Il rudere – dodicesima parte

Sabato prossimo non andremo al rudere perché siamo molto impegnati. Io ho da completare due progetti, Giulia ha ampliato la lista dei clienti e l’aumento di lavoro non le permette soste. Anche i nostri incontri si sono rarefatti. Le telefono così possiamo vederci durante una pausa di lavoro per parlarle di un’idea che ho in mente da un po’ di tempo.

Quando incontro Giulia: – Considerando che il mio lavoro si svolge principalmente nello studio, penso di trasferirmi a vivere nel rudere.

– Nel rudere? C’è solo il sotterraneo e nessuna altra possibilità.

– Hai ragione ma sto già progettando una struttura leggera montabile in quello che rimane del cortile del castello. Anche il tuo lavoro che svolgi principalmente al computer potrai continuarlo al rudere.

– Se è così va bene. Vuol dire che una volta alla settimana torneremo in città per contattare i nostri clienti. Ma per la struttura ci vorrà un permesso?

– Sì. Ho pensato di proporre un consolidamento ed eventualmente un rifacimento della torre. Devo contattare un amico che ha un’impresa di costruzione. Se otterrò l’autorizzazione potrò montare anche la struttura abitativa.

– È un gran bella idea. Così finalmente potremo vivere insieme.

 

In una lunga telefonata, ho parlato al mio amico Giovanni del progetto per il restauro della  torre e della struttura. È interessato al lavoro, inoltre mi ha detto che possiede alcuni pannelli prefabbricati che potrebbero essere utili per il mio studio-abitazione.

Sabato mattina insieme andremo a visitare il rudere. Lui per rendersi conto del lavoro alla torre, io per decidere nello spazio del cortile il posto della struttura abitativa.

È l’alba quando parto, insieme a Giovanni, per decidere sul restauro della torre e della semplice struttura dello studio/abitazione.

Giovanni chiede: – Ma come hai scoperto il rudere?

– Per caso. Durante una passeggiata in campagna con Giulia.

– Ma come mai hai deciso di trasferire lo studio così lontano dalla città?

– Il posto piace anche a Giulia. Resteremo anche alcuni giorni della settimana perché adoperiamo il computer per i nostri lavori.

– Capisco ma finche dura la bella stagione non avrete problemi. Ma d’inverno come farete?

– Un mezza idea a Giulia è venuta. Se nel restauro della torre ci metti anche un camino avremo anche il riscaldamento.

– E bravi, avete deciso di diventare castellani? Così come è diventato caotico il vivere in città comprendo il vostro desiderio. Per il camino non credo che potrebbe essere pronto per l’inverno. Ci vorrà per lo meno, un anno di lavoro o forse più.

Ma considerando il posto ci sarà la possibilità di avere il telefono e la rete che vi è necessaria?

– Questo ancora non l’abbiamo considerato. Nel caso potremo sempre adoperare la rete satellitare che del resto funziona anche meglio di quella con i cavi.

Quando all’orizzonte compare il rudere, Giovanni appare entusiasta: – Ora comprendo bene la vostra decisione. Il posto è veramente fantastico e isolato dalla civiltà.

Anche se è un vero amico non gli ho rivelato la ancora più fantastica avventura notturna.

Insieme a Giovanni rileviamo quello che rimane della torre, in tal modo potremo progettare il restauro. Lo spazio del cortile è ampio per cui non occorre misurarlo. Bisognerà solo trovare uno spazio pianeggiante per montare la struttura con i pannelli che possiede Giovanni.

Abbiamo lavorato tutta la mattinata perché la base della torre è molto danneggiata. Abbiamo anche dovuto togliere l’erba per far affiorare le fondamenta. Sulla strada del ritorno, ci fermiamo al Motel per consumare un meritato pasto.

Di pomeriggio allo studio cerco di progettare la struttura da montare nel cortile dell’antico castello. Le difficoltà maggiori sono per la progettazione della base senza rimuovere i lastroni che formano il pavimento del cortile.

A sera, telefono a Giulia per informarla sulla mattinata e per confermare la partenza serale per il rudere. Lei è come al solito molto impegnata e propone di avviarci dopo la cena che possiamo consumare insieme, magari  alla pizzeria al piano terra del fabbricato dove lei abita.

Anche perché non avremo tempo per deviare dal percorso per raggiungere il Motel.

Arriviamo al rudere quasi a mezzanotte e dobbiamo precipitarci nel sotterraneo per non perdere la nostra meravigliosa avventura notturna.

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