Lo specchio del nonno di Aldo – 7

– Onavi, coraggio dà un bacio al ranocchio. Non si sa mai potrebbe essere proprio un bel principe azzurro – dice subito Aldo.

– Perché? Cos’è questa novità? Cosa vuol dire? – risponde Onavi.

–È una favola. Non te la ricordi? O forse non la conosci proprio.

– Cosa sono le favole? – chiede Oilitta.

– Sono delle storie antiche e fantasiose che mi raccontava mio nonno –risponde lui.

– Tuo nonno? Mio nonno non me le raccontava, io non so proprio cosa significa “favole”. Tu Onavi sai qualcosa?

– No. Non ne so niente. Chiederò a mio nonno. Quello che mi fa ridere è il principe azzurro. Ma cos’è?

Un animale? Odla, spiegaci meglio queste storie antiche e fantasiose.

– Anch’io ne so molto poco, mio nonno così diceva. Non so altro. Tu vuoi una spiegazione? Ti posso solo dire che mio nonno mi raccontava che una fanciulla aveva baciato un ranocchio e che questo era diventato un bel giovane.

– Ma tuo nonno era sano di mente? O ti prendeva in giro, pensando che tu eri una bambina scema. – è la risposta di Onavi.

Aldo capisce che non è certo il caso di offendersi ma bisogna correre ai ripari, così si inventa una risata a squarciagola e, per meglio completare la recita, si stende per terra dicendo: – Mio nonno pazzo? Questo è proprio bella. Poverino, lui era tranquillo e pacifico, se mai la nonna era pazzerella, un poco come me. Che dite?

– Coglie nel segno. L’ingenuità delle amiche favorisce la soluzione dell’equivoco infatti iniziano, un coro:

–  Il nonno di Odla era pazzo la nonna pure e anche la nipote … Tutta la famiglia.

Mentre cantano ridono si stendono anche loro per terra. Odla interviene e, saltando da un’amica all’altra, le solletica, le pizzica … cantando:

 – Ah, è così. Ecco la punizione, ecco la pazza in azione.

Quando il cielo inizia a perdere intensità, tornano vicino al grande albero, si puliscono alla meglio i piedi, si rimettono i calzettoni e le scarpe. Onavi racconta che ha una cugina più grande che lavora da due anni al comitato “tessere personali” e che è fidanzata con un giovane collega di lavoro. Tra qualche mese appena data promessa andranno a vivere insieme.

Oilitta le chiede quando tempo è passato dal corso sul sesso fatto dalla sorella. La risposta è semplice, ora ha diciannove anni, sono passati tre anni. Tutto nella norma conclude Onavi.

Aldo non vuole chiedere, in silenzio cerca di capire ma “tessere personali” e “corso sul sesso”, sono termini comprensibili ma sente che qualcosa o tutto, in quel posto funziona in maniera diversa. Mentre ascolta si sente di nuovo Aldo, quando si era divertito con le amiche era stata Odla.

Risalgono sulle biciclette e ripercorrono il sentiero del bosco, uscite sulla strada principale raggiungono presto le abitazioni di Onavi e Oilitta, qui si salutano a grandi sbracciate.

La strada che conduce alla casa di Odla è semplice, bisogna solo procedere in un’unica direzione. Mentre pedala cerca di mettere ordine nella sua mente, quel giorno ha scoperto molte cose.

La strada è abbastanza tranquilla c’è poco traffico, è sorpassato da poche auto piuttosto silenziose e anche nell’altro senso le auto che incrocia non sono molte. Sono tutte monovolume e a guardarle bene, anche se lui non può per non distrarsi dalla guida, sembrano un unico modello, così come ha notato nelle biciclette. Colori brillanti composti a strisce, a zone, a ondulazioni sono l’unica differenza.

Così preso dall’osservare, sta per investire una donna, riesce a scansarla a mala pena anche perché è lei pronta a scostarsi.

Frenando dice alla donna: – Mi scusi signora.

– Odla! Che ti prende? Da quale nuvola discendi? – Urla la donna bionda.

– Aldo la guarda. Bionda con i capelli sciolti, forse è la madre che ha conosciuto a prima mattina. Accelera, urlando: – Vado a casa.

Sì. Sicuramente è la madre, la stazza è quella, alta e ben tornita. Ma come poteva riconoscerla con i capelli sciolti e fluenti, l’aveva appena intravista con i capelli tenuti da un nastro e con una vestaglia addosso, quella stessa mattina.

Arriva a casa, mette a posto la bicicletta e la osserva con attenzione. La catena che fa girare la ruota posteriore non arriva dai pedali ma da sotto il sedile, quella che parte dai pedali sale verso il sedile. Tutto il meccanismo è coperto da un carter triangolare, la cui parte orizzontale ha la funzione di forcella ammortizzatore della ruota posteriore. Alcuni piccoli fori lungo il carter permettono la visione delle due catene il cui parallelismo fa comprendere che uniscono pulegge dello stesso diametro. Allora cos’è che cambia il rapporto tra i lenti giri dei pedali e quelli veloci della ruota? Il mistero è sotto la sella, bisognerebbe smontare il carter per capire ma, per il momento, Aldo preferisce rinunciare per non complicare la sua situazione.

Gli viene da pensare ai conduttori che andavano verso il tetto. Anche la tecnica in quel posto è tutta da scoprire.

Quando arriva la madre, sì era proprio lei la bionda appariscente incontrata in strada, Odla è ancora a studiare il meccanismo.

La madre l’osserva e le dice: – Cosa guardi? Non funziona bene il duplicatore?

– Il duplicatore cos’è? Come funziona?

– Sei ancora piccola per capire come funziona, non lo so bene neanche io. Posso solo dirti che è un duplicatore elettronico di energia. Se vuoi sapere di più chiedilo a tuo padre. Ora vieni ad aiutarmi a preparare la cena.

– Subito mamma, vado un attimo in bagno. Mi cambio e torno. 

Sale le scale con una soddisfazione nel cuore, aveva un argomento per colloquiare con lo sconosciuto padre.

Quando ridiscende si accorge che la madre ha indossato un grembiule da cucina. Sulla sedia vicino al tavolo c’è un altro grembiule, capisce che è per lui. Il primo compito che le dà la madre è quello di preparare l’insalata.

La lava con cura, togliendo le foglie esterne più dure, poi prende un tagliere che vede sul piano vicino al lavandino e con un coltello che è pronto sul tavolo comincia a tagliare il cespo in parti rigorosamente uguali.

Sott’occhi si accorge che la mamma l’osserva infatti sorridendo le dice: – Sei diventata molto brava e precisa, vuol dire che sarà tuo compito preparare l’insalata serale.

– Domani devo fare un compito in classe sulla mia infanzia. Dei miei piccoli amici, i gemelli che abitavano la casa vicina, mi ricordo tante cose che sono incerta cosa descrivere. Secondo te quale potrebbero essere i ricordi più interessanti?  

Pone questa domanda, fidando sulla solidarietà femminile o, per lo meno, materna. Non sbaglia. La madre le ricorda due episodi che erano diventati famosi nel vicinato.

Il primo, quando indossati alcuni abiti del padre e della madre dei gemelli, si presentarono tutte e tre a casa Orim come invitati a cena ma i vestiti, troppo grandi, li avevano in parte perduti per la strada.

Il secondo quando avevano pensato di fare una piscina, dietro la casa dei vicini, riempiendo un fosso di acqua e impantanandosi pericolosamente dentro. Questi ricordi, nella mente di Odla, ne fanno affiorare un altro che subito racconta alla madre: – Mi ricordo che un giorno, restati soli in casa, volevamo cucinare una frittata ma nessuna di noi riuscì a rompere bene le uova, ovvero le rompemmo quasi tutte ma prima di riuscirle a mettere in una padella.

– Foste voi? Questo non lo sapevo, la mamma di Anip e Onil mi disse che era stato il gatto.

– Sì, me lo ricordo. Noi non confessammo mai, rimase un nostro segreto. Ci siamo sempre molto divertiti, a ricordarlo. L’idea fu di Onil.

– Me lo immaginavo, il maschietto era il più terribile tra voi tre.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Che colloquio interessante, sia per le notizie apprese sia per la sollecitazione della mente di Odla. Ha la sensazione di essere più calmo e più pronto per il compito.

Odla è affiorata per cui può contare anche sulla sua collaborazione. La madre intanto ha preparato una specie di polpettone, per lo meno così sembra. Insieme preparano la tavola per tre persone, il fratello deve fare un turno di lavoro serale, questo lo capisce perché l’ha visto mangiare di pomeriggio ma lo sa anche dalla mente di Odla.

Appena finita di preparare la tavola, si apre la porta ed entra un uomo molto giovane, intuisce che è il padre.

Odla corre verso di lui e si stringono in un forte abbraccio, molto gradito dalla ragazza meno da Aldo. Il padre ha i capelli tendenti al rosso, è alto e snello, sembra simpatico. Sì, come padre può andare bene pensa Aldo.

Ha voglia di chiedergli subito il funzionamento del congegno elettronico della bicicletta ma preferisce rimandare la domanda a dopo pranzo.

Il polpettone è molto buono ma non è un polpettone è un insieme di fette d’insaccati vari, arrotolati insieme a vari tipi di formaggio. L’insalata è molto croccante e saporita, non ne aveva mai mangiata di così buona.

Il suo posto a tavola è tale da avere lo spazio del soggiorno davanti ai suoi occhi. Mentre mangia osserva il grande ambiente arredato con mobili di legno e divani di stoffa a quadroni colorati.

In quella casa nota un grande silenzio, non c’è nessun apparecchio trasmittente, per lo meno in bella vista. Che fosse un mondo senza TV? Tutto faceva pensare all’elettronica: la valigetta del fratello, il congegno “elettronico”, come l’aveva definito la madre, della bicicletta, i cavi che andavano verso il tetto. Ma che posto era?

A scuola non aveva visto nessun alunno con in mano un cellulare, nemmeno durante il lungo intervallo di svago. Il contrasto è evidente sembra un mondo antico e contadino ma le conoscenze tecniche sembrano più che valide. Duplicatore di energia elettronico? Mai sentito dalla sua parte qualcosa del genere.

A fine cena, la madre porta a tavola alcuni biscotti dolci molto più farciti e saporiti di quelli che aveva mangiato la mattina. Tra un biscotto e un altro, chiede al padre come funziona il duplicatore della bicicletta. La risposta del padre è piuttosto approfondita ma le conoscenze elettroniche, piuttosto superficiali, di Aldo non gli permettono una comprensione del funzionamento.

L’unica cosa molto chiara è che l’elettronica dei duplicatori è fondamentale per un utilizzo di energia pulita. Il padre dice anche che quelli della bicicletta sono i più semplici e i più antichi, quelli attuali riescono a moltiplicare molto di più l’energia per l’industria e per le luci delle città.

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