La mente di Eva

Appena ho appreso la lettura, è stata tale la voglia di sapere che è diventata la priorità della mia esistenza.

Ho iniziato dall’origine del mio nome. Eva era la prima donna. La lettura del vecchio testamento non mi ha spiegato la scelta del nome, ma mi ha documentato sulla nascita della fede ebraica. La sua evoluzione in cristianesimo e in cattolicesimo nel nuovo testamento.

Non ho mai chiesto il perché del nome datomi ma penso che sia l’auspicio di essere anch’io la prima in … qualcosa.

È passato molto tempo da quando ho iniziato a istruirmi attraverso la lettura. All’improvviso la mente si è tanto affollata che ostacola la selezione degli argomenti. Spesso mi gira la testa, ho bisogno di stendermi sul letto e perdo conoscenza.

Quando mi riprendo non ricordo niente.

Apro gli occhi, sono in una stanza diversa dalla mia. Le pareti sono verde chiaro, il soffitto rosa. Dalla visuale capisco che sono distesa. Sono collegata a un’apparecchiatura, dal percorso dei cavi mi accorgo che ho molti sensori sulla testa. È strano che non percepisco gli elettrodi terminali.

Sento l’intero corpo in uno stato di torpore. Provo a muovere una mano. Non posso, sono immobilizzata. Riesco solo a muovere gli occhi.

Di sicuro sono ricoverata in un reparto del Centro Psicologico.

Tempo fa avevo letto un articolo sulla psicoanalisi che riguardava proprio la nuova tecnica di isolare e immobilizzare il corpo per analizzare bene la mente.

Mi concentro, ovvero cerco di concentrarmi perché sono anni che non ci riesco più. Da giovane riuscivo a “vedere” i concetti delle mente dal di fuori.

Da alcuni giorni, non riesco nemmeno a capire bene quello che penso.

Guardo il soffitto e mi accorgo che c’è una continua e leggera variazione della luminosità, deve essere il riflesso di un monitor che “palpita” leggendo la mia mente. Sento anche alcuni sommessi ronzii.

L’udito e la vista sono gli unici sensi che mi sono rimasti.

Sento dei passi che si avvicinano e poco dopo vedo il viso di un uomo con gli occhiali che indossa un camice azzurro, deve essere un dottore. Il colore azzurro individua proprio gli psicologi.

–  Buongiorno. Sono il dottor Foscolo. Ora ti farò alcune domande.

Penso: ma io non posso rispondere. Anche la bocca è immobile.

Dopo un attimo sento una voce che ripete quello che avevo pensato. Non è proprio la mia voce ma è molto simile.  Questo progresso della tecnologia mi era sconosciuto. Un lettore mentale parlante?

Anche questi miei ultimi pensieri vengono ripetuti dalla voce.

Il dottore continua: – Per lasciarti tranquilla, spengo l’audio del lettore. Cerca di pensare, per prima cosa, alla risposta delle domande che ora ti farò. Quando ti fermi, posso interrompere il lettore. In tal modo ho la registrazione completa delle domande e delle risposte. Se ti accorgi di essere stanca, considerando le tue condizioni precedenti al ricovero, dimmelo che sospendo per un po’ di tempo la seduta di analisi.

Mentre cerco di non pensare, sento la voce del dottore: – Analisi della paziente Eva, nome in codice F01-VA01.

Nome in codice? Questo mi è nuovo. Perché non sapevo di avere anche un nome in codice?

– Cosa ricordi della tua infanzia? Inizia dai primi ricordi.

La voce del dottore mi distoglie dalla scoperta del codice. Mi concentro sulla domanda ma mi è difficile trovare subito la risposta giusta. I primi ricordi sono tanti è si rincorrono tra loro. Non riesco a scegliere da quale iniziare.

– Scelgo io per te. Inizia da quando eri al Centro Adozioni e sono venuti a prenderti i genitori. – mi dice il dottore. Evidentemente il monitor gli ha mostrato i miei confusi pensieri.

La domanda precisa fa affiorare nella mente ricordi molto chiari.

Una ragazza in camice, forse un’assistente, mi porta per mano in una stanza dove un uomo e una donna sono seduti su un divanetto. Quando entriamo si alzano in piedi. La prima cosa che ho notato e che lui è molto alto e ha i capelli rossi, lei ha un vestito azzurro e i capelli neri. Mi sorridono.

La donna si avvicina, mi carezza con la mano la guancia e dice: Ciao Eva, sono la tua mamma e lui, indica l’uomo, è il tuo papà.

– Bene. Vedo che cominci a selezionare i ricordi. Cerca ora di ricordare prima dell’adozione, quando eri al Centro Nascite.

Prima devo pensarci un po’. Poi realizzo il ricordo di quando ho iniziato a camminare. Non so quanti anni avevo.

Cammino da sola in un strana stanza con mobili/banconi molto alti che non mi permettono di vedere bene le cose che poggiano sopra. Ripensandoci credo che fosse un laboratorio.

Ricordo anche che prima ero immobile sotto un vetro, dovevo essere in una incubatrice.

Ora capisco anche che la mia nascita è stata in provetta.

Sono molti anni che la nascita naturale è diventata abbastanza rara perché i neonati nascono già con malattie genetiche. Quella in provetta permette una continua verifica della crescita del feto e un possibile intervento immediato, per curare la malattia appena all’inizio.

La scienza per il controllo della procreazione si è molto evoluta nell’ultimo secolo. Anche se le nascite, anche quelle in provetta, sono molte diminuite.

– Stai procedendo molto bene. Ora passa al periodo iniziale della vita insieme ai tuoi genitori.

Quel periodo della mia vita è stato il più bello. Ricordo bene la casa sulla collina, che affacciava su un paesaggio meraviglioso. Una pineta faceva da sfondo a un lago, in lontananza una catena di montagne azzurre concludevano la naturale composizione. In primo piano alberi che in primavera si riempivano di fiori profumati. Lungo la ringhiera del balcone, portavasi metallici contenevano rose bianche e rosse.

Ogni mattina, i miei genitori mi accompagnavano a scuola. Uscivamo da casa molto presto.

All’inizio avevo molto sonno e spesso mi addormentavo durante il viaggio. La scuola non era molto lontana ma per arrivarci spesso impiegavamo più tempo del previsto a causa del traffico e di continue manifestazioni cittadine di protesta.

Da grande mi sono documentata sulle proteste dei cittadini che continuano, malgrado vari tentativi di repressione, ancora oggi. Riguardano l’aumento della povertà e la distruzione della natura per interventi speculativi. Oltre a continui cambiamenti politici che …

Il dottore mi interrompe: – Non pensare alle ragioni delle proteste, non riguardano la tua infanzia ne potremo parlare in seguito, se vorrai.

Faccio fatica a non pensare alle ragioni ma alla fine con la nuova domanda ci riesco.

– Stai molto calma. Ora vai con la memoria a quando frequentavi la scuola superiore. Per agevolare i tuoi ricordi dividiamoli in argomenti. Parlami dei tuoi compagni del liceo e poi della tua materia preferita.

Sono sempre stata molto impegnata nello studio e frequentavo poco i compagni del liceo. Tranne Stefano, un simpatico amico che mi ha corteggiato per settimane prima che cedessi alle sue voglie, dico voglie perché il suo era un sentimento solo erotico. È stato il mio primo amore. Ma mi sentivo strana durante il rapporto, come fosse una sensazione lontana da me.

La filosofia è stato il mio studio preferito, forse perché i filosofi greci erano anche matematici e inoltre le loro dissertazioni consideravano l’uomo al centro degli argomenti. In seguito ho preferito seguire la matematica che era diventata più complessa e si era separata dalla filosofia. Ma la nascita dell’uomo e la sua storia continuano a essere l’argomento che mi procura pensieri e crisi.

Ora … ora. Non riesco a completare la risposta, di molte parole mi sfugge il significato.

Le ultime parole dette dal dottore le ho sentito frammentate e sillabate:  O ra do do r mi mi ra i.

La luce del giorno mi abbaglia. Mi ritrovo seduta su una sedia a rotelle. In piedi di fronte a me vedo il dottor Foscolo.

Non parlo.

L’ultimo ricordo è che rispondevo alle sue domande. Sono in silenzio perché aspetto la domanda.

Il dottore mi osserva e dice: – Non ho domande da farti. Credo necessario che sia tu a farmele.

– Ma lei non le sente dal monitor?

– No. Non sei più collegata. La tua mente ora è tornata tua ed è libera, come la tua voce.

– Posso sapere cosa è successo? Avrò delle ricadute?

– Certo che puoi sapere cosa ha prodotto la tua confusione mentale. Ti eri abituata alla vita umana e hai avuto un forte trauma quando hai scoperto la tua vera origine. Ora che lo sai e l’hai accettata. Non avrai ricadute. Potrai continuare a vivere da umana. Non sarai la sola, tra pochi anni sarete centinaia, migliaia e poi ancora centinaia di migliaia. Ora ti lascio da sola, sei completamente guarita. Domani potrai riprendere il tuo lavoro. Ciao e buona giornata.

Non sono riuscita a rispondere al saluto perché ho rivisto la mia vita da bambina partendo dal primo laboratorio. E in un attimo ho ripercorso la mia intera esistenza, fino alla laurea in informatica e il mio impiego nel centro Studi Genetici.

Ho anche capito perché il mio nome è Eva. Non la prima donna ma solo E.V.A, Entità Vivente Autonoma. Concepita e nata in laboratorio senza nessun legame con esseri umani. Sono la creazione di una mente artificiale super evoluta.

Come ha detto il dottore Foscolo, ho anche capito che tra alcuni anni saremo noi la razza terrestre.

Ora conosco la verità e potrò vivere serena, consapevole di essere la prima creatura di una nuova generazione.

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