La favola di Sira

Secoli fa ho lasciato le mie sorelle perché mi sentivo diversa. Non sono malvagia con gli uomini. Vivo in Italia lungo la costa ligure, in una grotta vicino Bergeggi. È una caverna molto grande, ha un ingresso sul mare e un altro in profondità.

È tanto grande che possiede anfratti che ancora non ho esplorato. Vivo principalmente vicino la grotta subacquea perché mi permette di uscire e trascorrere molte ore in compagnia dei miei amici marini.

Ho un piccolo amico che mi segue anche nel mio girovagare nella caverna. È un gamberetto, Gambo, simpatico ma purtroppo la sua vita sarà breve.

Stamattina, appena esco dalla grotta, sento un movimento violento del mare, deve essere una tempesta. Alzo gli occhi verso la superficie e vedo il corpo di un uomo che immobile si inabissa. Ha una maglietta da marinaio, simile a quella che noto quando spio le barche dei pescatori. Quando gli sono vicino, ha quasi raggiunto il fondo. Lo prendo tra le braccia e lo riporto in superficie.

Mi dirigo verso la caverna che la tempesta ha quasi nascosto per le alte onde. Ho difficoltà a entrare. Quando finalmente ci riesco, adagio l’uomo su una parte di roccia più in alto. Gli tolgo gli indumenti inzuppati.

Nella caverna il mare è molto mosso.

Guardo l’uomo e un brivido corre lungo la mia schiena. Ha un viso che conosco. La mia mente corre verso secoli passati e rivedo una remota immagine: è Sinbad, l’eroe della’antica “Leggenda del mare”. No, non può essere lui, era un mortale. Deve essere un suo discendente. È molto simile.

L’uomo ha un sussulto, scuote la testa e dalla bocca esce acqua salmastra. Ha gli occhi semichiusi. Si sta riprendendo.

Fuggo via. Vedermi potrebbe spaventarlo.

Mentre mi immergo in profondità, sento una strana sensazione sulla mia pelle nuda, ma non sulla coda, ovvio ha le scaglie. Penso al marinaio, la sensazione diventa più forte. Poi intuisco. Non ho mai abbracciato un uomo, il lungo contatto con il suo corpo ha sensibilizzato la mia pelle.

– Sirena, sirena.

L’eco della caverna di superficie mi porta la voce. È il marinaio. Ma come ha fatto a capire?

Ritorno nella caverna. Rimango in acqua, non vorrei farmi vedere ma il mare, ancora mosso, mi porta in alto e in nostri occhi si guardano. I brividi si ingigantiscono, la mente si inebria.

Fuggo ancora.

Racconto al mio amico Gambo l’avventura e il mio stato alterato. Il suo consiglio è immediato:

– Sei innamorata. Rivolgiti al dio del mare solo lui può guarirti.

Sento una voce, questa volta dal profondo mare: – Il tuo amore è molto grande. Rinunceresti alla tua immortalità per vivere da donna con il marinaio Sinbad?

Non ho bisogno di riflettere. Accetto.

Ritorno nella caverna. Un dolore enorme proveniente dalla coda mi fa urlare.

Non riesco a stare a galla, dovrò imparare a nuotare con le gambe.

Sento delle forti braccia che mi tirano fuori dall’acqua. Non posso dire nulla, la mia bocca è chiusa da quella di Sinbad. La mia mente esplode di gioia, non ero mai stata baciata.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

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