Lo specchio del nonno – 9

Secondo giorno – parte 1

Se la mattina prima era iniziata con sorpresa, interesse per la novità, gioia nello scoprire un mondo diverso, la seconda mattina è iniziata male e con molta tristezza. Decide di alzarsi e di affrontare la giornata, ha bisogno di distrarsi e, nel posto dov’è capitato, di distrazioni ne avrebbe trovato di certo molte. Va in bagno poi si veste scegliendo, come vestiti, un pantalone blu e una maglietta rossa. Scende al piano inferiore, è ancora così presto che nessuno della famiglia si è alzato. È il caso di riprendere le ricerche. Guarda in tutti gli armadi e armadietti ma non trova nulla di interessante, tranne alcuni strani elettrodomestici nella cucina.

Non vi sono apparecchi elettrici o elettronici tipo TV, radio, registratori. Questo lo induce a pensare che non è normale. Poi torna sui suoi passi, si è ricordato di aver visto in un armadietto del soggiorno una strana scatola con una specie di curiosa scacchiera, disegnata sopra il coperchio.

Apre l’armadietto e prende la scatola, sotto di essa ne trova un’altra con sopra un disegno raffigurante la tela di un ragno, prende anche quest’ultima. Si siede sul divano e si mette a osservare le scatole, che scatole non sono perché non si aprono, forse il sistema di apertura è ben nascosto. Quella che maggiormente attrae la sua attenzione ha il disegno della rete di ragno, la pone sul tavolino e la osserva. Il disegno non è preciso, la tela non è molto simmetrica, alcuni fili della rete sono leggermente più sottili degli altri, inoltre al centro vi è uno spazio vuoto molto grande per essere il disegno di una tela. Mentre l’osserva, senza pensarci posa l’indice della mano destra sulla rete, immediatamente tutti i fili cambiano colore, da nero diventano rossi. Ritrae il dito e tornano neri, riprova e di nuovo i fili diventano rossi. Questa volta non stacca il dito, anzi comincia a muoverlo seguendo il filo sul quale l’aveva poggiato. Il movimento fa cambiare ancora colore alla parte del filo che precede il dito, diventa azzurro o blu relativamente alla velocità di movimento del dito. Non è facile capire cos’è quell’aggeggio, forse è del fratello considerando la sua valigetta piena di componenti elettronici.

Passa a osservare l’altra scatola, quella con sopra una specie di scacchiera. Ogni lato ha nove quadrati dello stesso colore, per cui non è per giocare a scacchi, la seconda fila sette di un altro colore e la terza cinque ancora di un altro colore, i nove quadrati centrali sono tutti di uno stesso colore. Il colore dei nove quadrati centrali è giallo, i tre colori degli altri quadrati è azzurro, rosso e viola. In tal modo l’insieme dei quadrati forma una simmetria centrale di colori. Pensando all’altra scatola, decide di provare poggiando il dito sui quadrati viola, quelli più esterni, ma nulla accadde. Riprova su quelli rossi e su quelli azzurri ma la “scacchiera” continua a non reagire alla pressione delle dita.

Riprende la scatola con la tela per cercare di capire a cosa potesse servire. Con il dito, posato sul filo della rete, segue molti percorsi ma tranne il colore che cambia non accade nessun altro fenomeno. Riprova con due dita, i due indici delle mani, a seguire percorsi diversi, a un tratto, quando le dita si trovano a percorrere lo stesso filo in senso opposto il colore azzurro sparisce e il filo ritorna di colore rosso. Ma la cosa misteriosa è che nello stesso istante che il filo ridiventa rosso, un altro filo rosso, lontano da quest’ultimo, inizia a lampeggiare. Comincia a pensare che possa essere un gioco, magari per due persone, ma come si giocava non è in grado di capirlo. Intuisce che bisognava superare il lampeggio. Ma come?

Sente che qualcuno scende le scale, prende le due scatole e le rimette nell’armadietto. Era il fratello che con voce divertita e ironica dice: – Ma che fai? Ti alzi di notte per giocare? Da sola è anche difficile o forse inutile.

– Ciao, fratello. No, cercavo una cosa che avevo conservato. È da poco che mi sono alzata e sono ancora assonnata – intanto pensava è un gioco dunque, allora è il caso di approfondire il discorso per capire qualcosa di più.

Come al solito, le viene la domanda sbagliata: – Dove li avete comprati questi due giochi?

– Comprati? Ma che dici? Possibile che ti sei dimenticata che li abbiamo fatti in casa io e nostro padre.

– Ma io volevo dire dove avete comprato i pezzi.

– Se mai icomponenti. I circuiti stampati li ha fatti tuo padre al laboratorio. Mi sembri cosi strana Odla. Ma che hai? Abbiamo lavorato per mesi e tu guardavi, ti interessavi, domandavi. E ora cadi dalle nuvole? Sei diventata una svanitella o sei un caso clinico molto più complesso?

– Esagerato, certo che mi ricordo ma stamattina ho in testa solo il compito in classe. Vorrei farlo bene.

– Va bene sorellina diciamo che mi hai convinto, per il momento. Facciamo colazione insieme?

Odla sorride e annuisce, è meglio stare in silenzio. Ma anche in silenzio la situazione non è facile. Dove sono i biscotti? Dove è il latte? Le ciotole sì, quello lo sapeva, erano nell’armadietto, le ha viste la sera prima. Si precipita a prenderle poi, istintivamente, apre un cassetto del mobile prende una tovaglia, due tovaglioli, comincia a preparare la tavola. Sott’occhi scruta dove il fratello prende il latte e i biscotti. Per sopravvivere bisogna sempre osservare bene.

– Io stamattina il latte lo prendo freddo. Tu lo vuoi caldo?  – dice il fratello.

– Anche per me va bene freddo – risponde pensando al saporito latte tiepido della prima mattina.

Bisognava fare dei sacrifici, guai in vista se il fratello le avesse detto riscaldatelo.

Ma anche freddo il latte è buono, i biscotti eccezionali. Il fratello finisce molto prima di lei, la saluta dicendo che era in ritardo e che deve mettere tutto a posto da sola.

Il fratello è veramente un bravo ragazzo, dopo un turno serale la mattina presto andava già a lavoro, pensa, mentre comincia a liberare il tavolo.

Rimanere sola è una buona occasione per continuare a indagare quali cose possiede la sua nuova abitazione. Apre tutti gli armadietti e i cassetti della cucina, ne osserva il contenuto cercando di memorizzarlo. La maggioranza degli oggetti è riconoscibile facilmente perché simili a quelli della sua parte, alcuni però sono di difficile identificazione. Quando è il momento di mettere via le ciotole, guardando e provando nota che entrano nell’armadietto per il lavaggio nello stesso foro dei piatti pur essendo più alte, la guarnizione dell’orifizio si adattava per permetterne l’ingresso.

Mentre la macchina emette il ronzio, per curiosità tenta di aprire lo sportello dove venivano riposte automaticamente le stoviglie ma non si apre. Gli sembra logico, anche nel suo mondo le lavastoviglie avevano il blocco dello sportello ma è l’unica cosa in comune. Il funzionamento è completamente diverso. L’armadietto con lavaggio è una lavastoviglie molto evoluta. Chissà qual è il suo esatto nome.

È ancora l’alba quando, finito di curiosare, esce nell’orto, si siede su una panca e mentre guarda le coltivazioni, ben ordinate e curate, gli viene in mente la sua famiglia. Aldo aveva la moglie più giovane di lui, due figli Rita, la più grande dodici anni, e Enzo di dieci anni. Aveva anche una sorella, più giovane di lui, Marina. Marina? In quel momento, con uno strano intuito, capisce il nome del fratello di Odla “Aniram”, non poteva essere che quello!

I progressi della comprensione ci sono, ha capito per lo meno i nomi. Odla per Aldo, Onavi e Oilitta per i suoi amici Ivano e Attilio. Ma non è per niente soddisfatto perché ancora tutto gli sfugge. Assorto in questi pensieri non si accorge che sull’uscio dell’orto si è affacciata la madre che l’osserva.

Quando sente la testa toccata, dà un urlo e si scansa alzandosi in piedi, quasi fuggendo ma è solo la madre che si è avvicinata e tentava una carezza.

L’esagerata reazione preoccupa la madre che si avvicina e la prende tra le sue braccia dicendole: – Ma cos’hai, piccola. Ti vedo molto agitata e preoccupata, sento il tuo cuoricino che batte forte. Hai avuto paura? Sei diventata quasi una signorinella. Perché non ti confidi con la tua mamma?  

Nella mente l’alternanza Aldo Odla, per lo stato di agitazione, diventa compresenza perché mentre lei si sente protetta e soddisfatta dall’abbraccio e dal tepore del corpo della madre, lui ragiona e volutamente dà tanti piccoli baci sulle guance materne. Non è molto sicuro del pieno convincimento della madre ma, per il momento, gli sembra che un risultato anche se minimo l’ha ottenuto. La risposta della madre è la conferma.

Per il momento va bene, io non mi preoccupo se mi assicuri della tua sincerità. Ma è meglio che ne parliamo stasera o un altro giorno, quando vuoi tu, dobbiamo chiarirci bene tutto. Ripeto c’è in te qualcosa che mi sfugge, come se alcuni momenti tu fossi un’altra. La madre sorride e continua – per ora va bene così. Per il compito che preoccupazione hai? Tu sei sempre andata bene a scuola. Ora rientriamo che ti preparo la colazione.

– Non ho fame.

– Ma allora cos’hai? È più grave di quello che penso. Mi devo preoccupare?

–  Si mamma, la situazione è gravissima perché ho fatto colazione con il mio fratellone Aniram, stamattina all’alba. Era tanto presto che qualche biscotto saporito quasi, quasi ora sono disposta a gustarlo.

La madre capisce l’ironia e sorride tranquillizzata. Anche Aldo si sente meglio e dimentica i pensieri che l’avevano afflitto. Ora è qui e deve tagliare con il suo passato, altrimenti la sua mente sollecitata verso pensieri negativi può compromettere la sua salute mentale. Ora la sua vita, anche se diversa dalla prima, è la sua unica certezza di realtà. È anche consapevole che questa scelta esistenziale deve prenderla principalmente per Odla, lui non ha nessun diritto di rovinare la vita della bella bambina bionda.

Insieme alla madre raccoglie l’insalata nell’orto, mette alcuni sostegni, guidata dalla più esperta genitrice, ai pomodori. Poi sale al piano superiore, si lava e si prepara per andare a scuola, anche se è ancora presto.

Quando scende in cucina si trattiene un poco con la madre, mangia alcuni biscotti e le racconta il salvataggio dalla caduta per le scale effettuato da Aniram e, infine, la saluta con due bacioni. Esce di casa e si avvia con la bici verso la scuola.

Quando arriva, il cancello della scuola è ancora chiuso ne approfitta per gironzolare, con la bici, per la cittadina. È la sua città e deve conoscerla. Si avvia per un grande viale alberato, con edifici lungo i due lati. Non sono abitazioni perché hanno grandi ingressi e ampie vetrate. Per capire che tipi di edifici sono rallenta molto l’andatura. Con il sistema del duplicatore quasi non pedala.

Decide di fermarsi, scendere dalla bicicletta e avvicinarsi per vedere meglio. Portare la bicicletta a mano è piuttosto faticoso, evidentemente il duplicatore non lo permette agevolmente, è quasi come se i freni fossero leggermente in funzione. Riesce tuttavia ad avvicinarsi a un edificio, il portone è ancora chiuso. Ma la sua curiosità è soddisfatta perché una targhetta, lateralmente al portone, indicava la funzione dell’edificio: “Comitato scolastico zona est.” Poi vede un cartello stradale che indica la direzione e la destinazione degli altri edifici.  Sono tutti Comitati. Ritorna sulla strada, rimonta in bicicletta e si dirige verso la scuola ma sempre pedalando lentamente. Il viale dei comitati comincia a riempirsi di lavoratori. I portoni vengono aperti e molte auto cominciano ad affollare la via.

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