Strani giorni

Ieri sera ho fatto molto tardi.

Apro gli occhi, mi sento riposato. Mi giro verso il comodino per vedere l’ora. La sveglia non c’è. Guardo dall’altro lato per vedere se è sul comodino di mia moglie. La sveglia non c’è … Non c’è manco il comodino e … Nemmeno mia moglie.

Mi metto seduto e mi accorgo che il letto non è quello matrimoniale ma è singolo.

Rimango pensieroso. È tutto così strano. Forse sto sognando.

Dai listelli della persiana entra luce, devo controllare l’ora.

Mi alzo e cerco nella tasca interna della giacca lo smartphone. Strano ma c’è. Lo accendo, sono le otto.

Chissà se l’ora è esatta.

Ancora in pigiama, vado in bagno poi in cucina.

Il sogno continua.

Gli apparecchi del bagno li ricordavo rosa, invece sono azzurri. I mobili della cucina sono rossi, non bianchi.

Sembra tutto diverso ma … Un dubbio mi sovviene.

Corro nel bagno. Mi guardo nello specchio.

Sì, sono io.

Sospiro contento, ma è anche strano pensare tanto in un sogno.

Mi vesto. Mi preparo un caffè, inzuppo i soliti biscotti.

Scendo nel garage. La macchina è la stessa. Apro lo sportello, mi siedo al posto di guida,

Il cruscotto è diverso.

Al centro del volante leggo che la marca dell’auto è la stessa. Riguardo, con attenzione, il cruscotto ha più oggetti della mia. Deve essere un modello recente. Anche il navigatore mi sembra più sofisticato. Lo accendo e mi accorgo che ha gli stessi percorsi dell’altra auto.

Tra i percorsi programmati vedo quello che mi interessa: Ufficio. Lo tengo programmato per ritornare dal mio girovagare per seguire i cantieri della ditta per cui lavoro.

Seguendo le istruzioni inizio a guidare. La strada mi sembra la solita anche se i nomi non li riconosco. Ma, pensandoci bene, forse non li ho mai guardati tanto da memorizzarli,

Il viaggio dura una mezzora. L’arrivo è all’ingresso di un garage. Entro, parcheggio l’auto e mi dirigo verso un ascensore.

Da una auto arrivata in quel momento, scende una ragazza con i capelli rossi legati a coda di cavallo. Mi sorride e mi saluta così: – Buongiorno ingegnere. Anche lei stamattina è un po’ in ritardo.

Continua a parlare ma non riesco a seguire bene quello che dice, perché sono sorpreso.

Che sogno strano. Sono rimasto anche … Ingegnere.

Sono fortunato. La ragazza prende l’ascensore, la seguo. Chissà che ruolo ha? Non oso chiederlo.

Attendo che lei prema il pulsante del piano. È il secondo. Al primo l’ascensore si ferma ed entrano due persone. Una donna non tanto giovane e un giovanotto biondo.

– Buongiorno ingegnere. – mi salutano quasi all’unisono, poi aggiungono – Ciao Laura.

Questa volta rispondo: – Salve.

Qua sono un personaggio più famoso. Devo avere un ruolo importante.

Al secondo piano Laura esce dall’ascensore, la seguo con la speranza che sia il piano dove lavoro.

La fortuna mi aiuta. Sulla seconda porta del corridoio noto una targhetta bianca “Ing. Aldo Leopoldone”.

Altra sorpresa? Anche il mio nome e cognome sono rimasti uguali.

Mi fermo alla porta, la ragazza mi dice: – Buon lavoro, ingegnere.

– Ciao Laura, buon lavoro anche a te. – rispondo. Lei prosegue lungo il corridoio.

Apro la porta. Nella stanza non c’è nessuno. Vicino alla finestra vedo una scrivania piena di fogli, oggetti vari, due telefoni e un computer.

Di sicuro è la mia postazione di lavoro. Mi siedo alla scrivania e accendo il computer per aggiornarmi sulla nuova situazione. Suona uno dei due telefoni. Rispondo.

– Ingegnere dovrebbe andare, al più preso, ai cantieri di via Tasso e di via Manzoni – mi comunica una voce sconosciuta. Dal tono credo che sia un dirigente. Non mi ha nemmeno salutato.

– Va bene. – rispondo.

Scendo al garage, prendo l’auto e con l’aiuto del navigatore raggiungo il cantiere di via Tasso e poi mi sposto a quello di via Manzoni. Nel primo si è bloccato il monta carico e bisognerà sostituirlo.

Nel secondo il problema è più complesso. I ferri da posizionare in due casseforme risultano, per errore, più lunghi. Per riproporzionarli e verificare anche la distanza delle staffe, perdo molto tempo.

 

Ritorno nel mio ufficio e con il computer mi aggiorno sugli altri cantieri. All’una pranzo alla mensa aziendale.

Anche di pomeriggio continuo l’aggiornamento. Sono stanco la giornata è stata piuttosto laboriosa.

Dopo cena, mi corico e mi addormento quasi subito.

Suona la sveglia con un bip-bip sommesso invece del solito squillo.

Sento un corpo che si avvicina, una mano che palpa e carezza la mia spalla. Mi giro, alla fioca luce che entra dalla persiana, vedo una donna bionda con i capelli lunghi. Non è mia moglie. Lei ha i capelli corti e di color castano.

Le carezze continuano, la sconosciuta chiaramente ha voglia d’amore. Rimango interdetto, non mi sento disponibile al tradimento ma, molto più esperta della mia consorte, lei riesce nel suo intento. Quando finisce, sono anche soddisfatto del rapporto.

Dopo un’abbondante colazione, mi preparo per andare al lavoro. Ma la bionda mi guarda e, con ironia, mi dice: – Ma che fai? Oggi è sabato. Ho notato che stamattina, a letto, eri strano … Non mi dire che l’amore comincia a farti uno strano effetto. Ancora non sei vecchio.

La mia attuale compagna è molto allegra.

Anche con un buon pranzetto, da lei preparato, la giornata si presenta tranquilla.

È sera, sono a letto.

La bionda dorme … Io penso.

Domattina come e dove mi sveglierò?

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Covid

I molti pianeti della Federazione avevano una costituzione indipendente, ma ora era necessario una riunione federale per salvare, da un’invasione, un pianeta estremo della federazione. Conquistato da una nuova civiltà arrivata dai confini dell’universo conosciuto ma mai esplorato. La decisione presa fu quella di eliminare gli invasori con un virus da inviare sul pianeta occupato. in considerazione che la loro costituzione fisica era abbastanza simile agli abitanti della federazione.

La guerra, compresa quella batteriologica, era stata eliminata da molto tempo.

Wertx entrò nel vecchio laboratorio per cercare un virus con caratteristiche specifiche:

– Rapida diffusione per evitare possibili interventi sanatori.

– Mortale per eliminare gli invasori.

– Decadimento totale entro quindici giorni. Per la possibilità di ripopolare la comunità senza correre pericoli di contagio.

Quando uscì dallo spazio-tempo si accorse di essere in una zona dell’universo a lui sconosciuta. Nemmeno il navigatore stellare riusciva a localizzare la località.

Cercò di capire cosa fosse successo, attraverso un’analisi dell’ultimo percorso effettuato dal navigatore.

Ricerca inutile perché l’unica risposta del navigatore fu solo l’enorme distanza percorsa nello spazio-tempo. Doveva trovarsi ai confini dell’universo o forse addirittura in un altro universo.

L’unica soluzione possibile era quella di ritornare alla base di partenza del suo pianeta. La risposta sul percorso di ritorno non gli fu data dal navigatore ma dal computer di bordo “il navigatore ha perduto le coordinate di base e non è in grado di programmare alcuna destinazione”.

Doveva essere capitato in una zona molto lontana dalla sua galassia. Guardò ancora il navigatore, l’unico dato visibile erano le coordinate, a molte cifre, della nuova posizione.

Cercò, con l’ingrandimento dello schermo, di esplorare il posto dove era capitato.

Alcuni pianeti compivano una rivoluzione intorno a una stella di media grandezza. Ingrandì ancora l’immagine per visualizzare da vicino i pianeti. Solo uno, quello della terza orbita, sembrava abitato. Decise di avvicinarsi molto per rendersi conto del grado di civiltà degli abitanti, in modo da poter relazionare al suo ritorno sul pianeta madre.

Un problema complicò la situazione, l’astronave iniziava un avvicinamento alla stella del nuovo sistema, attratta dalla forza gravitazionale della stessa. Il computer calcolò il tempo finale della collisione con la stella. Tuttavia, c’era tempo per trovare una soluzione. Con analisi della stella il computer ingrandì il pianeta abitato, quello della terza orbita. Se la civiltà fosse evoluta avrebbe potuto aiutarlo a riparare il navigatore.

Con il navigatore fuori uso, solo con una manovra manuale poté indirizzare l’astronave verso il pianeta.

Arrivato nelle vicinanze, il computer di bordo rilevò molti oggetti che orbitavano intorno al pianeta, l’astronauta cercò, nelle antiche schede del computer, un programma per evitarli. Nei pianeti della zona dell’universo di provenienza non esistevano satelliti orbitanti, eliminati da molto tempo, perché i viaggi nello spazio-tempo avevano sostituito completamente il sistema di navigazione.

Mentre il computer elaborava il vecchio programma, un’improvvisa esplosione distrusse l’astronave.

Tre contenitori bianchi del virus precipitarono sul pianeta in tre località diverse.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato | Lascia un commento

LAfi 36 – La scultura 3

Insieme ad Artur e Paola, i due ragazzi inglesi che studiano arte all’Accademia, LAfi decide di partecipare a una mostra di grandi sculture, organizzata dal direttore del museo. La mostra sarà allestita all’aperto e le opere migliori saranno premiate. Partecipano alla riunione anche ILfi e Francy-

La scultura è molto grande e bisognerà trovare un mezzo di trasporto speciale.

Con l’aiuto economico dei genitori LAfi, fitta un grande camion con doppio rimorchio, scortato anche dalla Polizia Stradale. Anche lei in moto segue il trasporto. ILfi accompagna con l’auto Francy e i due ragazzi inglesi.

Quando il trasporto giunge al luogo dove verranno esposte le opere, l’opera della LAfi ha problemi sia per entrare nel recinto che deve essere in parte smontato, sia per collocarla al posto assegnato dal curatore della mostra. Occorrono tre gru per la grande opera.

Con i voti della giuria e con quelli del pubblico invitato a partecipare alla votazione, viene assegnato il primo posto all’enorme scultura, molto apprezzata per la sua possibile visita all’interno. Una piccola coppa dorata viene consegnata alla LAfi dal direttore della mostra. La coppa è una copia di quella alta circa un metro e ottanta che, coerente con le grandi sculture, le verrà data alla fine della cerimonia.

Una foto ricordo conclude la cerimonia.

Insieme alla grande coppa viene consegnato anche un carrello per il trasporto.

ILfi con la sua piccola utilitaria fa da trasportatore sulla strada del ritorno. LAfi, con la moto, fa da scorta.

La grande coppa viene sistemata sotto la pensilina che ospitava la scultura. Ormai vuota perché l’opera resterà in esposizione nel parco della mostra.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato , | Lascia un commento

LAfa 37 – Dopo un anno

ILfi, lasciato dalla Bionda, cerca di trovare una nuova compagna. Ma non riesce a togliersi dalla mente le avances di Francy. Decide di andarla a trovare per una soluzione.

Quando arriva davanti al cancello della casa, Francy sta uscendo.

– Ciao Francy. – le dice, fermandola.

La ragazza non risponde, si avvicina e lo bacia sulle guance.

ILfi, sorpreso e contento, sente una forte attrazione per la ragazza dimenticando il problema nella sua mente: – Cercavo proprio te.

Francy: – Ma guarda caso, anch’io ti cercavo – si avvicina molto a ILfi.

Lui le prende le mani. Il contatto lo esalta e così si dichiara: – È un po’ di tempo che non ci vediamo. Mi sono accorto che non vederti mi rattrista. Possiamo trovare una soluzione insieme.

– Certo che possiamo. Basta solo frequentarci spesso. Per iniziare a stare insieme, vieni entriamo in casa.

Entrano in casa. ILfi immagina “tutto” ma in casa c’è Gemi.

Gemi con ironia: – Che velocità. Già di ritorno?

Francy: – Mi fai un piacere? – dice a Gemi.

– Sì. Dimmi.

– Puoi andare tu a ritirare i vaglia? Noi dobbiamo parlare, anzi chiarirci.

– Certo. Ho anche la delega. Finalmente l’utilizzo.

Nella mente del ILfi si riaccende la speranza del “tutto”.

Il ragazzo di LAfi si precipita nello studio, dove lei sta lavorando, per comiunicarle una notizia importante:

– Ho vinto il concorso come progettista disegnatore della casa di moda Harrisoth VI.

– Che notizia favolosa. Quando partirai per Londra?

– Non è a Londra. È una succursale in Australia.

– In Australia? Così lontano. Quando parti?

– Al più presto. Ho quindici giorni di tempo ma devo trovarmi anche una sistemazione sul posto.

Quando le due amiche apprendono la notizia, vanno a trovare LAfi.

Prima: – Raccontaci tutto.

LAfi – Tutto? Ho poco da dire. Ha vinto il concorso per disegnatore di moda ed è partito per l’Australia.

Seconda: – Questo lo sapevamo già. È il resto che ci interessa.

LAfi: – Il resto? Cioè?

Prima: – Come siete rimasti? Quando torna?

LAfi: – Ho capito. Quello che vi interessa è come siamo rimasti? Male e bene. Male perchè non abbiamo deciso nulla sul nostro rapporto. Da convivente è sparito. Bene perché ci siamo lasciati liberamente … liberi. Almeno questo ha detto lui. Non sa nulla sul tornare. La distanza è notevole.

Seconda: – Mi sembra che hai preso la sua decisione con serenità. Ti vedo tranquilla.

Prima: – Meglio così.

Le due amiche continuano con altri argomentazioni. Alla fine si alzano per andare via ma, una volta in piedi, parte una loro iniziativa.

Prima: – Eravamo venute per consolarti ma penso che … Siamo ancora in tempo.

LAfi: – Ma che fate? Questa non mi sembra una consolazione. Smettetela e andate via.

Le due amiche ridono divertite e salutano LAfi: – Ma noi pensavamo …

LAfi: – Pensavate male.

Prima: – Che divertimento?

Seconda: – Ma tu non eri gelosa? Hai cambiato atteggiamento?

Prima: – Non so cosa è successo. L’amicizia con lei mi tranquillizzava.

Seconda: – Mi fa piacere, perché non credo che sia finita qui. Anche lei ci tiene molto a noi. E chissà. Io ci tenterei ancora.

Prima: – Dici?

LAfi, dopo la proposta rimane pensierosa. “Ma come è venuto loro in testa? Per chi mi hanno preso? Già per loro è normale. Sono amiche sincere e forse pensavano veramente che avessi bisogno della loro consolazione … altro che consolazione. Spero solo che non si siano offese dalla mia reazione, ci tengo alla loro amicizia. All’inizio delle carezze pensavo che scherzassero e cominciavo a divertirmi ma poi … è meglio che me ne dimentico”.

 

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Fumetti | Contrassegnato | Lascia un commento

La sfera

Ultimo racconto della serie “solidi geometrici”.

Samanta riceve una raccomandata dalla A.S.P.A. Agenzia Spaziale Prove Astronave. È un invito a presentarsi per valutare l’addestramento, appena terminato, e l’eventuale collaudo di una piccola astronave. Nella busta sono inseriti anche i biglietti per il viaggio in treno e poi in aereo per Berlino. C’è anche una prenotazione per un hotel.

L’arrivo in un hotel le sembra strano e ne parla con il padre, capitano in pensione.

– Io sono stato nell’Esercito e non conosco le Agenzie Spaziali, ma credo che se è un nuovo modello di astronave, infatti “piccola” potrebbe confermarlo, il segreto del collaudo e della località dove avverrà mi sembra obbligatorio. Lo spionaggio è sempre presente. – è la risposta del padre.

A Berlino scende dall’aereo, prende un taxi. Dà il nome dell’hotel, ma deve prendere la prenotazione per vedere l’indirizzo perché il taxista non lo conosce.  Per fortuna lei parla bene il tedesco perché  nata Bolzano. Con l’aiuto del navigatore, riescono a trovare l’indirizzo che appare anche errato sulla prenotazione. Arrivano all’hotel di sera perché è situato in una zona di campagna isolata e molto lontana da Berlino

Alle otto di mattina riceve una telefonata che le comunica l’arrivo di un auto che verrà a prenderla.

L’auto, condotta da un strano autista, giunge vicino a una fattoria abbandonata. Quando entrano, l’autista con un telecomando fa scorrere una parete, dietro la quale appare un ascensore.

Nell’ascensore Samanta chiede: – Ma l’astronave non è in superficie? Perché è sotto terra?

Non ricevendo nessuna risposta, guarda con attenzione l’uomo. La faccia e le mani sono grigie. È impassibile e silenzioso. Lei ha l’impressione che sia un robot.

Nel sotterraneo, dove si è fermato l’ascensore, Samanda vede la piccola astronave. È una sfera grigia trasparente, al centro un volume rosso termina con una piattaforma. Due dischi dentellati azzurri sono, come due poli, all’estremità superiore e a quella inferiore. Da quest’ultima fuoriesce una rampa di accesso che passa attraverso un settore della sfera aperto.

Il robot da come parla, le conferma di essere un robot: – La sfera ha percorsi programmati. L’unico comando, visibile nel blocco centrale serve per raggiungere una superficie o allontanarsi da essa. Sempre nel blocco, in uno sportello apribile con il comando rosso, troverai una tuta e un casco. La tuta devi indossarla prima di partire, il casco l’indosserai solo in caso di emergenza.

Indossata la tuta e individuati i comandi, Samanta fa decollare la sfera che, attraverso un varco apertosi nel soffitto, raggiunge il cielo.

La pedana rossa possiede una regolare forza di gravità. Il movimento della sfera è tanto veloce quanto impercettibile. Dopo due orbite terrestre l’astronave punta verso lo spazio. Il colore grigio della sfera diventa verde ma rimane sempre trasparente. Improvvisamente ha appena il tempo di accorgersi di una forte accelerazione del movimento che tutto diventa buio e lei perde coscienza.

Quando ritorna in sé,  la prima cosa che vede sono due soli che illuminano un pianeta verde. La piccola astronave si dirige proprio verso il pianeta. Anche se giovane, la preparazione teorica e pratica di Samanta è molto approfondita. Appare entusiasta dell’esperienza che sta provando. Ora conosce anche la perdita di coscienza. È a conoscenza di studi e di esperimenti, nei laboratori spaziali terrestri, riguardo proprio la perdita di coscienza dovuta all’avvicinamento alla velocità della luce.

Decisamente la sfera ha una tecnologia molto migliore delle astronavi terrestri. La pedana con la forza di gravità e la velocità vicina a quella della luce sono ancore allo studio teorico sulla Terra.

Samanta continua porsi  domande. Due soli? Deve essere in un spazio dell’universo molto lontano dal sistema solare. Quanto tempo è durato il viaggio? Quale è il tipo di propulsione?

Che sia un dispositivo che adopera l’energia cosmica, ovvero la gravitazione universale che fa muovere galassie, stelle e pianeti? Anche quest’ultima ipotesi è avallata da una recente teoria elaborata da un giovanissimo scienziato italiano, tanto contestata dal mondo scientifico “Muoversi nello spazio sfruttando la forza di gravità delle stelle e dei pianeti più vicini al veicolo spaziale”.

Quando la sfera è in orbita intorno al pianeta verde, si accorge che molte altre sfere la circondano. Lentamente tutte si allineano per eseguire la discesa sul pianeta verde.

 

In due sfere che sono vicine alla sua, vede nell’interno esseri non umani ma che posseggono caratteristiche simili, come la posizione eretta, due gambe e due braccia. La maggiore differenza è nella testa.

Mentre è assorta a scoprire la nuova realtà, Dal blocco centrale sente una voce. Il primo linguaggio le è sconosciuto, anche il secondo le appare diverso ma sempre incomprensibile.

Il terzo, in due parti, le chiarisce la realtà:

– Benvenuta sul pianeta. Il nostro popolo si estinto in pochi decenni, prima che potessimo trovare una soluzione completa all’inquinamento e alla distruzione della natura. Abbiamo affidato all’intelligenza artificiale la soluzione. L’ha trovata nel ventennio successivo ma intanto il pianeta era diventato disabitato. Ora la natura è rigogliosa e il pianeta è diventato di nuovo abitabile.

– Sono l’intelligenza artificiale. Ho scelto, da più pianeti abitati, alcuni esseri per ripopolare il pianeta.

Anche se vi è sembrata una costrizione, non lo sarà per sempre.

Scelto con opportuna ricerca, così come è stato per tutti voi, arriverà un vostro simile di sesso opposto con il quale potrete ripopolare il pianeta. Quando i vostri figli diverranno autosufficienti, se vorrete potrete tornare al vostro pianeta di origine.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

Il cilindro

Era domenica e una splendida mattina primaverile, Alberto sulla sdraio aveva appena iniziato a leggere  un romanzo horror, quando si accorse che, proprio di fronte a lui, qualcosa lo distraeva.

Nel prato del giardino avveniva uno strano fenomeno. Colori brillanti che si intersecavano tra loro in una nuvola a forma sferica.

Posò il libro sulle ginocchia e vide la sfera trasformarsi in un cilindro, racchiudendo in sé l’arcobaleno di moltissimi colori.

Quando il cilindro si posò sul prato la sua superficie divenne grigia.

Pochi isolati più in là dalla casa di Alberto, Sandra prendeva il sole sul suo lettino da spiaggia, sistemato nel giardino.

Indossava un costume due pezzi. Volentieri avrebbe preso il sole nuda o in topless ma aveva un vicino “guardone” che l’osservava dalla mattina alla sera.

Completava “il paesaggio marino” un grande ombrellone rosso e giallo.

A pochi metri da lei, vicino al grande pino, apparve la stessa nuvola piena di colori vibranti.

La visione si completò con il cilindro grigio.

Sandra ebbe paura, era sola e si ritirò immediatamente in casa per telefonare al compagno e comunicargli l’accaduto.

Alberto, al contrario, si avvicinò al cilindro per capire cosa fosse. Quando aveva visto i colori, aveva pensato ad alcuni riflessi prodotti da qualche fenomeno del cielo, forse un aereo a reazione o una specie di aurora boreale anche se impropria nella sua zona.

Il cilindro era di fronte a lui. A mente cercò di calcolare le sue dimensioni. L’altezza era quella di una ringhiera, novanta o al massimo cento centimetri. La larghezza, più o meno la metà dell’altezza.

Sandra sbirciava dalla finestra il cilindro grigio, su richiesta telefonica del compagno che appariva piuttosto scettico sul racconto.

– Eccolo, lo vedo bene. È li sul prato vicino al pino. No. Non è una mia fantasia. Credimi. – erano le parole di Sandra che cercava di convincere l’ignavo che, di carattere allegro, ironizzava divertendosi.

Alberto aspettava che succedesse qualcosa, ma nulla accadde.

 

Considerò lo strano oggetto non pericoloso e allungò anche la mano per toccarlo. Sorpreso e meravigliato la ritirò subito. Il cilindro era inconsistente, la sua mano aveva formicolato quando era dentro al nulla.

Lo strano fenomeno, in un solo giorno, divenne pubblico.

Laconico e sommario fu il comunicato attraverso la radio e la televisione. Anche le notizie diffuse, attraverso internet, dagli istituti di ricerca scientifica non esprimevano opinioni chiare. Il fenomeno era completamente sconosciuto e le ipotesi sulla suo origine staziarono dalla fantascienza al pericolo di presa di potere da parte di una potenza mondiale, al momento sconosciuta.

Il comunicato ufficiale della maggioranza dei governi mondiali fu stabilito con un breve accordo e così era formulato:

“ Il fenomeno dei cilindri apparsi in un primo tempo in giardini privati si è poi esteso nei palazzi di potere. Dalla stanza dei sindaci, dei governatori, dei presidenti di stato e quelle di tutti i regnanti. Al momento non sembra che possano nuocere. Comunque i cilindri delle stanze di potere sono vigilati dalle forze dell’ordine e dall’esercito, pronti a intervenire all’occorrenza.  I cilindri dei giardini privati sono sorvegliati da squadre motorizzate in continuo movimento.

La situazione è sotto controllo in tutto il pianeta.”

Alberto continuava la sua indagine privata. Quando la squadra di sorveglianza si allontanava tranquillizzata dal suo rapporto quotidiano, iniziava vari semplici esperimenti. Inseriva nell’interno del cilindro vari materiali annotando, ma tenendo al momento  segreto le reazioni. Aveva scoperto che gli oggetti metallici uscivano dal cilindro con una temperatura superiore a quella posseduta all’ingresso. La temperatura variava secondo il tipo di metallo.

Gli oggetti di legno, di plastica e di materiale organico non avevano alcuna reazione. La loro temperatura non variava nel cilindro. Le sue mani continuavano a formicolare, mentre i piedi non avevano alcuna reazione, così come gomiti e ginocchi.

Dopo una settimana nulla era cambiato. Le notizie dal mondo erano sempre le stesse, variavono solo le ipotesi, alcune fantasiose altre ironiche.

Alberto, pronto a tutto, decise di provare un esperimento particolare, inserire la testa nel cilindro.

L’indomani mattina, appena la squadra di sorveglianza si allontanò, Alberto si inginocchiò vicino al cilindro e, senza timore, introdusse la testa.

Per alcuni secondi non accadde nulla. Improvvisamente la sua mente, non i suoi occhi, fu invasa da una miriadi di colori e tra questi iniziarono ad apparire immagini di una città fantastica. Si ritrovò cosi a muoversi tra strade azzurre e verdi, tra strani esseri che brillavano di più colori. Si accorse che la temperatura del nuovo luogo era molto più alta di quella del suo giardino. Percepì che queste ultime immagini erano viste dai suoi occhi. Infine si accorse che le vetrine dei negozi non erano altro che schermi che continuavano ad arricchire di dettagli le visioni.

Quando i due uomini della squadra ritornarono di pomeriggio, Alberto sdraiato a terra aveva ancora la testa nel cilindro. I due, pensando a una caduta accidentale lo soccorsero, allontanandolo dal cilindro. Il brusco abbandono delle immagini fece perdere i sensi al “visionario” che fu, con una ambulanza di pronto intervento, ricoverato all’ospedale cittadino e poi in una clinica.

Quarant’otto ore dopo scomparvero i cilindri da tutto il mondo, ma prima ne apparsero milioni di formato maggiore, alti più di due metri. Fu un’invasione.

Nell’immediata riunione mondiale, invece di analizzare la fine del fenomeno fu stabilito di porre fine a tutte le azioni belliche, riunendo tutti gli eserciti in uno solo al comando di un unico potere mondiale.

Due nuovi fenomeni interessarono l’intero pianeta. Il primo fu l’aumento della temperatura, ma tanto lento che permise la protezione, con alte dighe, di molte città costiere per il notevole incremento del livello del mare. Altre città e molte isole furono abbandonate per difficoltà di protezione. Il secondo fu la modifica dell’aria. Una diminuzione dell’ossigeno, un aumento dell’azoto e la comparsa di gas nobili.

In alcune cliniche per malati di mente, sparse per il pianeta Terra, erano ricoverati  centinaia di uomini e donne.

Durante la giornata  tutti, da soli o in coro, ripetevano come una giaculatoria “Non siamo più umani … Non siamo più umani … Non siamo più umani”.

Il resto della giornata la trascorrevano in silenzio, ma nella mente erano gli unici consapevoli della nuova realtà.

 

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | 2 commenti

La piramide 4

È arrivato il giorno della riunione, sulla spiaggia, delle coppie . Poche sono quelle che non sono intervenute, per improvvise necessità.

Sonia prende la parola: – Buongiorno amici, ben arrivati. Siete stati scelti dalla Piramide, a coppie, perché amate la natura e siete pronti per salvarla dalle malefatte dell’uomo. Prima di continuare penso che sia il caso di indossare il costume da bagno, che avete portato dopo che vi abbiamo avvisato. La Piramide mi ha comunicato che la polizia, che ci tiene sempre d’occhio, tra poco arriverà per controllarci.

Appena in tempo per indossare il costume che una macchina della polizia appare sulla strada. I ragazzi corrono verso il mare, come se fosse una gara.

Quando sono tutti “a mollo”, la macchina della polizia riparte senza alcun sospetto. “Deve essere un bagno collettivo organizzato” è il pensiero che li rassicura.

Dopo il bagno Sonia riprende: ؘ– Voi siete un centinaio di coppie della nostra regione. Tra alcuni giorni, tutte le ragioni avranno il loro gruppo di coppie. In ogni gruppo sarà nominato un portavoce, maschio o femmina scelto dalla Piramide, per le sue capacità sensitive e di comunicazione.

Tutti insieme i portavoce si riuniranno in un luogo lontano e tranquillo per avere chiarimenti e compiti da riportare ai propri gruppi. Arrivederci e buon viaggio di ritorno.

In una sola settimana ogni regione ha il suo gruppo e vengono nominati i portavoce. Vengono tutti invitati, questa volta non dovrà mancare nessuno, all’albergo Hotel Ospiti. La riunione è organizzata come se fosse un corso di aggiornamento, per eliminare eventuali sospetti. Due giorni di permanenza per approfondire il fine e i compiti di tutti.

A casa di Giovanni, di mattina, si riunisce il gruppo base formato da Giulia, Sonia, Paolo e lo stesso Giovanni. Sonia fa il resoconto della riunione dei portavoce.

– Tutte le regioni d’Italia hanno il gruppo formato da centinaia di coppie. Nella riunione dei portavoce, una settimana fa, ci è stato chiarito il compito assegnato: salvare il nostro pianeta. Eliminando e diminuendo le cause che hanno prodotto i danni. Prima di tutto è l’aumento della temperatura atmosferica e l’inquinamento dell’ambiente, dovuto ai continui incendi dolosi, al parco auto mondiale vecchio super inquinante e  allo smog di molte città in tutti i continenti oltre al continuo scoppio di bombe/missili in molte parte del Mondo. L’innalzamento del mare per lo scioglimento dei ghiacciai procurerà gravi problemi per le città costiere.

Nella stessa sera si riunisce il gruppo base formato dagli otto ragazzi. Sonia prima ripete quello che aveva detto la mattina, poi aggiunge: –  In tutta Europa e poi nel Mondo intero verranno creati gruppi. Al momento, il primo compito per ognuno di noi è di coinvolgere i genitori, i parenti, gli amici, i conoscenti in questa lotta “santa”.

Nelle future riunioni, organizzate in tutti i continenti, verrà stabilito il modo di operare e saranno nominati i delegati per trattare con i governanti.

Giovanni interrompe Sonia: – Mi è tutto chiaro ma vorrei sapere la Piramide cos’è e che ruolo avrà.

– Hai ragione, forse dovevo chiarirlo prima. La Piramide non è altro che una Mente Artificiale creata in un laboratorio segreto da un gruppo di scienziati naturalisti. Preoccupati anche dello sviluppo della Mente Artificiale al servizio del potere. Diciamo che la Piramide è l’alter ego della Mente ufficiale.

Giulia: – Ho sempre sospettato che la Piramide fosse nata per qualcosa di importante.

Sonia conclude: – Al più presto dobbiamo convocare le coppie della nostra regione, alla spiaggia.

Paolo: Giusto. Sarà un altro bagno collettivo.

Sulla spiaggia, Giovanni e Giulia forse per uno degli ultimi giorni liberi poi dovranno “lottare” per il pianeta.

Giulia: – Che sia la volta buon per la “povera” Terra così ridotta da una civiltà consumistica.

Giovanni: – Dici bene “consumistica” tanto da consumare anche la Terra. I potenti hanno stabilito che per il duemilacinquanta saranno eliminati i malanni. Chissà se per quella data non sarà eliminato l’homo, poco “sapiens”.

Giulia: – Speriamo che con l’aiuto della Piramide si possa fare il necessario per salvare il pianeta. – poi aggiunge – Ti ricordi? Una decina di anni fa molti giovani manifestavano per l’ambiente.

– Certo che mi ricordo. Iniziò Greta Thunberg, una sedicenne svedese. Ma non se ne fece nulla. Tutti erano favorevoli a una svolta ma, tranne le auto elettriche, il resto rimase catastrofico. – aggiunge  Giovanni.

– Io sono ottimista. Questa volta La Mente, costi quel che costi, opererà con efficacia. E noi saremo milioni di giovani a sua disposizione. – aggiunge Giulia.

– Ora basta parlare della Mente, godiamoci la nostra passeggiata. – conclude Giovanni.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

La favola di Sira

Secoli fa ho lasciato le mie sorelle perché mi sentivo diversa. Non sono malvagia con gli uomini. Vivo in Italia lungo la costa ligure, in una grotta vicino Bergeggi. È una caverna molto grande, ha un ingresso sul mare e un altro in profondità.

È tanto grande che possiede anfratti che ancora non ho esplorato. Vivo principalmente vicino la grotta subacquea perché mi permette di uscire e trascorrere molte ore in compagnia dei miei amici marini.

Ho un piccolo amico che mi segue anche nel mio girovagare nella caverna. È un gamberetto, Gambo, simpatico ma purtroppo la sua vita sarà breve.

Stamattina, appena esco dalla grotta, sento un movimento violento del mare, deve essere una tempesta. Alzo gli occhi verso la superficie e vedo il corpo di un uomo che immobile si inabissa. Ha una maglietta da marinaio, simile a quella che noto quando spio le barche dei pescatori. Quando gli sono vicino, ha quasi raggiunto il fondo. Lo prendo tra le braccia e lo riporto in superficie.

Mi dirigo verso la caverna che la tempesta ha quasi nascosto per le alte onde. Ho difficoltà a entrare. Quando finalmente ci riesco, adagio l’uomo su una parte di roccia più in alto. Gli tolgo gli indumenti inzuppati.

Nella caverna il mare è molto mosso.

Guardo l’uomo e un brivido corre lungo la mia schiena. Ha un viso che conosco. La mia mente corre verso secoli passati e rivedo una remota immagine: è Sinbad, l’eroe della’antica “Leggenda del mare”. No, non può essere lui, era un mortale. Deve essere un suo discendente. È molto simile.

L’uomo ha un sussulto, scuote la testa e dalla bocca esce acqua salmastra. Ha gli occhi semichiusi. Si sta riprendendo.

Fuggo via. Vedermi potrebbe spaventarlo.

Mentre mi immergo in profondità, sento una strana sensazione sulla mia pelle nuda, ma non sulla coda, ovvio ha le scaglie. Penso al marinaio, la sensazione diventa più forte. Poi intuisco. Non ho mai abbracciato un uomo, il lungo contatto con il suo corpo ha sensibilizzato la mia pelle.

– Sirena, sirena.

L’eco della caverna di superficie mi porta la voce. È il marinaio. Ma come ha fatto a capire?

Ritorno nella caverna. Rimango in acqua, non vorrei farmi vedere ma il mare, ancora mosso, mi porta in alto e in nostri occhi si guardano. I brividi si ingigantiscono, la mente si inebria.

Fuggo ancora.

Racconto al mio amico Gambo l’avventura e il mio stato alterato. Il suo consiglio è immediato:

– Sei innamorata. Rivolgiti al dio del mare solo lui può guarirti.

Sento una voce, questa volta dal profondo mare: – Il tuo amore è molto grande. Rinunceresti alla tua immortalità per vivere da donna con il marinaio Sinbad?

Non ho bisogno di riflettere. Accetto.

Ritorno nella caverna. Un dolore enorme proveniente dalla coda mi fa urlare.

Non riesco a stare a galla, dovrò imparare a nuotare con le gambe.

Sento delle forti braccia che mi tirano fuori dall’acqua. Non posso dire nulla, la mia bocca è chiusa da quella di Sinbad. La mia mente esplode di gioia, non ero mai stata baciata.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La piramide 3

La processione delle coppie è finita. Giulia e Giovanni sono nella cantina.

Giulia: – Non pensavo che fossero tante le coppie che abitano vicino a noi. Ma quante sono?

Giovanni: – Ho perduto il conto preciso. Saranno un centinaio.

Giulia: Cento? Forse sono molto di più. La venuta delle coppie è durata circa un mese. Quattro piramidi alla volta … Minimo saranno centoventi.

Giovanni: Ora non ci rimane che invitare Sonia.

Sonia accompagnata dal fidanzato Paolo scende nella cantina, dove l’aspettano Giulia e Giovanni.

In un silenzio quasi mistic, a occhi chiusi, rimane alcuni minuti con le mani verso le piramidi.

Senza spostarsi, rimanendo nella stessa posizione, dice:

– Ho un messaggio per il gruppo intero. Questo locale è troppo piccolo per ospitare tutti i ragazzi. La Piramide mi suggerisce di ritrovarci tutti sulla spiaggia, appena riusciremo a comunicarlo a tutti.

Escono dalla casa.

Giulia: – Giovanni per accelerare gli inviti ai ragazzi dovresti darci le e-mail di una parte dei ragazzi. In modo che possiamo aiutarti nella comunicazione.

Giovanni: – Non è necessario, potrei mandare un messaggio a tutti contemporaneamente. Ma a pensarci, forse hai ragione. Dividerò per quattro i nominativi e li darò anche a voi. Se ho ben capito siamo noi quattro, al momento, che abbiamo l’incarico della gestione del gruppo.

Sonia: – Ho dimenticato che la Piramide ha detto di “invitare in segreto” le coppie.

Sonia: – Ho sempre intuito che non dobbiamo divulgare il fenomeno.

Paolo: – Sì. Il fenomeno è strano. Perché siamo solo noi giovani e per giunta a coppie a essere coinvolti?

Giovanni: – Credo proprio che la Piramide ci chiarirà tutto sulla spiaggia.

 

Il movimento delle coppie ha destato sospetti alle Forze dell’ordine che sospettano la presenza di droga nella casa abbandonata. Due poliziotti, una donna e un uomo, fingendosi anche loro una coppia seguono alcuni ragazzi fino alla casa.

Il giorno successivo, seguendo Giulia e Giovanni, due poliziotti si presentano alla casa con un mandato di perquisizione.

Non trovando nulla nel rudere, scendono nella cantina insieme ai ragazzi che rimangono sorpresi e meravigliati.

La Piramide è sparita.

Ci vuole più di una settimana per avvisare tutti. Per motivi diversi alcune coppie non sono libere e bisogna trovare il giorno adatto al raduno.

I quattro ragazzi “i responsabili”, la sera prima del grande incontro si riuniscono a casa di Giovanni fino a notte fonda, per decidere alcune risposte a eventuali domande delle coppie e ricontrollare la loro disponibilità per il giorno successivo.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento

La piramide 2

Le piramidi iniziano prima a lampeggiare poi sono avvolte da una intensa luce gialla che, come un piccolo sole, illumina l’intero locale.

I ragazzi colpiti dalla luce sentono mancare le forze e sono costretti a sedersi per terra.

Nella loro mente sentono una strana sensazione, istintivamente il palmo delle loro mani si protende verso la luce. Tutti percepiscono lo stesso messaggio “cercare altre coppie con le piramidi e condurle in questo posto”.

Lentamente la luce diminuisce fino a scomparire. Le piramidi rimangono in aria.

I ragazzi si riprendono e nella loro mente il messaggio rimane chiaro.

– Avete tutti sentito il messaggio di trovare altre piramidi? – chiede Giulia.

I ragazzi annuiscono. Alcuni sembrano spaventati altri solo sorpresi. Il primo a rispondere è Arturo:

– Che cosa interessante!  – poi aggiunge con entusiasmo – Deve essere un messaggio dallo spazio. Siamo stati scelti sicuramente per un compito.

– Trovare altre coppie, vuol dire che siamo molti a essere stati scelti. Certo hai ragione sul compito che ci verrà assegnato. Anch’io la penso allo stesso modo.

Clara e Monica sono le più spaventate.

– Non possiamo rinunciare? Io non voglio. Ho l’impressione che le nostre menti siano plagiate. – la ragazza di Giulio, Monica, con voce lamentosa interviene.

Clara fa solo ripetuti cenni di assenso con la testa. È la più spaventata e non riesce a parlare. Lucio, il suo ragazzo, le va vicino l’abbraccia e le dice: – Ma no. Che paura hai? Non credo proprio che sia una cosa pericolosa. Anzi sono convinto che sia una cosa importante per noi. Non ti accorgi che ora, senza luce, siamo coscienti e liberi. La luce forse era necessaria per comunicare con noi.

– Sicuramente è così. – interviene Giovanni e aggiunge – Cercare altre coppie di ragazzi significa che non saremo soli in quest’avventura.

Giulia interviene: – Ho la sensazione che dobbiamo studiare il modo per cercarli in maniera nascosta, senza divulgare il fenomeno. Per lo meno finché non ci sarà chiaro.

Con interventi semplici di assenso tutti i ragazzi manifestano la volontà di seguire lo sviluppo del fenomeno. Anche Monica ha modificato il suo atteggiamento iniziale e rivolta a Clara le dice: – Stai tranquilla. Siamo tutti uniti e questo segreto rafforza la nostra amicizia.

Il gruppo esce dalla vecchia casa e mentre si allontanano i ragazzi decidono di vedersi per trovare il modo di trovare altre coppie. Alcuni di loro sono ancora al liceo e non hanno molto tempo libero di mattina. Si vedranno da Giovanni di pomeriggio, la casa è più grande e abbastanza libera. Giovanni è figlio unico e il padre lavora fuori città e rientra il venerdì sera. La madre ha un’agenzia di viaggi ed è anche lei molto impegnata.

 

 

Nella riunione non è facile trovare un messaggio chiaro ma alquanto sibillino per trovare altri possessori di piramidi. Dopo aver discusso varie proposte viene scelta quella di Giovanni:  “Hai una piramide o forse due fammelo sapere mandandomi  una e-mail, la risposta ti sorprenderà.”

Sono molte le risposte che arrivano in due giorni. I ragazzi in un’altra veloce consultazione decidono di invitare quattro coppie alla volta.

Nel secondo gruppo, una biondina molto giovane, Sonia, si spaventa e sviene. In breve tempo ritorna cosciente e dichiara: — Non ho più paura. La piramide mi ha parlato mentre ero incosciente e mi ha nominato sua portavoce. Devo tornare quando tutte le piramidi della zona saranno unite, per comunicarvi un messaggio importante che lei mi darà.

Giovanni e Giulia, ogni mattina controllano le piramidi che hanno raggiunto un numero superiore a cento.

Giovanni: — Ho ancora una ventina di coppie da invitare.

Giulia: — Appena finite le coppie avvisiamo Sonia. Sento che siamo vicino a scoprire il nostro compito.

 

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

 

 

Pubblicato in Racconti illustrati | Contrassegnato , | Lascia un commento