Serapo e Nettuno – 6

Dopo un semplice pasto e un breve riposo, le fanciulle riprendono lo stesso posto intorno alla vasca.

        I lati della vasca sono stati coperti con un’intrecciatura di canne, ogni vestale ha di fronte un quadrato di legno e uno di ferro. Le istruttrici sono alle spalle delle fanciulle e all’unisono impartiscono ordini orali.  Le fanciulle dovranno, toccando con il palmo della mano alternativamente il legno e il ferro, imparare a riconoscere con il semplice tatto il materiale toccato.

       Alle fanciulle sembra un esercizio molto facile ma, in realtà non è per niente così. Dovranno, con l’esercizio eseguito per molti giorni, imparare a distinguere il ferro dal legno senza più il contatto con le mani e a una distanza di circa un piede. Tutto ciò per rendere le loro mani sensibili a gli elementi della natura. Al pomeriggio le giovani vestali ripetono l’esperienza del fuoco e dell’acqua e poi quella del legno e del ferro.  Al tramonto torneranno al tempio principale dove, separate dalle altre vestali e consumata una frugale cena, andranno al riposo.

Serapo ha visto da lontano le vestali che rientravano nel tempio in processione, non si è potuta avvicinare perché fino al mattino successivo le fanciulle non potranno avere contatti con nessuno. Da così lontano non è riuscita a individuare la sua amica Seopra, le fanciulle indossano tuniche dello stesso colore e tutte hanno i capelli fermati da un cerchio d’argento.

Quando la mattina successiva Serapo, molto prima dell’alba, esce dal dormitorio incontra sulla porta Seopra, che è già pronta per uscire. Le fanciulle si abbracciano.

– Piccola vestale, già riposata e pronta? – dice Serapo sottovoce.

– Prontissima. Andiamo, il mare ci attende! Ma tu ancora non sei pronta? Tardona. Stai diventando vecchia?

– Come sei allegra, ti avevo detto che l’esperienza nel tempio sotterraneo ti sarebbe piaciuta. Ti trovo bene, sana. Nemmeno un poco bruciacchiata!

– Non è proprio così. Guarda. – E mostra a Serapo il pollice della mano sinistra leggermente annerito da una bruciatura.

 –  Poverina, questo nero deturpa la tua bellezza, ma cosa hai fatto? Hai toccato una servetta nera?

–  Seopra capisce che l’amica scherza, la guarda e, ridendo, ironica risponde: – Purtroppo io non conosco sirene, mi devo arrangiare con una servetta!

– Zitta! Non ridere così forte.

Serapo si prepara velocemente e con l’amica escono dal tempio. Quando entrano nel passaggio che porta alla caverna sul mare, Seopra si accorge subito della luminescenza che, al buio, è molto visibile. Urla preoccupata a Serapo: – Ferma! Attenta, cos’è quella luce?

– Non ti preoccupare, è la conchiglia.

– Come la conchiglia? Ma che dici?

– Tra poco ti svelerò tutto.

–  Ma è possibile che hai solo segreti e misteri! Devo preoccuparmi per te? Cosa ti sta succedendo?

–  Non lo so! Credo niente o forse tutto. Io sono pronta. Il mio fato è segnato, lasciami vivere così, nell’incertezza e nella felicità.

Quando le fanciulle raggiungono la caverna, Serapo prende dalla roccia la conchiglia   iridescente e la mostra all’amica. Seopra guarda affascinata la conchiglia dai sette colori, la prende dalla mano di Serapo e con religiosità, così come teneva le conchiglie del fuoco, la custodisce e l’innalza fino al viso di Serapo, poi urla e la lascia cadere per terra. Serapo, la raccoglie subito, la conchiglia è intatta e ancora iridescente. Anche lei urlando, apostrofa l’amica: – Ma cosa ti ha preso? Sei impazzita? Volevi distruggerla?

Poi, anche non capisce bene l’accaduto, intuisce lo spavento di Seopra. E più calma aggiunge: – Ma che hai? Cosa è successo?

– Ho avuto tanta paura. Quando ho alzato la conchiglia, il tuo viso sembrava grigio, di pietra. Non volevo romperla. Mi sono solo spaventata. Perdonami.

– Ma che dici? È l’effetto di questi colori che ti ha spaventato, va tutto bene.

      – Sicuramente è come dici tu. Le prove di ieri con il fuoco e con l’acqua mi hanno lasciato molto sensibile.

– Esagerata! Hai appena cominciato le prove e pensi di avere già poteri. Questa conchiglia l’ho trovata ieri mattina, galleggiava nel mare e l’ho presa.

– Ma è una conchiglia strana, non sembra anche a te?

– Si sarà strana, ma è bella. Forse è un regalo che ho ricevuto.

– Te l’ha data Sira?

– No. L’ho trovata. Ieri Sira non è venuta.

– Andiamo ora, se viene Sira le devo raccontare una cosa, così la saprai anche tu.

Le due fanciulle escono dalla grotta, Serapo si ferma e guarda verso la riva con attenzione, Seopra se ne accorge, la guarda e senza dire niente le prende la mano e la conduce verso la riva. Serapo si lascia condurre tranquilla, ma continua a osservare il mare con molta attenzione, stringendo molto la mano dell’amica. Seopra, fino ad allora sospettosa ma zitta, le si pianta davanti e guardandola, con certo cipiglio, le dice: – Ora cosa c’è? Da quando hai visto il mare sembri turbata.

Serapo l’interrompe, la prende per la vita, la sposta di lato e le dice: – Togliti, fammi vedere?

– Vedere cosa? Sira? E con questa emozione che l’attendi? Sei diventata strana, mi nascondi tutto. Non sono più un’amica?

–  No. Tu sei sempre la mia amica cara. Non è Sira che mi fa paura, ma il dio che mi parla dal mare.

– Il dio che ti parla dal mare? Questa è un’altra novità. Ma che dio è? Lo conosci? L’hai detto a Sira?

– Non l’ho vista. Oggi glielo dico. – Serapo sorride, gli occhi le brillano, urlando aggiunge:

– Eccola che viene! Guarda, eccola. Quella è Sira!

Seopra si gira vede arrivare un essere che, come un delfino salta e nuota verso la riva. La coda d’argento brilla malgrado sia ancora quasi buio. Lo spettacolo è emozionante. Anche lei urla:

– Sira. Sira. Che essere favoloso!

– Serapo, le fa coro e insieme urlando il nome della sirena si immergono in acqua, andandole incontro. Sira ancora prima di raggiungere le fanciulle, quando è a breve distanza, dice: – Ciao fanciulle! Oggi ho due ammiratrici. Ma lei è una tua amica? Che bella?

– Quando è vicina alle fanciulle, d’impeto le abbraccia entrambe aiutandosi anche con la coda, e distribuisce schioccanti baci sulle guance delle due. Seopra è molto sensibile alle effusioni di Sira e, anche perché senza pensieri per la testa, ricambia con passione i gesti d’affetto, fino al punto di rimanere lei sola abbracciata alla sirena, carezzandola e baciandola. Serapo si accorge di questi gesti affettuosi e, dimenticando i pensieri di paura, prende le due per i capelli, le separa dicendo:

– Calma! Ci sono anch’io. –  E si butta nella mischia.

Dopo essersi divertite a rincorrersi, a buttarsi l’acqua, a scherzare in vari modi Sira prende per mano le due fanciulle e le porta al largo, l’invita poi a salire ambedue sui fianchi e, con lenti movimenti della coda, le porta a passeggio per il golfo. Il mare è molto calmo, la passeggiata è piacevole. Quando sono in prossimità dello scoglio Serapo vede Nettuno che prende il sole, ma quello che la spaventa è la vista del grosso serpente marino che si avvicina a Sira.

Le ragazze urlano: – No, Sira andiamo via. Ho paura. –  Via, via brutto mostro. – Aiuto! – Portaci a riva.

Sira si ferma e tranquillizza le fanciulle dicendo: – Non è un mostro. È un amico. Fa paura perché è molto grande, lui è il serpente che il dio Nettuno cavalca per solcare il suo impero.

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Continua: Serapo e Nettuno – 7

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