AUGURI con calendario

Auguri per tutti. Con i primi tre mesi del 2019.

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Prova calendario 2 – tecnica

Continuo dal precedente articolo.

Semplifico e completo la matrice.

Duplico la base per il mese di Gennaio.

Sposto la matrice sulla base.

Duplico il nome dei giorni della settimana.

Sistemo il nome e coloro in rosa il cerchio delle domeniche. Scrivo anche il mese curvo (vedasi articolo precedente).

Con lo strumento rettangolo, compongo un foglio con le dimensioni del formato A4, nel quale sistemo il calendario di Gennaio scrivendo anche il mese curvo (vedasi post precedente).

Completo Gennaio con immagini relative.

Disegnerò tutti i mesi in un prossimo articolo.

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Prova calendario – tecnica

Come augurio per il nuovo anno, provo a disegnare un calendario.

Inizio dal disegno di una spirale. Traccio un asse orizzontale per determinare la fine della spirale.

 

 

Duplico la spirale (Ctrl + D) e la rifletto orizzontalmente (H). In tal modo ottengo la seguente figura.

Prima di applicare il colore, decido dove mettere il nome del mese (nel secondo spazio della spirale in alto). Traccio una linea orizzontale.

Con i Nodi la trasformo in curva adatta alla spirale.

La duplico e sopra scrivo il nome del mese.

Selezione il mese e la curva.

Nella finestra Testo clicco su “Metti su tracciato”.

Clicco sulla scritta e con F8 e poi con il tasto in “alto”. Premendo il tasto “spazio” sposto la scritta al centro della curva.

Quindi seleziono la scritta e la sposto nello spazio che ho destinato al mese.

Coloro con due colori le spirali,

 

Con lo stesso metodo adoperato per i mesi, curvo i giorni dalla settimana (abbreviati). Sistemandoli in cerchi che seguono la spirale. Con il colore rosa distinguo i cerchi relativi alla domenica.

Provo con colori diversi per tutti i dodici mesi, cercando di rappresentare le stagioni.

Per Gennaio e Febbraio scelgo colori più scuri. Per Agosto scelgo colori del sole.

Preparo una matrice che mi servirà per tutti i mesi.

Ecco la tavola generale dello studio in prima fase.

Continua nel prossimo post

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Ancora sui Nodi – tecnica con freccette

Composizioni di superfici (vaso) e volumi (parallelepipedo in prospettiva) adoperando solo le freccette .

Il mouse servirà solo per evidenziare i nodi prima di spostarli. Basterà girare intorno al nodo con l’indicatore del mouse sulle schermo.

Linee di guida rosse, orizzontali e verticali, per localizzare il punto esatto dove posizionare il nodo.

Vaso

Disegnare un rettangolo e colorarlo. Dalla Finestra “Tracciato” > Da oggetto a tracciato. Ottenere i Nodi


Tracciare le linee guida

Aggiungere i Nodi sulle due linee orizzontali

Evidenziare i due nodi, in alto, e spostarli sulla linea guida interna con la freccetta verso sinistra. Spostare anche il terzo nodo.

Con l’indice dei Nodi rendere il segmento curvo e spostarlo sulla linea guida esterna.

Ripetere il tutto dall’altro lato.

Possiamo cambiare la forma del vaso.

Prospettiva di un parallelepipedo

Inizio con la linea di orizzonte.

Dopo aver ricavato i Nodi terminali, duplico la linea (Ctrl + D) seleziono il Nodo di sinistra (con clic sopra oppure girandoci intorno con l’indice del mouse). Con la freccetta verso il basso ottengo una linea di fuga.

Ricavo con lo stesso metodo l’altra linea di fuga.

Sempre dopo aver selezionato il Nodo estremo lo sposto verso il centro con la freccetta di sinistra. Disegno un rettangolo con il vertice all’incrocio delle due linee di fuga.

Come fatto per il Vaso trasformo il rettangolo in tracciato per avere i nodi (Tracciato> Da oggetto a tracciato).

Seleziono i due Nodi di destra.

Con la freccetta verso l’alto faccio coincidere il Nodo inferiore con la linea di fuga.

Seleziono il Nodo della linea di fuga.

Sposto il Nodo con la freccetta verso l’alto fino a far coincidere il vertice del rettangolo con la linea di fuga.

Seleziono il Nodo del rettangolo e con la freccetta verso il basso lo porto sulla linea di fuga. Ottengo in tal modo la superficie in prospettiva.

Sempre selezionando i Nodi dall’altra linea di fuga,

li porto verso l’alto e ottengo due linee di fuga che passano per i due vertici della superficie.

Ottenuti i nodi della superficie, la duplico e

dopo aver selezionato i Nodi di destra, con la freccetta verso sinistra, li sposto fino a far coincidere il Nodo inferiore con la linea di fuga.

Ho così ottenuto l’altra superficie, cioè un’altra faccia del parallelepipedo in prospettiva.

Sposto, sempre selezionando i Nodi estremi, le due linee di fuga sui vertici delle facce.

Seleziono di nuovo la faccia del parallelepipedo, la duplico

e sposto i Nodi, selezionandoli, sulle linee di fuga.

Ottengo il parallelepipedo.

Perché spostare i Nodi selezionati con le freccette e non con il mouse?

Perché con questo metodo i Nodi si spostano in verticale o in orizzontale, lasciando le linee relative con lo stesso verso. inoltre i Nodi si posizionano in maniera precisa.

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Il rudere – sedicesima parte

Dopo appena una settimana la struttura del nostro alloggio è quasi completa. Insieme a Giulia, in un momento libera dal lavoro, siamo andati a vedere i mobili da comprare. Quelli che abbiamo sono troppo grandi per la piccola struttura vicino al rudere. Conserveremo anche le nostre attuali abitazioni in quanto non riusciamo a immaginare per quanto tempo durerà la nostra vita notturna.

Il mio amico Giovanni mi ha consigliato di posizionare un grande camino al centro della struttura. Anche perché sulla strada che porta al rudere c’è un grande deposito e vendita di legname da ardere. Ovviamente le finestre avranno un doppio vetro per non disperdere il calore all’esterno .

Purtroppo non avremo energia elettrica perché il posto è piuttosto isolato e la rete elettrica è distante. Risolveremo il problema con un gruppo elettrogeno a benzina o gasolio. La rete telefonica è molto debole, adopereremo un collegamento satellitare, con relativo telefono.

Quando lo dico a Giulia del camino, lei è entusiasta. Un camino di questi tempi per noi cittadini è un’attrazione molto gradita.

Giulia vuole anche assistere al montaggio del camino. Quando entra nella struttura esclama: – Che meraviglia questo controsoffitto con pannelli color cielo.

Giovanni si è procurato un grande camino prefabbricato che coprirà con mattoni refrattari. Ovviamente per distribuire bene il  riscaldamento converrà che l’ambiente sia unico o per lo meno con minime divisioni. Il bagno, sempre su consiglio di Giovanni, sarà sistemato vicino la struttura del camino per riscaldarlo.

Quando Giovanni ci ha chiesto dove sistemiamo la camera da letto, io e Giulia siamo rimasti un attimo silenziosi. Poi Giulia, con il suo buon intuito, ha detto: – Non credo che abbiamo spazio per il letto. Questo sarà principalmente uno studio di lavoro per cui penso che un divano letto, vicino al camino, sarà più che sufficiente. Giovanni non sa che la notte siamo impegnati con l’antica famiglia del castello.

A sera, quando Giovanni è andato via, abbiamo deciso come sistemare i mobili che compreremo. Alle venti siamo andati a cena al Motel.

A mezzanotte siamo pronti per la nostra avventura. Mora ci apre il portone e ci avvisa che, questa volta, i castellani sono tutti presenti e hanno chiesto di noi quando sono tornati.

I castellani ci accolgono con affetto. Marcus e Armela si avvicinano tanto e le nostre bocche toccano quasi le loro. Evidentemente sono disposti a rendere visibile il nostro affettuoso legame.

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LAfa 32 Il castello

LAfi è al lavoro nel suo studio, quando riceve la visita di Francy insieme a Giosuè che si congratula per i disegni che vede nello studio e poi aggiunge: – Ho saputo di un castello dove vengono esposti gli arazzi di famiglia, molto decorati. Vorrei ammirarli.

Francy: – È proprio per questo che siamo venuti. Pensiamo che possa interessarti.

LAfi: – Mi interessa sì. Datemi il tempo di avvisare il mio gruppo e verremo tutti.

Giosuè: – Perfetto. Pensiamo di andarci domenica mattina, molto presto.

LAfi: – È lontano?

Giosuè: – Non molto. Sarà un’oretta di auto.

Francy: – Ci vediamo a casa mia alle sei. Va bene?

LAfi: – Per me va bene. Per mio fratello sarà un sacrificio … È un dormiglione. Ma sicuramente vorrà venire anche lui.

Francy: – Ciao e buon lavoro. Ci vediamo Domenica all’alba.

In poco più di un’ora giungono al castello ma la sorpresa è che per arrivarci bisogna salire a piedi. Il castello è molto in alto.

LAfi: – Forza ragazzi. La salita è lunga ma la gradonata è comoda. Immaginate se fosse stata una scala normale.

Gemi: – Un ascensore sarebbe molto più comodo.

Francy: Pian pianino ce la faremo. Sentite che bella aria. Lassù sarà ancora migliore. Ma Ilfi dov’è? Non lo vedo.

Giosuè: – Se ti giri lo vedi. È dietro di noi.

ILfi: – Ma avete anche la forza di parlare? Io tra poco mi siedo e mi riposo. Che maledetta scala. Perché è così allungata? Meglio una scala normale allora.

LAfi: Questa è una gradonata strutturata sul passo del cavallo. Nel medioevo era comodo salire al castello a cavallo.

Franca girandosi al ILfi: – Prova a nitrire … Potresti diventare un cavallo.

Gemi: – Buona questa.

Dopo un’altra ora, comprensiva di due riposi, gli amici arrivano al castello.

Il gruppo è ricevuto dalla castellana, una giovane principessa, in un grande salone con il soffitto molto decorato.

LAfi: – Buongiorno Principessa, siamo venuti per vedere gli arazzi di famiglia.

La castellana: Buongiorno a voi tutti. Ora il maggiordomo vi condurrà nella sala da pranzo per un rinfresco. Dopo la salita avete bisogno anche di un riposo nel salottino rosso. Dopo siete liberi di visitare il castello e la sala con gli arazzi.

Dopo il riposo, quando sono pronti  per la visita, si accorgono che Francy e Giosuè non sono con loro. Devono essersi allontanati da soli.

ILfi: – E ti pareva che Francy non studiasse il modo di evadere con il maschio di turno.

LAfi: – Ma dai, saranno andati a vedere gli arazzi.

Gemi: – Sono dello stesso parere di ILfi. Francy è una tipa che non perde tempo.

I ragazzi hanno ragione. Infatti Francy e Giosuè sono scesi nel cantina del castello, sperando di trovare un posto tranquillo, lontano da tutti.

Francy: – Stammi vicino, ho un po’ di paura.

Giosuè: – Tranquilla. Andiamo a vedere dove portano questi passaggi.

Francy: – Sì, ma andiamo in quello illuminato. Questo buio mi preoccupa.

LAfi con i compagni vanno a vedere gli arazzi. Sono molto belli e hanno dei motivi decorativi quasi moderni perché dalle forme astratte.

LAfi decide di copiare sul suo blocco di appunti grafici alcuni di quelli più interessanti. Potranno ispirare alcuni suoi prossimi disegni o anche decorazioni per le sue sculture.

Mentre lei disegna, Gemi e ILfi, nascosti dietro gli arazzi, corteggiano Franca a parole e  con le mani.

Franca: – Non mi sembra che il posto sia adatto alle vostre intenzioni. Non vi pare?

Gemi: – È solo una prova della tua sensibilità a noi due.

ILfi: – Ora possiamo anche smettere. Abbiamo capito che ci stai.

Franca: – Ancora non lo so. Poi vedremo.

Giosuè e Francy raggiungono la fine del passaggio illuminato, ma trovano una sorpresa inaspettata.

Francy: – Aiuto. Ma dove siamo capitati?

Giosuè: – Non avere paura, sono solo scheletri innocui.

Francy: – Andiamo via. I morti mi hanno sempre fatto paura.

Giosuè: – Un momento, fammi vedere bene. Sembra che siano stati personaggi molto alti. La storia dice che nel medioevo gli uomini non erano molto alti. Forse era una dinastia che veniva dall’Europa del nord.

Francy: – Devi aver ragione perché anche la principessa è molto alta. Ma ora andiamo via. Non resisto a questo spettacolo funebre.

Passano un paio d’ore ma Giosuè e Francy, ancora non sono tornati. I ragazzi preoccupati vanno a parlare con la principessa. Mentre sono a colloquio, arrivano i due scomparsi.

Anche la sala del trono è decorata con pannelli che hanno motivi simili ai disegni degli arazzi. La differenza è che quest’ultimi sono scolpiti a bassorilievo.

Salutata la principessa, i ragazzi ridiscendono la gradonata, questa volta comoda e veloce.

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La favola di Lucilla

La mia passione per il mare, in particolare per i delfini è iniziata da bambina. Quasi certamente per le immagini di un quadro, nel soggiorno di casa, che rappresentava le evoluzioni dei delfini in un limpido e trasparente mare. Anche il fondo marino, ricco di vegetazione e di piccola fauna, arricchiva la composizione.

Mio padre appassionato sub mi aveva insegnato ad amare il mare. Già a cinque anni, con una mascherina adattata alla mia testolina, ero una piccola e brava sommozzatrice. Nuotavo meglio sott’acqua che in superficie dove avevo non poca difficoltà al galleggiamento. Al mio settimo compleanno ebbi come regalo una collanina con una medaglietta d’argento a forma di delfino, che ancora oggi cinge il mio collo. Ora ho anche tatuato sul braccio destro un delfino con la testa in alto e su quello sinistro lo stesso delfino capovolto. Come se volessero rappresentare una capriola, insieme a quello al collo.

Da quattro anni sono addetta alla vasca dei delfini. I miei compiti sono diversi, vanno dal presentare al pubblico i simpatici animali e fare piccoli spettacoli giocando insieme a loro. Oltre a tenere pulita la vasca e accudire i quattro delfini. Uno di loro, il più giovane ultimo arrivato, è il mio preferito per la sua giocosa allegria. Quando scendo in acqua lui mi è sempre vicino e approva con leggeri fischi tutte le mie iniziative.

Cercando di imitare i suoi sibili, gli ho dato un nome: due fischi lunghi e uno breve. Che tradotto potrebbe essere Luciano, il nome di mio padre. Quando la mattina mi avvicino alla vasca e lo chiamo, ovviamente con i fischi, lui mi saluta con due giravolte consecutive fuori dall’acqua e mi viene incontro sul bordo della piscina, ripetendo più volte il mio richiamo. Mi sporgo e strofiniamo i nostri “musi”, in un saluto affettuoso.

I compagni di lavoro hanno arricchito il mio nome chiamandomi “Lucilla la delfina”.

Per raggiungere al più presto il mio posto di lavoro ho preso in affitto un miniappartamento molto vicino. Dal mio balconcino vedo il mare e i delfini della vasca, quando saltano nelle loro evoluzioni.

Sono passati alcuni mesi e il mio amico marino è cresciuto, ora è un bell’esemplare.

La nostra amicizia è diventata per me una necessità esistenziale. Anche di pomeriggio tardi, quando la struttura chiude, rimango con lui fino al tramonto. Le nostre carezze sono diventate più continue e direi approfondite. Passiamo molto tempo vicini. In vasca indosso le pinne per potermi muovere più veloce e per seguire le sue evoluzioni sott’acqua.

Fuori dall’acqua le sue capriole ultimamente si sono modificate. Usa la lunghezza della vasca per prendere velocità e dopo un giravolta in aria, cambia direzione e va più in alto possibile. Ho l’impressione che stia studiando una traiettoria più complessa.

Quando ha finito di allenarsi l’ho chiamato istintivamente Luciano, dimenticando i fischi. Con sorpresa  ho notato che aveva compreso l’appellativo. Infatti si è avvicinato ripetendo i due fischi lunghi e quello breve, come per dirmi che aveva capito il suo nome. Che animale intelligente!

 

Una sera poco prima del tramonto ho compreso a cosa servissero i suoi esercizi nella vasca.

Con stupore l’ho visto volare verso il mare. La vasca è abbastanza vicina alla riva. L’ho raggiunto con una certa difficoltà, perché ho dovuto superare la rete di confine della struttura.

Mi aspettava vicino alla riva e quando sono arrivata i suoi gridolini sembravano di gioia. Ma io ero molto preoccupata e l’ho redarguito aspramente, indicandogli di rientrare nella vasca. Con meraviglia l’ho visto, dopo una rincorsa tra le onde, ritornare nella piscina.

Non capisco come faccia a capire le mie parole, ma ho anche l’impressione che mi risponda, modulando i suoi fischi.

Il salto a mare, quando il tempo è bello e  se c’è la luna che illumina il nostro incontro, ormai è diventata un’abitudine. La sera quando esco dalla struttura mi avvio verso la spiaggia. Lui, saltando  vede quando mi accingo a scendere in acqua e mi raggiunge.

Sento in me nascere un sentimento verso il mio amico delfino che non riesco a definire, intontita dalla nostra vicinanza, dalle carezze e dai baci che ci scambiamo continuamente. Potrei definirlo amore ma la parte logica della mia mente preferisce chiamarlo affetto.

Non avevo mai provato a immergermi nel mare di notte. Se il cielo è stellato e magari con la luna, fino a dieci metri e anche di più l’acqua possiede una luminescenza meravigliosa, arricchita dalla sua stessa natura trasparente e colma di magici riflessi. Il fondo marino appare in tutta la sua sbalorditiva bellezza di colori e contribuisce alla mia frastornata felicità.

Ecco è così. Sono felice quando sono con lui ma anche quando non lo sono, perché sento in me la sua piacevole presenza.

Un giorno, alle prime luci dell’alba quando siamo pronti per ritornare a riva, mi accorgo di aver perduto le pinne e sento una strana sensazione alle gambe. La maschera che ho sul viso mi dà fastidio e la tolgo. Quello che noto è lo strano aumento della velocità, nuoto veloce quasi come il mio amico. Mi fermo. Guardo indietro dove l’ho lasciato e mi accorgo di non avere più le gambe, dalla vita in giù il mio corpo è diventato quello di un pesce, ricoperto da piccole squame verde scuro che brillano nel blu dell’acqua … Sono diventata una sirena.

Anche lui si è accorto del cambiamento e lo festeggia girandomi velocemente intorno e infilandosi sotto al mio corpo, spostandolo verso l’alto. Io festeggio in maniera diversa, quando posso mi attacco con le mani alle sue due pinne inferiori e mi lascio trasportare. Peccato che senza gambe non posso più cavalcarlo. Ho tentato anche di imitarlo facendo una capriola in aria ma ancora non riesco a prendere un forte slancio per cui raggiungo un’altezza minima, appena fuori dall’acqua. Forse ancora non riesco a controllare bene la mia coda.

Il sole intanto ha superato l’orizzonte ed è necessario ritornare verso la vasca. Un pensiero mi preoccupa. Come farò a tornare sulla terraferma?

Mentre ci avviciniamo alla spiaggia, il pensiero è diventato un incubo. Dovrò rimanere a mare? Cosa sarà della mia vita da femmina umana?

Non sono in grado di saltare nella vasca e anche potendo non posso presentarmi come sirena. Il mio compagno invece non mi sembra per niente preoccupato, continua allegramente a girarmi intorno pronunciando gridolini di allegria.

Quando siamo a pochi metri dalla riva, sento la sabbia sotto i piedi. Sì! Ho di nuovo le gambe.

Mentre lui salta verso la vasca, libera da preoccupazioni corro felice lungo la riva.

La giornata di lavoro non mi distoglie per niente dall’accaduto, sempre presente nella mia mente. Oggi ci sono molti spettatori e i delfini, quasi consapevoli, si impegnano molto. Principalmente nel gioco con la palla che tengono in equilibrio sul muso. Hanno anche imparato a passarsela tra loro e spesso la tirano anche a me. Quando non riesco a restituirla  con una testata, la prendo con le mani e la rimetto in gioco. Ma lo spettacolo più gradito al pubblico è sempre quello delle capovolte in aria con la partecipazione di tutta la squadra.

A un tratto mi sento sollevare in aria e sono lanciata già in rotazione per una capriola. Quando riaffioro dall’acqua sono accolta con un lungo ed entusiasta applauso del pubblico.

È stato il mio amico. Che matto! Forse ha dimenticato che al momento non sono più una sirena.

Ma dopo l’applauso mi distendo sull’acqua e faccio un cenno con la mano al mio compagno. Lui intuisce e mi fa ancora volare.

Questa volta mi ha lanciato molto più in alto. Come fossi una tuffatrice, allargo le braccia avvicino le gambe e tento una doppia capriola. Non mi riesce proprio perfetta ma, come prima volta, sono soddisfatta. L’applauso si ripete ancora più a lungo.

 Non riesco bene a rispondere alle domande dei miei compagni di lavoro. Posso solo dire che l’iniziativa della capriola è stata del delfino. Il che poi è vero. Ma loro non sono soddisfatti e continuano l’interrogatorio. Per tergiversare non mi rimane che sorridere e scherzare sull’argomento.

Quando la struttura chiude mi avvio verso spiaggia. Dopo poco arriva il mio compagno che mi ha visto saltando dalla vasca.

Non ho le pinne e nemmeno la maschera, perdute il giorno prima. Con un po’ di nostalgia, mi accingo a scendere a mare. Quando sollevo i piedi per iniziare a nuotare, il prodigio si ripete.

Sono di nuovo una sirena.

Stasera c’è il plenilunio, sott’acqua c’è una luce meravigliosa che mette in risalto colori e trasparenze del mondo marino. I piccoli pesci che avevano paura quando ero una donna ora mi sono intorno e nuotano insieme a me.

Mi accorgo che non ho bisogno di respirare con le vie aeree, forse devo avere in qualche parte del corpo le branchie. Ormai sono anche un pesce.

Dopo aver scorazzato sul fondo del mare, insieme al mio amico entriamo in una grande caverna sotterranea illuminata da alcune alghe fosforescenti. Anche i pesciolini ci seguono.

Dopo aver esplorato la spelonca, sono stanca e decido di stendermi sul letto di alghe. Abbracciata al mio compagno, mi addormento profondamente.

Quando mi sveglio ricordo il sogno che ho fatto. Ormai vivrò per sempre nella speranza che si realizzi la fantastica visione.

Il mio amico delfino, per un altro prodigio, era diventato un uomo.

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