Lo specchio del nonno – 20

Il docente incaricato di seguire il gruppo decide che Odla, come coordinatrice del gruppo, avrà il compito di controllare le fasi di lavoro di ogni alunno tentando di trovare eventuali punti comuni della ricerca e possibilità di connubio tra fasi energetiche eventualmente simili.

Odla non è molto favorevole al nuovo incarico perché, nei suoi pensieri, rimane convinta che deve trovare soluzioni alternative. Senza svelare le sue perplessità accetta l’incarico.

Odla, arrivata in ritardo al corso, siede verso il fondo della sala lontano da Asor. Tutte le altre coppie sono vicine e seguono molto interessate lo svolgimento della lezione.

Odla è distratta e continua a pensare alla possibilità di conservazione dell’energia.  Assorta nei suoi pensieri, non si accorge che un dirigente si avvicina e sottovoce le sussurra: – Com’è che sei sola? Il tuo compagno dov’è?

– Sono arrivata in ritardo, non so Asor dov’è, credo che sia seduto più avanti.

– Ti vedo piuttosto distratta, stai seguendo bene la lezione?

– Sono solo un poco stanca perché ho molti impegni scolastici. La lezione mi è tutta chiara, ho seguito bene tutto.

Proprio in quel momento l’insegnante incaricato del corso si rivolge all’interlocutore di Odla: – Direttore manca una ragazza, vedo seduto in prima fila un ragazzo da solo.

– La ragazza è qui. La poverina è giunta in ritardo – poi rivolto a Odla – approfitta di questo intervallo e raggiungi il tuo ragazzo.

Odla ringrazia ad alta voce e di corsa raggiunge Asor, come saluto gli schiocca un bacio sulla guancia. Gli altri ragazzi ridono divertiti, Asor arrossisce.

Anche seduta vicino al suo ragazzo, la mente continua a svolazzare nella ricerca di soluzioni conservative dell’energia.

A un tratto un pensiero diventa dominante fibre ottiche, l’energia che cammina. Non capisce perché gli è venuto questo pensiero, non trova nessun nesso con la conservazione dell’energia. Improvvisamente una sonora risata e i successivi applausi lo riportano alla realtà.

Guarda Asor per cercare di capire qualcosa ma il ragazzo ride e applaude ignorandola. Per non apparire diversa anche Odla inizia ad applaudire ma non ride. Deve aver perso una battuta o qualcosa di divertente sul sesso.

Finita la lezione Asor, caricato dalle cognizioni, prende Odla a braccetto e insieme escono dall’edificio. Il ragazzo propone una sosta su una panchina del parco. Appena seduti subito abbraccia la ragazza e si protende per un bacio. Dopo un primo momento di panico Aldo, pensando a Odla, chiude gli occhi e si lascia baciare sulla bocca. Durante il bacio, gli viene da ridere pensando al suo primo bacio da Aldo, Asor è più impacciato e titubante di come lo fu lui. Decide così di collaborare insegnando al giovane ragazzo come si bacia.

Quella sera Odla, quando è sdraiata a letto, non si addormenta malgrado la stanchezza procurata dalle tante cose avvenute nella giornata.

Come un documentario, gli episodi del giorno le si presentano su uno schermo mentale. Sorvola velocemente quelli della scuola di sesso e di Asor, sono semplici e anche i più divertenti. Quelli della ricerca scolastica sull’energia e, in particolare, il pensiero sulle fibre ottiche permangono per molto tempo sullo schermo. La fantasia comincia a farsi strada nella sua mente.  Il sole diventa piccolo, piccolo e lei lo chiude in una scatola, il sole entra in un complicato labirinto ed esce solo alla fine. Il sole imprigionato, L’ultima idea, le mette allegria. Immagina il sole che fa capolino tra le sbarre di una cella, il “sole a quadretti” lo diceva spesso la madre, quella di Aldo ovviamente. Nel posto dove Aldo è capitato le prigioni non esistono nemmeno come termine nel vocabolario. Distratto da queste immagini più amene e divertenti, dopo un poco si addormenta.

L’indomani a scuola Odla presenta ai ragazzi del suo gruppo l’idea sulle fibre ottiche: – Sono già alcuni giorni che le fibre ottiche sono nei miei pensieri di giorno e anche di notte.

– Ecco perché eri strana e muta? – dice un ragazzo del gruppo.

–  No. Il mio mutismo era dovuto ad altre cose non scolastiche ma personali. Poi le potrò anche dire ma ora parliamo delle fibre. Ho molto pensato, nei giorni scorsi, alle fibre perché sono le uniche che trattengono, anche se in maniera dinamica, la luce.

– Infatti come entra così esce – dice lo stesso ragazzo intervenuto prima.

Ma Retse, attenta e interessata alle parole dell’amica, interviene: – Non interrompere, lasciala parlare. Odla è una ragazza molto preparata. Ascoltiamola.  Odla riprende: – Hai ragione quando dici che esce. Ma tu sai anche che il percorso può essere lungo, anzi lunghissimo. Immaginiamo che, per un impedimento qualsiasi, la luce dovesse rallentare anche un poco, basterebbe regolare il flusso. Non mi chiedete come faremo a rallentarla, io non ne ho la minima idea. Ma vorrei sapere cosa ne pensate voi.

I ragazzi del gruppo restano un momento pensierosi. Retse è la prima a prendere parola: – Sì. Ho capito il concetto. Una specie di grosso gomitolo nel quale l’energia gira, gira prima di uscire.

Abla, una ragazzina minuta con due occhi brillanti, dice: – Ma l’energia che entra è la stessa che esce. È un flusso continuo, se la rallenti ne entrerà di meno e meno ne uscirà. Non possiamo parlare di rallentare e di accumulare insieme.  

Odla le risponde: – Sì Abla, hai ragione. Io pensavo a un rallentamento lungo il percorso, senza incidere sulla quantità di energia che entra ma ridurre quella dell’uscita. 

Un altro ragazzo del gruppo interviene: – Sono d’accordo con l’idea, ma credo che per studiare un marchingegno del genere, dobbiamo approfondire molto le nostre conoscenze sulle fibre.

Gli alunni sono interessati e addirittura esaltati dall’idea.

Retse organizza subito questo nuovo compito, divide il gruppo in tre coppie di lavoro. A Odla assegna come compagna laragazzina Abla.

Odla è contenta della scelta perché la stima molto.

Le direttive di Retse sono precise e ben studiate.

Odla e Abla sono il gruppo teorico di studio, Retse e Oinne sono i coordinatori delle ricerche, gli altri due maschi sono incaricati dello studio per gli strumenti della tecnica pratica e sperimentale. Questo perché i due ragazzi già nel primo anno avevano dato saggio della loro bravura portando a termine vari esperimenti pratici su piccoli duplicatori di energia e apparati elettronici.

Quello stesso pomeriggio Odla confida a Asor il suo entusiasmo per l’interesse e la pronta collaborazione dei suoi amici di scuola. Asor ascolta ma non è molto interessato all’argomento. È un musicista. Per contrasto a Odla la musica interessa molto poco, infatti non ha nemmeno chiesto a Asor lo strumento che suona. Quando glielo chiede le viene da ridere, il trombone a lei, diciamo anche a Aldo, era sempre sembrato uno strumento ridicolo.

Asor non si offende, anzi le racconta alcuni episodi divertenti del suo avvicinamento all’enorme strumento, quando era al primo anno di studio. Per un bambino il grande trombone classico era ingovernabile.

Gli interessi di Odla e di Asor sono così diversi che non è spiegabile la scelta operata dal computer per il loro accoppiamento. L’unico cosa che li accomuna è solo questa scelta, chissà quali sono stati i parametri inseriti nella mente artificiale.

Seduti all’ultima fila hanno continuato a parlare sottovoce anche durante la lezione di sesso. Finita la lezione hanno ripetuto, sulla stessa panchina del parco, la prova del bacio. Asor ha imparato bene, Aldo non è molto soddisfatto non tanto come sensazione ma come atteggiamento mentale ancora legato alla sua ex mascolinità. Tuttavia riesce a recitare, con rassegnazione, la parte della ragazza Odla, del resto il suo fisico femminile reagisce bene all’effetto bacio. Forse la mente di Aldo è già preoccupata per i passi successivi del rapporto tra i due ragazzi.

Quella sera a letto, come al solito, il resoconto dell’episodio gli dà da pensare. Ancora una volta la sua logica di rimanere Odla, a tutti i costi, interviene e calma il più possibile il suo imbarazzo. Anzi per rafforzare questa immagine di femminilità, che in realtà più che immagine è realtà, decide di carezzare il suo corpo, quasi masturbandosi.

La mattina successiva, a scuola, l’episodio è completamente assorbito e archiviato, Aldo è così sempre più Odla. Il resoconto delle ricerche e le proposte dei suoi compagni sulla conservazione dell’energia sono tutte sul tavolo. Odla guarda i fogli e chiede: – Tutto bene ma c’è qualcosa che manca.

– Cosa? – Chiede Retse.

– Non vedo nessuna proposta pratica di sperimentazione. – conclude Odla.

I due compagni incaricati degli esperimenti pratici cercano di giustificarsi, portando come argomento la mancanza, al momento, di proposte pratiche.

Odla rimane pensierosa poi affiora dalla sua mente una domanda: – Ma come funzionano i duplicatori di energia?

– Funzionano solo con l’energia elettrica, non vedo cosa possiamo ricavare dai duplicatori. – risponde uno dei ragazzi.

– Questo lo so. Voi due l’anno scorso ne avete costruito uno, ora dovreste spiegare bene al gruppo il principio di funzionamento. Non tanto quello macroscopico ma quello a livello di particelle energetiche.

Odla in realtà non segue un pensiero preciso, non sa nemmeno lei a cosa tende. Di questo sono consapevoli anche i compagni.

Infatti Abla interviene: – Ma cosa cerchi? Tutti noi conosciamo il funzionamento dei duplicatori.

– Lo so. Ma io mi rivolgevo a loro due che hanno costruito un duplicatore. Noi ne abbiamo una conoscenza teorica, loro ne hanno una conoscenza pratica, anche ben approfondita. Abla, mi sembra che proprio tu, l’anno scorso, hai collaborato alla parte teorica per la costruzione del duplicatore. Hai collaborato anche alla costruzione?

– Sì, hai ragione, ma io ho collaborato solo per il contenitore esterno e per l’assemblaggio. Per la parte, diciamo intima, sono loro gli esperti – e rivolgendosi al gruppo – non vedo il motivo per il quale non possiamo avallare l’intuito di Odla, lei è una ragazza molto istintiva. Forza, sediamoci e ascoltiamo gli esperti.

I due ragazzi, alternandosi nelle spiegazioni, parlano della loro esperienza nella costruzione del duplicatore: – Abbiamo scelto un duplicatore semplice, vi ricordate, quello delle biciclette. Non abbiamo trovato molte difficoltà perché i componenti elettronici ci sono stati forniti dalla scuola. La parte più intima, come dice Abla, era parzialmente assemblata per cui non abbiamo costruito il cuore del sistema. Nelle prove di adattamento, con l’uso degli strumenti di analisi del laboratorio scolastico, abbiamo capito abbastanza bene il funzionamento a livello di particelle. 

Odla interviene: – Bene, fin qui è tutto chiaro. Ora parlateci delle particelle. Esattamente cosa succede per incrementare l’energia?

– Succede che attraverso una rete di impulsi elettronici la sommatoria dell’energia aumenta.

– La sommatoria. Perché la sommatoria?

– Questo non l’abbiamo detto, hai ragione. L’aumento dell’energia avviene solo nelle particelle elementari, sarebbe pericoloso un grande e improvviso aumento di energia a livello macroscopico. Potrebbe procurare un fenomeno incontrollabile.  

Abla chiede: – Ho capito, ma come si riesce a intervenire su queste particelle e come si riduce l’energia in piccole parti?

– Come si interviene sulle particelle non lo abbiamo studiato, credo che sia un procedimento elettronico ottenuto dall’unione di nuovi transistor e diodi a molti componenti. Alla seconda domanda posso rispondere anche se non in maniera approfondita: attraverso una serie di passaggi in circuiti inseriti in campi magnetici, l’energia si divide in parti a basso potenziale. Più sono i circuiti più l’energia di divide. Il processo di potenziamento avviene negli stessi circuiti, in tal modo alla fine, quando l’energia si unifica, la somma degli incrementi realizza la maggiore potenza.

– Ora è molto più chiaro. Purtroppo quello che ci interessava a livello di particelle no, cioè i nuovi transistor e diodi non sappiamo come funzionano. – dice Odla.

Abla aggiunge: – Questo fenomeno è molto interessante, dovremmo riuscire a ridurre prima la nostra energia in fotoni e poi capire come poterli potenziare. Volendo seguire lo stesso procedimento che hanno spiegato i ragazzi ora.

Tutti sono favorevoli a continuare la ricerca come indicato da Abla.

Retse propone una nuova divisione. Questa volta saranno solo due gruppi, uno teorico, l’altro per la sperimentazione. Lavoreranno separati, quando sarà necessario lavoreranno tutti insieme. Odla e Abla faranno parte del secondo gruppo.

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