II parte – Quinta lezione – Le superfici e i volumi nello spazio (parte prima)

La prospettiva – prima parte

La prospettiva è una tecnica di rappresentazione geometrica che permette di disegnare su un foglio, figure nello spazio che hanno tre dimensioni. Quella che propongo della prospettiva centrale è una tecnica semplificata, diciamo più intuitiva che geometrica.

Se ipotizziamo un piano orizzontale che passa per i nostri occhi e che divide lo spazio in due, possiamo classificare gli oggetti che vediamo: quelli al disopra e quelli al disotto (esempio banale: il cielo e il mare). Quando siamo sulla spiaggia, il mare termina proprio sull’orizzonte che passa per i nostri occhi. Se ci affacciamo dalla camera del primo piano,  il mare ci appare più in alto perché è il nostro orizzonte che si è sollevato. Dal settimo piano, vediamo moltissimo mare.

Preferisco esprimermi con il “linguaggio che stiamo studiando”:

Dalla spiaggia, dal primo piano… dal settimo.

Una linea orizzontale sul foglio rappresenta il nostro orizzonte, eccolo che passa per i miei occhi e per tutti quelli delle persone che mi precedono, supponendo che abbiamo tutti la stessa altezza. Le teste hanno grandezza diversa perché quelle più vicino le vediamo più grandi.

Se aggiungo capelli e cappotti, è tutto più chiaro.

Se il nostro orizzonte è più in basso, le teste diventano palloncini.

Non sono più tutti sullo stesso piano, più avanti si capirà quando parlerò del “punto di fuga”.

Ritorniamo con l’orizzonte che passa per i nostri occhi e osserviamo come le figure nello spazio, in prospettiva, hanno un loro giusta collocazione.

Ho disegnato quattro quadrati, due in alto, uno a destra e uno a sinistra, due in basso. La prospettiva si occupa di spazio, ovvero di tre dimensioni. Nei quadrati abbiamo la larghezza e l’altezza, manca la profondità. Se sull’orizzonte mettiamo un punto F, possiamo usarlo per la profondità.

Le linee tracciate verso il punto F, si allontanano da noi. Esempio classico: i binari del treno (ieri), l’autostrada vista dal vetro anteriore dell’auto (oggi).

Attento! Arriva il treno… fuggi.

Vai più piano, hai superato i 130? …  È troppo tardi!

Torno ai quadrati e completo il disegno. Basta aggiungere tra le linee di fuga le altre facce, le laterali, le inferiori e le superiori. Avevo iniziato dicendo che il quadrato era in alto, in basso, a destra… ma lo dicevo solo.

Ecco a cosa serve la prospettiva: dare una realtà spaziale agli oggetti. Infatti i quattro cubi li vediamo esattamente in alto, in basso a destra e a sinistra… Ecco che hanno un loro giusta collocazione nello spazio tridimensionale.

Nella prospettiva centrale c’e solo un punto di fuga, nel quale concorrono le linee della profondità.

Nei disegni tecnici le linee vengono tracciate con la riga e sono precise (oggi ancora più precise con i programmi grafici  del computer) e vanno esattamente al punto di fuga.

Nelle esercitazioni che faremo, a mano libera, le linee andranno disegnate “verso” il punto di fuga (così come ho tracciato le linee rosse). L’occhio, strumento “grandioso”, vedrà gli oggetti in prospettiva perfetta.

Guarda i disegni dal vero dei miei ex alunni di terza e quelli rielaborati con il computer “nell’Appendice”. Non ho mai chiesto né controllato se le linee di fuga vanno precise al punto … non era importante.

Un consiglio prima dell’esercitazione: se all’inizio le linee le ho definite inesistenti, ora possiamo anche dire che quelle che crediamo di vedere, intorno alle superfici, spesso non sono mai rette regolari. Il muro di una casa ha gli spigoli che possiamo “guardare” come linee, ma queste sono rette solo appena la casa è stata costruita, con il tempo (agenti atmosferici, urti…) hanno perduto l’esatta consecuzione dei loro punti ma sono rimaste verticali (terremoto permettendo). D’ora in poi quando tracciamo un retta (termine improprio perché tracciamo segmenti) ci dobbiamo preoccupare solo del suo andamento: orizzontale, verticale, inclinata (che va al punto di fuga). Trascurando la sua regolarità.

Le linee C-D sono preferibile alla A-B perché sono una orizzontale e l’altra verticale. Quelle A-B sono più rettilinee, più precise ma non rispettano i margini del foglio. Impara a tracciare lentamente le linee guardando i margini del foglio. Una linea tremolante è migliore di una mal orientata.

Prima esercitazione

Piega un foglio a metà, in tal modo avrai quattro rettangoli per esercitarti. Strumento matita.

1 – Sempre con il foglio orizzontale traccia l’orizzonte, al centro un trattino verticale per il punto di fuga. Ripeti (dico ripeti e non copia perché è facile a ricordare) il disegno dei quattro cubi.

Inizia dal quadrato in alto a sinistra, traccia le tre linee che vanno verso il punto di fuga. Impara a tracciare queste linee in maniera molto sottile, lasciando scorrere la matita lentamente sul foglio, guardando il punto. Se ti accorgi che stai sbagliando direzione, fermati e passa all’altra linea. Non correggere, e nemmeno cancella. Completate le tre linee, sempre sottili traccia la linea verticale e quella orizzontale. Ripassa il perimetro della faccia laterale e poi quella inferiore del cubo.

Continua con il quadrato di destra in alto e poi con quelli in basso. Ti accorgerai subito che la tua mano nota differenza  nel tracciare queste linee inclinate. Quelle dall’alto e dal basso da sinistra sono più facili a tracciare (il motivo è che scriviamo da sinistra), poi quella dall’alto da destra e infine, quella con maggiore difficoltà: dal basso a destra.

2 – Sul nuovo mezzo foglio, traccia l’orizzonte al limite del margine superiore, e stabilisci il punto di fuga al limite destro. Hai certamente capito che disegnerai un oggetto che vedi in basso a sinistra.

Definiamo “superfici principali” quelle di fronte a noi, che sono formate da linee orizzontali e verticali.

Ora disegna come superficie principale un rettangolo (guarda il disegno seguente), in basso a sinistra. Anche se non è proprio uguale nelle proporzioni, va bene lo stesso. Dagli estremi del lato superiore traccia due linee che “tendono” al punto di fuga, poi con una linea orizzontale (sottile al momento) delimita la pedata (così si chiama la parte dello scalino sul quale poggia il piede). Controlla che la linea sia il più orizzontale possibile, quindi ripassala con la matita insieme ai due segmenti laterali.

Sulla linea orizzontale, costruisci un nuovo rettangolo (si chiama alzata) e procedi come nel primo. Questa nuova alzata ha una lunghezza inferiore, rispetto alla prima, devi diminuire anche un po’ l’altezza, cercando di lasciare lo stesso rapporto.

Non disegnare molti scalini. Osserva che al momento abbiamo solo delle superfici orizzontali e verticali… sembra un foglio di carta piegato. Rendere il volume degli scalini è molto semplice: basta tracciare dallo spigolo destro della prima alzata, una linea di fuga e dall’estremo destro dell’ultima pedata una linea verticale.

Volendo, puoi anche colorare.

3 – Sul terzo mezzo foglio, ripete la stessa esercitazione ma invertendo l’immagine.

4 – Completiamo l’esercitazione con un oggetto visto dal basso. Traccia l’orizzonte vicino il margine inferiore del foglio e il punto di fuga verso il destra. Inizia dal piano principale del primo lampione, è un trapezio capovolto. Traccia le linee verso il punto di fuga e completa la superficie laterale e quella inferiore. Disegna il palo di sostegno.

Osserva che se gli oggetti sono gli stessi bastano poche linee di fuga. Passa al secondo e poi al terzo. I lampioni si allontanano, li vediamo più piccoli. Diminuisce l’altezza e la larghezza.

Puoi anche colorare come vuoi, il mio è un esempio.

Ho lasciato le linee di fuga, tu falle sparire con il colore.

Fine prima parte

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