Lo specchio del nonno – 15

Letto il testo al gruppo dell’attività teatrale, l’insegnante resta perplessa, guarda gli alunni cercando di notare qualche emozione, interesse ma non trova che visi sconvolti.

Nessuno parla, nessuno si muove.

– Allora, cosa ne pensate? Mi sembrate turbati ma è solo una fantasia di Orim. Non la conoscete? Il testo mi sembra valido anche sei il modo di scrivere della vostra compagna è poco tradizionale. È una ragazza stravagante, ma seria nello studio.

A queste parole Oilitta si alza: – È vero la mia amica è una ragazza strana ma a me piace molto

– Il testo o la tua amica? – chiede l’insegnante.

– Il testo. Ma anche la mia amica.

Odla sta per intervenire, ma si accorge che la solita semplicità di Oilitta ha, con il suo dire, ha distesa la mente degli alunni che cominciano a sorridere e a esprimere le proprie opinioni. La maggioranza si esprime a favore del testo solo Erotte e qualche altro non sono favorevoli.

Oilitta distratta chiede chi farà la parte di Litta, dimenticando che il testo era stato scritto proprio per lei.

A questo punto scoppia un’ilarità generale. Erotte interviene:

– E io dovrei recitare con una come Isamer? Non si ricorda niente, che brutta figura faremo. Io non accetto la parte.

– Professoressa, ho scritto questo testo proprio per lui, non può non accettare. Io credo che sia l’unico in grado di poter interpretare ottimamente il personaggio – dice Odla

– Perché non fai tu la parte di Litta? Con te sarei disposto a recitare. – risponde Erotte

– Grazie dell’onore che vorresti farmi ma quello che vale è proprio il carattere di Isamer, la sua semplicità, la sua ingenuità e spontaneità. Se discendi dal trono potresti capire facilmente. – chiarisce Odla.

– Dal trono? – ripete l’insegnante – Questo non l’ho capito? Forse la fantasia ti ha preso troppo, ora inventi parole senza senso. Cos’è il trono? Cosa vorresti dire?

– Voglio dire che il trono è un posto alto, dove chi c’è non considera gli altri. – si affretta a precisare Odla.

È molto tempo che non commette più errori del genere.

L’insegnante aggiunge: – Il concetto mi è chiaro, forse, hai anche ragione sul carattere del tuo compagno ma, ripeto, dove prendi questi termini. Non certo dal vocabolario “trono” è un termine che non esiste e che tu dici con troppa convinzione. Perché?

– Non lo so. Forse perché, da bambina, il treno io lo chiamavo trono perché non lo dicevo bene. Il treno era alto vicino a me. Non so spiegarlo in altro modo. L’insegnante non sembra molto convinto, tuttavia accetta come conclusione la tesi di Odla e aggiunge: – Orim, pensi di continuare il testo? Oppure le ultime parole di quello che tu chiami Mediatore sono la conclusione?

– Non so. Lei cosa mi suggerisce?

– Credo che possa anche concludersi così anche se forse bisognerà cambiare qualche parola. In alcuni momentiil testo, anche se ha una sua sequenza logica, mi sembra troppo tortuoso.

Erotte interviene: – Ma allora devo proprio io fare la parte di Otte, non posso essere sostituito? – l’insegnante, in maniera risolutiva: – No. Tu sei adatto alla parte e anche bravo a recitare.

Tra la lettura del testo e i vari commenti successivi passa l’intera ora di attività.

A casa la sera, Odla pensando al testo decide di lasciare l’ultima parola al Mediatore anche se la conclusione sembra un po’ filosofica. Per questo l’insegnante è restata perplessa dopo la lettura, in quel posto la filosofia non esiste, così come non è mai esistita la monarchia, ecco il problema del trono.

Lasciando volutamente questi pensieri decide di studiare le lezioni di Eliottica che ha seguito piuttosto distrattamente negli ultimi giorni per dedicarsi al testo della commedia.

Si siede al tavolo, apre il libro nello stesso momento che entra la madre.

– Odla è tardi. La mattina ti alzi sempre così presto, perché non vai a dormire?

– Non posso. Hai dimenticato che quest’anno ho l’esame. Devo ripassare alcune materie che ho tralasciato per scrivere il testo della commedia. Non ho sonno, a me bastano poche ore di sonno.

– Non fare molto tardi. Capisco che è un periodo che sei molto presa dalla scuola. Non hai nemmeno visto, sul tavolo della cucina, la tua cartolina del Comitato tessere personali.

– È già arrivata? Non è presto? Io ancora non ho compiuto i quattordici anni. Quando devo andare? La mattina proprio non posso, non voglio perdere nemmeno un’ora di lezione.

– Non ti preoccupare. Hai tempo due mesi per presentarti al comitato e puoi anche andarci di pomeriggio, passerò io per prenotarti il colloquio. Tu non ci pensare proprio, te lo ricorderò io. 

Con una tenera carezza sui biondi capelli, la madre la lascia al suo impegno scolastico.

Ma l’entrata della madre ha distratto Odla. In quel mondo non circola denaro contante. La tessera personale, una specie di card bancomat con tanto di cip personalizzato, sarà la sua dote di denaro settimanale, non molto in realtà ma giusto per i suoi bisogni da adolescente.

Adolescente sviluppata? Ecco che nella mente di Aldo affiora il ricordo dell’imbarazzo e del terrore che aveva provato alcuni mesi prima quando, una mattina, svegliandosi si era trovata donna e la madre l’aveva portata all’ospedale.

Ora si era abituato facilmente alle mestruazioni perché il cip sottocutaneo al pube, impiantato in ospedale quella prima mattina, rendeva indolore e controllava il flusso sanguigno.

Finalmente si dedica alle lezioni di Eliottica, studia fino a tardi per poter recuperare, in parte, gli argomenti tralasciati.

Sono così poche le ore di sonno che la mattina successiva non sente la sveglia, dorme profondamente ancora per due ore. Quando si sveglia riesce a prepararsi in fretta, fa una piccola colazione e corre a scuola.

Quando arriva a scuola, le sue amiche, Anna compresa, hanno già raggiunto le proprie aule. In classe.

Oilitta si meraviglia del ritardo:– Cosa è successo, Odla. Cosa ti hanno chiesto? Cosa voleva il direttore da te?

– Il direttore? Perché? Io sono arrivata adesso. Stamattina non ho sentito la sveglia. Ma non hai letto l’avviso sull’ ingresso dell’aula?

– Quale avviso?

– Il direttore vuole vederti. Ora che viene l’insegnante, chiedi il permesso e vai.

Proprio in quel momento entra l’insegnante che subito si rivolge a Odla: – Orim, sei già andata dal direttore?

– No, professore. Stamattina ho fatto tardi, sono appena arrivata. Posso andare?

– Certo. Devi andare.

Uscendo dall’aula vede, sullo schermo a lato della porta, l’avviso di convocazione. “L’alunna Orim Odla deve recarsi, prima dell’inizio delle lezioni, in direzione.”

Prima dell’inizio, pensa mentre si avvia verso la direzione, doveva essere una cosa urgente. Di solito gli alunni erano convocati durante la pausa pranzo. Bussa alla porta della direzione, entra e trova lo psicologo della scuola, che già conosceva per alcune lezioni extra in classe, e un altro signore. Lo psicologo l’accoglie dicendo: – Ciao Orim, ti stavamo aspettando. Lui è del comitato.

– Del comitato Tessere personali? L’avviso è arrivato stamattina. Mia madre ha detto che ho tempo per ritirare la card.

– No, sono del comitato Rapporti personali. Sono anch’io psicologo. Siediti, tranquilla non è nulla di grave. Dobbiamo solo parlare un poco con te. Tu sei una brava alunna, ti distingui per le tue buone capacità in tutte le materie. Anche nel teatro hai elaborato un testo interessante. È proprio di questo che vogliamo parlare.        

Alle parole Rapporti personali Aldo sente un brivido mentale. Quello che temeva è arrivato. Qualcuno deve aver denunciato Odla.

Poi, prima che lo psicologo parli, si accorge che sulla scrivania è poggiato il testo della commedia.  Come mai è arrivato lì? Ora veramente deve stare calmo e controllare bene tutto quello che dirà, se è un problema solo del testo non dovrebbe essere difficile trovare risposte adatte. Almeno spera.

Lo psicologo del comitato non perde tempo e subito entra in argomento: – Non voglio fare un giro di parole inutili, sono venuto per parlare del testo che hai scritto per la rappresentazione di fine anno. Io e il tuo professore pensiamo che sei stata aiutata nella stesura del testo. La tua esperienza esistenziale, data la tua età, non può averti portata a una concezione così astratta e a un uso così, diciamo, disinvolto dei vocaboli adoperati. Chi ti ha aiutata? Con chi hai parlato? Oppure hai trovato qualche antico libro. Tua madre e tuo padre sono cittadini modello, non sono mai stati sottoposti a giudizio del mio comitato, anzi ne hanno fatto parte con onore.

– Io del mio testo non ne ho parlato con nessuno, ho lavorato anche di notte per rispettare l’impegno preso. Non ho letto nessun libro. È interamente uno scritto di fantasia. Ho scritto, letto, riletto, corretto e riscritto, tante volte per cercare il contrasto non solo con le parole ma anche con i sentimenti dei personaggi.

– Ma è proprio questo il problema, quello che tu chiami sentimenti è la parte strana e misteriosa della commedia. Per non parlare poi del finale. Leggiamo proprio l’ultima battuta del personaggio che tu hai chiamato Mediatore. Anche il suo nome da dove l’hai ricavato?

Come se il colloquio fosse già tutto predisposto il collega psicologo scolastico, già pronto con la pagina finale aperta, legge: – No. Nessuno di voi due ha capito né capirà. Io non rappresento niente, sono solo quello che voi siete insieme. Nessuno da soli.  Qualcuno o, se più vi aggrada, insieme qualcuno da soli nessuno. Voi siete se siete, ma siete anche se non siete.

Dopo un minuto di silenzio, durante il quale i due scrutano Odla cercando un cenno di turbamento o di altro, il suo insegnante dice: – Odla, quello che hai scritto è molto strano. Incomprensibile. Un giro di parole il cui senso sembra anche chiaro ma, in realtà, non ha un significato preciso. Sono solo significati opposti, sembrano costruiti secondo una logica distruttiva e molto asociale.

– Ma è solo uno scritto per la recita. L’ho scritto per Oilitta e per Erotte, due miei compagni di classe che sono proprio come li ho descritti, un troppo serio e distaccato, l’altra sempre allegra e spensierata. È stato proprio l’insegnante di teatro che mi ha dato questo compito.

– Sì. Lo sappiamo. Ma il testo supera la teatralità. Forse tu non capisci. L’hai scritto d’istinto e non ti rendi conto della stranezza. È un testo che non deve uscire dalla scuola, potrebbe nuocere a qualche mente debole. Tu queste cose non le puoi capire. Ora non ci pensare, concentrati sull’esame che, da brava alunna, devi superare bene per il tuo avvenire. Poi con calma ne potremo parlare, anche fra mesi.

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