Il rudere – ventunesima parte

Mi sveglio all’alba, sento il corpo di Giulia molto vicino. Non mi illudo perché la sento leggermente russare, inoltre nel letto c’è anche Katrin.

Pian pianino mi alzo perché ho molta sete. Nel cucinino, mentre bevo, mi raggiunge Katrin, indossa un babydool  rosa trasparente.

– Hai dormito bene? Forse eravamo un poco stretti, infatti mi sono svegliato con Giulia quasi addosso. – le dico.

– Ho dormito bene. Quanto a Giulia, è evidente ha preferito te.

“Preferito te” mi suona strano. Cosa ha voluto dire? Mentre cerco di capire, mi trovo Katrin addosso,  quasi più di Giulia.

Preso alla sprovvista, istintivamente mi allontano dicendo: – Aspetta … Facciamoci un caffè. – prendo il barattolo del caffè.

– Che sfortuna. Non ti piaccio proprio? – torna ad avvicinarsi.

Sentiamo dei passi, Katrin si allontana, ma di poco.

Entra Giulia.

– Già tutti in piedi? Facciamoci un caffè.

– Infatti, stavo proprio per farlo.

Dopo il caffè, andiamo vestirci e facciamo merenda. Subito dopo, Katrin va via per incontrare il suo amico del Consolato.  Poverina, può darsi che con lui scarichi la sua … voglia. Mi viene da pensare.

Rimasti soli, Giulia prepara un secondo caffè.

Mentre lo sorseggiamo, mi guarda negli occhi e: – Vi ho visti vicini. Non è che vuoi anche amoreggiare con la discendente?

– Per niente. Lei ci ha tentato ma sono riuscito a calmarla.

Anche con te? Ieri sera, mentre tu lavoravi, ha tentato anche me. Ma anch’io sono riuscita a evitare l’approccio. Eppure sembra una ragazza normale e invece, che strano … Con me! Con te! Comincio a capire. Discende dai castellani. Amore libero a volontà.

– L’amore è stato sempre libero, fin dai tempi antichi. È stato sempre al di sopra delle regole stabilite dalle società, alcune più permissive altre molto repressive.

– Hai ragione è proprio così. Inoltre proprio quelli che stabiliscono le regole, molto spesso sono proprio loro a non rispettarle.

– Non direi molto spesso ma quasi sempre. Loro hanno la posizione sociale per stabilirle e sono gli stessi che hanno il privilegio del potere di poterle evadere, spesso con il beneplacito delle autorità superiori.

– Ma è anche strano che abbia tentato con ambedue.

ؘ– Strano? Forse la sua natura è bisessuale. Quest’ultima è molto celata dalla società, ma esistente.

Per alcuni giorni Katrin non si fa vedere. Oggi è sabato e stasera, dopo cena, andremo al castello.

Sono le ventitré, ci siamo precipitati nel sotterraneo quasi dimenticando che la parete si apre a mezzanotte.

Mi viene un’idea e la dico a Giulia: – Che dici se mi porto una birra per farla assaggiare ai castellani?

– Apri la birra ora. Altro che portarla ai castellani. – propone Giulia.

Mentre apro la birra: – Di birre ne porterò due o tre. Brinderemo insieme a loro.

– Non è male come idea. Se a loro piacerà il sapore, la prossima volta ne porteremo uno scatolo intero.

A mezzanotte precise, ci avviciniamo alla parte. Subito ci troviamo di fronte al portone.

Prima di bussare, Giulia mi guarda, vede le mie mani vuote e mi dice: – Lo sospettavo che avresti dimenticato le birre.

– Ma che dimenticate? Le avevo in mano. Ma ora sono sparite. Nel cambio degli abiti si saranno perdute. Oppure non è consentito portare cose da un’altra realtà.

Giulia osserva: – Penso che sia più valida la seconda ipotesi. – sta in silenzio qualche secondo, poi aggiunge sorridendo – Se vorremo liberarci di Katrin, ora sappiamo come fare.

– Esagerata. Sei sicura che la sparizione vale anche per le persone? Anche noi veniamo da un’altra epoca e siamo vivi.

– Forse hai ragione. Ma ho qualche dubbio. Noi non siamo discendenti della principessa, Katrin sì.

Pensiamoci bene, prima di portarla con noi.

Bussiamo al portone e Mora ci apre.

Nel cortile troviamo la principessa e la sorella. C’è anche la carrozza, credo che siano arrivate da poco. Parlano con Giulia che mi riferisce velocemente il colloquio. Sono tornate dalla Sassonia, dove hanno lasciato Marcus e Armela nel castello di un nobile, un principe promesso sposo di Armela. Marcus è rimasto per accompagnare Armela nel viaggio di ritorno.

Inizio a capire, anche se molto poco, il linguaggio della principessa.

Armela si sposa? La notizia mi lascia piuttosto indifferente. Il nostro rapporto è principalmente di sesso.

Tento di comunicare un mio pensiero e rivolto alla principessa le chiedo, tentando il suo linguaggio, dove è suo marito, il principe. Lei mi guarda sorridendo, deve aver capito il mio tentativo. Mentre Giulia sorride e mi dice:– Ma che bravo? Sei riuscito più o meno a farti capire.

Quello che mi risponde la principessa, deve tradurmelo Giulia:

– Il principe si è fermato alla proprietà vicina per problemi di confini.

Dopo pranzo nel salottino, mentre  sto per baciare Giulia, arriva Mora. Ci guarda sorridendo e dice qualcosa. Capisco solo la parola “amore”. Il concetto mi è chiaro anche solo con il suono delle parole.

Avvisa Giulia che il principe è tornato e ci aspetta nella da pranzo per salutarci.

A sera, Mora conduce nella camera Giulia.  Non va via, come quando mi conduceva Armela. Si avvicina a Giulia e la bacia sulla bocca. Anche se il bacio e veloce, Giulia la guarda stranita in silenzio. Poi scuote la testa e rivolgendosi a me: – Ma cosa succede? Ora anche lei mi tenta.

Dal tono della voce, Mora capisce che il bacio non è stato gradito, sorride e va via.

Giulia scuote la testa in silenzio ma poi scoppia in una risata.

– Povera Mora. – dico a Giulia – lei si aspettava un amore a tre. Ma tu le hai tolto la speranza.

– Amore a tre? Ma cosa ti piglia?

– Non riesci a capire? Sei una femmina che piace, forse anche alle altre donne.

Lei mi guarda sorridendo, capendo la mia ironia: – Al momento preferisco te.

Si avvicina e, in silenzio, concludiamo la serata a letto.

 

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