Lo specchio del nonno – 23

Odla vuole consolarla, mentre pensa maledetto Comitato di controllo. Ha intuito che il padre di Anna è un “sanato”, ecco perché distribuiva le merci.

Anna riprende: – Ma tu hai capito la situazione di mio padre? Veramente pensi che possa finire bene? Dopo tanti anni, qualcuno dice che tutto può precipitare. Sono solo io in famiglia che mi preoccupo. Mia madre è sempre tranquilla, i miei fratelli sono piuttosto indifferenti.

– Ma quanti fratelli hai? Non ne abbiamo mai parlato.

–  È vero. Anche a una amica come te non ho mai avuto il coraggio di dirlo. Ho tre fratelli. Strano, non ti pare?

– Anna, amica mia, non ti ricordi che io queste cose che tu chiami strane le ho sempre contestate. Ancora oggi penso che le cose strane siano altre e non queste.

–  Ma il Comitato non ti ha mai mandato a chiamare? Non ti ha mai interrogata?

– Non una, ma molte volte. Ti ricordi quando, per la scuola scrissi quella piccola commedia. Dopo averla scritta fui subito interrogata dal Comitato e da allora anche molte altre volte, ma me la sono sempre cavata.

– Certo che mi ricordo la commedia. Era strana ma avvincente. Oilitta recitò benissimo, mi ricordo che ebbe molti applausi.

– Ma forse non sai che anche lei, proprio per la convinta e grande interpretazione, fu chiamata dal comitato. Fu, però, subito rilasciata per la sua ingenuità e per la sua semplicità.

– Un poco lo capisco, la commedia che avevi scritto era molto bella ma anche molto misteriosa nel dialogo. Ma le volte successive alla Commedia perché sei stata chiamata? Di cosa sei stata accusata?

– Sempre per le mie idee un poco strane. Non ti ricordi che anche voi amiche dicevate che io parlavo e dicevo stranezze. Ogni volta però sono riuscita a convincere gli psicologi del Comitato che le mie stranezze erano semplici pensieri che poi dimenticavo. Solo una volta mi sono trovata in difficoltà per colpa di Asor, il mio partner sessuale. È una storia lunga. Te la racconterò poco alla volta.

– Per mio padre era più difficile convincerli, aveva la prova vivente del suo poco rispetto dei regolamenti.

– Hai ragione. Ma io non capisco come ha fatto. Tua madre non aveva il chip di controllo?

– Sì, certo che l’aveva ma non ha funzionato perché era stato manomesso da mio padre, lo ha anche confessato, pensando di poter convincere la commissione del Comitato.

– Ma come ha fatto a manometterlo?  

– Per lui è stato facile era un medico specializzato in elettronica, era proprio uno di quelli che impiantava e controllava i chip.

– Ma perché lo ha fatto? Non sapeva che avrebbe subito le conseguenze del suo comportamento.

– Prima mio padre era uno spirito combattivo, con una forte personalità. Aveva come te sempre molto discusso da giovane con il Comitato. Pensava di avere una strategia vincente, si era confidato con altri amici di lavoro che condividevano la sua scelta. Quando fu il momento si ritrovò solo, gli amici dichiararono di non sapere niente. Come capita spesso nessun amico si comporta da vero amico.

Dopo l’intervento è diventato un cittadino tranquillo. Quando lo chiamano per il controllo, affiora sempre qualche ricordo ritenuto nocivo. Per giunta la sua nuova personalità, molto remissiva, non riesce sempre a ribattere le deduzioni degli esaminatori con efficacia.

– E allora cosa succede? – chiede Odla.

– Succede che perfezionano la cura con altri piccoli interventi. Lo so sopravvivrà anche questa volta ma io mi preoccupo ogni tre anni. Se l’intervento fosse troppo forte la sua mente potrebbe molto peggiorare.

–  Ma ragiona Anna, la paura molto spesso esagera la realtà. Vedrai anche questa volta non succederà nulla di irreparabile.

– Va bene, ora sono più calma. Ma tu come stai, cosa di importante ti è successo? Raccontami tutto.

– Di importante non saprei ma una cosa seria te la voglio proprio raccontare. Ti ricordi che ti dissi, una delle volte che ci incontrammo, che frequentavo la scuola di sesso e che avevo conosciuto Asor il ragazzo che il computer mi aveva assegnato.

– Sì che mi ricordo, il suonatore di trombone. Nella mia mente tutte le cose che mi hai detto sono ben presente nel ricordo. Come potrei dimenticarle sono loro che hanno permesso di mantenere ferma e forte l’immagine della mia unica, grande e bella amica, nei miei pensieri.

– Anche tu sei rimasta nei miei pensieri. Sono molto contenta dell’opportunità che ora abbiamo per poter riprendere anche da adulte la nostra amicizia infantile.

– Cosa mi volevi dire di Asor? Come è andata? Mi dicesti che non ti sembrava una scelta giusta del computer.

– Non è proprio di Asor che voglio parlarti ma dei miei ultimi colloqui con il Comitato. Asor ovviamente fa parte del racconto. Rimontiamo sulle bici e troviamo un posto comodo e tranquillo dove poter parlare.

– Un posto? Che dici di andare al torrente?

– Non è proprio vicino, ma se non sei stanca della tua lunga corsa possiamo anche andarci.

– Conosci qualche altro posto tranquillo più vicino?

– Sì. Dopo il viale dei comitati c’è un parco pubblico molto bello, io ci sono andata spesso anche da sola per riflettere.

– Va bene andiamo. Ma per riflettere intendi il tuo problema. Quello mai rivelato? A proposito come va?

– Ora va bene. Ho cominciato a distrarmi scrivendo un racconto.

– Mi viene da pensare che deve essere un racconto un poco strano.

– Sei rimasta la solita birichina, hai ragione ma non è un poco strano. È molto strano.

Le due amiche risalite in bicicletta si avviano verso il parco indicato da Odla. Quando si fermano e si siedono su una panchina Anna dice: – Ma questo parco lo conosco. Sai quale è?  

– No.

– È l’inizio del parco dei Singoli.

– E tu che ne sai? Non sei troppo giovane per essere già Singola.

– Due dei miei fratelli sono Singoli, io ho appena lasciato il mio partner sessuale.

– Anche io ho lasciato Asor e credo che quando sarà il momento diventerò anch’io Singola.

– Cosa mi volevi raccontare di Asor e del Comitato?

– Ti voglio raccontare tutta l’intera storia. È un po’ lunga ma spero di completarla questa mattina.

– Ma allora è proprio un romanzo, anche di Asor hai scritto? – Sì, anche questo fa parte del racconto ma è un episodio tra tanti.

– Sono pronta ad ascoltare, le tue stranezze mi hanno sempre affascinata.

– Sì, comincio subito. Voglio però iniziare con una premessa. Asor è figlio di un membro effettivo del Comitato dei Rapporti Personali, in particolare della sezione Controllo. Io non sapevo che esistessero membri effettivi nei Comitati. Attenendosi al regolamento i membri dovrebbero essere transitori e in carica per sei mesi ma, come vedi, le eccezioni sono tenute nascoste. Ne ho scoperte anche altre che non ti riferisco per non allungare troppo il racconto.

– Membri provvisori? Ma che dici? Questo mi sembra assurdo. Se proprio il Comitato di Controllo ha membri effettivi significa che esistono gruppi di comando. Contro il Principio generale della Costituzione delle comunità cittadine, significa anche gruppi di potere prestabili.

– Anna, calmati! Anch’io quando lo scoprii ebbi la tua stessa reazione, ne parlai a mia madre e a mio padre. La risposta fu che l’interesse a questi argomenti potevano turbare la mia tranquillità e che dovevo pensare alla mia realizzazione di buona cittadina per conseguire la mia felicità.

– Sì, questo lo capisco. I genitori sono sempre restii a permettere ai propri figli la scoperta di verità che possono loro nuocere. È un loro atteggiamento, diciamo sociale, giustificato da un comportamento protettivo. Tutto ciò rientra nella morale dell’educazione dei minori a casa e a scuola.

– Anna! Ma che dici? Non avrei mai potuto immaginare un tuo pensare quasi rivoluzionario. Stai attenta è molto pericoloso.

– Non ti preoccupare, queste cose non le dico a nessuno. A te le dico perché sono convinta, da quando ti conosco, che anche tu hai dei segreti nella mente.

– Hai ragione. Il mio segreto è uno solo ma tanto complesso che sembra una intera esistenza.

– Deve essere un segreto terribile, altro che i miei preconcetti sui genitori e sui segreti sociali.

– Fu terribile quando ero bambina, ora è solo un ricordo, anche se come ricordo è sempre nel mio presente.

– Ecco un’altra delle tue frasi misteriose “un ricordo presente”, è un paradosso? Mi affascina molto. Non pensi che ora sia il caso di svelarmelo? Ora sono grande, non credo che possa nuocermi così come dicevi quando ci incontravamo da ragazzine.

– Sì, hai ragione anch’io penso che ora non ti possa nuocere ma non te lo svelerò perché è complesso, lungo e tortuoso principalmente a raccontarlo. Sono sicura che avrai l’opportunità di scoprirlo da sola.

– Ma se dici che è così complicato, come potrò?

– Abbi fede, amica mia. Ti assicuro che già da ora sei predisposta a comprenderlo, ma devi aspettare l’occasione: Quando il tempo sarà, il segreto svelato verrà.

– Odla fermati, non aggiungere altro. Quando ero bambina e tu parlavi in questo modo mi venivano i brividi, non te l’ho mai detto. Ora i brividi mi sono tornati.

– Scusami. Ma è più forte di me. Ora non ci pensiamo più. Ascolta la mia storia con il Comitato.

– Finalmente. Dai! 

Odla, sta un momento zitta per scegliere come incominciare, poi racconta: – Al principio non avevo capito perché era stato scelto Asor dal computer e quando lo capii ebbi la conferma di come noi cittadini, a qualsiasi età, siamo sotto controllo. Asor, inconsapevole, era stato scelto per il suo comportamento esemplare e per il compito sociale paterno.

– Dici veramente. Ne sei sicura?

– Sì, anche Asor prima di lasciarci lo ritenne probabile. Questo pensiero nella mia mente condizionava il mio rapporto sessuale. Già l’inizio era stato piuttosto burrascoso, Asor era molto imbarazzato e molte volte non riusciva a farlo. Si inventò anche un alibi. Io ero esuberante e, secondo lui, anche troppo esperta. Io tentai di tutto con calma, con tenerezza. Diciamo anche con amore ma il rapporto fisico era a fase alternate.

Quando Asor esagerò nelle accuse, considerando che su molti altri argomenti andavamo abbastanza d’accordo, cercammo insieme una soluzione logica alla nostra difficoltà amatoria. La mia tesi fu l’educazione restrittiva e la troppa dipendenza paterna di Asor. La tesi di Asor rimase, anche se con qualche tentativo di giustifica, la mia esperienza.

– Scusami se ti interrompo ma su cosa fondava la tua esperienza. Non mi dire che tu avevi avuto rapporti prima dei sedici anni.

– No questo no! Avevo dei ricordi, ricordi delle confidenze di un’amica più grande.

– E lui lo scoprì?

– Fu una mia leggerezza. All’inizio del corso sul sesso, gli parlai delle conoscenze svelatami dall’amica. Lui mi disse di liberarmi delle cattive amicizie e che potevo anche essere accusata di complicità per la mancata denuncia di persona non rispettosa dei regolamenti.

– Scusami se ogni tanto ti interrompo, non riesco a farne a meno. Continua nel tuo racconto non ti interromperò più. Ma chi era quest’amica?

– Mi puoi interrompere quando vuoi. I monologhi non mi piacciono, già ne faccio molti quando sono da sola.

– È un’amica che non conosci, era della scuola superiore. Asor e io cercammo insieme di affrontare il problema del nostro rapporto. Fu tutto inutile. Ci accorgemmo che più parlavamo e peggio era, perché affioravano altri aspetti della nostra diversità. Asor cominciò anche a pensare che io non solo ero una esperta ma avevo pensieri strani e quasi rivoluzionari. Quando me lo disse ebbi paura di una sua eventuale denuncia o per lo meno di un suo discorso al padre sulla nostra situazione. Asor è un bravo ragazzo, mi disse che della nostra situazione non ne avrebbe parlato con nessuno anche perché, malgrado la sua razionale obbedienza, sapeva che molte coppie della scuola di sesso non avevano scelto la convivenza. Io invece non sapevo di questo venir meno delle coppie iniziali. Questa consapevolezza ci fece cambiare ragionamento anche perché erano molte le coppie che non funzionavano.

Mi disse anche che si era informato da suo padre sulle modalità di scelta delle coppie ma la risposta del padre non l’aveva soddisfatto. Tra le varie ipotesi io proposi quella sul comportamento, gli dissi della commedia scolastica che avevo scritto e dei miei incontri con il Comitato. Asor ci pensò per una intera giornata e quando ne riparlammo mi disse che erano molte le probabilità che avevo ragione.

Anche se le parole del padre non erano state molto chiare il concetto emerso era che, molto probabilmente, la scelta del partner era legata più a fattori caratteriali di comportamento che a quelli fisici e di sensibilità.

Con mia grande sorpresa, Asor aggiunse ero la sua unica amica e voleva continuare l’esperienza sessuale con me, cercando di renderla il più possibile valida. Per quando riguardava la possibile convivenza lui non voleva pensarci più, avremmo deciso dopo e anche in caso di decisione negativa lui sarebbe stato d’accordo.

Mi disse anche che non ne dovevamo parlare con nessuno altrimenti sarebbero subito scattati controlli e lui non voleva subirli non tanto per paura ma principalmente per problemi con il padre.

Decidemmo anche di accordarci bene su quello da dire al Comitato in caso di rinuncia alla convivenza perché non ci saremmo scansati uno o più interrogatori.

Apprezzai molto le sue parole, è un vero amico oltre a essere un ragazzo molto maturo. Ci venne anche da pensare che nell’intimo di molti cittadini, anche in quelli più rispettosi dei regolamenti, esiste un anelito di libertà e, perché no, di ribellione.

– Che racconto! Anch’io penso, come te, che molti cittadini non rivelano alcuni loro pensieri, forse per paura o più semplicemente per vivere tranquilli. Allora dopo il chiarimento i rapporti migliorarono?

– Subito dopo sì ma poi lentamente ripresero un ritmo diciamo indeciso. Fu già da allora che decidemmo di non convivere. Decidemmo anche di continuare a incontrarci così come era stabilito dal regolamento della scuola di sesso ma più come amici che come coppia. Non abbiamo avuto più rapporti amorosi. Anche ora quando voglio, vado a trovarlo e trascorriamo un po’ di tempo insieme da buoni amici, raccontandoci come va la nostra vita. L’ultima volta è stata tre mesi fa. Ora abbiamo meno tempo libero, Asor fa parte di una filarmonica inter-cittadina e spesso, quando passo per casa sua, è fuori città ma quando rientra è lui che viene a trovarmi.

– Vai a casa sua? Vuol dire che hai anche un buon rapporto con i suoi familiari, con il padre.

– Sì. Dopo la burrasca i rapporti sono buoni. Ma sempre per merito di Asor.

– Mi accorgo che tu e Asor siete molto affiatati. Non pensate a un eventuale rapporto futuro da Singoli?

– No. Amici e basta, ora sono anche io che non sento niente altro che un bene semplice, fraterno e inoltre nessuno dei due è disposto a rompere la bella amicizia per una prova che potrebbe essere inutile e distruttiva. Ma a proposito di convivenza anche tu mi hai detto di averci rinunciato. Come hai fatto? Raccontami la tua “burrasca”. Parla un poco tu così io mi riposo la voce.

– A me non c’è stata nessuna burrasca. È stato tutto chiaro dall’inizio. Il mio partner, Onig, era innamorato già di un’altra. Me lo disse subito e poi si comportò benissimo come partner sessuale ma con distacco, mi disse che quando aveva rapporti con me pensava di averli con la sua ragazza.

– Onig? Ma non mi dire che la sua ragazza si chiama Adel.

– No, non mi sembra, un giorno mi disse anche il nome. No, non era Adel era più lungo: Aterig… Atiregra.  Proprio non me lo ricordo.

– Ho capito il suo nome era Atirehgram.

– La conosci?

– No, non la conosco. Conosco solo il nome.

– Ho capito, conosci un’altra con questo nome.

– No, nemmeno questo è esatto. Conosco solo il nome.

– Solo il nome? Ma come fai a ricordarlo? È difficile.

– Conosco un trucco per ricordare i nomi, forse un giorno scoprirai il perché.

– Con te c’è sempre tutto da scoprire. Non mi sembri molto cambiata. Dai finisci la tua “burrasca”.

– La burrasca avvenne quando decidemmo di non convivere. A questa notizia il padre di Asor non poté fare a meno di intervenire.

In un primo momento il suo intervento si limitò a verificare le condizioni mentali di Asor. Considerando i miei precedenti, pensò che avevo plagiato il figlio riuscendo a spingerlo a non rispettare i regolamenti.

Per il padre, la rinuncia alla convivenza era un fallimento dell’individuo perché la famiglia è fondamentale nella vita cittadina. In particolare, riteneva che un figlio, educato al totale rispetto dei regolamenti, non potesse modificare il proprio comportamento se non con interventi esterni.

Dopo una approfondita analisi psicologica, per altro senza aver trovato nulla di grave in Asor ma solo una disponibilità e una protezione nei miei riguardi, fui inquisita io dal Centro come corruttrice.

Tutta la mia esistenza ovvero tutti i miei comportamenti e le cose che avevo scritto o fatto furono ripescati dal mio curricolo personale. Dalla commedia Litta e Otte alla frequentazione di altri personaggi frequentatori del Centro di Controllo come la mia amica Retse e tante altre cose che non ricordavo di aver compiuto. Per concludere tutta la mia esistenza fu oggetto di controllo.

– Questo lo capisco bene. Mio padre è il miglior esempio. E i tuoi genitori?

– I miei genitori furono i primi ad essere interrogati perché tu sai che devono per regolamento vigilare sui propri figli. Mio padre soffrì molto tanto da rasentare un grave esaurimento nervoso. Mia madre, più forte di carattere, invece non si lasciò intimidire dagli interrogatori del Comitato riuscendo a difendere la nostra libertà di scelta. Molte sono le coppie che rinunciano alla convivenza al primo momento per motivi diversi ritenuti spesso validi.

Invece io sono stata, malgrado le accuse non fossero gravi, cinque giorni in osservazione presso la clinica del centro. Dopo molte analisi strumentali e verbali il risultato fu che non avevo nessuna patologia sociale. Quello che fu però determinante per la soluzione del problema fu la forte reazione di Asor che, saputo del mio ricovero, si presentò al Comitato addossandosi lui tutta la responsabilità con la motivazione che stava studiando per un concorso inter-cittadino e non voleva altri impegni.

La sua passione per la musica era al primo posto e non voleva impegnarsi in altre distrazioni.

Anche il padre, anche se con qualche perplessità iniziale, accettò la tesi di Asor ma volle lui stesso controllare, attraverso me, se il rapporto che avevo avuto con il figlio era stato normale.

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