Il rudere – diciannovesima parte

– Mi sembrava strano il fatto che fossi capitata per caso al castello. – le dice Giulia.

– Giusto. Il posto è isolato e deserto, difficile trovarlo. – aggiungo io.

Katrin mi guarda sorridendo: – Ne sei proprio sicuro? Guarda che il castello o quello che rimane è indicato anche sulle mappe dei monumenti.

– Sulle mappe dei monumenti? Non conosco l’esistenza di queste mappe. – rispondo.

– Non sono mappe italiane. Sono di una agenzia di viaggio tedesca. Non è indicato come castello ma solo come “rovine antiche”. Ricavate le coordinate è stato facile trovarlo con il navigatore.

– Ma chi ti ha telefonato, confermando il castello?

– Un mio amico del consolato austriaco in Italia. È stato proprio lui ad aiutarmi anche nella ricerca dei miei antenati.

Finito di pranzare, salutiamo Katrin con un bacio.

Sulla strada del ritorno, prendiamo una diramazione che ci porta al grande Market della zona.

Giulia vuole comprare di tutto e di più.

Mentre facciamo la spesa, parliamo di Katrin.

– Che sorpresa inaspettata l’arrivo della discendente di Armela. Il suo viso è proprio uguale, il suo fisico è però più asciutto e magro. – commenta Giulia.

– Ma non abbiamo conosciuto Armela da giovane? Magari era proprio così. – aggiungo io.

Torniamo a casa con l’auto stracolmo di merce.

– Dove riponiamo tutta questa roba?  Abbiamo solo una parete/cucina. – chiedo a Giulia.

–  Mi viene una strana idea. Potremmo riporre una parte della merce nel locale sotterraneo. È anche fresco quasi come un frigorifero. –  la sua risposta.

– Ma scherzi?

– Per niente. I scatoloni di birra e le lattine d’olio mi sembrano adatte al posto. – replica Giulia.

Ha ragione sono le cose più ingombranti.

Mentre sistemiamo gli scatoli e le lattine nel locale mi viene un’idea: – E se portassimo anche Katrin di notte nel castello? Tu che pensi?

– È una strana idea. Non so cosa pensare.

– Come discendente di Armela  avrebbe diritto di sapere il mistero notturno. – le dico.

– Credo che dovremo pensarci bene. Meglio rimandare la decisione.

Illumino con la torcia il volto della principessa del murale.

– Il profilo non è molto simile a quello di  Katrin – dico ad alta voce.

– Come fai a dirlo? Katrin l’abbiamo appena conosciuta e vista principalmente di fronte. Quando torna la guarderemo meglio.

A sera ceniamo a casa. Come deciso andremo al castello solo di sabato.

Giulia: – Dopo cena devo lavorare. È stata una giornata molto particolare e non sono riuscita a finire l’elaborato che devo consegnare fra due giorni.

– L’arrivo di Katrin e la grande spesa hanno occupato l’intera giornata. Tu devi consegnare tra due giorni, io tra quattro devo portare il progetto al comune per una prima visione. Se va bene ho poi una settimana per completare tutti i dettagli.

– Siamo proprio rovinati. E pensa che domani ritorna Katrin. Perderemo un’altra giornata. – dice Giulia.

– E tu che ne sai?

– Ma non l’hai sentita? Prima di andar via ha detto che tornava domani per girare un documentario sul castello.

– No, non l’ho sentita. Pensavo proprio al progetto da finire e mi sono distratto. Ho solo notato che parlava con te. Vuol dire che lavorerò fino a tardi.

–   Anch’io. A costo di fare l’alba, devo stabilire alcuni parametri necessari per la stampa del lavoro.

Dopo cena e dopo aver sorseggiato un buon caffè, sui nostri portatili abbiamo iniziato il lavoro. Giulia per la sua campagna pubblicitaria, io per il progetto della nuova struttura di copertura dei due campi da tennis.

A notte fonda, guardando Giulia che si spogliava le ho detto: – Malgrado il lavoro notturno vedo che hai un fisico ben resistente.

Ma la sua risposta è stata opportuna e deludente: – Non ci tentare. Il fisico sarà anche come dici tu ma la stanchezza è molto più dominante. Buon riposo … Caro.

Non ho replicato. Il mio era stato solo un atteggiamento maschilista. Sono tanto stanco anch’io che avrei potuto fare anche una magra “figura”.

fffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

 

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