Il rudere – diciassettesima parte

Sono passati alcune settimane, sistemati i mobili la casa ha perduto la semplicità del prefabbricato ed è diventata molto accogliente. Chiedo a Giulia: – Come ti trovi in questa nostra nuova residenza?

– Benissimo. Anche se il mio lavoro procede con lentezza perché ero abituata a lavorare anche di notte. Qui la nostra vita notturna non me lo permette.

Le faccio una proposta: – Dovremmo ridurre, come dici tu, la vita notturna. Finche la nostra visita al castello era settimanale, il resto dei giorni era normale. Dormire la mattina dalle sei fino alle dieci circa mi lascia assonnato fino ad ora di pranzo.

Giulia risponde: – Sono d’accordo. Andiamo al castello solo a fine settimana.

La decisione è presa. Quella stessa sera sento il desiderio di fare all’amore con Giulia. Mi avvicino e la bacio sulla bocca. Sento che anche lei lo desidera.

Vorrei aprire il letto ma la passione ci travolge e il divano diventa un talamo piuttosto “spartano”, non tanto comodo ma sufficiente.

Alle sei di mattina precise ci svegliamo insieme, deve essere un’abitudine contratta nel castello, siamo sul divano dopo una nottata d’amore.

Giulia: – Era tanto tempo che non stavamo insieme così intensamente. Altro che Marcus il tuo amore è meraviglioso.

Le rispondo, provocandola: – Tu sei quasi più brava di … Mora.

Lei capisce che la prendo in giro e ribatte: – Io pensavo di essere più brava di Armela, non sospettavo di poter reggere il confronto con Mora. Scommetto che il tuo miglioramento sia frutto della sua esperienza. Confessa.

Non confesso ma le do un appassionato bacio sulla bocca che lei gradisce molto perché sento le sue mani avvinghiate sulle mie membra.

Ci spostiamo in cucina.

Giulia cerca nell’armadietto. – Nemmeno un poco di caffè. Abbiamo solo te e camomilla – esclama dispiaciuta.

– Mi sembra normale. Mangiamo solo di notte. – le rispondo.

– Domani voglio fare un spesa favolosa. Rinunciamo a qualche notte al castello e viviamo più da soli. – aggiunge lei.

– Sono favorevole. Propongo di andare solo il sabato, come abbiamo fatto per mesi. Oggi andiamo al Motel a pranzare.

– Ma quando pensi che i lavori alla torre finiranno? – mi chiede lei.

– Ci vorrà un po’ di tempo. Mi ha detto Giovanni che l’impresa ha anche iniziato un altro lavoro.

Sentiamo il rumore di un auto. Ci copriamo un poco: una gonna Giulia, una canottiera io e usciamo a vedere. È uno spider rosso fuoco dal quale scende una giovane ragazza in pantaloncini.

Ci avviciniamo. Ha i capelli rossi come l’auto. La guardo bene, È molto somigliante ad Armela, è più giovane. Sembra Armela da ragazza.

– Io sono Giulia – le tende la mano – lui è Bruno.

La ragazza stringe le nostre mani e si presenta: – Il mio nome è Katrin.

Le chiediamo da dove viene.

Sorride e risponde: – Vengo dall’Austria, vivo a Vienna. – Il suo italiano è perfetto anche se ha un accento piuttosto aspro.

La invitiamo a entrare in casa.

Giulia le propone di rimanere con noi anche a pranzo.

– Sì. Siete una coppia molto simpatica. – risponde lei.

– Andiamo a pranzare fuori perché al momento siamo con poche provviste.

Andiamo al Motel, Katrin ci segue con il suo spider.

A tavola, mentre pranziamo, il suo cellulare squilla. La sua risposta è veloce e sembra molto soddisfatta. Parla in austriaco e noi non capiamo nulla.

Terminata la telefonata: – Sono molto contenta il castello che cercavo è proprio quello dove abitate voi.

Io e Giulia ci guardiamo sorpresi.

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