Una pagina al giorno – Terzo episodio

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi

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 Noi non possiamo morire

Terzo episodio

Immagine 1

Apro gli occhi svegliandomi da un sogno. Ci metto un po’ a rendermi conto del dove e del quando in cui mi trovo. Sono sdraiato nella grotta, sopra un materasso fatto di terra secca. Giulia è sdraiata accanto, abbracciata a me per scaldarsi. Il contatto con lei mi dà l’impressione di toccare uno scheletro. Però è calda.

Chissà quanti anni ha?

Guardandola in volto non sembrerebbe avere più di venticinque anni, anche se la sua condizione la fa sembrare più vecchia. Questo, però, non mi è comunque di aiuto. Smettono tutti di invecchiare dopo i venticinque anni.

Immagine 2

Non ho idea di che ore siano. So solo che è fuori è buio pesto. La notte passa lenta e senza rumori.

Allo spuntare dell’alba, nuvole nere e pesanti, si avvicinano a noi, spinte da venti di burrasca.

Giulia si sveglia quando la pioggia sta cadendo da ormai un’ora. Fuori sembra esserci una tempesta tropicale e dell’acqua arriva fino a noi.

<< Dobbiamo muoverci. Dobbiamo andare in un punto più protetto>> e mentre parlo le faccio dei gesti per farle capire << Dobbiamo andare>>.

<< Andare …>> ripete lei e fa un cenno di assenso con la testa.

Immagine 3

Ci addentriamo in un punto più profondo della grotta. Scelgo una strada  che mi porta in una piccola conca posta più in alto dell’entrata. E’ abbastanza larga da far entrare comodamente due persone. E’ completamente al buio.

Il nostro rifugio è freddo, troppo freddo anche scaldandoci tra noi. E buio. Talmente buio da rendere inutile aprire gli occhi.

Non possiamo neanche muoverci, spostarci ad andare a bere. Dobbiamo solo aspettare.

I morsi della fame ci accompagnano a ogni minuto. Giulia si lamenta. Stringo a me la ragazza per darle conforto. E’ così giovane da poter essere mia nipote. Si lascia stringere, appoggia la testa sulla mia spalla sinistra. La sento tremare.

<< Calma … calma>> le sussurro in un orecchio dolcemente << Passerà. E’ sempre passata>>.

Immagine 4

Lei gira la testa, poggiando le labbra sul mio collo, lentamente, apre la bocca. Sento il contatto con i suoi denti. Rimane così, per qualche minuto. Indecisa se cedere all’impulso o meno.

<< Fallo, se devi >> le sussurro senza smettere di stringerla a me << Cedi, se non ce la fai più. Non sentirò dolore >>.

Lei non morde. Poggia la testa sul mio petto e si addormenta.

Immagine 5

Non so quanto tempo sia passato, finalmente non sento più rumore di tuoni.

Lentamente mi sciolgo dall’abbraccio di Giulia, mi allontano da lei.

Nel silenzio assoluto che regna, sento l’eco della voce della ragazza. Sta dicendo qualcosa, ma non ne capisco il significato. Torno indietro.

<< O-a-scii>>.

Giulia ancora dorme, ma la sento parlare nel sonno: << O-a-scii>>.

Lei si muove, la sento sbadigliare.

<< Angelo?>> mi chiama.

<< Sono qui, non ti preoccupare>>.

<<La pioggia è finita>> le dico con tono soddisfatto << Possiamo andare via>>.

<<Andare, andare!>> esulta << Si. Ok!>>.

Mi dà la mano e insieme ci dirigiamo verso il nostro vecchio posto. L’acqua non ci mette molto a raggiungere i nostri piedi. E’ fredda e ha un odore strano.

Immagine 6

Giulia, non appena sente i piedi bagnati, si china a bere. La sento tossire al primo sorso, in preda a conati. Non vomita, ma sembra sempre sul punto di farlo.

<< Non berla>> le dico mentre la strattono per un braccio, cercando di farla alzare. Forse la nostra fonte è rimasta. Di certo è stata contaminata, ma dovrebbe essere più bevibile di questa.

<<Aspetta qui>> le dico, poi mi dirigo nelle gallerie più in basso, verso quella che porta alla fonte, ma a metà strada sono costretto a tornare indietro. L’acqua mi raggiunge le caviglie e la strada è solo in discesa.

Immagine 7

Per salire devo essere più cauto del solito. Il fiume d’acqua piovana ha reso tutto più scivoloso. Ho a disposizione solo il tatto per muovermi e mi arrampico appoggiandomi sulle sporgenze con le mani e con i piedi. Mi taglio almeno una dozzina di volte. Trovo un appoggio ampio e stabile su cui  sollevarmi con le mani, ma un piede perde l’appoggio. Cado, con le mani che annaspano.

<< Angelo!>> sento gridare. E’ vicina. Molto vicina.. Allungo un braccio cercando qualcosa nel vuoto. Trovo un braccio disteso. Lo afferro << eccomi>>.

Lei geme di dolore mentre cerca di sopportare il mio peso.

Mi fermo. Sento il braccio di lei in tensione. La sento fare fatica. Cerco un appoggio stabile. Lo trovo tastando con i mani e i piedi. Una volta stabile le lascio la mano.

<< Ok?>> mi chiede preoccupata.

<< Tutto a posto. Ok. Grazie>>.

Immagine 8

L’unica acqua rimasta è quella piovana. Acqua sporca, inquinata. Ma acqua.

Faccio una conca con le mani e la riempio. L’odore è acido. Il sapore è orribile. Al primo sorso sento la gola e lo stomaco contrarsi, provocandomi conati. Aspetto che il corpo si calmi, poi ne prendo un altro sorso.

Anche Giulia beve, ma lei ci mette di meno ad abituarsi. Immagino sia nata quando già la quasi totalità dell’acqua era così.

Fuori è notte. Capiamo di essere all’uscita solo perché c’è più vento. L’aria sembra più limpida, dopo la pioggia. La fanghiglia invade l’entrata e fuori è una distesa di pozze di fango in cui è facile affondare.

<< Non possiamo uscire. Verremmo sepolti vivi>>.

<< Andare?>>.

<< No. Non adesso. Domani, forse>>.

Immagine 9

Non capisce cosa le ho detto e non può vedermi fare gesti. Le prendo un braccio e la porto dentro.

<< No… domani>> ripete, finalmente capendo.

<< Che cos’è “oascii”?>>.

Fermi, in attesa dell’alba, non riusciamo a dormire. Abbiamo dormito abbastanza durante la pioggia e la grotta non è più un posto sicuro.

<<?>> Con un verso Giulia mi fa capire di avere la sua attenzione.

<< Che cos’è “oascii”?>> le ripeto.

<< Oascii?>> mi domanda, come se non capisse. Riflette, forse cerca un modo per esprimersi.

<< Lascia stare>> le dico poggiando la mano sulle sue labbra.

Lei sembra rinunciare, per un momento.

<< Oascii ok>> mi dice << Oascii no arma. No sete. No freddo. No …>>.

Immagine 10

Forse oascii non è niente più che un sogno. La classica leggenda che nasce quando non c’è altra speranza a cui aggrapparsi.

Sorge finalmente l’alba. La luce del sole si diffonde lentamente nel cielo, raggiungendo anche la nostra buia e umida grotta. L’aria si scalda velocemente.

Le prime luci ci feriscono gli occhi.

Riapriamo gli occhi lentamente, dandoci il tempo di riabituarci alla luce. Mi giro verso di lei e le sorrido. Lei mi sorride di rimando, per la prima volta.

Giulia si alza con lentezza e si dirige fuori, cercando di farsi scaldare il più possibile dal sole. La raggiungo. Anche le mie ossa hanno bisogno di scrollarsi un po’ di umidità.

Immagine 11

Quando le sono affianco, lei mi indica il punto più luminoso del cielo.

<< Sole>> le dico.

<< So-o-le>> ripete.

Esco fuori, lentamente, tastando con il piede destro la consistenza del terreno. Fuori è tutto un pantano. Rientro dentro.

<<Andiamo?>> mi chiede Giulia non appena sono davanti alla grotta.

<< Per andare dove? Qui, almeno, siamo al coperto>>.

Non capisce.

<<Qui…>> le indico la grotta << coperto>> con una mano simulo un tetto, con l’altra la pioggia.

<< No…coperto>> ribatte << Qui…>> indica la grotta, mima con una mano la pioggia, poi ponendo il taglio di mano al livello degli occhi, simula l’annegamento.

<< Non hai tutti i torti>> sono costretto ad ammettere.

<< Andiamo?>> insiste.

<< Dove?>>

<< Andiamo…>> riflette per qualche secondo, poi il viso le si illumina << … oascii>>.

<< Oascii è un sogno. Solo un sogno>>.

<< Sogno?>> chiede senza capire.

Immagine 12

Lei riflette.

<< Sogno … qui>> e indica il sole che ancora sale in cielo nel percorso dell’alba <<sogno andare qui sole >> e imita il sole che sorge.

Cerco di capire cosa mi vuole dire. E’ difficile interpretare e ci metto qualche minuto.

<< Per andare a Oascii bisogna seguire il sole all’alba?>>.

<<Sole…al-ba>> conferma.

<< Va. Va>> le dico << Va dove più ti pare>> e le faccio il gesto di andare.

Lei sembra felice della mia risposta, mi abbraccia e inizia a uscire dalla grotta, lentamente, stando attenta a dove mette i piedi.

Io rientro nella grotta. Giulia, dopo un paio di minuti, si gira. Si rende conto di essere da sola. Mi chiama << Angelo>>.

<<…Oascii. Andiamo?>> mi guarda come si si domandasse cosa io stia facendo, poi mi porge la mano, invitandomi a seguirla.

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2 risposte a Una pagina al giorno – Terzo episodio

  1. Daniele Conventi ha detto:

    L’ha ribloggato su Daniele Conventi edizionie ha commentato:
    Terzo episodio del lavoro di Dino Rotoli basato sul mio racconto.

  2. Pingback: Elenco racconti | disegnare da adulti

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