Serapo e Nettuno – 11

Il suono del gong, per il rituale del tramonto, sorprende le due amiche abbracciate. Tenendosi per mano scendono la lunga scala del terrazzo, raggiunto il patio del rituale si separano. Seopra, esonerata dal partecipare al rituale, si ritira per il riposo, Serapo si unisce alle altre fanciulle, già pronte per iniziare.

L’indomani mattina è molto presto, quando le due fanciulle sono già nella caverna. Sono taciturne per la loro mente sensibilizzata dagli ultimi avvenimenti. Serapo non vede l’ora di incontrare il dio, Seopra, anche se entusiasta dei suoi progressi come vestale, di incontrare Sira. Sembra veramente che la fanciulla riesca a sdoppiarsi bene nei ruoli, senza che questi ne subiscano conseguenze.

Sempre tenendosi per mano, le due amiche raggiungono la riva, dove un poco più al largo, Sira si destreggia competendo con un delfino in tuffi. Lo spettacolo è molto affascinante, i due rivali, con salti sempre più alti, gareggiano con entusiasmo.

Da lontano anche Sira sembra un delfino, tale è la sua bravura, Serapo dice: – Ecco la pazzerella. È veramente brava.

– Ma è Sira? Io pensavo che fossero due delfini.

– La nostra amica, nel suo elemento, non ha limiti. Quello che più mi piace di lei, è la sua voglia di vivere divertendosi, spensierata, con tutti i suoi amici marini e terreni.

– Hai proprio ragione, – dice Seopra. – Quando sei con lei, affiora in noi la nostra natura bambina e sei felice, seguendo i suoi giochi.

Sira si accorge dalla presenza delle amiche e, dopo un ultimo salto, completato da una piroletta. Salutato il rivale con un abbraccio, raggiunge le fanciulle a riva.

– Che brava. Sei proprio una creatura splendida. Ti abbiamo visto come scherzavi con il tuo amico delfino. – Dice Seopra, appena la sirena si avvicina.

– Sì. Hai ragione è un amico. Ma non era un gioco, era una gara. Il mio amico è molto bravo, salta in maniera eccezionale, e io ancora non riesco a eguagliarlo.

– La nostra amica è molto modesta, io non ho ravvisato molta differenza, sembravi anche tu un delfino. – poi aggiunge Serapo. – Vieni Sira, ancora non ci siamo abbracciate.

Sira, come al solito, abbraccia le due fanciulle insieme, aiutandosi anche con la coda. Poi, strizzando l’occhio a Seopra, dice: – Vieni con me, Seopra, andiamo al largo, la tua amica ha un appuntamento amoroso.

– Sì, ma non c’è fretta, possiamo anche stare un poco insieme. Voglio parlarti del mio amore, della mia felicità.

– No, amica mia. Il mio signore freme di vederti, la sua passione è più forte della tua. Il parlare sarà per un’altra volta. La felicità traspare da tutto il tuo essere, vedo che la tua bellezza ha assunto un aspetto raggiante, più del solito.

Dette queste parole, Sira aiuta Seopra a salirle sui fianchi e, dopo un ultimo abbraccio a Serapo, parte veloce. La sirena si è appena allontanata quando, in groppa al serpente, compare Nettuno. Il serpente non fa più paura a Serapo, che decisa gli va incontro. Il dio scende dalla sua cavalcatura marina, abbraccia la fanciulla e, sollevandola in braccio, la porta a riva. Giunti nella caverna, immersa la conchiglia nell’acqua, i due amanti, fuori dal tempo, vivono intensamente il loro amore.

La sirena e Seopra si divertono nell’acqua, l’assenza di Serapo, facilita tra le due amiche un maggior affiatamento. Seopra è più libera e disponibile ai giochi “ravvicinati”, di quanto lo fosse Serapo. Sira, esperta da tempo nell’arte amatoria, non si lascia sfuggire l’occasione. Seopra ne è cosciente e anche consenziente.

L’assenza di un uomo nella sua vita, non ha affievolito la sua carica sessuale, anzi ha sviluppato in lei una forte attrazione per le compagne da quando bambina, frequentava il tempio. Con questa sua passione “nascosta” si abbandona alle effusioni della sirena, sperando e attendendo un approfondimento. Ma Sira, anche se ha capito il trasporto della fanciulla verso di lei, temporeggia e, da buon amante, cerca di allungare il più possibile il piacere della conquista.

Il serpente attendeva il suo padrone poco distante dalla riva, Seopra lo vede e si spaventa – È un serpente enorme, mi fa paura.

– Non è così, credimi, è solo molto grande ma è un amico fedele e calmo. La tranquillizza Sira.

– Ma è sempre lo stesso serpente che il dio cavalca?

– Sì, è sempre lo stesso. Se vuoi, posso chiamarlo e farti fare un giro.

– No! Non lo fare. Non ne sarei capace, mi fa ancora paura, anche se è bravo, come dici tu.

La notte è alla fine. Il cielo inizia a schiarire facendo affievolire la luce delle stelle che si affacciano sul mare da est, dove il sole inizierà la sua lenta ascesa nel cielo coprendo con un velo di luce gli astri della notte.

È giunto il momento delle ultime carezze e dei baci di addio per gli amanti dell’alba. Sira, abbracciata ancora alla fanciulla, vede Nettuno che dalla riva, con un cenno di comando, richiama il serpente. Seopra è di spalle e non si è accorta di nulla, la sirena le sussurra nell’orecchio: – Addio dolce fanciulla, è l’ora di andare. Anche Nettuno richiama il suo serpente.

Seopra si gira verso la riva, dà un’occhiata, ma riabbraccia subito Sira e le dice: – Ciao, dolce sirena, oggi mi hai proprio incantato. Amica mia, conserverò con gioia per tutto il giorno, l’impronta dei tuoi baci e delle tue mani sul mio corpo.

Rimangono, in silenzio, abbracciate fino al passaggio di Nettuno sul serpente. Il dio chiama Sira, Seopra sente la voce e subito lascia la sirena, ma questa le dà un bacio di saluto sulla bocca e dopo si tuffa seguendo il serpente.

Seopra lascia la riva e va incontro all’amica e, quando sono vicine, si abbracciano per un istante, poi corrono lungo la riva, tenendosi per mano.

Quella mattina le due fanciulle partecipano insieme al rituale del mattino, sono molto contente e, anche se trasognate, riescono bene in tutto. Al pomeriggio, prima che Seopra parta per il tempio sotterraneo, si allontanano dalle altre vestali. Preferiscono rimanere vicine in silenzio, ognuna ha nel cuore e nella mente la propria esperienza amorosa. Solo prima di partire Seopra, abbraccia forte Serapo, e dice: – Ciao, dolce amica, domattina sarai nei miei pensieri. Salutami Sira, portale un bacio.

– Credo, che sarà più lei nei tuoi pensieri che io, ma è giusto così. Sai, stamattina ho visto con quale passione vi siete salutate. Ciao, mia grande amica, che la giornata di domani sia, per te, piena di soddisfazione, – le risponde Serapo.

È passata la prima luna da quando Seopra ha iniziato la preparazione nel tempio sotterraneo, tra ventotto giorni la dea Serapide arriverà al tempio e presiederà la cerimonie di iniziazione delle giovani vestali. La preparazione procede bene, i progressi delle fanciulle sono notevoli. Seopra è diventata, per i suoi meriti nelle prove preparatorie e per le sue accresciute qualità mentali, la prediletta delle istruttrici. Anche nel tempio principale, come giusta conseguenza, ha guadagnato rispetto e privilegi che spettano a una futura sacerdotessa.

Serapo, anche se le sue attività nel tempio continuano con efficienza, vive il suo amore con forte entusiasmo. Ogni mattina all’alba. Nettuno l’aspetta sulla riva e poi la conduce nella dimensione “senza tempo” dove i due amanti ritrovano la loro passione sempre più accresciuta.

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