Serapo e Nettuno – 3

Quando ricadono, Sira la conduce sott’acqua per un paio di metri, poi la porta a galla e distendendola sull’acqua le riprende le mani, che poi pian piano lascia.

– Che bello. – Dice Serapo. – Scusami per come ti ho chiamata!

– Quando? Sentiamo, brava la fanciulla!

– Perdonami, non lo meriti proprio un appellativo del genere.

– Ti perdono, ma non del tutto. Dillo, coraggio. Come mi hai chiamata?

– Quando sei andata sott’acqua e mi hai lasciata sola ti ho detto: “Malvagia”. Amica mia perdono, tu sei meravigliosa, altro che malvagia.

– Malvagia! Bene me ne ricorderò a riva, là potrai difenderti meglio dalla mia vendetta.

– Bene. Sono pronta a combattere. Portami a riva che sono anche stanca. –  Dice Serapo, che ha capito l’ironia di Sira e aggiunge: – Fammi salire, e vai come una cavallina marina.

– Questo è troppo! Mi prendi anche in giro. – Risponde Sira mentre, con la fanciulla in groppa, si avvia verso la riva.

Raggiunta la riva, Serapo si accorge che il sole sta per emergere dal mare, è tardi. Felice e sorridente dice a Sira:

– È tardi, ciao. A domani?

– Non pensare di cavartela così! Domani la vendetta dell’offesa, oggi solo un pegno: dammi tre baci di saluto. Uno qui. – Indica la fronte, Serapo la bacia. – Uno qui. –  Indica il naso, Serapo esegue. – E uno qui. – Indica la bocca.

 Serapo, senza indugio le schiocca un bacio sulle labbra, poi arrossisce e fugge via, mentre Sira da lontano le urla: – Corri, corri. Piccola fuggitiva.

Serapo arriva di corsa al tempio, entra nella grande camera da letto e qui incontra Seopra, si baciano sulla fronte e tenendosi per mano escono. Seopra ha portato i tralci e le tuniche per la vestizione.

Arrivano al patio del secondo piano, sono sole, è ancora presto. Seopra, posa i tralci e le tuniche sul muretto, non parla ma la scruta con i suoi grandi occhi. Serapo intuisce quello che la sua amica non dice, le prende le mani, si siede sul muretto e l’attira a sé mentre dice: – I tuoi grandi occhi parlano. Siediti qui vicino a me. Ti dirò il mio segreto.

Seopra si siede sempre in silenzio, sorride. Serapo continua: – Al mare ho conosciuto una sirena.

– Una sirena vera?

– Sì. Una sirena bellissima, con i capelli neri, gli occhi color del mare e una coda favolosa color argento con squame d’oro. Il suo nome è Sira. L’ho incontrata già due volte.

– Sira. Che bel nome. Di cosa parlate? Ma non è pericoloso per te?

– No. Non è pericoloso, lei dice che le è permesso essere mia amica.

– Come tua amica? Perché amica! È una sirena.

– Ma è una sirena affettuosa, giochiamo insieme nell’acqua e mi insegna anche a nuotare. Ha un bel carattere, sempre allegra e ironica, ci divertiamo tanto. Mi porta anche in groppa, velocemente sul mare.

– Ho capito. È veramente una tua amica, beata te che puoi uscire. – Dice Seopra con tristezza.

– Non essere triste, sei sempre tu la mia amica del cuore. Perché una mattina non vieni anche tu?

– Ma io non posso. Mi è proibito.

– Lo faremo di nascosto. Non ti accorgi che anche le altre fanciulle, ogni tanto, si divertono in modo non permesso. Hanno tutte qualche segreto.

– Veramente pensi che potremo? Sarei felice.

– Certo che lo faremo. Domani ci svegliamo presto e andremo sulla spiaggia, Sira dovrebbe proprio venire. Ora prepariamoci

– Si alza prende un tralcio e comincia a intrecciarlo tra i capelli dell’amica, di tanto in tanto le fa una carezza sul viso, le dà un buffetto, le fa l’occhiolino ridendo e le sussurra sottovoce nell’orecchio: – Se Sira ti vede così bella, certamente s’innamora di te.

– Come s’innamora? Ma che dici? Ma chi è questa Sira?

– Zitta, non urlare. Vedrai sarà bello.

– Come sarà bello? Mi fai venire i brividi.

– Ma cara, sono già i brividi della passione? Sciocchina non vedi che scherzo. Anche questo modo di scherzare   l’ho imparato da Sira.  Vedrai ti piacerà molto, è proprio una sirena piena di sorprese.

Terminano la preparazione, indossando le tuniche, si guardano e ridono. Seopra, appare un poco turbata e un poco eccitata, ogni tanto non perde occasione per carezzare Serapo con la scusa di aggiustarle la tunica o i capelli.  Il gong la distoglie e, come due automi, le fanciulle vanno per la cerimonia.    

Le due amiche quella notte dormono poco, si svegliano spesso pensando all’indomani. I giacigli delle fanciulle sono lontani, tempo prima erano contigui, ma era stato riferito alla sacerdotessa che le fanciulle spesso si spostavano nello stesso giaciglio, colpa del “freddo invernale” era stata la giustifica di Serapo e Seopra. La sacerdotessa, dopo averle redarguite aspramente, aveva stabilito i nuovi posti. Le regole erano ferree ma le punizioni blande, forse per una maggior coscienza del tempo sulla rinuncia del sesso per istituzione rispetto alla scelta del voto di castità.

Molto prima dell’alba, quasi fossero una sola anima, contemporaneamente scendono dai rispettivi giacigli e si ritrovano sull’uscio della sala dormitorio. Senza parlare si bagnano nella piscina, si asciugano, indossano semplici tuniche e scavalcato il basso muro di cinta, nel posto più nascosto, escono dal tempio. Camminano tenendosi per mano, Serapo sente la mano della compagna fremere, la guarda e anche se la notte è senza luna, alla luce delle stelle vede nella compagna una grande emozione, le dice:

– Coraggio, hai paura? Che male c’è in una scappatella.

– Se lo scopre la sacerdotessa?

– Stai tranquilla. Le punizioni della sacerdotessa sono lievi, lei è molto comprensiva con noi fanciulle

– Scusami, ma comprendimi. È la prima volta che lascio il tempio di nascosto e poi la storia di Sira mi affolla la mente.

– Piccola vieni qui. Lasciati abbracciare forte, così ti infondo il mio coraggio.

L’abbraccia e le carezza i capelli, così come si fa con una bambina. Bambine sono un po’ tutte le vestali, portate al tempio piccine non hanno avuto il tempo di crescere come donne.

Seopra appare tranquillizzata, Serapo la bacia sulla fronte, poi, con uno strano impulso forse pensando a Sira, le dà un veloce bacio sulla bocca. La riprende per mano e le dice: – Andiamo ora.

Raggiungono il passaggio segreto che conduce alla grotta, è buio ma Serapo, che conosce il percorso anche al buio, procede con decisione. Seopra la segue fiduciosa ormai non ha più paura.  Quando escono dalla grotta, è ancora al buio.

Sul mare calmo si riflette il cielo stellato. Seopra rimane incantata dallo spettacolo, è immobile e guarda verso il mare, con occhi lucidi. Poi esclama: – Che spettacolo meraviglioso, le stelle nel mare. – Serapo la fissa negli occhi e risponde: – Stelle da per tutto. Anche i tuoi occhi sono due stelle.

Serapo si toglie la tunica, la poggia su una roccia e si avvicina alla riva. L’amica la guarda incuriosita e commenta: – Che fai? Ti fai sempre il bagno nuda?

– No. È la prima volta. Stamattina è ancora buio. Vieni anche tu a mare?

– Eccomi, sono pronta. – Dice Seopra, togliendosi anche lei la tunica.

Le fanciulle si bagnano a riva, senza allontanarsi. Scherzano con l’acqua del mare, si spruzzano, si rincorrono, si divertono felici. Quando le stelle si affievoliscono, perché un leggero chiarore comincia a lambire l’orizzonte, Serapo esce dall’acqua, seguita dall’amica che ormai spensierata la segue in tutto.

– Ora vestiamoci. – Dice Serapo, indossando la tunica recuperata dallo scoglio.

Poi prende la tunica dell’amica, ne fa un piccolo fagottino, come una palla e la lancia all’amica che la prende a volo. Anche lei indossa la tunica.  Le due fanciulle ritornano in acqua. Serapo prende l’amica per le mani e la fa stendere sull’acqua, così come ha fatto la sirena con lei per insegnarle a nuotare.

Seopra non riesce a stare completamente a galla, la paura le irrigidisce il corpo per cui i piedi e le gambe non riescono a galleggiare, inoltre non è disponibile a stendere le braccia; è rigidamente aggrappata alle mani dell’amica.  Serapo intuisce che così non può galleggiare, ma da inesperta non sa come consigliarla. Intuisce che l’amica ha molto paura dell’acqua per come tiene strette le labbra e la testa, il più possibile lontano dall’ acqua. Decide allora di cambiare tattica, fa riprendere la posizione eretta all’amica e per mano la conduce dove l’acqua è più alta, si ferma quando si accorge che Seopra diventa rigida, si gira e si accorge, dagli occhi e dalle labbra strette, che l’amica è tesa. Serapo, anche se non sa nuotare, ma ha sempre avuto poca paura dell’acqua; ha imparato che l’acqua non entra da sola nel naso o nella bocca se non si respira, decide di farlo capire all’amica, le prende le mani e le dice: – Non ti muovere, guarda me.

ffffffffffffffffffffffffffffffffff

Continua: Serapo e Nettuno – 4

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