Lo specchio del nonno – 3

Primo giorno – parte 3

La lezione prosegue fino alla fine dell’ora, Aldo la segue in maniera superficiale, anche perché gli sembra di conoscere abbastanza l’argomento. Si concentra molto sulle cose che deve fare per non cadere in comportamenti o in parole equivoche. Capisce che l’unica cosa che può fare è quella di stare molto attento alle parole più che ai fatti, il comportamento è sempre più giustificabile data la giovane età.

Al momento dell’assegno segue con attenzione, annotando sul diario, trovato nella borsa, il compito da fare a casa. È semplice, si tratta di copiare i tempi di alcuni verbi irregolari dal libro e mostrare le differenze, con semplici frasi, dai verbi regolari. Il professore avvisa gli alunni che l’indomani avendo più ore le avrebbero utilizzate per un compito in classe, e precisa: un tema sulla loro infanzia.

Il professore saluta augurando una buona giornata di studio, esce mentre gli alunni ricambiano il saluto alzandosi in piedi.

Il cambio dell’ora non avviene con il suono di un campanello ma con un leggiadro motivetto, trasmesso da un altoparlante sistemato sopra la porta d’ingresso all’aula. Appena il motivetto termina, tutti gli alunni si alzano in piedi vociando e si avviano verso la porta.

 Oilitta si gira verso di lui ed esclama contenta – Che bello, ora incontriamo Onavi. Facciamo presto, abbiamo dieci minuti di tempo nello spogliatoio.

 – Onavi? La bella bimba con gli occhi verdi che ho conosciuto stamattina – risponde Aldo, ma non aggiunse altro perché Oilitta l’ha guardato e gli ha cacciata la lingua. Chissà perché la fanciulla l’ha fatto, forse per gelosia o per prenderlo in giro ricordando l’episodio del distratto, pensa.

Proprio non riesce a stare attento. Deve diventare il più possibile silenzioso, per lo meno fino a quando non sarà riuscito a entrare pienamente nella parte di Odla.

Sembra facile a dirsi.

Segue in silenzio l’amica, escono dal portone e, proseguendo lungo il muro dell’edificio, arrivano al terzo portone, quello C, entrano in un grande vestibolo dove aspettano in fila l’arrivo di altre due classi. Gli alunni di tutte e tre le classi hanno raggiunto la grande sala da soli in fila. Al centro della sala vi sono tre adulti in tuta ginnica e scarpette di gomma, due maschi e una femmina. Uno dei tre suona un fischietto e le classi sciolgono la fila, Oilitta lo prende per mano e, con passo veloce, lo conduce in un locale attiguo.

È lo spogliatoio, con varie file di armadietti con cartellini con nome e classe. Il suo è vicino a quella di Oilitta. L’armadietto “Orim Odla II B” che Aldo apre contiene una maglietta verde, un pantaloncino bianco e un paio di scarpette leggere di tela e gomma. Sulla parte anteriore della maglietta vi è stampata una grande lettera P, su quella posteriore, sempre molto grande, il numero 11. Velocemente si toglie la gonna e la maglietta, le mette nell’armadietto, come vede fare a Oilitta. Indossa il pantaloncino e la maglietta.

Mentre Odla si allaccia le scarpette, Oilitta dice – Ecco che arriva Fotto.

– Chi? Chi è? – dice lui

Come chi è? Non te lo ricordi è Onavi – lui si gira e vede l’amica, conosciuta al passaggio a livello, che si siede sulla panchetta vicino a Oilitta.

– Ciao Fotto. come va Fotto?

– E smettila con queste battute sceme – dice Onavi.Lui sta zitto perché non ha capito. Poi guardando la grande lettera “F” sulla maglietta della ragazza e immaginando otto dietro le spalle, capisce. 

È d’accordo con Onavi, la battuta è veramente scema. Pensandoci gli ricordava le battute di un suo amico Attilio, sempre poco gradite perché scialbe.

Quando Oilitta dice a Onavi: – Devo raccontarti una cosa divertente che Odla ha combinato in classe. Interviene: –E dai! Ha ragione Oilitta, smettila con queste sciocchezze. Perché, invece non organizziamo una passeggiata per oggi pomeriggio?

– Ecco una ragazza in gamba. L’idea mi piace, finalmente un discorso serio. Quando usciamo da scuola ci pensiamo. –dice Onavi.

Dopo un poco suona una stridente sirena, le due amiche si alzano, gli dicono ciao e, tenendosi per mano, si allontanano. Dopo l’attimo di panico per la sirena, nota che anche Oilitta aveva sul petto la lettera F, ecco perché sono andate via insieme. Le lettere devono significare qualcosa della ginnastica, ora però è urgente trovare il gruppo con la sua lettera.

È facile, vede subito il gruppo P che si è riunito vicino alla donna in tuta.

Si avvicina e dice buongiorno all’insegnante che gli sorride e gli dà una leggera carezza sui capelli.

Quando si spostano, attraverso un’altra porta, in un grande cortile attrezzato come palestra all’aperto, capisce che la P sta per pallavolo.

Il gruppo è diviso dall’insegnante in due, da uno a undici e da dodici a venti-tre, cioè due squadre comprese le riserve. L’insegnante partecipa al gioco alternandosi tra le squadre. A ogni punto viene sostituita una giocatrice per squadra, seguendo la successione numerica. Il punteggio viene segnato, dalle alunne stesse, su un cartellone posto vicino la rete, spostando delle grosse biglie rosse per una squadra, verdi per l’altra. Dopo alcune partite, con cambio di campo, l’allenamento prosegue con prove per il “muro”, prima salti individuali continui da fermo sotto la rete, poi a due e a tre alunni.

Dopo più di un’ora, leggeri esercizi a corpo libero con respirazione lenta aiutano il riposo. Gli è sembrata un’eternità, doveva essere passata sicuramente molto più di un’ora, forse due.

Aldo si è molto divertito, nelle prove del muro ha cercato di dare il massimo, si è accorto di avere una buona elevazione e una valida scelta di tempo, ha anche preso qualche applauso dalle sue compagne oltre a incitamenti distribuiti, a tutti gli alunni, dall’insegnante.

Prima di rientrare nello spogliatoio, sostano una decina di minuti nei giardini della scuola, dov’erano le panchine e i tavolini, vicino al parcheggio delle biciclette.

Odla, ormai questo è il suo nome, decide che è meglio pensare con la testa della fanciulla piuttosto che con la sua, per lo meno fino a quando riuscirà a farlo bene.

Non conoscendo nessuna altra amica si siede da sola su una panchina. In realtà nessuna sua compagna di gioco ha voglia di chiacchierare, sono tutte ancora stanche e si riposano in silenzio.

Dopo qualche minuto, arriva il gruppo F, Oilitta e Onavi sfinite, si siedono vicino a lei. Anche se stanca, Oilitta non ha perduto la sua chiacchiera, è l’unica che, anche se con affanno, comincia a lamentarsi: – Beata te che giochi a palla con la professoressa, noi ci sfiniamo a correre dietro al professore Ozzi, lui non si stanca mai. Poi alla fine, per farci riposare ci fa fare la marcia, ancora più rompente per i nostri poveri muscoli. Sono sfinita.

– Veramente anch’io mi sono stancata a giocare, anche se non come voi. Ma allora F cosa significa? – chiede Aldo, ma subito si pente di averlo fatto, la replica di Oilitta non si fa attendere:

– Sei strana Odla, lo sanno tutti che F significa fondo con tutte le gare di corsa. Ma ti ricordi cosa vuol dire la tua P?

– Certo, pallavolo, con tutti i giochi di palla, te lo sei scordato anche tu – risponde pronto lui, per fortuna Oilitta non è molto intuitiva, ragazza semplice rimane sulla provocazione e replica: – Certo che mi ricordo tutto, io non sono una scorderella come te.

–  Ma avete anche la forza di scherzare voi due? Che mostri! – dice Onavi, con un filo di voce.

Oilitta replica: – Ecco il cadavere parlante, la sua resistenza è proprio zero.

Detto questo la fanciulla si poggia allo schienale della panchina, stende le gambe, chiude gli occhi e si pone in posizione di riposo. Il silenzio continua anche nello spogliatoio, lui capisce che la fanciulla, nella sua semplicità, rimane turbata quando le rispondono male.

Mentre si riveste vede Oilitta che mette la maglietta verde e il pantaloncino in una busta di tela leggera. Non chiede niente, si gira e vede che tutte le ragazze lo fanno. Riprende dall’armadietto i suoi indumenti da ginnastica e li ripone nella busta trovata nell’armadietto.

Mentre rientrano in classe, Oilitta riprende la sua allegria. Dalla porta fino al suo banco, le dà piccoli pizzicotti sui fianchi dicendo:

–  La piccola sta mettendo ciccia.

Lui non reagisce, sta al gioco in silenzio e pensa che un’amica così allegra gli agevolava molto l’esistenza in quello strano posto. Anche sentendosi mentalmente maschio non sente nessuna sensazione alle moine fisiche di Oilitta. Nemmeno quando arrivato al banco la fanciulla, d’impeto lo prende in braccio e sistematolo in piedi sulla sedia, comincia a solleticarlo con gli indici delle due mani da tutte le parti. Lo scherzo dura poco perché arriva una professoressa, Oilitta subito si siede al suo posto. Lui si accorge che mentre scende dalla sedia la nuova venuta l’ha notato. Mette nella cartella la busta con i vestiti, ha capito che deve essere il giorno del bucato. Con tutta la ginnastica che si fa in quella scuola, la maglietta è inzuppata di sudore. Chissà come si sarebbero ridotte le tute che adoperavano gli studenti del suo posto.

Prende libro e quaderno, l’ora di matematica comincia. Ricordando del compito a cui aveva accennato Oilitta, cerca l’esercitazione. Gli esercizi erano due, il primo molto semplice tipo “spesa dal salumiere” con i ricavi del commerciante su vari prodotti; il secondo, all’apparenza più difficile, era un semplice rompicapo sull’orario di arrivo dei treni a una stazione ferroviaria. La prima esercitazione era semplice, bastava conoscere le quattro operazioni, per la seconda bisognava solo stare attenti ai minuti primi e al numero del binario dove bisognava smistare i treni, evitando lo scontro frontale o posteriore. La stazione aveva solo tre binari. Anche se lui era stato sempre molto bravo in matematica, aveva frequentato il liceo scientifico, non riesce a verificare i risultati ma confida nella bravura di Odla.

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