Lo specchio del nonno 16

Dopo i saluti Odla ritorna in classe. Ma è presente solo fisicamente, la mente è solo di Aldo. Quel posto è veramente assurdo, dopo quasi due anni ancora non è riuscito a capire niente. Ora ha dei dubbi sull’apparente vita serena degli abitanti per la sorveglianza esercitata dai comitati sui cittadini, anche di giovane età. Una struttura sociale che sembra non esistere ovvero che nessuno conosce bene. Gli abitanti vivono, anche bene, ma vivono solo nel senso che sopravvivano.

Anche a casa la sua mente è distratta da questi pensieri, la giornata passa come se Odla fosse un automa, il corpo partecipa alle attività casalinghe. Aldo, a sera nella sua stanza, cerca di trovare una logica che possa unire la vita apparentemente semplice e felice di quel posto con le norme dei regolamenti che cominciano a sembrargli piuttosto restrittivi della personalità. Il problema non è semplice, si preoccupa che possa complicare molto l’esistenza a Odla. Dopo che è riuscito a inserirsi abbastanza bene nel nuovo ambiente sociale, questa nuova scoperta lo rende nervoso, infatti passeggia su e giù per la stanza.

Il ritorno

Il suo corpo continua a essere indipendente dalla mente ed è per questo stato che non si accorge che la sua mano si poggia sullo specchio. La testa gli gira, la luce di una lampada quasi l’acceca. Ma una calma gli toglie i pensieri dalla testa, è merito del nuovo pensiero affiorato … Sono tornato.

Si gira verso lo specchio, sì è lui o quasi, l’immagine nello specchio è quella di Aldo ma qualcosa di diverso c’è. I capelli sono un poco più chiari e molto più corti, si avvicina allo specchio per controllare, non sono bianchi o grigi ma sono stati schiariti verso il biondo. Vede anche che indossa una camicia a fiori, tipo hawaiana da lui sempre odiate, il pantalone è a vita bassa. Come è possibile non ha più la sua pancetta, è un uomo magro. Indietreggia un poco, si guarda meglio e nota che, malgrado la camicia e i pantaloni la sua immagine è molto migliorata. Poi osserva la stanza, non è molto cambiata, solo i suoi giornali e i suoi libri sono spariti dal tavolo al loro posto troneggia un enorme puzzle e la grande lampada che l’aveva accecato. Si gira verso il letto, è tutto rinnovato e sembra venga usato. La stanza era del nonno e quando si trasferì in campagna diventò la sua cameretta da bambino poi da scapolo e ora, da ammogliato, l’aveva adoperato come suo studio. Un angolo per la sua tranquillità.

Improvvisamente sente il desiderio di rivedere sua moglie, apre la porta ed esce nel corridoio, sente delle voci in cucina. Devono essere Rosa e i figli. Entra in cucina, trova due giovane donne sconosciute, una seduta al tavolo che fa colazione l’altra, quasi una ragazza, al lavello che sciacqua qualcosa. La prima gli sorride: ­– finalmente, ti si vede. Ancora non sei pronto? Se ci metti troppo tempo, mi avvio da sola.

– Mi preparo subito cara, preferisco uscire con te.

Intanto pensava doveva essere cambiato anche questo posto. La donna seduta gli porge le labbra e dice: – Sì lo so, amore, che vuoi venire con me.

– Aldo le si avvicina e la bacia leggermente sulle labbra, si siede, vede la tavola preparata per la colazione, prende una tazzina e si versa un caffè con un poco di latte.

– Prendo solo il caffè e vado subito a prepararmi.

– Vuole che rifaccia il caffè, signore? – dice la giovane ragazza mentre si asciuga le mani.

– No, grazie. Va bene così – Aldo beve il caffè e aggiunge – vado. Un momento e sono pronto.

Raggiunge la camera da letto, l’arredamento è tutto nuovo ed è abbastanza raffinato. Apre la prima anta dell’armadio, poi la seconda, poi la terza finalmente nella quarta e nella quinta trova abiti maschili. Prende una camicia a righe e un completo pantalone e giacca, li indossa. Poi si guarda allo specchio dell’armadio, è ben rasato e pettinato evidentemente era già stato in bagno.

Vede una borsa femminile e una che sembra maschile pronte sulla consolle, apre quella maschile dentro c’è un personal computer.

Sente che le due donne parlano e furtivamente apre la borsa femminile, cerca qualche indizio sulla sconosciuta compagna. Lo trova facilmente sulla carta di credito che è nel portafoglio: Ferroso Anna.

Rimette tutto a posto e torna in cucina, Anna non c’è. La ragazza, che sta mettendo a posto la tavola, gli dice: – Signore, oggi tornate per il pranzo?

– Non lo so, chiedi ad Anna.

Prima di qualche altra domanda esce dalla cucina, nota che Anna si sta preparando allo specchio del bagno, la porta è socchiusa. Sente dei passi, ritorna nella stanza dello specchio e con la porta socchiusa vede che la ragazza entra nel bagno mentre si toglie la camicetta … è a seno nudo.

Quando la porta del bagno si chiude, guarda il giornale sul tavolo, è quello del giorno precedente la data corrisponde. Il tempo è lo stesso. Solo quello. Tutto è diverso.

Si avvicina al balcone, lo apre ed esce. Fuori invece tutto uguale, la strada, il traffico, il frastuono. Rimane sul balcone per un po’, cercando di capire perché la ragazza è andata nel bagno spogliandosi. Mentre rientra sente la voce di Anna: – Aldo, andiamo. Non ti dimenticare la borsa.

La borsa? E dove sarà? Poi sottocchio, uscendo dalla stanza, si accorge che Anna ha solo la borsa femminile, si reca nella camera da letto e, senza alcun dubbio, prende la borsa con il PC portatile. Uscendo Anna dice alla ragazza che non torneranno a pranzo perché sono stati invitati dall’amico Attilio per festeggiare il suo compleanno.

Attilio, pensa speriamo che sia lui. Nell’ascensore intuisce che anche da questa parte deve adattarsi ma è molto più difficile perché non sa nulla. Il pensiero corre al nonno che all’ improvviso un giorno diventò molto silenzioso e, comprata una piccola casa in campagna, sparì dalla famiglia. Sicuramente c’entrava lo specchio.

Segue Anna e si trova in un garage, vicino a una macchina sportiva di colore rosso. Poi sente, nel suo cervello affollato la voce di Anna: – Vuoi guidare tu?

– No cara, guida tu.

– Ma stamattina cos’hai? Cos’è questa “cara”.  

Aldo sorride e le invia un bacio. Il gesto funziona Anna a sua volta sorride, gli dà un pizzicotto sulla guancia.

Entrano in macchina, Aldo pensa che per il momento è riuscito a cavarsela. Vuoi guidare tu? Aveva detto Anna. Che dilemma scansato. Dove si sarebbe diretto?

Anna guida con molta bravura, dopo una trentina di minuti arrivano in un grande parcheggio sotterraneo. Il parcheggio è situato molto in periferia, è una zona che lui quasi non conosce.

Usciti dal parcheggio, arrivano a un grande negozio di abbigliamento che occupa, tra boutique e sartoria, un intero piano terreno. Entrano nella boutique dove trovano una giovane commessa e un commesso. Anna dice ad Aldo di controllare alcune rimanenze, già catalogate, sul suo computer.

Dopo un primo momento di difficoltà, lui riesce a trovare il file corrispondente e può controllare la merce. Impiega molto tempo, mentre Anna assiste e collabora con i due commessi per consigliare alcune eleganti signore nelle scelte.  

 In un momento che il negozio ha pochi clienti, Anna consegna ad Aldo le chiavi del deposito, dice di controllare gli ultimi arrivi e alla commessa di portare al deposito alcune scatole, Aldo si alza e si avvia verso la porta seguendo la ragazza.

– Aldo, stamattina ti vedo molto distratto. Cosa controlli senza il computer?

– Hai ragione. Ero distratto pensavo a Attilio, speriamo che sia puntuale.

Rimasto solo nel deposito ha molte difficoltà a controllare la merce arrivata. Perde molto tempo anche perché e distratto dal pensare alla sua nuova situazione. Alla fine, senza aver completato il controllo, chiude il computer e poi il deposito ed esce sulla strada, allontanandosi dall’edificio. È molto provato, questo posto è troppo diverso e faticoso. Che sia ancora un altro mondo? Sarebbe il terzo. No. La stanza del nonno, la strada. Tutto sembra uguale. Con questi pensieri gira per strade che conosce poco, perde anche qualche punto di riferimento, poi ritrova la strada per tornare. Quando finalmente entra nel negozio, Anna non c’è, la commessa gli dice: – La signora è uscita per cercarvi.

Si siede su una sedia, posa la borsa sul pavimento e, chiudendo gli occhi, cerca di riposare più la mente che il fisico. Sente un leggero fruscio, apre gli occhi e vede Anna di fronte a lui che lo guarda con occhi sorpresi e indagatori.

– Ma dove sei stato? Ti hanno visto girare da tutte le parti. È più di un’ora che ti cerco.

– Non ti preoccupare, oggi mi sono stancato molto a verificare la merce nel deposito e dovendo pranzare fuori ho deciso di concedermi un poco di svago. Forse ho passeggiato troppo perdendo la cognizione del tempo.

– Ma oggi sei proprio strano. Sei sicuro di sentirti bene. Mi dai l’impressione che mi guardi ma quasi non mi vedi. Tra poco dobbiamo avviarci per il pranzo. Tu continua a riposarti ancora un poco, vado un momento sull’ammezzato a mettere a posto la merce per i saldi.

Rimasto solo Aldo sprofonda nei suoi pensieri. Il primo che affiora è il ricordo della sua amica Anna. Ma, pensa, le Anne sono tutte intuitive? Ancora qualche suo tentennamento e sarà scoperto. Scoperto? Ma cosa vogliono da lui? Lui e sempre lui, sono gli altri che non sono più come erano prima. Questo pensiero invece di rattristarlo gli mette allegria, gli viene proprio da ridere anche abbastanza forte quando si ricorda del Mediatore nel testo che ha scritto dall’altra parte. Ma forse la realtà è proprio così: è e non è, dipende da dove sei.

Poi affiora, improvvisamente, un ricordo infantile. Il nonno un giorno che lui era andato a trovarlo, mentre accudiva le faccende dell’orto gli aveva detto: – Aldo, ascoltami bene, ricordati che dove sei quella è la realtà.

Da bambino non aveva mai capito cosa volesse dire il nonno ma ora è tutto chiaro. Quasi una preveggenza del vecchio. Pensa che, forse, anche lui deve andare in campagna. A fare che? Lui non sa manco fare il contadino. L’unica cosa che ricorda di saper fare è il controllore sul treno. Già ma il controllore Miro Aldo dov’è?

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