Serapo e Nettuno – 16

Improvvisamente Serapide sente “qualcosa” nella mente di Seopra, un’interferenza. Serapo non sa che la nube è un’emanazione della dea stessa e, senza volerlo, ha permesso un collegamento tra le tre menti. Serapide sente subito il luogo della nube da cui parte il pensiero incidente, si gira e guarda Serapo. La vestale, non è una sprovveduta, intuisce “qualcosa” quando incrocia lo sguardo della dea, e subito concentra il suo pensiero sul mare, sul cielo … ma Serapide, non solo sente il tentativo dissuasivo, ma va oltre: mare. cielo … “alba”.

Non succede nulla, la cerimonia continua passando ad altre fasi, Serapo, ignorata dalla dea, è tranquilla e partecipa, anche con molto interesse al rituale di mezzanotte, più elaborato di quello solito, che chiude i festeggiamenti della sera.

È ancora notte, quando Serapo furtivamente si alza ed esce dal dormitorio. Fuori la luminescenza della nube azzurra da colore alla notte. La fanciulla cammina piano, rasente il muro, e non si accorge che un’ombra, avvolta in un telo azzurro come la nube, la segue. È una delle giovani vestali persiane che comandata dalla dea segue, senza farsi notare, Serapo. Quando sono fuori dal tempio, l’atmosfera, senza la nube, è grigia anche perché la luna è al tramonto, allora la fanciulla persiana rigira il telo che la nasconde, il rovescio è grigio e continua a seguire Serapo.

Poco dopo Serapo giunge alla radura della collina, la notte è stellata e poiché è molto presto la fanciulla si siede su un grosso masso e guarda le stelle. Anche la vestale persiana è ferma, la sorveglia da lontano. Serapo si alza e, continuando, di tanto in tanto, a guardare le stelle si avvicina al cespuglio che nasconde l’ingresso della grotta. A questo punto, non notando nulla di strano, la fanciulla persiana decide di andare via ma quando girandosi si accorge che Serapo è scomparsa, ritorna sui suoi passi e si avvicina al cespuglio.  La scoperta dell’ingresso è immediata, il pedinamento continua nella grotta fino all’uscita verso il mare.

Serapo scende sulla spiaggia e scruta il mare, l’altra si ferma sull’uscio della grotta e, nascosta, continua la sorveglianza. Compare sul mare il serpente che, con il suo divino cavaliere, raggiunge la riva. Nettuno, posa il tridente, prende tra le braccia la sua amata, coprendola di baci e carezze. È ancora molto presto, i due amanti si siedono a riva continuando le effusioni amorose. La vestale persiana non ha bisogno di vedere oltre, né possiede curiosità morbosa, appena vede l’incontro ritorna sui suoi passi risalendo nella caverna.

La fanciulla ritorna al tempio, ancora avvolta nell’azzurro della nube, raggiunge l’alloggio di Serapide, all’ingresso viene fermata dall’egiziano che protegge il sonno della dea, ma un piccolo diadema, sulla fronte, è un lasciapassare sicuro. La dea dorme ancora, la fanciulla, con molta delicatezza si poggia ai piedi del giaciglio e dopo un poco, stanca della passeggiata improvvisa, si addormenta.

Poco prima dell’alba, Serapide si sveglia e vede la vestale addormentata ai suoi piedi, non la sveglia anzi, con una leggera carezza sul viso, le dona un sonno ristoratore. Alla dea è bastato un leggero contatto con la mente della fanciulla per conoscere tutto quello che ella ha visto. Consapevole che lei, malgrado divina, nulla può contro il dio Nettuno, non   ha alternative, deve    rivolgersi   al sommo Giove.

Esce dal suo alloggio, raggiunge il patio dell’ultimo livello, mette a guardia dell’ingresso, per non essere disturbata, un egiziano e, di fronte al fuoco azzurro, pronuncia una preghiera a Giove:

– Giove. Sono Serapide e in nome di un’antica amicizia, ti chiedo di intervenire con la tua saggezza, per risolvere un grave episodio che turba la mia religione e offende la fede dei miei devoti cittadini. La mia vestale Serapo, prossima a diventare sacerdotessa, si è lasciata circuire dal dio Nettuno e con lui, prima che faccia giorno, giace in amore in una grotta ai piedi della collina dove sorge il mio tempio. La vestale, invasa dalla passione, ha rinunciato ai voti pronunciati e vive nell’inganno. Nettuno è un dio potente, io nulla posso contro di lui, inoltre il mio culto si svolge a contatto del suo regno. I miei templi sono tutti vicino al mare e dal mare i miei cittadini traggono sostentamento. Non posso compromettere né la mia fede né i miei fedeli cittadini. Nella tua divina sapienza saprai scegliere sia la sorte della mia “smarrita”, sia come mettere fine a siffatta tresca che offende e svergogna la mia persona. Confidando della tua amicizia, elevo a te, sommo padre degli dei, questa mia preghiera.

Mentre la dea così parla, un sottile raggio di luce argenteo illumina la sua fronte. Giove ha ascoltato la sua preghiera. Serapide, soddisfatta e fiduciosa, invia a Giove un suo impulso mentale, pieno di amicizia e ammirazione. Ritorna quindi nei suoi alloggi, dove, aiutata da due vestali persiane, si prepara per le cerimonie del giorno. Quando la dea è pronta si accorge che la giovane vestale dorme ancora sul letto, la sveglia con una carezza sulla guancia e l’invita a prepararsi per il cerimoniale imminente.

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Serapo e Nettuno – 15

Anche i serapei della vicina città vedono lo spettacolo celeste prodotto dalle vestali all’inizio del corteo, malgrado la notevole distanza tra il tempio e la città. Questo dà il segnale di inizio delle festività cittadine, dedicate alla dea, che avranno la stessa durata di quelle templari. Alcuni giorni, nei terrazzamenti del tempio verso la città, molti serapei, principalmente donne e fanciulle, parteciperanno attivamente ai rituali.

Per l’intero periodo, dal plenilunio al novilunio, che Serapide rimarrà nel tempio le attività cittadine degli abitanti si fermeranno per dare spazio a un periodo di festeggiamenti. I bambini, nati nei quattro anni di intervallo nella venuta di Serapide al tempio, nel corso di una cerimonia comune saranno tutti presentati alla dea per la consueta benedizione e la scelta delle future vestali.

        La dea sceglierà toccando il palmo delle mani alle bambine che hanno compiuto sei anni, quelle che resisteranno al calore della mano divina saranno proposte per entrare nel tempio, compiuti i dieci anni. La scelta non è imposta, ma saranno i genitori che il giorno del compimento di dieci anni potranno condurre la figlia al tempio. La maggior parte dei genitori, per l’onore e per il bene della figlia, accetteranno la scelta con gioia. L’unico motivo, che indurrà i genitori a non condurre le proprie figlie al tempio, sarà il mancato raggiungimento di una sana ubbidienza alle regole sociali o la perdita della verginità, prima del compimento dei dieci anni. Età minima per unirsi al proprio prescelto compagno.

Quando il corteo giunge presso il tempio, le vestali, discese dai terrazzi, fanno ala alla porta principale, intonando inni di benvenuto alla dea. Le vestali minori e le ancelle accudenti vanno incontro al corteo, spargendo petali di fiori profumati lungo il percorso che conduce alla porta. Le sacerdotesse del tempio attendono vicino alla porta, saranno loro a condurre il corteo all’interno del tempio.

Quando tutto il corteo è entrato dalla porta principale, le vestali si accodano al corteo seguendolo, attraverso le terrazze e i patii, fino a giungere al terrazzo più in alto e più grande del tempio. Al centro del terrazzo vi è un basamento di pietra, su questo gli egiziani posano il grande braciere con la fiamma bianca e azzurra, le vestali a loro volta posano, ai margini della fiamma, le otto torce. L’unione delle torce alla fiamma produce una impalpabile nube azzurra che, fino a quando la dea Serapide soggiornerà nel tempio, avvolgerà l’intero edificio tutte le notti.  La nube, molto intensa sul braciere, si dirada man mano che raggiunge i margini del tempio, all’alba la luce del sole non la dissolverà, la renderà solo poco visibile.

La sua presenza sarà avvertita anche tutto il giorno, vivere e respirare nell’atmosfera della nube  procura una sensazione  di  benessere fisico e di grande soddisfazione dei sensi: l’olfatto percepisce profumo di delicate lavande e di fiori campestri; l’udito è arricchito da una soave musica di sottofondo, nella quale le parole dette o sentite fanno piacevole eco; la vista percepisce le persone e gli oggetti nei colori propri, ma arricchiti da una vibrazione cromatica nei toni più alti; il gusto degli  alimenti, anche  più semplici, ha sapori straordinari, oltre a rendere sazi, indipendentemente dalla quantità consumata; le bevande, poi, sono tutte “nettare” divino; infine il tatto è tale che qualsiasi oggetto toccato non è né freddo né caldo, ma assume la temperatura della mano, inoltre la consistenza, sempre morbida, vibra in modo diverso secondo le caratteristiche del materiale di cui è composto. Toccare con la mano un essere vivente, immerso anch’esso nella nube, diventa una percezione extrasensoriale. Questa percezione varia secondo le caratteristiche mentali della persona che tocca, una sacerdotessa esperta percepirà interamente gli stati d’animo, una vestale prescelta solo alcuni stati d’animo, quelli più intensi. Una vestale semplice sentirà solo che la materia è vivente, rispetto a quella degli oggetti materiali toccati prima.

La conoscenza di Serapo delle caratteristiche della nube, per la sua permanenza nel tempio da più anni rispetto a Seopra, la mette in uno stato di guardia. Decide così di stare alla larga dalle sacerdotesse, questo non sarà difficile perché le cerimonie e i festeggiamenti sono concentrati molto di più sulle vestali del nuovo gruppo da “iniziare”, che sulle più anziane; basterà allora attenersi alle funzioni cerimoniali e nei momenti liberi non avvicinare le sacerdotesse. Serapo è convinta di conoscere tutto e di poter gestire facilmente la sua situazione, ma c’è una cosa che non conosce, e non potrebbe, non la conosce nessuno perché è una qualità divina che appartiene solo a Serapide: la nube è una emanazione della sua propria entità, per cui essere nella nube significa comunicare le proprie sensazioni alla dea stessa. 

La luna è molto alta, ma le cerimonie nel tempio ancora non sono finite, tutta la comunità è raccolta in preghiera nel patio del primo livello. I festeggiamenti sono iniziati al livello più alto, dopo aver deposto il braciere e formata la nube azzurra, le nuove vestali hanno proceduto alla venerazione della dea, mostrando le abilità di destrezza conseguite nel tempio sotterraneo. Al centro del gruppo, un po’ più in alto, su una base di marmo è seduta Seopra immobile e concentrata, con le gambe incrociate, vestita con una leggera tunica verde smeraldo, dello stesso colore di quella che indossa Serapide ma molto più trasparente. Le sue mani tengono in alto due piccoli dischi di ceramica, nei quali una intensa fiamma azzurra riproduce il fuoco sacro che brilla nel braciere al patio superiore. Serapo la guarda ammirata e pensa che la sua amica sembra una divinità e, per sua immobilità, una statua, “una statua di   Serapide”. Seopra non partecipa, in questa prima fase, alle attività dimostrative delle vestali novizie, per scelta risulta essere la più preparata per diventare, al più presto, sacerdotessa. 

La dea Serapide, sul suo trono dorato, scruta nella mente di Seopra, che la fronteggia immobile, e scopre il fiume di devozione e di serietà religiosa di Seopra. Raramente, nella sua visita ai templi di tutto il mediterraneo, ha trovato una fanciulla così determinata nella vocazione, sincera nei sentimenti e preparata nella pratica cerimoniale. Le sembra quasi di sentire un flusso di attributi non solo umani, per questo indaga nella mente, ignara la fanciulla, se nei suoi progenitori vi sia un’unione divina, ma non la trova, ciò accresce maggiormente i meriti della vestale.

Serapo è di nuovo concentrata sull’amica, ora non la vede più come una statua, ma ricorda la sua saggezza nel riuscire a tenere separate le passioni, quello che appare ora, davanti ai suoi occhi, non è altro che la conferma reale di questa facoltà della sua amica.

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Serapo e Nettuno – 14

– Finalmente! Ma da dove vieni? Sei in ritardo. Già mi vedevo sola e abbandonata.

– Esagerata. Per un piccolo ritardo. Veniamo da molto lontano. Nettuno ha un serpente veloce e robusto, io non sono riuscita a stargli dietro.

– Da lontano? Da dove?

– Veniamo dalle coste dell’Egitto. Abbiamo salvato molti pesci che erano stati portati, oltre la riva, sulla terraferma. Un litigio tra due divinità ha prodotto una tempesta, e le povere creature marine ne hanno subito la conseguenza.

– E come avete fatto a salvarle?

– Nettuno ha alzato il livello del mare, fino a permettere al pesciolino più piccolo di poter ritornare nel suo elemento.

– E tu cosa hai fatto?

– Io ho aiutato a ritrovare la strada verso il mare ai pesciolini, molto spaventati, che avevano perduto l’orientamento.

– Ma non è Giove, in persona, che può provocare tempeste?

– Sì, vedo che conosci molte cose. Saprai anche che Giove, se implorato, è sempre disponibile a intervenire, ora per l’uno ora per l’altro. Ha un buon cuore anche, se a volte, sembra che i suoi interventi procurino danni. Mentre parlano, Sira prende per la mano l’amica e la porta, verso l’isolotto, loro nido d’amore.

Quando si sono adagiate in una conca di roccia dello scoglio, guardano le stelle.

Il bene che si vogliono è rimasto tenero e molto affettuoso, non ha manifestazioni solo materiali, infatti già solo la vicinanza è per loro gioia.

Dopo un poco, Seopra si diverte a distribuire i lunghi capelli neri della sirena, sulla parte dello scoglio dove poggia la testa, creando una grande aureola. Quindi le carezza il viso e prolunga le carezze fino al margine dei capelli mentre le sussurra: – Come sono belli i tuoi capelli, sono lucenti, morbidi ma anche molto resistenti. Sistemati così, intorno alla tua testa, sembrano in cuscino intrecciato. Il mio cuscino preferito.

Seopra poggia la testa sul “cuscino”, ma solo per un momento. Poi continua a giocherellare con i capelli, questa volta li riunisce tutti sul viso della sirena, lasciando liberi solo i grandi occhi azzurri che brillano, anche se l’alba è ancora lontana.

– Ecco, così sembri un mostro brutto e nero, ma con due occhi meravigliosi. Questo è il mio mostro preferito.

  – Sei proprio una pazzerella, ora ti mangio, – dice Sira, spalancando la bocca e mostrando i denti.

– Vediamo come fai? Piccolo brutto mostro, sei in mio potere, io “grande sacerdotessa”.

Risponde Seopra, mentre infila nella bocca aperta, quanti più capelli può, Sira ride dimenandosi ma non si difende. La fanciulla, allora, scherzosamente infierisce, le salta addosso, la tiene ferma con le gambe e comincia a colpirla, con le mani, da tutte le parti. Più che colpi sono carezze e pizzicotti che, divertono ancora di più la sirena che, tra una risata ed un’altra, la prende in giro dicendole: – Dai, più forte! Cos’è questo solletico che mi fai? Già le sacerdotesse hanno le mani delicate, poca forza e movenze gentili.

– Ah! È così che la pensi? Ora ti squamo! … Ahi, che male.

Le squame sono molto dure, il tentativo scherzoso di Seopra, le produce una leggera escoriazione. Sira, ancora divertendosi, interviene per consolarla, le prende la mano e porta il pollice alla bocca per lenire il dolore.  Ma Seopra “scoppia” a ridere e. continuando con l’altra mano a pizzicare la sirena, le dice: – Ma che fai? Non è quello il dito! È l’indice. Ahi, il mostro mi morde, aiuto. Sira salvami.

Il dialogo a questo punto finisce, si abbracciano e per il resto del tempo, trascorso sullo scoglio, sommessi mormorii amorosi prendono il posto di scherzose parole.

Sulla strada del ritorno al tempio, le due amiche parlano della loro esperienza amorosa. Serapo è molto contenta per le attenzioni premurose di Nettuno, confida a Seopra che il dio la tratta con molto tenerezza, le racconta la vita degli esseri marini e quello che succede nel mare. Seopra le parla di come l’amicizia con la sirena sia impostata su un rapporto semplice e molto allegro, lamenta tuttavia il poco tempo che ha per stare insieme. Serapo allora risponde: – Ci vorrebbe la conchiglia del tempo, devo chiedere a Nettuno se è possibile prestartela. Il potere della conchiglia sul tempo è straordinario.

– Non credo che Sira sia d’accordo per una simile richiesta al dio, lei è libera e indipendente, con Nettuno non vuole compromessi o patti.  Poi non abbiamo tempo, domani all’alba sarò nel tempio sotterraneo, per gli ultimi preparativi. Ho solo dopodomani per vedere Sira, poi, con la venuta di Serapide tutto può cambiare. Ho una strana sensazione che “qualcosa” mi impedirà di vedere la mia sirena. Anche lei pensa che sarà così.

– Di questo ne abbiamo già parlato, non avrai tempo durante i festeggiamenti, ma dopo sì!

– Dopo? La mia sensazione è forte, sospetto che riguardi proprio il “dopo”.

– Serapide raramente sceglie una vestale da portare via, altre volte però è accaduto. Se avesse bisogno di nuove sacerdotesse, per templi lontani, potrebbe portarti via. Considerando i meriti che hai accumulato nella tua preparazione nel tempio sotterraneo, ed essendo, per questo, la prediletta delle sacerdotesse, la tua sensazione non è certo priva di fondamento.

– Questo che dici, non lo sapevo. Sono sempre le tue parole che danno un senso ai miei pensieri o ai miei dubbi. Se sarà così, mi mancheranno molte le mie amiche del cuore, ma sarò soddisfatta per il mio destino di sacerdotessa.

– Le devote e brave come te diventano le predilette della dea Serapide, esse saranno sempre sotto la sua diretta protezione. Nulla può accaderti.

– È da quando ero bambina che non vedo la dea Serapide, come era bella. Ricordo che mi prese per mano e poi volle sapere chi erano i miei genitori.

– È così. Fu lei che ti scelse come futura vestale.

– Anche io sono stata scelta da lei, in un’altra città, in un tempio lontano. Ma, al contrario di te, non mi ricordo nulla della dea. Il mio ricordo parte da quando fui condotta in questo tempio.

Le due fanciulle raggiungono il tempio, appena in tempo per la cerimonia del mattino. Nulla traspare della loro felicità mentre, insieme alle altre vestali, compiono danze e canti, ma nei loro pensieri permane il ricordo dell’infanzia.

L’arrivo di Serapide. La luna piena all’orizzonte, le parti alte del tempio illuminate da fiaccole, il fuoco sacro che brilla in tutti i patii, le vestali in piedi sui muretti delle terrazze, i gioielli delle vestali che luccicano al chiarore della luna, acquistando un tremolio rosso per la fiamma delle fiaccole e dei fuochi formano uno spettacolo eccezionale. Una musica delicata ma intensa, note soavi di flauti e strumenti tintinnanti, completa la magia accompagnando al tempio il corteo della dea Serapide, comparso all’improvviso sulla parte alta della collina.

Aprono il corteo quattro egiziani, che portano uno strano braciere, nel quale una fiamma azzurra e bianca arde senza fumo. Otto vestali, quattro per lati, vestite con tuniche argentate, con movimenti sincronizzati due alla volta accendono una fiaccola nel fuoco del braciere. Il fuoco delle fiaccole è solo azzurro e quando, con movimenti leggiadri, le fanciulle innalzano le fiaccole verso l’alto, un intenso raggio s’innalza verso il cielo per decine di metri, lasciando spente le fiaccole. Il movimento sincronizzato, anche con la musica dei “tintinnii”, permette una coreografia continua nel cielo.

        Seguono il gruppo iniziale un gruppo di sei sacerdotesse, vestite di bianco, che portano un cuscino rosa, sul quale preziosi oggetti sacri brillano alla luce della luna. Immediatamente vicino otto vestali, in fila per due, suonano flauti d’argento, mentre ancora quattro egiziani, fanno tintinnare campanelli e sonagli, posti su lunghi bastoni di legno. Altri quattro egiziani, alti robusti, portano un trono circondato da una luminescenza azzurra che, come i raggi delle torce, s’innalza nel cielo. Quasi invisibile, tra questa luce avvolgente, la dea Serapide siede sul trono d’oro, s’intravede il colore verde smeraldo della sua tunica. Due scettri, ricoperti da puri smeraldi, che porta incrociati sul petto secondo la tradizione egizia, superano la luce avvolgente e appaiono nella loro piena lucentezza preziosa. Chiudono il corteo le rimanenti otto vestali, alternate alle sei sacerdotesse, tutte portano insegne sacre e tralci fioriti. I vestiti di queste ultime sono di colore turchese. Tutte le vestali hanno un nastro d’argento che, intrecciato   con   fili d’oro, lega i capelli neri che denotano la loro origine persiana. Le sacerdotesse hanno sulla testa un diadema prezioso.

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Serapo e Nettuno – 13

Serapo: – Dolce Seopra. La venuta di Serapide ti porterà grandi cose, tutte noi sappiamo e vediamo in te una futura sacerdotessa. Sono felice e orgogliosa della tua amicizia. Ma non essere triste se ci vediamo e ci parliamo poco, sai bene che anche da lontano il nostro bene è forte.

– Hai ragione, in realtà non sono triste. Anzi sono molto felice. Le nostre anime innamorate sono lontane e si lasciano trasportare dalla corrente marina. La tua rincorre un “serpente”, la mia una sirena. Forse è proprio per questo che, quando siamo vicine, non abbiamo bisogno di parole. Le nostre anime amorose sono lontane ma, per il segreto che custodiamo insieme, come amiche siamo ancora più vicine.

 Mentre parla, Seopra prende le mani dell’amica e le stringe, Serapo chiude gli occhi e, seguendo il dire di Seopra, immagina Nettuno a cavallo del serpente. Anche Seopra ha un pensiero nella mente: Sette giorni. Sarai felice e sola. Sono passati altri quattro giorni, sono tre i giorni che le rimangono. Pensa di dirlo all’amica, ma subito ci rinuncia. Perché turbare un momento così bello.

Come ha detto Sira “… poco o molto è sempre un istante temporale”.Anche lei ne è convinta. La sirena ha ragione anche per il resto che ha detto, infatti tra tre giorni Seopra non potrà lasciare il tempio. Le giovani vestali più impegnate alloggeranno, giorno e notte, nella parte più alta del tempio riservata agli ospiti, insieme al seguito della dea.

Serapide non verrà da sola, il suo seguito è composto da dodici sacerdotesse greche, ventiquattro vestali persiane e dodici guardiani egiziani di scorta.

Alcuni rituali, in particolare quello del mattino, inizieranno proprio nella parte alta del tempio, molto prima del sorgere del sole, quando il cielo è ancora stellato.

Seopra conosce bene tutti i festeggiamenti e le modifiche dei rituali, è stata istruita dalla sacerdotessa più anziana perché, per le doti che ha mostrato, dovrà presiedere in prima fila alcuni di questi rituali. Sarà anche istruttrice nonché responsabile di tutto il gruppo delle vestali che sono state preparate nel tempio sotterraneo. Tutti questi pensieri affollano la mente di Seopra e non si accorge che Serapo, incuriosita dal suo silenzio e dalla sua immobilità, la guarda sorridendo.

Improvvisamente due grandi occhi verdi si “affacciano” tra i suoi pensieri e la fanno tornare alla realtà, sorride all’amica e le dice: – Non preoccuparti se ti sembravo in catarsi, la mia mente è piena dell’organizzazione del tempio. Mi hanno dato tante informazioni che, per non dimenticarle, spesso sono costretta a ripeterle mentalmente.

– Grandi compiti attendono alla mia piccola grande amica. Il tuo avvenire di sacerdotessa ti coinvolge sempre più, vedo che il tuo compito ti piace e, credo, che ti rallegra anche.

– Sì. È così. Il mio unico rammarico è che non potremo andare sulla spiaggia, le mattine che Serapide sarà al tempio, per tutto il da fare che avremo.

– Per te sarà impossibile, sarai tutto il giorno occupata, e anche una parte della notte. Io no, non sarò impegnata come te e, anche se sarà difficile, tenterò lo stesso di raggiungere il mio diletto.

Il suono del gong, come al solito, interrompe le confidenze delle due amiche che, tenendosi per mano, si dirigono verso il patio, dove si prepareranno per il rituale del tramonto.

Quando la mattina successiva arrivano alla spiaggia, il cielo è molto illuminato dalla luna. Seopra guarda la luna e dice: – Che luna! Allora sarà vero che, quando viene Serapide, la luna è più brillante del solito, l’ha detto la sacerdotessa del tempio sotterraneo.

– Sì. È proprio così. Ma ancora non è luminosa, vedrai come diventerà. Serapide verrà al plenilunio e partirà al novilunio, per tutto il tempo che risiederà nel tempio, la luna sarà molto brillante. Ci sarà anche un altro fenomeno che non ti svelo per fartelo godere come sorpresa.

– Stamattina siamo arrivate molto presto Ci facciamo un bagno notturno? Ti ricordi? L’abbiamo fatto solo una volta, il primo giorno che sono venuta.

– Certo che mi ricordo. – Dice Serapo e aggiunge: – Ti vuoi anche spogliare, come allora?

– Sì, da allora non ho più fatto il bagno nuda.

Posate le tuniche sul solo scoglio della spiaggia, si lanciano a mare, sono molto più coraggiose e fiduciose delle proprie capacità natatorie, rispetto ai primi timidi bagni marini. Ma, in realtà, non sono molto esperte, infatti Serapo, mentre tenta un tuffo per prendere l’amica a sorpresa, va sott’acqua e beve un grosso sorso di acqua; le viene da tossire e, per reazione, grosse lacrime scendono per il suo viso. Seopra ride a squarciagola, poi la prende tra le braccia, la stende sull’acqua e la consola carezzandola.  Serapo si riprende facilmente e si abbandona, contenta tra le braccia dell’amica. Dopo un poco si accorge che le carezze di Seopra sono molto intense e morbose, vorrebbe resistere per curiosità ma, prima che la sua pelle cominci a fremere, si stacca dall’amica e tirandole i capelli le dice:

 – Ma che fai? Sei diventata molto esperta. La nostra amica Sira ti ha insegnato proprio bene.

– Proprio non ti piace? Sei ancora timidina? Come diceva Sira. Non ci credo.

– Mi piace ancora, ma non ora! Arriverei troppo “stranita” dal mio amore.

– Va bene, ti capisco. Ma ricorda: io ho due amiche preferite Serapo e Sira.

– Amica? Ma se di Sira non mi racconti mai niente, è tutto un segreto che ti tieni per te.  Sono quasi gelosa,dice Serapo fingendo ma l’amica non capisce e cerca di giustificarsi.

– Ma non ti nascondo niente. Sira è un’amica come te. Sei tu che sogni il tuo amore e sei … – poi si accorge che Serapo la guarda divertita e aggiunge: – Sei la solita burlona, e io “scema” ci casco sempre. Ora esci subito dall’acqua, altrimenti, vedi cosa ti faccio!

Aiuto, aiuto… pietà, –urla Serapo fuggendo, inseguita da Seopra che le lancia prima acqua e poi, quando sono sulla spiaggia, sabbia. Raggiunta l’amica, la prende per i capelli, Serapo si ferma, si guardano e ridendo si abbracciano, rotolandosi insieme fino a ritornare in acqua. Qui si aiutano, l’un l’altra, a togliersi dalla pelle la sabbia, con l’acqua del mare ridendo e divertendosi. Questa volta è Serapo che, approfittando dell’aiuto “manesco”, prova carezze più audaci. Appena Seopra se ne accorge, imitando la voce e la cadenza dell’amica, scrollandosi e facendo finta di fuggire dice: – Che fai? No, no! Tra poco viene Sira, come faccio? Vado da lei così … turbata!

– Hai ragione, amore mio, ora facciamo le brave bambine, vieni, dammi la mano che tra poco arriveranno i nostri amanti.

Ritornano a riva, si rimettono le tuniche e sedute sullo scoglio della spiaggia, scrutano il mare che comincia a schiarirsi là dove l’aurora scolora il cielo blu della notte.

Non passa molto tempo che all’orizzonte compare, in un vortice di flutti, il serpente con in groppa il suo signore.

Le due amiche si separano, si salutano con un veloce bacio sulla bocca, Serapo si avvicina alla zona della caverna, Seopra scende in mare. Il serpente porta Nettuno fin sulla spiaggia, Seopra dall’acqua vede il serpente così vicino e, sempre un poco spaventata, malgrado le parole di Sira rassicuranti, si nasconde nell’acqua, cercando di stare più ferma possibile. Il serpente ritorna in mare allontanandosi, senza vedere, o ignorando, la fanciulla tremante. E Sira? Pensa Seopra, dov’è? Perché non è insieme a Nettuno? Si gira a guardare Serapo, già abbracciata al dio, vorrebbe chiedere di Sira, ma non trova il coraggio. Serapo e Nettuno salgono sulla roccia, raggiungono la caverna, spariscono all’interno. Sira non arriva. Seopra è molto triste, si allontana dalla riva e prova a nuotare, pensa di andare in contro alla sirena.  La fanciulla galleggia sull’acqua, ma quanto a nuotare proprio non riesce, è ferma sempre allo stesso posto, muove le mani e i piedi ma in maniera scoordinata. Improvvisamente si sente prendere da sott’acqua, e portata in alto. Urla spaventata, poi si accorge che é Sira e questa volta urla di gioia.

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Serapo e Nettuno – 12

A giorni alterni Seopra si accompagna all’amica Serapo, la sua passione per Sira si è

incrementata. Certo la loro passione è più semplice, ma non meno intensa.

Sira, per la prima volta nella sua esistenza, ha impostato il rapporto con la fanciulla come una amicizia tra adolescenti, senza forzare il legame verso la passione. Le carezze i baci sono sempre a livello di tenero gioco, intervallate da vero gioco con le onde, con gli animali marini e con tutto quello che capita sotto la loro attenzione.

Alcune mattine, distese sullo scoglio che Nettuno non frequenta più, guardano le stelle e cercano di individuare le costellazioni ma la loro conoscenza del cielo è minima e allora, divertendosi molto, cercano di inventarsele con riferimenti alla loro realtà del momento. Così nascono le costellazioni della “caverna”, quella di “Serapo”, quella di “Nettuno” e quelle più particolari come “Seopra abbracciata alla Sirena”, “La sacerdotessa che tira i capelli a Serapo, per prendersi le stelle”, “Nettuno che sculaccia Serapo perché lo tradisce con un gamberetto” e tante altre.

Nel tempio sotterraneo, la seconda luna è dedicata alle nuove attività, le prove del fuoco e dell’acqua sono terminate, così come quelle del legno e del metallo. I risultati sono stati abbastanza differenziati, la maggioranza delle fanciulle ha conseguito risultati validi per restare nel tempio come vestale, le poche, i cui risultati non sono stati considerati validi, rimarranno nel tempio con compiti più servili. Solo Seopra e un’altra fanciulla hanno superato le prove in maniera brillante, esse saranno le future sacerdotesse. Solo le nuove attività, nella durata della seconda luna, determineranno il livello raggiunto in maniera definitiva. Le nuove prove, quelle degli oracoli e della chiaroveggenza, possono mettere in evidenza doti personali innate, per cui i risultati delle prime prove possono anche essere ribaltati. L’iniziazione a queste prove è la capacità alla concentrazione prima e alla meditazione dopo.

Le prime esercitazioni della “seconda luna”, prima degli oracoli e della chiaroveggenza, si svolgono in maniera collettiva in un’altra parte del tempio sotterraneo, più vicino alla superficie. Le caverne di questa zona sono strette e lunghe con un’apertura circolare verso il cielo.

La prima caverna per la chiaroveggenza ha, lungo un lato, dipinti ispirati alla vita di Serapide, dal lato opposto troneggia una statua di giada, della stessa divinità. Le fanciulle, indossate lunghe tuniche e altri capi colorati, con il capo coperto prendono posto lungo i lati su tappeti rossi, con le gambe incrociate.

Due sacerdotesse si stagliano sull’ingresso della caverna e assistono da lontano allo svolgersi delle esercitazioni.

L’atmosfera è molto mistica, le fanciulle quando sono in meditazione, nella loro mente vi è il “silenzio” di tutte le sensazioni, da quelle corporee a quelle spazio-temporale. Gli occhi delle fanciulle sono aperti, ma il loro sguardo è vuoto.

Quando la meditazione raggiunge profondità compaiono, lungo lo spazio centrale e di fronte agli occhi delle vestali, alcune sfere di fuoco con raggi luminosi bianchi. Al culmine della meditazione anche davanti alla statua di Serapide compare una sfera simile, ma molto più brillante.

        Questo risultato è frutto anche delle continue meditazioni che le vestali eseguono, da molto tempo, nel tempio principale; la differenza è che le sfere non compaiono, ma sono sostituite dal fuoco sacro e le fanciulle sono sedute in circolo.

Nell’altra caverna, le fanciulle vengono istruite per interpretare gli oracoli. Anche questa caverna è lunga e stretta, le vestali partecipano a piccoli gruppi, composti da tre fanciulle, con la presenza di due sacerdotesse anziane e alcuni uomini, venuti dalla vicina città. I serapei, che pongono le domande, sono seduti, su cuscini, di fronte alle vestali, le due sacerdotesse tra le vestali stesse.

L’andamento del fuoco sacro, posto al centro, dovuto al movimento e al calore delle mani delle officianti, aiuta a determinare l’oracolo. Le due sacerdotesse danno la prima interpretazione, le vestali, a turno la ripetono e cercano di approfondirla.

Nel pomeriggio saranno le vestali, una alla volta, ad interpretare l’oracolo. Le sacerdotesse, scelto quello giusto, l’approfondiranno spiegandone anche i vari parametri interpretativi.

Anche nel tempio principale, nelle ultime settimane prima della venuta di Serapide, i rituali sono leggermente cambiati, non tanto come cerimoniale ma come coreografia. Le tuniche indossate dalle vestali sono molto più decorate e appariscenti, i movimenti di danza, poi, sono più complessi. Questi preparativi sono molto più laboriosi e stancanti, ma l’entusiasmo per la venuta della dea e il ricordo dei festeggiamenti degli anni precedenti, sempre vivo nell’animo delle vestali, fa superare qualsiasi difficoltà con allegria e gioia.

Quella mattina Seopra era piuttosto taciturna, Sira, sdraiata vicino a lei sullo scoglio, se ne accorge ma non chiede nulla. La giovane non tace per qualche motivo particolare, ma solo perché, con gli occhi puntati su una stella lontana, cerca un segno del proprio destino. Dalla sua bocca, appena dischiusa, escono delle sottili parole, quasi un gorgoglio che sembra far eco al fruscio del mare che s’insinua tra piccole insenature, alla base dello scoglio. La sirena non distingue le parole dal fruscio, ma intuisce qualcosa e, cercata la mano di Seopra, la stringe dolcemente. Seopra tace. Allora Sira, sottovoce, le chiede:

 –  Cosa hai?  Dolce amica mia.  Sei qui vicino, ma ti sento tanto lontana.

– Si. È vero. Sono stata su quella stella. A chiedere del mio destino.

– Veramente! Hai già raggiunto queste capacità celestiali?

– No. In verità ho solo pensato di esserci. Sono tra le “brave” del tempio, ma le mie possibilità sono ancora minime.

– Mi è sembrato di sentire qualcosa ma non ho capito se dalle tue labbra o dal mare. Tu hai   sentito?

– Non ho sentito, l’ho detto! Io guardavo la stella, la mia bocca ha detto: “Sette giorni. Sarai felice e sola”.

– È cosa significa? Cosa vuol dire?

Cosa significa non lo so! – Le risponde Seopra, girandosi verso lei e, preso il viso di Sira tra le mani, aggiunge: – Cosa vuol dire, amica cara. Lo dice: “Sette giorni”. Tra sette giorni verrà la dea Serapide. “Sarai felice”. Anche questo è chiaro, come vestale prescelta già lo sono. “e sola”, questo sembra più difficile da capire. Sarò sola, io sola vuol dire sola anche un’altra. Non dimenticarti di me. Io ti avrò sempre nel mio cuore. Se ho capito bene, questo vuol dire.

– Nulla di umano è eterno, poco o molto è sempre un “istante temporale”. Una sacerdotessa non avrà tempo libero, come una vestale. Io lo so, la mia Seopra è predestinata a grandi cose.

– Una settimana? È sia. Ma di grande felicità. – Risponde Seopra, abbracciando forte la sirena.

La felicità cosciente di Seopra le permette un controllo positivo della sua esistenza, la felicità trasognata di Serapo invece, per il   troppo allontanamento dalla realtà, non le permette un distacco totale tra i vari ruoli e, come conseguenza, una vita spensierata nei suoi aspetti.

Mancano solo tre giorni per la venuta di Serapide, tutti attendono con gioia ma anche con trepidazione l’evento, infatti la presenza della dea nel tempio porta momenti di alta religiosità e di festa, ma anche un resoconto delle attività del tempio e della preparazione delle vestali.  

Le vestali più anziane sono le più tranquille per la consapevolezza della loro giusta collocazione del ruolo, infatti hanno compiti stabili, dipendenti dal loro grado gerarchico, che non cambieranno con la venuta della divinità.

Le vestali anziane, riunite tutte le abitanti del tempio nel patio più grande, si occupano di stabilire l’andamento dei festeggiamenti per la venuta di Serapide. Ogni fanciulla avrà ruoli precisi che vanno dallo spargere fiori all’arrivo del corteo ad accogliere lo stesso con fiaccole accese dai terrazzi al di sopra dell’ingresso del tempio.

 Le fanciulle sono tutte pronte al confronto con Serapide, ma sono consapevoli che il loro futuro dipenderà dalle scelte della dea, sempre in base alla loro preparazione, alla loro devozione e allo sviluppo delle abilità mentali. In realtà, la selezione è già stata operata nella preparazione nel tempio sotterraneo, dove la graduatoria, anche se non ufficializzata, è chiara a tutte le fanciulle.

Le prime, come Seopra, per questa consapevolezza, sono sicure del raggiungimento di cariche importanti, le ultime, quelle che hanno superato in parte le prove, sono anch’esse consapevole dei ruoli semplici a loro destinati.

La maggioranza delle fanciulle sono destinate alla scelta diretta della dea, che valuterà la loro evoluzione come vestali officianti o accudenti, sono proprio queste fanciulle che attendono con ansia il loro destino. Tutte le fanciulle avranno un futuro nel tempio per la loro devozione.

Serapo, già destinata a un futuro di sacerdotessa nella precedente venuta di Serapide, non attende con reale commozione e gioia la sua conferma a sacerdotessa. Il suo comportamento nel tempio è esemplare ma solo in apparenza, nei suoi pensieri l’amore occupa un posto molto importante. Seopra è l’unica a essere consapevole dello stato della sua amica Serapo, lo intuisce ma ne ha anche conferma nei momenti che le due amiche trascorrono insieme. Un pomeriggio, prima del rito del tramonto, le due amiche si incontrano e, dopo un lungo abbraccio silenzioso, Seopra dice: – Amica mia, come stai? Ci vediamo così poco, solo alcune mattine prima dell’alba, quando di corsa e in silenzio andiamo verso la spiaggia; rari pomeriggi, come oggi, con poco tempo per tutti i preparativi nel tempio.

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Auguri 2020

I personaggi di Serapo e Nettuno augurano un buon anno a tutti gli amici del forum.

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Serapo e Nettuno – 11

Il suono del gong, per il rituale del tramonto, sorprende le due amiche abbracciate. Tenendosi per mano scendono la lunga scala del terrazzo, raggiunto il patio del rituale si separano. Seopra, esonerata dal partecipare al rituale, si ritira per il riposo, Serapo si unisce alle altre fanciulle, già pronte per iniziare.

L’indomani mattina è molto presto, quando le due fanciulle sono già nella caverna. Sono taciturne per la loro mente sensibilizzata dagli ultimi avvenimenti. Serapo non vede l’ora di incontrare il dio, Seopra, anche se entusiasta dei suoi progressi come vestale, di incontrare Sira. Sembra veramente che la fanciulla riesca a sdoppiarsi bene nei ruoli, senza che questi ne subiscano conseguenze.

Sempre tenendosi per mano, le due amiche raggiungono la riva, dove un poco più al largo, Sira si destreggia competendo con un delfino in tuffi. Lo spettacolo è molto affascinante, i due rivali, con salti sempre più alti, gareggiano con entusiasmo.

Da lontano anche Sira sembra un delfino, tale è la sua bravura, Serapo dice: – Ecco la pazzerella. È veramente brava.

– Ma è Sira? Io pensavo che fossero due delfini.

– La nostra amica, nel suo elemento, non ha limiti. Quello che più mi piace di lei, è la sua voglia di vivere divertendosi, spensierata, con tutti i suoi amici marini e terreni.

– Hai proprio ragione, – dice Seopra. – Quando sei con lei, affiora in noi la nostra natura bambina e sei felice, seguendo i suoi giochi.

Sira si accorge dalla presenza delle amiche e, dopo un ultimo salto, completato da una piroletta. Salutato il rivale con un abbraccio, raggiunge le fanciulle a riva.

– Che brava. Sei proprio una creatura splendida. Ti abbiamo visto come scherzavi con il tuo amico delfino. – Dice Seopra, appena la sirena si avvicina.

– Sì. Hai ragione è un amico. Ma non era un gioco, era una gara. Il mio amico è molto bravo, salta in maniera eccezionale, e io ancora non riesco a eguagliarlo.

– La nostra amica è molto modesta, io non ho ravvisato molta differenza, sembravi anche tu un delfino. – poi aggiunge Serapo. – Vieni Sira, ancora non ci siamo abbracciate.

Sira, come al solito, abbraccia le due fanciulle insieme, aiutandosi anche con la coda. Poi, strizzando l’occhio a Seopra, dice: – Vieni con me, Seopra, andiamo al largo, la tua amica ha un appuntamento amoroso.

– Sì, ma non c’è fretta, possiamo anche stare un poco insieme. Voglio parlarti del mio amore, della mia felicità.

– No, amica mia. Il mio signore freme di vederti, la sua passione è più forte della tua. Il parlare sarà per un’altra volta. La felicità traspare da tutto il tuo essere, vedo che la tua bellezza ha assunto un aspetto raggiante, più del solito.

Dette queste parole, Sira aiuta Seopra a salirle sui fianchi e, dopo un ultimo abbraccio a Serapo, parte veloce. La sirena si è appena allontanata quando, in groppa al serpente, compare Nettuno. Il serpente non fa più paura a Serapo, che decisa gli va incontro. Il dio scende dalla sua cavalcatura marina, abbraccia la fanciulla e, sollevandola in braccio, la porta a riva. Giunti nella caverna, immersa la conchiglia nell’acqua, i due amanti, fuori dal tempo, vivono intensamente il loro amore.

La sirena e Seopra si divertono nell’acqua, l’assenza di Serapo, facilita tra le due amiche un maggior affiatamento. Seopra è più libera e disponibile ai giochi “ravvicinati”, di quanto lo fosse Serapo. Sira, esperta da tempo nell’arte amatoria, non si lascia sfuggire l’occasione. Seopra ne è cosciente e anche consenziente.

L’assenza di un uomo nella sua vita, non ha affievolito la sua carica sessuale, anzi ha sviluppato in lei una forte attrazione per le compagne da quando bambina, frequentava il tempio. Con questa sua passione “nascosta” si abbandona alle effusioni della sirena, sperando e attendendo un approfondimento. Ma Sira, anche se ha capito il trasporto della fanciulla verso di lei, temporeggia e, da buon amante, cerca di allungare il più possibile il piacere della conquista.

Il serpente attendeva il suo padrone poco distante dalla riva, Seopra lo vede e si spaventa – È un serpente enorme, mi fa paura.

– Non è così, credimi, è solo molto grande ma è un amico fedele e calmo. La tranquillizza Sira.

– Ma è sempre lo stesso serpente che il dio cavalca?

– Sì, è sempre lo stesso. Se vuoi, posso chiamarlo e farti fare un giro.

– No! Non lo fare. Non ne sarei capace, mi fa ancora paura, anche se è bravo, come dici tu.

La notte è alla fine. Il cielo inizia a schiarire facendo affievolire la luce delle stelle che si affacciano sul mare da est, dove il sole inizierà la sua lenta ascesa nel cielo coprendo con un velo di luce gli astri della notte.

È giunto il momento delle ultime carezze e dei baci di addio per gli amanti dell’alba. Sira, abbracciata ancora alla fanciulla, vede Nettuno che dalla riva, con un cenno di comando, richiama il serpente. Seopra è di spalle e non si è accorta di nulla, la sirena le sussurra nell’orecchio: – Addio dolce fanciulla, è l’ora di andare. Anche Nettuno richiama il suo serpente.

Seopra si gira verso la riva, dà un’occhiata, ma riabbraccia subito Sira e le dice: – Ciao, dolce sirena, oggi mi hai proprio incantato. Amica mia, conserverò con gioia per tutto il giorno, l’impronta dei tuoi baci e delle tue mani sul mio corpo.

Rimangono, in silenzio, abbracciate fino al passaggio di Nettuno sul serpente. Il dio chiama Sira, Seopra sente la voce e subito lascia la sirena, ma questa le dà un bacio di saluto sulla bocca e dopo si tuffa seguendo il serpente.

Seopra lascia la riva e va incontro all’amica e, quando sono vicine, si abbracciano per un istante, poi corrono lungo la riva, tenendosi per mano.

Quella mattina le due fanciulle partecipano insieme al rituale del mattino, sono molto contente e, anche se trasognate, riescono bene in tutto. Al pomeriggio, prima che Seopra parta per il tempio sotterraneo, si allontanano dalle altre vestali. Preferiscono rimanere vicine in silenzio, ognuna ha nel cuore e nella mente la propria esperienza amorosa. Solo prima di partire Seopra, abbraccia forte Serapo, e dice: – Ciao, dolce amica, domattina sarai nei miei pensieri. Salutami Sira, portale un bacio.

– Credo, che sarà più lei nei tuoi pensieri che io, ma è giusto così. Sai, stamattina ho visto con quale passione vi siete salutate. Ciao, mia grande amica, che la giornata di domani sia, per te, piena di soddisfazione, – le risponde Serapo.

È passata la prima luna da quando Seopra ha iniziato la preparazione nel tempio sotterraneo, tra ventotto giorni la dea Serapide arriverà al tempio e presiederà la cerimonie di iniziazione delle giovani vestali. La preparazione procede bene, i progressi delle fanciulle sono notevoli. Seopra è diventata, per i suoi meriti nelle prove preparatorie e per le sue accresciute qualità mentali, la prediletta delle istruttrici. Anche nel tempio principale, come giusta conseguenza, ha guadagnato rispetto e privilegi che spettano a una futura sacerdotessa.

Serapo, anche se le sue attività nel tempio continuano con efficienza, vive il suo amore con forte entusiasmo. Ogni mattina all’alba. Nettuno l’aspetta sulla riva e poi la conduce nella dimensione “senza tempo” dove i due amanti ritrovano la loro passione sempre più accresciuta.

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Serapo e Nettuno – 10

Serapo e Nettuno sono avvolti da una luce che non ha un suo colore, ma possiede infiniti colori e sfumature, loro stessi assumono questo meraviglioso e raggiante aspetto.

Nettuno sottovoce pronuncia le parole di chiarimento che la fanciulla aspettava: – Ora mia cara fanciulla siamo fuori del tempo. Siamo in una parte di spazio che non segue lo scandire del tempo.  Noi   possiamo stare insieme ore, quando la conchiglia sarà fuori dell’acqua sarà lo stesso tempo di quando vi è entrata.

Serapo scopre la nuova dimensione e trova il coraggio di parlare: – Ho capito bene? Questa luce meravigliosa fermerà il tempo per noi?

– Sì. Fermerà il tempo per il nostro amore.

A queste parole Serapo richiude gli occhi e, con le mani tese in avanti, lentamente va verso il dio, che non può abbracciarla subito perché ha le mani impegnate. – Fermati, aspetta – le dice, mentre allarga le dita per lasciar cadere l’acqua che ha nelle mani. L’incanto dei colori svanisce, la fanciulla ne ha la percezione e riapre gli occhi.

Allora Nettuno le prende la mano e la conduce nella parte più interna della grotta, qui sistemata la conchiglia in una conca naturale della roccia e, fatta sgorgare dalla mano l’acqua marina necessaria, ripristina la fantastica atmosfera fuori dal tempo.

Serapo, in questa atmosfera tra sogno e realtà, sente il suo amore che affiora con forza. Raggiante di felicità alza le mani verso Nettuno che, mitigando la sua massa corporea, l’abbraccia e la bacia con dolcezza. In quest’alba senza tempo, si amano con grande passione.

La terza mattina per Seopra è iniziata come al solito con la prova del fuoco e dell’acqua, la fanciulla dà prova di aver già conseguito una valida abilità nel gestire il fuoco delle conchiglie, inoltre ha appreso la capacità di resistere al calore, concentrandosi sulle proprie mani. Per lei non esistono posture difficili, in qualunque punto dello spazio sono le sue mani sente e vede, con gli occhi della mente, le conchiglie fiammeggianti e ne controlla la posizione. Solo le tre fanciulle che hanno raggiunto questa preparazione vengono condotte, da una nuova istruttrice, in un’altra vasca. Questa volta devono imparare, oltre a posizioni di galleggiamento, anche a controllare bene la fiamma immergendola nell’acqua e trattenendola fino al limite di spegnimento.

        Nelle prove del metallo e del legno Seopra supera tutte le sue compagne, riuscendo a riconoscere il materiale di cui sono composti i dischi senza toccarli, anche se da una distanza minima.

        La fanciulla è molto soddisfatta di questo veloce progresso, sente che la sensibilità delle sue mani aumenta sempre di più per ogni prova che esegue. Non è consapevole che anche le sue doti mentali sono molto migliorate, il fatto che riesce a vedere, a occhi chiusi, la fiamma delle conchiglie e a localizzarla nello spazio significa che la sua mente comincia a essere meno legata alla materia.

La divinazione, la capacità di interpretare gli oracoli e tutte le pratiche delle sacerdotesse possono solo essere realizzate con la traslazione della mente in un’altra dimensione. La realtà del momento deve cedere il posto alla realtà del futuro.

Quando Sira, spinta dalla curiosità, arriva vicino alla spiaggia tutto è tranquillo, l’onda carezza con lento movimento la riva, non vi è traccia di Nettuno o di Serapo.

La sirena guarda verso la caverna e vede il tridente del dio poggiato vicino all’ingresso. Lei sa che quando il dio si libera del tridente è occupato in altre attività che gl’impegnano le mani, deduce facilmente: Serapo ha ceduto alle lusinghe.

Questa scoperta la lascia indifferente, sono anni, decenni e forse secoli che è testimone occulta di “nozze” extraconiugali del dio. Il suo pensiero va all’indomani, quando vedrà le fanciulle e saprà lo svolgersi dell’avvenimento. Guarda verso est e nota che l’alba è pronta con il suo carro a condurre il dio sole fuori dalle tenebre.

Nella caverna Nettuno ha ancora Serapo tra le braccia e le carezza delicatamente i lunghi capelli, la conchiglia è fuori dall’acqua e diffonde la sua tenue luce sugli amanti, essi sono tornati già da tempo dall’altra dimensione, nella quale sono state ore d’amore. Nettuno sussurra nell’orecchio della fanciulla: – Dolce fanciulla è quasi l’alba, sono le ultime carezze e l’ultimo bacio, la nostra esistenza terrena ci chiama. Ci vediamo domani, ti attenderò qui nella caverna.

– Nella caverna? Si? No!– la fanciulla ancora sognante risponde in maniera sconnessa. – Nella caverna … c’è Seopra, la mia amica che viene domani dal tempio sotterraneo. Non la porto? Come faccio?

– Non ti agitare, distenditi. Resta così piena d’amore.

Porta pure la tua amica Seopra, è una cosa semplice a risolvere. – Serapo si lascia baciare, poi cerca la sua tunica e non la vede, preoccupata dice: – Sono nuda! Dov’è la mia tunica, è rimasta di là. Come faccio?  – Ma che dici? Non è possibile … Eccola.

Indossa la tunica che il dio le porge, Serapo è ancora emozionata, ma riprende possesso delle sue facoltà mentali. Guarda Nettuno, che in piedi rispetto a lei è un colosso, gli sorride ma non trova parole da dire poi di scatto gli lancia un bacio, si gira e si allontana nella caverna, quasi come una piccola fuga.

Soddisfatto nei sensi e nella mente il dio si allontana dalla spiaggia, sempre a cavallo del suo fidato serpente. Incontra Sira abbastanza vicina alla riva.

– Curiosa. Certamente sei venuta per spiare. Cosa hai visto?

– Nulla signore, solo il tridente fuori la grotta “abbandonato”, poverino. – Nettuno sorride, poi ricordandosi del domani, dice alla sirena: – Domani vieni anche tu.

– Non lo so. Forse. Se va il mio signore, io “disturbo”.

– No. Domani non disturbi, anzi sei utile.

– Utile? Io cosa …

– Domani viene l’amica. Resterà sola, se tu non vieni.

– Seopra? Allora vengo, le terrò compagnia io con molto piacere.

– Non avevo dubbi! Ora andiamo.

Serapo mentre ritorna al tempio riacquista in pieno la sua calma, si sente contenta della scelta. Per la prima volta nella sua vita si sente realizzata come donna. Il suo pensiero va a Seopra e a Sira, desidera confidare tutto alle sue amiche, anche perché ha capito che, se non in maniera esplicita, l’hanno spinta a decidere questo passo importante della sua esistenza. Non è una cosa che capita a tutte le mortali essere amate da una divinità. Sarà stata un’occasione, un evento del destino oppure semplicemente solo un amore. La sua ragione preferisce quest’ultima ipotesi perché non la costringe a darne una valutazione nel tempo, già pensa, è un amore “fuori tempo” per cui è solo fine a sé stesso.

La giornata nel tempio trascorre in maniera lineare, la fanciulla si dedica con serietà ai suoi compiti di vestale, anzi questo suo nuovo stato la rende quasi più efficiente, il motivo è il maggior grado di libertà che si è sviluppato nella sua mente e nel suo agire. La sua sensibilità, con l’amore, si è spostata verso un senso dell’esistenza che libera l’individuo da alcune regole sociali, e anche se lo porta verso un distacco dagli altri, non lo distoglie dal ruolo esplicato.

Nel tardo pomeriggio, in un momento di libertà prima del rituale del tramonto, Serapo sale sul terrazzo del secondo livello e mentre guarda il mare, sente un fruscio alle sue spalle, si gira di scatto e vede Seopra che l’avvicinava di soppiatto.

– Bum! – Le dice l’amica. – Ti ho scoperto, guardavi il mare con sospetto, chi cerchi?

– Seopra, cara. Come mai sei qua?

– Vieni, abbracciami. La tua amica è tanto brava che   ha   avuto, per   premio, la libertà fino al tramonto. E tu che mi dici? Ti vedo raggiante. Come stai? Va tutto bene?

– Ti dico che sono felice, veramente tanto.

– Tanto! Ma cosa è successo?

– È successo, meravigliosamente, tutto!

– Tutto cosa? Dimmi, c’entra Sira?

– No, non è Sira. Indovina chi è?

– Il dio Nettuno. Chi altro, se no?

– Si. Proprio lui.

– Hai parlato? Hai chiarito?

– No. L’ho amato.

– Bellissima amica mia, raccontami tutto.

– Tutto è difficile. Io sono molto emozionata. La conchiglia magica ci ha permesso di stare insieme per molto tempo. Ricordo tutto ma non in ordine. È un insieme di sensazioni diverse che mi hanno lasciato un fremito nel corpo e nella mente.

– Ma allora è vero! L’amore è la cosa più bella del mondo.

– Questo non lo so. Non conosco tante cose. La vita chiusa nel tempio non permette la conoscenza del mondo. Ma certamente è una cosa che ti scuote e ti fa vivere vicina alla natura, perché è nella natura divina e umana il dono dell’amore.

– Sempre parole di saggezza affiorano sulle tue labbra. La più saggia tra le vestali tu sei.

– No, non credo che sia così. Tutto quello che ho ora nel mio essere appartiene al mondo, e non so se il mio destino è quello di essere vestale. Il fato non mi permette, nemmeno per un istante, di intravedere il mio futuro. Sono felice ora e lo sarò fino in fondo.

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Serapo e Nettuno 9

– Ora andiamo Sira ci attende.

– E se c’è Nettuno? Cosa facciamo?

– Non lo so. Speriamo che oggi non venga. Devo ancora decidere bene. Vieni, andiamo.

Quando le fanciulle arrivano sulla spiaggia Sira è già a riva, la sirena sta giocherellando con alcuni pesciolini della battigia, li prende con la mano a vaschetta, li porta in alto e a un suo cenno, questi fanno un guizzo e ricadono in acqua. Le fanciulle si fermano a guardare come i pesciolini si divertono e come seguono una fila nel turno.

Seopra, in silenzio per non disturbare il gioco, mette un piede nell’acqua per avvicinarsi e vedere meglio, ma appena il suo piede si bagna i pesciolini spaventati fuggono via. Sira si gira verso le fanciulle e dice: – Ben arrivate, siete in ritardo. Poi indicando con la mano Seopra aggiunge: – La tua bellezza non affascina i pesciolini, ma affascina me! Vieni ti presenterò i pesciolini.

– A me non li vuoi presentare? – Dice Serapo allegramente risentita.

– Sì. Li presenterò anche a te. O vuoi che ti presenti il loro sovrano?

Serapo e Seopra si guardano ammiccando, poi Seopra rivolta all’amica – Come idea non è male. Perché non approfitti di questa opportunità? Io al posto tuo non ci starei a pensare molto.

– Ma lei non è sensuale come te. È più timidina. – Dice Sira.

– Timidina? Finché non decide. Tu non la conosci bene come me. Se Serapo si scatena vedrai che “timidezza”.

– Smettetela! Pettegole! Andiamo a conoscere gli amichetti di Sira.

– Si, è meglio.  – Conclude Sira. – Altrimenti mi prendo ancora offese. Pettegola! Non bastava già malvagia?

Quindi si tuffa sott’acqua e, poco dopo, ritornando seguita da una cinquantina di pesciolini, invita le fanciulle a scendere in acqua.

Tranquillizzati da Sira, i pesciolini riprendono il gioco del tuffo dalle mani delle tre fanciulle. Terminato il gioco, Seopra propone di cavalcare, insieme a Serapo, Sira per andare come la prima volta a nuotare lontano dalla riva. Quando sono al largo Serapo si accorge di un forte affiatamento tra Sira e la sua amica, nota che le carezze che di scambiano sono molto più decise e sentite. Lei non si sente trascurata perché la sua mente è rivolta a Nettuno. Anzi vedere le sue amiche così vicine le procura un piacere e nella sua mente comincia a immaginare le carezze di un essere dell’altro sesso. Non ha mai frequentato un maschio.

Anche quella mattina il chiarore dell’alba imminente mette termine ai giochi delle fanciulle e, anche se a malincuore, si salutano. Durante il ritorno al tempio Serapo e Seopra sono piuttosto silenziose, camminano tenendosi per mano per abitudine, ognuna ha pensieri nella mente. L’una decisa a darsi all’avventura con il dio, l’altra si è accorta che Sira la tenta e non se ne dispiace, anche lei si sente attratta dalla sirena.

Il silenzio delle due fanciulle dura per tutto il giorno, solo a pomeriggio inoltrato prima che Seopra deve raggiungere il tempio sotterraneo, Serapo saluta l’amica – Ciao bellissima, questa volta non ho raccomandazioni da farti, sarebbe un’offesa alla tua saggezza.  Voglio solo salutarti come la mia più cara amica. La stringe forte lungamente e sottovoce le sussurra la sua decisione di parlare al dio Nettuno, di non fuggire e di essere disponibile a lasciarlo avvicinare. Seopra la bacia sulla fronte e, ponendole le mani sulle guance, le augura un felice domani.

Serapo partecipa tranquilla al rituale del tramonto e, dopo il riposo, a quello di mezzanotte, ma dopo quest’ultimo non riesce a prendere sonno. Non si sente agitata, anzi è molto serena, sogna a occhi aperti le parole, gli avvenimenti e tutto quello che potrebbe accadere l’indomani prima dell’alba. È tuttavia un sogno da bambina, vede sé stessa e Nettuno passeggiare sulla riva, solcare il mare a cavallo del serpente, e ancora passeggiare su isole fantastiche e poi sott’acqua nel regno marino in compagnia del suo re. Poi si accorge che il sogno è troppo fantasioso e pensa di renderlo più aderente alla realtà, ma è molto difficile perché non ha mai vissuto un’esperienza d’amore. Preferisce continuare con la fantasia. Poco dopo sente che l’ora di alzarsi è giunta, tra poco la realtà prenderà da sola il sopravvento sull’irrealtà del sogno.

Quando è fuori dal tempio e si avvia verso l’ingresso nascosto, si accorge che è dominata nella mente e nel corpo da una serenità eccezionale, cammina con passo leggiadro, con il sorriso sulle labbra e con gli occhi brillanti. “Come fanciulla che va a suo primo incontro d’amore” potrebbe definirsi se solo se ne rendesse conto. Il suo passo e il suo portamento sono pari a quelli di un rituale. Non potrebbe apparire diversa. sono anni che il ruolo di vestale le condiziona la vita.

Entrata nella caverna, perde la sua posizione dignitosa; la discesa tra le rocce non consente un cammino leggiadro, ma non le fa perdere la serenità e la determinazione. Raggiunta la cavità maggiore, si ferma vicino alla conchiglia, la prende e si avvia verso l’uscita. Tenere in mano la conchiglia le infonde sicurezza, almeno così le sembra. Esce dalla grotta e guarda verso il mare, il dio è in acqua, solo la sua testa affiora. Serapo si ferma, non ha paura ma non riesce a muoversi, indietreggia e rientra nella grotta di spalle, si ferma quando Nettuno scompare dalla sua vista.

Il dio sente che la fanciulla è ferma nella grotta, con calma sale verso l’ingresso.

Serapo stringe con le due mani la conchiglia cercando di prenderne la forza e, quando sente che il dio si avvicina, rimane immobile e chiude gli occhi. Anche Nettuno si ferma proprio davanti a lei. Sono ambedue immobili l’uno fuori la grotta l’altra, a pochi passi, dentro la grotta. Malgrado le esperienze amorose con ninfe e donne bellissime, l’immagine della vestale incanta il dio. Questa fanciulla, con i suoi lunghi capelli biondi sciolti sul seno, coperto da una leggera tunica rosa, con le mani unite e una luce, di più colori, che si insinua tra le sue dita e si riflette all’esterno sulla bianca carnagione del viso, delle braccia e delle gambe, appare a Nettuno come un essere immortale disceso dall’Olimpo. Oltre all’immagine, anche il profumo di fresche essenze boschive che emana dalla fanciulla, esalta il suo aspetto.

Anche Serapo sente la presenza del dio attraverso la percezione del profumo del mare che l’avvolge con delicata fragranza.

Il dio le parla: – Le tue origini sembrano divine, non tanto per la tua bellezza che è umana, ma per tutto ciò che permea il tuo essere e il tuo spirito. H conosciuto dee, ninfe, donne mortali, ma nessuna ha mai acceso in me una passione così grande, così forte ma nello stesso tempo così soave.

In te, candida fanciulla, vedo la natura stessa, in me sento accrescere il desiderio di averti, ma per la prima volta nella mia esistenza non forzerò la tua volontà, sarai tu libera di scegliere l’amore.

Serapo ascolta queste parole che esaltano la sua bellezza, sempre a occhi chiusi allunga le mani e mette in evidenza la conchiglia. Nettuno delicatamente gliela toglie dalle mani, di scatto la fanciulla apre gli occhi e, prima che possa decidere cosa fare o dire, il dio la previene dicendole:

– Questa conchiglia, che ti ho regalato, contiene in sé i colori dell’arcobaleno ma non è questo il suo vero valore, è un oggetto senza tempo e senza spazio. È necessario che sia immersa in acqua marina che scaturisce dalle mie mani, solo allora il suo potere si rivela.

Serapo guarda affascinata la conchiglia nelle mani del dio, non ha capito bene cosa ha detto perché è ancora emozionata dalle parole che il dio le ha rivolto. Nettuno, mentre lei guarda la conchiglia, ha posto le sue grandi mani in maniera tale che formano una piccola conca al centro della quale vi è la conchiglia, poi dalle mani, come sorgente limpida, affiora dell’acqua che copre la conchiglia.

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Serapo e Nettuno – 8

A un tratto vede un leggero movimento nel mare, smette di parlare e si allontana dalla riva, e con il timore di vedere il dio uscire dall’ acqua si avvia verso la grotta, sempre girandosi a guardare il mare.  Raggiunta la caverna si ferma vicino all’appoggio dove la conchiglia emana la sua luce misteriosa, trova un sedile naturale di roccia e si siede. È ancora presto il sole non ha ancora terminato il suo percorso notturno, Serapo chiude gli occhi e si immagina le sembianze di Nettuno, può solo immaginarle perché lo ha visto sempre da lontano. Poi il suo pensiero va a Sira, lei deve conoscere bene il dio, perché non vuole parlarne? Poi si ricorda le parole della sirena: Ingenua. Non sai che le belle donne sono sempre piaciute alle divinità e quelle di Seopra: Ma sei anche un bell’ esemplare di femmina.

Femmina, donna. Questi due termini le martellano nella testa; ma lei, com’è veramente? La sua immagine le è sconosciuta, nel tempio non esistono specchi. Il suo corpo lo conosce, lo vede, lo tocca ma sempre una parte alla volta, il suo viso poi non lo vede da anni. Tutte le vestali sono delle belle fanciulle, forse anche lei è bella. Come Seopra? No, la sua amica è certamente più bella di lei. 

Con la mente assorta in questi pensieri non si accorge che il tempo passa, ad un tratto vede che la luce nella caverna è aumentata, guarda incuriosita la conchiglia pensando ad un’altra stranezza, ma capisce che la luce entra dall’ingresso verso il mare. Sarà già l’alba!

 Corre e si precipita verso l’uscita a monte, quando esce però si accorge che è solo una chiara e colorata alba, il sole è ancora nascosto.

Di buon passo si avvia verso il tempio.

La giornata nel tempio passa tranquilla per quanto riguarda le attività che Serapo deve svolgere come vestale, ma quando è sola si sente agitata e pensierosa. La presenza del dio nella sua vita è un fatto che non riesce a definire. Lei è stata sempre presente nella sua realtà, ha sempre risolto velocemente qualunque problema o avversità. Ma questa volta la realtà non è chiara, non presenta soluzioni perché non conosce i termini del problema, forse non è nemmeno un problema. Ma cos’è? La fanciulla dopo le parole di Sira ha più o meno capito perché il dio la cerca … e se lei non andasse più alla spiaggia! Ma la rinuncia al mare è troppo dolorosa. Al mare non può rinunciare, perché sarebbe anche un allontanamento da Sira, questo coinvolgerebbe anche la sua amica Seopra, così entusiasta del loro segreto. Che fare? Forse non c’è altra soluzione che “attendere che accada quel che deve accadere”. Oppure tentare con un oracolo? Ma è ancora una vestale e da sola non può eseguirlo, di certo non può chiedere aiuto alle sacerdotesse, loro sì che potrebbero. Oppure dovrebbe tentare insieme ad altre vestali, per unire le loro forze. Ma quali? Seopra, Praseo e poi chi altra?  Praseo non è così intima come Seopra, anche se la fanciulla è sembrata sempre molto disponibile, Serapo non ha mai approfondito l’amicizia e ora ci vorrebbe troppo tempo, che non c’è, per farlo e poi non sarebbe onesto.

Con tutte queste argomentazioni che fluttuano nella sua mente, Serapo raggiunge il giaciglio e si addormenta.  Per il rito di mezzanotte si sveglia calma e tranquilla, il riposo è stato salutare principalmente per la mente.

Quando ritorna nel giaciglio i suoi pensieri sono rivolti verso Seopra, domani ritorneranno in spiaggia e sarà un felice inizio della giornata. Con la speranza che anche Sira l’indomani sia presente. Serapo dolcemente si addormenta.

La mattina seguente Serapo e Seopra si incontrano molto presto, ormai per le fanciulle è un impegno serio, mentre si avviano verso la caverna si scambiano alcune confidenze.

Seopra: – Amica mia, sono proprio contenta di come procede la mia preparazione. Sono stata molto concentrata e ho avuto anche i complimenti dalla mia istruttrice. Le mie mani si sono già molto abituate a resistere al fuoco, ieri nelle prove di resistenza sono stata la più brava. Alcune fanciulle volevano resistere come me, quasi come una sfida, ma a un tratto urlando per il dolore hanno lasciato cadere in acqua le conchiglie. Le istruttrici non le hanno trattate male ma hanno ricordato loro che, se vogliono essere vestali, devono perdere qualunque istinto malvagio. L’invidia, la rivalità, lo stesso guardare le altre allontana loro dalla concentrazione e dunque dalla possibilità di conseguire il necessario allontanamento dal mondo reale che è la base della religiosità.

Quelle che hanno capito si sono tanto angosciate da piangere, poi spontaneamente sono venute da me per essere perdonate, mi hanno baciato sulla fronte e si sono inginocchiate pentite ai miei piedi. A questo punto anche io mi sono commossa, ma senza piangere, e le ho invitate ad alzarsi e ho ricambiato loro il bacio sulla fronte. Anche questo mio comportamento è stato molto apprezzato, inoltre ho capito che il loro pentimento era sincero e che il bacio che aveva dato loro era la prova del mio affetto e della mia stima.

Serapo, a queste parole si ferma, guarda l’amica negli occhi e si accorge della loro brillantezza e dello sguardo profondo, le prende dolcemente la testa tra le mani, la bacia sulla fronte, si inginocchia ai suoi piedi e, prima che l’amica possa compiere un gesto o dire una parola, dice:

– Fermati. Non ti muovere e ascolta. Tu sei più giovane di me, ma sei destinata a essere una vera sacerdotessa, lo sento. Serapo, la tua amica del cuore, è turbata da pensieri e indecisioni.

Ti ripeto, ascolta e dammi il tuo consiglio. Io quando sono sola ho la mente invasa da immagini, pensieri e non sono in grado di decidere. Le immagini sono quelle della mia felicità con te e con Sira, poi queste immagini sono sostituite da quelle del dio che ho visto a mare, e mi danno un senso di paura.  Le sue parole non mi fanno paura, anzi, dopo le parole di Sira e le tue, mi danno un senso di orgoglio e di esaltazione della mia femminilità, cosa questa che mette in crisi il mio essere vestale.

Seopra, ascoltate immobile le parole dell’amica, si inginocchia di fronte a lei e scruta i suoi occhi. Istintivamente poggia l’indice e il medio delle sue mani sulle tempie di Serapo e chiude gli occhi.

La giovane vestale non ha ancora sviluppate le capacità di chiaroveggenza, tuttavia nella sua mente si accavallano immagini varie: un serpente marino che esce dal mare, un tridente sulla spiaggia, due giganti che scuotono una montagna, ma le immagini più ricorrenti sono quelle di due amanti che si abbracciano e si carezzano con passione, la donna, anche se non è completamente visibile, somiglia molto a Serapo.

Seopra apre gli occhi e trova lo sguardo della sua amica fisso nei suoi occhi, consapevole che l’amica ha intuito il suo tentativo di comprendere. Non sa dare alle immagini viste parole appropriate. Ma sa che l’amica è in attesa di una risposta. Le prende le mani e le dice: – Io non sono ancora capace di comprendere quello che ho visto nella mia mente, è la prima volta che provo, posso solo riferirti le immagini. Se vuoi? Possiamo cercare di interpretarle insieme.

– Sono pronta. Dimmi tutto.

– Un serpente marino uscito dal mare si immobilizzava sulla spiaggia.

– La spiaggia era la nostra?

– Non lo so, era una spiaggia senza riferimenti. Ma non mi interrompere altrimenti perdo qualche immagine. Poi ho visto due giganti che muovevano dei massi, delle rocce, una montagna … Non era molto chiaro. Poi   un tridente   sulla spiaggia spezzato o coperto, non so, vedevo solo le punte.

Queste immagini si alternavano, in maniera casuale, insieme a un’altra, più ricorrente, quella di due amanti che si baciavano e si carezzavano con tanta passione. Tutto queste immagini erano avvolte da un velo azzurro, come il mare! Ora che ci penso, sì … Tutto era nel mare.

– E poi cos’altro hai visto?

– Poi niente altro. Ti ho già detto che le immagini si ripetevano continuamente come se volessero aiutarmi a capire.

Serapo rimane un poco in silenzio poi, si alza in piedi, guarda l’amica ancora in ginocchio, le poggia le mani sul capo e dice:

– Ah! Questa tua testolina! Che mente c’è dentro? Tu hai visto tutto. Alcune cose sono chiare, molto chiare altre sono coperte dal fato e sono difficili da comprendere, almeno da noi. La cosa certamente chiara è che il dio Nettuno è al centro di tutto. Sira non l’hai vista? Vuol dire che lei è fuori dal mio destino. Ma tra gli amanti la donna chi era? Com’era?

– La donna eri tu. Non l’ho vista bene perché i capelli, come i tuoi, le coprivano sempre il viso. Ma ho capito che eri tu.

– Ed ora me lo dici? Perché non prima?

– Perché anche le altre immagini hanno un significato, forse più importante di quelle chiare. Come dici tu: il fato le nasconde. Perché?

– Il segreto è nel fato stesso, amica mia. Mi sei stata di aiuto veramente. Ora so quello che devo fare, mi deve passare la paura e parlare a Nettuno. Il mio destino è segnato dal dio.

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