – Perchè domain? Non possiamo entrare ora?

ILfi: – Tra poco è buio, meglio domani.

Francy: – Ancora non è buio. Entriamo.

ILfi: – Va bene. Ma facciamo una cosa veloce.

Una volta entrati.

Francy: – Ma non è molto buio. La sera è luminosa e un po’ di luce entra dalle finestre rotonde.

ILfi: – Ecco. Questa è una caverna preistorica.

Francy; – Che bello. Tua sorella ha disegnato  sulla parete anche gli animali e gli uomini cacciatori.

ILfi: – Questa è la seconda caverna.

Francy: – Bellissima. Ma cosa sono quelle luci verdi?

ILfi: – Questa è la caverna dei diamanti.

Francy: Miniera di diamanti? Che genio! Ripeto, che opera favolosa.

ILfi: – Ecco la terza caverna. Capisci cosa rappresenta?

Francy: – Aspetta un attimo. Fammi pensare … Sembra una miniera d’oro.

ILfi: – Bravissima. Questa è l’ultima caverna, Ora, prima di uscire, andiamo al centro della terra.

Francy: – Bellissimo. Il fuoco del centro.

ILfi: – Questo rappresenta il magma infuocato.

Francy: – Che caldo. Sembra proprio di stare in un vulcano.

ILfi: – Sono le forti lampadine rosse nascoste che producono anche il calore.

Francy: – Ma rimangono accese tutta la notte?

ILfi: – No. Quando è buio fuori, si spengono automaticamente. … Ma che fai ti spogli?

Francy: Mi tolgo solo la maglietta. Fa troppo caldo.

6     Francy corre verso l’uscita.

ILfi: – Ma che fai? Vuoi uscire nuda.

Francy non risponde e si arrampica per uscire.

Francy: – Che bella serata, È piena di stelle.

ILfi: – La solita pazzerella. Dai vestiti.

Francy: – Perché? Non c’è nessuno in giro e poi sono nuda solo a metà. Una corsa sotto le stelle me la faccio volentieri..

ILfi: – Ma non eri accaldata?

Francy: – Prima sì, ora no. Il freschetto della sera mi ristora.

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