Litta e Otte

Estratto da un mio vecchio e lungo racconto illustrato (chiuso nel cassetto)  dal titolo: Lo specchio del nonno.

In un mondo parallelo Aldo, nei panni di Odla ragazzina di dieci anni, scrive il testo di una semplice animazione da recitare a scuola. È un testo di contrasto tra due suoi compagni di classe, Oilitta di carattere allegro e spensierato e quello di Erotte triste e pessimista.

LITTA  E  OTTE

 (La scena rappresenta un cortile con un pozzo al centro, sul fondo un porticato con colonne e archi a sesto ribassato, al lato sinistro della scena una panchina e un piccolo cipresso in vaso, al lato destro un’altra panchina e un piccolo ciliegio in vaso. Le luci sono così predisposte: il centro del palcoscenico è mediamente illuminato, il  lato destro (ciliegio) è  poco  illuminato e, seduta sulla panchina, c’è Litta; il lato sinistro è molto illuminato, in piedi sulla panchina c’è Otte. Nel pozzo scende dalla carrucola una corda. Il personaggio Mediatore è nel pozzo, quando parla la corda si muove ruotando, seguendo le parole e l’espressione della voce.)

Litta    (con voce roca) Oggi è proprio una bella giornata. Sono felice.

Otte     (con voce brillante) Ti invidio!

Litta    (sempre con voce roca) Non voglio sentirti. Mi reprimi! Non esisti!

Otte     La mia  non esistenza è già una condanna perenne. Infierisci pure, mi è indifferente.

Litta    (voce normale) Oggi vado nel bosco, sarà una passeggiata indimenticabile.

Otte     Io vado, senza muovermi, nel mio triste passato.

Voce   (dal pozzo la corda si muove scandendo le parole) Vanno. L’andare è un privilegio per chi può. Vanno … vanno.

(Entrano    da   destra   cinque  fanciulle con  tunica bianca, da sinistra cinque con tunica nera.  Tutte vanno lentamente verso il fondo e si dispongono, dopo essersi incrociate, con i colori delle tuniche alternate.)

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Voce   Vanno …  vanno. L’andare fu un  privilegio.

Otte     (la voce è meno brillante) Nel mio passato io non ho vissuto, solo ora nel mio presente me ne accorgo. Ma tu hai vissuto?

Litta    Nel bosco incontrerò le mie amiche, nel ruscello la nostra pelle si asseterà di acqua limpida. I pori berranno a sazietà. Che bello.

Otte     E’ vero, non mi ascolta. Ecco un’altra mia  sconfitta.

Voce   Non può. Non è la sola. Le voci del passato non le ascolta nessuno. (Le ragazze dal fondo ripetono cinque volte, con voce decrescente)  Le voci del passato non le ascolta nessuno.

Litta    Cos’è questo canto? Chi canta?

Otte     E’ solo un rumore fastidioso! Il canto è quello della civetta.

Voce   Tu senti il canto, tu il rumore.  Sentite come  ascoltate. Io non sento che un eco. Nel pozzo tutto è un eco che gira. (Durante le parole la corda si muove girando, seguendo il bordo del pozzo. In contemporanea girano, su se stesse, le fanciulle del fondo. Le  bianche  verso la proprio sinistra, le nere verso la destra)

Otte     Ma tu chi sei? Forse il destino.

Voce   No, anch’io sono l’eco. L’eco della coscienza, della coscienza nell’assurdità.

Coro    (Le ragazze portano le mani, a palme aperte, alle orecchie) Non voglio sentire … non voglio sentire … non voglio sentire (a voce crescente).

Otte     Perché non vedi la tristezza? Perché?

Litta    Il canto è cambiato. Ora è sublime.

Otte     Tu non senti … Tu non vedi

Coro    (portano le mani su gli occhi) Non voglio vedere … non voglio vedere … non voglio vedere (a voce decrescente).

Voce   Il secchio sale (Il secchio sale).

Coro    (Quando è fuori, il coro con voce costante) Il secchio è vuoto … il secchio è vuoto … il secchio è vuoto.

Litta    Peccato. Avrei bevuto volentieri l’acqua fresca del pozzo.

Voce   Il secchio è vuoto. Il secchio scende (il secchio scende).

Otte     Tutto è inquinato, il pozzo è torbido.

Litta    L’acqua limpida e fresca disseta.

(La corda si agita ma la voce tace, poi la corda ricomincia a salire, quando è fuori non c’è il secchio ma uno strano personaggio mascherato,  il Mediatore,  che abbandona la corda alla quale si aggrappava e scavalcato il bordo del pozzo esce sulla scena. Durante questa fase le fanciulle, muovendosi in senso opposto, si dividono in bianche  e nere.  Raggiunto il centro della scena, dopo due giri intorno al personaggio uscito dal pozzo, si dividono in due gruppi: tre vestite di bianco si pongono a destra della scena insieme a due vestite di nero, le altre cinque a sinistra. Tutte si inginocchiano verso il mediatore, che appare un doppio personaggio perché ha la maschera bianca su un vestito nero e, quando si gira, una maschera nera su un vestito bianco. La luce centrale aumenta d’intensità e di campo, quelle laterali diventano della stessa intensità media.)

Litta    Che bella maschera. Chi sei?

Otte     Che mostro, vattene!

Litta    Ho capito. Sei il bene e il male.

Otte     No. E’ solo un personaggio grigio. Il grigiore dell’esistenza che ci viene sempre proposta  dai bianchi e dai neri.

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Litta    (Si alza dalla panchina e, con un percorso lungo i bordi del palcoscenico, si avvicina  al personaggio) Mi sento attratta dal tuo  bianco candore ma anche dalla tua nera falsità, io amo la mia  doppia esistenza  perché amo la vita.

Otte     Io amo la morte.

Med.   No. Nessuno di voi due ha capito né capirà. Io non rappresento niente, sono solo quello che voi siete: insieme nessuno da soli  qualcuno  o, se più vi aggrada, insieme  qualcuno  da soli  nessuno. Voi siete se siete, ma siete anche se non siete.

 (Sipario)

 Prova dell’alunna Odla Orim  classe IV sez. B

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