Lo specchio del nonno – 18

La sera a letto, come al solito, Aldo pensa. Anche il mondo, dove lui dovrà vivere, è molto diverso dal suo. La politica sembra sia solo sociale. Economia e scienza sono sotto controllo dei comitati. Assenza totale di festività o ricorrenze. Assenza di concorsi vari. Differenza sostanziale, non è una società dei consumi.

Che lui sappia non c’è ricerca spaziale, eppure le scienze tecnologiche sembrano molto efficienti. Che abbia subito un altro tipo di evoluzione? Che sia un universo parallelo? Nessun proverbio, nessun detto, nessuna favola o leggenda, nessuna conoscenza del passato. Sistema politico sconosciuto, forse non solo a lui ma a tutti. Il merito, la bellezza tutto tranquillamente accettato con distacco, senza esaltazione e senza privilegi.

Veramente assurdo. Anche i sentimenti sembravano essere poco emozionali. Controllo dell’incremento del numero di abitanti. Ogni coppia due figli, procreazione controllata e, per finire, eliminazione di cittadini con idee diverse. Ma forse anche il mondo dove Odla è andata a vivere è assurdo. La società dei consumi ha “consumato” subito anche Odla, presa dal vortice della vita in un posto dominato dal falso possesso della propria libertà dove le persone, in nome della personalità, hanno tutte gli stessi atteggiamenti e tutte aspirano al possesso delle stesse cose materiali. Ma esisterà, in tutto l’universo, una società non assurda? O è il diverso che sembra assurdo? Oppure, ultima ipotesi sconvolgente che affiora dalla mente di Aldo, è proprio l’organizzazione del vivere che è sempre assurda, ovunque sia la vita.

Malgrado questi pessimistici ragionamenti, Aldo è tranquillo e vuole vivere al meglio la vita che ha. È giovane e, come tutti i giovani, non deve pensare al mondo degli adulti.

Improvvisamente nella sua mente ritorna lo specchio, ma cosa sarà? Si ricorda anche le parole scritte da Odla “ho la mano già pronta sulla superficie”, ecco come avveniva il passaggio. Odla lo aveva capito cercando nella cornice qualcosa. Pensa che “si passava” era un concetto improprio, in realtà il suo fisico era rimasto dall’altro lato. Era la mente che passava tra lui e Odla. Era un finto passaggio. Era come se fosse un incontro nello specchio tra due esseri che si trasmettevano una buona parte della propria mente. Ma un interrogativo affiora nella sua mente: perché non era presente nella vita di Odla come lei era presente nella sua? Nel primo passaggio deve successo qualcosa che non capisce. Era rimasto con la doppia personalità. Chissà perché? Poi a ripensarci bene pensa che la mano era stata poco tempo poggiata e forse il passaggio tra le menti era stato interrotto troppo presto.

Questo strano specchio apparteneva sicuramente al passato.

Affiora un ricordo dimenticato, un giorno di molti mesi prima Oilitta aveva chiamato specchio oicceps. Perché? Lui non ci aveva fatto molto caso ma ora, più consapevole, si accorgeva che oicceps e molto simile alla rovescia di specchio, mancava solo l’acca! Le lettere dei nomi erano invertite, questo lo aveva scoperto da tempo ma perché erano invertite le lettere dello specchio? Decide di chiedere alla mamma perché lo specchio ha anche questo nome strano. Anche se è convinto che la madre non saprà darle una risposta precisa.

Ora è Odla e Odla sia! Tra pochi giorni ha gli esami e su questi bisogna concentrarsi.

È l’alba e per lui inizia un nuovo giorno, quello della completa consapevolezza. Si alza e comincia a prepararsi per andare a scuola. Scende in cucina dove per colazione mangia solo alcuni biscotti, è sazio del pranzetto notturno. È pronto ma non esce, attende che la madre si svegli. Passano pochi minuti e la madre, mentre scende le scale dice: – Come al solito sei già pronta, ma dove corri ogni mattina?

 – Corro dalle mie amiche, per chiacchierare prima dell’inizio delle lezioni. A proposito Oilitta chiama lo specchio oicceps, è una parola strana, diversa dalle altre. Perché lo chiama così? Tu lo sai?

– Anch’io ho conosciuto qualcuno che lo chiama così? Ma è un antico linguaggio. Non so altro.

– Ma esiste un vocabolario antico?

– Non lo so. Forse in qualche biblioteca. Ma nella nostra città non credo che esista qualcuno che conosca la lingua antica, ormai è una lingua morta. Ma a chi vuoi che interessa un linguaggio non più in uso? Solo a te, la solita strana e curiosa, poteva venire in mente di conoscere.

– Ciao mamma. Ti bacio e corro, le amiche mi aspettano.

Sulla bicicletta continua a pensare. Linguaggio antico dei nomi e dello specchio, ci deve essere un perché. Lo specchio/passaggio a cosa serve o serviva. Perché nessuno lo conosce? I suoi primi due passaggi sono stati occasionali ma l’ultimo è stato voluto, da lui e da Odla. Perché Odla sa della mano? L’ha intuito o ne è a conoscenza perché ha scoperto il “segreto”. Deve assolutamente trovare il modo di aprire la cornice. Lo specchio del nonno è forse un passaggio spaziale? Ecco perché lui all’inizio si sentiva un alieno. Che in passato sia servito proprio come migrazione di alieni? Mantenere il proprio nome era necessario come conseguenza di mantenere il proprio fisico?

Con tutti questi interrogativi nella mente, pedala come un automa fino a scuola. La sua cara piccola amica stamattina avrà la sorpresa di vedere Odla perfettamente guarita e affettuosa.

Quando arriva a scuola Anna non c’è, strano perché di solito è molto puntuale. Anche quando aprono il cancello Anna non è ancora arrivata. Odla comincia a preoccuparsi. Cosa sarà successo?  Mentre parcheggia la bicicletta sente, alle sue spalle, l’urlo di gioia dell’amica: – Odla. Amica mia, come stai? Che bello, non speravo proprio di vederti stamattina. Ero molto preoccupata per te, ieri ti ho visto proprio male.

– Finalmente sei arrivata, tu sei sempre così puntuale. Cosa è successo?

– Niente di grave. In ritardo era mio padre che è andato prima a ritirare il nuovo camioncino e poi e passato per casa a prendermi. Ma ieri cosa è successo? Non sembravi tu. Raccontami tutto.

– Oggi mi sento benissimo. Ieri sono stata con un forte mal di testa tutto il giorno. Era tanto forte che parlavo a fatica e non capivo niente. Poi improvvisamente stanotte sono stata bene. Mi sono svegliata con una fame terribile, ho mangiato e mi è passato tutto.

– Ma cosa hai in fronte, sei urtata da qualche parte? Ieri la tua fronte era sana.

– Sì. Stanotte quando mi sono svegliata ho inciampato in una sedia e sono caduta con la fronte per terra.

Dopo poco arrivano anche Onavi e Oilitta e Odla deve ripetere anche a loro la storia della sua malattia. Oilitta ascolta con attenzione e poi, colta da improvvisa illuminazione: – Sarà! C’è qualcosa che non mi convince. Stavi troppo male per stare così bene oggi. Non sembravi la nostra amica, ci guardavi e non dicevi niente. Più che male mi sembrava che ti facessimo paura.

– Ma che dici? Paura di voi, non credo proprio. Dai Oilitta non esagerare. Stavo solo male e basta.

Oilitta sorride: – Va bene. Non ti irritare. Non ne parliamo più. Importante è che ora stai bene.

– Così mi piaci, amica mia. Argomento chiuso.

Nelle settimane successive l’argomento è stato completamente dimenticato. Aldo ha raggiunto un buon controllo delle sue parole, non è più costretto a riparare, in famiglia e con le amiche, le distrazioni che nel passato tante volte lo hanno messo in difficoltà.

Anche a scuola l’adattamento è completo anzi, con grande soddisfazione di Aldo, la rappresentazione Litta e Otte ha ottenuto un grande successo, nella manifestazione di fine anno. Sempre per il testo è stata chiamata tre volte dal Comitato, con la speranza di quest’ultimo in una eventuale contraddizione, ma è riuscito facilmente a cavarsela. Il testo è rimasto quello della prima stesura in quanto è stato molto impegnato nei compiti scolastici. Ha deciso di approfondire molto l’Eliottica e la fisica per poter continuare alla scuola superiore lo studio scientifico che preferisce.

La vita scorre finalmente normale per lo meno come rapporto con gli altri, il rapporto con sé stesso è anche migliorato ma ancora Aldo ha bisogno di relazionarsi e decidere gli atteggiamenti più convenienti nelle varie situazioni. Preso dalla realtà ancora non ha scoperto come aprire la cornice dello specchio. La sera a letto pensa, perché Odla non gli ha spiegato come doveva procedere? La cornice di sinistra … e se fosse quella di destra? Si alza e decide di provare, passa la mano lungo tutta la cornice di destra ma non nota nulla. Con le nocche prova a picchiettare un po’ da tutte le parti, spera di trovare una zona che “suona” diversa. Proprio a metà altezza, della cornice di sinistra, il suono è più sordo come se al di sotto vi fosse un piccolo vano vuoto. Capisce che il posto deve essere quello ma come procedere non lo sa. Rimane fermo poi nella sua mente affiora un pensiero: poggia la mano e aspetta. No, non può. Ha deciso di non toccare più lo specchio. Ritorna a letto ma poggia la mano e aspetta ritorna nella sua mente. Improvvisamente capisce: non è lo specchio ma è la parte della cornice che “suona” sorda. Corre e poggia la mano, sente uno scambio di calore tra il palmo e il legno. Continua a tenere ferma la mano ed ecco che sullo specchio appare una scritta:  

Aldo la legge piano, è speculare. Non rimane sorpreso ormai è abituato alla strana realtà. Pensa uno specchio che viene dal passato? Sembra più un prodotto del futuro. Ma forse non c’è nessuna differenza tra passato e futuro. Il presente è diverso. 

Ritorna a letto. La scoperta dell’origine dello specchio gli procura una calma mentale e rafforza la sua decisione di continuare l’esistenza da Odla. Per la prima volta, da quando è passato nell’universo speculare, si addormenta molto tranquillo.

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