L’alieno del cubo – secondo episodio – il ricordo

Primo episodio: Un alieno arriva sulla terra con un modulo/cubo portato da un’astronave. È alla ricerca, come tanti suoi simili, di un posto nell’universo che possa ospitare il suo popolo quando dovrà abbandonare il proprio pianeta. Alla fine del primo giorno accusa un malessere.

Secondo episodio – Il ricordo

Prima di procedere con il programma, devo capire da cosa ha origine la mia difficoltà respiratoria, presente anche nel cubo. Non dipende dall’atmosfera perché all’interno ho quella artificiale. Mi sistemo sotto al rilevatore per avere una completa analisi del mio stato di salute.

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Mentre procede il controllo, mi ritorna alla mente che da quando ero bambino ho sempre saputo che vivere sul nostro pianeta era difficile. Ricordo  anche quando con i miei compagni fui trasferito in una profonda caverna, dove c’era ancora una minima gravità e un’atmosfera artificiale di una città sotterranea in costruzione.

Immagine 2

Da molto tempo sulla superficie era possibile vivere solo agganciati con scarpe magnetiche a percorsi ferrosi e portare un respiratore. L’atmosfera era rarefatta e irrespirabile perché l’azoto e l’ossigeno si erano dispersi nello spazio, solo i pochi gas più pesanti rimanevano attratti dalla residua gravità.

Immagine 3

L’intero sistema con gli otto pianeti era stato sconvolto dall’arrivo di un enorme asteroide che aveva colpito la nostra stella modificandone  l’orbita e la luminosità. Dopo un primo momento di sconvolgimenti sismici, il nostro pianeta si stabilizzò ma la gravità  si ripristinò in minima parte.

Immagine 4

Finita l’analisi, il computer mi consegna la relazione. Il cuore ha rallentato i battiti ma nei limiti possibili. I polmoni soffrono, per coerenza, del minor ritmo respiratorio. Al momento non suggerisce alcuna cura ma consiglia di verificare ogni giorno, in attesa di un’eventuale reazione o stabilizzazione dell’organismo.

Immagine 5

Esco per controllare la funzionalità delle antenne. Mentre procedo, vedo tra il verde un essere che si muove. È un animale perché non corrisponde all’immagine umana mostrata nella relazione. Fugge. Lo inseguo per fissarlo sul rilevatore portatile. Ma devo rinunciare, ho l’affanno.

Immagine 6

Alla fine del secondo giorno, sento anche un indolenzimento muscolare. Muovermi troppo inizia a essere difficoltoso. Domani non uscirò, ho bisogno di riposo.

Da quando il pianeta ha iniziato ad alterarsi, come conseguenza del nostro sole morente, il nostro organismo, per la sopravvivenza, si è abituato ad autoregolarsi modificandosi spesso durante gli anni. Spero che anche sulla Terra sia possibile un nuovo adattamento.

Immagine 7

Al prossimo episodio.

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