Serapo e Nettuno – 15

Anche i serapei della vicina città vedono lo spettacolo celeste prodotto dalle vestali all’inizio del corteo, malgrado la notevole distanza tra il tempio e la città. Questo dà il segnale di inizio delle festività cittadine, dedicate alla dea, che avranno la stessa durata di quelle templari. Alcuni giorni, nei terrazzamenti del tempio verso la città, molti serapei, principalmente donne e fanciulle, parteciperanno attivamente ai rituali.

Per l’intero periodo, dal plenilunio al novilunio, che Serapide rimarrà nel tempio le attività cittadine degli abitanti si fermeranno per dare spazio a un periodo di festeggiamenti. I bambini, nati nei quattro anni di intervallo nella venuta di Serapide al tempio, nel corso di una cerimonia comune saranno tutti presentati alla dea per la consueta benedizione e la scelta delle future vestali.

        La dea sceglierà toccando il palmo delle mani alle bambine che hanno compiuto sei anni, quelle che resisteranno al calore della mano divina saranno proposte per entrare nel tempio, compiuti i dieci anni. La scelta non è imposta, ma saranno i genitori che il giorno del compimento di dieci anni potranno condurre la figlia al tempio. La maggior parte dei genitori, per l’onore e per il bene della figlia, accetteranno la scelta con gioia. L’unico motivo, che indurrà i genitori a non condurre le proprie figlie al tempio, sarà il mancato raggiungimento di una sana ubbidienza alle regole sociali o la perdita della verginità, prima del compimento dei dieci anni. Età minima per unirsi al proprio prescelto compagno.

Quando il corteo giunge presso il tempio, le vestali, discese dai terrazzi, fanno ala alla porta principale, intonando inni di benvenuto alla dea. Le vestali minori e le ancelle accudenti vanno incontro al corteo, spargendo petali di fiori profumati lungo il percorso che conduce alla porta. Le sacerdotesse del tempio attendono vicino alla porta, saranno loro a condurre il corteo all’interno del tempio.

Quando tutto il corteo è entrato dalla porta principale, le vestali si accodano al corteo seguendolo, attraverso le terrazze e i patii, fino a giungere al terrazzo più in alto e più grande del tempio. Al centro del terrazzo vi è un basamento di pietra, su questo gli egiziani posano il grande braciere con la fiamma bianca e azzurra, le vestali a loro volta posano, ai margini della fiamma, le otto torce. L’unione delle torce alla fiamma produce una impalpabile nube azzurra che, fino a quando la dea Serapide soggiornerà nel tempio, avvolgerà l’intero edificio tutte le notti.  La nube, molto intensa sul braciere, si dirada man mano che raggiunge i margini del tempio, all’alba la luce del sole non la dissolverà, la renderà solo poco visibile.

La sua presenza sarà avvertita anche tutto il giorno, vivere e respirare nell’atmosfera della nube  procura una sensazione  di  benessere fisico e di grande soddisfazione dei sensi: l’olfatto percepisce profumo di delicate lavande e di fiori campestri; l’udito è arricchito da una soave musica di sottofondo, nella quale le parole dette o sentite fanno piacevole eco; la vista percepisce le persone e gli oggetti nei colori propri, ma arricchiti da una vibrazione cromatica nei toni più alti; il gusto degli  alimenti, anche  più semplici, ha sapori straordinari, oltre a rendere sazi, indipendentemente dalla quantità consumata; le bevande, poi, sono tutte “nettare” divino; infine il tatto è tale che qualsiasi oggetto toccato non è né freddo né caldo, ma assume la temperatura della mano, inoltre la consistenza, sempre morbida, vibra in modo diverso secondo le caratteristiche del materiale di cui è composto. Toccare con la mano un essere vivente, immerso anch’esso nella nube, diventa una percezione extrasensoriale. Questa percezione varia secondo le caratteristiche mentali della persona che tocca, una sacerdotessa esperta percepirà interamente gli stati d’animo, una vestale prescelta solo alcuni stati d’animo, quelli più intensi. Una vestale semplice sentirà solo che la materia è vivente, rispetto a quella degli oggetti materiali toccati prima.

La conoscenza di Serapo delle caratteristiche della nube, per la sua permanenza nel tempio da più anni rispetto a Seopra, la mette in uno stato di guardia. Decide così di stare alla larga dalle sacerdotesse, questo non sarà difficile perché le cerimonie e i festeggiamenti sono concentrati molto di più sulle vestali del nuovo gruppo da “iniziare”, che sulle più anziane; basterà allora attenersi alle funzioni cerimoniali e nei momenti liberi non avvicinare le sacerdotesse. Serapo è convinta di conoscere tutto e di poter gestire facilmente la sua situazione, ma c’è una cosa che non conosce, e non potrebbe, non la conosce nessuno perché è una qualità divina che appartiene solo a Serapide: la nube è una emanazione della sua propria entità, per cui essere nella nube significa comunicare le proprie sensazioni alla dea stessa. 

La luna è molto alta, ma le cerimonie nel tempio ancora non sono finite, tutta la comunità è raccolta in preghiera nel patio del primo livello. I festeggiamenti sono iniziati al livello più alto, dopo aver deposto il braciere e formata la nube azzurra, le nuove vestali hanno proceduto alla venerazione della dea, mostrando le abilità di destrezza conseguite nel tempio sotterraneo. Al centro del gruppo, un po’ più in alto, su una base di marmo è seduta Seopra immobile e concentrata, con le gambe incrociate, vestita con una leggera tunica verde smeraldo, dello stesso colore di quella che indossa Serapide ma molto più trasparente. Le sue mani tengono in alto due piccoli dischi di ceramica, nei quali una intensa fiamma azzurra riproduce il fuoco sacro che brilla nel braciere al patio superiore. Serapo la guarda ammirata e pensa che la sua amica sembra una divinità e, per sua immobilità, una statua, “una statua di   Serapide”. Seopra non partecipa, in questa prima fase, alle attività dimostrative delle vestali novizie, per scelta risulta essere la più preparata per diventare, al più presto, sacerdotessa. 

La dea Serapide, sul suo trono dorato, scruta nella mente di Seopra, che la fronteggia immobile, e scopre il fiume di devozione e di serietà religiosa di Seopra. Raramente, nella sua visita ai templi di tutto il mediterraneo, ha trovato una fanciulla così determinata nella vocazione, sincera nei sentimenti e preparata nella pratica cerimoniale. Le sembra quasi di sentire un flusso di attributi non solo umani, per questo indaga nella mente, ignara la fanciulla, se nei suoi progenitori vi sia un’unione divina, ma non la trova, ciò accresce maggiormente i meriti della vestale.

Serapo è di nuovo concentrata sull’amica, ora non la vede più come una statua, ma ricorda la sua saggezza nel riuscire a tenere separate le passioni, quello che appare ora, davanti ai suoi occhi, non è altro che la conferma reale di questa facoltà della sua amica.

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