La cripta di Bremen II episodio 10

Va bene. Grazie. Ma prima devo mandare via l’autista.

Angelika aveva notato che in alcuni momenti del giorno, pur avendo le idee chiare sulla ricerca, si sentiva una donna quasi normale. Era una sensazione particolare che non comprendeva, come se fosse un essere che viveva ma anche vegetava. Non poteva capire: la mente del demone che la possedeva di tanto in tanto si univa alle menti degli altri demoni, lasciando poco della sua energia. Ciò accadeva ogni qual volta bisognava, in Germania, dominare persone con forte personalità.

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È a causa di questo stato che, mentre conversa con Peter in salottino, si sentiva fisicamente attratta dal giovane.

– Sei fidanzato – gli chiese a un tratto.

– Come hai detto tu: sì e no. Ho una ragazza ma niente di ufficiale.

Erano soli e l’impulso amoroso aumentava, il fisico della donna prorompeva nello stato di libera natura. Inizia a spogliarsi.

– Che caldo fa!

Il ritorno improvviso del demone termina il tentativo di approccio. Si riveste.

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Peter racconta alcuni avvenimenti di quando era bambino: aveva un amico coetaneo anche lui emigrato dalla Germania.

Che fortuna pensa Angelika e chiede: – Quale è il cognome del tuo piccolo amico?

– Spaziano.

– Ma ora continui a frequentare il tuo amico. Anche Mercuria conosce la famiglia del tuo amico.

– Mercuria ha studiato alcuni scritti dei nostri antenati che narrano la storia proprio delle due famiglie. È proprio questo l’argomento del libro che ha scritto mia sorella.

– Deve essere un libro interessante, la lettura mi interessa.

– Ti regaleremo una copia. Tu da tedesca la meriti proprio.

Prima dell’ora di pranzo, Peter offre ad Angelica un aperitivo. Mentre lo sorseggiano entra Mercuria.

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Peter presenta Angelika alla sorella: – Lei è Angela, viene dalla Germania e forse potrebbe essere una nostra lontana parente.

Mentre le due ragazze si danno la mano e si abbracciano, Angelica pensa che strana discendente, non ha proprio nulla di simile alla russa che con il peso soffocava i suoi amanti. Piccola e magrolina così com’è non schiaccerebbe nemmeno un nano.

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I due fratelli sono molto simpatici e Angelika si trova a suo agio. Di pomeriggio la portano a visitare la tenuta che si espande dietro il palazzo. Oltre ai campi ben curati, c’è anche un maneggio. Angelika non ha mai cavalcato. Peter le fa fare un lungo giro su un tranquillo cavallo bianco, tenendo lui le briglia.

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A sera durante la cena.

– Perché non rimani alcuni giorni qui da noi? – propone Mercuria ad Angelika

– Rimarrei con piacere ma la vacanza finisce, la vostra compagnia è piacevole ma non posso. Domani mattina devo andare via.

– È proprio necessario. Perché non rimani un altro giorno? – Peter cerca di convincerla a rimanere.

– No. Proprio non posso.

– Allora permettimi per lo meno di accompagnarti domani mattina.

– Sì. Mi fa piacere.

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Angelika è nella stanza della pensione. Ha in mano il libro che Mercuria le ha regalato, con tanto di dedica. Sfoglia velocemente le pagine per scoprire il nome dell’ultimo erede, l’amico di Peter, e l’indirizzo di residenza della famiglia. Il nome è Giovello Spazzano.

La ricerca di Angelika è quasi completa manca solo il sesto erede. L’unica cosa che conosce è il nome dell’antico indemoniato: Kristian.

Riprende il vecchio libro, portato dalla Germania, è. Possibile che non ci sia altro pensa mentre inizia a rileggerlo. Le notizie sulla famiglia sono molto poche: è una famiglia non nobile come le altre ma molto benestante perché industriali ferraioli. Nella prima lettura aveva sorvolato, per poco interesse questa parte del libro, ora approfondendola scopre che era l’unica fabbrica in Germania di velocipedi e che aveva altri stabilimenti in Europa.

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Per completare la ricerca si reca nella biblioteca cittadina di Trento. Qui, con molta fortuna, trova un dipendente che ha un cognome tedesco, che subito si mette a disposizione della bella connazionale, come traduttore.

Quello che sembrava più difficile si semplifica: La fabbrica antica di velocipedi è talmente importante che esiste un archivio dedicato ai suoi prodotti. Il vecchio cognome tedesco è stato cambiato in Ferrante e la fabbrica al momento produce moto, anche se continua la produzione di biciclette. Addirittura in una pubblicazione c’è l’albero genealogico. L’ultimo erede è Martedio.

La ricerca è completa. Ora può tornare in Germania.

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