Lo specchio del nonno di Aldo – 1

Quando ero bambino, nello salotto di casa vi era un grande specchio che mio padre aveva portato dalla casa paterna: Lo specchio del nonno così lo chiamavamo. Era piuttosto rovinato, alcune macchie apparivano sulla sua superficie. La mia fantasia ci vedeva personaggi e scene varie. Ricordando lo specchio ho scritto il racconto, chiamandolo con il suo nome “Lo specchio del nonno”.

Primo giorno – parte 1

Aldo sente la testa girare poi un leggero sbandamento, come una capovolta, quasi che fosse finito a testa in giù, pianta bene i piedi a terra e riprende stabilità. Una cosa certamente è molto cambiata, non c’è luce ma solo una leggera penombra. I suoi occhi si abituano presto alla poca luce. Guarda a terra proprio avanti ai suoi piedi, osserva il pavimento formato da mattonelle chiare e scure composte a scacchiera, gli sembra abbastanza eguale. Aguzza maggiormente lo sguardo, le mattonelle sono proprio rosse e nere, dunque è proprio lo stesso. Allora è solo un capogiro. 

Alza lo sguardo e si accorge che è notte perché dalla finestra alla sua sinistra entra un leggero chiarore.

La finestra è una differenza. Si gira verso destra e vede la porta. Muove alcuni passi, si avvicina alla porta e cerca l’interruttore della luce, deve cercarlo perché lo ricorda dall’altro lato della porta, lo spinge e la luce si accende, si tranquillizza. L’interruttore gli sembra familiare ma qualcosa è strana, allora capisce, lui lo ricordava molto in basso invece è posto più in alto anche la maniglia della porta gli sembra più in alto. Si gira lentamente, strano tutto gli sembra un poco alto solo il pavimento è identico, il resto della camera e dell’arredamento è simile ma anche diverso. La carta del parato ha un disegno a fiori rossi su fondo bianco, prima i fiori erano bianchi su fondo rosso. Le differenze cominciarono a essere chiare. Non solo il balcone è una finestra, ma si trova sulla parete opposta rispetto alla porta. O forse è la porta che è in posizione diversa? Ma anche il letto, l’armadio e la scrivania sono in posizioni diverse o semplicemente opposte.? Esatto. Ma allora anche il pavimento ha le mattonelle alternate in maniera opposta, in questo caso è più difficile se non impossibile a capirlo. Il letto, l’armadio e gli altri arredi sono simili ai suoi, ma non tutti opposti. Il grande specchio alla parete ora è alla sua sinistra, ovviamente gli sembra molto uguale. Uno specchio che differenza può avere? Riflette solo le immagini.

Improvvisamente gli è tutto chiaro: le immagini sono riflesse, cioè opposte. Ma, allora perché la finestra sostituisce il balcone? Forse, nello specchio, l’immagine della finestra è ancora un balcone. Si avvicina allo specchio per controllare. No. la finestra è una finestra.

È allora che nello specchio vede la bambina.

Si immobilizza, poi si gira di scatto per vedere ma nella stanza la bambina non c’è, riguarda nello specchio e quando si accorge che anche la bimba aveva girato la testa, vacilla. La testa questa volta gli gira nella mente e cade svenuto.

L’immagine riflessa era la sua.

Per molto tempo non riprende conoscenza dallo svenimento, forse, passa al sonno. Poi si sveglia ma non si muove, è molto lucido, si ricorda tutto. Anche della bambina.

Come sua abitudine cerca di razionalizzare l’accaduto, nota che dalla finestra entra più luce, forse albeggia. Muovendosi pian piano carponi, si avvia verso la finestra. Per il momento, pensa di non guardare nello specchio, prende tempo per capire qualcosa di più. Molto più consapevole non si spaventa né quando si accorge che le sue mani, da maschio adulto, sono diventate piccole e delicate, né quando si vede le gambe da fuori, ha un vestitino corto di colore azzurro pastello. A lui il colore azzurro pastello piaceva molto, infatti aveva un maglione di questo stesso colore, lo indossava prima della trasformazione.

Si sente molto calmo e pronto a tutto. Si alza dalla posizione carponi e apre la finestra con facilità anche se la maniglia è un poco più in alto. Si affaccia alla finestra senza sporgersi troppo, ovviamente non può data la sua nuova statura.

Osserva dalla finestra, tutto è molto diverso. Se lo aspettava. Dalla finestra lui vede una quiete campagna verde, con campi coltivati e con piccole case coloniche in lontananza. All’orizzonte verdi colline definiscono il panorama. Nota anche che la finestra è a un piano basso, primo o forse appena rialzato. Sente il cinguettio di molti uccellini, un lontano abbaiare di un cane e l’eco di più galli che si annunciano il nuovo giorno. Altro che caos del traffico mattutino, autobus e camion che transitavano sulla strada costiera sotto al suo balcone che ogni mattina. malgrado l’ottavo piano, gli dava una “bucolica” sveglia cittadina. Attratto dal paesaggio, non si accorge che la porta è stata aperta. Trasalisce quando sente una voce di donna alle sue spalle.

– Odla! Odla sbrigati. Ancora non sei vestita? Dai fai presto, devi fare merenda.

Si gira lentamente ma non tanto da non vedere una donna bionda, con i capelli lunghi raccolti a coda da un nastro rosso, che lascia la stanza richiudendo la porta.

Rimasto solo riprende coraggio.

La donna, nella fugace apparizione, ha posto sul tavolo un vassoio di legno nel mezzo del quale troneggia una grossa ciotola bianca e verde, circondata da strane forme di pane o forse biscotti. Si avvicina al tavolo, capisce che deve fare colazione, così gli è stato detto, e poi prepararsi, ovviamente vestirsi. Lo capisce per intuito e anche per una strana percezione di un linguaggio che conosce poco ma che, a pensarci bene, capisce.

Sogno o realtà ormai aveva un ruolo, decide così di affrontarlo con fermezza e anche per necessità, aveva anche fame. I biscotti sono molto saporiti inoltre sono tiepidi così come il latte, quest’ultimo anche se bianco e senza zucchero è denso e squisito. Mentre consuma velocemente la colazione nota che la sedia, vicino al letto, ha sulla spalliera alcuni vestiti ben sistemati. Ai piedi della sedia due scarpe rosa con la suola di gomma nera.

Mangia tutti i biscotti e chiude la merenda con un lungo sorso di latte, ancora tiepido. Si alza e si dirige verso gli abiti che deve indossare ma si ferma, ha bisogno di urinare.

Apre piano la porta, si trova su un ballatoio con altre due porte sulla destra e una sulla sinistra, si dirige deciso verso la porta di sinistra, quando aprendola la varca si trova proprio nel bagno.

La quasi comprensione del linguaggio, la scelta della porta e una sensazione strana del suo corpo sono, per un attimo nei suoi pensieri. Che il suo essere sia anche intriso di qualcosa dell’altro?

Il bagno è abbastanza simile al suo, sempre con le inversioni, il lavandino è piccolo, non c’è la doccia e al suo posto, si fa per dire, c’è la vasca da bagno, la finestra è molto grande con vetri non opachi. È in campagna e non ha notato alloggi di vicini.  

Questo lo pensa mentre è seduto sul water, istintivamente stava urinando seduto, erano anni e anni che non lo faceva. Forse la sua ultima volta era stata quando aveva due o tre anni. Si alza, si tira su le mutandine che si è trovato intorno ai piedi nudi che fino ad allora non aveva notato. Raggiunge il lavandino e si guarda allo specchio. È una bambina bionda come la donna che ha visto nella camera, i suoi capelli non sono molto lunghi, gli occhi sono azzurri e la carnagione del viso molto chiara. Non si dilunga molto a osservarsi, si lava velocemente le mani e il viso, deve fare presto intuisce che la forse “madre” è decisa e abbastanza autoritaria. È meglio tenersela amica.

Non ha dubbi sull’osmosi dei due personaggi quando si trova ad asciugarsi il viso con l’asciugamani verde, scelta tra le presenti nel bagno, ma vuole controllare palpeggiando le altre due. Sono umide cioè già usate quella mattina. Con una spazzola, trovata sulla mensola dello specchio, si pettina. E i denti? Non li ha lavati. Gli spazzolini sono in bella mostra in un contenitore trasparente. Lo sa, il suo è quello bianco ma è tardi e, come faceva da piccolo, sciacqua i denti sotto l’acqua corrente. Corre nella stanza, si toglie la camicia da notte azzurra e indossa i panni pronti sulla sedia: una maglietta a strisce rosse e bianche, una gonna rosa, un paio di calzettoni e le scarpe con la suola di gomma nera. Sulla sedia c’è una cartella con la tracolla e un cappello con pompon rosso, li prende e di corsa si precipita per le scale.

Non ha il tempo per osservare il piano inferiore perché la donna bionda l’apostrofa: – Finalmente, ogni mattina é la stessa storia. Attenta al passaggio a livello e non divertirti ad andare con le ruote nei fossi. Stamattina tuo padre, prima di uscire, ha gonfiato le gomme della bicicletta.

Pensa ha di nuovo un padre che bello. Ma di brutto è il fatto che lui non sapeva andare in bicicletta. Vede la porta, saluta con la mano, per non incorrere in errori di linguaggio ma la mamma lo ferma. – Cos’è questa novità? Non mi saluti con un bacio stamattina?

Torna sui suoi passi e alzandosi sulla punta dei piedi scocca, sulla guancia della signora bionda che si è protesa verso la sua minore altezza, un caloroso bacio. Esce di corsa, si sente leggermente stimolato per il contatto, anche se leggero e semplice, con un bel pezzo di donna alta, bionda e giovane. La femmina da lui sempre preferita.

Vicino a un piccolo cancello di legno vede poggiata una strana bicicletta di colore azzurro. Indossa cappello e tracolla, sale sulla bicicletta, per sua fortuna è di piccolo formato e i suoi piedi arrivano a toccare terra. Decide di partire con un piede per terra e uno sul pedale. Ma deve scendere subito, non ha aperto il cancello.

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