Lo specchio del nonno 17

Il nonno aveva ragione: ora era qui ed era la sua realtà. Tornato a casa prende la borsa, questa ha una tasca anteriore, deve contenere qualcosa. Apre la cerniera e scopre i suoi effetti personali. Un portafoglio, un borsellino che tintinna di monete e un portachiavi. Nel portafoglio, oltre a un centinaio o più euro, due carte di credito, delle ricevute e carte varie, c’è la patente di guida e la carta d’identità. Apre con sospetto i due documenti. La patente è la stessa, il cognome e il nome corrispondono così pure la data di nascita. L’unica cosa diversa è sulla carta d’identità. Stato civile: separato.

Ah, qualcosa allora comincia a essere chiara. Ma cosa?  Separato da Rosa? Chissà.

Quella notte è la peggiore della sua esistenza. Dorme molto poco, si sveglia continuamente con la mente stravolta da strani pensieri che si intersecano tra due realtà troppo lontane tra loro. Si sente Odla ma in realtà è Aldo, ma quale Aldo? Quello di prima certamente no perché non c’è continuità con il nuovo, non conosce nulla di lui e non riesce nemmeno a provare o a pensare un adattamento. Nell’adattamento con Odla aveva avuto delle difficoltà, spesso anche enormi, ma era sempre riuscito a superarle. Ora non erano difficoltà, era vivere la vita di un’altra persona che, in due anni, si era trasformata completamente. Risvegliarsi l’indomani mattina e riprendere la parte del nuovo personaggio lo terrorizza.

Anche quando, per stanchezza, si assopisce un poco ecco che compaiono le immagini della giornata precedente che lo riportano nella veglia allucinata.

Il pranzo con gli amici era stato, anche quello, un incubo a occhi aperti. All’inizio era cominciato bene, Attilio e la sua fidanzata erano come lui li ricordava. Poi la situazione era peggiorata. Poche volte aveva parlato e ogni volta se ne era pentito per gli equivoci creati dall’ignoranza della propria realtà. La prima gaffe era stata quando, arrivato Ivano in compagnia di una bella ragazza bruna e formosa, aveva esclamato: – Mi presenti questa bella ragazza?  

Dopo un attimo di silenzio generale, la ragazza aveva detto: – Ma che dici Aldo? Vuoi farmi un complimento? Non ho nemmeno cambiato pettinatura da sabato sera.

Anna interviene: – Non dargli retta Miriam, è da stamattina che dice cose insensate, come un ubriaco.

Dopo qualche altra battuta andata male: – Come sta tua madre? – detta ad Attilio che, per fortuna senza scomporsi troppo, aveva risposto: – Spero bene, non ho avuto nessun messaggio dall’aldilà. Aveva deciso di bere molto vino per fingere di essere ubriaco.

Per farlo aveva dovuto soffrire anche fisicamente. Quando si era accorto che stava perdendo veramente la lucidità era andato a sforzarsi per vomitare nel bagno del ristorante altrimenti da vero ubriaco avrebbe potuto determinare l’irreparabile. Riportato a tavola da un cameriere aveva cominciata la recita da ubriaco.

Quando Anna si era allontanata, invitata da una cliente al proprio tavolo, con varie domande indirette ad Attilio e a Ivano aveva cercato di sapere qualcosa della sua sconosciuta vita.

Aveva così appreso che si era separato da Rosa perché la tradiva con Anna, conosciuta durante le vacanze.

Che la sera di sabato erano stati tutti a ballare. Ballare? Lui non aveva mai saputo ballare.

Conclusione lui non era più lui, questa era l’unica certezza.

Dopo il pranzo, Anna delusa l’aveva accompagnato a casa dove gli aveva fatto bere due caffè forti e l’aveva messo a letto. Per sua fortuna la ragazza della mattina non c’era, evidentemente era a mezzo servizio, del resto la casa era grande ma non aveva camere di servizio.

Uscita Anna, Aldo si era alzato e dopo aver girato un poco per la casa, si era precipitato nella stanza del nonno, l’unica rimasta piuttosto uguale, e aveva tentato con lo specchio. Niente da fare era rimasto Aldo.

Ritorna a letto, chiude le persiane. Nel buio con gli occhi stanchi dal sonno che non arriva, rivede l’immagine di Anna che, tornata a casa, lo ha trovato alzato e sobrio. Gli aveva fatto prima una partaccia, poi gli era letteralmente saltata addosso vogliosa. Anche questo ricordo lo turba, erano due anni che non ci pensava proprio. Malgrado i pensieri è riuscito a farlo, anche con piacere ma alla fine il commento di Anna era stato lapidario: – Oggi manco l’amore riesci a fare bene, te la sei cavata con così poco. È quasi il caso di farti visitare.

Ma c’è qualcosa che non capisce: perché Anna si era trattenuta con la ragazza, mezza nuda, nel bagno e poi aveva fatto l’amore anche con lui!

La luce filtrata dalla persiana annuncia ad Aldo il nuovo giorno. Un altro giorno? No, la sua mente non resisterà. Con questo terrore nella mente si alza dal letto, Anna dorme ancora, senza far rumore, esce dalla camera e si precipita nella stanza dello specchio.

Questa volta è tanto il desiderio di mettere fine alla situazione che poggia appena la mano e si scaraventa contro la superficie, quasi fosse un suicidio. È fatta. Urta qualcosa e, con molto fracasso, cade sul pavimento. Passano solo pochi secondi, la luce si accende e sente l’urlo della madre – Odla, bambina mia! Cosa è successo? Perché ti sei alzata?

– Aspetta, ora ti racconto. Mi sento bene, non è successo niente.

Da questa parte, Aldo, sa che ha più possibilità di controllo. Con calma, mentre la madre l’osserva pensierosa, alza la sedia e la rimette a posto, vicino al letto. Vede a terra vicino allo specchio un suo quaderno, prende anche questo e lo posa sul tavolo. Con molta calma torna a letto e sorride alla mamma che gli si siede vicino.

– Ma cos’hai sulla fronte? Hai urtato la testa a terra quando sei caduta, vedo che si gonfia. È un bernoccolo. Vado a prendere un tovagliolo bagnato.

Quando la madre esce Aldo, si ricorda del quaderno raccolto vicino allo specchio, si alza e lo prende dalla scrivania, è quello di lingua, Aldo lo sfoglia ma nulla nota. Continua a girare le pagine, quando rientra la madre è tornato a letto con il quaderno in mano.

La madre glielo strappa dalle mani e lo rimette sul tavolo mentre severa dice: – Ora è notte, devi riposare. Fammi vedere la fronte, sta gonfiandosi proprio molto.  

La madre gli preme il bernoccolo con il panno umido, brontolando qualcosa sottovoce.

– Hai dimenticato che ho l’esame, questo anno. Dammi il quaderno, non ho sonno.

– Non ti do proprio niente. Hai dimenticato che per due giorni sei stata a letto. Anche le tue amiche, che sono venute a trovarti, sono rimaste spaventate. Guardavi, ascoltavi e non parlavi che a monosillabi. A sera io stavo per chiamare il medico quando sei crollata e ti sei addormentata. Adesso è piena notte.

– Mi racconti cosa è successo? Veramente sono stata così male? Io non mi ricordo niente. Nemmeno le ho viste le mie amiche. Chi erano Oilitta e Onavi?

– Sì, erano loro. C’era anche una tua amica più piccola. Era la più preoccupata.

– Anna?

– Mi sembra che così le tue amiche la chiamavano. Era tanto preoccupata che aveva le lacrime agli occhi e ogni tanto ti baciava e ti chiamava. Come è possibile che non ti ricordi niente? Dovevi star male veramente molto male, allora. Ma ora come stai? Cosa è successo con la sedia?

– Bene non lo so. Mi sono svegliata, avevo fame e mi sono alzata, nel buio non ho visto la sedia e sono inciampata e caduta lunga distesa. La testa, forse, l’ho sbattuta sulla sedia, nello specchio o forse per terra. Ora mi sento benissimo. Smettila di preoccuparti. Ho molta fame. Ma tu sei sola? Mio padre dov’è?

– Tuo padre, lo sai, ha il sonno pesante non si sveglia per tutta la notte. Ora rimani a letto, io scendo in cucina a preparati uno spuntino, non puoi mangiare molto. Poi domani mattina, se ti sentirai bene, farai una abbondante colazione.

Rimasto solo Aldo recupera di nuovo il quaderno dal tavolo. Perché era vicino allo specchio? Se stava male perché ha preso il quaderno? Intuisce che nasconde qualche segreto ed è proprio così. Nelle pagine centrali, quelle che si possono togliere, c’è uno scritto con una calligrafia non sua. Quando comincia a leggerlo, la sua schiena e percorsa da brividi e la mente vacilla un poco ma, per fortuna, rimane lucida.

“Caro Aldo, noi non ci conosciamo di persona, anzi ci conosciamo fisicamente anche se siamo lontani e, credo, non ci potremo mai incontrare. Sono Odla, nel mio mondo non posso più vivere, è tutto così diverso. Sono qui seduta sulla sedia davanti allo specchio, ho la mano già pronta sulla superficie. Fai presto a venire, altrimenti non mi resta che impazzire. Se tornerò nel tuo mondo, dove mi trovo molto bene, non mi avvicinerò mai più allo specchio. Ora è notte e, come la prima volta del passaggio, spero sia il momento propizio. Cerca nella cornice sinistra, se vuoi sapere l’origine dello specchio. Ciao, ti mando un impossibile bacio. Addio.”

Appena letto il messaggio, Aldo è preso da una gioia intima e contentezza per la scoperta di Odla/Aldo felice. Ammira l’intelligenza della ragazza per la sua capacità di adattamento. Le donne, già da bambine, hanno delle caratteristiche di sopravvivenza che l’uomo anche da adulto non ha.

Questo lui l’aveva sempre pensato e in questa strana occasione ha avuto la conferma.

Nemmeno lui si avvicinerà più allo specchio. Ma alla cornice sì. Strappa le pagine dal quaderno e le nasconde sotto al materasso, penserà poi a farle sparire in maniera definitiva.    

La madre ritarda a tornare, decide di scendere in cucina per poter mangiare qualcosa di più. Non è stanco, la notte in bianco incide solo sulla sua mente. Pensa povera Odla lei si che sarà stanca fisicamente per la notte che lui ha passato in bianco ma lo consola il fatto che lei se la cava molto bene. Quando arriva in cucina la madre dice: – Veramente devi stare molto meglio rispetto a ieri. Potevi anche rimanere letto. Ti ho preparato un panino farcito.

– Un panino solo? Ma io ho molta fame. Ieri ho quasi digiunato.

– Nemmeno questo ti ricordi. Altro che quasi, non hai mangiato niente.

– Allora preparami anche qualche altra cosa. Posso anche rimanere sveglia tranquillamente, ieri non ho mangiato ma ho dormito molto.

Più che una merenda, la madre le prepara un pranzetto contenta di vedere la figlia bene ma principalmente lucida. L’onestà o forse l’abitudine a osservare i regolamenti aveva portato la madre a decidere di chiamare, il giorno prima, uno psicologo del comitato. Poi quando Odla si era addormenta aveva deciso di rinviare all’indomani la chiamata. Quando Aldo sente questa confessione della madre è sorpreso e avvilito in un primo momento, poi riflette e capisce che in quel posto, all’interno della famiglia, i sentimenti hanno ancora il sopravvento sulla restrittiva educazione sociale.

Dopo la sostanziosa merenda, Aldo abbraccia e bacia forte la madre, forse anche per il suo comportamento. Nell’ambito familiare i sentimenti possono essere sinceri e forti. In quella società, la facciata sociale della famiglia deve essere priva di manifestazioni di affetto.

A letto Aldo, cerca di ragionare sull’ultima esperienza. La prima cosa che nota, nella sua mente, è la quasi totale assenza di Odla. La precipitosa fuga dalla realtà diversa evidentemente ha influito anche su quella piccola parte di personalità che aveva convissuto insieme a lui, per il primo periodo di trasformazione. Aldo si sente, per la prima volta in due anni, quasi solo Aldo. L’esperienza di vita vissuta nei panni di Odla gli dà coraggio e certezza di poter continuare una tranquilla esistenza. Certamente dovrà sempre stare attento a esplicare i suoi pensieri e a controllare bene le sue opinioni, prima di esprimerle.

Cerca nella cornice sinistra, se vuoi sapere l’origine dello specchio, pensa.

Si alza e va allo specchio, come suggerisce il messaggio passa le mani lungo la cornice. Tenta più volte ma non trova il segreto, forse di apertura. Rinuncia, proverà un altro giorno con più calma. Tutto è assurdo, come un romanzo di fantascienza che aveva letto quand’era giovane: “L’assurdo universo” dove, a causa di una forte esplosione, un uomo aveva cambiato mondo e si era trovato con un ruolo diverso ma in una società abbastanza simile.

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