Serapo e Nettuno – 17

Quando Serapide esce dai suoi alloggi, trova genuflessa Seopra inviata dalla sacerdotessa per ordinare e gestire, insieme alla dea, l’inizio della cerimonia. Serapide invita la vestale ad alzarsi, la prende per mano e la conduce nell’alloggio delle novizie.

L’ingresso della dea nella stanza è salutato dal canto intonato dalle novizie, le cui parole inneggiano alla dea e al sole, esaltando le loro virtù divine.

Finito il canto Seopra controlla l’acconciatura e gli abiti delle vestali, poi, aperto uno scrigno che ha portato in quel momento un’ancella, sceglie per ogni fanciulla un monile prezioso. I monili che mette al collo delle vestali non sono tutti uguali, Seopra li sceglie adattandoli al colore dei capelli e degli occhi delle fanciulle. Gli occhi delle giovani vestali brillano quasi di più delle pietre preziose, scelte per loro. Anche il sorriso, rivolto a Seopra come un ringraziamento, è luminoso e significa anche la piena e gioiosa accettazione della superiorità gerarchica della loro amica. Seopra si accorge che gli occhi di alcune fanciulle brillano sì per la gioia ma anche per alcune lacrime di emozione, dovuta alla tensione del momento e alla presenza della dea. A queste Seopra asciuga delicatamente gli occhi, sussurra brevi parole di conforto e, dopo una carezza sul viso, bacia loro la fronte.

Alla fine, quando si accorge che tutte le fanciulle hanno raggiunto uno stato di calma e di felicità cosciente, le mette in fila scegliendo il posto sia in base all’altezza sia in base al colore dei capelli, rispettando una coreografia stabilita dalle regole del tempio. Seopra non sa che anche questo suo modo di scegliere, calmare, ordinare è valutato da Serapide stessa, presente e silente, come uno dei tanti requisiti che determineranno la sua futura carriera.

Ora le fanciulle sono pronte, possono uscire dalla grande camera e iniziare la processione. Seopra si mette vicino alla porta e con un cenno invita le fanciulle a uscire. Quando passano davanti a lei, con un ultimo sguardo e con un sorriso, controlla che tutto sia a posto.  Passa la prima, passa la seconda, passa la terza … Per ogni fanciulla che si pone davanti a lei, sente qualcosa nella sua mente di diverso, poi intuisce e si abbandona a questo flusso di sensazioni “passanti”.

Devozione, amore, timidezza, ammirazione, tensione, paura sopita e tante altre cose sente la sua mente nell’abbandono. Quando è passata l’ultima fanciulla e l’intera fila è ferma fuori nel patio, Seopra si gira verso Serapide e sente la dea nella sua mente, allora si inginocchia e mentalmente ringrazia per questo dono meraviglioso di sentire attraverso la nube azzurra.

Serapide non le risponde mentalmente, l’invita ad alzarsi, la bacia sulla fronte e le dice: – Quello che è in te, è tuo. Ogni umano nasce con un dono divino diverso, il tuo è simile alla mia emanazione per questo sei una prescelta. Non hai bisogno di ringraziarmi e di rivolgerti a me, tu sei in me. Ora andiamo, procedi nel cerimoniale con tutta te stessa, così come hai sempre scelto le esperienze della tua esistenza.

A queste parole Seopra, con il viso radioso di felicità, ritorna padrona della propria mente e raggiunte le vestali in fila, aiutata da due ancelle, distribuisce alle fanciulle ghirlande di fiori e un piccolo scettro verde smeraldo, il colore della dea.

Tutti i rituali, con la presenza della dea, sono molto diversi da quelli usuali, anche se si svolgono in orari simili e sono anch’essi regolati dal corso del sole e della luna. Quello del mattino, che Seopra sta curando, è regolato dal sorgere del sole, tuttavia l’inizio è molto anticipato perché parte, in un primo momento, dalle vestali non ancora iniziate.

Il sole ancor non è sorto ma la luna piena illumina come se fosse quasi giorno.   Le   fanciulle, guidate da Seopra, prendono posto nel patio che guarda a est; qui sedute in circolo, con al centro Serapide, iniziano la cerimonia. Anche Seopra è nel cerchio delle vestali ma siede su una base, sempre di pietra come il pavimento del patio, ma leggermente più in alto; al centro del cerchio, su un basso trono, con la faccia rivolta verso Seopra, siede Serapide. Seopra volge le spalle ad est, in tal modo il viso di Serapide sarà rivolto al sole, quando sorgerà. Alcune suonatrici di flauto e tamburelli, sedute lungo il lato sud del patio, cominciano a suonare una dolce nenia quando Seopra alza, con la mano destra, il suo scettro verde e, a braccio teso, lo porge alla fanciulla che siede alla sua destra.

A questo invito, tutte le fanciulle porgono alla compagna di destra il proprio scettro, questa lo prende con la mano sinistra, mentre libera con la destra il proprio scettro. Il suono del tamburello dà il tempo per il passaggio degli scettri tra le fanciulle, infatti quando accelera il passaggio è più veloce. Quando una nota molto acuta del flauto emerge con vigore dal ritmo dei tamburelli, gli scettri lasciano una scia verde che, per il movimento rotatorio, assume una continuità come fosse la superficie di un basso cilindro, poi, man mano che altre note sostituiscono la prima, mentre questa si affievolisce fino a dissolversi, il cilindro si trasforma, sempre ruotando, in un cono con il vertice sulla verticale della testa di Serapide. A questo punto il culmine del rituale si compie, gli scettri spariscono, le mani delle fanciulle si uniscono e le loro menti si dissolvono in quella della dea.  È l’estasi. Le fanciulle sentono che anche il loro corpo materiale si unisce a quello di Serapide.

Serapo è ancora sulla spiaggia con il suo amore, guarda verso la collina e vede nel cielo la luce riflessa del cono verde.  Ricorda bene, sa che il rito è ancora all’inizio, tutto procede secondo il previsto, ha tutto il tempo necessario per concedersi al piacere della sua forte passione. Sente nella sua mente una sensazione di presagio non favorevole, potrebbe approfondire, ne sarebbe anche capace come vestale prescelta quattro anni prima, ma preferisce abbandonarsi al destino.

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