Una pagina al giorno – settimo episodio

Il testo (ridotto) è ricavato da “Una pagina al giorno” di Daniele Conventi.

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Noi non possiamo morire

Settimo episodio

Giulia stava masticando qualcosa. Era fibrosa, dura, ma piena di liquido dolciastro. Non aveva idea di come e quando avesse iniziato a masticare.

Come svegliandosi da uno strano sogno, pian piano focalizzò ciò che aveva avanti. Stava masticando con foga la giugulare di un uomo.

Il collo, completamente smembrato, metteva ben in evidenza un tratto di spina dorsale coprendola solo con sangue fresco, viscido e continuamente buttato fuori dai vasi sanguigni strappati a morsi.

Giulia stessa aveva mani e volto coperti del liquido viscido e ancora caldo, e buona parte le era sceso giù nella gola dissetandola.

Immagine 1

Presa coscienza di ciò che stava facendo, iniziò a tremare mentre i ricordi dei minuti precedenti prendevano posto nella sua mente.

Lei si allontanò dal corpo divorato, rintanandosi in un angolo e chiudendo gli occhi per non vedere più nulla. La sua mente, però, sembrava non riuscire a fuggire.

Le urla di gioia che da fuori rimbombavano fin dentro la costruzione, nella mente di lei si trasformavano in urla, ruggiti. Davanti agli occhi le scorrevano le immagini del volto di lui, del suo corpo e dei suoi muscoli lacerati. La ragazza non riusciva a far sparire il sapore del sangue che ancora era posato sulla sua lingua e tra le sue labbra.

Vomitò tutto fino a svuotarsi lo stomaco.

Immagine 2

La tensione dei suoi muscoli calò bruscamente facendole piombare addosso tutto il dolore che ancora non aveva provato e si ricordò che era stata colpita più volte. Si accasciò a terra, tremando a causa di spasmi nervosi. Smise solo dopo essere svenuta.

Riprese i sensi solo quando il sole era ormai scomparso.

Il mondo era diventato completamente buio, una landa nera e blu scuro ovunque occhio si posasse. Un mondo di sole sagome e ombre accolse la ragazza.

Immagine 3

Fuori il mondo era silenzioso. Giulia vi si affacciò cautamente per prendere una boccata di aria gelida. Aveva scavalcato il corpo, fingendo fosse un pezzo di roccia, ma sapeva che prima o poi si sarebbe rialzato, e di certo non sarebbe stato clemente con lei.

Fuori tutto sembrava volerle indicare che era il caso di scappare. Non c’erano persone di guardia da nessuna parte.

Lentamente uscì fuori dalla costruzione e si mosse per il villaggio cercando di fare meno rumore possibile. Doveva raggiungerne i limiti e fuggire per le terre aperte. Sgusciò tra le costruzione e le grotte naturali, dove riusciva a sentire il respiro e il russare dei cacciatori. Da una parte aveva la fuga praticamente a portata di mano, dall’altra una ricerca in mezzo a gente che, senza crearsi troppi problemi, l’avrebbe macellata più e più volte per tutta la durata della sua vita.

Immagine 4

Giulia rimase li, sul limite del villaggio. Ripensò a quello che aveva fatto, al tempo che ci avrebbe messo la sua vittima a riprendersi.

Ripensò al primo incontro con Angelo, del fatto che le aveva evitato di essere divorata dai folli, che l’aveva protetta. Lui era stato l’unico, dopo secoli, che le era stato accanto. Vicino a lui le sembrava di aver ritrovato suo padre, la sua famiglia. Decise che era rischioso, ma non poteva abbandonarlo.

Giulia sentì Angelo mormorare parole incomprensibili. Non aveva idea di cosa dicesse, ma già il fatto che stesse parlando le faceva capire che lui si stava riprendendo.

Lo aveva trovato al centro della pizza del villaggio. Era completamente scarnificato, più simile a uno scheletro con brani di carne appesa che ad una persona. Lo avevano macellato completamente e divorato crudo, ancora caldo.

Immagine 5

Alla vista di quella carcassa, a Giulia era tornato in mente un frammento di ricordo, quello di un brano di carne cruda che lei, per qualche secondo, aveva trangugiato. Stranamente l’idea, anche solo il dubbio, di aver mangiato un pezzo di quell’uomo non l’aveva turbata. Scrollandosi di dosso il ricordo, aveva preso il suo compagno di viaggio tra le braccia e portato via.

Erano passati tre giorni dalla fuga. Lui continuava a rigenerarsi lentamente ma con costanza, senza mai riprendere coscienza.

Si svegliava la mattina quando il sole era ancora ben visibile e in ascesa, si caricava il corpo del suo compagno di viaggio e camminava fin quando le forze le reggevano. Per il resto del giorno si riposava, si guardava intorno attenta ai pericoli e nella speranza di scorgere una pozza d’acqua. Non aveva mai trovate né i primi né la seconda.

Immagine 6

La gola riarsa quasi le creava problemi a respirare e più volte si era trovata costretta a fermarsi dopo neanche dieci minuti di cammino. Fin troppo spesso aveva pensato di abbandonare quel corpo pesante, il suo compagno, il suo Angelo, da qualche parte in quel vasto mondo di nulla. Non ci riusciva, ma non capiva il perché. Continuava ad osservarlo rigenerarsi lentamente e dormire.

Giulia lo stava guardando anche quando iniziò a parlare, a biascicare frasi senza senso. La fame la stava tormentando da giorni.

Sentendolo parlare gli si avvicinò, sperando di capire cosa stesse dicendo. Gli era così vicino da riuscire a sentirne il calore del respiro, da toccargli il naso con il suo. Si avvicinò ancora, lentamente …

Immagine 7

Sento un peso sul corpo. Non è eccessivo, ma mi impedisce di muovermi. Sembra vivo, ma non è molto caldo. E’ freddo, ma ne sento l’alito scaldarmi la faccia.

Ricordo il sacerdote, i predatori. Ricordo la sensazione di un coltello mal affilato che mi penetra nella carne. Ricordo il sangue, la sensazione delle ossa che si spezzano contro i colpi di una pietra. Ricordo la vista delle mie interiora, pulsanti, tenute ferme dalle mani di altri uomini.

Apro gli occhi. Sto per essere morso. Faccio forza sul braccio destro, svincolandomi dal blocco. Sferro un pugno al volto dell’aggressore atterrandolo con un colpo solo. Il movimento mi fa rendere conto di non essere legato.

Immagine 8

Mi alzo di scatto, pronto al contrattacco. Lo scatto improvviso mi fa girare la testa, facendomi crollare di nuovo.

Giulia mi guarda sconvolta. È a terra. Non ha ancora capito cosa l’ha colpita. Si regge una guancia livida e mi fissa. Poi capisce e anch’io.

Mentre il rimorso mi assale, lei si allontana. Il suo sguardo è un misto tra paura e rabbia.

Cerco di avvicinarmi a lei per chiederle scusa. Vedo il suo volto mutare, indurirsi. Mi sta guardando in cagnesco. Poi mi lancia un sasso. Urla rabbiosa mentre con la mano destra cerca un secondo sasso da lanciarmi. Mi colpisce una spalla, facendomi arretrare. Un terzo sasso impatta nel petto togliendomi il respiro per qualche secondo. Sto per riprendere fiato quando un pugno mi prende in piena faccia.

Immagine 9

A terra e con il naso dolorante, la guardo mentre lei, in piedi troneggia su di me oscurando la vista. Mi fissa mentre mi tengo il naso dolorante. Allungo la mano per chiederle un aiuto ad alzarmi.

<< Siamo pari?>> le chiedo accennando un mezzo sorriso pacificatore.

Lei sembra pensarci su qualche secondo, poi afferra la mia mano e mi aiuta a rimettermi in piedi.

<< Scusa>> le ripeto una volta in piedi.

Lei si gira e mi indica una direzione. Vuole ripartire. Fa il primo passo. Le tocco una spalla per farla girare. Le faccio il segno di “domani”. Ho appena consumato le poche forze che avevo. Giulia mi fa il broncio, contrariata, fa un paio di passi prima che la vedo crollare. Cerco di soccorrerla, di sorreggerla, ma non ne ho la forza. Crollo con lei. Riesco solo ad attutirle il colpo facendole da cuscino.

<< Domani?>> mi chiede lei, con un mezzo sorriso.

Immagine 10

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Una risposta a Una pagina al giorno – settimo episodio

  1. Daniele Conventi ha detto:

    L’ha ribloggato su Daniele Conventi autoree ha commentato:
    Il settimo episodio creato grazie alla collaborazione con Dino Rotoli e la sua pagina “disegnare da adulti”

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