Il buio – seconda parte

All’alba, dopo poche ore di riposo, la discussione si riaccende. I toni sono più pacati ma non si riesce a trovare una soluzione. Dopo una veloce colazione, Andrea e Bruno lasciano le due donne e vanno al lavoro. Non possono rinunciare perché tra due giorni dovranno presentare i documenti, oltre le ricevute dei pagamenti, di molti clienti del loro studio finanziario.

Durante una pausa di lavoro. Bruno si ricorda dell’impegno firmato con la polizia.

Bruno: – Andrea non dimentichiamo l’impegno preso con la polizia.

Andrea: – Io me ne ero dimenticato.

Bruno: – Data la situazione che abbiamo, mi sembra normale la dimenticanza. A me è venuto in mente solo ora.

Andrea: – Abbiamo anche dimenticato di dirlo alle nostre mogli. Appena torniamo a casa è meglio dirlo subito prima di riprendere la discussione.

 

Quando tornano a casa, dicono alle mogli l’impegno preso alla caserma della polizia di ritornare con loro dopo aver chiarito lo “scherzo”.

Claudia: – Hai capito Debora. I nostri uomini sono anche diventati bugiardi.

Andrea: – Ma che dici? L’abbiamo dovuto dire perché altrimenti non ci avrebbero rilasciati.

Claudia: – Scherzo per scherzo. Ho scherzato anch’io.

Bruno: – Claudia da come intervieni anche nelle discussioni, mi sembri piuttosto distaccata dalla nostra strana situazione.

Claudia: – Distaccata proprio no. Ma per carattere non riesco a preoccuparmi mai troppo.

Debora: – Beata te.

Andrea: – Allora, quando andiamo in caserma?

Claudia: – Per me possiamo anche domani.

Andrea: – Domani proprio no. Allo studio abbiamo i due prossimi giorni di lavoro pieno.

 

È passata una settimana ma nulla è cambiato. Continuano a vivere insieme parlando meno della loro situazione per la difficoltà di trovare una soluzione, ma principalmente per quieto vivere.

Debora, durante una cena: – Ho un problema.

Claudia: – Mi sembra che tutti abbiamo il problema.

– Non è quello il problema. È un problema nel problema.

Andrea: – Non capisco. Se è semplice possiamo risolverlo subito.

Debora: – Semplice non è. È diverso ma lo stesso è di difficile soluzione.

Andrea: – Non semplice e diverso?

Bruno: – Veniamo al sodo. Qual è il problema?

Debora: – È un problema di sesso.

Claudia: – Capisco. In questa nuova situazione, la divisione maschi-donne ha creato il tuo problema.

Debora: – Ma voi maschi a letto come vi trovate?

Andrea: – Bene. Perché come ci dovremmo trovare?

Debora: – Beati voi. Evidentemente avete rinunciato facilmente a noi.

Andrea: – No. Facilmente no. Io penso che come è cominciato potrebbe finire improvvisamente.

Debora: – E se non finisce? Devo confessare una cosa che non ho detto nemmeno a Claudia.

Claudia: – Ma come sono giorni che parliamo di tutto. Cosa non mi hai detto?

Debora: – Non è facile dirlo. Mi sento quasi in colpa.

Bruno: – Ma cosa ti è successo? Hai trovato un maschio che ti piace?

– Magari? Sarebbe stato più semplice. No, non ho trovato nessuno.

Bruno: – Allora parla. Coraggio. Cosa è successo?

Debora, arrossendo un poco: – Non voglio diventare lesbica.

Claudia: – Esagerata. Ma come ti viene in mente.

– Non mi viene in mente. Sono due notti che mi sono svegliata.

Andrea: – È chiaro. Ti sei svegliata a letto con una donna e hai pensato di poterlo diventare.

– No. È più complicato. Fammi finire. Mi sono svegliata e mi sono trovata molto vicino a Claudia. Lei dormiva tranquilla. Non so come è successo, ho allungato una mano e le ho carezzato un braccio. Mi è venuto una specie di affanno, percepivo il caldo del suo corpo. Ho sentito il desiderio di carezzarle il seno, che già avevo sfiorato toccandole il braccio.

Claudia: – Ma questo la prima o la seconda notte?

Debora: – La prima notte. La seconda sono fuggita dal letto perché il contatto è stato maggiore e il desiderio si è ingigantito. Sono andata in bagno a farmi una doccia fredda. Poi sono tornata a letto e mi sono sistemata molto lontana da te, ma sono rimasta sveglia fino all’alba.

Claudia: – Ho deciso. Stanotte vado a dormire sul divano. Però sono curiosa di sapere il “maggior contatto” della seconda notte.

Debora: – La seconda notte, quando mi sono svegliata, eravamo molto vicine. Sentivo il desiderio di toccarti. Mentre decidevo se carezzarti o no, nel sonno ti sei girata verso di me. Una tua gamba si è infilata tra le mie. Sono rimasta paralizzata ma quando ho iniziato a sentire piacere, sono fuggita.

Claudia: – Confermo il divano.

Andrea: – È chiaro che non possiamo durare a lungo in questa situazione. Una soluzione potrebbe essere una separazione. Ovvero due separazioni.

Quando la mattina Andrea e Bruno escono per andare al lavoro, le mogli parlano del problema di Debora.

Debora: – Mi dispiace molto della situazione notturna che ti ho creato e costretto ad abbandonare il tuo letto. Stanotte sul divano dormirò io. Ti chiedo scusa ma non so cosa mi succede.

– Non hai creato tu la situazione. È nata dallo scambio delle menti dei nostri uomini. Tu non ne hai colpa. Penso che ti manchi molto l’amore con tuo marito. La tua sensibilità insoddisfatta ti ha spinto a trovare una soluzione, credo più istintiva che ragionata. – è la risposta di Claudia.

– Ma perché a te non succede?

– Non lo so. Siamo diverse. Io non sento la mancanza del rapporto con Andrea, forse perché sono meno sensibile di te. La situazione mi turba molto allontanando da me qualsiasi sentimento. Ma toglimi una curiosità, ti è mai capitato nel passato di guardare una donna in maniera “diversa”?

– No. Le donne le ho sempre guardate per gli abiti, per come si truccavano. Come femmine mi sono sempre state indifferenti. Però, ora che ci penso, una cosa strana nel mio passato c’è. Ma di tanti anni fa, ero una ragazzina.

– Lo sospettavo. Confessa così te ne liberi. – le consiglia Claudia.

Debora; – Avevo dodici anni e studiavo con Giovanna, una compagna di scuola, a casa mia. La classica amica del cuore. Un giorno per scherzo sul letto abbiamo imitato una coppia che amoreggiava, ma senza spogliarci.

– Tutto qui. Sono molti e molte a quell’età che si divertono in maniera strana. Solo una volta? Non credo proprio che possa esserti rimasto nell’inconscio.

– Non è stato solo una volta. Ogni tanto lo rifacevamo anche spogliamoci. Poi verso la fine dell’anno scolastico ci siamo fidanzate con due compagni di classe e tutto è rimasto un ricordo segreto e divertente. Hai ragione deve essere affiorato dall’inconscio. Ma ora parliamo del problema con i nostri partner.

Claudia: – La situazione sta diventando complicata. Prima o poi i nostri uomini si allontaneranno cercando altre donne. Hai sentito Andrea, addirittura parlava di separazione.

Debora: – No. Dobbiamo trovare assolutamente una soluzione. Io ne ho pensato una ma tu devi essere d’accordo perché rientra nelle stranezze del momento.

Claudia: – Dimmi tutto.

Debora: – Ormai siamo una specie di comunità e dobbiamo tralasciare il concetto di coppia.

Mentre discutono sulla proposta di Debora, tornano i maschi.

Appena entra, Andrea: – Tutto bene? Donne.

Claudia: – Facciamo finta di sì. Ma come mai siete venuti a pranzo? Avete scioperato?

Bruno: – Ci siamo presi un po’ di riposo. Stamattina abbiamo spedito i documenti fiscali dei nostri clienti all’Ufficio Imposte.

Claudia: – Ma siete liberi anche di pomeriggio?

Andrea: – Sì. Perché non andiamo a chiarire la nostra “bugia” alla polizia? Siete d’accordo?

Bruno: – Sì, andiamo oggi, prima che ce ne dimentichiamo di nuovo.

Le mogli annuiscono.

Dopo pranzo, escono per recarsi alla caserma insieme alle mogli per confermare lo scherzo e il chiarimento che hanno avuto con loro.

Un giovane maresciallo fa firmare i quattro convenuti al margine del precedente verbale, per la convalida della conferma. Nel momento del commiato però, con un po’ d’ironia, dice: – È stato uno scherzo strano e difficile a credere, ma se le signore lo hanno accettato buon per loro. Ma il mio consiglio è di stare attente ad altri scherzi.

La stessa sera, durante la cena. Debora: – Ma la tua barba è cresciuta troppo.

Claudia: – Ha ragione. Ti invecchia. Perché non la tagli?

Debora: – Ti invecchia sì. Vedo anche qualche pelo bianco.

Andrea, che ha il fisico di Bruno e ha “ereditato” la barba: – Avete ragione è cresciuta un po’, ma mi sono abituato e non vorrei tagliarla.

Claudia: – Già, la barba non era tua.

Bruno: – Facciamo così: tu ti tagli la barba e io me la faccio crescere.

Debora: Barba mia, barba tua. Ora basta parlare di barba. Ormai siamo una comunità e dobbiamo decidere insieme. Propongo una votazione.

Claudia: – Giusto. D’ora in poi decideremo sempre insieme, attraverso il voto. Io voto sì. Via la barba.

Debora: – Anch’io voto sì.

Andrea: Il mio voto è no.

Bruno: La barba era mia e per coerenza voto anch’io sì.

Andrea: – Va bene. Speravo in un pareggio. Domani me la taglio.

Debora: – Domani? No. Non mi fido. Meglio se la tagli stasera.

Andrea: – Va bene. Vado a tagliarmela ora.

È notte. Debora, come deciso insieme a Claudia, lascia il divano e va a svegliarla, per mettere in atto il piano per la soluzione, pensato il giorno prima.

Entra nella camera, trova la luce accesa e Claudia sveglia.

Debora: – Sei già pronta?

Claudia: – Stanotte non ho dormito io. Certo che sono pronta.

Debora: – Bene. Il piano è iniziato bene … Con il taglio della barba.

Claudia: La barba? Non capisco perché centra. Perché hai detto di tagliarla?

Debora: Centra, centra. Senza barba, al buio, non avremo problemi di “coppia”.

Claudia: – Andiamo.

Debora: – Dai. Spogliamoci.

Claudia: – Sì, ma stammi lontana.

Debora: – Tranquilla. Non sei la mia attrazione. Il piano mi interessa molto di più.

Le mogli raggiungono la camera degli ospiti. La porta è socchiusa, la spingono piano. La camera non è al buio, dalla tapparella poco chiusa, entra luce stradale. Debora abbassa di colpo la tapparella.

Nel frastuono, Andrea e Bruno si svegliano.

Andrea: – Ma che succede?

Bruno: – Il buio? … Accendi la luce.

Debora, con voce decisa: – No. Non vi muovete… Il buio siamo noi.

Nel silenzio che segue si realizza il progetto di Debora.

La comunità è salva.

 

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