Il rudere – ottava parte

È il momento del passeggio. Mentre sono solo con Armela, vedo  il conte  che arriva su uno splendido  cavallo nero con la criniera e la coda bianca. Giulia mi aveva detto che è il fratello della principessa. Appena scende dal cavallo, si avvicina a Giulia e la bacia sulla bocca. Il bacio non ha alcun effetto emotivo su di me. Non so spiegarmi il perché ma mi è indifferente. Forse è anche la presenza di Armela, che proprio in quel momento si stringe vicina, prendendomi per mano.

Dopo il bacio, il conte risale a cavallo. Mentre penso che vada via, lui aiuta Giulia a prendere posto anche lei sul nero quadrupede che parte al galoppo. Armela mi si avvicina molto di più e con le sue piccole mani stringe forte la mia. Mi giro verso di lei, unendo la mia mano libera alle sue. Ci guardiamo negli occhi, sento quasi il desiderio di baciarla ma desisto. Tenendoci per mano torniamo al castello.

Giulia arriva insieme al conte quando siamo già a cena. Si avvicina e mi dice che si è rifocillata alla tenuta di campagna del conte.

Insieme si spostano nell’adiacente salottino.

Dopo cena anche io e Armela entriamo nel salottino. Al nostro arrivo Giulia e il suo amico escono tenendosi per mano. Armela mi fa capire a cenni che va a dormire.  Non capisco bene se è un invito o solo un semplice saluto. Ci alziamo in piedi, penso di darle il bacio della buonanotte ma mi trovo con le labbra sulle sue. Con un leggero imbarazzo le do un bacio semplice e veloce. Poi, imitando i suoi precedenti gesti, le comunico che anch’io andrò a dormire. Lei mi sorride e va via.

Mi aggiro per il castello, piuttosto deserto, cercando di raggiungere la mia camera da letto. Mi accorgo di aver ho perduto completamente l’orientamento. Apro una porta e mi trovo in una grande stanza, alle pareti intravedo dei quadri di ritratti. La porta si riapre, è la cameriera che mi ha condotto a letto la prima volta. Forse cercava proprio me.

La seguo. Quando entriamo  nella camera da letto, vedo una tinozza pronta. È piena si schiuma profumata.

Si ripete il rituale della sera precedente, sono denudato ma, questa volta,  messo a mollo. Appena sono lambito dalla tiepida e profumata acqua che insieme alle bolle della schiuma solletica la mia pelle, penso alle parole di Giulia “forse bisogna chiedere”. Guardo la donna, la sua pelle ambrata mi attrae. Non chiedo, anche volendo non potrei, ma prendo la sua mano, la guardo negli occhi e le sorrido. Con un sorriso e un lento, ma sensuale movimento delle labbra, mi fa capire che ha compreso l’invito.

Lei si spoglia lentamente, quasi come una stripper, ed entra nella piccola bagnarola. Chiudo gli occhi per immaginare che la donna sia la principessina ma l’esperta esuberanza della compagna di tinozza mi fa tornare alla sua realtà. L’amplesso continua all’asciutto sul letto.

Quando la mia amatrice va via, sento ancora il piacere del suo corpo ambrato e le carezze sulle membra.  Impiego un po’ di tempo ad addormentarmi.

Nel sotterraneo trovo subito la pila che avevo lasciato spenta, a terra nell’angolo dell’affresco che rappresenta la principessa a cavallo.  L’accendo e usciamo all’aperto. Anche questa volta, sono le sei e trenta precise.

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