Serapo e Nettuno – 5

Raggiunta l’uscita della caverna, si ferma guardinga, scrutando verso il mare non vede nessuno e scende verso la spiaggia, raggiunge la riva lentamente si immerge. Lei non sa che Nettuno era già in attesa e ora la osserva da sott’acqua. Dopo lo spavento e la fuga di Serapo della prima volta, ha deciso di procedere con più cautela. Guarda con attenzione Serapo è proprio una bella donna, le gambe affusolate, i fianchi ben pieni e la chioma d’oro che le scende oltre i seni, le danno qualcosa di sovrumano, potrebbe gareggiare con le dee per la sua bellezza. Novella Elena, gli viene da pensare.

– Saluto te, oh splendida fanciulla che, come ninfa, ti bagni nelle acque limpide.

Questa voce improvvisa, che proviene dall’acqua, sorprende ma non spaventa Serapo. La fanciulla si gira intorno cercando la provenienza della voce ma non vede nessuno. Crede che sia un miracolo, forse è il mare che parla!  Decide di rispondere: – Sei tu dio mare che mi accogli con parole sì dolci.

– Sono Nettuno, dio del mare, fanciulla. Eccomi a te.

Serapo, mentre il dio affiora, già ha raggiunto la vicina riva e si precipita per la salita verso la grotta. Pensa: è un dio vero … Cosa vorrà da me! Meglio fuggire.

Il dio avrebbe potuto fermarla ma ha rinunciato, ancora una volta non vuole spaventare la fanciulla, sorride e lascia il “campo”.

Serapo, entrata nella grotta, ha un ripensamento e torna verso l’ingresso. Incuriosita spia verso il mare, tutto è tranquillo. Dopo un poco vede affiorare dal mare Nettuno, che a cavallo del serpente si dirige verso l’isolotto. Pianino esce dalla grotta e ritorna sulla riva, non scende in acqua ma scruta il mare in attesa di Sira, ma di Sira non vi è traccia. Sul mare a pochi metri della riva vede qualcosa che galleggia e brilla, cosa sarà? Scende in acqua e scopre che quel luccichio appartiene al guscio di una conchiglia, grande come una sua mano, che galleggia come una barchetta.

Le viene da sorridere allunga la mano e prende la conchiglia, con sorpresa osserva la parte esterna. Non ha un colore definito ma ha tutti i colori dell’arcobaleno, inoltre i colori sembrano mutare uno nell’altro, con un lento movimento. Serapo osserva affascinata il mutar dei colori, è certamente un prodigio, nessuna cosa può così mutare. E se fosse del dio che era in acqua poco prima? Forse l’ha perduta?  Forse l’ha lasciata per lei?  Un regalo?  Esce dall’acqua con in mano la conchiglia e si avvia verso la grotta, quando è dentro vede che al buio i colori sono più visibili. La conchiglia sembra emanar una luce a sette colori, che ruotano cambiano continuamente posto. La stessa caverna sembra di ricevere il riverbero di questi colori illuminandosi leggermente.

Serapo non può portarla con sé, nel tempio le vestali non possono possedere oggetti personali, i monili che indossano sono quelli del tempio e sono stabiliti dai rituali. Decide di lasciarla nella caverna, la poggia in alto su una piccola sporgenza dal muro, e si allontana verso la via del ritorno. A metà della salita si gira indietro e si accorge che la caverna, dove è la conchiglia, è illuminata da una debole luce bianca, strano, pensa, i colori sono solo sul guscio, ma insieme producono una luce bianca.

Quando arriva al tempio la fanciulla si prepara per la cerimonia del mattino, l’assenza di Seopra la rende un po’ triste, è una dolce abitudine a condividere il tempo libero delle attività templari con l’amica del cuore.

La cerimonia del mattino, senza le giovani vestali che sono nel tempio sotterraneo, è più impegnativa ma non meno interessante e coinvolgente. Questo rituale inizia con un cerchio formato dalle fanciulle intorno al fuoco sacro, che ha brillato tutta la notte.

La fiamma non è molto alta anche perché il numero ridotto di fanciulle rendono il cerchio più piccolo e di conseguenza una maggiore vicinanza alla fiamma. Un gong, con un suono più dolce di quello adoperato per avvisare l’ora dei rituali, scandisce il tempo con un ritmo molto lento. La sacerdotessa, seguita da tre anziane vestali, che in questo rituale è all’esterno del cerchio, gira lentamente in senso contrario rispetto alle fanciulle, intonando una nenia. Il suo canto, oltre a un inno che glorifica e invita il sole a sorgere, è anche di guida ai movimenti delle fanciulle. Quando la sacerdotessa si ferma le vestali iniziano una danza, anche loro da ferme. Più che una danza sono movimenti del corpo, che vanno da posizioni ieratiche stabili a contorsioni e flessioni eseguite con molta lentezza.

Quando l’aurora si colora di arancio e il sole è sull’uscio del cielo inizia una lode, cantata da tutte le vestali, che terminerà quando il disco solare è completamente sorto.

Allora le fanciulle, in processione, percorreranno tutti i patii del tempio annunciando il nuovo giorno a Serapide, lodando la dea e i suoi attributi divini.

Il ritorno al fuoco sacro e una breve danza in circolo conclude il rituale del mattino.

Le giovani vestali, nel tempio sotterraneo, quasi alla stessa ora del rituale del mattino, partecipano ai riti iniziali di purificazione. Così come le aveva detto Serapo, Seopra deve destreggiarsi in un rituale con fuoco e acqua. Le fanciulle sono sistemate lungo i lati di una vasca quadrata che contiene acqua marina. Alcune ancelle, le vestali che non hanno superato le prove, mettono nelle mani delle fanciulle gusci di conchiglie marine, in questi versano un liquido scuro che poi, con una piccola fiaccola, accendono.

Al centro della vasca, immerse nell’acqua, vi sono quattro sacerdotesse istruttrici poste in maniera tale che ogni lato di fanciulle ne ha una di fronte, ma anche le due che vedono di profilo sono utili per seguire bene i movimenti delle istruttrici. Il primo movimento da imparare è il più semplice, ma necessario, è quello di poggiare le mani sulla superficie dell’acqua quando la conchiglia comincia a essere troppo calda. La maggiore difficoltà è quella di mantenere le mani sempre orizzontali in qualunque posizione, per evitare la caduta dell’olio acceso, particolarmente sul proprio corpo nelle posizioni più complesse. Seopra è molta attenta nei movimenti, inoltre le piace molto il calore che la conchiglia trasmette alla sua mano, le dà un senso di benessere e di energia. La sua mente è tanto concentrata sul calore, che anche quando raffredda le mani sull’acqua, continua a sentire la conchiglia cocente. La fila di Seopra è quella delle più brave, infatti l’acqua vicina non ha tracce di grasso ne è solcata da piccole fiammelle, come accade in altre parti della vasca.

L’esercizio mattutino, dopo varie posizioni delle mani, ma sempre ancora semplici, si conclude con lasciare sull’acqua le conchiglie a galleggiare, con le loro ormai minuscole fiammelle.

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Continua: Serapo e Nettuno – 6.

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