Lo specchio del nonno – 24 – ultimo episodio

Per tre mesi, una volta alla settimana, fui convocata per relazionare con lui sull’andamento dell’esperienza avuta con Asor. All’inizio fu abbastanza difficile per lui accettare che gli interessi di Asor e i miei erano troppo diversi.

Nell’ultimo mese di colloquio, si interessò molto della mia ricerca sull’energia. Anche lui da studente era portato per le materie scientifiche ma alla fine aveva scelto la carriera umanistica psicologica. Nella relazione finale, che mi fece leggere, scrisse che la diversità di interessi tra me e Asor era tale da giustificare in pieno la nostra scelta di non convivere. Aggiunse anche che nei nostri campi specifici eravamo due cittadini potenzialmente validi e produttivi per il progresso delle Confederazioni Cittadine. Questo mise fine alla persecuzione per lo meno per la mancata convivenza.

– Ripeto, che storia! La tua vita è un’avventura continua. La mia è molto più lineare.

– Ma tu sei sempre stata una bambina modello, ho capito che i guai iniziano dal comportamento infantile. Ma per il comportamento di tuo padre sei sicura che anche tu non sei stata controllata per mesi?

– No, non credo. Ero troppo piccola quando mio padre fu sanato. I miei fratelli sono stati e lo sono ancora sotto controllo ma, per fortuna, il loro comportamento risulta abbastanza normale.

– Dici risulta, nel senso che in realtà non è proprio normale.

– Si, forse a pensarci, hanno qualche piccola stranezza ma nel complesso hanno studiato sempre molto e ora sono seri nel lavoro.

– Fermiamoci un poco, Anna. Dopo tanto parlare ho la gola secca, andiamo a prenderci una bevanda?

– Sì, Odla, andiamo.

Rimontano sulle biciclette e dopo poche pedalate si fermano vicino a un edificio-spaccio, caratterizzato da un simbolo circolare verde e da molti ingressi. Ogni rione ha uno spaccio per distribuire ai cittadini prodotti alimentari freschi che vengono pagati da tutti con la card. I possessori di una casa con l’orto, che sono in maggioranza, possono ritirare tutti i prodotti che vogliono.

Lo spaccio è deserto perché non è l’ora del ritiro delle vettovaglie, tuttavia funziona un servizio automatico per la distribuzione di bevande e biscotti vari, un bar automatizzato. Giunte vicino al banco distributore, Odla inserisce per prima la sua card e sceglie una spremuta di arancia alla menta. In pochi attimi emergedal bancone un lungo bicchiere con la bevanda richiesta.

Odla  chiede a Anna: – Cosa ti offro?

Anna la guarda, sorride e dice: – Ma non sei cambiata per niente? Cosa vuol dire … Cosa ti offro?

– Vuol dire che pago io la tua bevanda.

– Paghi tu! Perché?

– Perché mi fa piacere offrire qualcosa alla mia migliore amica.

– Va bene, accetto ma è la prima volta che sento una proposta del genere.

– La prossima volta, se vuoi mi offrirai tu una bevanda. Allora cosa vuoi?

– Arancia ma senza menta. Ma guarda cosa ti dice …

Odla legge lo schermo del distributore ad alta voce: – Prima di chiedere una seconda consumazione, restituire il bicchiere.  

Dopo letto aggiunge: – Era chiaro. Figurati se qui era possibile offrire.

– Perché dov’è possibile?

– Lascia stare, poi te lo dico.

Odla annulla la richiesta e ritira la card, piuttosto innervosita. Anna se ne accorge e non chiede altro. Sorride e introduce la sua card nel distributore. Mentre sorseggiano le loro bevande a Odla viene da ridere, Anna subito si unisce alla risata dell’amica e continuando a ridere le dice: – Sei proprio una pazzerella. Ti capisco poco ma comincio, non so perché, a divertirmi.

– Forse anche tu vuoi diventare … pazzerella.

Mentre le due amiche continuano a ridere vedono, attraverso un velo di spontanee lacrime, un uomo in tuta verde che si avvicina.

– Ma cosa state bevendo? Cos’è tutta questa allegria?

Odla interviene subito, ormai sa che bisogna rispondere presto e con decisione, l’esperienza insegna: – Io arancia con menta, lei solo arancia. Ridiamo perché la mia amica mi ha raccontato un episodio divertente che le è capitato con la madre.

– Intanto pensa nominare un familiare è sempre meglio. Infatti la risposta è ben accettata dall’uomo dello spaccio che si allontana dicendo: – Va bene. Perdonate la mia intrusione.

– Si figuri, buona giornata. – Aggiunge Anna che subito si è adattata alla situazione e poi, quando l’uomo si allontana, aggiunge sottovoce: – Che fortuna. Non era del Comitato.

Le amiche riprendono a ridere. Quando i bicchieri sono vuoti li restituiscono inserendoli nel foro della lavastoviglie.  Il “sistema”, che aveva restituito la card di Odla, trattiene ancora quella di Anna e la rilascia dopo alcuni minuti. Anna, accortesi del ritardo, protesta: – Ma cos’ha questa macchina, di solito la card me la restituiscono subito.

– Non ti preoccupare, a me spesso capita il ritardo. Ma tu sai il perché?

– No.

– Tu sai che tutto il controllo e operato dal Centro ma forse non sai che le card sono continuamente aggiornate, in qualunque posto le adoperi.

– Aggiornate? Perché?

– Perché viene registrato tutto quello che può essere sospetto.

– Ma che dici? Io ho preso solo una semplice bevanda e da anni mi comporto bene.

– Giusto! Una semplice bevanda. Ma forse è anche importante per la tua condotta con chi la bevi.

– Ma che dici, mica siamo spiate così tanto.

– Non lo so. Ma penso che inserita la tua card dopo la mia, che deve essere un trattato di informazioni, può aver destato un sospetto. E anche tu, non sei figlia di un sospettato? Ma non ti preoccupare molto, controllato che lavoriamo nello stesso stabilimento, saremo giustificate. Il Centro è sempre sospettoso ma il nostro curriculum lavorativo e di studio è una garanzia certa.

– Con la mia amica Odla, esperta in tutto sono tranquilla e ritrovo la mia allegria da … pazzerella.

Dopo queste parole Anna si avvicina a Odla e le dà due sonori bacioni uno per guancia.

Si allontanano, sorridendo, a braccetto stabilendo che, di tanto in tanto, si concederanno ancora appuntamenti mattutini distensivi e pieni di allegria, così come quand’erano adolescente.

Ancora un anno dopo

Lo stabilimento di ricerca è localizzato in piena campagna, lontano dalla cittadina. La progettazione del nuovo variatore procede lentamente per alcune modifiche in corso d’opera. Il gruppo di lavoro è molto impegnato e spesso rimane fino a tarda sera.

Odla e le sue amiche, ogni mattina sono condotte al lavoro da un‘auto dello stabilimento che passa a prenderle dalle proprie abitazioni.

Il conducente del mezzo, Oiven, è piuttosto taciturno e risponde sempre a monosillabi, è sicuramente un sanato. Oiven è coetaneo delle ragazze, ha un fisico atletico e piace molto a Retse. Odla se ne è accorta da tempo, un giorno che si trova da sola con Retse le chiede: – Devo controllarti un poco, mi sa che prima o poi ci provi con Oiven.

– Ma si capisce così tanto? Sì, penso che ci proverò. Sono singola e posso farlo tranquillamente.

– Ma è singolo anche lui?

– Questo non lo so. Spero che lo sia, altrimenti la cosa è complicata e non vorrei finire troppo controllata.

– Anche se è singolo devi stare attenta, un controllo non te lo toglie nessuno. Il rapporto con un sanato è sempre un valido motivo di persecuzione da parte del Centro.

– Sì, lo so. Dopo l’indagine tutto dovrebbe semplificarsi. Non è la prima volta che mi capita. Sono già informata, la motivazione ritenuta valida è l’attrazione fisica. Io l’ho veramente forte.

– Già hai provato? Ma com’è stare con un sanato?

– È normale. Anzi credo che ci sia qualcosa in più. Loro hanno la mente logica limitata ma è rimasta in loro una libertà naturale che affiora proprio durante l’amore, fanno sesso con passione.

– Passione? È la prima volta che sento questa parola, cosa significa?

La risposta di Odla somiglia volutamente a quelle che spesso ha ricevuto dalle sue amiche, fin da quando era alla scuola orientativa. Sa che la sua amica Retse, poco rispettosa dei regolamenti, ha una visione dell’esistenza diversa dagli altri.

– Passione vuol dire … Odla ma cosa mi chiedi? Mi vuoi prendere in giro? Sono sicura che tu conosci bene il significato.

– Hai ragione, infatti lo conosco ma è la prima volta che lo sento dire. È per questo che sono curiosa della tua definizione. Non definisce forse qualcosa di proibito.

– Proibito? Non lo so. Ma per me è qualcosa di bello.

– Sei la solita fuori regolamenti, brava.

– Guarda chi parla! Non mi dire che ti sei rinsavita? Da quanto tempo non passi per il Comitato?

– Da un po’ di tempo. È un periodo che ho da pensare a altro. Ma non ti preoccupare tra poco certamente ci manderanno a chiamare tutte e due. – conclude Odla.

Le due amiche iniziano a ridere. Il Centro mette loro sempre allegria. Dopo anni di frequenza settimanale e mensile, sono diventate esperte nel deviare le domande su argomenti frivoli. Da quando sono diventate ricercatrici il Centro sembra che abbia rallentato i controlli, per lo meno in maniera più esplicita.

Dopo un anno di lavoro, il prototipo del variatore di energia è pronto.

È il giorno della prova. Già da una settimana l’accumulo di energia è stato immesso in un gruppo di batterie tradizionali, ora bisognerà solo collegare il variatore sperimentale e le nuove batterie a celle controllando la quantità di aumento energetico. L’importanza dell’esperimento si nota dalla presenza di molte persone giunte da altre città. La maggioranza è composta da ricercatori e fisici ma non mancano persone di comitati superiori.

Il discorso di presentazione, fatto dal direttore del laboratorio, esalta le capacità del gruppo di studio e anche senza citare i nomi indica i componenti precisandone i compiti.

L’esperimento riesce nel modo migliore di quanto previsto. Il guadagno energetico risulta intorno al dieci per cento. Questo risultato rappresenta un notevole primo passo verso una diversa concezione della fisica sull’energia che apre a un futuro di ricerca molto avanzata.

Finalmente la vita di Odla procede in maniera regolare. Ha un lavoro soddisfacente che l’impegna l’intero giorno. Anche a casa va tutto bene.

È diventata zia perché Aniram ha avuto dalla sua compagna, sposata civilmente, un biondo fanciullino. La domenica, unico giorno di libero dal lavoro, Odla spesso passa l’intera giornata insieme al nipotino e ai suoi genitori. Altre domeniche si riunisce con le sue amiche di lavoro, Anna continua a rimanere la sua amica preferita delle scappatelle mattutine. Anche Onavi e Oilitta sono rimaste amiche ma, avendo altre occupazioni, gli incontri sono più rari.

Tranne Retse che, da tempo, convive Oiven, quasi tutte le amiche di Odla sono singole.

Negli ultimi anni questo fenomeno si è molto incrementato così come pure i rapporti amorosi occasionali o continuativi dei singoli.

I Comitati cittadini, ciascuno per le proprie competenze, preoccupati per la diminuzione delle nascite, solo le coppie legali sono autorizzate ad avere figli, hanno provveduto a incentivare in vari modi la legalità della convivenza.

Il fenomeno, malgrado questi provvedimenti, non è diminuito, forse per una nuova concezione dell’amore conseguenza di un maggior senso di libertà.

In una chiacchierata mattutina anche Odla e Anna hanno discusso di questo problema sociale.

Odla, forse Aldo che è sempre presente, ha al riguardo idee più chiare rispetto ad Anna: – Vedrai che quando anche le coppie legalizzate inizieranno a scoprire l’amore libero i Comitati interverranno con regolamenti restrittivi oppure, loro malgrado, saranno costretti a modificare le attuali norme.

– L’amore libero delle coppie legalizzate? Cosa intendi dire? Odla, non capisco.

– Come sei ingenua, amica mia. Intendo dire che uno della coppia faccia l’amore con un altro.

– Ma no. Che dici? Non è mai successo.

– Ne sei proprio sicura che, anche se proibito, non sia mai successo.

– Quando tu parli mi fai sempre venire dubbi sulle mie già deboli certezze. Potresti avere ragione. Molti regolamenti spesso, in segreto. non vengono rispettati. Mio padre rimane sempre il miglior esempio. Ma tu come pensi che le attuali norme possano essere cambiate?

– Non so bene rispondere. Potrebbero permettere una separazione delle coppie legali.

– Ma la separazione già è consentita per validi e gravi motivi.

– Questo non lo sapevo. E quali sarebbero questi gravi motivi? Non conosco nessun separato, inoltre non se ne parla proprio.

– Io non conosco molti dei motivi ma mi ricordo che, quando mio padre fu sanato, a mia madre fu proposta l’eventuale stato di singola.

– E se fosse l’unico motivo? Non tanto come libertà ma come allontanamento dal sanato per evitare un contagio mentale.

– Penso che hai ragione, infatti anche mia madre, con ricorrenza triennale, è sottoposta a verifica da parte del Comitato.

– Come vedi il problema è reale. La società si evolve sempre in maniera sana è il dopo che mi lascia qualche dubbio.     

Tutte le sere a casa Odla, anche se stanca dal lavoro, trova sempre un po’ di tempo per scrivere il romanzo della sua vita.

Il romanzo

È un giorno importante per Odla. È il giorno della presentazione alla comunità del suo romanzo, autorizzato e pubblicato a tiratura ridotta dal Comitato Pubblicazioni. Distribuito a poche e selezionate persone, solo nella cittadina. Odla parla del romanzo descrivendone, abbastanza dettagliatamente, la trama. Sulla copertina rossa spicca il titolo in azzurro “La fantasia nello specchio”.

È un successo. Gli applausi durano a lungo, subito dopo la maggioranza dei presenti, forse già troppo coinvolta emotivamente dall’evento e dalla trama, lascia la sala in silenzio, rimangono solo gli amici e i parenti. La madre è la prima ad avvicinarsi e, quasi iniziando una nuova tradizione, le effusioni pubbliche sono vietate, la bacia più volte sulle guance abbracciandola forte. Poi tutti gli altri, dopo un attimo di titubanza, la imitano, prima i parenti e poi i molti amici.

Nessuno immagina che il romanzo è una realtà autobiografica.

Nessuno?

Alla fine, è il turno delle amiche del cuore. Onavi, Oilitta, Retse e, per ultima, Anna che la stringe forte e la bacia due volte al limite tra la guancia e la bocca, Odla sente il sapore della saliva dell’amica. Nell’abbraccio, Anna nel protendersi verso la bocca, si strofina e mentre il suo corpo si insinua quasi in quello dell’amica, le sussurra nell’orecchio: – Attento Aldo, amore mio, il solito Comitato ti aspetta fuori, anche come scrittore.

Odla sente un forte e lungo brivido che le percorre tutte le vertebre, da quella cervicale a quella sacrale, ma non è per la presenza del Comitato, sarà facile per l’ennesima volta trovare validi motivi.

È per la nuova sensazione piacevole e libertina. Capisce che la sua vita avrà ancora una svolta, una nuova esperienza esistenziale che forse soddisferà la parte della sua mente maschile … Chiaro? … Avrà vicino una femmina … da carezzare! Lei e Anna dovranno stare molto attente potrebbero essere anche sanate o, molto più probabilmente, eliminate. Omosessuale, lesbica … transessuale sono parole che non esistono nella loro società

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