Il rudere – prima parte

Dopo una lunga serata passata in discoteca con Giulia, tornato a casa ho raggiunto il mio giaciglio. Il sonno tardava a venire e mi sembrava di stare ancora con la mia ragazza. Eravamo in prossimità di un vecchio castello diroccato. In piedi era rimasto solo parte di una torre e alcuni muri perimetrali. Tutto il resto era visibile solo come tracce di mura in fondazione. Il castello era costruito su una collina, il paesaggio della pianura sottostante era suggestivo.

Quando ho raccontato a Giulia il sogno, lei mi ascoltava in silenzio. Poi mi ha interrotto raccontandomi del paesaggio visto dalla collina e ha aggiunto: – Che cosa strana abbiamo fatto lo stesso sogno.

– Perché strana? Non sai che quando due persone si amano, l’anima è un sola? – ho risposto.

Oggi è il primo giorno di primavera e lo festeggiamo con una passeggiata in campagna. Inauguriamo anche la nuova utilitaria che ho acquistato con i proventi del mio primo lavoro importante: il progetto di una palestra.

Giulia deve aver cucinato tutta la sera, considerando il grande cestino da weekend colmo e pesante.

Dopo un’ora di viaggio, siamo su una stradina che interseca una pianura fiorita e profumata. Sembra sconfinata, è circondata sull’orizzonte da monti lontani. La via si avvicina sempre di più a una collina comparsa davanti a noi improvvisamente. È passato un anno, forse anche di più dal sogno ed eccolo davanti ai nostri occhi.

Non abbiamo parole per esprimere la nostra meraviglia. La torre diroccata si stampa nella nostra mente dove ritrova l’antica immagine. È solo una la parola che pronunciamo insieme: – Guarda.

Giulia, dopo la meraviglia, propone: – Ecco dove ci fermeremo. Proprio ai piedi della torre. La tua macchinetta ce la farà a salire?

Arrivati ai piedi della torre, scesi dall’auto, abbiamo esplorato il rudere. Superando la parte diroccata più bassa ci siamo ritrovati in quello che era il cortile del castello. Anche se l’erba dominava, alcune lastre di pietra rivelavano l’antica pavimentazione.

Il posto della sosta è scelto.

Giulia, entusiasta del posto e affascinata dal castello, ha voluto dedicare il brindisi, dopo il pranzetto, alla castellana con queste parole: – Brindo a te principessa del castello. Alla tua bellezza e alla tua vita vissuta in questo meraviglioso posto.

– Come sai della sua bellezza? – le ho chiesto.

– Lo sento e la immagino nella sua veste elegante, con un diadema alla fronte. Con elegante passo leggiadro ti vedo procedere nelle stanze del castello e nei tuoi possedimenti terrieri con il tuo cavallo preferito, bianco rosato come la tua stupenda pelle.

Quest’ultima frase, recitata a occhi chiusi con una voce da favola, mi ha procurato un brivido e reso silente.

Che Giulia fosse una ragazza strana con doti nascoste, caratteristica del suo fascino, l’ho sempre saputo ma quello che oggi ho visto e sentito non me lo sarei mai aspettato.

Mentre l’osservo cercando di capire qualcosa di più della sua quasi paranormale mente, si alza e mi dice: – Hai una pila in macchina?

Domanda misteriosa, sono appena le tredici e qualcosa, rispondo di sì.

– Bene. Andiamo a posare il cestino e a prendere la pila. – conclude lei.

– Ma a cosa ti serve la pila? È ancora giorno.

– Tranquillo. Voglio solo esaminare il rudere.

– Capisco. Ma la pila a cosa serve? – ribatto timidamente.

– Intuisco che ci servirà. – è la sua sorprendente risposta.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff

 

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