Il rudere – nona parte

Questo sabato siamo partiti molto tardi. Siamo arrivati al motel intorno alle ventuno. Giulia era affamata, per lavoro aveva saltato il pranzo quotidiano,  A mezzogiorno si era rifocillata solo con qualche dolcetto e un succo di frutta. Mentre io cenavo a pizza, lei ha consumato un pasto completo: spaghetti con vongole e bistecca ai ferri.

Durante il pasto le ho parlato delle grande stanza con i quadri che ritraevano personaggi.

– Deve essere la sala dei ritratti. In tutti i castelli medioevali l’effigie degli antenati meritava una sala pinacoteca. – così mi ha chiarito la mia compagna, esperta d’arte. – ha poi concluso – Mi piacerebbe visitarla.

“La porta del tempo”, così l’abbiamo battezzata, anche questa volta si è aperta sul portone.

Era appena mattina. Tanto presto che siamo rimasti soli nel salottino.

– L’altra volta era di pomeriggio, oggi è mattina. Anche questo è un mistero. Il tempo sembra che sia sfasato. – nota Giulia.

– È tutto un mistero. Se fosse sfasato anche oggi, come l’ultima volta, doveva essere pomeriggio. L’ora di apertura è sempre la stessa. Come molte cose dell’universo, potrebbe trattarsi più di casualità, dovuta a circostanze fortuite, che di sfasatura. Almeno credo. – così le ho espresso il mio pensiero.

– Il solito razionale. Ricordami che vorrei visitare la stanza degli antenati. Ammesso che riesci a ricordarti dov’è.

– Ci sono capitato per caso. Non saprei ritornarci. Perché non lo chiedi al tuo caro amico?

– Giusto. Lo chiederò a Markus.

– Il conte Markus? … Mi sembra una persona molto disponibile con te. – lancio una battuta.

Giulia ride e la raccoglie: – È meglio non parlare dei “nostri amori”. Tanto sono “fortuiti e casuali nel tempo” come l’hai definito tu.

Il primo ad arrivare è stato il principe, seguito dalla cameriera “ambrata”, che conosco bene, munita di vassoio.

Faccio progressi. Ho sentito la sua voce, credo fosse un saluto.

Mentre iniziamo a fare colazione insieme al principe, arriva Markus che subito si precipita a baciare Giulia, questa volta sulla mano. Ma deve sedersi lontano da lei perché è seduta tra il principe e me.

Una alla volta arrivano la principessa, la sorella e la principessina.

Giulia mi traduce brevemente l’argomento trattato dai commensali. Andremo a fare una passeggiata a cavallo, fino alla tenuta del conte, dove ci fermeremo per un frugale pasto.

La principessina è da poco che fa lezioni per cavalcare e seguirà la gita in carrozza. Io, che non sono mai salito a cavallo, sarò suo ospite.

 

4     Quando tutti sono partiti per la cavalcata, arriva un carrozza rosa con quattro cavalli. Giulia e il conte Markus hanno aspettato, gentilmente, l’arrivo della carrozza.

Soli nella carrozza tento un approccio con Armela. Quando inizio  a carezzarla la carrozza si ferma. Deve essere successo qualcosa subito dopo la partenza.

Giulia aiuta la madre di Armela a entrare nella carrozza. Le chiedo cosa sia successo.

– Il cavallo della contessa ha iniziato a dare segni di nervosismo. Markus è riuscito a fermarlo prima che succedesse il peggio. Mettendo in salvo la madre. – questo è il chiarimento di Giulia.

Quando la carrozza riparte, Armela inizia a discutere con la madre. Io al centro tra le due sono sballottato non solo dal movimento del mezzo ma anche dalle fluttuazioni dei loro corpi sul mio. Alla fine della discussione, stanche, si abbandonano tra le mie braccia. Il viaggio diventa stimolante, pressato da due fisici diversi ma entrambi seducenti.

La giornata continua con un pranzo abbondante anche come libagioni. Sulla via del ritorno madre e figlia si addormentano abbracciate, malgrado i movimenti della carrozza.

Dopo una leggerissima cena, la cameriera mora mi conduce a letto. Il ricordo e le sensazioni prima di Armela e poi della madre, mi spingono verso la donna. Appena entrati nella camera, inizio a carezzarla. Questa sera, il sonno tarderà a venire per un forte impegno amoroso.

Alla solita alba, mi confido con Giulia. Lei si diverte con la mia avventura andata a male nella carrozza. Non le racconto la fine serata.

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