Lo specchio del nonno di Aldo – 2

Primo giorno – parte 2

Uscito dal cancello, sulla strada si ritrova a pedalare senza problemi. Pensa ho imparato a pedalare subito.

La sua esperienza da ciclista comincia a piacergli, è bello pedalare e sentire il venticello sul viso. Quando vede il passaggio a livello chiuso si ferma. Anche la strada per la scuola l’ha presa con sicurezza, poco prima aveva superato anche un incrocio scegliendo di girare a destra.

Mentre è assorto in questi pensieri, al passaggio a livello è raggiunto da altri ciclisti, la maggior parte sono ragazzi e ragazze. Una di queste gli si avvicina con la sua bici.

– Ciao Orim. Ti ho visto uscire dal cancello di casa, io abito poco distante da te.

Si gira, vede una ragazza con le trecce bionde e con gli occhi verdi, mentre lui l’osserva in silenzio, lei aggiunge: – Orim. Orim! Ma stai ancora dormendo?

 – Ciao – dice lui, poi per trarsi d’imbarazzo aggiunge, anche per provare il proprio linguaggio. – Orim? Perché non mi chiami Odla?

L’idioma delle parole uscito dalla sua bocca gli sembra leggermente diverso ma anche molto familiare. La fanciulla risponde: – Ma io non conoscevo il tuo nome, quando siamo a scuola i professori chiamano tutti per cognome.

 – Ora lo sai. Chiamami Odla.

– Io sono Onavi, frequento la seconda A. Tu che classe frequenti?

Questo lui proprio non lo sa, è sul punto di inventare qualcosa quando il fischio e poi il rumore del treno che passa gli risolve il problema. Il treno è trainato da uno strano locomotore, sembra una locomotiva a vapore ma il motore batte come un diesel.

Appena il passaggio è libero, prima che Onavi, che strano nome pensa, potesse parlare dice: – Dai Onavi, è tardi corriamo.

Parte veloce seguita dalla ragazza. Riconoscere la scuola è facile, sia per la familiare tipologia sia perché molti ragazzi varcano, su biciclette di vari colori e grandezze, il grande cancello. Anche lui si unisce agli altri ragazzi. Appena superato il cancello, sulla sinistra vede un grande spazio destinato a parcheggio per le biciclette. Questo parcheggio è bene organizzato, oltre ai fermi a forcella per la ruota ben distanziati, vi è una pensilina colorata che protegge le biciclette e il percorso fino alle entrate dell’edificio. Il tutto è contornato da vialetti con aiuole fiorite e tante panchine, tavolini e alberi.

La situazione in quel momento non gli sembra molto facile, la domanda Che classe fai?  gli procura un blocco totale, sta quasi per dire di aver lasciato a casa qualcosa per andare via, quando una voce brillante risuona nelle sue orecchie: – ciao Odla, hai fatto il compito di matematica? Ti trovi con il risultato?

 – Sì, il compito l’ho fatto ma non ho controllato il risultato.

Bugia o verità, in quel momento non può altro. Si sente più sollevato, ora sa dove trovare la sua classe, basta seguire la nuova compagna. Decisamente la fortuna è dalla sua parte.

Onavi, sistemata la sua bicicletta, dice alla nuova venuta: – Ciao, Oilitta. Ho conosciuto Odla, non sapevo che frequentavate la stessa classe.

– Voi due vi conoscete? – dice lui.

– Certo che ci conosciamo, da tanto tempo. Abitiamo vicino, poco lontano da casa tua, oltre il ponticello rosso e giallo sul ruscello. Siamo amiche dalla nascita –risponde Oilitta.

– Esagerata! Andiamo ora. Io non posso fare tardi, la mia proffa facilmente si innervosisce e non mi conviene proprio –conclude Onavi mentre si avvia verso l’istituto, seguita da Oilitta e da lui che pensa proffa, il linguaggio degli studenti deve essere mondiale o forse universale. Ma dove sono capitato?

È un altro posto, un altro pianeta, un altro sogno? Troppo lungo complicato per essere solo un sogno e poi lui sogna così poco. Si ricorda bene come tutto è iniziato nel pomeriggio. Come gli è venuto di tenere la mano poggiata sullo specchio per un po’ di tempo!

Quando le tre fanciulle arrivano al primo portone della scuola, Onavi saluta le amiche con la mano ed entra. Oilitta, invece, prosegue verso il secondo, sale una decina di gradini e entra nell’aula sulla cui porta un cartellino indica II B. Che fortuna gli era andata bene pensa. Segue la compagna fino al banco, è un banco singolo. Dove mi siedo? Chiude gli occhi e sente di sedersi al banco dietro a quello di Oilitta. Quando tutti i banchi intorno a lui sono occupati, capisce che ha “sentito” bene, decisamente lui e Odla si trasmettono qualcosa.

Nella classe vi sono più femmine che maschi, si trova circondato da ragazze. Vede prendere dalle cartelle un libro con la copertina azzurra. Lui ha ancora il cappello e la cartella a tracolla. Toglie cappello e tracolla, prende anche lui dalla cartella il libro azzurro e lo mette sul banco. È una grammatica, proprio il libro che gli serve. Lo apre e inizia a leggerlo, gli sembra strano leggere un libro di grammatica ma è necessario. La lettura procede veloce e senza difficoltà di comprensione, i sostantivi, i verbi, gli aggettivi gli sono familiari così come le regole relative.

Un leggero scappellotto e una voce maschile interrompono questa sua ricerca linguistica. – Brava Orim. Vuoi imparare tutta la grammatica stamattina?

I suoi riflessi fisici e mentali sono pronti, in quel “luogo” deve stare attento. Alzandosi in piedi dice: – Mi scusi, professore. Ero distratto.

– Distratto? Ho capito la tua necessità di aggiornarti sulle regole grammaticali. Siediti e tira fuori il quaderno. Hai svolto l’esercizio sui verbi?

 – Sì, professore. Volevo dire distratta.

– Brava. Vedo che hai appreso subito l’uso del femminile.

Pensa questo errore è facile da commettere, in futuro dovrò stare molto più attento e forse parlare lentamente per un maggior controllo.

Guarda il professore che ha raggiunto la cattedra e sta iniziando a fare l’appello, è un uomo alto e magro, ha i capelli e i baffetti brizzolati. Mentre elenca gli alunni sorride e commenta con piccole battute l’aspetto dei ragazzi: – Stamattina sei ben pettinato – Hai tagliato i capelli, stavi meglio prima – Sei diventata troppo alta, vuoi che ti scambino per un palo? – Che capelli vaporosi, lavati e puliti.  

Quando pronuncia Isamer, capisce che è la sua amica Oilitta seduta davanti a lui, perché la fanciulla accenna ad alzarsi. Il professore aggiunge – Isamer, mi raccomando rimani magra. Altrimenti non vedrò il tuo amico Orim.

I ragazzi scoppiano in una risata. Lui, fingendo di rimanere male, abbassa la testa tra le spalle ma quando la ragazza, seduta alla sua destra, si gira e gli dice, ridendo: – Bel biondino, da maschietto sei più simpatico. – anche lui si mette a ridere insieme agli altri.

La risata gli fa bene, si sente a suo agio. La recita del personaggio Odla comincia a interessarlo, anche perché nei suoi quarantasei anni di vita aveva anche recitato nel dopolavoro ferroviario. Continua a sentire le battute del professore, divertendosi insieme agli altri. Tanto interessato alle parole sugli alunni che non sente nominare Orim, rimane ad attendere un commento che non tarda ad arrivare: – decisamente Orim oggi è nel mondo dei sogni, mi guarda ma non mi sente. Continua a essere distratto.

– Sì, professore oggi sono proprio tutto distratto da questa realtà così diversa. – Mai fu così sincero. Ma gli altri non conoscono la sua vera realtà e ridono sonoramente.

Il commento dell’insegnante è: –Brava, la tua ironia ti fa onore, sei una ragazza intelligente. Argomento chiuso, ragazzi aprite il quaderno, verifichiamo l’esercizio di casa. venga uno a caso … prendiamo Orim.

Questo se lo aspettava. Con calma prende dalla cartella uno dei due quaderni, sulla foderina oltre al nome Orim Odla c’è scritto matematica, lo rimette subito a posto prendendo l’altro. Deve stare molto attento a mantenere la situazione sotto controllo, “controllo” questo termine lo fa sorridere, lui era un controllore della ferrovia. Si alza e va verso la cattedra con il quaderno di grammatica già aperto all’ultima esercitazione e, mentre cammina, già comincia a leggere: – Esercitazione, coniugare al presente, al congiuntivo e al futuro presente il verbo sostare.

 – Piano Orim. Vuoi dare tempo ai tuoi compagni di aprire il quaderno?

Attende un poco, poi con voce chiara e lenta legge la sua esercitazione, alcuni compagni ogni tanto fermano la sua lettura per correggere le proprie esercitazioni. Le correzioni maggiori sono sull’uso del congiuntivo. Quando ha terminato, il professore commenta soddisfatto. – Ottima esercitazione. Non come alcuni di voi che continuano con errori sui verbi. Orim scrive e parla bene sempre. Sono sicuro che anche a casa si esprime in maniera corretta. Molti di voi parlano bene solo a scuola. Quando lasciate l’aula, tra di voi e a casa trascurate la lingua e questo è più evidente quando scrivete. La lingua scritta è più difficile. Puoi andare a posto, brava, continua così e otterrai una buona preparazione.

 – Ascoltate le parole del professore. Questa è la vostra occasione per avvicinarvi al mondo della cultura – gli viene da dire, mentre si allontana dalla cattedra.

Subito si pente di quello che ha detto e attende la risposta del professore, ma questa non arriva. Nel silenzio generale che ne è seguito si siede al suo posto. Il professore lo fissa per un po’ di tempo, scuote la testa, poi si alza e va alla lavagna.

 – Oggi cominciamo a studiare i verbi irregolari.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffff

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