Lo specchio del nonno – 6

Primo giorno – parte 6

Il presunto fratello ha finito di pranzare. Odla si ferma un momento e l’osserva in silenzio. Era discesa senza far rumore, lui non se ne è accorto perché è seduto con le spalle alla scala e armeggia in una strana valigetta nera. Forse è un computer portatile pensa Aldo.

Sulla parete opposta alla porta d’ingresso vi è un’altra uscita, è verso quella che Aldo si dirige, apre piano la porta ed esce. Sul retro della casa c’è l’orto, non è molto diverso da quello di suo nonno che aveva passato tutta la sua vita in campagna.

Sul prospetto posteriore della casa vi sono alcune porte, quella che lo attrae maggiormente è una che luccica. È di metallo. C’è un chiavistello esterno ma non è chiusa, entra e la luce si accende automaticamente. Il locale è abbastanza ampio, sulla parete di fronte alla porta vede quella che sembra una lavabiancheria, non ha l’oblò forse lo sportello è sistemato in alto. Si avvicina, è proprio una lavatrice per biancheria, se ne accorge dai simboli stampati su un piccolo pannello superiore. Guarda in giro per vedere dove poteva sistemare i panni da lavare, affianco alla lavatrice vede un armadio a muro. Aperto l’armadio dentro vi è un grande cesto per la biancheria, detersivi vari e altri oggetti di vetro, di ferro. Di alcuni non ne capisce l’uso. Toglie dalla busta gli indumenti e li mette nel cesto, nell’armadio posa anche la busta, avendone viste anche altre simili.

Chiuso l’armadio, la sua attenzione è attratta da due grossi cubi metallici posti vicino alla parete di destra. Questi due macchinari sono collegati tra loro da alcuni cavi elettrici, altri raggruppati a treccia salgono verso il soffitto dove spariscono in una specie di canna fumaria. Anche se incuriosito decide di non approfondire il sopraluogo. Esce dal locale e si sofferma nell’orto, è piccolo ma ben organizzato. Vialetti pavimentati con pietre grigie separano colture diverse; tutori di legno e fili, forse di canapa, sostengono le piante lungo i solchi. Lungo i vialetti pavimentati corrono i tubi di irrigazione. Alcune colture possono essere protette da serre, infatti si vedono i sostegni e le tende arrotolate pronte all’occorrenza. Al paragone quello del nonno lui lo ricordava molto più semplice e meno attrezzato.

Quando rientra in casa il fratello ha ancora la valigetta nera aperta, questa volta nota la presenza di Odla, la guarda e le dice: – Da dove vieni? Non dovevi fare i compiti?

–  No. Ho controllato il diario, per domani niente compiti.

–  Considerando che non hai nulla da fare. Ora ti occupo io. Sei disposta a farmi un piacere?

–  Sì, quale? – mettere un poco in ordine il tavolo e sistemare le briciole nel secchio, fuori la porta dell’orto.

–    Cosa posso sperare di avere in cambio?

– Come? Da quando sei così esigente. Hai dimenticato le cose che ho fatto per te?

–  Scherzavo. Volevo vedere la tua reazione

–  Sei strana Odla, come ti vengono queste idee. Vuoi forse studiare psicologia? Aspetta prima di crescere. Cara sorellina.

Odla sorride, ma non aggiunge altro. Ha scoperto due cose, prima la certezza della parentela e poi il debito con il fratello per le “cose fatte”. Chissà quali sono queste cose, così come lui l’ha detto devono essere molte e importanti. Libera il tavolo e mette le briciole nel secchio. Pensa anche come potrebbe scoprire il nome del fratello. Era una situazione imbarazzante, trovare un fratello e non poterlo nominare. Già, ormai di situazioni imbarazzanti ne aveva da vendere.

Il fratello, chiuso il computer, sale la scala che va al piano superiore, Aldo pensa di approfittarne, forse vicino alla scatola c’è il nome, guarda, non c’è. Apre il computer, ma è solo una cassetta da lavoro, piena di circuiti stampati e vari componenti elettronici.

Qualunque cosa pensa è sempre contraria alla realtà. Ma che realtà è?

È stanco anche di scoprirla, si accascia su una sedia e rimane con la testa tra le nuvole.

A un tratto sente un campanello e delle voci allegre, si sveglia dal torpore mentale e si accorge che sono giunte le amiche.

La recita deve riprendere.

Si alza e apre la porta, le amiche ridendo e gioendo entrano e insieme, con tono canzonatorio, dicono:

–  Ma non sei ancora pronta? Fai presto, preparati.

  Sono pronta. Vi aspettavo.

– Ma non vorrai uscire con la gonna? – guarda le amiche, hanno indossato pantaloni e maglietta con maniche lunghe.

Onavi esclama: – Ma non sei mai stata al ruscello? Vuoi rovinarti le gambe e le braccia?

–  Aspettate un attimo, mi cambio subito. Certo che sono stato al ruscello, tante volte.

Rimane impalato quel “sono stato”, proprio non ci voleva ma fortuna vuole che mentre lo diceva anche Oilitta ha detto qualcosa, la coincidenza sonora non fa capire il lapsus. Lo intuisce mentre di corsa si avvia per le scale, allora aggiunge:

–  Oilitta, ma che dici? Non ho capito.

Per guardare Oilitta mentre sale, riesce d’istinto a non scontrarsi con il fratello che scende ma perde l’equilibrio, inciampa e se il fratello non l’avesse presa al volo sicuramente avrebbe ridiscesa la scala senza l’uso dei piedi.

–  Bravo Aniram, l’avessi io un fratello così! Che ottimi riflessi hai. –Esclama applaudendo Oilitta poi, rivolta a Onavi:

– Tu non lo conosci, lui è il fratello di Odla.

Che risponde: – Per fortuna è anche un fratello pronto e robusto. Ciao, io sono Onavi, una nuova amica di Odla.

Aldo non sente altri convenevoli sia perché corre in camera sua appena il fratello lo mette in piedi, sia perché cerca di ricordare il nome che ha pronunciato Oilitta: Aminar, Animar o Ariman. Niente da fare il nome non è riuscito a sentirlo bene, del resto in quel momento precario aveva intravisto una pericolosa “discesa libera”.

Apre l’armadio, non ha difficoltà a trovare una maglietta a maniche lunghe e un pantalone, per il pantalone ne sceglie uno di colore blu, come l’ha visto indossato da Onavi. Si cambia gli abiti, mette la gonna e la maglietta sulla sedia, così come l’aveva trovate la mattina e scende la scala lentamente.

Al piano terra trova solo le amiche che l’aspettano, chiede: – E mio fratello? Dov’è?

– Ha preso la sua valigetta ed è uscito, sarà ritornato al lavoro. – risponde Oilitta. 

Aldo. con la speranza di scoprire il nome sconosciuto, dice a Onavi: – Hai conosciuto mio fratello. Hai sentito che nome strano ha?

– Strano? Non mi sembra proprio, mio zio e anche un mio cugino hanno lo stesso nome. È un nome comune. Non l’ho sai?

– A me piacciono i nomi brevi, come il mio, il tuo e anche quello di Oilitta.

– Ma che dici? Quello di Oilitta è più lungo di quello di tuo fratello, ha una lettera in più. Ora andiamo, non abbiamo molto tempo, prima dell’imbrunire dobbiamo essere di ritorno.

Escono dalla casa, salgono sulle biciclette e si avviano dal lato opposto a quello della scuola. Dopo una decina di minuti escono dalla strada principale e prendono un sentiero di terra battuta che porta verso un bosco. Onavi conduce il terzetto con un andamento piuttosto veloce, Aldo, che segue le due amiche, si accorge che i piedi delle amiche girano lentamente. Le biciclette dovevano avere un cambio nascosto perché lui non riesce a vederlo, anche lui gira i pedali lentamente ma le biciclette hanno tutte la stessa velocità. Lui non era mai salito su una bicicletta ma le conosceva abbastanza bene, le aveva comprate ai suoi figli.

Guarda attentamente le biciclette delle due ragazze che lo precedono sono diverse solo nel colore, il modello è lo stesso.

Lasciate le biciclette sotto a un grande albero, le ragazze si siedono in riva al ruscello. Onavi si toglie le scarpe e i calzettoni, si arrotola i pantaloni fino al ginocchio e scende nel torrente. – Venite ragazze, l’acqua non è fredda.

– Aspetta, veniamo. Dai Odla andiamo anche noi.

In pochi attimi le ragazze si tolgono le scarpe e i calzettoni, Odla, mentre arrotola i pantaloni fino al ginocchio, si accorge che Oilitta li ha proprio tolti.

– Ma che fai? Oilitta. Ti vuoi spogliare tutta?

– Ma no, Odla non ti preoccupare non vedi che ho i pantaloncini corti del costume da bagno, così posso divertirmi senza pericolo di bagnare i pantaloni, come farete voi due.

– Brava Oilitta. Questo proprio non me lo aspettavo, la prossima volta verremo anche noi attrezzate con il costume – urla dal ruscello Onavi.

Il ruscello è molto calmo, la corrente è minima per cui si può tranquillamente anche guadare in molti punti

Oilitta scorazza con maggior agio nell’acqua, le altre due, anche facendo attenzione, si bagnano i pantaloni. Odla solo un poco sulle gambe al di sopra dei ginocchi, Onavi molto di più anche a causa di una perdita di equilibrio.

Le tre ragazze si divertono a osservare, lungo la riva. I piccoli abitanti del ruscello. Poco più avanti, dove il ruscello curva, trovano uno stagno, forse l’acqua travasata dal ruscello durante le piogge. Nell’acqua stagnante la vita dei piccoli abitanti è tranquilla ed è più facile osservarli. Rane e ranocchi, per nulla intimoriti dalla presenza delle fanciulle, saltellano continuamente. Un ranocchio salta su una pietra, vicino alle gambe di Onavi che si è seduta su una grossa pietra, proprio nel mezzo del pantano.

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