Serapo e Nettuno – 10

Serapo e Nettuno sono avvolti da una luce che non ha un suo colore, ma possiede infiniti colori e sfumature, loro stessi assumono questo meraviglioso e raggiante aspetto.

Nettuno sottovoce pronuncia le parole di chiarimento che la fanciulla aspettava: – Ora mia cara fanciulla siamo fuori del tempo. Siamo in una parte di spazio che non segue lo scandire del tempo.  Noi   possiamo stare insieme ore, quando la conchiglia sarà fuori dell’acqua sarà lo stesso tempo di quando vi è entrata.

Serapo scopre la nuova dimensione e trova il coraggio di parlare: – Ho capito bene? Questa luce meravigliosa fermerà il tempo per noi?

– Sì. Fermerà il tempo per il nostro amore.

A queste parole Serapo richiude gli occhi e, con le mani tese in avanti, lentamente va verso il dio, che non può abbracciarla subito perché ha le mani impegnate. – Fermati, aspetta – le dice, mentre allarga le dita per lasciar cadere l’acqua che ha nelle mani. L’incanto dei colori svanisce, la fanciulla ne ha la percezione e riapre gli occhi.

Allora Nettuno le prende la mano e la conduce nella parte più interna della grotta, qui sistemata la conchiglia in una conca naturale della roccia e, fatta sgorgare dalla mano l’acqua marina necessaria, ripristina la fantastica atmosfera fuori dal tempo.

Serapo, in questa atmosfera tra sogno e realtà, sente il suo amore che affiora con forza. Raggiante di felicità alza le mani verso Nettuno che, mitigando la sua massa corporea, l’abbraccia e la bacia con dolcezza. In quest’alba senza tempo, si amano con grande passione.

La terza mattina per Seopra è iniziata come al solito con la prova del fuoco e dell’acqua, la fanciulla dà prova di aver già conseguito una valida abilità nel gestire il fuoco delle conchiglie, inoltre ha appreso la capacità di resistere al calore, concentrandosi sulle proprie mani. Per lei non esistono posture difficili, in qualunque punto dello spazio sono le sue mani sente e vede, con gli occhi della mente, le conchiglie fiammeggianti e ne controlla la posizione. Solo le tre fanciulle che hanno raggiunto questa preparazione vengono condotte, da una nuova istruttrice, in un’altra vasca. Questa volta devono imparare, oltre a posizioni di galleggiamento, anche a controllare bene la fiamma immergendola nell’acqua e trattenendola fino al limite di spegnimento.

        Nelle prove del metallo e del legno Seopra supera tutte le sue compagne, riuscendo a riconoscere il materiale di cui sono composti i dischi senza toccarli, anche se da una distanza minima.

        La fanciulla è molto soddisfatta di questo veloce progresso, sente che la sensibilità delle sue mani aumenta sempre di più per ogni prova che esegue. Non è consapevole che anche le sue doti mentali sono molto migliorate, il fatto che riesce a vedere, a occhi chiusi, la fiamma delle conchiglie e a localizzarla nello spazio significa che la sua mente comincia a essere meno legata alla materia.

La divinazione, la capacità di interpretare gli oracoli e tutte le pratiche delle sacerdotesse possono solo essere realizzate con la traslazione della mente in un’altra dimensione. La realtà del momento deve cedere il posto alla realtà del futuro.

Quando Sira, spinta dalla curiosità, arriva vicino alla spiaggia tutto è tranquillo, l’onda carezza con lento movimento la riva, non vi è traccia di Nettuno o di Serapo.

La sirena guarda verso la caverna e vede il tridente del dio poggiato vicino all’ingresso. Lei sa che quando il dio si libera del tridente è occupato in altre attività che gl’impegnano le mani, deduce facilmente: Serapo ha ceduto alle lusinghe.

Questa scoperta la lascia indifferente, sono anni, decenni e forse secoli che è testimone occulta di “nozze” extraconiugali del dio. Il suo pensiero va all’indomani, quando vedrà le fanciulle e saprà lo svolgersi dell’avvenimento. Guarda verso est e nota che l’alba è pronta con il suo carro a condurre il dio sole fuori dalle tenebre.

Nella caverna Nettuno ha ancora Serapo tra le braccia e le carezza delicatamente i lunghi capelli, la conchiglia è fuori dall’acqua e diffonde la sua tenue luce sugli amanti, essi sono tornati già da tempo dall’altra dimensione, nella quale sono state ore d’amore. Nettuno sussurra nell’orecchio della fanciulla: – Dolce fanciulla è quasi l’alba, sono le ultime carezze e l’ultimo bacio, la nostra esistenza terrena ci chiama. Ci vediamo domani, ti attenderò qui nella caverna.

– Nella caverna? Si? No!– la fanciulla ancora sognante risponde in maniera sconnessa. – Nella caverna … c’è Seopra, la mia amica che viene domani dal tempio sotterraneo. Non la porto? Come faccio?

– Non ti agitare, distenditi. Resta così piena d’amore.

Porta pure la tua amica Seopra, è una cosa semplice a risolvere. – Serapo si lascia baciare, poi cerca la sua tunica e non la vede, preoccupata dice: – Sono nuda! Dov’è la mia tunica, è rimasta di là. Come faccio?  – Ma che dici? Non è possibile … Eccola.

Indossa la tunica che il dio le porge, Serapo è ancora emozionata, ma riprende possesso delle sue facoltà mentali. Guarda Nettuno, che in piedi rispetto a lei è un colosso, gli sorride ma non trova parole da dire poi di scatto gli lancia un bacio, si gira e si allontana nella caverna, quasi come una piccola fuga.

Soddisfatto nei sensi e nella mente il dio si allontana dalla spiaggia, sempre a cavallo del suo fidato serpente. Incontra Sira abbastanza vicina alla riva.

– Curiosa. Certamente sei venuta per spiare. Cosa hai visto?

– Nulla signore, solo il tridente fuori la grotta “abbandonato”, poverino. – Nettuno sorride, poi ricordandosi del domani, dice alla sirena: – Domani vieni anche tu.

– Non lo so. Forse. Se va il mio signore, io “disturbo”.

– No. Domani non disturbi, anzi sei utile.

– Utile? Io cosa …

– Domani viene l’amica. Resterà sola, se tu non vieni.

– Seopra? Allora vengo, le terrò compagnia io con molto piacere.

– Non avevo dubbi! Ora andiamo.

Serapo mentre ritorna al tempio riacquista in pieno la sua calma, si sente contenta della scelta. Per la prima volta nella sua vita si sente realizzata come donna. Il suo pensiero va a Seopra e a Sira, desidera confidare tutto alle sue amiche, anche perché ha capito che, se non in maniera esplicita, l’hanno spinta a decidere questo passo importante della sua esistenza. Non è una cosa che capita a tutte le mortali essere amate da una divinità. Sarà stata un’occasione, un evento del destino oppure semplicemente solo un amore. La sua ragione preferisce quest’ultima ipotesi perché non la costringe a darne una valutazione nel tempo, già pensa, è un amore “fuori tempo” per cui è solo fine a sé stesso.

La giornata nel tempio trascorre in maniera lineare, la fanciulla si dedica con serietà ai suoi compiti di vestale, anzi questo suo nuovo stato la rende quasi più efficiente, il motivo è il maggior grado di libertà che si è sviluppato nella sua mente e nel suo agire. La sua sensibilità, con l’amore, si è spostata verso un senso dell’esistenza che libera l’individuo da alcune regole sociali, e anche se lo porta verso un distacco dagli altri, non lo distoglie dal ruolo esplicato.

Nel tardo pomeriggio, in un momento di libertà prima del rituale del tramonto, Serapo sale sul terrazzo del secondo livello e mentre guarda il mare, sente un fruscio alle sue spalle, si gira di scatto e vede Seopra che l’avvicinava di soppiatto.

– Bum! – Le dice l’amica. – Ti ho scoperto, guardavi il mare con sospetto, chi cerchi?

– Seopra, cara. Come mai sei qua?

– Vieni, abbracciami. La tua amica è tanto brava che   ha   avuto, per   premio, la libertà fino al tramonto. E tu che mi dici? Ti vedo raggiante. Come stai? Va tutto bene?

– Ti dico che sono felice, veramente tanto.

– Tanto! Ma cosa è successo?

– È successo, meravigliosamente, tutto!

– Tutto cosa? Dimmi, c’entra Sira?

– No, non è Sira. Indovina chi è?

– Il dio Nettuno. Chi altro, se no?

– Si. Proprio lui.

– Hai parlato? Hai chiarito?

– No. L’ho amato.

– Bellissima amica mia, raccontami tutto.

– Tutto è difficile. Io sono molto emozionata. La conchiglia magica ci ha permesso di stare insieme per molto tempo. Ricordo tutto ma non in ordine. È un insieme di sensazioni diverse che mi hanno lasciato un fremito nel corpo e nella mente.

– Ma allora è vero! L’amore è la cosa più bella del mondo.

– Questo non lo so. Non conosco tante cose. La vita chiusa nel tempio non permette la conoscenza del mondo. Ma certamente è una cosa che ti scuote e ti fa vivere vicina alla natura, perché è nella natura divina e umana il dono dell’amore.

– Sempre parole di saggezza affiorano sulle tue labbra. La più saggia tra le vestali tu sei.

– No, non credo che sia così. Tutto quello che ho ora nel mio essere appartiene al mondo, e non so se il mio destino è quello di essere vestale. Il fato non mi permette, nemmeno per un istante, di intravedere il mio futuro. Sono felice ora e lo sarò fino in fondo.

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