Serapo e Nettuno – 19

Appena fuori dalla grotta, il mare ritorna al suo naturale livello e porta con sé Sira e Nettuno lontano dalla riva. Nettuno, consapevole dell’intervento divino, solo Giove può osare contro di lui, impreca contro il padre degli dei contestando la sua interferenza sulla vita delle divinità, ma altro non può. Sira tenta di consolarlo ricordandogli di come il destino sia crudele, ma il dio non vuol sentire ragione, per lui Giove forza a modo suo il destino, approfittando del suo ruolo divino, comportandosi così piuttosto male come “padre degli dei”.

La frana ha travolto Serapo ma Giove, molto sensibile alla bellezza femminile, non permette la distruzione delle membra della fanciulla. La roccia forma così un pietoso sarcofago intorno al corpo di Serapo, preservandolo per l’eternità dalla decadenza.

Il dolore della fanciulla però sfugge al controllo di Giove e affiora sulla roccia, vicino a una piccola grotta che è rimasta all’esterno, sotto forma di una maschera sfigurata e sofferente che nulla più ha di umano.

La cerimonia di iniziazione è quasi alla fine, le fanciulle dopo aver eseguito alcune prove differenziate secondo il livello raggiunto, sono pronte per il rituale collettivo che vede impegnate nel ruolo di sacerdotessa Seopra e Praseo che, di fronte alle dodici fanciulle vestali da iniziare, officiano un rito propiziatorio. Le altre otto fanciulle, destinate a ruoli minori, accudiscono, porgendo gli oggetti sacri necessari per la funzione.

Terminato il rito propiziatorio Serapide, accudita dalle sacerdotesse e dalle istruttrici, esegue il rituale di nomina a sacerdotessa di Seopra e Praseo. Accade raramente che nel primo giorno dei rituali alcune vestali siano elevate a rango di sacerdotesse.

Quando la dea stessa poggia sul capo di Seopra il diadema prezioso, simbolo dell’alto rango, la fanciulla ha un leggero giramento di testa. Lei crede che sia l’emozione, ma Serapide sente altro: l’intervento divino ha sistemato la situazione incresciosa.

Dopo la posa del diadema Serapide bacia sulla fronte le due nuove sacerdotesse e tempra e rinforza, con un gesto delle mani sul loro capo, il loro potere mentale.

La cerimonia si conclude con la scelta, da parte delle due nuove sacerdotesse, di una ancella personale che seguirà e accudirà la loro persona.

Seopra osserva con attenzione le otto fanciulle, la settima attira la sua attenzione per gli occhi azzurri e i capelli neri, la somiglianza non è proprio molta, forse non lo è perché … manca la coda! La scelta è immediata, la fanciulla Sarj, questo è il suo nome, è felice. Sorride e si inchina alla sua padrona. Rispetto ai compiti minori quello dell’ancella di una sacerdotessa è il più ambito, perché è meno servile e comporta maggior rispetto dalle altre ancelle e anche dalle vestali, per devozione alla sacerdotessa stessa.

Il sole è pronto a levarsi dal mare, la cerimonia dell’iniziazione è terminata e in fila tutte le fanciulle, con Serapide e le sacerdotesse, comprese le due nuove, raggiungono il patio per il rito mattutino del sole. Il rito, con la presenza della dea Serapide, non è molto diverso dal solito, è solo più approfondito e dura più tempo.

Seopra non si accorge dell’assenza di Serapo, la sua mente è lontana e i suoi pensieri sono in Serapide. La sua personalità si è modificata. Anche il nuovo ruolo di sacerdotessa, che soddisfa pienamente la sua ambizione, le comporta una gioia interiore che l’allontana ancor più dalla realtà.  È la più giovane tra le sacerdotesse, è la più determinata e convinta ma anche la più modesta ed è molto benvoluta, per questa sua innata qualità, dalle vestali persiane con le quali trascorre i pochi momenti liberi.

La prima settimana di festeggiamenti è volata via, l’impegno continuo nei rituali, le feste in onore della dea e la partecipazione della dea stessa alla vita del tempio comportano un tale interesse che distoglie da qualsiasi pensiero e isola le fanciulle, ognuna vive con sè stessa, in una propria gioia e allegria. Anche le ore di riposo sono sature di ricordi degli avvenimenti quotidiani e di attesa degli avvenimenti annunciati per il giorno successivo.

Con l’inizio della seconda settimana, tutte le fanciulle sono ritornate negli alloggi del tempio, solo Seopra, insieme alla giovane Sarj, è ospite negli alloggi delle sacerdotesse del seguito di Serapide. Non le è stato ancora annunciato, ma lei, nel profondo del suo cuore, spera di seguire la dea, quando partirà, e avere una nuova destinazione. Ne parla con Sarj. – Sarei proprio felice di partire insieme alla dea e andare in un altro tempio, magari più vicino al mio popolo.

– Io sono sicura che partirai, sei la migliore tra le nuove sacerdotesse. Anche io sarei felice di partire con te. Le tue compagne del tempio saranno dispiaciute di perderti?

– Io non ho molte compagne, ne ho una molto cara il suo nome e Serapo. La conosci anche tu?

– Sì, la conosco. Ma poco, io sono molto giovane, non mi permettevano di girare molto per il tempio, ho visto poche volte anche te.

     – Sì, hai ragione, infatti io non ti conoscevo. E anche nel tempio sotterraneo non mi ricordo di te.

     – Nel tempio sotterraneo, tu eri molto concentrata nelle attività, quando sei diventata la più brava, ti hanno portato in altre parti del tempio, non ti ricordi?

– Sì, mi ricordo. Ma ora stavo pensando a Serapo, non la vedo da molti giorni. Io non posso allontanarmi, Serapide non lo gradirebbe, ma tu sì che puoi. Ora, prima che giunga il tramonto, va e cerca Serapo, portale i miei saluti e baciala sulla fronte per me.

Sarj, sorride, si inchina leggermente alla sua sacerdotessa e lascia velocemente l’alloggio. Seopra pensa che di viso somiglia veramente a quello di Sira. Ma é proprio una bambina, se avesse la coda potrebbe sembrare veramente la figlia della sirena.

Questo pensiero la fa sorridere, ma le fa anche inumidire gli occhi. Sira che essere favoloso. Chissà se la vedrà ancora nella sua vita.

Rimasta sola, Seopra inizia a prepararsi per il rituale del tramonto, anche questa sera sarà lei a officiare per il gruppo delle vestali persiane. È un compito difficile per la sua poca esperienza, proprio per questo le è stato assegnato. Sarà lei più vicino al fuoco e lo dovrà attizzare al massimo, per questo indossa una tunica più lunga e di tela più spessa. Lei ha un buon controllo del calore sulla sua pelle, Ora è pronta, mancano solo i monili che le saranno portati tra poco da una vestale persiana.

       Sarj ritorna. La fanciulla è silenziosa sembra triste ed è anche turbata, Seopra le dice: – Cos’hai? Cosa ti ha detto Serapo?

      – Sono dispiaciuta, non sono riuscita nel compito che mi hai affidato. Non ho trovato Serapo.

      – Come non l’hai trovata? Ma dove la cercavi? Hai chiesto dov’era? La conoscono tutte le vestali.

       – Lo so. Ma molte hanno detto di non sapere dov’era. Poi alla fine ho chiesto alle ancelle, mi   hanno detto che non possono proprio parlare, ordine delle sacerdotesse. Ma io ho un’amica tra loro, mi ha portato in disparte e mi ha detto che Serapo non c’è. Da molto tempo non la vede nessuno, sembra che non sia più tornata dalla sua passeggiata mattutina. Forse, mi ha detto la mia amica, è fuggita. Nessuno può più parlare di lei. È stato proibito!

        – Fuggita? Non credo. Perché sarebbe fuggita? Cosa dicono? Cosa sanno?

       – Non sanno niente o non lo dicono. Qualche fanciulla è spaventata e non vuole proprio parlarne. La mia amica sa poco, è un’ancella e non frequenta le vestali.

Entra la vestale che porta i monili d’argento e gemme preziose e, aiutata da Sarj, li fa indossare a Seopra. Tra poco il rito avrà inizio, Seopra ha un ultimo pensiero per Serapo poi, con la sua capacità di sdoppiarsi bene nei ruoli, si libera la mente ed è pronta per il rituale.

        Il rituale del tramonto ha inizio e si svolge contemporaneamente in due luoghi del tempio, quello officiato da Seopra è al secondo livello, in un patio più piccolo perché le vestali persiane che partecipano al rito sono solo sedici, le altre otto sono con Serapide. Quattro di loro non partecipano al rito perché suonano i flauti e i tamburelli che danno cadenza alla cerimonia e al ritmo veloce del finale. Quella sera quando il fuoco è al massimo Seopra si accorge che il calore dei monili è molto più sopportabile, rispetto alle sere precedenti, tranne uno della collana: è un piccolo monile d’oro giallo a forma di serpentello che ha per occhio una pietra preziosa azzurra. Il bruciore non è molto forte, ma lei lo sente bene impresso sul suo petto.

Terminata la cerimonia, mentre le vestali si concedono il meritato riposo, Seopra nel suo alloggio ha ritrovato Sarj che l’aiuta a riporre i monili nel cofanetto. Le ancelle non partecipano ai riti. Quando si toglie la collana, si accorge che il serpentello ha impresso sulla sua pelle una rossa bruciatura dalla parte del cuore. Sarj, per lenire il dolore, spalma un olio balsamico sulla cicatrice. Nessuno delle due si accorge, anche se ne parlano, della bruciatura a forma di S.

          Fino al rituale di mezzanotte, Seopra soffrirà per quel piccolo segno, non è un dolore vero e proprio, è come se soffrisse di “dentro”. Quando indossa la nuova tunica per il rituale della mezzanotte, che non officerà lei perché sarà un rituale collettivo, si accorge che la bruciatura e il dolore sono spariti. Allora intuisce che è stato un segno di messaggio, ma altro non capisce, perché non associa la S con il giallo oro dei capelli e l’occhio azzurro della sua amica scomparsa.

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