Il rudere – seconda parte

Ho seguito Giulia che si è avvicinata al muro interno della torre. Con la mano sinistra tastava le pietre mentre con la destra si copriva gli occhi,

Mi sembrava una scena di un film fantasy. Mi sono fermato a guardarla quando, tolta la mano che copriva gli occhi, ha poggiato le due mani su una pietra.

– Aiutami a spingere. – mi ha detto.

Ho messo la pila in tasca e ho aiutato a spingere la pietra.

La pietra era inamovibile, non si spostava nemmeno di un millimetro.

– Ma che spingiamo a fare? Non ti accorgi che la pietra è fissa e non si muove. – le ho detto.

– Questo è il muro e questa è la pietra. Non capisco perché non cede. – ha detto Giulia.

– Il muro ha tante pietre. Sei sicura che questa sia quella giusta? – le ho detto con decisione.

Lei ha tolto le mani dalla pietra. Ha chiuso gli occhi e si è girata con le mani tese in avanti e mi ha risposto: – Sì. Ho sbagliato. La pietra è dall’altro lato, Vieni.

Con passo deciso si è spostata dal lato opposto della torre. Ha poggiato le due mani sulla pietra all’altezza del seno. Ho sentito un leggero stridore e ho perduto l’equilibrio perché una pietra sulla quale poggiavo il piede sinistro si è mossa. Ho tolto subito il piede e, insieme a lei, abbiamo assistito al movimento di più pietre dell’antica pavimentazione. Una dietro l’altra sono traslate di circa un paio di metri, lasciando aperto uno stretto vano nel quale si intravedevano alcuni scalini.

– Fai un po’ di luce. – mi ha detto.

Ho puntato la pila illuminando una ripida scala di pietra. Giulia, senza alcuna paura, ha iniziato a scendere addentrandosi nel vano. Con un leggero timore, l’ho seguita.

Al termine della scala, quando ho calpestato una pietra quadrata l’apertura, questa volta cigolando, si è chiusa. L’antico meccanismo funzionava ancora bene. Ho acceso la pila e, per precauzione, ho ripestato la pietra, l’apertura si è riaperta

Il locale nel quale siamo scesi era una stanza buia, anche perché dopo un poco si è richiuso l’ingresso scorrevole. Ho illuminato con la pila la parete di fronte alla scala ed è apparsa una muratura formata da pietre bianche molto regolari. Nel riverbero di luce della pila mi sono accorto che le pareti di destra e di sinistra erano colorate.

Giulia girandosi verso quella di destra mi ha detto: – Illumina. Vedo la principessa.

La luce tonda della pila ha illuminato il mezzo busto proprio della principessa. Ho regolato il raggio di luce, la pila è molto sofisticata, allargandolo e rendendolo quadrato. In tal modo, ho illuminato quasi l’intera parete. È apparsa l’immagine della principessa su un cavallo bianco rosato, al limitare di un bosco.

Giulia rapita dall’immagine e rimasta muta a osservare ogni particolare. Io guardavo, ma rimanevo frastornato dall’immagine della principessa a cavallo, che lei aveva già citato quando ancora non avevamo scoperto la scala.

– Illumina l’altra parete. – mi ha chiesto, dopo alcuni minuti.

Il disegno, forse un’affresco, rappresentava una camera da letto. Ricco di particolari sfarzosi. Oro alle tende e al baldacchino del letto. Al centro della stanza troneggiava la principessa, con i capelli biondi sciolti, lunghi e fluenti, di contorno alla preziosa seta della camicia da notte ornata da ricami dorati. Una donna bellissima.

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